Caso Ragusa: il nuovo testimone è un Vigile del Fuoco

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I carabinieri volevano vederci chiaro sul nuovo testimone che è entrato dopo 20 mesi di silenzio all’interno del caso della scomparsa di Roberta Ragusa. Così si sono presentati sul posto di lavoro: nella caserma dove il Vigile del Fuoco presta servizio, ma oggi non era in turno. Gli investigatori vogliono mantenere il massimo riserbo e hanno solo dichiarato ”Abbiamo chiesto solo alcune precisazioni”.

Quello che gli inquirenti vogliono capire è come mai il Vigile, che vive a Gello, si è confidato solo con qualche conoscente. Questo tipo di condotta, stando alle indiscrezioni, gli avrebbe creato qualche grattacapo anche sotto il profilo professionale e al pompiere sarebbe già stato chiesto di chiarire i motivi della sua mancata presentazione spontanea agli inquirenti.

 

Non è Pizzocolo il killer di Yara!

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Andrea Pizzocolo non è il killer di Yara. Il dna dell’uomo è stato messo a confrotto con le tracce biologiche trovate sui leggings e sgli slip della ragazzina e l’esito degli esami ha dato un risultato negativo. Lo stesso procuratore capo di Lodi, Vincenzo Russo ha dichiarato “L’esito è negativo”.

Uomo arrestato per aver picchiato un supertestimone del caso Ragusa

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E’ stato arrestato un uomo, con l’accusa di aver picchiato il proprio padre, che è diventato uno dei possibili supertestimoni del caso di Roberta Ragusa,  la donna scomparsa dalla sua casa di Gello di San Giuliano, nei pressi di Pisa, la notte del 13 gennaio 2012.  Il testimone scrive oggi il Tirreno, aveva riferito che una donna era salita sull’auto di Antonio Logli, dopo l’ora in cui il marito aveva dichiarato di essere andato a dormire. Il figlio del testimone era già stato arrestato un mese fa per stalking nei confronti della sua compagna. Questa volta i carabinieri lo hanno arrestato per le violenze sul padre.

Un nuovo supertestimone nel caso Ragusa, incastrerebbe Logli.

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Ci sarebbe un nuovo supertestimone nel caso Ragusa. A rivelarlo è un servizio del TgCom che parla di un uomo rintracciato dalla trasmissione Quarto Grado, in onda questa sera su Rete 4. Il testimone nella sua dichiarazione dice di aver visto Roberta Ragusa salire nell’auto del marito Antonio Logli, intorno all’1 di notte, la stessa sera della scomparsa della donna. Il supertestimone sembrerebbe, ma è un dato ancora da appurare, che era a bordo della sua bici e di aver notato la coppia. Un racconto che, dopo quello di Loris Gozi che disse di avere visto Logli fuori dalla sua casa più o meno alla stessa ora, smentirebbe la versione dei fatti del marito che ha sempre raccontato di essere andato a dormire prima di mezzanotte lasciando la moglie in cucina mentre compilava la lista della spesa e di non averla più vista fino al mattino dopo quando si è accorto che non si era coricata ed era sparita nel nulla.

Quanto è attendibile il nuovo testimone?

«Sappiamo chi è ma non è ancora stato preso a verbale – ha detto all’ANSA il procuratore Ugo Adinolfi – e lo ascolteremo presto, certo è che si è presentato soltanto ora dopo venti mesi e qualche perplessità ce l’abbiamo». L’uomo nell’intervista a Quarto Grado ha affermato di avere visto Roberta Ragusa attraversare la strada in pigiama mentre lui la percorreva in bicicletta: «Faceva un freddo cane e ho notato quella donna in pigiama, poco prima dell’una di notte. L’ha vista anche il conducente di un’altra auto che sopraggiungeva in quel momento e alla guida della quale c’era una persona che conosco». Insomma, i nuovi testi potrebbero essere due. «Verificheremo il racconto – ha precisato Adinolfi – ma è presto per dire se davvero si tratta di una svolta alle indagini o se invece è qualcuno che cerca pubblicità».

L’arresto di Pizzocolo apre spiragli sul caso Yara, attinenze tra gli omicidi

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Ci potrebbero essere delle attinenze tra l’omicidio  Lavinia Simona Aiolaiei, la prostituta di 18 anni uccisa da Andrea Pizzocolo, ragioniere dalla doppia vita, di giorno padre e marito, di notte regista e killer del sesso estremo, e il caso della piccola Yara. Per gli investigatori di Lodi ci sono delle strane “similitudini” tra il ritrovamento del corpo della romena e quello della ragazzina di Brembate.

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Come si scrive Il Giorno, ora si attendono i risultati del test del Dna che mette a confronto il codice genetico di Pizzocolo con quello trovato nei reperti della 16enne ma anche dei casi rimasti insoluti negli anni scorsi. Quello di Yara, infatti, non sarebbe l’unico caso sospetto, l’altra notte la trasmissione «Chi l’ha visto?» ha rilanciato i casi di dieci prostitute scomparse in Nord Italia negli ultimi anni. Avvolto ancora nel mistero poi il caso su una lucciola strangolata a morte nel Capodanno di tre anni fa in viale Jenner, a Milano.
In Procura infatti sono arrivate alcune denunce di prostitute che hanno dichiarato di essere sfuggite alla follia omicida del ragioniere.  Inoltre per la settimana prossima sono attesi anche i risultati dell’autopsia sul corpo della escort romena di cui Pizzocolo ha filmato la morte in diretta. Si spera che con questi dati si possa far luce non solo sul luogo nel quale è morta la 18enne ma anche trovare particolari importanti che potrebbero far risolvere i cold case che ancora attendono di avere giustizia. E’ emerso poi che Pizzocolo  avrebbe abusato più volte del cadavere della romena prima di abbandonarlo in tutta fretta in un campo di mais e far ritorno a casa per attendere la compagna e la figlia di ritorno da Mirabilandia.

Spara a un conoscente dopo una lite: 35enne morto nel Modenese

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Giovanni Nebbioso, 50 anni,  al culmine di una lite con Lorenzo Buriani, 35 anni, ha sparato quattro colpi di arma da fuoco, uccidendo il giovane. Non era la prima volta che scoppiavano liti per motivi personali fra i due uomini, ma giovedì notte, in un palazzo di via Sabatin a Lesignana, una frazione del Comune di Modena, il 35enne è stato freddato. Poi si è subito costituito.

Logli accusa i giornalisti e i media.

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Antonio Logli, risponde ai media e ai giornalisti che non hanno “ritegno” per un uomo che è già stato provato dalla scomparsa della moglie e che vive nel terrore che possa succedere qualcosa anche ai suoi figli. Dai microfoni di Linea Gialla, Logli, unico indagato per l’omicidio della donna scomparsa dalla sua abitazione di Gello di San Giuliano Terme (Pisa) le notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, ha affermato:

“Io voglio che mia moglie venga trovata ma ancora non si sa dove sia”. Logli lancia una frecciatina anche a tutte le signore che in questi mesi si sono dette amiche di Roberta: “Mia moglie aveva solo un’amica, adesso di lei tutti sanno tutto”. Logli si dice sconvolto per quello che è successo in particolare per come i media e i giornalisti hanno affrontato la vicenda. Non solo vive il dramma della scomparsa di sua moglie ma è costretto a vivere nell’incubo che ai suoi figli possa capitare qualcosa. Racconta infatti dell’insistenza dei giornalisti nel volere ascoltare i bambini tanto che davanti la scuola c’è sempre qualcuno. Racconta anche di come una maestra per mettere “in salvo” la sua bambina, l’abbia dovuta nascondere in bagno. Logli si dice deluso per l’atteggiamento della procura, dei carabinieri, dei magistrati e del sindaco. Nessuno ha fatto nulla per tutelare la sua privacy e quella della sua famiglia. In particolare c’è stato più interesse alla sua storia con Sara che alla ricerche per Roberta.

La golf bruciata intorno al caso Ragusa

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Si sta cercando di ovunque il corpo di Roberta Ragusa, ma nel frattempo, tra indagini e analisi di laboratorio, si lavora anche a ricostruire il profilo psicologico di Antonio Logli, marito di Roberta Ragusa, unico indagato per l’omicidio della donna scomparsa. Mentre è in atto questa frenetica attività nella redazione di Chi l’ha Visto arriva anche una lettera “di una donna angosciata” che decrive che Antonio Logli è un uomo “manesco e vendicativo” e poi si aggiunge “Sono in grado di fornire dei dettagli che forse possono essere di aiuto alle indagini perché la scomparsa di Roberta è per me un tarlo”.

La donna misteriosa aggiunge che “quando era alla guida non tollerava di essere sorpassato da nessuno” e che se ciò accadeva era solito inseguire la persona che aveva osato un tale affronto, “era abilissimo nell’aprire serrature e maneggiava con destrezza gli strumenti per farlo”.

Nella puntata del 25 settembre, la redazione di Chi l’ha visto ha anche indagato sul caso di una macchina bruciata, una Golf che apparteneva a un conoscente di Antonio Logli. Il veicolo fu trovato bruciato all’interno di un garage e se in un primo tempo si ritenne che l’incendio poteva essere doloso, poi con il tempo la colpa fu attribuita a un guasto meccanico. L’episodio accaduto circa 30 anni fa è tornato alla ribalta quando si è appreso che quell’uomo, in quel periodo, era nel mirino di Logli che lo accusava di avergli fatto un torto.  Quella macchina nuova che andò a fuoco è riconducibile in qualche modo ad Antonio Logli? Per il momento sono solo ipotesi prive di fondamento, ma i dubbi ora aleggiano.

Omicidio nel piacentino, uccide una 50enne e tenta il suicidio

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Ha ucciso la compagna 50enne soffocandola e ha poi cercato di togliersi la vita. Il dramma sarebbe scoppiato in una abitazione a Castelvetro Piacentino nei pressi di via Stazione vicino al supermercato Coop. Secondo le prime informazioni l’omicidio è avvenuto nell’abitazione della coppia e l’uomo avrebbe soffocato la donna, sua compagna.  A dare l’allarme questa mattina intorno alle 6,30 il figlio dell’uomo, rientrato a casa. Sul posto è giunto anche il sindaco, Luca Quintavalla.

In 2000 per salutare l’avvocato: commozione al funerale di Silvia Gobbato

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In 2000 per salutare l’avvocato. Silvia Gobbato è stata salutata da amici, parenti e semplici cittadini che si sono commossi sul sagrato della chiesa Arcipretale di San Michele al Tagliamento. Tanti coloro che hanno partecipato al funerale e molti che continuano a non darsi pace per la morte di una ragazza uccisa mentre faceva jogging. Un paese intero fermo a interrogarsi mentre  Don Andrea Vena, vicario foraneo a San Michele al Tagliamento, ha lanciato un monito di speranza: «Non guardiamo questa bara, perchè Silvia è viva in cielo».

Agguato in provincia di Catanzaro, freddato Maurizio Riga

maurizio-riga-agguato-catanzaro-tuttacronacaAgguato a Caraffa in provincia di Catanzaro, dove il 44enne Maurizio Riga, che è addetto alla raccolta dei rifiuti del comune è stato raggiunto da alcuni colpi di fucile mentre era intento ad accudire alcuni animali in un terreno di sua proprietà. I carabinieri hanno aperto un’indagine.

 

Donna trovata morta a Roma, giaceva a terra nel parco Fao

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Il corpo di una donna è stato rinvenuto questa mattina all’interno del parco “Fao”, in via Ruzzante, in zona Marconi, a Roma. Il cadavere della 19enne giaceva a terra con una corda al collo. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e allo stato attuale non si esclude nessuna ipotesi. Ora saranno i rilievi del medico legale a dare le prime risposte.

Aggiornamento: Quello che a prima vista era stato scambiato per il cadavere di una donna italo-cinese, è risultato invece essere il corpo di un ragazzo cinese. Vicino all’albero e’ stato trovato anche un secchio su cui il giovane sarebbe salito per poi suicidarsi. L’uomo avrebbe usato delle cinture per valigie intorno al collo per impiccarsi. Restano tuttavia aperte le ipotesi anche se è probabile che si tratti di suicidio. E’ stata disposta l’autopsia che dovrà fugare altri dubbi.

Delitto di Udine: il killer avrebbe potuto uccidere ancora

nicola-garbino-tuttacronacaSecondo il Gip Paolo Lauteri, Nicola Garbino, il killer di Silvia Gobbato, poteva uccidere ancora. Per l’uomo, che assistito dall’avvocato Manlio Bianchini ha confermato davanti al Gip e al pm Marco Panzeri quanto già riferito in precedenza agli inquirenti, è stato convalidato l’arresto. Stando a quanto ha raccontato, l’intenzione era di rapire Silvia minacciandola con un coltello per poi chiedere un riscatto. La donna ha però reagito tentando di resistere e per questo lui l’ha colpita con oltre 12 coltellate. Garbino avrebbe anche messo una mano sulla bocca dell’avvocatessa per tentare di zittirla, ma lei ha ugualmente gridato: “Ho pensato che con tutto quel rumore potesse sopraggiungere qualcuno, ho pensato di scappare ma all’improvviso l’ho colpita con una coltellata, credo alla pancia. L’ho quindi colpita con altre coltellate, non ricordo né il numero delle coltellate inferte, penso comunque una decina, né l’esatta ubicazione dei colpi”. L’uomo è quindi fuggito quando ha sentito il rumore di qualcuno che si avvicinava: “Ero convinto, però, che sarei stato preso dai carabinieri. Per tornare verso la macchina mi sono diretto di nuovo verso il luogo del delitto, ma a un certo punto venni bloccato da un agente della municipale di Tavagnacco”. L’agente l’ha invitato a tornare sui suoi passi, essendo la zona presidiata dalle forze dell’ordine. E’ allora che Garbino ha chiesto al vigile un passaggio in auto “per tornare verso il parco del Cormor”, in direzione del cimitero, “dove avevo lasciato la macchina”. Essendosi visto negare il passaggio, ha quindi percorso a piedi un tratto della tangenziale. “Sono passato anche davanti a un distributore di benzina, pensavo di essere stato ripreso dalle telecamere”. Considerata l’efferatezza del crimine, secondo il giudice Lauteri esiste un concreto rischio di reiterazione. Nel dispositivo si legge:  “L’omicida agisce andando al di là di quelle che sono le inibizioni tipiche del vivere civile e una volta infranta, questa barriera rischia di non costituire più quell’ostacolo che poteva rappresentare prima. In termini tecnico-giuridici è chiara la configurazione di un pericolo di ricaduta”.

Una supertestimone: “Anch’io ho rischiato di morire per colpa di Pizzicolo”

Andrea_Pizzocolo-lodi-tuttacronacaGli investigatori della questura di Lodi avrebbero ricevuto la denuncia di una donna che avrebbe riferito: “Anche io ho rischiato di morire per colpa di Pizzocolo”. L’uomo è accusato dell’omicidio della 18enne romena Lavininia Ailoaiei. Sull’identità della donna gli inquirenti, che non confermano neanche la sua esistenza, viene mantenuto il più stretto riserbo. Si viene così intanto rafforzando la pista del serial killer mentre continua a pieno ritmo l’analisi dei filmati salvati nei computer del killer. Pizzocolo aveva realizzato, con l’ausilio di telecamere nascoste nelle stanze di alcuni motel della Lombardia, numerosi filmati pornografici girati da Pizzocolo. Resta ancora il mistero sul giro vorticoso di denaro sui conti del ragioniere mentre si continua a seguire la pista del regista di “snuff movies”, film nei quali viene ripresa la morte in diretta. Gli inquirenti hanno ricostruito decine di serate passate dal killer nei motel tra le province di Lodi, Milano, Cremona e Varese.

Noi siamo vivi… ma l’Inps che ne pensa? Il caso della signora Adriana

adriana-proietti-morta-inps-tuttacronacaCi si sveglia la mattina, si trascorre la giornata tra impegni e attività, ci si emoziona, si sente qualche parente o amico, si scambia qualche parola con un passante. Si sa di essere vivi. Poi però capita che arrivi l’Inps a dire che non è così: “Lei, signora, è morta”. E’ accaduto alla 71enne Adriana Proietti, oltre 50 anni trascorsi accanto al marito barista, che è mancato a luglio. Ora lotta per ottenere la pensione di reversibilità. Ma il foglio che ha con sè le sta rovinando la vita: “Domanda di pensione. Il soggetto risulta deceduto. Non è possibile procedere con nuove domande” si legge su un pezzo di carta stampato dal sito dell’Inps. La signora Adriana soffre per la perdita del compagno di una vita: “Romano era l’amore della mia vita” racconta. Lei, che è nonna, ha una grande forza nonostante la morte di quell’uomo che la malattia le ha strappato il 7 luglio. Ma non si dà per vinta e nel piccolo locale del Tuscolano, in via Otricoli, c’è la fila per consolare una donna, vedova, che secondo lo Stato è semplicemente deceduta. C’è chi prova a strapparle un sorriso, ironizzando sulla situazione: “Adriana sei sicura che sei morta? Eppure ti vedo in formissima…”. Eppure l’Inps l’ha cancellata e lei non ha alcun diritto di ottenere la pensione di reversibilità del marito, Romano Castagni, morto a 73 anni. “Ma io sono viva! Viva! Possibile stia succedendo veramente? dopo tutto quello che ho passato con la morte di mio marito, adesso anche questa storia assurda” dice ai microfoni del Messaggero.it. Oltre al dolore della perdita, l’affronto della “mala” burocrazia. Racconta, ancora sconvolta, la donna: “Giovedì sono andata al Caf di via Nocera Umbra per avviare le pratiche per chiedere la pensione di reversibilità l’impiegata attraverso il sito internet dell’Inps ha iniziato la procedura, ma si è dovuta fermare: ‘Signora, lei risulta defunta’ mi ha detto l’impiegata”. Adriana stringe il foglio stampato dal sito internet dell’Inps: è stato inserito il codice fiscale della donna, un codice identificativo unico che non può far incorrere in errori di omonimia. La signora Adriana prosegue: “Proietti è un cognome molto comune, ma il codice fiscale dovrebbe togliere ogni dubbio. Tra l’altro nel paese dove sono nata, Castel di Tora, non ci sono altre signore con il mio nome, nate il mio stesso giorno e anno”. Un errore, quindi, confermato anche dall’impiegata del Caf Acai di via Nocera Umbra 131: “Purtroppo dall’Inps risulta che la signora è deceduta – dice l’impiegata che si è occupata della pratica – abbiamo effettuato la domanda online sul sito dell’Inps e non ci sono dubbi”. Cosa potrebbe essere successo? “Forse uno scambio di persona nel momento dell’inserimento dei dati, anziché inserire il nome del marito, è stato digitato quello della moglie” ipotizza l’impiegata senza però essere sicura di cosa possa essere accaduto. Adriana mostra il certificato di morte inviato all’Inps: “Abbiamo comunicato il decesso di mio maritoe la pensione è stata subito bloccata”. Cosa farà ora Adriana? “Il Caf mi ha detto che devo portare all’Inps il foglio dal quale risulta che sono deceduta. Ci andrò, spiegherò la situazione, gli farò vedere che sono viva”.

Omicidio di Udine: spunta l’ipotesi del movente sessuale

silvia-gobbato-tuttacronacaE’ stato Nicola Garbino ad aver strappato la vita, accoltellandola, a Silvia Gobbato. Lo studente fuoricorso ha confessato e gli investigatori non hanno dubbi al riguardo. Quello che non convince del racconto del 36enne, però, è il movente. Stando a quanto ha raccontato, avrebbe avuto intenzione di rapire l’avvocatessa nel primo pomeriggio di martedì, mentre faceva jogging lungo l’ippovia del Cormor alle porte di Udine, per poi chiedere il riscatto. Gli inquirenti però non ne sono convinti e ora si fa strada il movente sessuale. Nella notte, nel frattempo, è arrivata la prova schiacciante della sua colpevolezza. I carabinieri del Ris di Parma hanno effettuato la prima analisi sugli indumenti e sui guanti sequestrati a Garbino. All’interno del guanto destro, trovato insieme agli indumenti e al coltello nella borsa con cui il sospettato si stava allontanando giovedì dalla zona del crimine, sono state isolate tracce di sangue della vittima e dell’uomo, compatibili con la ferita che gli è stata riscontrata proprio sulla mano. Sui pantaloni e sulla felpa della tuta sono state trovate tracce copiose di sangue della vittima. Per quel che riguarda il coltello, in acciaio e con una lama lunga 25-30 cm, verrà analizzato in un secondo momento. L’arma è stata probabilmente lavata nel torrente Cormor e appare sporca di fango. Non presenta tracce evidenti di sangue, che verranno ricercate con esami più approfonditi. Ma “le indagini non sono concluse” e, probabilmente, Garbino aveva già fatto dei sopralluoghi e organizzato l’agguato con cura. Come riporta il Gazzettino, martedì si è nascosto tra gli alberi in un punto che conosceva, dove avrebbe portato poi una ragazza. Voleva legarla a un albero per chiedere il riscatto con il cellulare della vittima. Ha atteso pazientemente, un paio d’ore, fino a che è passata Silvia. L’ha scelta a caso, perché era sola e correva piano. La sua reazione avrebbe scatenato però la furia omicida, durata nemmeno un minuto. Un attimo prima che uno dei testimoni arrivasse sulla scena con il cane e si accorgesse del telefonino a terra, in mezzo al sentiero. L’uomo ha riferito che, guardandosi intorno, ha avuto l’impressione di vedere un’ombra muoversi tra gli alberi.

Sul luogo del delitto, sono stati portati dei fiori e dei messaggi in ricordo della giovane vita spezzata.

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Garbino “è un pezzo di pane”. Udine il giorno dopo la confessione del killer

silvia-gobbato-assassino-tuttacronacaSi sono riuniti oggi sul luogo dov’è avvenuto l’efferato omicidio di Silvia Gobbato, la madre assieme alla famiglia Ortis e altri parenti. Presente anche l’arcivescovo di Udine, Andrea Bruno Mazzoccato, “per un momento di preghiera e una benedizione”. E se la Chiesa udinese è vicino alla famiglia, non è da meno la Giunta comunale della città, che si è riunita oggi, spiega il sindaco Furio Honsell, per “fermarsi a discutere e riflettere sul gravissimo fatto di sangue avvenuto lo scorso 17 settembre in un comune dell’hinterland udinese”. Il primo cittadino ha proseguito spiegando che “La giunta vuole dare un messaggio di fiducia nelle istituzioni, ma anche esprimere il proprio sgomento di fronte a un tale barbaro femminicidio e manifestare la propria vicinanza alle famiglie coinvolte in questa tristissima vicenda. Da parte nostra – ha concluso – riteniamo importante continuare a garantire il nostro impegno per promuovere una società più attenta, più responsabile, più umana”.

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“Un ragazzo serio, un po’ chiuso, ma sempre educato”. Ma anche “Un bravo giovane”. E’ quanto raccontano di Nicola Garbino, il 36enne reo confesso del delitto di Silvia Gobbato, alcuni vicini. Il padrino e la madrina sono invece sconcertati: “Cosa? Cosa? Lui? Nicola? Impossibile. No, non è lui. Lui è un pezzo di pane”. L’uomo, taciturno e silenzioso, è iscritto all’Università di Udine, facoltà d’ingegneria, studia a casa e ogni tanto dà qualche esame. Mantenuto dai genitori con i quali abita e che lo amano molto, non ha mai lavorato e, sembra, non ha mai avuto relazioni sentimentali stabili. Dopo la risoluzione del caso da parte dei carabinieri, alla quale si è giunti dopo il fermo e la confessione di Garbino, al cancello del Comando provinciale di viale Trieste, a Udine, ha fatto la sua apparizione un grande cartello bianco con una scritta nera: “Un ringraziamento all’Arma dei carabinieri per l’eccellenza investigativa”. Sono stati due giovani ad appenderlo, spiegando: “Hanno risolto tanti casi, questo addirittura in due giorni”.

L’assassino di Udine è un 36enne studente fuori corso

giovane-donna-uccisa-a-coltellate-udine“Mi servivano soldi, volevo il riscatto”. Sono queste le agghiaccianti parole di Nicola Garbino, il 36enne che ha confessato l’omicidio di Silvia Gobbato. “L’ho aggredita per rapirla ma lei ha reagito”. L’uomo era stato fermato oggi in mattinata nei pressi del centro commerciale Città Fiera di Martignacco alla periferia di Udine da una pattuglia del carabinieri ai quali ha subito detto: “Mi avete beccato”. Il 36enne abita con i genitori a Zugliano di Pozzuolo del Friuli e non ha problemi mentali e non era in cura, come in un primo momento era emerso da ambienti investigativi, aveva solo un forte disagio. Come riporta il Gazzettino, non aveva mai trovato un lavoro e si era iscritto all’università a Udine dove risulta tuttora fuori corso nella facoltà di Ingegneria. Garbino, che vive ancora con i genitori, ha spiegato ai militari che era intenzionato a rapire una donna: Silvia Gobbato si è trovata su quella strada ed è stata scelta a caso, visto che non la conosceva. “Silvia – ha raccontato il 36enne – era da sola, correva piano, quindi potevo facilmente ‘catturarla’ e soprattutto aveva con sè un telefonino con il quale volevo poi telefonare alla sua famiglia per chiedere il riscatto”. Garbino l’ha avvicinata in modo fulmineo e l’avrebbe subito minacciata con il coltello. Il piano era immobilizzarla e poi usare il telefonino per denunciarne il rapimento e reclamare il riscatto.  Ma Silvia ha reagito, difendendosi. Una reazione che non aveva previsto. L’agguato è degenerato nell’omicidio della 28enne. Al momento del fermo, l’uomo ra in stato confusionale e vagava con una mountain bike di colore rosso. Con sè aveva uno zainetto che conteneva un coltello da cucina e degli abiti sporchi di sangue. L’uomo è stato poi portato sul luogo del delitto lungo l’ippovia di Udine dove è stata trovata la ragazza. Dopo i primi dubbi degli investigatori, tutti i riscontri fatti hanno portato a puntuali verifiche.

L’omicidio dell’avvocatessa: il fermato ha confessato

silvia-gobbato-confessione-tuttacronacaSi era diffusa rapidamente la voce del fermo del 36enne incensurato di Pozzuolo del Friuli, con problemi psichici e in cura presso una struttura di igiene mentale che era stato fermato per l’omicidio di Silvia Gobbato, la 28enne praticante avvocato uccisa due giorni fa mentre faceva jogging assieme all’amico Giorgio Ortis. L’uomo, intercettato mentre passeggiava in bicicletta e trovato in possesso di un coltello da cucina sporco di sangue, aveva gli abiti a loro volta macchiati. Fonti vicino agli investigatori hanno spiegato che era in stato confusionale.  Il fermato ha già confessato l’omicidio. Sulle braccia aveva segni e graffi compatibili con una colluttazione con la povera ragazza e sembra la conoscesse già.

Potrebbe essere a una svolta il giallo sulla morte di Silvia Gobbato: un fermo

silvia-gobbato-fermo-tuttacronacaE’ stata la Nuova Venezia a riportare la notizia che il giallo sull’omicidio di Silvia Gobbato potrebbe essere a una svolta: è stato infatti fermato un uomo in possesso di un coltello insanguinato, che ora gli inquirenti stanno ascoltando. Secondo quanto riporta il quotidiano, il sospettato “è stato portato nella caserma di viale Trieste a Udine per accertamenti. Il fermato sarebbe stato trovato con un coltello sporco di sangue. Finora infatti non era mai stata trovata l’arma del delitto. Dalle prime indiscrezioni sembra che il fermato sia una persona del posto, in cura per problemi di salute mentale. La sua posizione è attualmente al vaglio degli investigatori. Sempre secondo le prime informazione l’uomo fermato dovrebbe essere residente a Pozzuolo del Friuli e avere 36 anni”. La giovane era stata uccisa martedì scorso lungo un’ippovia alla periferia di Udine, mentre faceva jogging con un amico.

Sexy shop vicino alla scuola media: scatta la protesta dei genitori

sexy-shop-jesi-tuttacronacaGenitori in protesta a Jesi, in provincia di Ancona, dove un sexy shop sorge a poche decine di metri da una scuola media, la Federico II. L’indignazione ha portato anche a una raccolta firme per far spostare il G. Point 24. Racconta una delle madri: “E’ troppo vicino alla scuola, come si fa a permettere l’apertura di un sexy shop a ridosso di un luogo frequentato da bambini e adolescenti? In città non c’erano altri spazi disponibili e magari più consoni?”. E accompagnare la figlia a scuola ogni mattina diventa sempre più difficile: “Lascia la mano e prova a entrare per curiosare vede tutto quel rosa, quei colori e non capisce che tipo di negozio è. Mi chiede e sono in imbarazzo, perché è difficile spiegare a un figlio, a un ragazzino, che esistono posti del genere…”. Il G.Point 24 è un distributore automatico di prodotti riservati agli adulti. Una tendina che si apre automaticamente solo dopo aver inserito un documento che dimostri che l’interessato è un maggiorenne rende i prodotti inaccessibili allo sguardo. Ci sono ingressi videocontrollati e manca ogni tipo di riferimento sessuale che possa essere volgare o scabroso. Ma continua a dar fastidio.

Operai a 150 metri d’altezza per protesta: 8 mesi senza stipendio

operai-vinyls-sulla-torre-tuttacronacaDavide Zampieri (44 anni), Alessio Lucatello (53), Romeo Ferrari (38) e Giovanni Schirinzi (54). Sono loro i quattro operai della Vinyls di Marghera, a Venezia, saliti sulla torre, a 150 metri, per rivendicare gli stipendi arretrati e un progetto per il futuro. Gli uomini hanno raggiunto la fiaccola dell’impianto chimico ieri mattina e vi sono rimasti tutta la notte: “Resistiamo, vogliamo dare un segnale”. La protesta spontanea li ha visti equipaggiati con tenda e sacchi a pelo, proprio come agli esordi della crisi della Vinyls, oltre due anni fa. Quello che rivendicano è il mancato pagamento di 8 mesi di stipendio, oltre allo stallo della cassa integrazione. Visto che è da quasi due mesi che gli operai di Vinyls hanno abbandonato per protesta i presìdi di sicurezza, si tratta di almeno 10mila euro di stipendi non ricevuti.

Taglia sull’assassino dell’avvocatessa, Mirkoro offre 100mila euro

SILVIA-GOBBATO-tuttacronaca

Mirko Rosa, imprenditore titolare di un compro oro di Milano, Mirkoro, ha offerto una taglia di 100 mila euro per la cattura dell’assassino di Silvia Gobbato. Lo stesso imprenditore aveva lanciato un’analoga iniziativa in seguito all’omicidio a Saronno (Varese) della commerciante Maria Angela Granomelli e, in quel caso, la ricompensa era di 50 mila euro per la cattura del killer, poi arrestato dai carabinieri. Denaro che, ha assicurato l’imprenditore, dopo le valutazioni a cura dell’ufficio legale dell’attività verrà consegnato nelle prossime settimane ai carabinieri o ai cittadini da cui sono partite le segnalazioni determinanti per le indagini.

Pirome dà alle fiamme auto e motorini a Roma: arrestato

piromane-roma-tuttacronacaSei automobili e tre motorini distrutti dalle fiamme. E’ accaduto la notte scorsa in via Pietro Cartoni, nel quartiere di Monteverde a Roma, attorno alle 4 di notte. E’ stato a quell’ora che alcuni residenti hanno chiamato il 113 e i vigili del fuoco segnalando il fatto. Le fiamme, che hanno annerito un palazzo raggiungendo un’altezza di oltre 2 metri, sono state domate dai vigili del fuoco ma, nel frattempo, alcuni residenti sono scesi in strada a causa del fumo che entrava nelle abitazioni. Nel mirino del piromane una Seat, una Panda, una Focus, due Punto e anche due ciclomotori. Sempre a Monteverde, poco dopo, un altro incendio doloso ha mandato in fumo un’altra auto e un motorino lungo via Vernazza. La polizia ha poi arrestato il responsabile del gesto. Si tratta di un bengalese che, senza apparente motivo, ha incendiato i mezzi per poi riprenderli mentre andavano a fuoco.

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L’omicidio dell’avvocatessa a Udine: i Ris sul percorso di jogging

silvia-gobbato-tuttacronacaIl Procuratore Capo di Udine, Antonio Biancardi, ha fatto il punto sulle indagini dell’omicidio della 28enne praticante legale Silvia Gobbato, uccisa ieri con dodici coltellate mentre faceva jogging lungo l’ippovia del Cormor. Biancardi ha spiegato: “Al momento non abbiamo indizi tali da poter incriminare qualcuno, ma ci sono molte tracce da verificare. Non lasceremo nulla di intentato”. Il Procuratore Capo ha aggiunto: “Abbiamo ricostruito quanto accaduto almeno in 45 minuti, fra le 13 e le 13.48, ora in cui è arrivata la telefonata che ha lanciato l’allarme”. Ha quindi precisato che “la ragazza non aveva subito pregresse azioni persecutorie”. In mattinata sono stati intensificati, da parte dei Carabinieri del Ris di Parma e del Nucleo Investigativo di Udine, i rilievi nell’area lungo l’ippovia del Cormor, nella periferia udinese, dove ieri è stata uccisa la ragazza. Gli investigatori stanno intanto tentando di ritrovare il coltello con il quale la ragazza è stata uccisa. Per questo l’area è setacciata anche con l’utilizzo di metal detector, ma al momento non è stato trovato nulla. Giorgio Ortis, l’amico con cui la giovane faceva jogging, è tornato lungo l’ippovia con i carabinieri per ricostruire la loro corsa. Ieri gli inquirenti hanno ascoltato 17 persone Proprio Otis, figlio dell’avvocato nel cui studio la ragazza svolgeva il praticantato, è stato iscritto nel registro degli indagati “come atto dovuto”, secondo quanto precisato dagli inquirenti.

Aggiornamento ore 17:49

Il comandante della polizia ha smentito l’iscrizione nel registro degli indagati di Giorgio Ortis.

28enne assassinata vicino Udine. E’ giallo!

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Il corpo di una giovane donna, di 28 anni, Silvia Gobbato, nativa di San Vito al Tagliamento (Pordenone) sarebbe stato trovato a Udine, lungo una via di campagna frequentata dagli amanti di jogging nelle vicinanze del parco del fiume Cormor. Secondo le prime indiscrezioni la  giovane, laureata in giurisprudenza e praticante in un noto studio legale, sarebbe stata accoltellata.

Aggiornamento 18,00:

Si apprende che l’omicidio sarebbe avvenuto tra le ore 13 e le 14 di oggi. Intorno a quell’ora infatti Silvia Gobbato stava facendo jogging con un amico che l’aveva distanziata di oltre 400 metri, avendo il passo più lungo. Poi si era fermato ad aspettarla a un incrocio. Lì sarebbe stato raggiunto da un’altra persona che stava facendo jogging a sua volta e che aveva scoperto il corpo della ragazza dopo aver visto il telefonino a terra e tracce di sangue. La giovane sarebbe stata colpita da numerose coltellate in più parti e il corpo sarebbe stato poi trascinato per 7-8 metri in un lato della strada. I Carabinieri stanno interrogando l’amico e la persona che ha trovato il corpo. L’arma del delitto non è stata trovata.

Aggiornamento 21,00:

L’amico che stava correndo con Silvia Gobbato si chiama Giorgio Ortis, 28 anni, figlio dell’avvocato Giovanni, presso il cui studio Silvia faceva pratica legale. Giorgio Ortis ha ricostruito i movimenti suoi e di Silvia con gli investigatori: i due ragazzi erano andati a fare jogging insieme, ma Giorgio era più veloce. Allora, si erano dati appuntamento a una certa ora. Giorgio, non vedendo Silvia all’ora e nel luogo pattuito, era tornato sui suoi passi a cercarla. Da quanto si apprende, la ricostruzione del giovane Ortis sarebbe attendibile e il ragazzo sarebbe estraneo all’omicidio.

Sono queste le prime parole pronunciate dall’avvocato udineseGianni Ortis, noto per essere stato in passato anche candidato sindaco della città, presso il cui studio legale la giovane donna uccisa a Udine aveva completato il praticantato.

«Era una ragazza bravissima – ha detto all’ANSA – dolcissima. Quello che è successo è qualcosa di assolutamente inspiegabile. Aveva superato lo scritto dell’esame di avvocato con successo, era risultata seconda tra tutti i candidati della Corte d’Appello di Trieste. Doveva fare l’orale il 7 ottobre». Nello studio legale la giovane aveva fatto amicizia con il figlio dell’avvocato, anche lui praticante, che le aveva trasmesso la passione per il jogging. Entrambi facevano parte del gruppo marciatori udinesi. Spesso, come è accaduto oggi, andavano a correre insieme.

L’ippovia del Cormor era uno dei tratti che percorrevano per tenersi in allenamento, come fanno molti appassionati di corsa della zona udinese, in una zona molto frequentata. Probabilmente quando si è verificata la tragedia i due avevano quasi terminato il percorso. Il ragazzo, come spesso capitava, era andato avanti, con il suo passo. Poi si era fermato ad aspettarla, ma non vedendola arrivare è tornato indietro a cercarla e ha incontrato un altro passante che gli ha riferito di aver trovato un cadavere. I due uomini hanno quindi dato l’allarme. Entrambi sono stati a lungo sentiti dagli inquirenti come persone informate sui fatti.

«Appresa la tremenda notizia esprimo il mio sgomento a nome della città e tutta la nostra vicinanza alla famiglia della vittima; il fatto che questa violenza colpisca nuovamente una donna è motivo di ulteriore profondissimo dolore e preoccupazione. Siamo di fronte a una società che uccide se stessa». Così il sindaco di Udine, Furio Honsell, ha commentato l’omicidio della giovane donna avvenuto oggi nel capoluogo friulano. «Sgomento e preoccupazione» sono stati espressi anche dall’assessore alle Pari Opportunità, Cinzia Del Torre, ricordando che «questo tragico fatto accade proprio il giorno precedente alla firma di un importante protocollo contro la violenza sulle donne, in programma domani in Prefettura. Dobbiamo continuare a lavorare affinché mai altri fatti simili si possano verificare nel nostro territorio».

Tragico incidente in Repubblica Ceca: muore un militare italiano

roberto-selloni-tuttacronacaHa perso la vita a seguito di un drammatico incidente, di cui ancora non si conoscono le cause, avvenuto questa mattina attorno alle 6 lungo le strade della Repubblica Ceca il maresciallo del 152° Reggimento Fanteria Sassari Roberto Selloni, di 36 anni. Il sottoufficiale, con altri due militari che sono rimasti feriti, si stava recando al poligono di Bechyne, in Repubblica Ceca, dove dallo scorso 3 settembre è in corso un’importante esercitazione della Nato, la “Ramstain Rover 2013”. I sottoufficiali, subito soccorsi, sono stati immediatamente trasportati presso l’ospedale di Tabor, capoluogo dell’omonimo distretto, nella regione della Boemia meridionale, ma fin da subito le condizioni del maresciallo Selloni sono apparse critiche. A seguito dell’aggravamento del quadro clinico il sottufficiale è deceduto nella tarda mattinata. Claudio Graziano, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata, messo a conoscenza dell’accaduto, ha espresso, a nome dell’Esercito e Suo personale, “il partecipo cordoglio e vicinanza ai familiari del Maresciallo Ordinario Selloni, deceduto, prematuramente, in servizio”. Il militare era originario della provincia di Nuoro.

Ripartono le scuole anche in Emilia: ancora molti alunni nei container

scuolacontainer-emilia-tuttacronacaRiaprono le scuole e si torna tra i banchi. Ma forse parlare di “aule” per i 12mila studenti della aree dell’Emilia colpite dal sisma sedici mesi fa non è il termine più adatto. Molti sono infatti gli studenti che dovranno seguire le lezioni nei container. Si parla di circa un terzo dei ragazzi. Rispetto una nno fa lo scenario è migliorato e molte scuole, una volta terminate le operazioni di messa in sicurezza, hanno potuto tornare ad accogliere i propri iscritti. La situazione più critica nella provincia di Modena mentre va meglio nel Ferrarese, dove i moduli provvisori, che si trovano concentrati in due frazioni di Cento,  sono poco più di un centinaio. I sindacati si sono rivolti al Ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, per segnalare la mancanza di risorse e insegnanti.

Il cantante “Zuccherino” arrestato: ha preso parte a una sparatoria

zuccherino-arresto-sparatoria-tuttacronacaPer una sparatoria avvenuta domenica notte in piazza Sant’Agostino a Pagani, in provincia di Salerno, i carabinieri avevano fermato tre persone, tutte con precedenti penali, quali presunti responsabili dell’accaduto. I militari, una volta giunti sul posto, hanno rinvenuto un bossolo di pistola calibro 7,65 ed una cartuccia dello stesso calibro all’interno di un’autovettura dei tre fermati. Ora si è venuti a conoscenza che tra i fermati c’era anche il cantante neomelodico “Zuccherino”, al secolo Alfonso Manzella. La polizia l’ha arrestato con l’accusa di detenzione e porto illegale di armi e resistenza a pubblico ufficiale. Il neomelodico è originario di Pagani.

Tentato femminicidio a Taranto, ferita una 22 enne dal fidanzato

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Un giovane di 24 anni, Cosimo De Biaso, ha tentato di uccidere la fidanzata 22enne con colpi d’arma da fuoco. L’uomo avrebbe sparato al culmine di una lite avvenuta in un appartamento di  via Tafuri, nella zona residenziale di Montetermiti, a Taranto. La ragazza ha anche cercato di scappare in strada, ma qui è stata raggiunta dal proiettile che l’avrebbe colpita alla spalla secondo quanto riporta il quotidiano di Puglia, mentre secondo il Messaggero, la giovane sarebbe stata colpita al torace. Ora la 22enne è stata ricoverata all’ospedale ‘Santissima Annunziata’, in prognosi riservata anche se i sanitari hanno riferito che la giovane non sarebbe in pericolo di vita. I militari hanno recuperato l’arma utilizzata dall’uomo e hanno provveduto all’arresto.

 

Regista di snuff movies? Pizzocolo e il “giro di denaro vorticoso”

lavinia-pizzoccolo-lodi-tuttacronacaContinua a indagare sull’omicidio dell’escort romena 18enne Lavinia Simona Aiolaiei la Questura di Lodi, che  si sta avvicinando alla verità sulla morte per strangolamento mentre faceva sesso con il suo assassino. Il ragioniere 41enne Andrea Pizzocolo avrebbe cinque conti correnti a lui intestati, “un giro di denaro vorticoso” che non si addice a un ragioniere che guadagna 1.800 euro al mese con moglie e figli a carico, spiegano gli investigatori che ipotizzano l’uomo fosse un regista di snuff movies. Si tratta di film legati al mercato nero, venduti a cifre esorbitanti, che ritraggono scene di sesso estremo e terminano con la morte di una persona. L’ipotesi giustificherebbe le telecamere rinvenute nella stanza del Moon Motel di Busto Arsizio e quella nascosta nell’orologio del killer. Bisognerà però attendere il proseguimento delle indagini per scoprire se l’ipotesi corrisponde alla realtà.

Caso Ragusa. Gozi: “Sara Calzolaio ha avuto atteggiamenti intimidatori”

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Loris Gozi, a Quarto Grado, ha fatto sapere che Sara Calzolaio avrebbe compiuto nei suoi confronti atti intimidatori. In particolare Gozi ha riferito che l’amante di Antonio Logli  avrebbe invaso la sua corsia stradale, mentre lui transitava con un motorino. La donna, a bordo della sua automobile, avrebbe insultato Loris Gozi e lo avrebbe costretto ad una manovra per evitare la vettura. Gozi dice di aver paura non tanto per sé quanto per la sua famiglia:

«La mia coscienza mi ha fatto dire tutta la verità. Pochi giorni fa, Sara Calzolaio mi viene incontro con l’auto, si scaglia parolacce. Ero in motorino. Ora ho paura», Gozi, ha affermato di assumersi la  responsabilità totale di ciò che stava dichiarando. Il testimone ha aggiunto che non ha sporto denuncia poichè la situazione potrebbe andare ad aggravarsi ulteriormente.

L’assassino di Lavinia: caccia alle decine di donne che ha filmato

lavinia-omicidio-lodi-tuttacronacaAndrea Pizzicolo, il ragioniere 41enne fermato per l’omicidio di Lavinia Simona Ailoaiei, la 18enne romena abbandonata in un campo di San Martino in Strada, ha girato un video dell’agonia della giovane con tre telecamere digitali ad alta definizione nascoste nella stanza del motel Moon di Busto Arsizio e del motel Silk vicino a Lodi. Per i primissimi piani è invece stata utilizzata una minitelecamera a fibra ottica acquistata in rete e che teneva nascosta nel cinturino dell’orologio. In Questura a Lodi sono convinti si tratti di un’attrezzatura da specialista che non si concilia con un incidente casuale. Il giudice Isabella Ciriaco, che ha convalidato il fermo dell’uomo, ha visto i filmati: “Anche la descrizione più dettagliata e realistica non può rendere con sufficiente giustizia la freddezza, la lucidità, la tenacia e la crudeltà che trasuda dai filmati”. Sarebbe a dire, come spiega La Stampa, che le immagini mostrano come il ragioniere non si lasciò prendere dal panico non riuscendo a rompere le cinghie di plastica che stavano ammazzando la sua vittima in un gioco erotico condiviso, ma che quasi sicuramente l’epilogo che avrebbe avuto la vicenda sarebbe stato accettato se non addirittura programmato. La differenza è sostanziale e rischia di valergli l’ergastolo. La vittima, come ha stabilito l’autopsia, è morta in un motel di Busto Arsizio prima di essere abbandonata in un campo di mais del lodigiano. Ma nell’auto di Pizzicolo sono state trovate anche altre telecamere e schede video mentre nella sua abitazione gli investigatori hanno rinvenuto ulteriori riprese riversate in dvd con immagini ad alta definizione. In questi filmati l’uomo appare protagonista di altri incontri con decine di ragazze più o meno giovani, europee ma quasi sicuramente straniere, probabilmente contattate via internet. Nessuno conosce che fine abbiano fatto queste giovani e l’ipotesi dell’assassino seriale sembra essere quella a cui gli investigatori credono meno, considerato che non ci sono casi aperti su donne scomparse. Potrebbe però essere che l’uomo sia un frequentatore attivo di siti dove vengono postati video di sesso estremo. Al riguardo, si attenderanno le risposte che daranno i suoi computer. Le ragazze riprese potrebbero offrire più informazioni, una volta identificate. Per quel che riguarda i vicini di Pizzocolo hanno solo riferito che, quando era solo in casa, l’uomo riceveva molte ragazze, spesso straniere, anche giovani.  E hanno aggiunto che le tapparelle erano sempre abbassate e di notte si sentiva sempre, solo il rumore continuo della doccia aperta.

Lavinia, uccisa per un gioco erotico, ripresa mentre moriva

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Shock in procura per alcuni video trovati sull’automobile di Andrea Pizzocolo, il 41 enne di Arese accusato di aver ucciso la 18enne Lavinia Simona Ailoaiei. La morte della ragazza potrebbe quindi non essere stato un incidente come ipotizzato in un primo tempo ma un omicidio volontario. Il quadro quindi che starebbe prendendo forma sarebbe un quadro più complesso con le accuse di vilipendio di cadavere e le aggravanti della premeditazione, le sevizie e i motivi abietti e futili. In quella stanza del Motel Moon di Busto Arsizio e del Motel Link di San Martino in Strada si sarebbero consumati atti di una violenza che la stessa procura, vedendo i video, avrebbe definito «raccapricciante». I dettagli sui contenuti naturalmente non sono stati diffusi ma sembrerebbe svanire l’ipotesi di un tragico incidente. Arese al momento si è avvalso della facoltà di non rispondere.

 

Giallo a Torino, trovato un cadavere vicino a Regina Margherita. Omicidio?

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Riverso in posizione supina, in mezzo a una pozza di sangue, nei prati di Corso Regina Margherita a Torino, è stato rinvenuto il cadavere di un 40enne. A vedere il corpo è stato un ragazzo che ha immediatamente allertato le forze dell’ordine e in poco tempo la zona è stata isolata. Vicino al corpo sarebbe stata rinvenuta anche una bicicletta.  Il luogo del ritrovamento si raggiunge attraverso un sentiero in mezzo a una boscaglia piuttosto fitta. Diverse le ipotesi, ma si sta consolidando quella dell’omicidio. Il medico legale ha accertato che l’uomo è stato colpito da una coltellata sotto il ginocchio che però potrebbe non essere stata fatale. L’uomo sarebbe morto tra le 18 e le 24 ore prima.

Il conto non saldato gli costa 300 punti di sutura al volto: lite col barista

sfregiato-al-bar-ve-tuttacronacaNon è ancora stata sciolta la prognosi per Roberto Fontanello, ricoverato in ospedale a Mestre, nel Veneziano, dopo una lite con un barista. Il 40enne di San Michele al Tagliamento ha spiegato: “Sono stato bloccato alle spalle da una persona, poi il barista mi ha colpito con una bottiglia in testa. Continuava a colpirmi, finché non si è spaccata.” Conclusione: il setto nasale gli è stato praticamente reciso e si sono resi necessari 300 punti di sutura. Sembra che la zuffa sia scaturita da un conto non saldato, almeno secondo quanto racconta l’uomo ricoverato nel reparto di Chirugia plastica dell’ospedale dell’Angelo.

Svolta nel caso della donna trovata morta nelle campagne del Lodigiano

donna-uccisa-lodi-tuttacronacaLa pozia ha fermato il presunto killer della donna, una romena di 18 anni che è stata trovata morta nelle campagne di San Martino in Strada ieri. Si tratterebbe di un italiano di 41 anni che avrebbe ucciso per strangolamento. La giovane, che s’ipotizza sia stata uccisa in un altro luogo, è stata rinvenuta con due fascette autobloccanti da elettricista strette attorno al collo. Il suo cadavere è stato rinvenuto grazie a un agricoltore. Il Procuratore capo della Repubblica di Lodi, Vincenzo Russo, ha spiegato che le indagini cercheranno di verificare se “la poveretta sia stata violentata prima di venire uccisa. La dinamica è abbastanza chiara: qualcuno l’ha ammazzata e successivamente l’ha scaricata già nuda sul posto per poi fuggire via”. Il tratto di campagna in cui è stato rinvenuto il corpo, che al momento del ritrovamento era nudo, non è lontano dalla statale via Emilia che conduce da Lodi a Codogno e quella stradina di campagna, soprattutto la sera, è parecchio frequentata da giovani che raggiungono il centro ricreativo dalla zona del Piacentino. Si indaga anche nel mondo della prostituzione. Questo fa pensare che ci potrebbero essere dei testimoni.

Aggiornamento ore 12:47

Vicenzo Russo, procuratore della Repubblica, ha spiegato che il 41enne fermato ha confessato di aver conosciuto la giovane via Internet e e di averla uccisa strangolandola durante un gioco erotico. L’uomo ha confessato anche di aver avuto un rapporto sessuale con la vittima quando era già morta. Gli sono stati contestati l’omicidio volontario e atti osceni su cadavere.

Comprano una casa, la restaurano e… scoprono una stanza-moschea!

stanza-blu-tuttacronacaAvevano comprato una casa in un vecchio edificio nel centro storico di Palermo, città che nel tra il ‘700 e l’800 ospitò commercianti tunisini e si altri paesi nordafricani, per poi ristrutturarla. Durante i lavori, la sorpresa insospettabile. Mentre gli operai scrostano strati di vernici, calce e ducotone, viene alla luce la storia della stanza: è una moschea blu con preziosi disegni, versetti e iscrizioni arabe. E’ accaduto a una giovane coppia che ha acquistato un appartamento in via Porta di Castro, vicino Palazzo dei Normanni. La coppia, i giornalisti Giuseppe Cadili e la moglie Valeria Giarrusso, ha bloccato immediatamente i lavori. Le foto della stanza sono giunte tra le mani, tra gli altri, anche di Vittorio Sgarbi, che vi ha colto “il simbolo perfetto dell’eterna presenza araba in Sicilia, così come della vocazione interculturale che di quella presenza è frutto”. Quando la notizia è rimbalzata negli ambienti dei musulmani Fareed Al Khotani, presidente della Lega islamica in Italia, trovandosi a Palermo per uno scambio culturale e commerciale fra Sicilia e mondo arabo, ha voluto visitare l’edificio ed ha assicurato il suo interesse: “Qualche lettera riesco a interpretarla, ma è uno stile antico. Debbo studiare il caso. Confrontando disegni e iscrizioni con le scritture custodite alla Mecca dove abbiamo grafie e caratteri succedutesi nei secoli”. I proprietari dell’appartamento sono cattolici praticanti che hanno deciso di rispettare un simile tesoro musulmano, dell’ampiezza di 3 metri e mezzo per lato e con un balcone aperto in direzione della Mecca. Ha spiegato la Giarrusso: “Per noi sarà una stanza di meditazione dove rispetteremo la cultura islamica. Come dico agli amici che vengono a trovarci, né vino, né birra. Mai alcolici qui. Si beve in salotto. Non in moschea”. E il marito: “Un riguardo alla religione musulmana”.

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Mistero sul cadavere di Lodi: ritrovato il corpo di una donna nuda

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E’ stato ritrovato nelle campagne del lodigiano, nei pressi di San Martino in Strada, il cadavere di una donna senza vestiti addosso dell’apparente età di 20 -30 anni. La donna, di carnagione bianca e con i capelli castano chiaro, secondo una prima analisi,  sarebbe morta per uno strangolamento, in un luogo diverso dal quale è stata poi ritrovata.  Due fascette autobloccanti da elettricista le sono state strette al collo. A dare l’allarme è stato un agricoltore che stava lavorando nei campi presso il centro ricreativo La Pergola.

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E’ giallo sulla donna assassinata al Prenestino, indagini in corso

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Il cadavere di una donna è stato rinvenuto presso la propria abitazione sita in via Prenestina a Roma. Si tratterrebbe di omicidio, sul corpo sono state infatti riscontrate numerose ferite. I carabinieri stanno interrogando al momento una persona, secondo le prime indiscrezioni si tratterebbe di un disabile che viveva con la vittima.

 

Omicidio in strada a Piacenza davanti a un bar affollato.

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Un uomo è stato ucciso a colpi di pistola in strada a Piacenza. E’ accaduto davanti al bar Baraonda in via Colombo, pieno di clienti, alle porte del centro storico. La vittima è stata centrata in pieno petto, forse per un regolamento di conti. Inutili i tentativi del 118 di rianimarlo. Subito dopo l’omicidio alcuni testimoni avrebbero visto fuggire un’utilitaria grigia con a bordo quattro persone in direzione del centro.

“La Supercoppa ha qualcosa di napoletano”: è polemica!

polemica-supercoppa-napoli-mediaset-tuttacronacaCome riporta NapoliSport1926, ha scatenato la polemica un servizio presentato oggi a Sport Mediaset nell’edizione delle 13. L’inviato Nando Savito, a Praga in occasione della partita per la Supercoppa, a contendersi la quale sono Bayern Monaco e Chelsea, per dare un po’ di colore alla notizia ha affermato: “Fuori lo stadio hanno cominciato a fare baratto con i biglietti perché costano, comprese le commissioni, dai 60 ai 160 euro e la rivendita è molto appetita. Guardate, li abbiamo sentiti parlare in napoletano. Quindi, anche Praga, anche la Supercoppa Europea, ha qualcosa di italiano, o meglio, di napoletano”. Da qui la rabbia dei napoletani, che non si sentono per nulla rappresentati da coloro che sbagliano. Ma c’è anche chi, in Youtube, ha fatto notare: “Tifosi napoletani con la maglietta dell’inter 😉 ?”

Dramma evitato e femminicidio sventato grazie alla figlia minorenne

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Un uomo di 69 anni ha cercato di uccidere, nel sonno, la sua compagna di 38 a Paliano, località vicina ad Anagni. La donna si è svegliata e ha cercato di difendersi dalla furia dell’uomo rimanendo solo lievemente ferita alle braccia, mentre la figlia minorenne ha fatto immediatamente scattare l’allarme richiamando l’attenzione delle forze dell’ordine. L’uomo è stato arrestato e condotto nel carcere di Frosinone con l’accusa di tentato omicidio.

 

Assassinio nel Veneziano, fermato un romeno.

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La vittima, probabilmente un giovane romeno, è stato ucciso, forse al culmine di una lite, con una coltellata al torace in un appartamento di San Donà di Piave, nel Veneziano, che il ragazzo condivideva con altre persone provenienti dall’Est Europa. L’identificazione è ancora al vaglio degli inquirenti visto che il giovane al momento del decesso non aveva documenti con sé. Gli investigatori hanno condotto in caserma per accertamenti un altro romeno.

 

FERMATO! Il killer della gioielliera di Saronno ha confessato

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E’ Alex Maggio, disoccupato 32enne di Bollate, l’uomo che ha ucciso, all’interno del suo negozio, il 3 agosto, la gioielliera di Saronno, Maria Angela Granomelli. L’uomo avrebbe confessato l’omicidio e avrebbe dichiarato di aver avuto un raptus. Nei giorni scorsi era scoppiata anche la polemica e il comune di Saronno aveva negato l’autorizzazione al passaggio dei camion taglia: gli otto camion che comunicavano che per la cattura  dell’assassino della Granomelli era stata offerta una taglia da 50mila euro da parte di un imprenditore.

Cadavere di una donna nudo nelle campagne di Bitonto

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E’ stato rivenuto, nelle campagne di Bitonto, in provincia di Bari, lungo la provinciale 231, il cadavere di una donna. Il corpo era quasi completamente nudo e presentava diverse ferite. Probabilmente ad uccidere la donna è stato il colpo di un arma da fuoco. Probabilmente si tratta di una prostituta dell’Est. Accanto al corpo è stato rinvenuta la borsetta di una donna contenente denaro contante.

 

Tragedia in Sardegna, l’omicidio-suicidio si trasforma in femminicidio

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Nelle intenzioni di Ugo Basilio Lai, 70enne allevatore originario di Desulo (Nuoro), residente a Guspini, nel Medio Campidano, c’era un omicidio suicidio, ma invece si è trasformato in un femminicidio. L’uomo ha accoltellato nella notte, intorno alle 2,30,  la moglie Giuseppina Brodu, di 62 anni, e con la stessa arma ha tentato poi di suicidarsi colpendosi il ventre. L’uomo, secondo la ricostruzione degli inquirenti che non hanno ancora chiarito le cause che hanno scatenato il raptus, ha inferto alcuni colpi sulla moglie con dei coltelli mentre lei dormiva e poi, raggiunta la veranda della casa, si è accoltellato all’addome e si è accasciato su una panca in legno. Ad accorgersi della tragedia è stato il figlio convivente della coppia, svegliato dal trambusto. Immediata la chiamata alla centrale operativa dei carabinieri della Compagnia di Villacidro, giunti poco dopo sul posto con una pattuglia del Nucleo radiomobile, e l’intervento di un’ambulanza del 118 che ha trasportato Ugo Basilio Lai nell’ospedale di San Gavino dove, dopo l’intervento chirurgico, è piantonato dai militari dell’Arma.

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Quel 12enne travolto e ucciso da un romeno senza patente

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Matteo Battaglia aveva 12 anni ed è stato ucciso da un suv guidato da un operaio romeno di 26 anni a cui era stata sospesa la patente perché, nei mesi scorsi, era risultato positivo all’alcoltest. Il bambino stava sistemando delle cassette di frutta e verdura davanti al negozio dei nonni sulla strada statale 106 a Sellia Marina (Catanzaro), quando il suv, è piombato come un razzo all’ingresso dell’esercizio commerciale centrando il bambino che non ha avuto scampo. La folle corsa del mezzo, che ha travolto il tendone del negozio, si è arrestata solo a poche decine di metri di distanza, all’altezza di un bivio che conduce nella frazione di Calabricata, nello scontro con un’altra vettura in attesa di immettersi sulla statale.

Oltre a uccidere il 12enne il romeno ha causato anche un altro ferito: l’altro automobilista che ha riportato seri danni ed è attualmente in coma farmacologico anche se non dovrebbe essere in pericolo di vita. Il conducente del suv è stato ricoverato con una ferita alla spalla.   

Sempre secondo quanto accertato dai militari non sarebbe chiara al momento la proprietà del fuoristrada che risulta essere in una fase di passaggio dal concessionario all’acquirente. Intanto, gli investigatori dell’Arma attendono i risultati degli esami emato-chimici cui il giovane romeno è stato sottoposto. La tragica morte del piccolo Matteo, figlio di un carabiniere, ha destato impressione e sconcerto nella comunità di Sellia Marina.  

Offerta taglia per la cattura dell’assassino della gioielliera!

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Mirkoro, catena di negozi di compravendita di oro usato, ha offerto una taglia di 50mila euro “per la cattura dell’assassino” di Maria Angela Granomelli, uccisa lo scorso 3 agosto nella sua gioielleria a Saronno (Varese) da un uomo che l’ha colpita alla testa con un portagioie e ha infierito con calci e pugni per poi fuggire con monili di scarso valore. E’ una settimana che quattro camion con cartelli avvisano della taglia che pende sull’uomo mostrato dalle telecamere a circuito chiuso della gioielleria e diffuse dalla Procura di Busto Arsizio. Nei prossimi giorni si pensa anche che possano essere distribuiti anche volantini nella zona.

I titolari della catena, si legge in una nota, ”conoscevano personalmente la signora Maria Angela Granomelli e per questo motivo è stato deciso un gesto forte e significativo, al fine di aiutare e sostenere il lavoro degli inquirenti e delle forze dell’ordine”.

”Tale somma verrà erogata a colui o coloro che consegneranno alle forze dell’ordine l’individuo ritratto in fotografia – prosegue -, e nel caso in cui la cattura avverrà da parte delle forze dell’ordine tale somme verrà devoluta seguendo specifiche indicazioni da parte dell’arma”.

Va in banca… e viene derubato dalla guardia giurata

guardia-giurata-banca-tuttacronacaDisavventura per un utente di una banca di Piazza della Rupubblica, a Napoli. L’uomo, un 53enne, ha depositato il portafogli all’interno di una delle cassette portaoggetti poste all’ingresso dell’agenzia e dopo qualche ora, quando è uscito e l’ha ripreso, ha scoperto che gli erano stati sottratti 500 euro. La vittima ha denunciato il furto al commissariato San Ferdinando e la polizia ha provveduto a controllare le riprese della telecamera di sorveglianza scoprendo così che la guardia giurata in servizio all’esterno della banca aveva aperto la cassetta dell’uomo utilizzando la chiave di un’altra. Ne ha quindi prelevato il portafogli e, esaminatone il contenuto, si e’ appropriato delle banconote prima di riporlo al suo posto. Gli agenti hanno identificato il vigilante, gli hanno requisito la licenza di porto d’armi, la pistola utilizzata per il servizio e lo hanno denunciato per furto aggravato.

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