Quasi al via i saldi… e si prevede il flop!

saldi-invernali-tuttacronacaMancano pochi giorni ormai ai saldi invernali, che inizieranno il 4 gennaio in gran parte d’Italia, e già si prevede il flop. Il Codacons stima infatti che solo il 35% delle famiglie prevede di fare qualche acquisto durante gli sconti, il 5% in meno rispetto ai saldi invernali 2012. Viene inoltre sottolineato che la spesa media delle famiglie non supererà i 200 euro. Per quel che riguarda le vendite, rispetto ai precedenti saldi invernali si prevede una riduzione media del 12,5% con punte di un -30% nel Mezzogiorno.

800mila euro in meno: lo Stato taglia la ricerca sul cancro

cro-aviano-tuttacronacaTaglio consistente di finanziamenti al Cro, il Centro di Riferimento Oncologico, di Aviano, in provincia di Pordenone, che dovrà fare i conti con 800mila euro in meno. Il Ministro non è più in grado di garantire la cifra, che quindi è stata cancellata.  Nel particolare, al Cro non arriveranno più da Roma 4 milioni di euro circa, ma poco più di 3 milioni e 150 mila. E l’allarme rischia di suonare anche per i circa 150 ricercatori a contratto che potrebbero, come spiega il Gazzettino, perdere i soldi per continuare le loro linee di ricerca o i contributi legati ai loro progetti. Come dire lo stipendio, già decisamente magro rispetto ai risultati che raggiungono. Un brutto segnale che non colpisce solo il Cro, ma in generale tutti gli Istituti di ricerca della penisola.

Sisa, la nuova droga killer: fatta con l’acido delle batterie e lo shampoo

sisa-tuttacronacaL’Europa è ingabbiata nella crisi e alcuni Paesi si trovano davvero in ginocchio. A farne le spese gli abitanti, con i poveri che si moltiplicano e cercano un luogo mentale dove trovar riparo dalla situazione contingente. Tra gli Stati che più soffrono c’è la Grecia, dove i tossicodipendenti sono in aumento e cercano soluzioni alternative ed economiche per regalarsi uno sballo che li trascini via per un po’. Ecco allora che ha fatto la sua apparizione la Sisa, la metanfetamina dei poveri. Una droga low cost, assimilata con ingredienti di riciclo, di basso costo. Questa particolare droga è fatta con l’acido delle batterie, con il sale, con lo shampoo e con l’olio del motore. Un mix letale, insomma.    “Negli ultimi due anni i tossicodipendenti sono diventati più autodistruttivi – commentano i funzionari di governo greco – soprattutto nella periferia di Atene dove la crisi è più forte”.  “La Sisa è una droga di strada – dice Charalampos Poulopoulos, direttore di KETHEA, un’organizzazione che si dedica al recupero dei tossicodipendenti – Spesso la Sisa viene prodotta in laboratori casarecci”.  Dopo la Krokodil, sviluppata in Siberia e i sali da bagno, che ha letteralmente spopolato negli Stati Uniti e in Canada, ora bisognerà fare i conti anche con la Sisa, una nuova, letale, pericolosissima droga killer.

In Grecia… appaiono gli angeli!

angeli-grecia-tuttacronacaLa Grecia è in ginocchio a causa della crisi, eppure ieri ha regalato una favola che illumina di speranza questo Natale. Nel mercato vecchio di Atene la folla si muoveva rumorosa, in cerca delle pietanze necessarie per il Cenone. La spesa, tuttavia, non era abbondante: quello che la situazione attuale permette. Poi sono arrivate loro, le otto donne angelo. Ne parla così Repubblica:

Ieri i corridoi erano più affollati del solito in vista del Cenone quando a metà mattinata si sono materializzate dal nulla otto misteriose signore vestite di nero. All’inizio nessuno ci ha fatto caso e loro si sono divise sistemandosi ognuna vicino alla cassa di un negozio. Poco dopo ha iniziato a prendere forma il mini-miracolo natalizio: ogni volta che si presentava a pagare una persona con in mano un taglio molto piccolo di carne (evidentemente il poco che poteva permettersi per le feste) “gli angeli di Barbakeios” – come le hanno soprannominate i media ellenici – mettevano mano al portafoglio. E non solo pagavano i pochi etti di scamone o di cappello di  prete già finiti nel sacchetto, ma invitavano gli sbalorditi clienti a prendere tutto ciò che gli serviva per un pranzo decente. Saldando poi il conto a piè di lista.

“Questa scena incredibile è andata avanti per quasi un’ora – ha dichiarato alla rete tv Ant1 il direttore del mercato -. Almeno 320 persone hanno fatto la spesa grazie alla generosità delle signore in nero e alla fine, secondo i nostri calcoli, hanno regalato circa 16mila euro di carne”. Appena la notizia dell’apparizione delle misteriose benefattrici ha iniziato a circolare per le strade ai piedi dell’Acropoli, attorno alle bancarelle hanno iniziato a radunarsi capannelli sempre più numerosi di persone. E quando la pressione è diventata troppa, le otto evanescenti apparizioni sono sparite tra la gente, in silenzio come erano arrivate. Chi sono davvero gli angeli di Barbakeios? Nessuno ad Atene lo sa davvero. “Dicono che siano state mandate da un’azienda che però non vuole pubblicità” è la storia cui viene dato più credito. “No, sono un gruppo di signore senza etichette che viene dal quartiere di Kolonaki”, dicono altri. Il mistero resta. Ma in una Grecia dove il potere d’acquisto delle famiglie è crollato del 40% dal 2008, la disoccupazione viaggia al 27% e il Comune di Atene ha proibito l’uso dei camini per prevenire lo smog (la legna è tornata di moda visto che non ci sono più soldi per il riscaldamento), in molti hanno letto nel miracolo del mercato antico un segno dell’Olimpo. La vita da queste parti è (per molti) ancora un inferno. Ma almeno per questo Natale la favola vera degli otto angeli di Barbakeios ha riportato un raggio di sole nel buio della crisi del paese.

La spending review del Cav: Berlusconi e le sue ville

Berlusconi-tagli-tuttacronacaSarà anche rientrato nella top ten dei paperoni italiani stilata grazie ai dati di Borsa 2013, ma la spending review si è affacciata anche all’orizzonte di Silvio Berlusconi che, come riporta il Corriere della Sera, si trova a tagliare le spese. A partire dalle proprietà immobiliari, come Villa di Macherio e Villa Gernetto. Si legge nel quotidiano:

Niente albero di Natale alla Villa Belvedere a Macherio. L’albero non è mai stato addobbato, e da domani la settecentesca villa storica che fu dei Visconti di Modrone, chiuderà i battenti. I dipendenti avrebbero già ricevuto la lettera che comunica la fine del rapporto di lavoro. Veronica Lario, la moglie in via di separazione dall’ex premier, vive ormai da tempo a Milano. E la necessità di economie – meglio, di evitare gli sprechi – ormai coinvolge persino uno degli uomini più ricchi d’Italia. La storia dei Berlusconi a Macherio, tuttavia, continua. Le due figlie di Veronica, Barbara ed Eleonora, resteranno entrambe a vivere nell’area: nella grande cascina adiacente all’edificio storico a suo tempo acquistata dal loro padre.

Del resto, non è soltanto villa Belvedere a essere caduta sotto i rigori della spending review famigliare. Villa Gernetto, il palazzo di Lesmo che era stato acquistato per la mai nata Università della libertà e poi divenuta sede di rappresentanza per gli eventi privati berlusconiani, è ormai deserta da molti mesi. Non dispone di personale, il riscaldamento è staccato. Nel giro stretto del Cavaliere, neppure si esclude che possa essere discretamente messa in vendita. Cosa comunque non semplice.

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Il dramma del lavoro: il giovane che perde il posto e si dà fuoco

uomo_si_d_fuoco-tuttacronacaHa riportato ferite gravissime un giovane di 28 anni di Potenza, che si è recato in una casa di campagna di proprietà della sua famiglia, che sorge a pochi chilometri dal capoluogo lucano, dove si è dato alle fiamme. Il ragazzo, probabilmente, era disperato per aver perso il posto di lavoro. In seguito è stato trasportato al Centro Grandi Ustioni dell’ospedale Cardarelli di Napoli.

2014, l’anno della svolta. Parla Barack Obama

barack-obama-tuttacronacaIl presidente Usa ha tenuto il suo discorso di fine anno, durante il quale ha sottolineato che il 2014 possa rappresentare l’anno del cambiamento. “Ritengo fermamente che il 2014 possa essere l’anno della svolta per l’America. Ci avviamo al prossimo anno con un’economia più forte dell’inizio del 2013” ma molto resta da fare per una crescita più bilanciata. Il 2014 deve essere l’anno dell’azione per la creazione di lavoro: “nel 2013 le nostre aziende hanno creato altri 2 milioni di posti di lavoro”. Nel lancio del sito dell’Obamacare, Healthcare.gov, ha detto, “Non c’è dubbio che abbiamo sbagliato”. Ma per milioni di persone questa piattaforma, che permette di trovare l’assicurazione sanitaria più conveniente, funziona. Parlando dalla sala stampa della Casa Bianca, Obama ha aggiunto: “Mi devo alzare al mattino e fare meglio di ieri”. E ancora: “Abbiamo tutte le carte in regola per fare bene” perché “ci avviamo verso un nuovo anno con un’economia che è più forte” di 12 mesi fa. E riguardo il tetto del debito: “Sulla possibilità per gli americani di onorare i debiti non siamo disposti a negoziare”, ha affermato Obam, ribadendo l’indisponibilità della Casa Bianca a negoziare sull’innalzamento del tetto del debito dopo l’allarme lanciato ieri dal Tesoro Usa. “Il tetto del debito non può essere strumentalizzato politicamente; è solo una questione che va risolta e mi aspetto che il Congresso faccia il suo lavoro”. Per quel che riguarda il programma di sorveglianza elettronica condotto dalla Nsa e del rapporto che gli ha consegnato da un gruppo di esperti, il presidente Barack Obama si esprimerà in maniera “abbastanza definitiva” a gennaio mentre in riferimento alle attuali tecnologia ha aggiunto che “solo perché siamo in grado di fare qualcosa non vuol dire che dovremmo necessariamente farlo” e ha aggiunto che sui programmi della Nsa potrebbe essere necessario apportare dei cambiamenti. La massa di metadati raccolti, ha affermato, potrebbero essere custoditi da aziende private invece che dal governo. Di una cosa il presidente si è detto certo: del fatto che le rivelazioni della talpa del Datagate Edward Snowden abbiano “danneggiato gli Usa” e “danneggiato il modo con cui raccogliamo intelligence”. Hanno danneggiato la diplomazia Usa, ha aggiunto, affermando che si tratta di un danno che non era “necessario”. Il presidente Usa ha quindi spiegato che il 2013 “è stato un anno di alti e bassi. Rispondendo a una giornalista che gli chiedeva se fosse stato l’anno più peggiore della sua presidenza, obama ha ammesso che “molte delle nostre iniziative non si sono mosse in congresso veloci come avrei voluto”, ma che le cose “stanno comunque procedendo”. Il presidente ha inoltre ricordato quella che considera una delle sue maggiori frustrazioni del 2013: la mancata approvazione da parte dei capitol hill di leggi più severe sul possesso delle armi da fuoco. “Non approvare la legge sul background check è stato un errore”, ha detto.

“Abbiamo mangiato il panettone”… e Letta spera nel bis l’anno prossimo

panettone_enrico-letta-tuttacronacaIl premier Enrico Letta ha incontrato oggi i dipendenti di palazzo Chigi e, stando a quanto hanno riferito alcuni dei presenti, ha detto: “Nonostante molti fuori da qui non ci credessero, abbiamo mangiato il panettone e se continuiamo a lavorare bene contiamo di mangiarlo anche il prossimo anno”. Il Capo del Governo, in mattinata, ha incontrato il personale della Presidenza del Consiglio nella Sala Verde di palazzo Chigi. Nell’occasione ha presentato i suoi ringraziamenti a tutti per la collaborazione di questi mesi e per i ritmi sostenuti di lavoro affrontati. In seguito, l’auspicio sul fatto che il governo possa arrivare al 2015.

Berlusconi e l’impeachment per Napolitano: “la misura è colma”

silvio_berlusconi-tuttacronacaNon sono andate giù a Silvio Berlusconi, come riporta Repubblica, le parole pronunciate ieri da Giorgio Napolitano in occasione del tradizionale saluto alle cariche dello Stato da parte del Presidente della Repubblica e ora “La misura è colma”. Il leader di Forza Italia ha commentato: “È arrivato a dire che la legge elettorale va discussa anzitutto nella maggioranza, ormai è tutto fuorché un presidente di garanzia”. Nè lui nè Grillo si sono presentati allo scambio di auguri al Colle ma Berlusconi, chiuso nel salotto di Arcore prima di vedere la partita del Milan, ha vissuto l’uscita di Napolitano come una sorta di attacco personale. Che è bastato non solo per rovinargli il prepartita ma anche il compleanno del cane Dudù. Ma soprattutto lo ha considerato l’atto finale che porterà il suo partito ad appoggiare la messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica. Ecco quindi che il tanto invocato impeachment, che Grillo richiede da tempo, diventa anche per Berlusconi un’idea forte. “Vorrebbe impedirmi anche la difesa, secondo lui dovrei subire e basta?” ribatte alle accuse del Colle che lo diffida ad usare il termine “golpe”. Per il Cavaliere – che ha evitato per ora commenti ufficiali – sono la conferma che è stato il Quirinale “il regista” delle operazioni con le quali “hanno tramato” per farlo fuori.

Etichetta vs impeachment: la grillina con l’auto blu per far gli auguri a Napolitano

LAURA-BOTTICI-tuttacronacaNon importa che Grillo urli a gran voce, con i pentastellati che gli fanno eco, l’impeachment di Napolitano: la senatrice grillina Laura Bottici, eletta Questore del Senato a marzo, ha ritenuto più importante l’etichetta istituzionale e non ha mancato di presenziare alla consueta cerimonia al Quirinale per lo scambio degli auguri di Natale e Capodanno con le alta cariche dello Stato. Ma si è spinta oltre, almeno stando a quanto riferiscono testimoni e riporta l’Huffington Post: forse per non fare tardi, la senatrice è salita al Colle con l’auto blu, la stessa che  fino a pochi mesi fa era il simbolo della casta da abbattere.

Insegnanti precari con mille euro in meno in busta paga. Male anche i professionisti

insegnanti-precari-tuttacronacaPessime notizie sotto l’albero per gli insegnanti precari: non verranno più pagate le ferie maturate, come è sempre avvenuto fino ad adesso. Sono circa mille euro in meno quelli che molti insegnanti che a dicembre si aspettavano di vedersele pagate almeno per l’anno scolastico appena passato hanno trovato in busta paga. Come riporta il Messaggero:

Quella delle ferie dei precari è una questione che si trascina da tempo. «È l’ennesima ingiustizia per i supplenti», sostiene Marcello Pacifico, presidente dell’Anief, uno dei sindacati della scuola. Tutto nasce dalla legge sulla Spending review varata dal governo Monti, nel 2012, che ha previsto la non monetizzazione delle ferie maturate per il personale del pubblico impiego.
Quella legge però non dava indicazioni specifiche per i precari del settore scuola, perciò è stato necessario aggiungere una precisazione con la successiva legge di stabilità. E la precisazione è la seguente: per il personale della scuola le ferie possono essere monetizzate, però dal conto delle ferie maturate bisogna sottrarre i giorni in cui l’attività didattica è stata sospesa, cioè le vacanze di Natale, di Pasqua e una parte di giugno.
Per i docenti di ruolo gli effetti di questa norma sono nulli: per loro le vacanze arrivano regolarmente con la chiusura estiva delle scuole, e le mensilità di retribuzione restano sempre dodici più tredicesima. Diverso è il caso dei precari con contratto a dieci mesi. Per loro il rapporto di lavoro si interrompe ogni anno a luglio e agosto per poi riprendersi a settembre. Questo diverso meccanismo di calcolo delle ferie si traduce dunque in un taglio consistente dello stipendio. E quel taglio si fa sentire tutto a dicembre, il mese in cui veniva normalmente erogato il pagamento delle ferie maturate l’anno prima. Gli interessati però contestano il principio introdotto dalla nuova legge.

E i problemi non sono solo dei precari della scuola ma anche dei professionisti, il cui reddito cala. Come sottolinea il Sole 24 Ore:

Non si arresta la caduta dei redditi dei professionisti. Dal 2008 al 2012 i lavoratori autonomi denunciano un un ulteriore calo dei redditi: il dato medio è ora sceso a 31.324 euro, in flessione di quasi il 10 per cento. Questa è la fotografia contenuta nel terzo rapporto Adepp sulla previdenza privata. E i dati delle singole casse previdenziali- raccolti dal Sole 24 Ore -aggiungono altri dettagli. A soffrire di più sono le professioni giuridiche e tecniche: i notai hanno visto “sparire” il 45 per cento dei propri redditi reali a partire dal 2007. La crisi colpisce di più le categorie “deboli”: donne e giovani. Per Andrea Camporese, presidente di Adepp, servono “strategie per anticipare l’ingresso dei giovani”. Intanto da gennaio le regioni potranno aprire i bandi di finanziamento europeo per i professionisti.
Ecco alcuni esempi: I notai nel 2007 avevano un reddito medio di 195.794 euro, mentre nel 2012 era di 107.400 (- 45%), gli architetti da 30.260 a 20.535 (- 32,1%), gli ingegneri da 44.864 a 33.299 (-25,8%), gli avvocati da 57.215 a 47.402 (-17,2%).

Cerimonia di auguri al Colle: i molti moniti del Presidente

giorgio-napolitano-tuttacronacaSi è tenuto il tradizionale saluto alle cariche dello Stato da parte del Presidente della Repubblica, oggi, occasione della quale Giorgio Napolitano ha approfittato per rivolgere uno “schietto appello” a Forza Italia affinché non lasci il tavolo delle riforme. L’auspicio del Capo dello Stato è che “il distacco dalla maggioranza non comporti l’abbandono del disegno di riforme costituzionali”. Rivolgendosi poi a tutte le forze dell’opposizione, Napolitano ha ribadito l’assoluta importanza di un accordo su una nuova legge elettorale. E sempre all’indirizzo di Berlusconi ha aggiunto: nessuno è “autorizzato ad evocare immaginari colpi di Stato a cui non saremmo estranei”. Per quel che riguarda le elezioni anticipate, Napolitano ne nega la possibilità: “Mancare anche questo obiettivo delle riforme sarebbe fatale per il progresso della Nazione”. Parlando della situazione politica, Napolitano ha detto che “non c’è dubbio che l’Italia abbia conosciuto mutamenti incalzanti sulla scena politica ancora lontani dall’assestamento e con incognite ancora non decifrabili”. Nonostante ciò “è importante che l’Italia continui a essere governata nel 2014. L’Europa ci guarda” e bisogna nutrire la stabilità “piuttosto che l’aspettativa di nuove elezioni anticipate dall’esito più che dubbio”. Per quel che riguarda la fine del bicameralismo, ha sottolineato come ormai sia vitale: “Le sorti del governo poggiano sulle sue forze e sono legate al rapporto di fiducia con la sua maggioranza. Le Assemblee sono il pilastro della nostra democrazia e spero che possa affermarsi in ogni momento un clima di civile confronto ed impegno nei confronti dei diritti delle forze che vi sono rappresentate nell’affermazione delle regole che si si sono date. Il superamento del bicameralismo paritario, dello snellimento del Parlamento, della semplificazione del processo legislativo” sono “ormai questioni vitali per la funzionalità e il prestigio del nostro sistema democratico”. Ma non poteva mancare il tema della crisi, che mina la coesione sociale: “Nel 2014 c’è un rischio diffuso di tensioni e scosse sociali: un rischio che deve essere tenuto ben presente e fronteggiato in Italia”, ha sottolineato. Occorre dunque, ha aggiunto, prestare “massima attenzione a coloro che vivono nel disagio”. Napolitano ha quindi parlato dei “limiti” temporali del suo mandato presidenziale. “Io doverosamente non mancherò – ha spiegato – di rendere nota ogni mia ulteriore valutazione della sostenibilità, in termini istituzionali e personali, dell’alto e gravoso incarico affidatomi”.

757 euro a cittadino: i costi della politica italiana

costi_politica-tuttacronacaE’ uno studio della Uil, che lo stesso leader del sindacato Angeletti, assieme al segretario confederale Loy ha presentato alla stampa, a rilevare che i costi della politica, diretti e indiretti, ammontano a circa 23,2 miliardi di euro, tra funzionamento di organi istituzionali, società pubbliche, consulenze e costi per mancati risparmi derivanti dalla sovrabbondanza del sistema istituzionale. Con un rapido calcolo, si arriva alla conclusione che si tratta di una somma pari a 757 euro medi annui per contribuente, che pesa l’1,5% sul Pil. Le persone che vivono direttamente o indirettamente sono oltre 1,1 milioni, ossia il 5% del totale degli occupati. Ancora, lo studio ha sottolineato che, per il funzionamento degli organi istituzionali (Stato centrale e autonomie territoriali), nel 2013 si stanno spendendo oltre 6,1 miliardi di euro, in diminuzione del 4,6% rispetto all’anno precedente (293,3 milioni di euro in meno); per le consulenze 2,2 miliardi di euro e per il funzionamento degli organi delle società partecipate, 2,6 miliardi di euro; per altre spese (auto blu, personale di fiducia politico, direzione Asl) 5,2 miliardi di euro; per il sovrabbondante sistema istituzionale 7,1 miliardi di euro.

Privati anche della tredicesima: 1/4 delle piccole e medie imprese non può pagarla

tredicesima-crisi-tuttacronacaPreoccupano i dati emersi da un’indagine dell’Adnkronos, che ha interpellato degli imprenditori presenti nelle diverse regioni italiane e dalla quale emerge che il 25% di loro non sono in grado di pagare la tredicesima o dovranno rimandere il saldo. Tra questi, più della metà segnalano che non pagheranno per la prima volta, avendo rispettato con puntualità l’appuntamento con la tredicesima negli anni scorsi, segno che le condizioni finanziarie di una porzione consistente delle piccole e medie imprese italiane sono peggiorate nel corso dell’ultimo anno. Quello che pesa a queste realtà sono soprattutto le tasse e le difficoltà di accesso al credito. Tra le ragioni indicate per ‘giustificare’ il mancato pagamento della tredicesima, infatti, prevale l’eccessiva concentrazione degli adempimenti fiscali in dicembre, indicata da 6 imprese su 10 fra quelle che non pagano; 4 imprese su 10 denunciano invece la mancata concessione da parte delle banche del prestito necessario a coprire l’esigenza di maggiore liquidità. La Cgia ha recentemente diffuso delle stime secondo le quali, tra pensionati e lavoratori dipendenti, saranno poco più di 33 milioni gli italiani che percepiranno quest’anno la tredicesima, per un totale di circa 37 miliardi di euro. L’importo che spetterà al singolo lavoratore, segnalano sempre gli artigiani di Mestre, è sostanzialmente invariato rispetto all’anno scorso. Anche il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, presentando i dati, ha denunciato il rischio che le pmi siano costrette a non pagare: “abbiamo la percezione che molti imprenditori potrebbero trovarsi in difficoltà nel pagare le tredicesime”.

Mazzarri rispedisce al mittente voci e critiche: “E’ tutto ok”

mazzarri-tuttacronacaMazzarri, che domani tornerà al San Paolo per la prima volta dopo l’addio al Napoli, respinge voci che vogliono dissidi interni all’Inter. “Il gelo tra Moratti e Thohir? Sono tutti discorsi improbabili, che non esistono. Ho sentito quello che ci diciamo all’interno. Sono illazioni atte a cercare di creare problemi”. E ancora: “Il nome di De Boer? Il presidente non mi ha mai detto niente in questo senso”. E sul suo ex presidente, De Laurentiis, che continua a pungere: “Parlo solo di fatti”. A intervistare l’allenatore nerazzurro è SportMediaset, che gli ricorda che si tratta di una vigilia particolare: “Sarà una sensazione particolare quando sono lì. Non è difficile dimenticare quattro anni. Sono stati quattro anni belli e intensi. Ma la mia testa è di preparare al meglio i miei ragazzi, cosciente di sapere a quali difficoltà andranno incontro. La mia mente è concentrata sul dare i maggiori input possibili ai miei ragazzi, sapendo che sarà una gara difficile. Le parole del mio ex presidente? Credo che i tifosi intelligenti ed equilibrati sappiano riconoscere meriti e demeriti delle persone. Tutte le tifoserie mi hanno sempre voluto bene. Vuol dire che i tifosi percepiscono cosa fa un allenatore per la propria squadra. Successivamente tutti devono rispettare la scelta fatta alla fine del mandato. Non faccio previsioni riguardo all’accoglienza, accetto quello che la gente vuol fare.” Riguardo ai recenti risultati della sua squadra, che in campionato arriva da due pareggi: “Nelle ultime partite abbiamo fatti errori diversi. Abbiamo lavorato tanto questa settimana. Credo di aver fatto un buon lavoro con i ragazzi e mi aspetto tante cose migliori rispetto a quelle viste con il Parma. Io vorrei vedere quello che abbiamo fatto nelle prime partite, contro una delle squadre più forti del campionato.” L’Inter, al momento, staziona in quarta posizione, a due punti proprio dal Napoli: “Io resto coerente su quello che ho detto questa estate. L’Inter sta facendo oltre le aspettative. Ci mancano dei punti. A livello generale stiamo facendo un percorso importante. I tifosi a inizio anno mi fermavano e chiedevano di tornare in Europa. Il nostro obiettivo è questo e ora siamo lì a lottare per un posto.” E sulle voci che circolano su De Boer: “De Boer? Il presidente non mi ha mai detto niente in questo senso. Guardate i numeri e quello che si è fatto. Guardate i punti che abbiamo fatto con gli stessi giocatori che hanno finito la stagione scorsa. Guardate chi è arrivato… Tutti, compresa la società, possono fare queste valutazioni. Questo è il mondo del ‘così è se vi pare’.” Parlando del match, non si possono però ignorare le situazioni dei giocatori: “Icardi? Faremo un test oggi. Vorrei convocarlo. Ha poco minutaggio, se dovessi averne bisogno il suo impiego sarà limitato. Là davanti ci manca qualcosa. Milito sta bene ma per sicurezza penso verrà convocato a gennaio per la Lazio. Samuel? Deve trovare il ritmo. Riguardo a una convocazione, credo che gli altri giocatori nel suo ruolo siano oggettivamente più avanti.” E riguardo al fatto che conosce già il Napoli: “In questo senso siamo alla pari. Quei ragazzi li ho preparati io, sanno cosa fare perché ne parlavamo molto. E’ un vantaggio o uno svantaggio…”. Si passa poi a parlare di Cambiasso: “Io non l’ho visto male, per come ha giocato lui in queste gare è stato tra quelli che ha fatto meno peggio. Poi ha esperienza. Lui sa che nel futuro quando vedrò qualcuno che potrà fare meglio nel suo ruolo allora valuterò”. Infine, un paragone trala sua ultima stagione al Napoli e la sua prima esperienza in casa Inter: “Siamo arrivati secondi, in Champions League con due turni d’anticipo. Si può paragonare il mio Napoli del primo anno con questa Inter. Col Napoli avevo già vinto una Coppa Italia, superato il turno in Champions. Era totalmente diverso.”

Effetto crisi: imprenditori che si reinventano banditi… ma educati!

rapina-posta-tuttacronacaRapina alle Poste di Romano di Lombardia, nella Bassa bergamasca, dove tre banditi hanno preso di mira l’ufficio allontanandosi con un bottino di circa mille euro. I tre, come racconta L’Eco di Bergamo, si sono introdotti nel locale dopo aver atteso l’uscita di un cliente. Uno di loro indossava una parrucca mentre i due complici avevano sciarpe e cappellini. I tre, che non erano armati, presi i soldi si sono allontanati salutando: “Chiediamo scusa, ma siamo imprenditori in difficoltà. Vi auguriamo un buon Natale”. Una cliente di 48 anni si è sentita male ed è stata poi soccorsa dal personale del 118.

Acque agitate in casa Inter: crisi tra Thohir e Moratti

moratti_thohir_inter_tuttacronacaE’ il Corriere dello Sport a scrivere che i rapporti tra il gruppo indonesiano guidato da Erik Thohir e Massimo Moratti si sono raffreddati nel corso delle ultime settimane. Il problema sarebbe che l’ex presidente, ora onorario, si sente escluso visto che la nuova proprietà vorrebbe lavorare in piena autonomia. I silenzi di Moratti sono un segnale che qualcosa si è incrinato, anche se la rottura ancora non c’è stata. E’ il vicepresidente Angelomario Moratti colui che tiene in piedi il rapporto, sentendo spesso tutto l’entourage del tycoon indonesiano e lo stesso Thohir. Se quindi era previsto che la famiglia Moratti uscisse di scena in 2-3 anni, non è da escludere che l’addio avvenga prima. La stessa assenza di Massimo alla festa degli sponsor è un segnale che qualcosa non va.

La crisi che si abbatte sui pensionati: quasi uno su due non arriva a fine mese

crisi-pensionati-tuttacronacaUn’analisi realizzata dallo Spi-Cgil in collaborazione con Ipsos su consumi e potere d’acquisto dei pensionati ha rilevato che il 46,2% dei pensionati italiani fatica ad arrivare alla fine del mese e si ritrova così costretto a rimandare pagamenti, a intaccare i propri risparmi, a chiedere prestiti e aiuti ad altri. Il 24,3% invece ci arriva senza troppi problemi ma spende quasi tutto quello che prende di pensione mentre il 29,5% non solo ci arriva ma riesce anche a risparmiare qualcosa, facendo però delle rinunce. Il 37,2% dei pensionati che mettono ancora da parte qualcosa infatti ha dovuto ridurre le spese superflue e anche qualche consumo importante (il 15,2%). Lo stesso dicasi di chi arriva a fine mese senza troppi problemi: il 46,2% ha tagliato le spese superflue, il 21% consumi importanti e l’11,8% anche consumi necessari. La situazione è ben più grave per chi vive in difficoltà economiche anche gravi, che ha dovuto apportare tagli notevoli. Il 19,8% dei pensionati  ha dovuto ridurre diversi consumi necessari, il 28,4% ha ridotto abbastanza i propri consumi e anche qualcuno importante, il 31,4% ha tolto solo il superfluo. Appena il 20,4% riesce a sopravvivere in maniera dignitosa, senza bisogno di ridurre in modo significativo le spese. Carla Cantone, segretario generale dello Spi-Cgil, commenta: “I pensionati  hanno dato tanto a questo paese in termini di sacrifici e ora non ne possono proprio più. E’ per questo che chiediamo al governo di dare loro delle risposte, a partire dalla Legge di Stabilità. Sarebbe inoltre ora che si riattivasse il tavolo di confronto tra governo e sindacati, istituito dal governo Prodi e rimosso da Berlusconi e da Monti. Non è un caso che da allora la condizione dei pensionati e degli anziani non ha fatto altro che peggiorare”.

Serracchiani: “Cambiare il Paese, ora o mai più”

serracchiani-tuttacronacaAl Gazzettino, la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, chiamata dal neo-segretario del Pd a reggere nella sua squadra la delega nazionale delle Infrastrutture, ha detto: “Dobbiamo cambiare il Paese, ora o mai più. I forconi e in genere la protesta comincia a manifestarsi. Scegliendo Matteo Renzi la gente ha riposto l’ultima speranza”. Ma la Serracchiani era già in segreteria con Epifani: “Ho dato una mano, certo, ma con Renzi da tempo si è cementata un’amicizia che ha permesso quel gioco di squadra vincente che ora dobbiamo praticare per il Paese, dimostrando di essere capaci”. Riguardo al lavoro da fare ora, all’osservazione del giornalista che tra il dire e il fare… “C’è di mezzo la necessità di far accettare al Paese un cambiamento profondo, generale e vero. Occorre cambiare il volto dell’Italia attraverso scelte importanti per una società che sta a sua volta cambiando rapidamente”. Ed è sempre più arrabbiata. “L’urgenza è al massimo. In realtà Renzi e noi tutti abbiamo una responsabilità enorme. Un compito che è complicato ma insieme anche esaltante. Il Paese può inventarsi il cambiamento, deve farlo”. La Serracchiani pensa inoltre che ora sia possibile, per Letta, realizzare le riforme: “Lo credo, anche perché adesso con Renzi alla guida del Pd c’è una forte spinta nuova. E poi sono convinta che Letta avverta a sua volta questa necessità assoluta. Perciò subito riforme istituzionali e costi della politica. Altrimenti, come dice Matteo, ci portano via”.

La finanza sorride a Renzi, giù lo spread, stop alla caduta del Pil. Ancora yuppies?

RENZI-facebook-tuttacronaca

Svolta nel Pd? Sicuramente svolta nella finanza che almeno come primo impatto lancia un segnale forte: Renzi piace. Il nuovo segretario come sostiene il Il Giornale non è sostenuto dai tradizionali poteri forti come Fiat. Eni e Mediobanca ma da imprenditori del calibro di Diego della Valle. Se forse è ancora presto per capire dove effettivamente il sindaco di Firenze ormeggerà la sua nave, è anche che il “nuovo Tony Blair” come è stato soprannominato dal Financial Times sicuramente non potrà essere disgiunta dalla finanza. Come rileva ancora il Giornale:

“Non è un caso che proprio D’Alema abbia evocato l’ esta­blishment finanziario come uno dei sostegni di Renzi”.  

E ancora sul quotidiano di proprietà di Silvio Berlusconi si legge:

Il contesto finanziario di Ren­zi è un altro: è quello del grande capitale internazionale, dei fondi d’investimento e dei ma­nager multinazionali. Un mon­do del quale il gestore di Alge­bris Davide Serra, uno dei con­siglieri finanziari di Renzi, non è che una spia illuminata per in­dicare ben altri capitali. Men­tre manager come l’ad delle Ge­nerali Mario Greco (pubblica­mente lodato per il lavoro che sta facendo a Trieste), o come il capo di Luxottica Andrea Guer­ra ( new entry 2013 alla Leopol­da) rappresentano l’essenza del passaggio dal capitalismo familiare o di relazione a quel­lo di mercato. In linea con quanto sostiene Diego Della Valle, rottamatore dei salotti buoni del Corriere e di Piazzet­ta Cuccia che, anche da presi­dente della Fiorentina, sta tut­to dalla parte di Renzi. Il rappor­to con questi signori apre le strade verso la grande finanza occidentale, quella a stelle e strisce in particolare, dove Ren­zi ha e vuole avere i maggiori contatti. E dove intende far va­lere presto le sue ragioni, come ha dimostrato impugnando pubblicamente la polemica sull’allarme rating lanciato da Standard & Poor’s sulle Gene­rali dell’amico Greco.
Si capisce che è una musica ben diversa da quella suonata fino a poco fa dalle parti del Pd. A cui, prima come Pds, poi co­me Ds, sono addebitate una se­rie di débâcle : si va dalla razza padana che nel 2000 ha lancia­to l’Opa su Telecom dando il via al declino del gruppo; al rap­porto incestuoso tra enti locali e banca in quel del Monte dei Paschi di Siena; fino al polmo­ne finanziario delle coop che ha prodotto nel 2005 il fallimen­to Unipol-Bnl, mentre in que­ste ore cerca di portare a termi­ne un’operazione, la fusione con Fonsai, dalle cui carte usci­te dalla procura di Milano emerge più di un particolare in­quietante.

Renzi è quindi figlio di quella generazione nata nel mito degli yuppies e lontano dagli hippies? Sicuramente, come tutta la generazione dei 35/40 enne di oggi, Renzi ha vissuto di riflesso il mito dei giovani rampanti, dei broker senza scrupoli e di quell’economia anni ’80 che scopriva, forse anche ingenuamente, la speculazione a ogni costo. Ma poi Renzi, ha anche vissuto, la bolla economica, la crisi finanziaria e quel sogno infranto della finanza speculativa. Non ha caso è anche padre di quel ritorno alla green economy, di uno stile salutista (lo abbiamo spesso visto a  cavallo sulla bici o a piedi impegnato nella maratona), con l’occhio che guarda alla banda larga e alle eccellenze del nostro Paese.

Matteo Renzi, appartiene a quella generazione che ha davvero due anime spesso in contrasto tra di loro, che quando riescono a trovare un’armonia, può dar vita a progetti che riescono a marciare tra l’innovazione e la sostenibilità.

Non può essere un caso che nella terra delle coop, l’Emilia Romagna, nelle primarie per gli iscritti al Pd del 17 novem­bre Gianni Cuperlo avesse vin­to con percentuali dal 42 al 46%.Forse era anche l’estrema difesa di un sistema di interessi economici che si sentiva mi­nacciato. Ma Renzi sembra aver deciso: per parlare di fi­nanza non si telefonerà più a Bologna, ma si chiamerà Trie­ste. 

 

Buffon e Seredova: crisi superata? (Ammesso ci sia stata…)

buffon-seredova-tuttacronacaEra stato il settimanale Visto a far circolare, a fine novembre, la notizia di una crisi matrimoniale fra Gianluigi Buffon e la moglie Alena Seredova, spiegando cheCi sono voci di corridoio non confermate dai due protagonisti, che affermano che tra il calciatore e la modella ceca la storia sia già giunta al capolinea.” Causa della crisi sarebbe stata una showgirl italiana. Ma ora sembra il gossip possa placarsi: non solo in un primo momento la Seredova avave in qualche modo smentito il tutto tramite il suo accoutn Twitter, ma ora arrivano anche le foto dello scorso week-end, durante il quale il portierone bianconero e della Nazionale si è concesso una breve vacanza in compagnia della moglie e dei due figli a Courmayeur. Se anche la crisi c’è stata, la coppia se l’è lasciata alle spalle…

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La crisi taglia l’albero di Natale!

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La crisi taglia l’albero natalizio che la Coldiretti stima in calo del 10%. E non è solo per adeguarsi a una visione di vita ecologista, ma a una vera e propria necessità economica. Molti preferiranno anche prendere un abete più piccolo, che non superi i 160 cm, venduto con radici e pane di terra a prezzi stabili rispetto all’anno scorso: tra i 15 e i 50 euro. Pochi, pochissimi preferiranno invece una pianta superiore a 2 metri e spenderanno 85 o 90 euro.

 

Preoccupazione e inquietudine: ritratto dell’Italia in tempo di crisi

crisi-italia-tuttacronacaIl Censis, che ha rilevato  nel suo Rapporto annuale come una famiglia su quattro faccia fatica a pagare tasse o bollette mentre il 70% si trova in difficoltà se deve affrontare una spesa imprevista, parla di “fragilità” per “una larga parte del Paese”. L’incertezza “ha preso il sopravvento” sulle famiglie assumendo “la forma della preoccupazione e dell’inquietudine”. Il Censis ha sottolineato anche che il 50% delle famiglie teme di non riuscire a mantenere il proprio tenore di vita e il 52% delle famiglie sente di avere difficoltà a preservare i propri risparmi. “Una larga parte del Paese scopre un’intima fragilità: più del 70% delle famiglie – si legge nel Rapporto – si sentirebbe in difficoltà se dovesse affrontare spese impreviste di una certa portata, come quelle mediche, il 24% ha qualche difficoltà a pagare tasse e tributi” e il 23% le bollette.  Ma non solo, il Rapporto evidenza ancora come non solo sei milioni di persone vivono nella precarietà, ma anche il il 14% dei lavoratori teme di perdere il posto. “Il 2013 si chiude con la sensazione di una dilagante incertezza sul futuro del lavoro”, senza contare che sono 4,3 milioni le persone che non trovano un’occupazione. C’è un’area di “disagio”, di instabilità lavorativa e sottoccupazione che interessa il 25,9% dei lavoratori: una platea di 3,5 milioni di persone ha contratti a termine, occasionali, sono collaboratori o finte partite Iva. Ci sono poi 4,4 milioni di italiani che non riescono a trovare un’occupazione “pure desiderandola”. Per il Censis “2,7 milioni sono quelli che cercano attivamente un lavoro ma non riescono a trovarlo, un universo che dallo scoppio della crisi è quasi raddoppiato (+82% tra il 2007 e il 2012)”. Ci sono poi 1,6 milioni di italiani che, “pur disponibili a lavorare, hanno rinunciato a cercare attivamente un impiego perché convinti di non trovarlo”. La mancanza di fiducia nella possibilità di crearsi un futuro in patria, inoltre, porta all’aumento dell’esodo di italiani all’estero: nell’ultimo decennio il numero di chi ha trasferito la residenza è più che raddoppiato, da 50.000 a 106.000. Ma è stato soprattutto nel 2012 che l’incremento ha visto un boom: +28,8% tra il 2011 e il 2012. Sono soprattutto giovani: il 54,1% ha meno di 35 anni. Ma tra chi non lascia l’Italia si registra un altro dato: emergono infatti nel mondo dell’imprenditoria di soggetti nuovi che si sono rimboccati le maniche mettendosi in proprio. È il caso delle donne e degli immigrati. Le imprese “rosa” nell’ultimo anno sono aumentate di 5.000 unità e la variazione è di +0,3% rispetto al complessivo +0,1%. I tratti dell’imprenditoria femminile sono: “Capacità di resistenza ma anche di innovazione, di adattamento difensivo, di rilancio e cambiamento”. E anche gli immigrati, “di fronte alle difficoltà di trovare un lavoro dipendente, costretti a lavorare per rimanere in Italia, si assumono il rischio di aprire nuove imprese”. Nel 2012 – riferisce il Censis – sono 379.584 gli imprenditori nati all’estero che lavorano in Italia, con una crescita del 16,5% tra il 2009 e il 2012 e del 4,4% nel solo ultimo anno. “Tutto questo – fa notare il Censis nel Rapporto annuale – mentre le imprese gestite dai nostri connazionali diminuiscono del 4,4% nei quattro anni considerati e dell’1,8% nel solo ultimo anno”.

La crisi delle farmacie, almeno 1 su 6 a rischio chiusura

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La Federfarma lancia l’allarme sono ormai circa 3000 farmacie su 18.000 a essere in gravi difficoltà economiche, cioè almeno una su sei è a rischio chiusura, mentre almeno seicento stanno per fallire:

Le notizie sulle chiusure sono all’ordine del giorno e, per cercare di risollevarsi da una situazione definita ‘drammatica’ uno dei punti su cui far leva è il nuovo sistema di remunerazione, che dovrebbe essere introdotto dal nuovo Patto per la Salute.

“Non cattiva gestione”, ma “il continuo calo della spesa farmaceutica convenzionata” e “la crisi che riduce la capacità di spesa dei cittadino” sono, per Annarosa Racca, presidente del sindacato di titolari di farmacie, tra i fattori all’origine delle numerose chiusure per fallimento.

Ma ad aggravare la situazione, anche i ritardi nei pagamenti da parte delle Regioni e, in ultimo, le rapine, che vedono le farmacie al secondo posto tra gli esercizi più a rischio, subito dopo i supermercati.

Lazio, Lombardia, Sicilia, Piemonte e Campania, le regioni maggiormente colpite dal fenomeno. Per Federfarma non dovrebbe esser più basato su un guadagno in percentuale sul prezzo del farmaco venduto ma su una quota fissa per ogni confezione. Fiducia viene riposta anche dall’auspicato rinnovo della convenzione farmaceutica nazionale, che domani sarà sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni e che dovrà definire, tra l’altro, le regole per assistenza domiciliare,cronicità e prevenzione.

Nel futuro, anche le ricette dematerializzate, in avvio con maggiore o minore lentezza nelle diverse regioni italiane, Sicilia in Primis, dove sono già state 500.000 quelle emesse fino ad oggi. Ma anche una piattaforma informatica per la gestione, monitorata tramite web, dell’assistenza integrativa e dei farmaci forniti per conto delle Asl. Un sistema che per Federfarma sarà in grado di eliminare gli sprechi e attuare quella farmacovigilanza indispensabile per monitorare l’aderenza terapeutica”.

Italia divisa… dal prezzo del caffè

caffè-aumento-tuttacronacaCittà che vai… prezzo del caffè che trovi! Il primo dicembre è scattato l’aumento della tazzina di caffè, ma non si può parlare di un effettivo bood di rincari visto che l’Italia è divisa sul prezzo dell’amata bevanda: se a Napoli e Bari la si può gustare a 80 centesimi, risalendo verso Roma e Firenze il prezzo sale a 90 centesimi per poi raggiungere un euro e 10 a Torino e Bologna. I rincari sono stati, per chi li ha effettuati, una scelta obbligata, derivata anche dall’aumento dell’Iva. Ma in molti hanno preferino non modificare il listino, bloccando i prezzi per la crisi e la concorrenza dei distributori automatici. Le eccezioni ovviamente ci sono, si tratta di Palermo e Genova, dove si prevede un aumento del prezzo medio di 10 centesimi. A fare una mappatura dei pressi del caffè lungo lo Stivale, ci pensa Repubblica: “Dove la tazzina non subirà il rincaro è il capoluogo piemontese, già tra i più cari. I bar non hanno intenzione di aumentare ancora il prezzo che oggi si aggira tra 1 euro e 1,10 euro a seconda dei locali, per non incidere sui consumatori. Anche Bologna si distingue per il già alto prezzo della tazzina. Sotto le Due Torri un caffè al bar costa in media 1 o 1,10 euro, anche se, pur raramente, lo si paga 120 o 90 centesimi. Lo scorso anno, l’Ascom ha chiesto ai 500 baristi iscritti tra città e provincia di mantenere il prezzo a un euro, per sostenere consumi in calo, che sarebbero ulteriormente penalizzati se si seguisse l’indicazione dell’aumento. In Toscana, dove il prezzo della tazzina è fermo da cinque anni, un caffè costa mediamente 90 centesimi al bar. Il prezzo medio è lo stesso in tutta la regione, fanno sapere da Confcommercio. A Firenze è possibile trovare anche un numero selezionato di locali in cui un caffè costa 1 euro o anche un 1,10 euro o addirittura 1,20. Soprattutto nei bar storici che si affacciano in piazza della Repubblica o in piazza della Signoria. Nei bar della periferia il prezzo è pressochè uniforme, 90 centesimi, anche se può capitare di spendere anche meno, 80 centesimi. Periferia, in termini nazionali, risulta dunque Bari, che quanto a caffè è tra le città meno care d’Italia. Qui il prezzo non solo non sale ma addirittura scende. Se infatti nella grande maggioranza dei locali si aggira sugli 80 centesimi, non sono pochi i bar del capoluogo pugliese che si sono lanciati in una sorta di corsa ai ribassi, mettendo la tazzina a 70, ma anche a 50 cent o offrendo a 1 euro un menù caffè e cornetto. Nessun aumento recente e nessuna previsione di superare a breve la soglia dell’euro. Anche a Napoli i clienti possono stare tranquilli: per loro la tazzina di caffè la città resta tra le più economiche in Italia. Da due anni il prezzo medio resta tra gli 80 e i 90 centesimi, solo in pochissimi casi il costo supera l’euro ma sono davvero eccezioni legate a una particolare cura del prodotto, del servizio e dal contesto. Dopo anni di calma piatta, a Palermo il rincaro invece si sentirà: 10 centesimi in più per un caffè, che al bar passerà dagli attuali 90 centesimi a 1 euro, giustificato dagli operatori del settore con le tasse, la Tares, l’Imu, con il costo dell’affitto sempre più caro, sul costo del lavoro, per chi vuole rispettare le regole. Di fronte a tutto questo, si giustificano i baristi palermitani, creare un allarme per 10 centesimi è ridicolo”.

Gli operai senza stipendio che aggrediscono i politici in Consiglio comunale

consiglio-comunale-centola-tuttacronacaSi stava svolgendo il Consiglio Comunale a Centola, in provincia di Salerno, lo scorso venerdì pomeriggio, quando è stato necessario far passare in secondo piano la discussione dei punti all’ordine del giorno a causa della protesta di un gruppo di cittadini che ha rischiesto l’intervento della polizia municipale per placare gli animi dei presenti. Come spiega Il Mattino, “prima è esplosa la rabbia di una decina di famiglie di Centola Palinuro in attesa da oltre un anno dei finanziamenti regionali per i fitti, poi la disperazione di un operaio addetto alla raccolta rifiuti senza stipendio da mesi. L’operaio al culmine della esasperazione si è scagliato prima contro il sindaco Carmelo Stanziola, poi ha avuto una furibonda discussione con il presidente del consiglio comunale, Gianfranco Ciccariello. Solo l’intervento degli altri presenti in aula ha evitato che la situazione degenerasse sfociando in una colluttazione.”

I finanziamenti pubblici sono incostituzionali: lo dice la Corte dei Conti

Corte-dei-Conti-tuttacronacaIl procuratore del Lazio della Corte dei Conti, Raffaele De Dominicis, che ha sollevato la questione di legittimità davanti alla Consulta, ha sostenuto che le leggi che hanno reintrodotto il finanziamento pubblico dei partiti, a partire dal 1997, sarebbero “incostituzionali” perché “elusive e manipolative del risultato referendario” del 1993. Lo stesso procuratore ha reso noto che la decisione è stata presa nell’ambito dell’indagine istruttoria aperta nei confronti dell’ex amministratore-tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, sotto processo anche penalmente per illecite sottrazioni di denaro pubblico. La procura contabile solleva la questione di legittimità, ricordando che gli elettori in occasione del referendum fornirono “una risposta decisamente negativa in relazione alla persistenza delle erogazioni di contributi statali a beneficio dei partiti politici e dei movimenti e/o gruppi ad essi collegati”. Stando alla procura, le disposizioni posteriori “sono da ritenersi apertamente elusive e manipolative del risultato referendario, e quindi materialmente ripristinatorie di norme abrogate”. Per la Corte dei Conti, quindi, “tutte le disposizioni impugnate, a partire dal 1997 e, via via riprodotte nel 1999, nel 2002, nel 2006 e per ultimo nel 2012, hanno ripristinato i privilegi abrogati col referendum del 1993, facendo ricorso ad artifici semantici, come il rimborso al posto del contributo; gli sgravi fiscali al posto di autentici donativi; così alimentando la sfiducia del cittadino e l’ondata disgregante dell’anti-politica”. Dalla normativa contestata, poi, deriva per il procuratore De Dominicis “la violazione del principio di parità e di eguaglianza tra i partiti e dei cittadini che, per mezzo dei partiti stessi, intendono partecipare alla vita democratica della Nazione. Infatti – argomenta – i rimborsi deducibili dal meccanismo elettorale risultano estesi, dopo il 2006, a tutti e cinque gli anni del mandato parlamentare, in violazione del carattere giuridico delle erogazioni pubbliche, siccome i trasferimenti erariali, a partire dal secondo anno, non solo si palesano come vera e propria spesa indebita, ma assunti in violazione del referendum dell’aprile 1993”. La differenziazione degli importi dei rimborsi dopo il primo anno dalle elezioni, inoltre, “si configura arbitraria e discriminatoria perché consolida la posizione di vantaggio solo di quei partiti che hanno raggiunto la maggioranza politico-parlamentare”.

Lavorare un mese per un euro in busta paga: “la legge costringe all’elemosina”

disperazione-tuttacronacaUna lettrice del Mattino ha voluto condividere la sua busta paga, che le ha riservato una tragica sorpresa: a causa dell’acconto Irpef anticipato e delle detrazioni per il fatto di avere il marito a carico, la donna si è ritrovata a lavorare per un mese per poter mettersi in tasca 1 euro. Questa la lettera della donna:

Gentile redazione del Mattino.it,

sono un’ incaricata annuale monoreddito, con due figli che frequentano la scuola. Mio marito in seguito alla grave crisi economica, sono ormai due anni che non lavora. Quindi le spese sono tutte a mio carico. Questo mese ho aperto il mio statino ed ho trovato 1€ in busta paga, con le seguenti motivazioni: acconto irpef € 797.27 anticipato pur non avendo altri redditi, mentre gli altri soldi sono dovuti per le detrazioni in quanto avevo mio marito a carico. Egli ha ricevuto a dicembre 2013 un indennizzo di disoccupazione in un’unica soluzione di € 3000 in tal modo superando i 2850 € annui stabiliti dalla legge per essere a carico del coniuge ho dovuto restituirne 400 il mese di agosto e il restante il mese di novembre. La mia domanda è questa: è possibile che vi siano leggi che debbano permettere alle famiglie di elemosinare il cibo? Tutto questo che sta accadendo per me è una vera vergogna nei riguardi dei nostri giovani figli ai quali sono stati rubati i sogni e le speranze».

A. C.

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Il caffè diventa un lusso?

caffè-aumento-tuttacronacaA Gorizia alcuni esercenti si sono visti obbligati a far pagare ai clienti 1.10 euro una tazza di caffè, a Genova, da dicembre, costerà 1.20. E ancora si possono ritenere “fortunati” visto che le previsioni per quel che riguarda i padovani amanti del caffè parlano di un aumento a 1.30 euro. Questo perchè se l’Iva aumenta e vola anche il prezzo della materia prima, anche l’espresso segue il trend ed ecco che arriva il rincaro. Lo annuncia Angelo Luni, segretario regionale di Fipe (federazione italiana pubblici esercizi) e provinciale di Appe (associazione provinciale pubblici esercizi): “Il prezzo andrà sicuramente ritoccato a Padova, quello attuale non copre le spese”. La paura per gli esercenti, è che così sempre più persone rinunceranno anche a quella che in Italia è un po’ una tradizione: la pausa caffè al bar. Perchè in tempo di crisi, anche quei centesimi in più a fine mese iniziano con il pesare sul bilancio. Sempre Luni aggiunge: “Gli esercenti avrebbero voluto già aumentare da un pezzo, ma temono di perdere i clienti. Non vorrebbero fare harakiri. Ma il costo è davvero troppo basso: a Padova, in media, si paga un euro per un caffè, ma così si lavora gratis. Il prezzo della tazzina a un euro è fermo da dieci anni, non si può continuare, pena la chiusura di tanti locali. Si potrebbe anche arrivare a un euro e 30 centesimi per un caffè al banco”.

Chi è la showgirl che si sarebbe messa fra Buffon e Seredova?

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Gianluigi Buffon e Alena Seredova in crisi? Lo scoop è della rivista Visto:  ”Ci sono voci di corridoio – fa sapere la rivista – non confermate dai due protagonisti, che affermano che tra il calciatore e la modella ceca la storia sia già giunta al capolinea. Non solo: si mormora anche che la causa di questa improvvisa separazione sia una showgirl italiana, anche lei reduce da una recente rottura. Difficile, al momento, dire se si tratti solo di malelingue. Magari la coppia sta solamente attraversando una crisi passeggera o un momento difficile, e auguriamo ai due vip di poter risolvere presto i loro problemi (se davvero ne hanno!)”. Chi sarà?

Il Capo dello Stato: su crisi di governo, passaggio parlamentare

governo-passaggio-parlamentare-tuttacronacaAlla richiesta di Forza Italia che venga aperta una crisi formale di governo ora che il partito che fa capo a Silvio Belrusconi, il Capo dello Stato ha fatto sapere che è necessaria una verifica parlamentare sulla tenuta del governo. Per Giorgio Napolitano, inoltre, servono di discontinuità politica tra il governo delle larghe intese e il governo che ha ricevuto la fiducia sulle legge di Stabilità. Una consultazione tra il Presidente della Repubblica e il premier prenderà ad oggetto le forme e i tempi di tale passaggio. A renderlo noto, l’ufficio stampa del Quirinale.

“Crisi formale di Governo”, chiesta da Forza Italia

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Forza Italia, dopo l’incontro con il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, al quale hanno partecipato Renato Brunetta e Paolo Romani, ha chiesto di aprire uan “crisi formale di Governo”, alla luce della nuova maggioranza che si è venuta a determinare e di una nuova composizione del governo che, a dire di FI, non è più di larghe intese.

Anche le badanti perdono il lavoro in Italia!

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Spendiamo circa 10 miliardi di euro l’anno per le circa 800mila badanti, ma nel 2013 vi è stata un inversione di marcia e 8 famiglie su 10 ci hanno rinunciato in tutto o in parte.   E nel deserto dell’assistenza pubblica, sempre più risicata a causa della crisi economica, per pagare la badante il 75% riduce qualità e quantità dei cibi e il 45% deve chiedere aiuto ai figli. Spesso nemmeno tutti questi sacrifici sono sufficienti: nel corso dell’ultimo anno il 55% degli over 75 ha dovuto ridimensionare l’aiuto dell’assistente familiare, il 25 % vi ha dovuto rinunciare del tutto.

Così gli 800mila anziani non autosufficienti sono a rischio assistenza, almeno secondo quanto rivelano i dati della prima indagine italiana sulle badanti e pensionati, presentati durante il Congresso Nazionale della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG), a Torino dal 27 al 30 novembre, che mette anche in luce come le badanti siano una presenza apprezzata e indispensabile ma un anziano su tre teme che possano commettere errori nelle terapie. Una paura fondata, perché solo il 14% di loro ha avuto percorsi adeguati di formazione sanitaria e il 77% è di nazionalità straniera.

“Caro” caffè… quanto mi costi?

caro-caffè-tuttacronaca“Regalo” di Natale per i genovesi che si vedranno aumentare il costo di una tazzina di caffè: da dicembre, infatti, una tazzina al bar costerà 1,20 euro mentre per un cappuccino bisognerà pagare 1,60. Secondo le associazioni di categoria, una simile mossa, che ritengono sia dovuta, è colpa della crisi. E se l’aumento parte da Genova, è destinato a varcare i confini cittadini. Già alcuni giorni fa, a Gorizia, diversi bar hanno esposto un cartello spiegando che la bevanda era salita a 1,10 euro. Il fatto è che i Comuni hanno aumentato, chi più chi meno, le tasse (Tares in primis) e gli esercenti cercano di far cassa come possono: l’unica possibilità è aumentare i prezzi per i clienti. La decisione presa a Genova, quindi, potrebbe venire presto presa anche altrove, anche se con le dovute differenze considerando che il prezzo medio del caffè al bar varia nelle diverse città. E’ La Stampa a pubblicare i dati delle Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi:

Stando alle cifre della Fipe, la Federazione italiana dei pubblici esercizi, elaborati dall’osservatorio prezzi su dati Istat e relative al mese di luglio, il prezzo medio di una tazzina al bancone oscilla da 77 centesimi di Bari a 1,04 di Torino. Oltre al capoluogo piemontese, supera la soglia dell’euro anche Bologna (1,03), dove nei bar del centro il prezzo può arrivare, in alcuni casi, a 1,30 euro, addirittura 10 centesimi oltre la nuova soglia di Genova. A 1 euro si assesta, invece, la media di Firenze.

Mentre tra le città più convenienti si piazzano, Catania (0,80), Roma (0,83), dove il prezzo varia tra gli 80 e i 90 centesimi in centro e nelle zone semicentrali, ma può scendere a 70 in periferia, e Cagliari (0,85). Prezzi in linea con quelli di Napoli (0,84), dove si va di norma dagli 80 ai 90 centesimi, con alcune eccezioni: nel bar del Tribunale un caffè si paga appena 50 centesimi. Si sale a 0,97, invece, a Milano: una tazzina di caffè costa, a seconda degli esercizi, da 90 centesimi ad 1 euro.

Più contenuti i costi a Palermo (0,88 la media), dove raramente si raggiunge la soglia massima dell’euro.

«Quello che dicono i colleghi di Genova circa il peso della fiscalità locale è senza dubbio condivisibile», spiega il presidente della Fipe, Lino Enrico Stoppani. «Bar e ristoranti vengono considerati grandi produttori di rifiuti spesso, però, senza tenere presente alcuni elementi fondamentali, quali la durata delle attività, come nel caso degli esercizi stagionali – prosegue -. Il risultato è stato che, in alcuni casi, l’aumento dell’imposizione con l’introduzione delle nuove tasse locali, a cominciare dalla Tares, ha raggiunto il 400% rispetto al livello di tassazione precedente».

La stabilità che forse rende stabile lo Stato e instabile i cittadini?

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Parole nuove come Iuc o Sia, ma nella sostanza la Legge di Stabilità che avrebbe dovuto portare fuori dal tunnel l’Italia è solo un “tiriamo a campare”. Sicuramente non era facile, troppe famiglie gettate nella povertà dalle politiche dell’austerity e dalla crisi, troppa sfiducia da parte dei cittadini nelle istituzioni e soprattutto nei confronti di una politica sempre più autoreferenziale. Dove sono le novità? Nel reddito minimo garantito? Più una mossa elettorale che un sostegno alla povertà! E come dice Blitz Quotidiano: Chi finanzierà i 7 miliardi? Chi stabilirà i criteri di assegnazione delle risorse senza un’adeguata intermediazione, anche solo conoscitiva delle persone realmente in difficoltà? Non sembra, al momento, che gli enti locali siano preparati ad un’eventualità del genere, anche perché nessuno scommette, visti i precedenti, sulla loro affidabilità contabile.

Di cosa è composta la Stabilità?

– Reddito minimo garantito (sia)- in fase sperimentale arriva lo sia, sostegno per l’inclusione minima. si integrerà il reddito di tutte le famiglie che vivono sotto la soglia di povertà assoluta, in cambio di un patto di inserimento con i beneficiari. le risorse verranno dal prelievo di solidarietà sulle pensioni d’oro: 6% per la parte eccedente le 14 volte il minimo (90mila euro lordi l’anno), 12% per la parte eccedente le 20 volte il minimo e 18% sulla parte eccedente le 30 volte.

– Casa: via la Trise, arriva la Iuc (imposta unica comunale).

Avrà tre componenti: rimane l’Imu ma non sulla prima casa, ci sarà la Tari sulla raccolta dei rifiuti e la Tasi sui servizi indivisibili. Sarà esentata la prima casa, ad esclusione delle case di lusso e l’aliquota massima sarà del 10,6 per mille. Vengono stanziati 500 milioni di euro in più all’anno a favore dei Comuni (la dote sale a 1,5 miliardi) da destinare alle detrazioni per le famiglie con redditi bassi.

– Sconti imprese: aumenta dal 20 al 30% la deducibilità Imu sui beni d’impresa ai fini Ires e Irpef ma solo per il 2013, con una dote di 200 milioni di euro.

– Contributo pensioni d’oro: il contributo scatterà sui redditi oltre 90mila euro l’anno con un 6% che sale al 12% per redditi oltre 128mila euro fino al 18% per redditi sopra 193mila.

– Reddito minimo inserimento: le risorse derivanti dal prelievo sulle pensioni d’oro finanzieranno la sperimentazione della carta acquisti ma anche, come ha spiegato il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, il reddito minimo d’inserimento in alcune grandi aree metropolitane.

– Cartelle: i contribuenti che hanno ricevuto cartelle esattoriali da Equitalia potranno sanare la loro posizione pagando l’imposta al 100% e le sanzioni ma senza corrispondere gli interessi di mora.

– Cuneo fiscale: riduzione della platea dei destinatari con benefici aumentati fino a un massimo di 225 euro all’anno che si registra nella fascia tra i 15 e i 18mila euro. La norma prevede detrazioni fiscali fino ai 35mila euro.

– Stadi: entra la versione ‘light’ della norma che prevede l’aumento del fondo di garanzia presso l’istituto di credito sportivo per l’ammodernamento degli impianti sportivi gia’ esistenti e non per la costruzione ex novo.

– Cdp per sostegno economia: esteso il perimetro d’azione della Cassa per il credito alle Pmi, anche con garanzia dello Stato. La Cassa potra’ acquistare titoli cartolarizzati delle imprese di ogni dimensione.

– Credito pmi e mutui famiglie: nasce un ‘Sistema di garanzia nazionale’ con un fondo di garanzia per le Pmi, e un fondo per i mutui prima casa delle famiglie e per i lavoratori co.co.pro.

– Sardegna: nel biennio 2014-2015 lo Stato stanziera’ 103,4 milioni per la ricostruzione e la ripresa economica nelle zone interessate dagli eventi alluvionali il commissario delegato potra’ avvalersi dell’Anas per il ripristino della viabilità interrotta o danneggiata.

– Salva-Budelli: la norma consente allo Stato di riacquistare l’isola esercitando il diritto di prelazione e autorizza la spesa di 3 milioni di euro nel 2014.

– Costi standard: monitoraggio e revisione dei costi standard di regioni ed enti locali entro il 2015, incluso il comparto della Sanità.

– Conti correnti: il cliente potrà trasferire a un’altra banca a costo zero, senza spese aggiuntive, i servizi di pagamento connessi al rapporto di conto corrente. L’operazione deve essre perfezionata entro 14 giorni lavorativi dalla richiesta.

– Veicoli sequestrati in vendita: i veicoli sequestrati da oltre 2 anni per violazione al codice della strada saranno messi in vendita o riscattati. Resta il diritto di riscatto del proprietario. I veicoli che non riusciranno a essere venduti saranno rottamati.

– Manager società comunali: basteranno due bilanci in rosso perche’ i manager delle societa’ “partecipate” dai comuni possano essere cacciati “per giusta causa”.

– Calamità naturali: i risparmi derivanti dalla riduzione dei finanziamenti ai partiti andranno alle regioni colpite da calamità naturali. Le risorse dovrebbero ammontare a circa 68 milioni di euro.

– Election Day: dal 2014 le operazioni di votazione in occasione delle consultazioni elettorali o referendarie si svolgono nella sola giornata di domenica, dalle 7 alle 23.

– Autotrasporto: 330 milioni per il settore.

Chi sarà più Stabile con questa Legge di Stabilità? I cittadini o lo Stato o nessuno dei due?

Precario oggi, povero domani: il rapporto dell’Ocse

agenzie-lavoro-tuttacronacaE’ l’Ocse a sostenere che i poveri di domani potrebbero essere i giovani precari di oggi, questo a causa del metodo contributivo e dell’assenza di pensioni sociali. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ritiene infatti che “L’adeguatezza dei redditi pensionistici potrà essere un problema” per le generazioni future, e “i lavoratori con carriere intermittenti, lavori precari e mal retribuiti sono più vulnerabili al rischio di povertà durante la vecchiaia”. Lo si legge nel rapporto ‘Pensions at a Glance 2013′. Sempre secondo l’Ocse, i contributi previdenziali in Italia sono al top dell’area dei Paesi aderenti all’organizzazione. I contributi previdenziali in Italia infatti nel 2012 sono al 33% del totale lordo della retribuzione, complessivamente pari al 9% del Pil e al 21,1% del totale delle tasse. La media Ocse è del 19,6%, pari al 5,2% del Pil e al 15,8% del totale delle tasse. “Lavorare più a lungo potrebbe aiutare a compensare parte delle riduzioni”, si legge nel rapporto, “ma, in generale, ogni anno di contributi produce benefici inferiori rispetto al periodo precedente tali riforme”, sebbene “la maggior parte dei paesi abbia protetto dai tagli i redditi piu’ bassi”. Ma, al contrario, i salari che vengono percepiti nel nostro Paese sono al di sotto della media Ocse. In media in Italia nel 2012 un lavoratore percepisce 28.900 euro, pari a 38.100 dolari, al di sotto dei 42.700 dollari medi dell’Ocse, sui quali pesano i 94.900 dollari degli svizzeri, i 91 mila dollari dei norvegesi, i 76.400 dollari degli australiani, i 59 mila dollari dei tedeschi e i 58.300 dollari degli inglesi, superiore ai 47.600 dollari degli statunitensi. Ai livelli più bassi i messicani con 7.300 dollari e i 12.500 dollari degli ungheresi.

Matteo, morto durante la partita. Il ricordo dei compagni

matteo-roghi-tuttacronacaIeri la tregedia in campo, quando un 14enne si è accasciato durante la partita, senza che nessuno potesse fare qualcosa per lui. Oggi il ricordo dei compagni. Lui era Matteo e ieri giocava ad Abbadia San Salvatore con la sua squadra, le giovanili del Foiano. Il 14enne frequentava l’Istituto professionale Guido Marcelli di Foiano della Chiana, in provincia di Arezzo e i  suoi compagni di classe, 16 maschi e cinque femmine, hanno messo i fiori sul banco e composto pensieri e poesie da consegnare alla famiglia. Lo stesso è stato fatto anche da tutti gli altri alunni dell’istituto, che si sono riuniti assieme ai professori nell’aula magna della scuola e hanno ricordato Matteo. Il professor Sauro Tavernesi, docente di lettere, lo ricorda così: “Era un ragazzo solare, buono con tutti, le ragazzine era tutte innamorate di lui, gli lasciavano bigliettini e frasi su Facebook. Io l’ho avuto nei tre anni delle medie e mi accingevo ad averlo qui alle superiori dove ora insegno, sono distrutto”. Anna Bernardini, la preside, ha fortemente voluto la commemorazione nell’aula magna ed ha annunciato che saranno scritte anche in futuro poesie e ricordi da consegnare alla famiglia. Ma il dolore valica le aule ed è vivo in tutto il paese.  Il presidente del Foiano Calcio Danilo Vannuccini si è detto senza parole. “Siamo profondamente rammaricati dall’accaduto, vogliamo essere vicini alla famiglia senza esitazioni. Forse ci daranno partita persa – ha detto riferendosi alla decisione della prima squadra di non giocare la partita di ieri a Albinia appresa la tragedia di Abbadia San Salvatore – ma la decisione di non giocare è stata totalmente unanime e dunque siamo sereni”.

Tragedia sul campo da calcio: muore un 14enne durante una partita

matteo-roghi-tuttacronacaSi stava disputando una partita di calcio giovanile ad Abbadia San Salvatore, al confine tra le province di Siena e Grosseto, quando un 14enne è stato colpito da un malore. Era il secondo tempo della partita tra la squadra di Foiano, nella quale giocava il ragazzino, e la “Amiata” di Abbadia San Salvatore, quando Matteo Roghi si è accasciato a terra. Nel primi 45 minuti, secondo quanto si è appreso, non aveva manifestato alcun malessere. Il medico della società non ha potuto far nulla per lui, così come si è rivelato inutile anche l’intervento dei sanitari, arrivati sul campo, che dista poche decine di metri dall’ospedale, in pochissimi minuti. La salma del giovane atleta si trova ora all’obitorio di Nottola, nei pressi di Montepulciano mentre la prima squadra della prima società, impegnata in una partita ad Albinia, ha abbandonato l’impegno sportivo appena venuta a conoscenza della tragica notizia. La società sportiva del Foiano si ritrova così a vivere un lutto come quello del 2007, quando Teddy Bartoli, attaccante 22enne, morì nello stesso modo. Anche lui si accasciò al suolo durante un’amichevole tra squadre impegnate in seconda categoria. Da allora la società aretina è particolarmente impegnata nella sicurezza sui campi di calcio e, anche pochi mesi fa, un defibrillatore è stato donato al centro sportivo foianese.

75 euro netti al giorno per spalar neve a Milano: è boom di candidature

neve-milano-tuttacronacaL’inverno ha già fatto scendere i primi fiocchi di neve e a Milano si sta lavorando per reclutare spalatori. E le candidature sono da record, con oltre 3.400 domande, l’85% delle quali presentate da italiani. La crescita, rispetto all’anno scorso, è del 25%. La neve, insomma, diventa un’opportunità di guadagnare 75 euro netti al giorno, che salgono a 90 se di notte. A gestire il ciclo di rifiuti e pulire le strade della città è l’Amsa, che lo reputa un settore marginale, ma organizzato ancora capillarmente. Luciano Recaldini, responsabile del personale dell’azienda, spiega: “Ora paghiamo con i voucher Inps entro 20 giorni dalla giornata lavorata, anche per non dover gestire buste paga o simili”. Entro il pomeriggio precedente alla discesa in campo degli spalatori, il Comune deve avvisare l’Amsa, che ha poche ore per contattare i candidati. Recaldini aggiunge: “Quest’anno contiamo di arrivare a 7mila iscritti dal sito internet ma sappiamo che solo una parte poi si presenta”. Fino a oggi sono tutti stati avvisati telefonicamente, mentre quest’anno saranno allertati via sms. A chi conferma viene dato appuntamento alle 7 del mattino dopo a una fermata della metropolitana, in modo che anche con la città bloccata si possa raggiungere il punto di ritrovo, dove un caposquadra dipendente Amsa ha la lista del gruppo, spiega il lavoro e consegna l’attrezzatura. Quello che colpisce è un dato che ha disatteso le previsioni: ci si aspettava un aumento degli immigrati, invece sono sempre di più gli italiani in coda per questo lavoro. L’anno scorso gli spalatori ‘made in Italy’ erano infatti il 5% in meno, nel 2010 – quando è cominciato il reclutamento on line – il 7% in meno. Tra gli stranieri i più numerosi sono gli egiziani (1,8% del totale) e i romeni (1,6%). Pochissime le donne (10%), numerosi i candidati con più di 40 anni (il 25%).

Cosa non si fa per una pensione da 1300 euro!

pensione-padre-tuttacronacaHa 40 anni, è originario di Roma ma risiede a Subiaco Giampiero Di Tullio. E ora sarà processato con giudizio immediato. Questo perchè, alla morte del padre, ne ha preso il corpo e l’ha infilato in una breccia nel muro del salotto che poi ha ricoporto. Mentre il corpo dell’anziano era così celato, lui ha continuato a intascare la sua pensione da 1300 euro tutti i mesi. L’uomo ha scampato l’accusa di omicidio volontario perché le perizie hanno stabilito che il padre 85enne, Domenico, è morto per cause naturali. Resta però l’imputazione per soppressione di cadavere e quei 30mila euro sottratti all’Inps che in caso di condanna dovrà rendere.

Così il Messaggero racconta la scoperta

La villetta dei Di Tullio immersa in un uliveto alle porte di Subiaco si era trasformata nella casa degli orrori una mattina di agosto del 2011. Giampiero, al risveglio, aveva trovato il padre morto nel letto. E per lui è stato come precipitare in un tunnel, perché suo padre, il suo unico amico e confidente, se ne era andato per sempre, e poi perché non avrebbe avuto più un soldo in tasca. Così dopo una giornata di smarrimento ha pensato alla terribile soluzione: murare il cadavere in casa e continuare ad andare alla Posta a intascare le mensilità. Ad aprile di quest’anno l’orrida scoperta lo ha fatto finire in carcere. Durante un controllo in cerca di droga i carabinieri di Tivoli e di Subiaco invece di trovare eroina o cocaina avevano trovato, a sorpresa, quel corpo mummificato. Messo alle strette era stato lo stesso Di Tullio a confessare: «Non aprite quella porta, mio padre sta male…O meglio è morto».

La crisi getta un italiano su 5 al freddo e al gelo

riscaldamento-tuttacronacaL’inverno ha bussato alle porte degli italiani e ora scatta il nuovo allarme, lanciato dalla Coldiretti sulla base dei dati Istat. A causa della crisi, è quasi raddoppiato il numero di italiani che si trova in condizioni di disagio tali da dover soffrire il freddo. E così non solo tornano in voga stufe e camini, ma anche cresce il numero dei furti di legna.  E’ il 21.2% degli italiani, più di 1 su 5 quindi, che lamenta di non potersi permettere di riscaldare adeguatamente la propria abitazione. All’inizio della crisi, nel 2007, a vessare in simili condizioni era il 10,7%.  Tra crisi e presso insostenibile dei combustibili, sono infatti sei milioni le stufe e camini pronti ad accendersi sul territorio nazionale, con un aumento record delle importazioni di legna da ardere: + 15% nei primi sette mesi del 2013 rispetto allo scorso anno. Vista una simile escalation, stima la Coldiretti, il nostro Paese è diventato il primo importatore mondiale e in tutto il 2013 saranno importati circa 3,5 miliardi di chili di legna da ardere per garantire il caldo nelle case degli italiani. Una tendenza dovuta in parte alla riapertura dei camini nelle vecchie case ed alla costruzione di nuovi ma anche ad una forte domanda di tecnologie più innovative nel comparto delle stufe a legna, delle caldaie e pellets. E sempre la Coldiretti sottolinea anche come sono aumentati anche i furti di legna tanto che il Corpo forestale parla di nuova realtà criminale con più di 800 illeciti penali, 20 arresti, e 4.000 illeciti amministrativi rilevati nel 2012 per un importo di oltre 3 milioni di euro ma con sensibili incrementi quest’anno. Sul territorio nazionale sono presenti 10 milioni e 400 mila ettari di superficie forestale, in aumento del 20 per cento negli ultimi 20 anni, di cui viene utilizzato meno del 15% della ricrescita annuale a fronte di un 65% ad esempio della Germania.  Con una più corretta gestione delle foreste può essere prelevata, quasi senza alterarne la sostenibilità, una quantità di 23,7 milioni di tonnellate/anno di combustibile che riduce i consumi attuali di petrolio di ulteriori 5,4 milioni di tonnellate. La Coldiretti conclude quindi spiegando che appare evidente l’importanza di rilanciare la gestione dei boschi che, oltre alle valenze economiche, territoriali, sociali e paesaggistiche avrebbe anche un impatto ambientale.

Il dentista offre le cure gratis: non ci va nessuno!

dentista-gratis-tuttacronacaSembra incredibile, eppure in Italia accade anche questo: un dentista di Belluno si è offerto di curare gratuitamente chi non ha possibilità economiche e nessuno si fa vivo per due anni.  Il professionista, saputo che i suoi concittadini rinunciano alle cure dentali a causa della crisi, ha deciso di mettersi a disposizione gratuitamente di chi ne ha bisogno. Per farlo, si è rivolto alla Caritas: “Ho sempre pensato che in un paese civile ognuno debba fare la propria parte e del proprio meglio – racconta -. Anche se il lavoro certo non mi manca ho semplicemente pensato di dover fare qualcosa. Ma come? Se avessi fatto scrivere sul giornale ‘curo i poveri’ sarei stato subissato di richieste di chi non ha bisogno ma vuole solo fare il furbo (e questo è il motivo per cui manteniamo l’anonimato, ndr), ciò che mi serviva era un referente istituzionale che scegliesse i casi veramente bisognosi. Così telefono alla Caritas dando la mia disponibilità a curare gratuitamente i bisognosi: otturazioni, estrazioni, igiene, devitalizzazioni, ortodonzia gratis col solo pagamento delle spese vive (ricevuta del tecnico alla mano) odontotecniche (dentiere, capsule, ponti) perché non posso pretendere da altri ciò che io sono disposto a dare. Risultato? Zero”.  Due settimane fa, finalmente, la svolta: “Ricevo una telefonata dal servizio di Farmacia dell’Immacolata dell’oratorio Don Bosco cui il mio nominativo è stato segnalato dalla Caritas. Ci accordiamo e decidiamo che lui sarà il mio filtro”.

“Potrebbe succedere anche a te”, i tagli alla sanità spagnola

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Flebo, camice e richiesta d’aiuto, questa è l’ultima provocazione dell’associazione Medicos del Mundo per protestare contro  i tagli alla sanità effettuati dal governo di Rajoy negli ultimi mesi. L’iniziativa si è svolta lo scorso 14 novembre per le strade di Madrid, nell’ambito della campagna “Nadie Desechado” (in italiano “Nessun rifiuto”).

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Tra il teatro di strada e la protesta sociale, le foto in fretta stanno facendo il giro del web con l’avvertimento, che è diventato poi lo slogan della campagna di sensibilizzazione  “Potrebbe succedere a te”. L’idea è stata realizzata con la collaborazione dell’artista Yolanda Dominguez, che mira a evidenziare come la sanità non può diventare un “lusso per  pochi”.

Potrebbe succedere anche a noi?

Ancora “pane tossico”: sequestrati 9 forni a Napoli e provincia

pane-tossico-tuttacronacaAncora “pane tossico” in Campania, tra Napoli e provincia. Dopo il blitz dello scorso ottobre durante il quale i carabinieri del comando provinciale di Napoli hanno sequestrato 17 forni e depositi di prodotti, oltre a 3,2 tonnellate di pane “illegale”, ora sono stati sequestrati altri 9 forni e diversi quintali di pane. Ancora una volta, si trattava di forni abusivi con condizioni igieniche precarie e scarti di rifiuti. “E noi li ringraziamo – commenta il presidente dei panificatori campani dell’Unipan, Mimmo Filosa -. Il pane tossico della camorra avvelena più del cibo contaminato della Terra dei fuochi”. Il leader degli ecorottamatori campani Verdi, Francesco Emilio Borrelli, aggiunge: “Questo pane avvelena di più perché lo mangiamo tutti e tutti i giorni e rischia di generare tumori. Ed è prodotto in condizioni igieniche allucinanti”. Filosa e Borrelli sottolineano ancora: “Infatti viene cotto in forni con scarti di rifiuti legnosi, legno verniciato e pieno di chiodi, addirittura in alcuni casi anche con quello delle bare. Come per tutti i legnami trattati, compresi i gusci di nocciola, le sostanze tossiche delle tinture presenti sul legno, con il calore si sciolgono e si trasformano in resine che si depositano sulle pareti del forno. Poi con le altissime temperature di cottura, la resina velenosa e cancerogena si scioglie nuovamente e viene assorbita da pane, pizze e dolci e finisce nelle nostre tavole per poi essere mangiata generando in diversi casi gravi malattie anche di carattere tumorale”. “Mentre le coltivazioni tossiche nell’area della Terra dei fuochi – concludono – per fortuna rappresentano una minima parte del mercato ortofrutticolo regionale, la criminalità gestisce la produzione e la vendita di circa il 50 per cento del pane in provincia di Napoli con una posizione di quasi monopolio il sabato e la domenica. Attualmente sono circa 1500 i forni abusivi presenti sul napoletano che i carabinieri gradualmente stanno smantellando”.

Il salumificio Rigamonti compie un secolo…. 104 in mobilità

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Doveva essere l’anno dei festeggiamenti al salumificio Rigamonti, invece proprio quando compie un secolo, la ditta annuncia la procedura di mobilità per 104 lavoratori. Il salumificio era  uno delle eccellenze italiane della nostra gastronomia che qualche anno fa è finito però nelle mani dei brasiliani e ora arriva la stangata per 104 lavoratori. la proprietà di Rigamonti è di Jbs,  il maggior produttore di carni bovine al mondo, leader nella macellazione e nella lavorazione delle pelli, finito più volte nella tempesta per la deforestazione dell’Amazzonia e in Italia per  l’utilizzo di carne di zebù brasiliano in quelli che una volta erano prodotti tipici alpini.

A dare l’annuncio che ha spiazzato tutti è stato Roberto Aparecido Colacrai, amministratore delegato della società: “Il deficit accumulato è pesante – ha spiegato ai sindacati – anche il 2013 si chiuderà con una perdita rilevante. La congiuntura economica negativa ha aggravato la situazione rendendo ineludibili interventi significativi sulla struttura”. Traduzione: bisogna tagliare sul costo del lavoro, di 263 dipendenti ne devono restare 159. I lavoratori hanno risposto con uno sciopero per la giornata di venerdì 15 e ora attendono la convocazione di un tavolo con la proprietà in provincia.

La preoccupazione è grande e non solo per il rischio licenziamento. In valle ci si domanda come possa la produzione andare avanti con numeri così ridotti. “La Jbs non ci ha mai presentato un piano industriale, non hanno mai ipotizzato una ristrutturazione – spiega Vittorio Boscacci, segretario della Flai Cgil di Sondrio –. Abbiamo paura che vogliano effettuare un taglio drastico per rendere la società più appetibile sul mercato e vendere ad un prezzo migliore”.

In questi anni il business non ha dato grandi soddisfazioni ai brasiliani. Hanno perso 20 milioni di euro in cinque anni, dopo aver investito 30 milioni per rilevare il brand. Al momento del loro arrivo nei tre stabilimenti valtellinesi veniva confezionato il 40% della bresaola consumata in Italia. Ora il fatturato è crollato. “Stiamo parlando di un gruppo che fa 70 mila tonnellate di prodotti – prosegue Boscacci –. Ma la bresaola è un prodotto di qualità: bisogna prestare attenzione alle diverse fasi di lavorazione, fare investimenti. Loro, invece, sono venuti qua solo per fare business alle spalle del marchio”.

La crisi del salumificio fa tremare anche le aziende dell’indotto. In Valtellina sono tante le piccole industrie e gli allevatori che lavorano per Rigamonti. La perdita di commesse importanti porterebbe inevitabilmente a un taglio del lavoro in appalto all’esterno. E’ una nuova mazzata per la zona che ha già vissuto il declino dell’edilizia prima e della metalmeccanica poi. La Riello è in trattativa per disfarsi dello stabilimento che produce caldaie a Morbegno. L’industria alimentare era l’unica che non aveva dato segni di cedimento. Poi è arrivata la chiusura dell’Acqua Frisia e ora queste 104 procedure di mobilità alla Rigamonti, da sempre uno dei pilastri su cui poggia l’economia da Sondrio in su. Bisogna fare molta attenzione, dicono gli amministratori locali, in questo modo la montagna si spopola.

Letta interviene sulla caso Nocerina

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Il caso Nocerina-Salernitana è ormai una questione istituzionale che trascende il calcio. Era subito apparsa un’intimidazione che prescindeva dalle minacce di tifosi esaltati e che invece trovava le sue radici in ambienti di criminalità organizzata. Oggi il presidente del Consiglio Enrico Letta ha incontrato al Coni il presidente Giovanni Malagò, prima del via del Consiglio Nazionale.Al Foro Italico è giunto sono giunti anche il ministro con delega allo sport Graziano Del Rio, e il presidente della Ferrari, Luca di Montezemolo.

«Domenica abbiamo assistito a fatti gravissimi, nei confronti dei quali serve la tolleranza zero», ha detto il premier commentando il derby farsa tra Nocerina e Salernitana. «Sono episodi che hanno un effetto drammatico nei confronti dei valori che lo sport trasmette. In nostri figli – prosegue il premier – non sanno sanno chi è il presidente del Consiglio ma sanno chi è il giocatore o l’allenatore ed ascoltano le sue parole che per loro sono un valore. Per questo a riguardo il nostro mondo deve essere durissimo». .

Poi una promessa agli sportivi: “Il governo presenterà nella legge di stabilità un emendamento fondamentale per risolvere definitivamente il tema dell’impiantistica sportiva nel nostro paese”. La partita per le Olimpiadi del 2024 – precisa Letta – non è l’unica sfida da intraprendere. “Il discorso vale anche per altre iniziative che le Federazioni possono portare avanti, dobbiamo fare di questa legislatura una legislatura costituente dello sport italiano […]. Credo sia possibile se ci mettiamo tutti di impegno – prosegue il presidente del Consiglio – aiutati dal fatto che questo è un governo non di parte, ma di larghe intese, e che è in grado di fare cose di cui non è uno che si prende il merito sugli altri ma c’è un merito collettivo”.

Letta ha anche parlato delle Olimpiadi 2024, e lo ha definito un “obiettivo alla nostra portata”. Superato quindi il momento della cautela dell’era Monti. Sponsorizzando la sede italiana per le Olimpiadi del 2024, Letta insiste: “Abbiamo una grande occasione con un collegamento tra il mondo dello sport, l’azione del governo e le regioni”. Si tratta di una partita “che dobbiamo giocare” e per la quale lo stesso Letta “è impegnato in prima persona”.

Sulla questione delle olimpiadi in Italia “stiamo procedendo facendo i giusti passi”, assicura il presidente del Coni, Giovanni Malagò, rivolto al premier Enrico Letta in occasione del consiglio nazionale. “Oggi pomeriggio è previsto un incontro con, tra gli altri, i sindaci di Roma e Milano, Ignazio Marino e Giuliano Pisapia. Decideremo di partire con la giunta esecutiva del Coni quando riceveremo la richiesta da parte del sindaco della città che si sarà fatta avanti”.

“Dopo il parere favorevole del consiglio inizieremo, ma – precisa – solo se saremo tutti convinti della strada da percorrere e consci del fatto che dobbiamo fare le cose per bene. Sono convinto che non è il sogno solo tuo e mio, ma di milioni di appassionati e della stragrande maggioranza degli italiani”.

Matrimoni in tempo di crisi: fiori finti e cibo congelato

matrimonio-tuttacronaca

Un matrimonio da sogno? No, forse è un incubo! Fiori finti e cibo congelato questa l’ultima frontiera dei matrimoni in tempo di crisi. 200 invitati e un buffet che costa poco più di 4 euro a persona. Torta di quattro piani fatta in casa e vestito da sposa riciclato. Da bere lo portano gli invitati. Così Lisa Davidson è riuscita a sposarsi con meno di 1000 euro e offrire quella che, all’apparenza poteva sembrare una cerimonia da favola! Ma forse sarebbe meglio attestarsi su un numero più limitato di invitati ed eliminare i cibi congelati e i fiori finti…

La ripresa che non ci sarà e la crisi del commercio!

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«Il 2014 non sarà certo l’anno di una ripresa sostanziale», il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio,  nel suo intervento nella giornata di mobilitazione nazionale per la legalità, ha parlato di abusivismo, contraffazione e della crisi che per le imprese continua a farsi sentire ancora molto forte. «Non sarà l’anno della ripresa — ha aggiunto Sangalli — anche per gli effetti di una legge di stabilità, che se non verrà corretta in parlamento, lascerà di fatto irrisolti i problemi strutturali della nostra economia, e soprattutto non avvierà quella stagione di riforme che auspichiamo da tempo». Poi l’intervento di Sangalli si è occupato di legalità: «Sette esercizi su 100 sono abusivi — ha spiegato — nei mercati ambulanti del Mezzogiorno si arriva a un abusivo su tre. Siamo in una situazione di allarme rosso e chiediamo, dunque, tolleranza zero contro ogni forma di illegalità».

Come spiega il Corriere della Sera:

Confcommercio ha realizzato infatti un’indagine su dati Istat e Censis che ha analizzato i riflessi economici dei mercati irregolari. Si tratta di «stime per difetto», ha fatto sapere l’associazione secondo cui a causa dell’illegalità rischiano di sparire 43.000 negozi regolari all’anno, insieme a 79.000 lavoratori. Lo studio, presentato dal direttore Ufficio Studi Confcommercio, Mariano Bella, evidenzia inoltre che il fatturato sottratto al commercio al dettaglio legale nel 2013 dovrebbe attestarsi a 8,8 miliardi di euro, pari al 4,9% del fatturato regolare. Il dato dell’illegalità nel commercio, ha spiegato Bella, «è molto superiore al Sud e nelle Isole rispetto al resto del paese». Riguardo al settore turistico, bar e ristoranti, nel 2013, il fatturato abusivo nel 2013 dovrebbe attestarsi a circa 5,2 miliardi, il 10% del volume d’affari del settore ( con rischio sopravvivenza per 27.000 imprese e 106.000 occupati regolari).

«Tanti imprenditori — ha aggiunto Sangalli — abituati da sempre a rimboccarsi le maniche hanno, lasciatemelo dire, incredibilmente ancora fiducia. Non chiedono allo Stato di lavorare per loro ma si meritano, e noi lo chiediamo a gran voce, una vita decisamente più facile, meno onerosa e più sicura nell’esercizio delle loro attività».

La risposta del ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, a Roma per l’inaugurazione dell’anno di studi 2013/2014 della Scuola di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza non si è fatta attendere: «Dopo una grave e prolungata crisi l’attività economica dell’Italia si sta stabilizzando e il paese si sta avviando ad una graduale ripresa. Nel 2014 — ha aggiunto — la dinamica del prodotto è stimata pari all’1,1%. A partire dal 2015 la crescita del Pil si porterebbe sui livelli vicini al 2%». Per quanto riguarda la legge di Stabilità il ministro è stato chiaro. «Non abbiamo a disposizione soluzioni semplici per reperire ulteriori risorse e concedere sgravi fiscali più ampi — ha detto —. Ora spetta al parlamento approvare la legge apportando quei miglioramenti considerati necessari nel rispetto dei saldi. L’elevato numero emendamenti non ci spaventa».

Gli italiani non ce la fanno! Il 37% chiede aiuti economici ai genitori

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La famiglia come principale ancora di salvataggio in questa burrasca che è la crisi economica che affligge l’Italia. A rivelarlo è Coldiretti secondo la quale il 37% degli italiani si è visto costretto a rivolgersi ai genitori per un aiuto economico. Il 14% ha preferito chiedere ai parenti mentre l’8% si è fatto aiutare dagli amici. Per quel che riguarda le banche, ha ricevuto richieste dal 14% degli italiani in difficoltà, questo a causa di costi elevati, mancanza di garanzie o per altri ostacoli opposti all’accesso al credito. Sempre secondo l’indagine, se appena il 45% dei nostri concittadini riesce a far fronte appena alle spese, ben il 10% delle famiglie non arriva a fine mese. Un 42% degli italiani, tuttavia, riesce a salvare qualcosa del reddito mensile e ad alimentare il risparmio familiare. Tutto questo porta a un netto calo dei consumi, con il 68% degli italiani che ha ridotto la spesa o rinunciato all’acquisto di nuovi capi d’abbigliamento, il 53% che evita spese per viaggi e vacanze e il 52% per la tecnologia. Anche la vita sociale ne risente, con il 49% che rinuncia a bar, discoteche o ristoranti nel tempo libero. Inoltre il 42% preferisce rinviare la ristrutturazione della casa, il 40% non cambia l’auto o la moto mentre un 37% risparmia sull’arredamento. Tagli anche per quel che riguarda la cultura e lo sport: alle prime attività ha detto addio il 35%, alle seconde il 29%.

“Berlusconi vada fuori dai cogl***i”. Lite in tv tra Busi e la Gelmini

busi-gelmini-piazzapulita-tuttacronacaStava andando in onda la trasmissione Piazza Pulita su La7, ieri sera, con ospiti in studio Aldo Busi e Maria Stella Gelmini quando, mentre si trattava del problema giustizia e del caso Berlusconi, si sono rapidamente innalzati i toni. Lo scrittore non perdona all’ex ministro di aver difeso l’ex premier parlando dell’articolo 3 della Costituzione. La Gelmini dà fuoco alle micce: “…Vuol dire che non ce la caviamo con ‘La legge è uguale per tutti’ perché poi vediamo che non è così”. Busi non approva: “L’articolo 3 è fondamentale, lei non può dire queste cose. E’ condannato con sentenza definitiva? Se ne vada fuori dai cogl***i. Al più presto. Via. Lei non può remare contro la Costituzione”. L’ex ministro rincara: “Lei non ha neanche compreso cosa ho detto” scatenando lo scrittore: “Non le permetto. L’ho già ascoltata abbastanza stasera. Basta”. E quando la Gelmini lo paragona a Sgarbi, Busi va su tutte le furie: “Sono Aldo Busi e ho un pensiero, non guardi me. Pensi a come si è laureata lei”. Gelmini: “A Brescia mi sono laureata con 100 su 110, lavorando”. Di nuovo Busi: “Lei è quella dei neurini nel Gran Sasso! Ministro della Cultura, vada a lavorare che è meglio!”.

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