Edilizia, commercio e turismo in ginocchio

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L’associazione dei costruttori Ance ha sottolineato che, per le costruzioni, “il 2012 è stato l’anno peggiore” e “la recessione è stata la più lunga nella storia del Paese”. Un rapporto fa notare che, dall’inizio della crisi, i posti di lavoro persi sono 446mila, che salgono a 669mila con i settori collegati, mentre sono 11.177 le imprese fallite. Il rapporto spiega inoltre che gli investimenti non sono mai stati così bassi e ora, nel 2013, si rileva un calo complessivo del 29%, mentre le imprese delle costruzioni che da inizio crisi hanno chiuso i battenti rappresentano il 23% dei fallimenti registrati in tutti i settori economici. Ma se “muore l’edilizia, muore la filiera” e infatti, nel 2012, le consegne di cemento sono diminuite del 22,6% ed il fatturato del legno del 19%. E i pronostici sono anche peggiori, visto che, in assenza di politiche per il settore, si parla del “tramonto dell’intero tessuto industriale dell’edilizia” nel 2014. Per il 2013 ci si aspetta un ulteriore calo degli investimenti pari al 5,6%, nonostante l’effetto positivo degli interventi del governo su incentivi fiscali e debiti della P.a. Riguardo il 2014, invece, due sono gli scenari possibili: senza politiche per il settore gli investimenti continueranno a calare del 4,3%, e vorrà dire che in sette anni le costruzioni avranno perso investimenti per 59,3 miliardi, il 32,1%. Quello che l’associazione dei costruttori auspica, al contrario, è che vengano attuate proposte che riguardano: revisione Imu, messa a regime degli incentivi fiscali per ristrutturazioni e ecobonus, riattivazione del circuito del credito. In questo caso, gli investimenti potrebbero tornare a crescere, dell’1,6%. L’Ance sostiene quindi che sia possibile mettere in campo una “manovra di rilancio” nei prossimi 5 anni senza sforare il limite del 3% di deficit e riducendo addirittura il rapporto debito/Pil”. Al riguardo, valutano che, spendendo 5 miliardi in infrastrutture nel 2014, aumenterebbe il Pil dello 0,33% e produrrebbe 44.500 posti di lavoro.
Ma un grido d’allarme lo lancia anche Confesercenti, che dichiara ci siano “134 negozi chiusi al giorno”, tra commercio e turismo e che mancano all’appello “224.000 titolari e tantissimi collaboratori”. Il presidente Confesercenti, Marco Venturi ha spiegato che si tratta di “Un’ecatombe: ogni giorno chiudono 5 negozi di ortofrutta, 4 macellerie, 42 di abbigliamento, 43 ristoranti, 40 pubblici esercizi”. Ha quindi sottolineato: “No all’aumento dell’Iva e no alla Tares”
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