Gli archivi di Oliverio, ex commercialista dei vip… spunta anche Paolo Berlusconi

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Lo aveva annunciato al momento dell’arresto e sembra che non era solo l’ultimo tentativo di difesa: “Se aprite i miei archivi viene giù l’Italia”

Queste parole di Paolo Oliverio, ex commercailista dei vip, arrestato i primi di novembre con l’accusa di aver pilotato nomine e affari nell’ordine religioso dei Camilliani, non sono cadute nel vuoto. Nell’archivio del fiscalista sono emersi infatti rapporti riservati con funzionari dell’intelligence, militari della Guardia di Finanza, parlamentari, imprenditori, boss e alti prelati. Secondo i pubblici ministeri Oliverio è stato anche uno dei “riciclatori” dei soldi della ‘ndrangheta e di alcuni esponenti della criminalità romana. Come scrive il Corriere della Sera:

Ci sono nomi noti come quelli di Paolo Berlusconi e Claudio Lotito nella lista delle frequentazioni del commercialista, ma anche quello di Marco Squatritil’avvocato di affari ex marito di Afef Jnifen, coinvolto in numerosi scandali finanziari e tuttora latitante per una bancarotta da oltre 90 milioni di euro. Con loro Oliverio avrebbe tentato alcune operazioni finanziarie e in alcuni casi sarebbe riuscito a piazzare anche alcuni «colpi» da milioni di euro. È lo stesso meccanismo utilizzato nei rapporti con Lorenzo Borgogni, ex manager di primo livello di Finmeccanica con il quale condivideva alcune quote societarie e sarebbe riuscito ad orientare appalti gestiti da imprese del Gruppo. Tutto passava da decine di aziende, nella maggior parte dei casi intestate a prestanome, che il professionista avrebbe utilizzato per «ripulire» fondi di provenienza illecita.

Naturalmente i legami e i fatti sono ancora tutti da verificare e sicuramente il lavoro degli inquirenti non sarà facile visto l’ampiezza dell’archivio e i dati da incrociare per risalire agli eventuali illeciti. Ma Oliviero sembrerebbe non solo un commercialista della criminalità organizzata, ma anche un uomo che aveva rapporti con i servizi segreti. Sempre sul Corriere della Sera si legge:

Capitolo certamente da esplorare riguarda le frequentazioni Oliverio con esponenti dei servizi segreti, non escludendo la possibilità che il professionista possa essere stato «fonte» degli 007 in alcune occasioni. Anche perché, come svela proprio il gip motivando la scelta di lasciarlo in cella, «l’indagato disponeva di un sistema software per le intercettazioni illegali». Nel suo computer sono stati trovati numerosi «report» su personalità e affari. Sono resoconti su incontri avuti con personalità e sulla gestione di affari: quanto basta per alimentare l’ipotesi che in alcuni casi Oliverio si sia prestato a svolgere il ruolo di informatore.

E gli “aiutini” con Equitalia:

I documenti custoditi nell’archivio svelerebbero però che di ben altro calibro erano i suoi referenti nelle Fiamme Gialle tanto da poter orientare verifiche fiscali su imprenditori e grandi società. Ma anche poter influire sull’attività di ispettori di Equitalia.

Quel caso di violenza e altre “questioni delicate”:

Appunti e documenti contenuti nei suoi computer rivelano che non erano soltanto i vertici dell’ordine religioso i suoi referenti in Vaticano. Le informative allegate all’ordinanza rivelano che avrebbe «risolto» un caso di violenza sessuale che vedeva coinvolto un religioso convincendo la vittima a non presentare denuncia. I documenti acquisiti in seguito proverebbero che pure altre questioni delicate— economiche e personali—sarebbe riuscito a governare così favorendo alcuni alti prelati che avrebbero poi ricambiato questa disponibilità.

“Francesco è un Papa Masterchef” e altre curiosità

Papa-francesco-tuttacronacaDi lui conosciamo la veste “ufficiale”, quella di un Papa che scende tra la gente e abbraccia malati e bimbi, si scatta foto con i giovani e telefona alla gente. Ma anche che non si fa problemi a puntare il dito contro quello che non va e che ha intenzione di dare un volto nuovo alla Chiesa. Ma cosa fa Papa Francesco quando non lo vediamo? Il nuovo pontefice è tutto da scoprire e in questo senso ci viene in aiuto Elisabetta Piquè, giornalista argentina e amica del Santo Padre che ha scritto un libro su di lui: “Francesco. Vita e rivoluzione”. E scorrendo le pagine scopriamo abitudini e curiosità, come il fatto che “Francesco ama la buona tavola e spesso si mette anche ai fornelli: per esempio, sa preparare un’ottima paella”. Insomma, “Francesco è un Papa masterchef”. La giornalista è stata intervistata da Gente e ha raccontato che “Già alle 4.15 del mattino, quando si sveglia, dopo doccia, barba e preghiere, si prepara un paio di mate per colazione. E nel menu di Santa Marta ha ‘imposto’ il dulce de leche, il suo dessert preferito”. Altre curiosità: “Ogni giorno, intorno alle 17.00, Bergoglio, rigorosamente da solo, prende il cappuccino alla macchinetta del caffè di Santa Marta, tirando fuori di tasca sua i 30 centesimi necessari. E ha l’abitudine di offrire brioche alle guardie svizzere”. Tra le testimonianze raccolte nel libro quella dell’amico Oscar Crespo: “Andavamo a ballare al club del quartiere Chacarita perche’ c’erano molte ragazze. Jorge era fidanzato con una della zona, rimasta sconosciuta”.

Papa Francesco piace alla gente ma non alla ‘ndrangheta

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“Papa Francesco sta facendo innervosire la mafia finanziaria […]. Se i boss potessero fargli uno sgambetto, non esiterebbero. E di certo ci stanno già riflettendo”, l’allarme è stato lanciato dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri in un’intervista a Il Fatto Quotidiano “Questo Papa – spiega al quotidiano – è sulla strada giusta. Ha da subito lanciato segnali importanti: indossa il crocifisso in ferro, rema contro il lusso. È coerente, credibile. E punta a fare pulizia totale”. Questo può dare molto filo da torcere alla mafia finanziaria che da tempo investe e ricicla denaro anche, secondo quanto afferma il procuratore, nutrendosi “delle connivenze con la Chiesa”. “Chi finora si è nutrito del potere e della ricchezza che derivano direttamente dalla Chiesa è nervoso, agitato. Papa Bergoglio sta spostando centri di potere economico in Vaticano. Se i boss potessero fargli uno sgambetto, non esiterebbero”.

Come riporta l’Huffington Post citando sempre Il Fatto Quotidiano:

Secondo il procuratore aggiunto di Reggio, il Papa può essere davvero in pericolo. “Non so se la criminalità organizzata sia nella condizione di fare qualcosa – precisa – ma di certo ci sta riflettendo. Può essere pericoloso”. Gratteri, che dal 1989 vive sotto scorta, ha scritto insieme allo storico Antonio Nicaso un libro intitolato “Acqua Santissima” in cui racconta i profondissimi legami che esistono tra mafia e Chiesa. Nella sua esperienza sa come i preti vadano “di continuo a casa dei boss a bere il caffè, regalando loro forza e legittimazione popolare”.

Si suicida boss della mala di Ostia? Chi era Vincenzo Pompei?

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Tutto farebbe pensare a un suicidio per Vincenzo Pompei, personaggio della mala di Ostia, un vero camaleonte accusato di appartenere al crimine organizzato del litorale romano.   Narcotrafficante, ex pugile, abituato alla durezza del carcere, sopravvissuto per oltre vent’anni a guerre fratricide, Vincenzo Pompei è stato trovato morto nella sua cella in Brasile, a Rio de Janeiro dove si era rifugiato dopo aver saputo che sarebbe stato raggiunto dall’ennesimo ordine di carcerazione: stavolta per un residuo di pena da scontare, cinque anni. Si attendeva solo l’estradizione che sarebbe arrivata in tempi brevi. Pompei era un tassello importante per ricostruire le vicende della criminalità organizzata di Ostia. Nel ’93 era finito in manette per un traffico di droga su un veliero, partito dal Brasile con destinazione Fiumicino, che trasportava oltre 250 chili di cocaina. Ora sembra proprio che molti segreti siano stati spezzati e una ricostruzione dei fatti sarà più complessa.

 

L’Europa è ancora civile? Shock nel rapporto Crim

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Possiamo ancora definirci paesi civili in Europa? Leggendo il rapporto Crim,  l’organizzazione del Parlamento europeo per la lotta al crimine organizzato, alla corruzione ed al riciclaggio di denaro, qualche dubbio viene.

Traffico di esseri umani, Cybercrime, 3600 organizzazioni criminali e 880mila persone ridotte in schiavitù, questi sono solo alcuni dei dati allarmanti contenuti nel rapporto che l’organizzazione  sottoporrà al voto dell’Assemblea di Strasburgo. Nel rapporto viene anche monetizzato il guadagno di queste operazioni criminali e solo per il traffico di esseri umani c’è un utile superiore a 25 miliardi di euro all’anno, mentre si aggirerebbe tra i 18 e i 26 miliardi di euro il traffico di organi umani e di animali esotici.

Ma il dato più allarmante però è quello rilevante è quello relativo al Cybercrime con ben 290 miliardi di euro. E nel rapporto si denuncia che la crescente corruzione costituisce una “seria minaccia”, poiche’ solo nel settore pubblico sono stati registrati 20 milioni di casi, per un danno complessivo di 120 miliardi di euro all’anno.

I centri per rifugiati preda della criminalità organizzata: prostituzione e droga

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La denuncia viene dall’associazione Arci che ha raccolto diverse testimonianze dei migranti che vivono nella struttura di Castelnuovo di Porto vicino a Roma. Come scrive il Fatto Quotidiano

“Sono ammucchiati in stanzoni. Donne e uomini si prostituiscono mentre nel letto a fianco dormono i bambini arrivati qui con le loro famiglie. Alcune Ragazze escono dal centro la notte e ritornano al mattino. I clienti le attendono all’uscita”, racconta Claudio Graziano, coordinatore nazionale dell’Arci. I migranti che fuggono da guerre, dittature, persecuzioni e arrivano stremati in Italia dovrebbero trascorrere nel centro 35 giorni, il tempo di venire identificati e di ottenere lo status di rifugiato. La loro permanenza, invece, può durare anche più di un anno.

Molti hanno già contratto un debito per venire in Italia e il costo del “viaggio della speranza” deve essere pagato, così vengono avvicinati dalla criminalità organizzata che sa dove reclutare i propri uomini: sempre tra i più disperati. Il tutto avviene nel centro per rifugiati, il centro che dovrebbe accoglierli, il centro che dovrebbe proteggerli. Quanto costa un rapporto sessuale, lo racconta sempre il Fatto Quotidiano:

Un rapporto sessuale all’interno del centro costa venti euro, accusa l’Arci. “C’è chi si prostituisce volontariamente. Al mese ogni migrante riceve solo 75 euro. Anche se i rifugiati hanno diritto a vitto e alloggio, è quasi impossibile sopravvivere in queste condizioni. Durante la giornata sono liberi di uscire ma devono rientrare la sera”, conclude Graziano

I migranti quindi hanno la possibilità di uscire durante il giorno, ma di notte dovrebbero essere all’interno del centro. Chi li controlla?  Chi protegge? Se non siamo in grado di dare un esistenza dignitosa a queste persone perché li condanniamo all’emarginazione e alla criminalità? Non sarebbe più giusto interessare la comunità internazionale piuttosto che accogliere chiunque voglia sbarcare sulle nostre coste per poi, in alcuni casi, ridurlo a schiavo del sesso o spacciatore di droga?

La mafia a tavola e cibo in mano ai clan, Legambiente lancia l’allarme.

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Il nostro cibo sta subendo un attacco? Legambiente lancia l’allarme in occasione di “festambiente”, a Rispescia, Grosseto. Sarebbero circa 11 i reati al giorno che si consumano e oltre 3.000 denunce o arresti. Basta vedere il valore dei beni sequestrati che supera i 672 milioni di euro  per un giro d’affari gestito da 27 clan criminali. A tavola, “è seduto il gotha delle mafie: dai Gambino ai Casalesi, a Matteo Messina Denaro”. D’altra parte numerosi libri sono stati scritti sul fenomeno e molti articoli hanno da tempo riportato la notizia. Quello che spaventa è che il fenomeno non si argina, anno dopo anno arriva una nuova denuncia, ma il giro di affari continua.

Arrestato il latitante D’Elia, duro colpo per l’ndrangheta

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Latitante coinvolto in sette omicidi di ‘ndrangheta nell’ambito delle faide tra famiglie nella zona di Lamezia Terme (Catanzaro), Pasqualino D’Elia, è un uomo di spicco della malavita organizzata. Condannato a 30 anni di carcere è stato arrestato dai carabinieri a Potenza Picena, in provincia di  Macerata, dove si era nascosto in un appartamento in campagna e non usciva mai. Era il figlio a recapitargli la spesa e tutto ciò di cui necessitava. In passato l’uomo era stato inserito in un programma di protezione.

Odore di ‘ndrangheta nel fotovoltaico di Roma?

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Sembra proprio che l’energia pulita sia sempre più terreno per le organizzazioni criminali. Il futuro è verso nuove fonti di energia e così ‘ndrangheta si organizza e si lancia a conquistare nuove fette di mercato. A Roma sembra che il business delle cosche calabresi stia cercando di infiltrarsi nel fotovoltaico. Secondo fonti investigative,  “l’uomo giusto”  per portare a termine l’operazione era l’ex assessore regionale ai lavori pubblici della giunta Marrazzo Vincenzo Maruccio, ex capogruppo Idv, anche se al momento l’uomo non è indagato.

Secondo il Corriere della Sera, in un articolo a firma di  Fulvio Fiano, questa sarebbe la ricostruzione di quanto stava accadendo nella capitale nel mercato del fotovoltaico:

Ad aprire il nuovo fronte alcune intercettazioni su uno dei nomi chiave dell’«operazione Lybra», l’imprenditore Guido Della Giacoma, titolare della Medialink. Fin qui era entrato nell’inchiesta come vittima delle estorsioni del clan Tripodi, che attraverso la sua ditta fatturavano lavori mai eseguiti e cercavano coperture per entrare in appalti importanti. Tra questi, l’impianto di videosorveglianza in fibre ottiche per Roma. L’affare sfumò, ha raccontato a verbale Della Giacoma (non indagato), quando lui stesso si tirò indietro fiutando l’illecito. Ma ora almeno tre telefonate raccontano il titolare della Medialink tutt’altro che sottomesso ai boss. Ecco quindi che gli inquirenti stanno esaminando tutti i lavori forniti in subappalto da Della Giacoma a piccole imprese con fin qui insospettabili tratti malavitosi. Una di queste è la ditta di costruzioni di Cristian Sicari, 28 enne di Vibo Valentia, già impiegata dalla Medialink in Veneto. E il fotovoltaico sarebbe il settore dove più forti sono stati (in attesa di riscontri) i tentativi di infiltrazione della ’ndrangheta. Un reticolo di imprese e di subappalti non autorizzati che gli inquirenti puntano a ricostruire con la documentazione fornita da Della Giacoma e quella che è stata invece autonomamente acquisita agli atti.

Saviano tra coca, disciplina mafiosa e la difesa della felicità

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In occasione della pubblicazione sel zuo nuovo libro, Zero Zero Zero, Roberto Saviano rilascia un’intervista al quotidiano tedesco Die Welt in cui descrive un paradosso tutto italiano: nel Paese senza regole, la criminalità organizzata è quella che vanta la maggior propensione al sacrificio e al rispetto dei codici di comportamento. In essa è riscontrabile una disciplina che crea una parziale fascinazione sullo scrittore. “La criminalità organizzata ne esercita una certa quantità, lo devo confessare. Ma sarebbe un errore soccombere a questa forza di attrazione. I mafiosi costruiscono un’immagine di uomini d’onore, che vivono secondo un codice, detengono molti soldi e non hanno alcuna paura della morte. Questo mito va smontato: devo mostrare quanto siano ridicoli, le loro paure, la loro esistenza miserabile. Credo davvero che le cose si possano cambiare, se vengono scritte. Questa è la mia ossessione”. La vita della criminalità italiana, insomma, è costellata di rinunce, soprattutto se confrontata con la mafia messicana, dove lusso e feste sono un tratto distintivo dei grandi capi del cartello della cocaina. “I boss italiani sono gli ultimi calvinisti dell’Occidente. Vivono la maggior parte del loro tempo in un buco sottoterra, e per il loro successo rinunciano ad ogni lusso”. Ma un paradosso è anche il rapporto tra i suoi due libri: con Gomorra, che ha confessato non riscriverebbe se avesse il potere di tornare indietro nel tempo, che, dopo averlo obbligato ad una vita sotto scorta, gli ha permesso di scrivere la nuova opera. “Non vale la pena scrivere un libro che ti distrugge la vita. E’ importare raccontare la verità sulla mafia, e non avere paura né essere costretti al silenzio. Ma è altrettanto importante difendere il proprio percorso verso la felicità. Ora non so più come ritrovarlo, visto che vivo completamente isolato dagli altri uomini”. Ma l’isolamento l’ha portato a compiere un passo oltre: “Grazie alla scorta sono però riuscito ad incontrare molti inquirenti, ed ho avuto accessi ad atti e testimonianze che mi hanno permesso di studiare la dinamica del cartello delle droghe. “Suona paradossale, ma più vivo protetto, maggiore è la mia vicinanza a ciò che accade nel mondo della criminalità, anche se non posso più permettermi di camminare per strada”. Saviano non risparmia neanche, dopo tutte le bastonate inflitte dalla Germania all’Italia, una piccola bacchetata ai tedeschi. “La Germania sottovaluta il traffico di droga in modo drammatico, alla polizia mancano gli strumenti giuridici per poterlo contrastare in modo efficace. In Germania la mafia è al sicuro in modo davvero assurdo”. Per concludere, l’autore si schiera con la legalizzazione della cocaina, che rappresenta il più importante business per le mafie globali:  “La coca rappresenta un mercato da 400 miliardi di dollari di fatturato annuo. Una legalizzazione darebbe agli stati la possibilità di contrastare la droga, con campagne come quella condotta contro il fumo, e togliere alla criminalità organizzata la sua maggior fonte di guadagno”. Capitalismo allo stato pure insomma, che semplifica con un esempio: “Nessun altro affare dà maggior lucro. I suoi profitti sono enormi. Si prenda questo esempio. Chi all’inizio del 2010 ha investito nell’Apple 1000 euro, ora ne possiede 1600 grazie alla crescita delle sue azioni. Chi invece nel 2012 ha investito 1000 euro nella cocaina, ora ne possiede 182 mila. Cento volte di più rispetto alle azioni che sono andate meglio negli ultimi anni”.

E se la verità di Yara fosse nel libro di Saviano?

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«Quello che Saviano ha scritto nel suo libro è tutto falso: lo querelo. E mi verrebbe voglia di affidare a lui le chiavi della mia ditta, che con impegno e sacrificio io e i miei dipendenti stiamo cercando di portare avanti».  Queste le parole di Patrizio Locatelli, titolare della Lopav-Pima nota impresa specializzata in pavimentazioni. Suo padre però è Pasquale Claudio Locatelli, originario di Almenno San Bartolomeo, uno dei più attivi narcotrafficanti internazionali degli anni ’90, in arte «Mario di Madrid», noto anche come «Diabolik», ed è proprio a quest’uomo che Saviano dedica un intero capitolo del libro-inchiesta sulla cocaina, intitolato “Zero Zero Zero”. Saviano nelle sue pagine accenna anche ai figli Pasquale, Patrizio e Massimiliano, che furono arrestati nel 2010.

Ma come si inserirebbe il delitto di Yara in questo contesto?

Chi aveva in passato ha provato a legare il delitto di Yara con la criminalità organizzata è stato querelato. In particolare quelle testate giornalistiche che accennavano a legami  fra la Lopav e Fulvio Gambirasio, il papà di Yara.

E se Saviano sostiene che Fulvio Gambirasio abbia testimoniato in un processo contro Pasquale Locatelli, è lo stesso papà di Yara che ha suo tempo smentì categoricamente questa testimonianza. Ma di recente lo stesso Patrizio Locatelli conferma che è inesatto ciò che è scritto nel libro Zero Zero Zero:   Io e Fulvio – conferma Patrizio Locatelli – ci conosciamo da molto tempo, siamo compaesani. Dopo essere uscito dal carcere, l’ho incontrato casualmente e gli ho fatto le condoglianze. Lui mi ha abbracciato, dicendo di essere dispiaciuto che i media mi avessero coinvolto, a torto, nella vicenda di Yara. Tutto il resto sono fantasie».

Le case popolari a Roma sono in mano alla criminalità organizzata

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Chi abita le case popolari? Al 20% le case popolari della Capitale sono occupate illegalmente e la maggior parte di questa occupazione è gestita dalla criminalità organizzata che sfrutta i mancati controlli del comune di Roma e si gestisce tranquillamente il suo mercato “sommerso” di affitti e può anche assicurarsi, in tal modo, il controllo del territorio.  Sono circa 30 mila le famiglie che non sono in grado di accedere a un affitto a prezzo di mercato e chiedono quindi una casa popolare e questo dato del 2012, è sensibilmente in aumento nel 2013 a causa della crisi economica che ha continuato a falcidiare posti di lavoro. E se prima le case popolari venivano richieste solo dalle famiglie più povero, oggi è anche il cosiddetto ceto medio che “strangolato” da tasse e, spesso, dalla perdita di potere d’acquisto, si trova in grave difficoltà economica e chiede una casa popolare. Quelle famiglie che non riescono a pagare il mutuo e perdono la casa, o gli anziani che hanno esaurito i loro risparmi e non possono più permettersi di pagare un affitto a prezzi ormai diventati inaccessibili per chi deve fare i conti per arrivare a fine mese. Quelle case sarebbero quindi un bene prezioso… peccato che lo gestisce un potere parallelo.

 L’amministrazione romana quanti appartamenti assegna ogni anno? 150 al massimo e soprattutto a richiedenti che hanno un’età minima di 55 anni, quella fascia più fragile che ha perso il lavoro e che ancora non è in età pensionabile. C’è anche chi opta in mancanza di appartamenti popolari per una coabitazione forzata: due nuclei familiari che si dividono un alloggio e dividono le spese.

Quanto costa entrare “illegalmente” in una casa popolare? 10 mila euro in contanti.  

 Funziona così:  si forza la porta (quindi si commette già il reato di infrazione) e  una volta entrati si continua a pagare regolarmente il canone del vecchio intestatario,a questo punto si può stare abbastanza tranquilli che nessuno verrà più a chiedere indietro quella casa. I controlli mancano e la giustizia è lunga… si crea così un vero e proprio superamento delle liste a danno di altri poveri che attendono in vano, onestamente, di vedersi assegnare una casa.

La guerra dei poveri contro i disperati, degli onesti contro chi non ha più nulla da perdere e non si spaventa davanti a un crimine che è orrendo poiché priva di un bene essenziale una famiglia.

Ormai l’occupazione abusiva è prevista anche nel censimento. Viene quindi riconosciuta nelle statistiche e registrata come una formula abitativa alternativa.

Gli sfratti a Roma poi sono una chimera. In un anno vengono fatte uscire circa 2500 famiglie, 80% sono sfratti per morosità e la maggior parte avvengono per appartamenti di privati. Quindi chi occupa una casa popolare e paga regolarmente il canone di affitto difficilmente vedrà presentarsi a casa la polizia per lo sgombero forzoso.

Ma quanto si paga un appartamento popolare? Dagli 8 euro al mese ai 450, la media è intorno ai 250. Le cifre sarebbero, medio basse, se a occupare l’appartamento ci fossero davvero le persone indigenti, ma in realtà anche qui ci sono persone che evadono il fisco e dichiarano un reddito inferiore così che anche l’affitto della casa popolare diminuisce in base al reddito dichiarato.

Benvenuti nella Capitale!

 

 

Uno sguardo alla… mozzarella in carrozza

La ricetta puoi trovarla QUI!

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Roberto Saviano e Zero Zero Zero

Saviano e il caporalato

Roberto Saviano e Gomorra

Gente che racconta Scampia e non solo… Roberto Saviano!

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Uno sguardo a Scampia… libertà!

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Uno sguardo a Scampia… 4 chiacchiere!

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Uno sguardo a… SCAMPIA, Napoli!

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Uccisa coppia in Calabria!

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Un uomo, Giuseppe Bruno, di 39 anni, e la moglie, Caterina Raimondi, di 29 anni, sono stati uccisi in un agguato compiuto da sconosciuti a Vallefiorita, nel catanzarese. I due stavano uscendo dalla loro abitazione quando sono stati raggiunti da diversi colpi d’arma da fuoco. Bruno e la moglie sono morti all’istante. Sul posto sono intervenuti i carabinieri che hanno avviato le indagini. Le indagini si stanno concentrando negli ambienti della criminalità organizzata locale.

Bufala o non bufala?

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Tornato libero l’Armani della mozzarella, Giuseppe Mandara , e dissequestrato il suo caseificio. L’accusa volta all’imprenditore era di associazione a delinquere di stampo mafioso. Tutto sarebbe iniziato nei primi anni ottanta quando il “re delle mozzarelle” avrebbe chiesto aiuto al capoclan Tiberio La Torre, padre del collaboratore. Nel marzo 2011, Augusto La Torre ha raccontato: “Ci propose di entrare in società con lui nella quota societaria che lui avrebbe acquistato, quota rilevante perché avrebbe potuto gestire la società e dunque l’attività, divenendo sostanzialmente il proprietario”. L’azienda in poco tempo assunse quasi 200 dipendenti per produrre 78 mila pezzi di mozzarella di bufala prodotti al giorno, commercializzati anche con i marchi Coop e Conad. Nel 2010 si scoprì che la mozzarella veniva prodotta con latte congelato proveniente dall’est europa, ma neppure lo scandalo del latte è riuscito a far chiudere l’azienda. Tutto regolare, andiamo avanti!

Agricoltori uccisi! doppio omicidio a nuoro e uno nel messinese

Loculi (NU): Giuseppe Ruiu e Pietro Scanu, di 50 anni, sono stati uccisi con alcuni colpi di fucile questa mattina, dopo le 7, nelle campagne del paese.

Montalbano (ME): E’ stato ucciso ieri sera, con un colpo di fucile sparato da distanza ravvicinata, il pastore Nicola Di Stefano, 23 anni. Era il figlioccio di un boss, Tindaro Calabrese.  1433030_8026589_i

A Napoli si spara e si uccide. Un morto e un ferito a Ponticelli

Ucciso 20enne e ferito gravemente un 19enne. ponticelli-sillumina-di-meno-001

35 arresti per estorsioni a imprenditori a Torre del Greco.

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Cancellieri: “sul fronte dell’ndrangheta stiamo lavorando bene

”Se si scoprono le infiltrazioni significa che si lavora, che c’e’ qualcuno che lavora bene e che l’apparato funziona”. E riguardo Tizian aggiunge ‘L’ho incontrato mesi fa credo sarà contento degli arresti”

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Leggi articolo precedente.

Giglio di Lecco, pizzeria confiscata ‘ndrangheta, nascondeva uno scheletro

Ritrovato uno scheletro, nella pizzeria sequestrata 20 anni fa alla ‘ndrangheta!

BENVENUTI IN ITALIA… TRA INDAGINI CHE DURANO DECENNI E COLPEVOLI MAI PUNITI!

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Sequestrati bene 1,2 mln di beni a Rapisarsa del clan Pillera-Cappello

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Fatta luce su 5 omicidi eccellenti nel napoletano!

Notificate ordinanze a 12 persone attualmente in carcere per altri reati. BENVENUTI IN ITALIA!

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1999 Strage di San Basilio a Vittoria: 5 arresti, facevano parte del commando.

 

 

Solo in Italia si arrestano le persone dopo anni. Dal 1999 al 2013… Può esserci giustizia?

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Preso il figlio di Sandokan… era in un locale notturno!

Il boss dei Casalesi, Carmine Schiavone detto anche Carminotto, figlio di Francesco Schiavone detto Sandokan, è stato arrestato nella notte all’interno di un locale notturno.  Manda baci alle telecamere che lo attendono fuori dalla questura in cui è stato condotto dopo l’arresto. rqPBi

Sequestro beni a imprenditore di Eco-Art legato a clan Casalesi

 

L’azienda si occupava di bonifica del territorio.

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Muore uscendo da casa della fidanzata! 41enne freddato dai sicari a Lamezia

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Bomba davanti casa del padre di Vincenzo Priolo, ucciso in un agguato nel 2011

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Arresti criminalità organizzata: 20 a Caserta e 4 a Lamezia Terme

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Talpa al tribunale! Passava info al clan

Era un cancelliere del tribunale di Catania, Sebastiano ‘Nello’ Maiolino, a passare informazioni al clan Trigila. Maiolino è stato arrestato con l’accusa di favoreggiamento personale aggravato dall’avere favorito l’associazione mafiosa.

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Preso! Capodanno in carcere per un boss del narcotraffico.

Antonio Leonardi, 52 anni, latitante, uno dei 4 della faida di Scampia è stato arrestato dalla polizia. E’ uno dei più importanti narcotrafficanti d’Italia.

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A Scampia l’ascensore diventa il magazzino della droga. Sequestrate 2576 dosi

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E’ durata poco la libertà a Parisi! Il boss torna in carcere dopo 3 giorni

Scarcerato per scadenza dei termini e arrestato per estorsione tutto in 72 ore.

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Il boss Setola fu aiutato da un avvocato e da un medico. Arrestati!

Roberto Saviano, Italian writer.

Mafia ed errori! 3 arrestati. Uccisero 3 persone e un meccanico per sbaglio.

Napoli: 2 degli arrestati fanno parte del clan  camorristico ‘Mazzarella’; il terzo e’ capo del clan dei ‘Troia’. Uccisero 3 persone e un proiettile vagante uccise un meccanico, Vincenzo Liguori, davanti all’officina.

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Di casa in casa contro la camorra. Perquisito il lotto H di Scampia

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Sfiorata la tragedia a Scampia: un secondo ordigno inesploso. Dono di Natale?

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Omicidio Vassallo, forse c’è il colpevole: “o’ brasiliano”

Bruno Humberto Damiani, detto ”o’ brasiliano” avrebbe ucciso il sindaco di Pollica (Salerno) Angelo Vassallo. Al vaglio degli inquirente è la testimonianza di un pentito che avrebbe confermato questa ipotesi.

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Droga hi-tech: un salotto con maxi-schermo e 20 cell.

SGOMINATO CARTELLO MAROCCHINO. 32 ARRESTI A GENOVA. IL CAPO ERA A RHO E “PILOTAVA LE OPERAZIONI” DALLA SUA VILLA MILANESE.

BENVENUTI IN ITALIA!

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23 arresti per traffico di droga in Calabria

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Andrea Angelo, figlio di un boss, arrestato per traffico di droga

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Chiesa contro i camorristi: Card. Sepe “Ravvedetevi!”

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Caserta: duro colpo a clan camorristico, 35 arresti

Duro colpo per un’organizzazione vicina al clan camorristico Fragnoli-Gagliardi di Mondragone (Caserta) dedita al traffico di stupefacenti (cocaina, crack e hashish). Oltre alla droga sono stati sequestrate armi e beni mobili e immobili.

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