Hollande e Gayet: l’appartamento degli incontri è intestato a un criminale

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L’appartamento utilizzato dal presidente Francois Hollande per gli incontri con l’amante, l’attrice Julie Gayet, è intestato a Michel Ferracci, un cittadino corso accusato di far parte della criminalità organizzata. Lo afferma il sito on line Mediapart. La notizia viene diffusa mentre la compagna di Hollande, Valerie Trierweiler è ricoverata a Parigi proprio a seguito delle notizie sul tradimento del marito. Sulla cassetta della posta dell’appartamento che ospitava gli incontri fra Hollande e la Gayet figura il nome di Michel Ferracci. Secondo la rivista dello “scoop”, Closer, la Gayet occupa l’appartamento da oltre sei mesi. Ferracci, compagno dell’attrice Emilie Dequenne, ha subito una condanna nell’inchiesta sul cosiddetto “circolo Wagram”, una sala da gioco vicino agli Champs-Elysees diventata associazione per delinquere dedicata al riciclaggio del denaro sporco delle grandi gang della criminalità corsa. Ferracci è considerato un fedelissimo di un ex boss corso della Brise de Mer, la mafia corsa, Richard Casanova, assassinato nel 2008. Ferracci, condannato a 18 mesi con la condizionale, si è riciclato come attore, in una serie tv dedicata alla criminalità (“Mafiosa”). Nell’appartamento corrispondente alla cassetta della posta, risulta affittuario. La proprietà sarebbe, secondo il periodico Valeurs actuelles, della moglie di un big della Borsa di Parigi, mecenate di artisti e attori. L’appartamento sarebbe stato utilizzato, a quanto risulta, anche da un altro presidente, Jacques Chirac, durante la sua permanenza all’Eliseo.

Le vergogne italiane: Mario Alessi esce dal carcere, può lavorare!

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Ha frequentato prima un corso da fabbro, quindi uno da giardiniere. E adesso, per Mario Alessi, potrebbero presto aprirsi le porte del carcere di Prato, dove sconta l’ergastolo per il rapimento e l’omicidio del piccolo Tommaso Onofri, per usufruire dei permessi concessi dalla legge e svolgere un’attività esterna durante le ore del giorno. In un Italia in crisi economica, dove la disoccupazione è ai massimi storici, chi dovrebbe marcire in galera, può uscire e andare a lavorare?  Benvenuti in Italia!

Una prospettiva che scandalizza la madre della vittima, Paola Pellinghelli: “E’ ancora un uomo pericoloso”

“Ha stuprato una povera ragazza e ha ucciso il bambino, il mio bambino – ha detto al ‘Giorno’ – La prossima volta, se tornerà libero, che cosa farà? Quell’uomo, fuori dal carcere, può fare solo del male”. Un dolore di madre che sfocia anche in un giudizio più ampio, e negativo, sulla concessione di benefici così immediati per chi si è macchiato di reati gravissimi: “Non so se sia stato lui a infierire su Tommaso, so che lui c’era, la sera in cui è stato ucciso. Non è un personaggio da rimettere in circolazione in nessun caso – ha continuato la Pellinghelli, che ha sopportato poi anche l’altro dramma dell’infarto e del coma del marito Paolo – non sono io a dovere decidere, ma la penso così. Rimango stupefatta: uno diventa delinquente, violenta, uccide, poi frequenta un corso e lo mettono fuori, trovo anche incredibile che gli venga dato un lavoro quando ci sono tante persone che non ne hanno. Per me è una cosa schifosa”.

Intanto, rimane da verificare se e quando Mario Alessi godrà effettivamente dei permessi per lavorare fuori: “Chiederemo – ha detto il difensore dell’uomo, Laura Ferraboschi – quando i tempi saranno maturi. La legge lo consente. Se c’è una legge, significa che è possibile. Perché no? Escono tanti criminali. I mafiosi sono più pericolosi di Alessi”.  Magari la legge dovrebbe essere rivista o quantomeno, avere il buon gusto di non usufruirne quando il delitto è agghiacciante e perpetrato su un bambino innocente!

Ruba una tv, inseguito dalla polizia chiama il 112

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Durante l’orario di lavoro ha nascosto, tra gli scatoloni sul retro del supermercato di cui e’ dipendente, un televisore che poi di notte ha caricato in auto: sorpreso da carabinieri in borghese e’ fuggito, inseguito dall’auto civetta.

Credendo di essere seguito da malviventi ha chiesto aiuto al 112, ma l’operatore gli ha intimato di fermarsi, spiegando che a seguirlo erano proprio i militari. Un ventenne reggiano e’ stato cosi’ denunciato dai Cc di Brescello per furto aggravato.

Le fiamme della città della scienza arrivano fino a Santo Domingo!

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«Quelle fiamme le ho viste, anche se ero al telefono da Santo Domingo, dove mi trovo. E mi  hanno fatto davvero male». Il cantautore Edoardo Bennato rappresenta l’anima di Bagnoli, ex quartiere operaio dell’Italsider, che da anni sembra abbandonato ad un destino beffardo. Un amico gli ha descritto nottetempo lo scempio del rogo.
Città della Scienza rasa al suolo da chi non vuole il riscatto di Napoli?
«Ma stavolta il popolo deve ribellarsi, deve gridare la propria indignazione, ricostruire con le proprie mani».
Nelle sue canzoni la voglia di cambiare non manca…
«Combatto l’immobilismo, l’indifferenza. La cultura è l’unica arma, l’unica speranza».
Il brano ”Per noi” è stato interamente girato a Città della Scienza. Solo un caso?
«Nient’affatto. Quella location era fantastica, raccontava un’altra Napoli. Forse un’altra Italia. Il testo dice: “Per noi, volenti o nolenti, che anche in questo momento ci stiamo muovendo…“. Ecco, ora bisogna muoversi, dire di no a chi disegna sempre il solito destino».
Che differenza c’è tra la Bagnoli delle prime canzoni di Bennato e quella che ieri ha assistito al rogo?
«Quasi nessuna. Forse con l’Italsider c’era almeno il lavoro. Malsano, ma lavoro. Bagnoli resta una terra di nessuno».
Eppure sul web c’è già un video amatoriale con le fiamme ed una sua canzone: “Dint ’a sta città nun se salva nisciun”…
«Era una denuncia per scuotere le coscienze. Ci salveremo solo con la cultura».

QUESTE PAROLE ARRIVANO MENTRE E’ SEMPRE PIU’ CHIARO CHE IL ROGO E’ D’ORIGINE DOLOSA!!!

RAPITA LA FIGLIA DEL RE DELLA COCA IN BULGARIA!

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E’ stata rapita a Sofia la figlia di 10 anni del presunto ‘re della cocaina’ bulgaro, Evelin Banev, detto ‘Brendo’. La ragazzina, in viaggio verso la scuola sull’auto del padre, e’ stata prelevata da tre uomini, che hanno sparato all’autista, ora ricoverato. Banev e’ stato condannato a febbraio a 7 anni e mezzo di carcere per riciclaggio. E’ sospettato anche di aver messo in piedi un’organizzazione criminale specializzata nel traffico di cocaina verso l’Italia, con la ‘ndrangheta calabrese.

E’ morto un grande ladro!

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E’ morto a 81 anni Bruce Reynolds considerato con Ronnie Biggs la mente della ‘grande rapina’ al treno del 1963, l’assalto ad un convoglio portavalori a Glasgow, Scozia, rimasto ‘leggendario’ nella storia del crimine anche per il bottino: 2,5 milioni di sterline (oggi sarebbero 47 milioni di euro). Ad annunciarne la scomparsa e’ stato il figlio Nick, a quasi 50 anni da quell’8 agosto 1963 in cui una banda di 15 uomini mise a segno uno dei colpi più noti della ‘epopea’ criminale moderna.

Educazione siberiana di Gabriele Salvatores!

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”Ai cattivi maestri della politica, preferisco Nonno Kuzja, il cattivo maestro che ha il volto di John Malkovich, protagonista di ‘Educazione siberiana”’: cosi’, alla vigilia delle elezioni, Gabriele Salvatores presenta il suo nuovo film, tratto dal bestseller omonimo di Nicolai Lilin. Del resto, spiega il regista, meglio confrontarsi con cattivi maestri che con nessun maestro.  E poi, precisa, il ‘cattivo’ e carismatico personaggio protagonista del film ha anche principi condivisibili. Il denaro, ad esempio, ”non deve entrare nelle case perche’ e’ sporco”, mentre la regola regina dell’educazione siberiana è risassunta nella massima ‘Un uomo non puo’ possedere piu’ di quanto il suo cuore possa amare’.

Il codice di comportamento della comunita’siberiana (un’organizzazione criminale, con risvolti mistici, fatta da ‘delinquenti onesti’) prevede, tra le altre cose, il disprezzo del denaro e del potere, il rispetto e la difesa dei piu’ deboli, l’odio per poliziotti e comunisti e l’amore per armi e tatuaggi, oltre ad una nostalgia un po’ ‘no global’ per un mondo che si sta dissolvendo.

‘Educazione siberiana’,con John Malkovich, Peter Stormare e Eleanor Tomlinson, rappresenta una svolta nella carriera di Salvatores. A 60 anni, spiega, ”esco dal guscio”. ”E’ la prima volta di una produzione in cui non sono coinvolto, la prima volta con attori con cui non avevo mai lavorato prima, la prima volta di un film internazionale a tutti gli effetti, concepito in Italia ma che trova coproduzioni europee con una storia comprensibile anche fuori dai confini nazionali”.

‘Educazione siberiana’ ”non e’ un film sociale ne’ politico”, spiega Salvatores, ma l’intento e’ quello di ”creare, nell’indifferenza dilagante, qualche crepa emotiva in cui si puo’ infilare una riflessione”.

Dispiaciuto per l’assenza del film al Festival di Berlino, il regista racconta il motivo della mancata ammissione di ‘Educazione siberiana’ tra i film in concorso. ”Non e’ stato riconosciuto come un film italiano – spiega – a differenza di altri miei film come ‘Io non ho paura’ in cui le cannottiere, i bambini, i campi di grano e il sud rimandavano direttamente all’Italia”.

A pochi giorni dalla Notte degli Oscar, Salvatores rivela di avere apprezzato soprattutto l’interpretazione di Daniel-Day Lewis in ‘Lincoln’ di Steven Spielberg e quella di Joaquin Phoenix in ‘The Master’ di di Paul Thomas Anderson. Il regista, Premio Oscar per il miglior film straniero con ‘Mediterraneo’ (1991), rivela che il suo film preferito, tra quelli in corsa per l’ambita statuetta, e’ ‘Vita di Pi’ di Ang Lee. ”In pochi saranno d’accordo con me – conclude Salvatores – ma io premierei ‘Vita di Pi’ perche’ mi ha fatto vedere immagini che non avevo ancora visto al cinema”.

Purtroppo però il film di Salvatores, presentato ieri sera in anteprima alla critica italiana non ha convinto i giornalisti. Sicuramente penalizzato dall’essere tratto  un grande libro, che da tutti è adorato, il film, pur avendo dietro la macchina da presa un regista lontano anni luce dalla retorica, risente comunque di una matrice didascalica che viene a interrompere troppe volte la narrazione per poter avvicinare lo spettatore a una realtà lontana e non conosciuta. Il misto tra religione e mafia, tra riti ed esecuzioni e una storia immensa che copre una arco temporale di 10 anni (dal 1980 al 1990) sicuramente non ha convinto fino in fondo, ma resta comunque un perno di sperimentalizzazione e di partenza per un “nuovo” (se mai verrà) cinema italiano che si ponga con un occhio più internazionale.

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