Travaglio vs Pd: “ALMENO DITELO”

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Marco Travaglio firma l’editoriale dal titolo “Almeno ditelo” che suona come un attacco al Pd e soprattutto spiega i motivi del perché non si arriverà mai ad approvare la proposta di legge per   l’ineleggibilità di Berlusconi. L’ineleggibilità sarebbe quindi solo una mossa per prendere tempo e lasciare il leader del Pdl al suo posto con la benedizione del Pd?

Ecco alcuni estratti del suo articolo:

“Prendete l’ineleggibilità di B., sancita senz’ombra di dubbio dall’articolo 10 della legge 361/1957. A marzo, appena il capogruppo M5S Crimi sfida il Pd a votarla, il capogruppo al Senato Zanda annuncia che voterà come lui. Sembra fatta, anche perché Pd, Sel e M5S hanno un’ampia maggioranza sia alla Camera sia al Senato”.

Travaglio ha quindi spiegato che, secondo lui, il tutto avrebbe dovuto essere fatto prima:

“L’altro ieri, quando finalmente la giunta del Senato inizia a discuterne con quattro mesi e mezzo di ritardo, lo stesso Zanda presenta con Mucchetti e altri 23 una legge che dà un anno di tempo ai parlamentari titolari di azioni in società concessionarie o regolate dallo Stato per venderle o lasciare il seggio. Cioè: ora che finalmente una legge violata per vent’anni rischia di essere applicata, va subito cancellata e sostituita con un’altra che dice più o meno le stesse cose. Ma sana automaticamente l’illegalità passata e presente e rinvia tutto sine die, cioè a mai”.

E quindi, conclude Travaglio:

“La legge del ’57, operativa da subito, diventa un ferrovecchio (non sia mai che i 5Stelle votino l’ineleggibilità di B. da soli e gli elettori del Pd aprano gli occhi). E quella nuova non passerà mai: per l’ineleggibilità di B. la maggioranza c’è, per la Mucchetti-Zanda non ci sarà mai. Ditelo, per favore, che non potete fare a meno di B. Meglio passare per complici che per c******i”.

 

Adele Gambaro: il giorno della votazione

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Il senso delle parole di Adele Gambaro davanti ai parlamentari del suo gruppo è chiaro: si dice dispiaciuta perchè non aveva intenzione di nuocere al gruppo che lavora in Parlamento ma non ha intenzione di scusarsi nè di dimettersi. Già in precedenza aveva parlato a Palazzo Madama: “Vi concentrate sulle mie parole, ma nessuno parla delle reazioni di Beppe Grillo, che sul blog contro di me ha scritto tre post violentissimi”. E rivolta a Crimi: “Un mio sms indirizzato a te è stato pubblicato, è venuto a mancare il rapporto di fiducia”. L’ex capogruppo respinge l’accusa: “Sul blog di Beppe non c’è nulla di quello che mi hai scritto”. Non si alzano i toni durante la riunione, rigorosamente trasmessa in diretta streaming. Ma le discussioni interne comunque persistono: Sara Paglini: “Adele è solo la punta di un iceberg di un gruppo di persone che ci stanno sparando dall’interno”. Il riferimento più immediato è a Paola Pinna, che aveva già dichiarato il suo essere pronta a confluire in un altro gruppo in caso la Gambaro venisse espulsa. Elisa Bulgarelli presenta la sua critica a quanto accaduto in questi giorni: “Non sono stata d’accordo con quel che ha detto Adele, ma nemmeno con le reazioni di Crimi, di Nicola Morra e di Riccardo Nuti. C’è stata un’escalation di toni che non ci ha fatto bene”. La domanda che viene posta alla senatrice è perchè si sia rivolta alla stampa. Lei chiarisce: “Ho chiamato più volte Beppe gli ho mandato sms. Mai nessuna risposta. Alessandra Bencini cita il centralismo democratico e si domanda: “Uno vale uno, ma in questo momento qualcuno vale un po’ di più e qualcuno un po’ di meno?”. Maurizio Romani: “Sono contrario alla gogna mediatica, e non mi fido della rete, c’è molto risentimento”. Il dibattito si sposta poi sul termine “espulsione”. Crimi prova ad alleggerire l’importanza del loro voto: “Non voteremo l’espulsione, voteremo se rimettere alla rete la decisione, altrimenti tradiamo uno dei nostri principi fondamentali”. Ma c’è anche chi non ci sta a far passare il messaggio che chi vota per la collega lo faccia contro la rete e spiega che si tratta solo di un primo voto, poi ci dev’essere quello del web, ma sempre di espulsione si tratta. Perplesso Luis Orellana: “Mi sembra una forzatura clamorosa – dice uscendo – si vota sull’espulsione, non sul rimettere la decisione alla rete. E anche i tempi mi sembrano forzati. Si poteva aspettare la solita assemblea congiunta di fine mese, magari la vicenda si sarebbe sgonfiata da sola”. Dopo le tante parole si passa ai voti: la Gambaro esce e le telecamere si spengono: la trasparenza in questo caso non detta legge. Ad essere contrari all’espulsione sono più o meno una cinquantina e la Bencini difende la collega: “Quale punto del codice ha violato per poter essere espulsa?”. La risposta arriva da Crimi e dalla Bottici: “Abbiamo perso tre mesi a parlare di questioni interne, bisogna dire basta”. Tancredi Turco prova a ribadire: “Adele non ha infranto nessuna regola, non vedo di cosa stiamo parlando, mi verrebbe da andarmene via”. Manlio Di Stefano difende la posizione opposta: “Invece di stare a parlare ogni giorno di dissidenti se c’e’ qualcuno che non e’ d’accordo con il movimento si alzi ora, lo dica, faccia il suo percorso lontano da noi”. E non è detto che qualcuno non colga l’invito. Intanto, in forma ufficiosa, a Quinta Colonna avvisano che in 79 avrebbero votato per l’espulsione, rimandando quindi la decisione alla rete, mentre sarebbero 42 i voti pro-Gambaro.

Emma Bonino… dirige gli applausi!

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Mentre il neo premier Enrico Letta teneva il suo discorso d’insediamento alle Camere, Emma Bonino, seduta al suo fianco in quanto nominata ministro degli Esteri, “dirigeva gli applausi” o, per meglio dire, indicava ai nuovi colleghi come comportarsi. Nel biglietto, che prima è passato tra le mani di Angelino Alfano per poi continuare a scorre tra le mani dei vari ministri, la Bonino aveva vergato: “Posto che siamo tutti ‘Enrico’, non ci si applaude. Secondo me”. Messaggio ricevuto, considerato che tutti hanno “obbedito” evitando di applaudire insieme all’emiciclo.

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Il governo di Letta incassa la fiducia, ma si prepara lo scontro sull’Imu

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Enrico Letta è riuscito ad aggiudicarsi la fiducia anche al Senato, grazie a 233 voti a favore contro i 59 no e 18 astenuti. Un successo sul quale però è legittimo porsi una domanda: reggerà il nuovo governo? Perchè Berlusconi e i suoi hanno il loro chiodo fisso e non intendono ammorbidire la loro posizione: o via l’Imu o il voto. Così i commenti del Cavaliere di questa mattina assumono i toni di una minaccia molto più che quelli di un impegno alla partecipazione: “Certo che sono fiducioso sia sull’abolizione che sulla restituzione. Non sosterremmo un governo che non attua queste misure nè lo sosterremmo dall’esterno. Abbiamo preso un impegno con gli elettori e vogliamo mantenerlo”. Brunetta sottolinea la posizione, ricordando che “i patti devono essere onorati. E gli accordi presi in tema di Imu fanno esplicito riferimento all’eliminazione totale dell’Imu sulla prima casa e sui terreni e fabbricati funzionali alle attività agricole a partire dal 2013 e alla restituzione degli importi versati a tal titolo dalle famiglie italiane nel 2012”. Insomma, il PdL mette sull’avviso Franceschini, Delrio & Co: “Se sentono il bisogno di esternare, facendo marcia indietro, cerchino altri spunti. Sull’Imu non si tratta. Per noi valgono soltanto le parole del presidente Letta, pronunciate ieri alla Camera e ribadite oggi al Senato”. Alfano, al confronto, appare più sibillino: “Sull’Imu non c’è mai stato alcun dubbio da chiarire. C’è un fatto oggettivo: a giugno i cittadini non pagheranno”, che però non ha nulla a che vedere con una dichiarazione di abolizione. Eliminazione, del resto, contro cui si scagliano i sindacati che non approvano la sotttrazione di “risorse a politiche più necessarie. Come spiega la Camusso: “Bisogna scegliere e dire che si difendono le persone con una sola casa, non chi ha 20 ville e 37 appartamenti, e con valore basso”. Certo, il mancato introito potrebbe poi provocare “altri danni”, come l’aumento di un punto del debito, ma il Cavaliere ha già la soluzione pronta: “Dobbiamo andare a Bruxelles a trattare – ha spiegato – perché con la crisi recessiva che deriva anche dalle misure imposte dall’Ue dobbiamo ridiscutere gli impegni assunti”. Un PdL compatto quindi nel trincerarsi dietro il loro vessillo, il punto chiave di un’intera campagna elettorale. Ma dello stesso avviso non è il Movimento 5 stelle. Come ha spiegato Crimi, nelle dichiarazioni di voto sulla fiducia: “L’attendevamo sui fatti e ha mostrato la rigidità di un sistema politico ibernato. Lei ci ha invitato a scongelarci, ma l’invito a scongelarsi lo rivolgiamo noi a lei”. Tra i ministri ci sono “tanti nostromi di governi naufragati”. Il governo “sarà ostaggio di veti e mercanteggiamenti dei partiti. Il M5S non darà la fiducia, ma si confronterà sui contenuti. Saremo sempre responsabili”.

Il flash-mob improvvisato dai grillini: Rodotà Presidente!

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Sia deputati che senatori grillini scendono in piazza assieme ai manifestanti. Tutti 160 brandiscono un cartello con scritto “Rodotà perchè no” o, in alternativa, “Rodotà presidente”. Colgono di sorpresa anche i giornalisti presenti con questo flash mob improvvisato. E’ Vito Crimi che prende la parola per far notare che il nome di Rodotà viene urlato in tutte le piazze ed il PD risponde con l’ennesimo inciucio con il PdL dimostrando una volta in più che il Partito Democratico non ascolta né base né cittadini ma solo i propri interessi. E ancora manca la risposta alla fatidica domanda: “Perchè no Rodotà?”. Ci sarà un motivo, a parte il fatto che sia stato il MoVimento 5 Stelle a proporlo, visto che non è un uomo di partito. Ancora una volta in più, comunque, i grillini sono riusciti a far passare un’immagine evocativa: sono gli unici ad ascoltare quello che vuole il popolo ossia, chiaramente, il loro candidato.

Da #OccupyWallStreet a #OccupyParlamento

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M5S non ci sta e per domani è prevista l’occupazione del Parlamento se non saranno convocate le commissioni parlamentari permanenti senza dover attendere la formazione di un nuovo governo che sembra essere sempre più distante, a meno di inciuci dell’ultima ora. I grillini rimarranno dentro il Parlamento a  leggere gli articoli della Costituzione italiana, articolo dopo articolo, anche dopo la mezzanotte.

Il problema di fondo è se si vuole comunque soccorrere l’Italia agonizzante o se si preferisce “giocare” con programmi e poltrone senza dar vita a un governo fin quando non ci sia un Capo dello Stato che possa sciogliere le Camere e far tornare al voto gli italiani. Le prospettive però non sono certo rosee: il Pd si sta spaccando e le sue anime contrastanti sono ormai sotto l’occhio di tutti, l’M5S sta perdendo elettori, il Pdl si rafforza.

Un clima che non piace all’Europa che sperava in un uomo che potesse strangolare ancora gli italiani per compiacere la Merkel e il potere oscuro che la Cancelliera ha dietro di sè, compreso il Club Bilderberg .

L’occupazione di domani quindi è anche un segno da dare all’estero, a quell’Europa che guarda attentamente l’Italia per paura di non riuscire a controllare uno stato chiave come il nostro che geograficamente  si affaccia sul Mediterraneo. I complottisti parlano già di manovre per far diventar l’Italia la prossima vittima. Dopo la Spagna, la Grecia e Cipro a cadere sotto la scure del potere occulto finanziario che domina in Europa potrebbero essere proprio l’Italia e la Francia. Non a caso Hollande sembra essere sempre più interessato all’Africa, tentando alleanze in vista di una battaglia all’ultimo euro.

Sì, perchè la guerra ormai si combatte in borsa o nelle agenzie di rating pronte ad esaltare un Paese come l’Inghilterra che inizia ad avere gravi disagi sociali nascondendoli dietro un AAA e discriminando le nazioni sul Mediterraneo che diventano terra di speculatori senza scrupoli pronti a investire sulle macerie umane.

 Occupazione quindi che deve portare a una svolta, a rendere operativo quel Parlamento che di fatto può legiferare anche senza un governo. Grasso perché si oppone alla formazione delle commissioni?  Proprio quella sinistra che dovrebbe andare in aiuto dei più deboli non vuole neppure far partire le commissioni che potrebbero portare a delle riforme?   Solo miopia politica o tattica?

I grillini al mare… Tutti a Fregene da Beppe!

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Da Piazzale Flaminio a Fregene, un pullman pieno di grillini in marcia dal grande “saggio”… ops non si può più usare la parola saggio… dal grande “illuminato”? Dopo il tentativo di depistamento che li voleva all’Aquila, sembra che il luogo prescelto dal leader Beppe Grillo per il suo incontro segreto sia proprio la località balneare sulla costa romana.

Crimi spiega poi che con l’incontro di oggi “non c’entra Currò“, il deputato siciliano che in un’intervista si è detto favorevole all’apertura al Pd, sottolineando di non essere “uno schiaccia bottoni per conto terzi”. Sempre dal capogruppo al Senato si apprende che “L’incontro era previsto. Il dibattito c’è, non ho mai detto che non c’era, altrimenti ci sarebbe l’unanimità di 8 milioni di elettori… Andiamo a passare una giornata in allegria, né più né meno. Due chiacchiere poi torniamo a casa. Gli autobus li paghiamo noi – aggiunge – 10 euro per l’autobus più una cifra variabile tra i 18 e 20 euro per il pranzo”

Tra streaming e località segrete… la doppia faccia del M5S

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Alcune volte i grillini vogliono lo streaming, la chiarezza, la trasparenza come con l’incontro con Bersani che è stata una vera innovazione, un vero strappo ai “segreti di palazzo”. Poi però si riuniscono come una società segreta, in luoghi sconosciuti, in cui incontrare a quattr’occhi Beppe Grillo. Per domani è attesa la riunione dove il leader del M5S cercherà di ricompattare i grillini dopo lo strappo di Tommaso Currò che chiedeva di aprire al Pd. L’intervento di Currò, che cercava di riportare a Roma, l’esperienza della Sicilia, ha creato una vera e propria frattura fra i pentastellati che si sono trovati divisi tra possibilisti e oltransisti. Sicuramente non fa bene al movimento avere due anime perchè appaiono, davanti agli occhi degli elettori,  gli spettri della sinistra dilaniata in tante anime diverse: lettiani, bersaniani e renziani. Domani Grillo cercherà di riprendere le redini del movimento e fustigherà coloro che mirano a un accordo con la “vecchia politica”. Ma alla fine la dualità rimarrà e sarà quella dello streaming e della carboneria… il prossimo passo è la massoneria?

 

Partiti italiani: chi va alla guerra, chi costruisce il fortino, chi non lo sa…

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Berlusconi sente l’acqua alla gola e ad aspettare di vedere che tipo di lavoro svolgeranno i “saggi” no, non ci sta. Se si guarda attorno vede solo nemici pronti a saltargli alla gola e, è risaputo, la miglior difesa è l’attacco. Ecco quindi che raduna i suoi nel quartier generale, più agguerrito che mai: ultimatum a Giorgio Napolitano! Può attendere massimo fino a venerdì il Cav, dopodichè è necessario costringere il Capo dello Stato a riaprire le consultazioni, perchè ad Arcore hanno paura che i nemici stiano tramando e quindi: “Adesso basta, non possiamo farci cucinare a fuoco lento, e stare a guardare che si eleggono uno dei loro al Quirinale”. Ma come far scoppiare il gruppo dei dieci? Si potrebbe far “ritirare” Quagliarello e Giorgetti e dimostrare quindi l’estraneità di Pdl e Lega all’operazione, oppure gli stessi potrebbero dichiarare che una siffatta commissione è inutile. Quello che preme maggiormente è non permettere che “qualcuno” prenda tempo, perchè sarebbe “un modo per aiutare il Pd e farlo arrivare compatto all’elezione del prossimo capo dello Stato”, stando alle parole di un azzurro di rango. La questione del governo è diversa, visto che Berlusconi è certo che il Pd sia una polveriera pronta ad esplodere. Perchè il Cavaliere non ascolta Letta che tenta di spiegargli che il capo dello Stato ha circoscritto i tempi della commissione a 8-10 giorni e segna come deadline il prossimo venerdì, altrimenti sarà “Golpe”? E’ certo che si stiano già effettuando le grandi manovre per far salire al Colle gli avversari e l’unica possibilità che gli resta è far saltare le sedie sotto i saggi, di certo colpito anche dalle parole di Bersani che nega ogni possibilità di apertura e continua a fare la stessa offerta al Pd sapendo che è ritenuta inaccettabile, ossia quella del doppio binario, governo e riforme. Insomma, si teme che al quarto scrutinio Napolitano e Bersani si coalizzino per proporre Prodi o qualche altro “nemico”, fossero anche Zagrebelsky o Rodotà. Serve riaprire la corsa sia per il Governo che per il Quirinale, perchè: “Se Bersani vuole occupare tutte le istituzioni, non c’e’ alcuno spazio per il dialogo. E ovviamente, se questo stallo prosegue perché il Pd pensa più alla fazione che alla nazione, c’è solo la strada delle urne già a giugno prossimo”. L’incubo peggiore? La salita al Colle di un’espressione del partito dei giudici, che non terrebbe a bada nè le procure nè la Csm. Come potrebbe non tremare? visto che tra il 20 e il 22 riprenderanno i due processi più temuti: Ruby e Mediaset? In concomitanza con la settimana calda al Quirinale. E in caso di sentenze di condanna? Arriverebbe l’interdizione dai pubblici uffici. Berlusconi no, non può attendere oltre: serve il potere, subito, per tornare a sorridere e dormire sonni sereni.

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Mentre ad Arcore fantasmi di Natali futuri fanno tremare, al Largo del Nazareno Bersani sembra esser diventato lui il novello immortale. Caduta dopo caduta, eccolo sempre al suo posto, più convinto che mai della sua linea e pronto a pararsi dietro frasi ad effetto come: “La cosa può apparire esoterica, ma noi siamo partiti dalle condizioni reali del paese…”. L’uomo che arriva dalla pompa di benzina è saldo come un paracarro che rimbalza i colpi e continua a ripetere che la sua proposta di “convenzione per le riforme istituzionali aperta a tutti” (anche al Pdl) e “governo di cambiamento” (chiuso al Pdl) è ancora in campo. Forse il sorriso è dovuto a quella birretta al solito bar con cui finalmente potrà brindare, perchè il suo obbiettivo, che ora probabilmente percepisce come più vicino, è l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica e, possibilmente, sotto quell’egida per mettere ai voti la sua proposta di governo. Nel suo stesso partito, tra le divisioni interne di chi auspica l’apertura all’uno o all’altro dei principali concorrenti, non si capacitano di come il segretario abbia fatto a riprendere il suo ruolo in soli tre giorni: la batosta di Napolitano non l’ha intaccato e anzi, la decisione di far sedere i “saggi” sembra giocare a suo favore. Quindi tiene in mano le sue carte, senza effettuare nessun cambio ed attende la giocata del Pdl.  Perchè in fondo: “Un gruppo tratta di economia, l’altro di riforme istituzionali. Credo voglia dire qualcosa…”. Ossia che Napolitano ha separato “riforme sociali da riforme istituzionali”e in questo vede una conferma della sua proposta: quindi perchè cambiare qualcosa? In fin dei conti il “semestre bianco” limita molto la possibilità di minacciare qualcuno con una possibile perdita del posto visto che nessuno ha la facoltà di sciogliere le camere. Quindi non resta che trovare il modo di far eleggere la persona più adatta ai suoi scopi, magari strizzando l’occhio ai grillini, che da parte loro  mostrano disponibilità a non arroccarsi sul loro candidato scelto online e piuttosto a riproporre un’altra votazione in caso di testa a testa. Quindi il segretario taglia definistivamente (per ora) con il Pdl, ma chiede anche di non essere raffigurato “come il Bersani ostinato: non ho nemmeno messo il mio nome sul simbolo…”. Si sfrega le mani soddisfatto: il Pdl non può fare giochi sul Colle perché non ha i numeri e Franceschini ci tiene a rimarcarlo: “Vanno tenuti distinti il governo dal Quirinale, è dal 1994 che funziona così, ha iniziato il Pdl e questo non è occupare tutto”. Certo però ora sono in gioco anche i saggi, e non tutti escludono una possibilità per Onida e Violante.

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Due posizioni contrastanti quindi quelle assunte da centrodestra e centrosinistra riguardo la formazione della commissione, chi invece ancora appare non del tutto convinto della situazione è il MoVimento 5 Stelle: prima hanno approvato, ora rifiutano in toto la situazione però si rendono conto che negare per partito preso il dialogo potrebbe essere una scelta da pagare in un prossimo futuro. Quindi anche i grillini oggi si sono riuniti, valutando la necessità di presentare proposte concrete ai saggi e quella di tener ancora celati i nomi per il futuro esecutivo. Del resto “molti nomi li abbiamo pronti da tempo – spiega un onorevole a 5 stelle – e non sono quelli che circolano sulla stampa”. E aggiunge: “Abbiamo in testa molti ministri, mancherebbe solamente il premier”. Quindi per ora le idee le hanno chiare per quel che concerne un possibile governo, ma non è detto che non prendano un’altra direzione alle prossime consultazioni. Del resto c’è anche chi ha da ridire sul modo in cui si esprime il loro capogruppo Crimi: “Non si possono fare riunioni su riunioni e poi, invece di un resoconto, ritrovarsi un lunghissimo post su Facebook pieno di elucubrazioni al posto di un asciutto resoconto”. Ancora, non si sa se una loro delegazione accetterà un incontro con i gruppi dei saggi, sempre che questi non accettino il loro “piano di dialogo”. Insomma, non c’è fiducia verso il Pd, sentono che gli altri partiti giocano con loro e non vogliono prestarsi, senza contare che i saggi non hanno attinenza con la Costituzione. In mezzo a questo atteggiamento a metà tra la sfida e la difesa, che anche un gruppo che però sta cercando di combattere la posizione di chiusura a tutti i costi che mette a rischio un dibattito futuro. In quest’incertezza generale, attendono che venga convocato l’incontro con Grillo, sperando che con lui arrivino finalmente delle risposte… anche se forse un po’ temute.

Crimi apre al Pd, ma chiude a Bersani…

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“Se Napolitano fa un altro nome è tutta un’altra storia’. Lo dice il capogruppo al Senato del M5S Vito Crimi commentando l’incontro di oggi con il premier incaricato Bersani. Un nome estraneo ai partiti ‘è bene che il Pd non lo faccia, altrimenti lo brucia. Non voteremo mai – dice- un governo targato Pd anche se guidato da una persona terza”.

Crimi si sveglia… no unanime al governo Bersani!

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I gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle all’unanimità hanno votato no al sostegno ad un governo guidato da Pier Luigi Bersani. La votazione di questa sera alla Camera, presente anche il capogruppo al Senato Vito Crimi, segue la decisione presa nel primo pomeriggio al Senato e la conferma ulteriormente. Crimi si è svegliato!

“Chi dorme non piglia… grilli!” 4 sonni in Parlamento per Crimi

 

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Succede proprio a Vito Crimi, capogruppo del senato per il M5S, di addormentarsi in aula. Quei gesti tanto denigrati dal movimento di Grillo ora vengono a colpire proprio i suoi parlamentari. Prima con il ristorante ora con Morfeo che si è andato a posare sugli occhi di Crimi. Qualche giorno fa lo staff di Beppe Grillo per spiegare a cosa serviva un questore a 5 Stelle, ha pubblicato vecchie foto di dormiglioni in Parlamento.
Il Movimento Cinque Stelle, inoltre, si era vantato di aver svegliato lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Questa volta però Morfeo ha colpito proprio uno dei grillini: Vito Crimi, 40 anni, capogruppo 5 Stelle al Senato. Crimi si è concesso un momento di relax a Palazzo Madama durante l’informativa del premier Monti sul Consiglio europeo del 14 e 15 marzo.

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