Marina Berlusconi scende in campo come candidata premier?

marina-berlusconi-politica-tuttacronacaE’ Repubblica a rilanciare l’idea che Marina Berlusconi venga candidata come premier, con il padre che ormai si sarebbe deciso a chiederle questo sacrificio e scendere in campo:

Una svolta che aprirebbe una voragine sulla sponda forzista: chi candidare premier? Problema che finora il capo ha imposto ai suoi di rimuovere. Una qualsiasi investitura anzitempo lo avrebbe indebolito sotto il profilo politico, ma soprattutto giudiziario. Adesso il quadro cambia rapidamente. Bisogna correre ai ripari. Ecco perché in queste settimane natalizie ha fatto testare proprio Giovanni Toti e, a sorpresa, Angelino Alfano, in una prospettiva da ritorno del figliol prodigo. I risultati dei sondaggi — da qui la preoccupazione crescente — non sono stati affatto incoraggianti. Il direttore che di fatto non si è concesso ferie per restare ad Arcore, sogna la poltrona da vicepresidente unico del partito e lavora per organizzare le celebrazioni del ventennale del 26 gennaio, è risultato un tipo che «funziona» in tv. Ma nulla più di quello. Alfano non sarebbe andato meglio rispetto a quando guidava Forza italia da segretario. Col vicepremier i contatti sono stati «affettuosi» anche in questi giorni festivi, ripresi ora sulla legge elettorale. La Santanchè sferza Angelino, invitandolo a «lasciare l’amante e tornare alla famiglia».

 

Ma il Cavaliere non ci pensa proprio a organizzare le primarie per coinvolgere il vicepremier:

 

«A me interessa solo l’alleanza elettorale » assicura il Cavaliere ai dirigenti. Ma sta di fatto che in campo «c’è solo Marina». Molto dipenderà dalla nuova legge elettorale. Berlusconi ufficialmente tiene le carte coperte ma, racconta chi gli ha parlato ieri, esclude fin d’ora il Mattarellum corretto: «Saremmo spettatori della sfida tra Renzi e Grillo, per noi improponibile». Verdini invece sembra lo abbia convinto a puntare sullo spagnolo. «Un proporzionale rivisto ci consente di giocarcela ancora da protagonisti ». Ma non è detto si vada in quella direzione. E allora l’unico «jolly» resta la figlia Marina. «Il presidente sa che se scegliesse un uomo in chiave anti Renzi, sarebbe comunque un clone — spiega un ex ministro berlusconiano dell’inner circle — l’effetto sorpresa funzionerà solo con una donna. E il nome resta solo uno». Quello più fidato, che salverà il brand nel simbolo e forse lo zoccolo duro alle urne.

No all’espatrio per Berlusconi: è polemica

silvio-berlusconi-tuttacronacaNo all’espatrio per Berlusconi e, nonostante gli impedimenti legali parlino chiaro, non mancano le polemiche. Anche il Csm è intervenuto, con una reprimenda durissima: “Basta delegittimazioni”. A tuonare contro i giudici, e anche contro il Ncd di Alfano, ora è Sandro Bondi, esponente di Forza Italia. I magistrati hanno imposto all’ex premier il divieto di uscire dai confini dell’Italia a seguito della condanna in Cassazione per frode fiscale e ora Bondi scrive: “se la magistratura impedisce al presidente Berlusconi di recarsi al vertice” belga “del Ppe, senza che nessuna voce delle istituzioni avverta il dovere di segnalare una grave anomalia della nostra vita democratica, consiglierei ad Alfano di declinare l’invito per onorare una storia di cui ha fatto parte e per sollevare un problema che riguarda la nostra democrazia, che pure il suo partito solleva almeno nelle enunciazioni di principio”. Pronta la reazione della magistratura, con il Csm che ha approvato a larga maggioranza la pratica a tutela delle toghe aperta in relazione alle numerose dichiarazioni rilasciate negli ultimi mesi da Berlusconi, contro la magistratura. “Questi episodi di denigrazione – si legge nel documento del Csm – sono del tutto inaccettabili, compromettendo la fiducia dei cittadini nella giustizia, condizione imprescindibile di un’ordinata vita democratica”. Ventidue i voti favorevoli espressi in plenum, tra cui quelli del vicepresidente, Michele Vietti, del presidente e del pg di Cassazione, e del laico del Pdl, Annibale Marini. Solo quattro i voti contrari, espressi dai laici Zanon, Romano più Palumbo (Pdl) e Albertoni (Lega). Come spiega Repubblica:

Sotto la lente di ingrandimento dei consiglieri chiamati a votare sono finiti articoli di stampa ma anche il video-messaggio con il quale il leader di Forza Italia aveva definito “mostruosa e politica” la sua condanna da parte della Cassazione e accusato la magistratura di essere diventata un “contropotere dello Stato” che vuole “realizzare per via giudiziaria il socialismo”. E il più recente comizio, pronunciato davanti a Palazzo Grazioli nel giorno della sua decadenza, con cui il Cavaliere aveva accusato Magistratura Democratica “di aver abbracciato le idee estremiste delle Brigate Rosse”. E’ da tanto che il Csm non concede le cosiddette “pratiche a tutela” della magistratura, un istituto il cui ricorso eccessivo era stato apertamente criticato dal capo dello Stato. Ma stavolta si tratta di un intervento “insostituibile” – assicurano i consiglieri – per “tutelare il prestigio e la credibilità dell’istituzione giudiziaria nel suo complesso”. Perché l’accusa ai giudici di strumentalizzare le proprie funzioni a “fini politici”, compromette “la fiducia dei cittadini nella giustizia”.

A stretto giro di posta, tuttavia, la reprimenda del Csm viene bollata dallo stesso Bondi come “atto ridicolo e intimidatorio”. La polemica stamani era esplosa alla vigilia della riunione – fissata per domani nel castello di Meise, alle porte di Bruxelles – del Partito popolare europeo. Quella famiglia politica, cioè, che raccoglie e rappresenta in seno all’Ue le forze moderate, democristiane e conservatrici. Al summit (a cui parteciperanno il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, il presidente della Commissione Josè Manuel Barroso e la cancelliera Angela Merkel) era già stato annunciato da tempo l’invito spedito ad Angelino Alfano in qualità di vicepremier e a Ferdinando Casini come presidente dell’Internazionale cristiano-democratica. In un primo momento, però, si era sparsa la voce che Berlusconi non rientrasse nella ‘rosa’. Circostanza, questa, che secondo i bene informati aveva fatto arrabbiare, e non poco, lo stesso ex premier. A ruota, tuttavia, è stato lo stesso portavoce del Ppe a precisare che alla riunione “sono stati invitati i leader dei tre partiti” che fanno parte del Ppe, ovvero Forza Italia, Nuovo CentroDestra e Udc, senza fare alcun accenno agli eventuali impedimenti legali per il Cavaliere. Impedimenti che però sussistono visto che dopo la sentenza sul processo Mediaset l’ex senatore è stato privato del passaporto.

I pm dell’ufficio esecuzione di Milano, infatti, hanno respinto in mattinata la richiesta avanzata dai legali di Berlusconi di poter partecipare al vertice belga. Di fronte alla richiesta di nulla osta temporaneo dopo il ritiro del passaporto per l’ex premier, i magistrati hanno risposto con un no definitivo: la legge numero 1185 del 1967 “non consente alcun tipo di eccezione”. Neppure il richiamo della difesa del Cavaliere, secondo la quale la creazione dell’area Schengen, dove si intende libera la circolazione delle persone, ha sostanzialmente allentato le restrizioni precedentemente previste per i condannati dalla legislazioni nazionali, lascia margini ai legali: “Schengen prevede l’abolizione dei controlli alle frontiere, ma non prevede la possibilità di muoversi senza documenti validi per l’espatrio”, fanno sapere fonti della procura.

A questo punto ai legali di Berlusconi non resta che tentare un incidente di esecuzione ma i tempi non sarebbe così stretti: Berlusconi è destinato a saltare l’appuntamento di domani su invito del presidente Joseph Daul.

Berlusconi: si cambi la costituzione

costituzione-de-nicola-de-gasperi_tuttacronacaBerlusconi vuole che venga modificata la Costituzione italiana ed è tornato a ribadirlo oggi, in collegamento telefonico con un incontro del partito a Cremona. Quello che ha sottolineato è la necessità di “cambiare la Costituzione”. Il leader di Forza Italia propone, tra le altre modifiche da apportare, l’istituzione di una sola Camera, l’attribuzione di più poteri al presidente del Consiglio e l’elezione del presidente della Repubblica direttamente dai cittadini e non dalle segreterie dei partiti.

Napolitano e la difesa della Stabilità

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La video-intervista di Giorgio Napolitano trasmessa oggi nel corso del convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria, in corso a Napoli, ha toccato i punti salienti della Legge di Stabilità che si appresta ad approdare al Parlamento per l’approvazione. Secondo il Capo dello Stato:

“La questione non è tanto di vedere quanto si sia stanziato o se si dovesse o potesse stanziare di più” che poi ha aggiunto “Il problema è di vedere nell’insieme su quali risorse possiamo contare seriamente senza inventarci delle coperture fasulle”.

Bisogna intendersi sul significato della parola “coraggio”, riflette Napolitano. “È una parola importante che si può prestare a vari usi. Esiste, infatti, anche la categoria del coraggio facile, che può essere usata in maniera molto retorica. Si deve stare attenti al coraggio poco responsabile”.

L’Italia non è pronta quindi per il “coraggio” che implichi  “un po’ di coraggio” ? Va dà sé che in tal caso qualcuno potrebbe pensare   che resta valida ancora una volta  l’equazione “coraggio:irresponsabilità=giovani:emigrazione”… Quando si riuscirà a cambiare la formula?

Quanto è lontano il Senato dagli italiani?

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Battibecco a suon di ‘vergogna’ nell’aula del Senato fra il presidente di turno, Maurizio Gasparri, e il Movimento 5 stelle che prosegue l’ostruzionismo alle riforme costituzionali e ‘porta’ nell’aula di Palazzo Madama anche Dario Fo a difesa della Costituzione.

Una presenza virtuale, con le parole di Fo prima lette dal senatore Bruno Marton che poi avvia una registrazione invitando l’emiciclo ad ascoltare il Premio Nobel. E’ a questo punto che Gasparri sbotta: “Non è che siamo a ‘Radio campo base’”. Il senatore M5s riprende la parola per una raffica di “si vergogni” e qui è l’esponente Pdl a fermarlo con un “si vergogni lei, non siamo qui per giocare”.

Quanto dista il Senato dagli italiani? Lontano, lontanissimo, anni luce. E oggi non fa eccezione, anzi scoppia l’ennesima bufera con i soliti insulti che non fanno bene all’istituzione che assomiglia sempre più a un ring e sempre meno a un organo politico. Non si tratta più di giudicare, né di schierarsi, né di provare ad avere un partito di riferimento, ormai è solo una guerra personale a colpi di insulti.

“Noi del Movimento 5 Stelle ci siamo sempre orgogliosamente definiti portavoce dei cittadini – esordice Marton – Oggi ho l’onere e l’onore di portare in difesa della Costituzione la voce di un cittadino Premio Nobel per la Letteratura, Dario Fo. Ascoltate queste semplici, chiare e rivoluzionarie parole che ci ha lasciato questa mattina. Le leggo per lui in questo Senato”.

“Che strano, abbiamo sempre detto – sono le parole di Fo che il senatore M5s legge – che la nostra è la Costituzione più bella del mondo ed ecco che all’improvviso qualcuno vuole cambiarla perché, dicono, in quel testo ci sono delle incongruenze e degli errori e, guarda caso, questi senatori e deputati sono gli stessi che hanno voluto e imposto le leggi ad personam. Strane coincidenze della storia”.

“Troppe volte – qui è Marton che riprende in prima persona la parola – questo Senato è stato sordo alle parole di chi Dario ha tanto amato, la sua compagna di una vita, una grande donna: Franca Rame che da qui, da questo Senato è fuggita. Ascoltiamo tutti Dario Fo”. E qui, invece, parte il sonoro che viene pero’ bloccato da Gasparri che sbotta: “Non e’ che siamo a ‘Radio campo base’. Poi discuteremo se innovazioni di questo tipo sono permesse, fino ad ora non ne ho consapevolezza”. “Si vergogni”, replica allora Marton. “No, si vergogni lei. Non siamo qui per giocare. Questo giochino  è poco serio per l’assemblea. Non le consento di dire si vergogni alla presidenza”, è il rimbrotto che arriva dal presidente di turno dell’Assemblea.

Gli italiani intanto hanno da pensare alla nuova Tirse, a quel cuneo fiscale inesistente anche se fortemente sbandierato come vessillo di una nuova politica e a una ripresa che, anch’essa annunciata, sembra però essere ulteriormente scappata di mano.

“Costituzione di piazza”, a Roma si sfila per difenderla

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Il Paese che soffre e le regole che si vogliono cambiare dopo che mai neppure per un giorno siano state davvero attuate. In Italia non abbiamo mai potuto tastare con mano, e soprattutto negli ultimi decenni, se la nostra Carta fosse davvero da rinnovare.

Si sfila a Roma per difendere quella Costituzione che oggi è stata affissa su un camion, tra le bandiere rosse della Fiom  Cgil di Maurizio Landini e lo striscione  «la via maestra» di Antonio Di Pietro. Cori e applausi per Stefano Rodotà, acclamato al suo arrivo.

«Usciamo da questi continui battibecchi per avere una visione politica complessiva, la Costituzione è stata messa da parte, noi vogliamo riprendere il filo della politica costituzionale. Non è una manifestazione contro Napolitano, io ho opinione negativa larghe intese. Spero che il Pd in qualche modo di ravveda, di fronte al movimento di popolo, i partitini si guardino in casa», ha detto Rodotà.

Fra i partiti politici presenti Sel, guidata dal segretario Nichi Vendola, Rivoluzione Civile, Italia dei Valori, Rifondazione Comunista.

 

Sospesa la seduta alla Camera: “arrestate i ladri”

camera-costituzione-art138-tuttacronacaLaura Boldrini, presidente della Camera, ha sospeso la seduta dopo che l’Aula ha approvato il ddl che istituisce il Comitato parlamentare dei 40 per le riforme costituzionali e prevede una deroga all’articolo 138. I deputati pentastellati avevano organizzato un flash-mob proprio in occasione della votazione: nell’Aula sono stati esposti dei manifestini tricolori con la scritta “No deroga art 138” prima del voto, poi rimossi dai commessi su indicazione della Boldrini. A quel punto i deputati di M5S sono rimasti con le mani in alto, ben visibili, mostrando la scritta “ART 138” e mantenendo la posizione per tutto il tempo della votazione. Dopo di che, il presidente è stato costretto a sospendere la seduta:  “Così non si può continuare, convoco la conferenza dei capigruppo”. Durante la protesta, da più parti si sono innalzate grida di “buffoni, buffoni!”, con un acceso Bianconi (Pdl) che è stato richiamato. Dopo il voto, un applauso dai banchi del Pd, cui i grillini hanno risposto con un ironico battimani. Viste le polemiche, anche a seguito della protesta dei 5 Stelle sul tetto di Montecitorio, alcuni pentastellati hanno mimato il gesto delle manette rispondendo “arrestate i ladri”, fatto che ha fatto infuriare ulteriormente il popolo pidiellino. Ora Laura Boldrini deciderà se applicare delle sanzioni. Nel frattempo i grillini continuano a ripetere: “Il M5S non è contrario a ogni riforma costituzionale. Sogniamo un Paese in cui il popolo comandi e il governo obbedisca. Ma le riforme costituzionali che vogliono fare i partiti vanno esattamente nel senso opposto: togliere ulteriori poteri a un Parlamento già esautorato e conferirli nelle mani di pochi”.

La nuova Carta dell’Egitto mette al bando i partiti religiosi e la Sharia

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La bozza della nuova Costituzione egiziana non tollera più i partiti religiosi e cancella l’art 219 sull’interpretazione della Sharia. Prevede anche  la fine dell’interdizione alla vita politica per i responsabili del partito di Hosni Mubarak, che venne sciolto nel 2011. Adesso, come previsto da una “road map” del governo provvisorio, la bozza sarà ora analizzata da un comitato di 50 persone, rappresentanti “di tutta la società”, compresi militari e forze di sicurezza. Ed entro 60 giorni il testo arriverà sul tavolo del presidente Adly Mansour, che indirà un referendum costituzionale.

L’Egitto si dà quindi nuove regole e volta pagina con una Costituzione che di nuovo afferma la laicità dello stato e ripristina il partito di Mubarak. La tensione però nel Paese resta elevatissima soprattutto nella giornata di oggi denominata dai sostenitori di Morsi “venerdì dei martiri”. A Il Cairo, i cingolati dell’esercito hanno chiuso piazza Tahrir, schierando almeno 12 tank leggeri a difesa del simbolo della rivoluzione anti-Mubarak e anti-Morsi. Un massiccio dispiegamento di forze anche a Rabaa, chiusa dalle autorità sempre per timore di incidenti, mentre c’è massima allerta all’aeroporto internazionale della capitale, dove sono state prese misure di sicurezza e sono stati messi in atto controlli rafforzati, con strade di accesso presidiate dai blindati.

 

La legge sulla droga Fini-Giovanardi è costituzionale?

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Ora sembrano sorgere dubbi costituzionali sulla legge sulla droga Fini-Giovanardi che equipara le droghe leggere a quelle pesanti ai fini di una disciplina sanzionatoria. La  Terza sezione penale della Cassazione ha disposto l’invio degli atti alla Consulta.

La Cassazione ha accolto in parte il ricorso presentato da un 46enne di Palermo, condannato dalla corte d’Appello di Trento a 4 anni di carcere (beneficiando delle attenuanti generiche) e ad una multa di 20 mila euro per aver trasportato quasi 4 kg di hashish. Secondo la difesa, ”l’eliminazione della distinzione tra cosiddette droghe leggere e pesanti e il rilevantissimo aumento delle pene edittali per le condotte aventi ad oggetto le prime, non sarebbe conforme né al principio di proporzionalità rispetto al disvalore espresso dalla condotta incriminatrice né all’esempio di proporzionalità predisposto a livello comunitario”.

Secondo la Cassazione ci sono dubbi sulla possibile violazione dell’ articolo 77 secondo comma della Costituzione, che regola i decreti legge e le leggi di conversione. Le norme in questione, infatti, vennero inserite nella legge di conversione con un maxiemendamento al dl 272/2005 il cui oggetto originario erano le ‘‘Misure urgenti dirette a garantire la sicurezza e il finanziamento per le Olimpiadi invernali di Torino, la funzionalità dell’amministrazione dell’interno e il recupero di tossicodipendenti recidivi”. Esistono quindi – secondo la Cassazione – dubbi sull’estraneità delle nuove norme inserite nella legge di conversione alla finalità ed alla ratio dell’originale decreto legge e, in via subordinata, sotto il profilo della evidente carenza del presupposto del caso straordinario di necessità e urgenza”.

DROGA

Tra Letta e la Costituzione, Rosy Bindi sceglie la seconda

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“Io non scambio il governo Letta e la sua tenuta con la Costituzione, che deve durare ben oltre le larghe intese”. Con queste parole Rosy Bindi ha messo una pietra sopra ad ogni trattativa a tutti i costi. Presidenzialismo e governissimo? Non per lei che non vuole compromessi. L’ha dichiarato anche a Repubblica: “Con il bicameralismo perfetto e mille parlamentari, con una riforma federalista incompleta, con il cambiamento delle leggi elettorali in senso maggioritario, senza pesi e contrappesi, il nostro assetto democratico non funziona”, ha spiegato, aggiungendo che il suo partito ha sempre combattuto per difendere la Costituzione: “Cambiamenti quindi sì, ma per rendere efficiente la forma di governo e di Stato nella cornice costituzionale. Il Pd è stato in prima linea in questi anni contro i tentativi di stravolgere la Costituzione e ha vinto un referendum contro la destra. L’Assemblea del partito nel 2011 ha detto ‘no’ a ogni forma di presidenzialismo”. Ecco allora che “la scelta del semipresidenzialismo è quella più innaturale per la nostra Costituzione e per il nostro Paese perché indeboliremmo la figura di garanzia del capo dello Stato”. La sua proposta, al contrario, è “di fare come prima riforma il conflitto d’interessi in Costituzione. Vediamo se il centrodestra ci sta, e mettiamo poi mano al resto”. Per quel che riguarda i recenti accadimenti, infine, guarda in casa dem: “la settimana di calvario per l’ultima elezione del capo dello Stato non è dipesa dalla mancata riforma della Costituzione, ma da inadeguatezza delle forze politiche ed errori del Pd”.

Il messaggio di Napolitano: tra bastonate e ammonizioni

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“Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne fedelmente la Costituzione”, con questa formula, a norma dell’art. 91 della Costituzione, Napolitano s’insedia per la seconda volta a Capo dello Stato. Inizia quindi il suo discorso con un ringraziamento per la sua elezione e per “la fiducia e l’affetto che ho visto in questi anni crescere verso di me e verso l’istituzione che rappresentavo tra grandi masse di cittadini”. Passa a giustificare il suo cambio di posizione, lui che aveva negato ogni possibilità di essere rieletto: si è visto spinto ad accettare dall’attuale situazione, soprattutto considerato il clima di tensione e l’inconcludenza, nonché impotenza, del Parlamento nello svolgere l’elezione. La rielezione del Presidente uscente, che non è mai avvenuta prima, non è però resa impossibile dalla stessa Costituzione, come se si fosse voluto lasciare aperta una finestra per momenti di particolare crisi, come quelli che si stanno affrontando. Napolitano parla allora di “vitalità delle istituzioni”, chiamate ad un compito gravoso, ossia di rinnovare e riformare la politica mettendole a confronto con i partiti dove prevalgono lentezze e contrapposizioni, nonché calcoli di convenienza e tatticismi. Moralità, trasparenza e taglio di costi sono stati ignorati a causa di questo atteggiamento e, di contro, ingigantiti da rappresentazioni unilaterali e indiscriminate in senso distruttivo. Imperdonabile, per Napolitano, resta inoltre la mancata riforma della legge elettorale del 2005, fatto che ha portato “il vincitore a non riuscire a governare una simile sovrabbondanza” dopo le elezioni. Ricorda poi di aver fatto un’opera di “persuasione vanificata da forze politiche che ora mi hanno chiamato a riprendere il ruolo di Presidente” e ammonisce che, se si troverà nuovamente dinanzi a simili assurdità, non esiterà “a trarne le conseguenze dinanzi al Paese”. “Non si può più sottrarsi al dovere della proposta, alla decisione netta e tempestiva per le riforme di cui hanno bisogno per vivere e sopravvivere la democrazia e la cittadinanza italiana”. Napolitano rinvia allora ai documenti stilati dai 10 saggi come indicativi di quello che c’è bisogno di attuare. Chiede attenzione per rafforzamento e rinnovamento degli organi dello Stato, come forze dell’ordine e Magistratura, che vanno “protette” anche da attacchi mediatici riconoscendo l’importanza che hanno per il mantenimento alla libertà. Per il Capo dello Stato, serve poi affrontare la recessione, potenziare l’istruzione e il capitale umano, favorire ricerca, innovazione e crescita delle imprese anche all’interno di un ambito europeo. Chiede inoltre che sia rivolta l’attenzione alla questione lavoro. Il cambiamento va fatto quindi partendo da questi punti, per essere efficace. Napolitano invita i deputati pentastellati a non continuare ad aizzare la contrapposizione aula/piazza, ma a partecipare in modo attivo all’interno del Parlamento. Parla di metodo democratico e si augura che le forze presenti non temano di convergere su alcuni punti. Parlando dei suoi compiti, ora che si è assunto nuovamente le sue responsabilità, ribadisce che tocca al governo riuscire ad ottenere la maggioranza in ambedue le Camere e non spetta al Presidente dare mandati per costituirne uno. Napolitano prende ad esempio l’Europa parlando del fatto che forze contrapposte possono trovare dialogo e riuscire a collaborare, scorda però di notare che all’estero sono presenti figure politiche molto diverse da quelle che siedono nel nostro Parlamento! La sua conclusione è netta e precisa: svolgerà i suoi compiti fino a quando la situazione lo renderà necessario e a quando le forze glielo consentiranno. E chiude: “W il Parlamento. W la Repubblica. W l’Italia.”

All’uscita del Presidente, la banda intona l’inno di Mameli, anche se forse ci si aspetterebbe l’inno tedesco, visto che negli ultimi tempi sembrano tutti molto più interessanti a strizzare l’occchio alla Merkell piuttosto che ai cittadini italiani. Quello che resta di questo discorso è indubbiamente la dura critica all’inconcludenza di Bersani, che fino all’ultimo non ha voluto ammettere i propri errori nè cercare soluzioni alternative e, la minaccia, non troppo velata, a  chi l’ha votato: è rimasto perchè gliel’hanno chiesto, ma certo ora non permetterà più che le sue parole cadano inascoltate. Ma siamo sicuri che ci sia ancora qualcuno che voglia ascoltare le parole del Presidente? Ricordiamoci gli appelli Fatti da Napolitano nei mesi precedenti le elezioni perché venisse modificata la legge elettorale, appelli rimasti inascoltati proprio da quella sinistra felicissima che tutto restasse immobile  C’è da chiedersi che credibilità possa avere chi siede sulle stesse poltrone da più anni ed ha condotto l’Italia alle attuali condizioni. Del discorso di Napolitano quello che non è piaciuto e ha lasciato l’amaro in bocca è l’invettiva contro i grillini perchè è suonata come un’offesa a tutti i “cittadini” accorsi in piazza, ancora prima che i deputati o lo stesso Grillo “chiamassero all’appello”:  l’invettiva di napolitano è suonata purtroppo come una patemte d’inettitudine nei confronti del ” popolo ” come “soggetto” incapace di ragionare da solo.  E’ vero che determinate questioni dovrebbero anche essere disputate in aul,,come dice Napolitano, ma se ciò non avviene è solo perché non si possono più definire ” rappresentanti del popolo” quelli che oramai sono ripiegati solo al raggiungimento del loro interesse personale. Per fortuna, allora, che di persone in grado di ragionare da sole, ignorando gli inetti che dovrebbero rappresentarle ce ne sono ancora , le stesse che, solo per fare un esempio, al termine di questo discorso si domandano perchè tante belle parole siano state spese affinchè ci si impegnasse a risolvere la questione del lavoro  ma senza ribadire e imporre il fatto che prima di tutto il lavoro è  un diritto fondamentale e un obiettivo da raggiungere senza mai  disgiungerlo dal diritto alla salute. Presidente, augurandoLe buon lavoro, solo una domanda: va bene se  il  lavoro salta fuori grazie a fabbriche che ammazzano la cittadinanza? Perchè il Salva-Ilva qualcuno l’ha firmato…

La Lombardi e i 50 anni del Presidente

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Il Pd è in crisi, il Pdl avanza…  il M5S è sotto attacco mediatico da sempre. La nostra politica regredisce nel momento più drammatico della storia d’Italia. Nessuno parla più di spread, di debito pubblico e di disoccupazione… o se ne parla mentre prendi il cappuccino e il cliente dietro di te si suicida per Equitalia. A quel punto capisci che non sei più nel Paese delle meraviglie in cui l’unica cosa determinante ora è il Presidente della Repubblica (anche perché l’Italia non è purtroppo una Repubblica presidenziale), ma che sei in un paese già sommerso che respira solo grazie al tubo della maschera… a gas!

Oggi la gogna mediatica è per la Lombardi che ha dichiarato a Radio Radicale: “Oddio, una certa età anagrafica non mi pare che sia scritto nella Costituzione. Cioè nel senso, non è che c’è scritto dagli ottanta in su, o dai settanta in su, che è l’età media dei candidati. Devi essere stato nel sistema per quarant’anni per andare a fare il presidente della Repubblica o devi essere una figura di garanzia, che cioè si attenga ai dettami della Carta?” 

Ma naturalmente quasi tutti i media hanno preferito riportare che la Lombardi non sa che nella Costituzione esiste un’età minima richiesta per fare il Presidente della Repubblica.

Allora prima di mandare alla gogna qualcuno stiamo attenti… domani il caffè avvelenato potrebbe toccare a noi!

 

 

Parla la Hack… quella vera!

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La burla della Zanzara al costituzionalista Valerio Onida è ‘da denuncia: se l’avessero fatto a me, un giochetto così forse ci avrei pensato, scherzi da prete del genere non si fanno e non vanno fatti a nessuno, non si puo’ spacciarsi per qualcuno con le persone cercando di far uscire loro di bocca cose che mai si sarebbero sognate di dire’. Cosi’, oggi, l’astrofisica Margherita Hack interviene sulla vicenda, osservando pero’ anche, come ‘la sua imitazione fosse buona, hanno replicato la mia voce abbastanza bene’.

La professoressa ha poi difeso il ruolo della commissione di saggi istituita dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: ‘potrebbe essere utile, serve una mano da parte di teste brillanti in questo momento di impasse, al posto di Napolitano l’avrei creata anch’io’. L’astrofisica ha anche lanciato un appello ‘ai politici perche’ usino il buonsenso e ci facciano uscire dal vicolo cieco in cui siamo finiti’, ha detto. ‘Basterebbe che Grillo e Bersani si mettessero d’accordo per fare un governo di scopo con tre obiettivi comuni prima di tornare alle elezioni: legge elettorale, conflitto d’interessi e riduzione degli scandalosi costi della politica. Sarebbe necessario che Pd ed M5S si assumessero questa responsabilita’; serve trovare lavoro ai giovani, serve che gli enti paghino le imprese, bisogna far ripartire l’economia e non si puo’ piu’ aspettare o si finisce diritti nel baratro’.

L’intervista-confessione di Onida… L’Italia dalle urne alle bare!

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Il Grande Saggio era pronto a dimettersi, ma il Presidente della Repubblica ha fatto cambiare idea a Valerio Onida. Secondo Giorgio Napolitano alle provocazioni si risponde con la responsabilità. Così arriva quella nota che dovrebbe togliere Napolitano dall’imbarazzo, ma che probabilmente ne crea ancor di più, anche perchè si continua a parlare del caso e quello che era evidente a tutti gli italiani ora è stato confermato. Far scorrere il tempo e poi passare il testimone. Un’ intervista-confessione  quella di Onida che arriva poche ore dopo che Renzi rimproverava al suo partito lentezza e immobilismo… esattamente quello che si evince nelle parole del Grande Saggio… Nemo Propheta in patria è anche vero che il Sindaco di Firenze può essere l’eccezione.

Sicuramente c’è chi avrebbe voluto le dimissioni di Onida e c’è chi invece preferisce perdonare… dall’altra parte c’è il popolo che si suicida, le aziende che chiudono e la crisi che avanza, mentre la ripresa si allontana sempre di più insieme alla speranza di un governo… Dalle urne alle bare, questo è il futuro dell’Italia?

Valerio Onida, autobus e Costituzione!

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Valerio Onida, volendolo definire in sintesi è, di nascita, di spirito, di collocazione, membro della buona borghesia milanese, quella che studia e dopo ha il posto fisso fra l”Intellighentia”. L’insegnamento universitario di certo è  il suo trampolino di lancio  nel mondo  del reale. Le Regioni sono appena nate e negli anni ’70 lui va a  fare l’ esperto presso di loro, subito e anche dopo,  finché arriva a Roma, giudice e Presidente della Corte Costituzionale, dal 1996 al 2004. Dicono che sia uno spirito libero, fuori dai partiti, ovviamente non dagli apparati, con una tendenza che nasce cattolica e si avvicina alla sinistra. Voleva fare il Sindaco di Milano, ma è arrivato solo terzo. Forse è un peccato perché lui  dice che la città e i suoi problemi li conosce bene dato che va sempre in metro e in autobus. Ha reso anche noto il suo reddito, circa 319.ooo euro di imponibile annui.

Scontro ebrei e Grillo… poi arriva la smentita di Pacifici!

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«Non ho mai dichiarato che il movimento di Beppe Grillo è peggiore dei fascisti e non l’ho mai pensato». Cosi il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici in merito alla sua intervista al quotidiano «Haaretz». «Apprendiamo con stupore il fatto che ci vengano attribuiti falsi pensieri su Grillo e il Movimento 5 Stelle. La frase ‘Grillo è ancora più pericoloso dei fascistì non è stata mai pronunciata in nessuna intervista. Siamo vigili, però, di fronte ai molteplici commenti che si leggono sui post del suo blog – aggiunge Pacifici – che richiamano alla mente la cultura dell’estrema destra e dell’estrema sinistra. Commenti che spesso sono ostili nei confronti degli ebrei e di Israele». «Ci preoccupa il tentativo di chiunque e di qualunque partito di scardinare il sistema democratico e costituzionale del nostro Paese, perchè dove non c’è stabilità democratica c’è un pericolo per tutte le minoranze, compresa quella ebraica. La Comunità Ebraica di Roma – conclude Pacifici – guarda con grande rispetto al risultato elettorale delle ultime elezioni e alla capacità del nostro Paese di proseguire sulla strada della democrazia e non intende entrare nel merito delle dinamiche politiche e partitiche».

Beppe Grillo commenta il paragone tra il Movimento 5 Stelle e il fascismo, che compare in un’intervista al presidente della comunità ebraica di Roma, poi smentita da Pacifici. «In rete – sottolinea il capo politico del Movimento 5 Stelle – potrà trovare tutte le iniziative dei quattro Comuni amministrati dal M5S per il Giorno della Memoria, e anche da parte del M5S stesso con l’iniziativa ‘Mi ricordo di tè lanciata dal M5S Milano». «Sempre in Rete – prosegue – potrà trovare una raccolta di sei anni di articoli su questo blog contro il fascismo, a favore della Resistenza e della Costituzione e in memoria del popolo ebraico con interventi di personalità della cultura ebraica come Moni Ovadia». «Riguardo al ruolo dei partiti – conclude – Pacifici può approfondire il discorso legato alla democrazia diretta: uno spunto viene proprio dal pensiero della filosofa ebrea perseguitata dal nazismo Simone Weil con il suo ‘Manifesto per la soppressione dei partiti politicì e da Adriano Olivetti, altro amico del popolo ebraico e profondo democratico».

Ormai sembra proprio che in Italia sia il “Tutti Vs Tutti”. La rete non ci ha portato a guardare il mondo a 360 gradi ma a soffermarci su un dettaglio, su un singolo errore e cogliere l’altro in fallo, omettendo un universo di complessità che ruota intorno a ciascuno di noi. Violenza contro odio e fanatismo che degenera nel più becero protagonismo… Alla fine della giornata ci interessa solo vedere quanti follower abbiamo incrementato? Quanti abbiamo colpito con le nostre parole trasformate in proiettili solo per far notizia?

L’ambasciatore italiano in India rischia il carcere!

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La Corte suprema indiana può “teoricamente ordinare l’arresto” dell’ambasciatore d’Italia Daniele Mancini ritenendolo responsabile del non ritorno dei marò in India. E’ uno scenario estremo quello che tratteggia Harish Salve, l’avvocato che fino all’11 marzo ha difeso gli interessi italiana per poi rinunciare in disaccordo con la decisione di Roma.  Intervistato nel programma ‘Devil’s Advocate’ della tv CNN-IBN, Salve, che non ha condiviso la decisione di trattenere in Italia Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, ha sostenuto che Mancini – al quale le autorità non consentono di allontanarsi dall’India – non rispettando la dichiarazione giurata depositata presso la Corte Suprema si è reso responsabile di “oltraggio alla Corte”.

Secondo Salve l’ambasciatore non potrebbe far valere una immunità diplomatica perché “la nostra Costituzione stabilisce che tutti agiscano in aiuto e secondo gli orientamenti della Corte Suprema”. Dopo essersi detto certo che i giudici del massimo tribunale “agiranno” nei confronti di Mancini (una udienza è stata fissata per domattina a New Delhi, ndr), Salve ha ribadito che “teoricamente” il diplomatico potrebbe “andare in prigione”. Sul piano pratico, ha concluso, “dipende da come i giudici vorranno regolarsi con lui. Ma possono, se vogliono, mandarlo in carcere”.

Uno sguardo alle… empanadas con carne!

La ricetta puoi trovarla QUI!

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Gente di Abasto, Buenos Aires… Carlos Gardel!

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Carlos Gardel sulla scena di… Tango Bar di Jhon Reinhardt

Carlos Gardel sulla scena di… El Tango en Broadway di Louis Gasnier

Carlos Gardel sulla scena di… Esperame di Louis J. Gasnier

Uno sguardo a Buenos Aires… la ruota!

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Uno sguardo a Buenos Aires… Il mercato di Abasto!

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Uno sguardo a… ABASTO, Buenos Aires!

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“Il reddito di cittadinanza cela problema lavoro” così Renzi.

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«Il reddito di cittadinanza, che qualcuno confonde con il reddito minimo garantito, è la negazione dell’articolo 1 della Costituzione». Lo ha detto Matteo Renzi, sindaco di Firenze, nel suo saluto all’assemblea nazionale della Compagnia delle Opere. «Il reddito minimo garantito – ha aggiunto – è una cosa seria, c’è in tutta Europa, ma il reddito di cittadinanza è basato sull’idea che non lavori e ti do un sussidio. Le imprese non chiedono allo Stato sussidi, ma libertà in cambio di responsabilità».
Secondo il sindaco di Firenze oggi «la priorità è il lavoro», ma «viviamo in un tempo in cui il lavoro sembra essere considerato un problema: e quando il lavoro non c’è, accade che le forze politiche trovino soluzioni dettate dalla volontà di andare incontro alle esigenze degli altri, ma che sono la negazione del lavoro».
Renzi ha ricordato quindi che «oggi quando si parla di lavoro si parla solo di modalità di assunzione e di licenziamento. Il dibattito in campagna elettorale sul lavoro, anche nella mia parte politica, è stato sulla libertà o meno di licenziare, sull’articolo 18. È una follia. È inutile discutere di regole del gioco se intorno ho un sistema che mi blocca».

Poi parla anche dell’elezione a Papa…

«Da cattolico, da credente, mi ha colpito la scelta del nome, l’umiltà profonda che ha espresso ieri, ed anche il fatto che ci sia un Papa non solo francescano nel nome, e io spero anche nel programma, ma anche il fatto che venga dall’esperienza dei gesuiti, che è una esperienza di grande discernimento e di straordinaria crescita personale e morale», ha detto Renzi parlando del nuovo Papa Francesco a margine dell’assemblea nazionale della Compagnia delle Opere. «Da sindaco di Firenze – ha aggiunto – dico che aspettiamo il Papa nel 2015, per il Convegno della Cei. Saremo felicissimi di accoglierlo, e gli formuliamo i migliori auguri per il pontificato».
Sulla sua pagina Facebook Renzi ha ribadito la sua gioia per l’elezione di Papa Francesco: «Da sindaco – ha scritto – dico che la città di Firenze formula i migliori auguri di buon lavoro a Papa Francesco, sperando di accoglierlo nel 2015 per il Congresso Cei. Da credente condivido l’emozione di queste ore per il primo papa americano, il primo papa gesuita, il primo Francesco. E gioisco per la scelta di un nome che è già un programma».

Uno sguardo a… gli spaghetti con il tonno!

La ricetta puoi trovarla Qui!

spaghetti con il tonno-ricetta

La resistenza di Firenze sulla scena di… Il cielo dei Frazzi

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La resistenza a Firenze sulla scena di… Cronache di poveri amanti di Lizzani

La resistenza a Firenze sulla scena di… Paisà di Roberto Rossellini

Il quarto episodio è dedicato alla resistenza a Firenze.

Gente della resistenza e della costituzione… Teresa Mattei

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Uno sguardo a Firenza… Piazza della Signoria!

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Uno sguardo a Firenze… la Cattedrale!

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Uno sguardo a… FIRENZE!

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Siamo già fuori dall’euro? Per Grillo, SI’!

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In un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt Beppe Grillo ha dichiarato che «L’Italia è di fatto già fuori dall’euro».  I Paesi del Nord Europa – ha detto – manterranno l’Italia nell’eurozona «finchè non riavranno gli investimenti effettuati dalle loro banche sui titoli di Stato italiani. Dopo ci lasceranno cadere come una patata bollente».
«L’Europa non deve avere paura» ha quindi affermato Grillo al foglio economico tedesco. Serve «un’inversione forte e più democrazia», ha spiegato il leader di M5S proponendo non un’uscita dell’Italia dall’euro ma «un referendum online» sulla moneta unica, come si «sarebbe dovuto votare sul Trattato di Lisbona», tutti temi su cui «è stata ignorata la nostra Costituzione».
Grillo – che soffermandosi sul suo movimento ha affermato «Noi siamo la rivoluzione francese, senza ghigliottina» – ha infine precisato di non sentirsi anti-europeista. «Ho solo detto che volevo un piano B per l’Europa. Dobbiamo chiederci cosa è successo in Europa, perché non c’è una politica d’informazione comune, una politica fiscale comune, una politica d’immigrazione comune e perchè solo la Germania si è arricchita», ha rimarcato il leader di M5S.

Come si elegge un Papa?

conclave

Nei secoli il sistema è cambiato, si è modificato fino ad arrivare al Conclave. La procedura che si utilizza oggi viene comunque dal passato, nel XVI sec. già erano in vigore molte norme che ancora oggi ritroviamo adottate durante le procedure elettorali che portano all’elezione del successore di Pietro. E’ previsto ceh alla scomparsa del Pontefice (in questo caso invece abbiamo le dimissioni, ma la sostanza non cambia per le procedure preliminari) il presidente del sacro Collegio dei cardinali dà l’annuncio e convoca il Conclave, da tenersi entro venti giorni in Vaticano. Ma che significa Conclave?  Conclave deriva dal latino cum clavis, cioè un luogo chiuso a chiave, dove si riuniscono i cardinali per eleggere il nuovo papa, in segretezza e senza alcuna possibilità di contattare l’esterno

Breve storia del Conclave: I primi Papi erano eletti da tutti i membri del clero che vivevano nei pressi di Roma e che potevano quindi facilmente partecipare all’elezione. Nel 1059 papa Niccolò II decretò che il pontefice potesse essere eletto soltanto dai cardinali e nel 1179, Alessandro III stabilì che tutti i voti avessero lo stesso peso. Nel 1274 Gregorio X impose ai cardinali di incontrarsi entro dieci giorni dalla morte del Papa e di rimanere isolati fino alla decisione definitiva. Fino al 1500, il Conclave poteva riunirsi anche nella città in cui moriva il pontefice. Poi, con Clemente VII (1529), venne deciso che dovesse necessariamente tenersi in Vaticano. Giovanni Paolo II ha stabilito che se il Papa dovesse morire fuori Roma, spetta al Collegio dei cardinali disporre tutto il necessario per il trasporto della salma nella basilica di San Pietro e convocare, poi, il Conclave in Vaticano.

Le modalità del Conclave: Quando muore un Papa (o si dimette) prima che venga eletto il successore, intercorre uno spazio di tempo indicato come”Sede vacante”. In questo periodo il cardinale Camerlengo (il cardinale che prende possesso dei Palazzi apostolici) ed il Collegio dei cardinali.

La nuova Costituzione: Con la Costituzione entrata in vigore nel 1996, la Universi Dominici Gregis, Giovanni Paolo II ha abolito due dei tre metodi tradizionali di voto. Non è più possibile la nomina per acclamazione unanime da parte del collegio dei cardinali e l’elezione per compromesso, ovvero il sacro Collegio non può più delegare la decisione a un gruppo di grandi Elettori (composto da 9 a 15 cardinali). Oggi per eleggere il Papa è necessaria la maggioranza qualificata (due terzi) dei voti espressi da tutti i cardinali. Nel caso che il Conclave si protragga per 30 scrutini in 10 giorni, però, la maggioranza del sacro Collegio può decidere di eleggere il nuovo Pontefice a maggioranza semplice (cinquanta voti più uno).

Con la Romano Pontifici eligendo del 1975, Paolo VI aveva stabilito, invece, che solo l’unanimità del cardinali riuniti nel Conclave poteva decidere di passare alla votazione per maggioranza semplice. Papa Montini, inoltre, fissò a 120 il numero massimo dei cardinali elettori e, con il motu proprio Ingravescentem Aetatem, stabilì che al compimento dell’80° anno di età i cardinali perdessero il diritto di voto, ma non quello di essere eletti. Giovanni Paolo II ha formato, con le ultime nomine, un Conclave di 135 cardinali elettori, ma non ha ancora cambiato formalmente la legge. Poiché i cardinali, una volta entrati in Conclave, non possono né uscire né avere contatti con l’esterno finché non sia stato eletto il nuovo papa, occorre disporre un alloggio per ciascuno. Sino a poco tempo fa questi locali venivano allestiti in via provvisoria vicino alla Cappella Sistina, il luogo dove si svolge il Conclave.

L’attuale Conclave

Per questo Conclave, invece, i cardinali verranno alloggiati nella cosiddetta Casa di Santa Marta, alla sinistra della basilica di San Pietro. Li accoglieranno delle stanze dotate di tutti i confort, che ovviamente non avranno alcuno strumento per comunicare o per conoscere gli accadimenti del mondo esterno, come telefono, radio o televisione. Dalla Casa di Santa Marta, i cardinali raggiungeranno la Cappella Sistina in un autobus speciale del Vaticano. Anche la votazione vera e propria si svolge secondo un ben scandito cerimoniale. Gli elettori scelgono a sorte: i tre membri addetti a raccogliere i voti degli infermi, altri tre che si occuperanno della conta dei voti e tre che, infine, visioneranno i risultati. Ciascun elettore riceve una scheda bianca, sulla quale esprimere la propria preferenza. Dopo aver scritto il nome del cardinale prescelto sulla scheda ciascuno dei votanti cammina verso un altare e, giurando di compiere il proprio dovere con onestà, inserisce la scheda nell’urna. Una volta che tutti hanno votato si procede alla conta e allo spoglio dei voti. Il risultato è poi reso noto ai cardinali. Se nessun candidato ottiene più di due terzi dei voti si svolge un’altra votazione. Se ancora non c’è un vincitore altre due votazioni si potranno tenere nel pomeriggio. Fino ad un massimo di quattro votazioni al giorno (due al mattino e due al pomeriggio). Dopo ogni scrutinio le schede sono bruciate. Se non c’è stato nessun vincitore una nube scura salirà dalla terrazza del Vaticano per annunciare ai fedeli che il Papa non è stato ancora eletto. Nel caso invece si sia finalmente giunti al nome del nuovo Pontefice, la fumata sarà bianca, grazie ad un composto chimico che viene aggiunto nella stufa. Una volta nominato, al neo-eletto viene chiesto se accetta o meno la decisione del Conclave. Se la risposta è affermativa, il presidente gli chiede qual è il nome che ha scelto e lo annuncia agli altri cardinali. Infine il cardinale più anziano dal balcone di piazza San Pietro grida alla folla l’Habemus Papam (abbiamo il Papa). A quel punto il nuovo Pontefice si affaccia e dà la benedizione Urbi et Orbi.

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Anche oggi sono continuati gli scontri. 24 morti ad Aleppo.

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