Escherichia Coli nel formaggio di Carrefour, il ministero avverte i consumatori!

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Il ministero della Salute ha diramato l’annuncio per informare i consumatori che nel Roquefort Carrefour c’è un’elevata presenza di Escherichia Coli, ceppo STEC. A riscontrare la presenza dell’agente patogeno è stata la Commissione europea attraverso il punto di contatto RASFF. Il prodotto in questione, che è stato ritirato dal mercato, è quello in confezioni da 100 gr con data di scadenza 19/04/2014. La ditta di produzione è Prolaidis stabilimento n FR 59 343 030 CE.

Quegli aumenti prossimi venturi, in pole position la carne!

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Sapere da dove arriva la carne che mangiamo potrebbe costarci caro. I consumatori infatti potrebbero dover pagare un possibile aumento sul prezzo della carne anche fino al 90%. A mettere in guardia i cittadini dell’Eurozona è stata la Commissione Europea. La notizia è stata riportata dal Spiegel Online.

La decisione è sorta dopo la scoperta di carne equina in prodotti che invece sponsorizzavano carne di manzo. Si è quindi deciso a livello europeo che si dovesse agire e porre il marchio di provenienza obbligatoriamente sulle confezioni, ma tale operazione potrebbe alleggerire di molto le tasche dei consumatori. I costi saranno elevati anche per i controlli che andranno effettuati sulle etichettature in modo da non poter ingannare il consumatore finale con un marchio contraffatto. naturalmente l’intera operazione avrà dei costi che faranno di conseguenza lievitare i prezzi. Diventeremo tutti vegetariani?

Muore operaio nell’Avellinese, morbo simile a mucca pazza

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E’ morto l’operaio, Luciano Cardinale, 50 anni, a cui a giugno era stato diagnosticato, a Ariano Irpino (Avellino), una encefalopatia di tipo spongiforme, patologia simile al morbo di Creutzfeld-Jakob comunemente noto come il morbo della «mucca pazza». L’uomo sposato e padre di due figli, è morto nella sua abitazione ad Ariano, dove era tornato dopo un lungo ricovero in ospedale.  Cardinale, che era operaio della «Fma», azienda metalmeccanica della Fiat a Pratola Serra (Avellino), potrebbe aver contratto la malattia in Germania.

La crisi si batte seduti alla tastiera

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La crisi sicuramente c’è, ma siamo anche negli anni della e-generation, di coloro che hanno un conto on line, una carta di credito per viaggiare in rete e acquistare le offerte dell’ultimo minuto. Dall’affitto di un appartamento all’acquisto di un auto, dalla spesa  alla prenotazione di un ristorante sono sempre più gli italiani che si affidano alla rete per le esigenze quotidiane. Il primo figlio arriva non prima dei 31 anni e 5 mesi, non abbiamo certezze nella pensione, ma in media la vita si è innalzata: oggi si vive 10 anni in più rispetto al 1975. I figli non vanno via di casa prima dei 34 anni e in molti casi non sono autonomi, quindi continuano a pesare sulle spalle dei genitori e delle loro pensioni. Questo è il rapporto Coop  Consumi & distribuzione 2013, presentato oggi a Milano.

Quello che emerge è un’Italia che cambia, tirata da un lato dalle minori disponibilità economiche, e dall’altro dalle modifiche sociali dovute alla rivoluzione digitale. “Non c’è margine per alcun ottimismo”, commenta Marco Pedroni, presidente di Coop Italia. “Diminuisce il potere d’acquisto, si contrae l’occupazione, e la distribuzione del reddito è sempre più sfavorevole per i ceti medi. Serve un intervento del governo per sostenere la domanda. Aumentare l’Iva? Un errore”. Oggi il consumatore è sempre più un giovane adagiato su un divano di casa con una connessione alla rete, spesso cerca un’auto usata, cerca di consumare meno benzina possibile e di riciclare quello che le generazioni prima di lui gli hanno messo a disposizione. Però spende in smartphone, si informa sui forum per gli acquisti  migliori e chiede a sconosciuti per avere un consiglio in rete sui prodotti che vuole acquistare. Spesso anche se vede un prodotto in vetrina non lo compra, attende di connettersi in rete e vedere se esiste di quel prodotto un’offerta on line che possa farlo risparmiare. Quali sono i settori che ne risentono di più? L’abbigliamento sicuramente e anche le calzature. Una contrazione sensibile anche nei viaggi e nelle ferie, un calo vertiginoso nei prodotti alimentari che incidono sui redditi con un livello che fa registrare quello degli anni ’60, intorno al 15%. Gli elettrodomestici non si comprano e neppure l’arredamento. La tecnologia in netto aumento nel 2012 si è invece molto ridimensionata nel 2013. Online poi è possibile il baratto o la condivisione gratuita, la sharing economy è in crescita, semplicemente perchè diventa più importante utilizzare un bene senza spendere nulla che possederlo a caro prezzo. Anche qui quali sono i settori in maggior perdita? Il cinema ad esempio e la cultura in generale.

Quale è la sintesi dei dati? Una vita più lunga, in perenne connessione con il web, pochi svaghi al di fuori di quelli offerti dalla rete e soprattutto un click che permette di viaggiare, acquistare e condividere… forse più reale del reale! Migliore? Forse no, ma vivere la realtà costa molto più del virtuale!

Torna mucca pazza? Grave un uomo ad Avellino!

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Non si deve creare allarmismo, ma ci vuole la massima attenzione per quell’uomo, originario di Ariano Irpino che nelle ore si è aggravato, e potrebbe essere stato colpito da una variante della sindrome di Creutzfeld-Jacob, meglio nota come sindrome della “mucca pazza”. Il paziente è stato trasferito a Napoli dove il direttore dell’Istituto zooprofilattico di Portici, Antonio Limone, rassicura e ricorda che, grazie ai controlli, è difficile che “carne infetta arrivi sulle tavole dei consumatori”. E’ quindi solo un caso isolato?

SCANDALO DEL FISH & CHIPS INGLESE!

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Dopo il tabù infranto della carne equina trovata in prodotti spacciati come di manzo, il Regno Unito potrebbe doversi confrontare con un altro trauma legato a potenziali casi di frode alimentare e questa volta sotto osservazione è il piatto nazionale: Fish & Chips. Secondo recenti studi sempre più spesso il pesce con cui viene preparato non è merluzzo, come la ricetta richiede, ma una varietà meno costosa, proveniente anche da molto lontano, come il Pangasio vietnamita. Lo riferisce la Bbc. Una delle ricerche menzionate rileva che almeno il 7% del pesce spacciato per merluzzo nel Paese del Fish & Chips; che si prepara tuffando il pesce in una ricca pastella prima di essere cotto in olio bollente e servito con abbondanti patatine fritte (meglio se poi condito con sale e aceto) – non lo è.
Ciò pone tre ordini di problemi: intanto una chiara violazione dei diritti dei consumatori che «devono poter essere certi di sapere cosa acquistano o consumano», sottolinea Stefano Mariani, biologo marino all’Università di Salford e autore di una delle ricerche menzionate. Ma solleva anche importanti quesiti sulla sicurezza alimentare e quella ambientale. Gli esperti invitano infatti a non sottovalutare il principio di tracciabilità dei cibi, che permette di risalire a metodi di pesca utilizzati per valutarne l’impatto ambientale, così come gli eventuali metodi di allevamento. Studi sono stati condotti anche oltre il territorio britannico ed è emerso che in Europa tra un quarto e un terzo dei prodotti a base di pesce testati contiene altro da quanto indicato sull’etichetta. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, secondo un recente studio il 25% del pesce servito nei ristoranti di New York non è quello che si legge sul menu. Ed è sempre più complicato, si sottolinea ancora, rintracciare la provenienza del pesce che, al contrario di quanto si possa immaginare, non ha il suo epicentro di smistamento in uno dei grandi porti europei, per esempio, ma all’aeroporto di Francoforte. Dove le autorità continuano a ‘scoprirè nuove specie fino ad ora sconosciute sul mercato europeo. Il mercato del pesce congelato si è esteso a dismisura con un traffico di container sempre più massiccio proveniente dai luoghi più disparati.
Anche per questo settore però al momento la Cina sembra essere in cima alla lista.

LA RICETTA DEL VERO FISH & CHIPS PUOI TROVARLA QUI! 

Metti a tavola l’insalata… al veleno!

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Insalata romana al veleno venduta al mercato della cittadina di Offenbach e da venditori ambulanti in Germania. Era un lotto composto da 110 cassette di cui 105 sono state distrutte. Al momento non si hanno notizie di avvelenamenti, ma la notizia è stata fatta circolare in tutta la Germania con la speranza che chi abbia acquistato le insalate del produttore “Ortofrutticola la Trasparenza”, provenienti dall’Italia, possa disfarsene al più presto.

L’insalata al veleno non è un piatto consigliabile anche se tempo fa un rampante cuoco inglese, Antony Worrall Thompson, in un intervista alla rivista Healthy & Organic Living, fornì la ricetta di un’insalata con foglie di “Hyoscyamus Niger”,  una pianta officinale appartenente alla famiglia delle Solanacee, chiamata in italiano giusquiamo nero. In pratica il giusquiamo nero è una specie di veleno assai pericoloso e ha conseguenze soporifere e anche allucinogene; nel caso in cui, poi, sia assunto in dose rilevante, può risultare addirittura letale.

E buona insalata a tutti!

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