L’ITALIA SOLA AD AFFRONTARE GLI SBARCHI!

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Strasburgo ieri, nel pieno della crisi politica italiana ancora accusava l’Italia parlando di misure “sbagliate o controproducenti” da parte del nostro Paese che negli ultimi anni ha visto riversarsi sulle coste migliaia di migranti. L’Italia sola davanti a un’emergenza mondiale, emarginata da politiche europee che hanno saputo solo imputare gli errori, ma mai affrontare il problema dell’emergenza migranti almeno a livello europeo. Ogni volta poi che capita una tragedia si punta il dito contro l’Italia. Quando smetteranno di accusarci per colpe comuni? Nel rapporto approvato ieri all’unanimità dalla commissione migrazioni dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa si sottolinea che quanto fatto sinora non ha messo “l’Italia in grado di gestire un flusso che è e resterà continuo”.

Il rapporto critica in particolare i ritorni forzati di immigrati in paesi, come la Libia, dove rischiano la tortura, se non la vita, la gestione dei Cpt, la decisione di dichiarare continuamente lo stato d’emergenza per “adottare misure straordinarie al di la dei limiti fissati dalle leggi nazionali e internazionali”. Nel testo si afferma poi che “a causa di sistemi di intercettazione e di dissuasione inadeguati”, l’Italia si è di fatto trasformata in una calamita per l’immigrazione, in particolare per gli immigrati che cercano una vita migliore all’interno dell’area Schengen. E come se non bastasse nel documento si afferma che alcune delle scelte fatte dalle autorità italiane “rischiano di minare la fiducia nell’ordine legale europeo e nella Convenzione di Dublino”.

Infine, nel testo viene evidenziato che la strada sinora seguita dall’Italia “non ha aiutato a convincere gli altri paesi membri della Ue a condividere la responsabilità” per i flussi in arrivo sulle coste italiane.

Perché nessuno ha mai però condiviso con noi la responsabilità? Ci vengono imposte le quote latte e le arance da raccogliere, ma nessuno mai ha pensato a una quota migranti? Una quota giusta per ogni paese per offrire dignità e lavoro a quanti affrontano un viaggio della speranza?

Nel testo, che l’assemblea dovrà discutere e votare in plenaria nei prossimi mesi, si chiede all’Italia di adottare una politica corrente che permetta al Paese di gestire in modo efficiente immigrati, richiedenti asilo e rifugiati.

Secondo l’autore del rapporto, il britannico Christopher Chope, “l’Italia ha le risorse per farlo e solo facendolo potrà assicurarsi il sostegno e la solidarietà dei paesi europei”.

Non abbiamo risorse per far fronte alla crisi, la disoccupazione giovanile e non giovanile che ormai sta dilaniando la Penisola e ancora dobbiamo investire senza poter sforare il 3%, risorse nella migrazione?

Corte di Strasburgo… il partner è partner anche se gay!

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Via libera all’adozione da parte del partner anche nelle coppie gay!

Nelle coppie omosessuali i partner devono avere il diritto ad adottare i figli dei compagni, cosi come avviene per le coppie eterosessuali non sposate. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani in una sentenza emessa su un ricorso presentato da una coppia di donne austriache e dal figlio di una di loro.

La sentenza, definitiva perché emessa dalla Grande Camera della Corte di Strasburgo, riguarda l’Austria, ma i principi valgono per tutti gli altri 46 Stati membri del Consiglio d’Europa. Nella sentenza la Corte afferma che l’Austria ha violato i diritti dei ricorrenti perché li ha discriminati sulla base dell’orientamento sessuale dei partner, visto che in Austria l’adozione dei figli dei compagni è possibile per le coppie eterosessuali non sposate. Il caso in questione è nato da un paradosso: la concessione dell’adozione alla partner avrebbe fatto perdere i diritti alla madre naturale, sua compagna. I giudici di Strasburgo hanno affermato che il governo austriaco non è riuscito a dimostrare che la differenza di trattamento tra coppie gay ed eterosessuali è necessaria per proteggere la famiglia o gli interessi dei minori. Tuttavia la Corte ha nel contempo sottolineato che gli Stati non sono tenuti a riconoscere il diritto all’adozione dei figli dei partner alle coppie non sposate. Il caso su cui la Corte ha stabilito la violazione dell’articolo 14 e 8 della convenzione europea dei diritti umani, che sanciscono la non discriminazione e il diritto al rispetto della vita familiare, riguarda due donne che vivono da anni in una relazione stabile e il figlio che una di esse ha avuto da un uomo con cui non era sposata. Nel 2005 le donne hanno concluso un accordo di adozione per creare un legame legale tra il minore e la compagna della madre. Ma quando si sono rivolte al tribunale per far riconoscere l’accordo, questo ha opposto un rifiuto. In base l’articolo 182.2 del codice civile austriaco la persona che adotta “rimpiazza” il genitore naturale dello stesso sesso, interrompendo quindi il legame con quel genitore. Nel caso in questione quindi l’adozione non avrebbe creato un nuovo legame o rimpiazzato quello con il padre, ma avrebbe reciso quello con la madre naturale del bambino.

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