Nè rimborsi nè indennità: il sindaco li usa per pagare la mensa ai bimbi

mauro-riccioni-tuttacronacaA fine gennaio, mentre gli italiani erano in fila per la Mini-Imu, una buona notizia arrivava per gli abitanti di Santa Lucia di Piave, nel trevigiano, dove il sindaco, Riccardo Szumski, e la giunta avevano deciso di farsi carico della tassa. Ora un’iniziativa che parla di primi cittadini che vanno incontro ai propri compaesani giunge da Gagliole, in provincia di Macerata dove il sindaco, Mauro Riccioni, rinuncia a gran parte dei propri benefici per la comunità. Ha infatti deciso di dire no all’indennità, ai rimborsi spese e al cellulare di servizio, per devolvere tutto in beneficenza. Non solo, Riccioni ha convinto anche l’intero consiglio comunale a seguire il suo esempio recuperando diverse migliaia di euro da investire per i più bisognosi.  A Fanpage racconta: “Abbiamo deciso di pagare l’assistenza domiciliare a tutti gli anziani che per fortuna non sono molti ma non graveranno sulle tasche dei loro familiari in un periodo di crisi economica. E non solo: da marzo i bambini delle scuole materne ed elementari non dovranno pagare neppure un euro per la mensa. Stiamo mettendo a punto gli ultimi dettagli, ma entro un paio di mesi sarà tutto pronto. Nessuna delle famiglie dei circa 30 bambini dovrà sborsare un centesimo. Paga il sindaco”.  Allo stesso modo il Sindaco Riccioni, appartenente al gruppo del Partito Comunista – Sinistra Popolare, ha ripianato il debito di 150 mila euro che pesava sulle casse comunali. E lo ha fatto senza aumentare nemmeno di 1 euro le tasse dei suoi cittadini.

Altro che “l’Italia s’è desta”: continuiamo a ‘dormire’ mentre crolliamo

battaglia-terme-tuttacronacaGli occhi sono sempre puntati sulle cose “grandi”. I media ci assalgono con notizie che giungono da Roma, Milano, Napoli,  Torino. Sentiamo parlare di Regioni e di metropoli. Assistiamo all’incapacità decisionale del governo e a una sicurezza nel futuro che crolla così come si sbriciola Pompei. Ma quanti italiani non vivono in quei centri? Quanti provano indignazione per quello che accade nei loro piccoli paesi o nelle zone periferiche? Perchè è vero che a Venezia non ci si cura delle vetrate delle chiese in frantumi, ed è gravissimo, ma molto c’era anche nei piccoli centri, e anche lì le cose vanno alla deriva. Così oggi abbiamo deciso di provare, almeno per un attimo, a volgere lo sguardo altrove. A quello che non si conosce. Il paese si chiama Battaglia Terme ed è il comune più piccolo della provincia di Padova. Anni fa, sulla sua guida, si leggeva che si trattava di un “ridente paesello ai piedi dei colli (Euganei, ndr.)”. Ora non si ride più. Al massimo si sorride a denti stretti. A Battaglia c’era la fabbrica della Magrini Galileo, ora ci sono i suoi esodati. C’erano i “barcaroli”, che remavano sul canale che lo attraversano, importantissima via di comunicazione nei tempi che furono, ora c’è un Museo della Navigazione praticamente sconosciuto. Ma a Battaglia c’era anche, e c’è tutt’ora, una fonte termale e una grotta naturale. E c’era lo stabilimento dell’Inps costruito ancora in epoca fascista che per decenni ha richiamato turisti in cerca di cure termali e ha distribuito salute agli abitanti della zona. Oltre, chiaramente, a creare innumerevoli posti di lavoro.

Ora resta la Contea, altro stabilimento termale, e resta lo scheletro di una struttura vuota che da anni non si sa come riutilizzare. Fortuna ha voluto che almeno il parco esterno venisse riordinato dando così la possibilità di un fresco rifugio alla calura estiva a pensionati e bambini. In tutti questi anni diverse amministrazioni si sono succedute e, come accade a Roma, le stesse facce si alleassero con i “nemici” delle elezioni precedenti, ma nulla è cambiato. E ci si chiede: se è così difficile riuscire ad amministrare un comune da 4mila abitanti, come possono riuscire a decire qualcosa tutte le teste che ci sono in Parlamento? Il fatto è che anche le casse di questo piccolo paese si sono prosciugate, così come quelle statali, e ora come ora è impossible puntare dita contro. Ma in precedenza? Perchè non intervenire prima che piccole crepe diventino macerie? E’ lo stesso passato recente di Battaglia a offrirci la metafora di questo Paese. Là dove c’era aqua dove tutti attingevano, ora non restano che sterparglie.

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(Per onor di cronaca: l’acqua, in senso letterale, è in seguito tornata a scorrere lungo il canale e questo frangente di “secca” è stato dovuto a dei lavori di manutenzione. Ma certe immagini restano difficili da scordare)

Quindi Battaglia come centro industriale, porto per le merci e via di comunicazione, oltre che “Terme” proprio per il suo essere un luogo di cura. Cosa manca all’appello? Una villa e un castello. Se chiedete agli abitanti del luogo, vi nomineranno Villa Emo, dal nome suo precedente proprietario e ora ribattezzata Villa Selvatico-Sartori. Miracolosamente salvata da un destino di degrado. Ma, soprattutto, il Castello del Catajo. Eretto da Pio Enea I Obizzi tra il 1570 e il 1573, vanta anche, come ogni castello che si rispetti, il suo fantasma, Lucrezia Obizzi, che trovò la morte tra quelle mura. 350 stanze, un ampio parco, un laghetto, una scuderia. Non manca nulla a questa splendida dimora. A parte l’intelligenza umana che non è riuscita a dargli il giusto lustro. Il castello, nel corso del 2013, è stato messo all’asta due volte, prima a 11 milioni e mezzo, in seguito a 9 milioni e 200 mila euro. Ma ancora “grava” sulla famiglia Dalla Francesca. C’è crisi, ci sono alti costi di gestione. La famiglia l’ha visto come un bene privato ma le poche visite e i ricevimenti che vi vengono organizzati non sono sufficienti a mantenere in piedi un simile pezzo di storia. I muri si sgretolano, i dipinti svaniscono. Le stanze che fino a 30-20 anni fa erano visitabili ora sono state chiuse al pubblico. E diciamocelo, in un castello dov’è avvenuto un fatto di sangue, chiudere la stanza dell’omicidio con la famosa pietra ancora insanguinata è come negare al visitare l’anima stessa della magione. Così ora verrà venduto, al migliore offerente ammesso che qualcuno si prenda il disturbo di riscoprire questo piccolo paese che era una perla e i cui marciapiedi ora sono rovinati dalle radici dei troppi alberi che sorgono lungo le (poche) strade. In Italia svendiamo tutto. Svenderemo anche tutte i nostri patrimoni che ignoravamo di avere. Molti, in visita al Catajo, sono i turisti che si chiedono perchè non hanno potuto visitare la stanza dalla finestra della quale si è appena affacciata una donna subito scomparsa. Non si racconta più loro la triste storia di Francesca e della sua anima che ancora vi dimora e che, ogni tanto, proprio da quella stanza osserva il mondo fuori. Chissà, forse anche lei si troverà a condividere la sua casa con ricchi magnati russi o di una qualche altra nazionalità. E forse non capirà. Come del resto non ci capiamo noi. Neanche se sediamo nel consiglio comunale del nostro stesso paese e più che l’italiano parliamo il dialetto. Una sola lingua, ma ormai non ci unisce più. E quest’estate intoneremo l’inno e canteremo infinite volte “L’Italia s’è desta”. Peccato poi abbia reclinato nuovamente il capo. Buona notte, Italia, con l’augurio che torni presto una nuova alba da osservare.

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Il consigliere che si dimette per una bestemmia

consigliere-bestemmia-tuttacronacaA novembre, durante una discussione politica in consiglio comunale il consigliere Nilo Martin, rappresentante della maggioranza, si era lasciato sfuggire una bestemmia.  Accadeva a Pravisdomini, in provincia di Pordenone, e attorno alla vicenda si è subito generato un certo clamore. Tant’è che il leghista Angelo Vincenzi, qualora lo statuto comunale lo prevedesse, chiederà, probabilmente insieme con gli altri componenti dei gruppi di minoranza, le dimissioni di Martin. “L’altra sera – ha commentato Vincenzi – abbiamo assistito a un qualcosa di sgradevole. Bestemmiare è già di per sè spregevole, figuriamoci se le parole blasfeme escono, durante un’assemblea civica, dalla bocca di un consigliere”. Ma è stato lo stesso Martin a presentare al sindaco Graziano Campaner le proprie dimissioni, aggiungendo le scuse per il suo comportamento. Come spiega il Gazzettino, le dimissioni sono irrevocabili, anche se il sindaco Campaner insieme a tutta la maggioranza hanno fatto quadrato attorno a Martin cercando, invano, di farlo tornare sui propri passi. La decisione, però, era ormai stata presa. Nel prossimo Consiglio comunale, dunque, si provvederà alla surroga con l’ultimo dei non eletti alle scorse elezioni. Amareggiato, Campaner ha mostrato la propria vicinanza a Martin. “La sua – sottolinea – è stata un’imprecazione durante un Consiglio comunale molto acceso. Per Pravisdomini ha fatto molto, anche quando si è trattato di appoggiare l’ex sindaco Siagri. Purtroppo, però, a volte ci si dimentica troppo in fretta di chi fa del bene”.

Gli operai senza stipendio che aggrediscono i politici in Consiglio comunale

consiglio-comunale-centola-tuttacronacaSi stava svolgendo il Consiglio Comunale a Centola, in provincia di Salerno, lo scorso venerdì pomeriggio, quando è stato necessario far passare in secondo piano la discussione dei punti all’ordine del giorno a causa della protesta di un gruppo di cittadini che ha rischiesto l’intervento della polizia municipale per placare gli animi dei presenti. Come spiega Il Mattino, “prima è esplosa la rabbia di una decina di famiglie di Centola Palinuro in attesa da oltre un anno dei finanziamenti regionali per i fitti, poi la disperazione di un operaio addetto alla raccolta rifiuti senza stipendio da mesi. L’operaio al culmine della esasperazione si è scagliato prima contro il sindaco Carmelo Stanziola, poi ha avuto una furibonda discussione con il presidente del consiglio comunale, Gianfranco Ciccariello. Solo l’intervento degli altri presenti in aula ha evitato che la situazione degenerasse sfociando in una colluttazione.”

Giù i piedi dalle scrivanie: la strigliata del sindaco di Pozzuoli

pozzuoli-tuttacronacaVincenzo Figliolia, primo cittadino di Pozzuoli, nel Napoletano, ha inviato una lettera al presidente del consiglio comunale per denunciare il comportamento non esageratamente decoroso di alcuni consiglieri che scambiano per aree relax le stanze riservate ai gruppi consiliari, permettono un viavai continuo di “non addetti ai lavori” e utilizzano le scrivanie come poggiapiedi. E’ il Mattino a riportare il testo della missiva: “Ho avuto modo di constatare che, nonostante le vigenti disposizioni, la sede comunale resta aperta al pubblico tutti i giorni della settimana e per le intere giornate. Ho, altresì, verificato personalmente che le sedi dei gruppi consiliari sono scambiate per aree relax dove ognuno crede di essere a casa propria offrendo un’immagine indecorosa e distorta di quella che dovrebbe essere solo la sede ufficiale dove poter svolgere il ruolo istituzionale attribuito ai consiglieri comunali”. Il sindaco non manca di puntare inoltre il dito contro chi non si comporta in modo adeguato alla carica: “Invito, altresì, le Signorie Loro a non lasciarsi andare a comportamenti inadeguati, come ad esempio utilizzare la scrivania come poggiapiedi, che ci espongono a giudizi severi e che dimostrano la scarsa considerazione del ruolo ricoperto”.

Mussolini resta cittadino onorario a Varese, ma il clima al consiglio è bollente

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Luca Conte, del Pd, aveva presentato una mozione a Varese per togliere la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, onorificenza concessa al leader del Partito fascista nel 1924. I consiglieri Pd, sostenuti dall’Associazione nazionale dei partigiani d’Italia (Anpi), sono stati concordi nel sostenere la necessità del provvedimento, “considerato il negativo giudizio storico, morale e politico condiviso sulla figura di Mussolini”, ma tra le schiera di Pdl e Lega la situazione è apparsa, fin da subito, più complessa, con i due capigrippo che hanno deciso di lasciare libertà di voto e di coscienza. Ma non è bastato: il consiglio comunale è sfociato in urla e reciproche accusa e sono sovuti intervenire i vigili per evitare ulteriori degenerazioni: le forze dell’ordine hanno diviso il capogruppo leghista Giulio Moroni dal consigliere pidiellino Stefano Crespi appena prima che i due arrivassero al contatto fisico. Il sindaco Attilio Fontana, esponente del Carroccio, ha abbandonato l’aula, come pure Giovanni Chiodi (Pdl). E Matteo Giampaolo, un altro pidiellino, ha deciso di non votare. Al termine della seduta, comunque, il duce è rimasto cittadino onorario di Varese, con 16 voti a 11.

Chiara Ferraro, autistica, candidata al consiglio comunale… è etico?

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Chiara Ferraro ha 21 anni, è di Roma, ed è candidata in consiglio comunale nella sua città con la lista di Ignazio Marino. Chiara Ferraro è affetta da una gravissima forma di autismo che comporta gravi conseguenze:  non parla quasi mai, al massimo canticchia versi di Domenico Modugno e Rino Gaetano. Almeno una volta a settimana ha crisi epilettiche che possono essere causate anche “da forti  e improvvisi rumori, o, per esempio, dalle grida di un dibattito acceso”.  E’ etico portare la Ferraro in luoghi dove, a causa di dialoghi concitati, si possono manifestare i segni, anche esteriori della sua sofferenza davanti al pubblico? 

Chiara, se eletta, dovrà essere sempre accompagnata dal padre-tutore, Maurio Ferrari, 61 anni. Che spiega così la controversa scelta di candidare Chiara: “Si deve avere il coraggio di mostrare l’esclusione e di disturbare i luoghi del potere: i politici devono capire cosa significa, toccare con mano la disabilità”. 

A proposito delle motivazioni addotte dal padre della candidata è appena il caso di far presente che le persone elette nel consiglio comunale devono perseguire fini generali senza legarsi a una specifica tematica (che ha i suoi propri addetti) e che può allontanare gli altri dai restanti obiettivi. Le istituzioni andrebbero messe nelle migliori condizioni per lavorare, non essere, invece, disturbate. Per tanto è indispensabile mantenere l’aula a livelli di operosa efficenza, mentre per quando riguarda i singoli politici l’esperienza in merito alle malattie e alle disabilità è giusto che le facciano altrove, anche in incontri appositamente dedicati, ma non nell’ambito della routine di lavoro. Verrebbe il sospetto che la candidatura della Ferraro possa essere strumentalizzata per raccogliere ipocritamente firme nel settore della malattia che, invece, andrebbe sempre e maggiormente tutelato e rispettato. 

Ancora il caso Aldrovandi… è bagarre a Bologna!

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È scontro in consiglio comunale a Bologna sulla proposta, avanzata dal centrosinistra, di conferire la cittadinanza onoraria a Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi. Pdl e Lega, infatti, non hanno intenzione di votare la delibera, in polemica col metodo e non con il suo contenuto di solidarietà alla Moretti. «Sono marchette, votatevela da soli», ha detto il capogruppo leghista Manes Bernardini, prima di lasciare l’aula insieme al suo gruppo. Per Marco Lisei, capogruppo Pdl, si tratta di una «forzatura», perchè «permotivi strumentali, avete bisogno di un titolo sul giornale».
La discussione sulla delibera, proposta dal consigliere comunale Benedetto Zacchiroli e controfirmata, tra gli altri, anche dalla presidente Simona Lembi e dal Movimento Cinque Stelle, è ancora in corso.

Alemanno e il suo odio per la creatività : prima Piano ora Fuksas!

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”Se entro il 15/3 il Consiglio Comunale non approvera’ la delibera attesa dal 2011, i lavori alla Nuvola dell’Eur si fermeranno”. A lanciare l’allarme e’ Massimiliano Fuksas, progettista del Nuovo Centro Congressi di Roma. ”Siamo all’interno dei 260 milioni previsti. Non c’e’ stato alcun aumento dei costi. E il Centro sarebbe gia’ finito, se non ci fosse stato questo stop”. La colpa ”non e’ del sindaco Alemanno. In Italia non c’e’ lo Stato ma solo un’enorme burocrazia”.

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