Anche Obama spiato dall’Nsa?

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Sicuramente l’Nsa, l’ormai leggendaria National Security Agency, spiava anche  alcuni membri del Congresso americano, come ha ammesso il viceministro della Giustizia, James Cole, in un’audizione alla commissione Giustizia della Camera.  E il Presidente Obama? Cole non ha risposto alla domanda. Sono state dunque messe sotto sorveglianza anche le telefonate e i dati del Presidente?

Per Obama, l’eroe del giorno è un pizzaiolo italoamericano

john-sorrano-tuttacronacaBarack Obama, come esempio positivo, ha scelto un italoamericano. Lui è John Soranno ed è il coproprietario della catena di pizzerie napoletane Punch Pizza a Minneapolis. Soranno è diventato l’ereo del giorno perché ha alzato a 10 dollari l’ora il salario dei propri dipendenti, proprio ciò che intende fare anche l’inquilino della Casa Bianca con il suo progetto di aumento del salario minimo. In occasione del suo discorso, il presidente Usa ha detto: “Nell’anno trascorso da quando ho chiesto al Congresso di incrementare il salario minimo cinque Stati hanno approvato leggi per aumentarlo. Molte aziende lo hanno fatto per conto loro. Nick Chute è qui, questa sera, con il suo capo John Soranno. John è il proprietario di Punch Pizza a Minneapolis, e Nick lo aiuta a impastare. Ma ora è molto più produttivo: John ha appena dato ai suoi dipendenti un aumento di stipendio, portandolo a 10 dollari l’ora. Una decisione che ha diminuito il loro stress finanziario e ha incrementato il loro morale. Questa sera io chiedo che altri imprenditori americani seguano l’esempio di John e facciano ciò che possono per incrementare lo stipendio dei loro dipendenti”.

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Il presidente Obama e il decreto per alzare il salario minimo

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Il presidente degli Usa, alla vigilia del discorso sullo stato dell’Unione, che verte sul tema del 2014 “anno dell’azione”, ha annunciato che emetterà un decreto per alzare dal prossimo anno il salario orario minimo per i nuovi contratti dei lavoratori federali a 10,10 dollari. I Repubblicani avversano tale misura. Ma Obama, sempre da anticipazioni della Casa Bianca, chiederà anche che il Congresso approvi una legge che punti allo stesso risultato anche per i contratti in corso e che indicizzi il salario orario all’inflazione. Attualmente, i dipendenti federali in America sono circa due milioni tra i quali solo una parte riceve il salario minimo attualmente fissato a 7,25 dollari. Secondo il dipartimento del lavoro, nel 2012 gli impiegati federali pagati con questo o con un salario più basso sono stati circa 16.000. E se gli americani sono d’accordo con il presidente, con il 63%, stando a un sondaggio del Wall Street Journal, favorevole a un aumento, i Repubblicani vi si oppongono sostenendo che indurrebbe  i datori di lavoro a tagliare posti. Il tema del discorso del presidente sarà proprio incentrato sulle disparità economiche tra ricchi e poveri. La Misura riguarderà solo i nuovi contratti di lavoro e non quelli già stipulati ma, qualora cambiassero alcune condizioni dell’accordo, potrebbe essere applicabile anche ai contratti in rinnovo. 

Quando la politica si mette, letteralmente, a nudo

deputato-nudo-tuttacronacaNon sarà servito al fine della votazione, ma lo striptease in aula di Antonio Garcia Conejo, membro del Partito della rivoluzione democratica in Messico, non passa certo inosservato. Lo spogliarello è avvenuto durante un dibattito e voleva essere un gesto di protesta contro un provvedimento che, a suo dire, sarebbe un “saccheggio della nazione”. Il voto che ne è seguito è storico per il Congresso messicano, che ha aperto agli investitori esteri l’industria petrolifera statale e permetterà al governo di cedere contratti e licenze di trivellazione a società estere, una scelta che non avveniva da 70 anni.

Si abbassa il sipario? D’Alema abbandona la minoranza?

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«La battaglia politica si fa quando c’è il congresso. Ognuno è libero di esprimere la sua opinione ma non io non parteciperò ad una dialettica legittima che ora ha altri protagonisti di un’altra generazione». Così Massimo D’Alema, parlando all’ANSA, spiega che, dopo la fine del congresso, non sarà il capo della minoranza del Pd. Si abbassa il sipario sul vecchio Pd e va in scena la nuova generazione?

Berlusconi, malore sul palco!

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“Dobbiamo costruire un Paese per garantire la piena libertà in Italia”. Dopo circa due ore di discorso sul palco del Palacongressi dell’Eur (Roma), il Cav conclude il suo intervento al Consiglio nazionale. E tra la spossatezza delle ultime ore e la commozione sul volto, arriva un lieve malore. Interviene il suo medico personale, Alberto Zangrillo. Berlusconi, dopo aver sorseggiato un po’ d’acqua è stato accompagnato in platea e il capogruppo della Camera Renato Brunetta ha letto il documento approvato all’ufficio di presidenza del Pdl del 25 ottobre con cui si ufficializza il ritorno a Forza Italia. Ecco il video del momento in cui Silvio Berlusconi accusa il malore:

Ironia della sorte? “Angelino” porta i delegati al Congresso

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“Angelino” porta i delegati al Congresso Nazionale di Forza Italia. Ironia della sorte i pullman affittati per il trasporto dei delegati,  che ha portato i partecipanti al Palazzo dei Congressi dell’Eur, a Roma, infatti è stato affidato a una ditta, per l’appunto “Angelino”. Ma la coincidenza non poteva che attirare la curiosità di presenti, giornalisti e fotografi.  

Le larghe intese cotte a puntino?

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Le larghe intese sono cotte a puntino? Sembra che il Governo di coalizione stia dando i suoi nefasti frutti. Il Pdl è a rischio scissione diviso tra chi vuole rimanere al governo e chi invece vuole andare a elezioni. Al centro c’è ancora la questione giudiziaria di Berlusconi, la copertura dell’Imu della seconda rata che stenta a trovarsi e un’economia stagnante che fa alzare gli indici di disoccupazione e peggiorare il Pil. La destra italiana è divisa poi tra falchi,colombe, pitonesse e leonesse, non manca davvero nessuno all’appello. L’esercito del Cavaliere disarcionato è al completo… pronto per essere servito in tavola dopo lo scontro finale per la decadenza. Dall’altra parte il Pd veleggia sulle correnti del Congresso e il tesseramento diventa un boomerang. Ed ecco che il timoniere Epifani vuole cambiare rotta e imprimere un passo diverso alla corsa per la segreteria, impedendo il tesseramento, ma dall’altra parte è pronto a sparare sulla barca “amica-nemica” Pippo Civati che afferma «Capisco l’appello di Epifani ma mi sembra che la risposta sia peggiore del danno. Io vorrei trovare una soluzione ma questa mi sembra possa essere controproducente anche perché così chi ha fatto un milione di tessere ha vinto», ha detto Civati. «Epifani, Cuperlo e Renzi sono d’accordo per fermare il tesseramento. Questa è una proposta tardiva e insufficiente. Le irregolarità si sono consumate nelle scorse settimane, 34 federazioni su 118, ovvero quasi una su tre, non hanno fornito dati sul tesseramento e sono da considerare, quindi, irregolari. La nostra proposta è di sanzionare il tesseramento selvaggio e chi ha violato le regole, senza penalizzare quelli che genuinamente scelgono di aderire al partito democratico». E anche a sinistra siamo cotti a puntino?

I tesseramenti “fantasma” del Pd: arriva la circolare che fissa le quote

tesseramento-pd-tuttacronacaAlcuni giorni fa si era parlato di tesseramenti sospetti in casa Pd e ora le federazioni hanno ricevuto una circolare che ha lo scopo di mettere un freno all’inflazione di iscrizioni. La Commissione nazionale per il congresso ha infatti organizzato un sistema di “quote” superate le quali scatta un’ispezione da parte delle commissioni provinciali. Nella circolare si legge che “Al di sopra delle quote qui sopra descritte la Commissione provinciale predispone verifiche e ispezioni sul tesseramento, assumendo opportune azioni atte e rimuovere le cause di eventuali disfunzioni, la cui esistenza deve essere segnalata comunque alla Commissione regionale e nazionale per il Congresso”. Ecco le quote ammesse: “Per consentire una precisa applicazione dei principi di rigore e trasparenza nelle adesioni al partito” la commissione considera “compatibile l’aumento delle tessere per l’anno 2013 fino ad un massimo del 30% se gli iscritti 2012 sono stati inferiori al 15% dei voti ottenuti dal PD alle elezioni politiche 2013″. Si considera “compatibile l’aumento delle tessere per l’anno 2013 fino ad un massimo del 20% se gli iscritti 2012 sono stati compresi tra il 15 e il 20% dei voti ottenuti dal PD alle elezioni politiche 2013″ e risulta “compatibile l’aumento delle tessere per l’anno 2013 fino ad un massimo del 10% se gli iscritti 2012 sono stati superiori al 20% dei voti ottenuti dal Pd alle elezioni politiche 2013. La circolare stabilisce che la Commissione Nazionale per il congresso nella sua funzione di vigilanza del corretto svolgimento delle fasi congressuali possa disporre con moto autonomo verifiche sul tesseramento”.

Tesseriamoci con il Pd! Ma spuntano i sospetti “fantasmi” da Nord a Sud

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Per il momento è solo un sospetto, ma è stato rilevato un anomalo aumento del tesseramento del Pd. A un mese e mezzo dal Congresso del Partito Democratico, fissato per 8 dicembre, gli iscritti nelle sezioni sono in netta salita. Ma la segreteria centrale si è insospettita e così una pioggia di denunce sono piovute dalla Sicilia al Piemonte, da Catania a Torino. L’ipotesi è il tesseramento fantasma. Lo riporta anche La Repubblica:

A Lecce le tessere del Pd sono arrivate già a quota 15 mila, doppiando il numero d’iscritti degli anni scorsi: “Ma in alcuni circoli l’incremento ha raggiunto il 400 per cento in più, segno che forse qualcosa non va”, dicono dalla commissione nazionale per il congresso, che in Puglia invierà adesso il deputato Roberto Morassut. Altra situazione anomala che farà scattare un controllo da Roma è quella della provincia di Torino: qui gli iscritti degli ultimi anni al Pd non hanno superato quota 10 mila, ma le tessere chieste dai circoli sono arrivate a 25 mila. Troppe per la commissione nazionale, che in Piemonte manderà come osservatore Giovanni Lunardon.

Le ipotesi di un selvaggio reclutamento ai soli fini elettorali aleggiano anche su Piacenza e Catania:

Nella città emiliana il problema riguarderebbe la platea dei delegati: “Ai 100 componenti dell’assemblea provinciale da eleggere la direzione ha aggiunto 39 componenti di diritto tra i dirigenti uscenti, falsando così il risultato del voto”, dicono dalla commissione nazionale per il congresso, che ieri ha discusso a lungo anche il dossier arrivato dalla Sicilia. A Catania il voto è stato annullato in tre circoli, dove era in testa il candidato renziano Mauro Mangano. La decisione è stata presa dalla commissione provinciale che ha denunciato “come molte persone si sono presentate accompagnate al voto da soggetti terzi che hanno perfino pagato le tessere”.

 

“Siete figli di un grande Paese”: così Cuperlo al via con la sua campagna

cuperlo-candidatura-tuttacronacaHa dato il via alla sua campagna elettorale in vista del congresso del Partito Democratico Gianni Cuperlo, che correrà per la Segreteria. L’ha fatto alla Citta della altra economia, a Roma, in mezzo ai giovani in un set studiato appositamente per ricordare un set di talk show. Il dem ha rotto il ghiaccio mettendo in guardia contro “l’avidità che muove l’economia”, citando il Gordon Gekko del film Wall Street: “L’economia è la vita delle persone, sono i diritti, la libertà e la vita delle persone. Vorrei poter raccontare questa storia e dire a voi che vent’anni fa Gordon Gekko si sbagliava”. Poco dopo, ha dribblato il cinema piazzando un ricordo del calcio che fu. Parlando della sua candidatura, infatti, si è lanciato in un paragone con Communardo Niccolai, difensore del Cagliari convocato a sorpresa dal ct italiano Valcareggi per il mondiale di Messico 1970. “Dissero di lui: ‘mai avrei immaginato di vedere Niccolai via satellite’. Io mi sento un po’ così, questa è la mia responsabilità. Perché arriva il momento in cui pensi che fare sempre un passo indietro rischia di essere una diserzione”. Per quel che riguarda lo slogan scelto, “Bello e democratico”, parlando ai giovani presenti ha spiegato: “Il paese deve tornare ad essere bello e democratico più di quanto non sia, noi siamo un grande paese con una storia e una tradizione importante dobbiamo restituire al paese la bellezza”.

Ma nel lungo incontro con i ragazzi Cuperlo ha anche invocato un vero cambiamento di idee: “Dobbiamo cambiare tutto quello che va cambiato, dobbiamo mettere mano all’ economia, alla cultura, alla finanza, non per correggere la punteggiatura nella sintassi della destra ma per usare la passione della sinistra nell’Italia dei prossimi anni”. E se anche il nome di Renzi non compare quasi mai, non si risparmia critiche non troppo velate al suo antagonista: “Dobbiamo chiudere una stagione in cui la direzione politica di questo partito serviva da trampolino: può essere importantissimo, è importantissimo dedicarsi alla costruzione paziente di questo

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Berlusconi e il silenzio stampa per tutti: si parla nei luoghi delegati

berlusconi-silenzio-stampa-tuttacronacaIn questi giorni praticamente tutti gli esponenti del Pdl hanno parlato con i media per rilasciare dichiarazioni, soprattutto dopo il voto di fiducia al governo e la spaccatura interna al partito. Chiunque sente il dovere di esprimere la sua opinione su cosa sia necessario fare per tenere in piedi il partito. Gli ultimi sono stati coloro che hanno seguito l’idea di Fitto, che chiede di rimettere le deleghe in mano al capo. In mezzo al fuoco incrociato di dichiarazioni che si leggono costantemente sulle agenzie stampa, ora Berlusconi ha intimato l’alt. “Sulle agenzie di stampa leggo troppe dichiarazioni di troppi esponenti del Pdl”. Niente aprtura ai media per i suoi dunque. “Invito tutti a non proseguire in questa direzione del tutto improduttiva. Le diverse opinioni si debbono confrontare non sulle agenzie di stampa e sui giornali ma attraverso una serena dialettica all’interno dei luoghi delegati del nostro movimento”. Tornato tra i ranghi, Alfano gli fa eco: “Sono pienamente d’accordo con il Presidente Silvio Berlusconi. Stop alla alluvione di agenzie per addetti ai lavori. Cambiare luoghi e toni della dialettica del nostro movimento”.

Ritorno al passato? Berlusconi presidente di Forza Italia con Alfano vice

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Lungo confronto ieri sera tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano, dopo che durante la giornata l’ex premier si era incontrato con gli eurodeputati del Pdl. Si è parlato di legge di Stabilità e lotta tra le fazioni interna al partito, studiando come superare lo scontro interno tra falchi e colombe dopo la spaccatura sulla fiducia al governo Letta. Stando a fonti interne al partito, l’ipotesi più plausibile  sarebbe quella che vedrebbe Silvio Berlusconi presidente e Angelino Alfano vicepresidente della nuova Forza Italia che prenderebbe a tutti gli effetti il posto del Popolo della libertà. Il Cavaliere del resto ha già ripreso la sua campagna a favore dell’unità del centrodestra: “Leggo sui giornali di stamani una serie di dichiarazioni che mi vengono attribuite in merito al mio movimento e che non ho pronunciato. Al di là del malvezzo giornalistico di riportare sempre più spesso frasi nella migliore delle ipotesi distorte nessuno può far finta di ignorare che sto lavorando proprio per la coesione e per l’unità del movimento”. Questo, assicura, “é il mio unico obiettivo ed é certamente condiviso dai milioni di italiani che ci hanno votato e da tutti gli esponenti del Pdl. Nessuno vuol sentir parlare di contrasti e di frizioni, se non i nostri avversari”. E nel frattempo cambiano anche i sondaggi, che vanno presi con il beneficio del dubbio ma possono rendere un’idea del pensiero degli italiani. E’ di oggi un sondaggio Swg pubblicato dal corriere.it che parla di un sorpasso del partito di Berlusconi sul Partito Democratico. E il quotidiano si chiede se l’effetto crisi sia già finito:

Il Pd cala di oltre 4 punti percentuali, passando dal 31,2 al 27, e la coalizione si attesta – grazie anche a un passo in avanti di Sel al 5,1 – al 32,9. Il centrodestra recupera quasi un punto e mezzo e arriva al 35,4 (era al 34), tornando ai livelli pre-voto, nonostante un Pdl ancora in lieve flessione al 24,6%. Tra gli altri partiti, i Cinque Stelle ritornano ai valori di inizio ottobre, intorno al 20%, mentre i centristi recuperano qualche decimale, arrivando al 6,3% (con Scelta civica al 5,1%).

Berlusconi: “Mi faranno marcire in prigione”

berlusconi_disperato-tuttacronacaOggi Berlusconi, attraverso i suoi legali, ha chiesto l’affidamento in prova ai servizi sociali per scontare la pena definitiva del processo Mediaset. L’istanza è stata depositata presso la procura di Milano. In giornata però, durante l’incontro con gli eurodeputati del Pdl, il leader di Forza Italia avrebbe detto: “I miei avvocati dicono che il mio futuro è infausto. Mi faranno marcire in galera”. E avrebbe ricordato: “Come ci dimostra il caso Timoshenko, dopo molte manifestazioni alla fine anche la ribellione contro queste vicende si placa”. Sempre durante il pranzo a Palazzo Grazioli avrebbe parlato anche della situazioni delle carceri italiane: “Una situazione vergognosa”. Dopo di che l’ex premier avrebbe anche parlato della situazione interna al partito: “Dobbiamo abbassare le armi e tornare al partito. Farò tutto quello che posso per riunire”. Non ha risparmiato inoltre alcune critiche ad Alfano, che ha incontrato in serata, e ai ministri Pdl. Dichiarazioni di biamiso avrebbero colpito anche i “lealisti”, che chiedono il congresso. Ma i giudizi piu’ aspri avrebbero colpito i capifila dell’ala governativa del partito: “i ministri non li ho scelti io, io ho scelto solo Alfano”, ha detto tra l’altro. Non poteva mancare qualche parola sui magistrati: il Cav ritiene infatti che nelle Camere non si faccia una legge se la magistratura non avalla. I parlamentari, è il ragionamento che avrebbe fatto stando a quanto è stato riferito, prestano infatti attenzione perché è la magistratura a proteggere la loro libertà. E in generale sulla riforma della Giustizia il leader del Pdl attacca gli ex alleati: Fini, Casini e Follini si sono sempre opposti a una riforma della giustizia per avere loro uomini all’interno della magistratura, avrebbe detto.

Ovviamente al pensiero di Berlusconi ai servizi sociali il popolo della rete non poteva non “immaginare la scena”:

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Donna con bimba in auto sfonda le barriere della Casa Bianca. Uccisa

 

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Una donna ieri ha tentato di sfondare in macchina una delle barriere di protezione della Casa Bianca. A bordo dell’auto, un’Infiniti nera, c’era anche una bimba di 18 mesi. La sua corsa folle ad alta velocità è avvenuta lungo Constitution Avenue, verso Capitol Hill. Qui ha ignorato ogni esortazione a fermarsi. E dopo aver sfondato un posto di blocco, ferendo un agente, è stata freddata dai colpi della polizia. La tragedia è stata frutto della follia di un’igienista dentale afroamericana di 34 anni, Miriam Carey,  di Stanford, in Connecticut, con gravi problemi mentali.

L’America è rimasta con il fiato sospeso e con lo spettro del terrorismo anche se immediatamente fonti dell’intelligence avevano escluso la pista terroristica. La mente è andata immediatamente alla strage nella base della Marina americana del 16 settembre dove persero la vita 12 persone.

Subito si era diffusa la notizia di un killer che stava sparando sulle forze dell’ordine, ma poi è stata sconfessata. Sono stati solo i poliziotti ad aprire il fuoco contro la donna uccidendola. La bambina miracolosamente è rimasta incolume.

 

 

Spari intorno al Campidoglio di Washington

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Alcuni spari si sono uditi intorno al Campidoglio di Washington. Chiuso il Congresso. Alcune persone sono state ferite tra cui un poliziotto.  Le persone che si trovavano fuori dalla Corte suprema, dall’altra parte della strada rispetto al Congresso, sono state spinte dalle autorità a entrare nell’edificio della Corte. A dare notizia dei colpi di arma da fuoco e del ferimento dell’agente è stata la polizia di Capitol Hill. La polizia ha chiuso l’intera zona al traffico. 

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La polizia di Washington ha reso noto di aver in corso una operazione che riguarda un “tiratore attivo”, un killer che ha esploso alcuni colpi di arma da fuoco.  Secondo fonti della stampa alcuni agenti stavano inseguendo un’auto nera e sono riusciti a bloccarla nei pressi di Capitol Hill e a quel punto sarebbe nata una sparatoria. La persona che ha sparato è stata poi arrestata.

La luce che sostituirà il trapano!

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La carie, malattia  diffusa, che colpisce il 43% della popolazione italiana sopra i 12 anni, avrà una cura con la luce. Riposto nel cassetto il trapano oggi è possibile curare senza provare dolore. E’ previsto per il 5 ottobre all’hotel  “San Germano” di Napoli un congresso dal titolo “Il Laser nella pratica clinica quotidiana”.

 

Obama in equilibrio instabile: gli USA rischiano la chiusura del governo

Obama-governo-tuttacronacaIl governo americano a rischio “chiusura”. Potrebbe accadere in mancanza dell’approvazione del nuovo budget entro il 15 dicembre dal Congresso. Obama e l’ala più conservatrice del partito repubblicano sembrano giunti a uno stallo su questo tema mentre all’orizzonte si profila anche lo scontro sul tetto del debito, anche questo da risolversi entro metà ottobre: in caso contrario avrà conseguenze “ancora ben più pericolose che una chiusura del governo”, con un impatto ”non solo negli Usa, ma anche in tutto il mondo”, ha ammonito il presidente USA. Entro domani, primo ottobre, data della fine dell’anno fiscale, dev’essere approvata la legge di bilancio che consente di continuare a finanziare le agenzie governative anche se, in mancanza di una accordo più vasto, nelle ultime ore è stata approvata dal Senato una misura che consente il finanziamento fino alla metà di novembre. Il problema è che domani entra in vigore anche la Obamacare, la riforma sanitaria che il presidente Obama ha voluto con tutte le sue forze ma che la maggioranza repubblicana alla Camera vuole rinviare di un anno: è una delle richieste che, se non accolte, potrebbero portare i repubblicani ad affossare tale misura. E Obama? Non ha alcuna intenzione di cedere. Anzi. Proprio nell’ultimo discorso settimanale ha ribadito che martedì 1 ottobre ‘’è un giorno importante”, perché scatta “gran parte del ‘Affordable Care Act'” e decine di milioni di americani avranno “finalmente” possibilità di ‘’acquistare una assistenza sanitaria di qualità come tutti gli altri”. Il fatto è che si tratta anche del “giorno in cui un gruppo di repubblicani di estrema destra potrebbe far chiudere il governo, danneggiando l’economia solo perché non gli piace quella legge” e rischiano di ‘’creare una crisi che colpirà il popolo americano, con il solo scopo di far avanzare la loro agenda ideologica”. Il presidente ha inoltre sottolineato che il Congresso ‘’ha in questo momento due responsabilità: approvare il bilancio in tempo e pagare i nostri conti in tempo”. E se il Congresso voterà infine per continuare a far funzionare il governo, ‘’nel giro di un paio di settimane dovrà poi votare per consentire al tesoro di pagare i debiti che il Congresso ha già fatto”. Sul fronte opposto, il presidente della Conferenza dei repubblicani alla Camera Cathy McMorris ha accusato Obama di chiedere un aumento del tetto del debito ‘’senza avviare alcun tipo di discussione bipartisan su come affrontare i nostri problemi di spesa” e di cercare scorciatoie, ‘’esattamente lo stesso tipo di follia che ci ha portato il punto in cui siamo”. Obama si è invece detto pronto a ‘’lavorare con chiunque” voglia avere un serio confronto sul futuro dell’economia del Paese, ma, ha aggiunto però in maniera chiara: ‘Non negozierò sulle responsabilità del Congresso”.

“Una iattura non poter battere Berlusconi alle elezioni”: così Renzi

Matteo-Renzi-tuttacronacaE’ intervenuto alla trasmissione Omnibus, questa mattina, il sindaco fiorentino Matteo Renzi, dove ha detto che “il governo Letta-Alfano è un governo di larghe intese, ha senso se fa le cose e non se le rinvia. Deve fare le cose nell’interesse del Paese e non dei singoli partiti”. Parlando della situazione interna al Pd, Renzi ha attaccato: “l’unico obiettivo di un gruppo dirigente rancoroso è quello di rinviare il Congresso”. Ma il primo cittadino ha anche risposto a domande sulla sua “fretta” di andare a elezioni anticipate: “Io ho la fretta degli italiani: una famiglia che va in banca non riceve ancora i soldi; un professore che ha vinto il concorso e sta a casa ha fretta che si faccia la riforma della scuola. Io ho fretta non di far cadere il governo ma di far lavorare il governo”. E ribadito: “In un Paese civile si fa il governo di larghe intese per fare le cose. Quando i tedeschi hanno fatto le larghe intese hanno fatto le cose, non ‘una a te ed una a me’, non hanno messo le bandierine per i partiti”. Concludendo, “Tifo per Letta ma non si può impedire di dire la verità: il governo faccia gli interessi degli italiani”. Matteo Renzi ha parlato anche di Berlsuconi, affermando che considera “una iattura non poter battere Berlusconi alle elezioni”, visto che non potrà “ragionevolmente Berlusconi non potrà candidarsi”. Secondo il democratico, infatti, “Berlusconi ha perso una grandissima occasione perché quando governava aveva una maggioranza di oltre 100 deputati e poteva fare la rivoluzione liberale. Invece ha preferito difendere lo status quo”. “Mi dispiace che non si possa candidare perché mi sarebbe piaciuto batterlo. Durante la campagna elettorale gli avrei detto: ‘Ma che hai un fratello gemello che ha governato in questi venti anni?'”, ha concluso invitando comunque a “rispettare” il candidato leader del centrodestra che verrà scelto. Il sindaco ha anche commentato l’ipotesi di tornare al voto: “L’interesse dell’Italia non sono nuove elezioni; lo divengono se sono l’alternativa a non far niente”. Renzi ha quindi esortato l’esecutivo “a non inseguire le bandierine di Brunetta e Schifani ma a fare le cose nell’interesse del Paese”.

Il fronte anti-Renzi: Bersani sta con Cuperlo

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Gianni Cuperlo ha dalla sua parte Pier Luigi Bersani, colui che sarebbe dovuto essere il premier, guidare l’Italia in un momento di grave difficoltà, traghettare questo paese fuori dalla recessione e dalla crisi e invece non è riuscito a vincere le elezioni e poi è stato anche così testardo di non voler aprire a un governo di larghe intese. Un uomo che doveva essere vincente e che si è mostrato fragile (chi non ricorda quello streaming con Crimi e la Lombardo?) Ora però scende di nuovo in campo per il fronte anti-Renzi e lo fa parlando al margine della festa democratica milanese, proprio mentre Matteo Renzi incassava un altro tutto esaurito a Torino.

«Tra i candidati che si sono affacciati, ho cercato di capire quale potesse avere l’idea di Pd che ho io e quella di Cuperlo è un’idea di partito molto vicino alla mia» ha detto Bersani che ha abbracciato Cuperlo sul palco all’inizio del suo intervento alla festa Democratica milanese. «Gli darò una mano – ha aggiunto – perché questa sua idea possa essere compresa dalle varie anime del partito e quindi adesso ci mettiamo a lavorare e vediamo di ottenere qualche risultato». «Cuperlo può essere l’uomo dei miracoli», ha poi scherzato Bersani con chi gli chiedeva se potrà convincerlo a fare pace con Massimo D’Alema, visto che entrambi sostengono la sua candidatura alla segreteria del partito. Sul candidato Cuperlo converge con convinzione tutta l’area legata a Pier Luigi Bersani. Mentre, a sorpresa, anche dal fronte ex Ppi arriva «il sostegno convinto» di Domenico Cella, ex parlamentare della Margherita.

Ma l’attenzione dei più è focalizzata sul confronto Letta-Renzi. Il primo affondo oggi arriva dal premier. A Bari per la Fiera del Levante, il presidente del Consiglio si leva un sassolino dalla scarpa e, pur senza citarlo, replica con forza al sindaco di Firenze. Elenca le attività del suo esecutivo, poi sbotta: «Questi sono fatti non annunci, sono fatti: lo dico a tutti quelli che raccontano altre storie», urla dal palco. Il fronte renziano non replica subito. Letta si sposta nel pomeriggio a Chianciano, dove è ospite della Festa dell’Udc. «A volte bisogna mordersi la lingua, molto…», dice rispondendo ad una domanda sulle «difficoltà incontrate in questi mesi al governo» e sulle «questioni interne al partito». Mentre Letta a stento nasconde un mezzo sorriso, tutti già pensano che si riferisca alle critiche del sindaco fiorentino al governo. Poco importa se, passati pochi minuti, lo stesso premier assicura che per lui «non c’è un problema che si chiama Matteo Renzi». Anzi – precisa – «al congresso non sosterrò nessun candidato. È meglio per tutti se io mi concentro sul lavoro del governo». Anche la risposta di Renzi è una sorta di ‘crescendò.

A Torino, dove è ospite della Festa del Pd, il «rottamatore» dice di voler fare «un fioretto, ovvero non intervenire in replica al presidente del consiglio del mio Paese che sta facendo cose serie». Ma poi alza il tiro. Ieri, Letta ha detto che non ama i ‘battutisti’. E qualcuno in sala a Torino rinfaccia al «rottamatore» proprio il fatto di «fare battute». «Non è che per fare politica bisogna per forza avere la faccia triste», risponde Renzi. In realtà, il sindaco sembra concentrato sul congresso di partito. «Il Pd non deve fare un congresso per eleggere un nome, ma farsi tre domande – dice – come si esce dalla crisi? Come si fa a non perdere come l’altra volta? Come si fa a governare un Paese che ha bisogno di riforme radicali?».

In vista dell’Assemblea del 20-21 settembre, dove, senza un accordo preventivo, potrebbe esserci un braccio di ferro su date e regole del Congresso, anche Gianni Cuperlo alza i toni. «Il governo Letta è necessario, lo dobbiamo sostenere con forza e lealtà perché ci sono questioni che vanno affrontate attraverso una larga condivisione parlamentare – spiega – ma dopo aver fatto la riforma del Porcellum, io penso che serva un governo che faccia scelte chiare e nette in direzione dell’equità, che guardi alla drammaticità dell’occupazione, alla situazione dei precari. Sì, serve più sinistra».

Sonia Gandhi ricoverata a New Delhi, malore al parlamento

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E’ stata ricoverata lunedì sera (ora locale) in un ospedale di New Delhi, Sonia Gandhi, leader del partito del Congresso indiano. Il malore è occorso mentre era in Parlamento ed è stata portata fuori dal figlio e dai colleghi. La Gandhi aveva appena tenuto in giornata un discorso in Parlamento a favore dell’approvazione di un’importante legge anti denutrizione.

 

Il ventennio è finito, parola di Walter Veltroni. E ora?

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Una guerra lunga 20 anni? O sarebbe meglio parlare del ventennio del Cavaliere? In ogni caso con la sentenza della Cassazione quell’era è finita. Walter Veltroni non ha dubbi e osserva da lontano le turbolenze della politica italiana.   

Gli anni passano, ne sono trascorsi quasi venti, eppure sembra che non riusciamo a liberarci di quello che nel 2008 lei definiva «il principale esponente dello schieramento a noi avverso»…
«Però secondo me si è chiuso un ciclo. La sentenza della Corte di cassazione è la conferma della conclusione del ventennio berlusconiano. Questo sarebbe dovuto avvenire sul piano politico, se la sinistra non avesse compiuto una serie di errori che hanno impedito la vittoria alle elezioni di febbraio. Questo ventennio si sta concludendo, si è concluso, e al di là dei suoi rantoli e dei suoi sussulti bisognerà che i due principali soggetti politici, il Pdl e il Pd, lo capiscano e agiscano di conseguenza». 
A giudicare dall’esito del vertice di Arcore, il Pdl sembra piuttosto intenzionato a difendere fino all’ultimo il padre-padrone del partito. Cosa dovrebbe fare, invece, secondo lei?
«Non dovrebbe seguire Berlusconi sulla linea della radicalizzazione estrema e dell’esasperazione. Dovrebbe invece cambiare natura al soggetto di centro-destra italiano, che non può continuare a essere un soggetto populista e irriguardoso delle regole ma cominciare a prefigurarsi per il futuro di questo Paese come un soggetto moderato analogo a quello di altri Paesi europei. Le ultime dichiarazioni di Alfano da Arcore sembrano purtroppo andare in una direzione opposta».
 
E lei ritiene davvero immaginabile un Pdl senza Berlusconi?
«Lo devono immaginare loro, in primo luogo, come è naturale che sia. In nessuna parte del mondo le leadership sono infinite e illimitate nel tempo. In ogni caso loro avrebbero dovuto porsi il problema nel corso di questi anni, e lo debbono fare adesso, con tanta più urgenza».
Qualcuno di loro chiede addirittura un’amnistia ad personam.
«Io penso che non sia possibile nessuna della soluzioni che la destra chiede in questo momento, perché in questo Paese esiste il principio di legalità che vale per tutti i cittadini e al quale tutti gli uomini politici coinvolti in vicende giudiziarie si sono attenuti. Bisogna prendere atto che c’è stata una sentenza».
 
E cosa dovrebbe fare, secondo lei, un Berlusconi che accettasse questa sentenza?
«Lui può continuare, se vuole, a esprimere le sue idee sulla vita pubblica di questo Paese. Ma esistono leggi, se non codici morali minimi, che sanciscono che chi ha subito condanne definitive non possa svolgere funzioni istituzionali. Punto e stop. Naturalmente è giusto che la giunta delle elezioni del Senato approfondisca in qualche giorno tutti gli elementi di valutazione. Non bisogna dare l’impressione che ci sia una specialità al contrario. Il senatore Berlusconi non va trattato diversamente da come si tratterebbe qualunque altro parlamentare. Ma poi si decide, e si decide lì. E si deve decidere in ottemperanza alle leggi esistenti».
 
E se Berlusconi, privato del seggio e ridotto gli arresti domiciliari, decidesse di continuare a guidare comunque il suo partito? Se anche da lì facesse la campagna per le prossime politiche?
«Questo è un problema del Pdl, non mio. Sono loro che devono decidere se identificare il loro futuro con il destino personale di un uomo che ha avuto una sentenza di quelle dimensioni, o se invece vogliono reinventare la loro fisionomia politica. Non vorrei però che alla fine di questo ventennio, insieme a Berlusconi finisse anche il bipolarismo. Identificare il bipolarismo con Berlusconi può essere un errore tragico per l’intero Paese. Noi non abbiamo bisogno di tornare ai governi contrattati della Prima Repubblica, alla proporzionale e ai partiti padroni della vita pubblica. Il bipolarismo è un valore, come lo è l’alternanza. Se usciamo dal bipolarismo, se torniamo alla proporzionale, cadiamo in un baratro nel quale ci sono solo governi contrattati di larghe intese. E io non so quale delle due cose sia peggiore dell’altra».
 
Ma se il Pdl facesse cadere il governo, lei ritiene possibile la ricerca di un’altra maggioranza, magari per un Letta-bis, o pensa invece che sarebbero inevitabili le elezioni anticipate a novembre?
«Penso che quelli del Pdl sarebbero dei pazzi e degli irresponsabili a far cadere il governo:Io credo comunque che prima di andare a votare, anche nei prossimi mesi, bisogna assolutamente cambiare la legge elettorale. Come ha giustamente detto il presidente della Repubblica».
 
A giudicare dai toni che il Pdl usa in queste ore, non sembra che l’orizzonte dell’esecutivo sia lunghissimo…
«Questo governo è un’anomalia, però in questo momento deve fronteggiare l’emergenza economica e quella della legge elettorale. Quindi faccia ciò che deve fare per aiutare la ripresa dell’economia italiana ma al tempo stesso si impegni subito per la riforma elettorale».
 
E se invece la situazione precipitasse, il Pd dovrebbe affrontare le elezioni candidando Enrico Letta o Matteo Renzi?
«Le dico quale sarebbe lo sviluppo ordinato di questa vicenda. Si fa subito la legge elettorale che cambia il Porcellum e poi all’inizio del prossimo anno si va a nuove elezioni. Alle quali va il candidato che viene scelto da elezioni primarie del Pd». 
Da fare quando, queste primarie?
«Subito. Io sono perché il Pd convochi subito il congresso. Sono perché Renzi si candidi a segretario del partito, perché sono contrario alla separazione dei ruoli tra segretario e candidato premier. Ma sono favorevole a istituzionalizzare la norma in base alla quale, come è successo per Renzi con Bersani, al momento delle elezioni anche altri possano candidarsi alla premiership con apposite primarie. Una cosa però ci tengo a dirla: non sopporto le discussioni su “ex dc” ed “ex pci”. Questo è il contrario del Partito democratico, che è nato per superare questa distinzione. Basta con questa storia: ciascuno rappresenta tutti, quale che sia la storia dalla quale viene. Il Pd non è nato per mettere insieme due mezze mele, l’una diversa dall’altra: nessuno mangerebbe una mela metà rossa e metà verde, o bianca, perché apparirebbe come un frutto malsano. Se vogliamo essere un’alternativa credibile al centro-destra, se non vogliamo che sia solo Papa Francesco a parlare dei valori in una società, se vogliamo recuperare una coerenza tra valori e programmi che la sinistra ha perduto o dimenticato, dobbiamo essere innanzitutto un partito unito. E dobbiamo essere più di sinistra, parola che per me, come ho cercato di argomentare nel mio libro, significa cambiamento e non conservazione, società aperta e non bloccata, eguaglianza e opportunità diffuse. Questa sinistra può arrivare al 40 per cento, non al 25. È la vocazione maggioritaria senza la quale il Pd non ha ragione di esistere».
Lei è per Renzi segretario. E non pensa che la scelta di un altro candidato premier indebolirebbe automaticamente il governo Letta?
«Io penso che Renzi e Letta possano convivere, e mi auguro che convivano. Sono due energie, due risorse utilissime. E non sono le sole. Anche per il futuro si possono trovare delle forme di convivenza. Se uno fa il candidato premier, e l’ altro il ministro degli Esteri o dell’Economia, è una cosa che accade nei grandi partiti. Ricordo che Obama e Hillary Clinton duellarono aspramente, alle primarie, poi uno ha fatto il presidente e l’altra il segretario di Stato…».

Elezioni in autunno? Di congresso oggi non si parlerà in Direzione Pd

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E’ scomparso dall’ordine del giorno. Si sono perse le tracce del Congresso. Oggi in Direzione Pd ci sarà solo la relazione di Letta. L’Odg parla chiaro: ”Situazione politica: relazione del segretario”.

Una sorpresa che ha dentro l’amarezza di una spaccatura. Renzi, ieri, ha rotto il silenzio stampa e aveva dichiarato la sua volontà a candidarsi segretario. Il ragazzo va arginato? Sicuramente le frasi di ieri, del sindaco di Firenze hanno pesato nelle orecchie di Pier Luigi Bersani, Dario Franceschini e dello stesso Epifani.

Forse del Congresso parlerà Epifani nella sua relazione… ma a questo punto l’attenzione sembra rivolta altrove. Sembra che ci sia una guerra aperta tra coloro che hanno come unico scopo quello di  prepararsi alle elezioni e rimandare a data da destinarsi la leadership e invece chi vuole un segretario forte prima di andare alle urne.

Sarà l’apocalisse domani a Modena? Renzi rompe il silenzio

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Sarà davvero l’apocalisse domani a Modena? Matteo Renzi dopo quasi tre settimane di silenzio dall’intervista rilasciata a Enrico Mentana per ‘Bersaglio mobile’ su La7, sembra pronto a rompere il silenzio. C’è chi già afferma che dopo, il discorso di domani a Modena, alla festa del Pd di Castelfranco Emilia, sarà la fine di un’era. Nulla a che vedere con il governo Letta, nessuna richiesta di voto anticipato, ma già si vocifera che il sindaco parlerà del Congresso. Vuole una data certa, lancerà il suo aut aut. Dopo Castelfranco, Renzi, sempre nella giornata di domani, andrà a Villalunga di Casalgrande e giovedì sarà presente alla direzione nazionale del Pd con Enrico Letta. Un percorso con molte tappe, molte possibilità di esprimere le proprie opinioni e il coraggio di sempre di spinge sull’acceleratore quando la politica italiana sembra invece deviare strada e cercare la “via più lunga e sicura” per il traghettamento di un Paese in costante pericolo di caduta.

 Su cosa verteranno le riflessioni del sindaco di Firenze sul Congresso?  Essenzialmente sulla parola fine ai rinvii, stop alle regole prima dettate e poi smentite e basta anche sulle indecisioni. La paura è che si possa arrivare ad elezioni senza una premiership dettata dalle primarie e questo sembra essere il grande incubo dei renziani.

Forse non sarà l’apocalisse, ma suonerà la campana dentro il Pd.

Epifani alla guida del PD: per lui l’85,8% di voti

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Durante all’Assemblea del PD, i vari politici che hanno preso la parola hanno commentato la manifestazione contro i pm organizzata dal PdL a Brescia. Se per Epifani “A Brescia il PdL mette mine”, mentre la Bindi ha attaccato Alfano: “Grave che vada a una manifestazione contro i giudici”, considerato anche il suo ruolo di vicepremier. E se Renzi ha auspicato che i democratici “non subiscano questo governo”, Letta ha confermato il suo appoggio alle toghe: “Rispetto sempre e comunque la magistratura”. Il Premier è poi passato al lanciare l’allarme sulla disoccupazione giovanile, priorità che “deve essere affrontata a livello nazionale ed europeo con misure immediatamente applicabili”. L’accento è poi stato messo su due tra le riforme che varerà il governo,  quella elettorale e ”la fine del finanziamento pubblico dei partiti come lo abbiamo conosciuto sostituito da forme che diano protagonismo alla società”. Letta è apparso determinato sul palco: “Mi dedicherò con impegno totale alla missione che il Parlamento mi ha dato. Non governerò a tutti i costi ma con tutte le energie che il Signore mi ha dato”.  Al termine dell’Assemblea, la votazione ha eletto Epifani a nuovo segretario del PD con l’85,8% dei voti.

Ma chi è il nuovo segretario del PD che dovrà traghettare il partito fino al Congresso?

Nato a Roma il 24 marzo 1950, Guglielmo Ettore Epifani è un sindacalista e politico italiano ed è stato  segretario generale della Cgil dal 2002 al 2010. Dopo aver seguito la famiglia a Milano per poi tornare nella capitale, Epifani prese la maturità classica al Liceo Orazio per poi iscriversi a La Sapienza e laurearsi in filosofia nel ’73, con una tesi su Anna Kuliscioff. Iscritto alla CGIL, nel 1974 ne diresse la Casa editrice, l’Esi per poi approdare prima all’Ufficio sindacale e quindi a quello Industria della Confederazione. Iscritto prima al PSI e poi al partito dei Democratici di Sinistra, intraprende la carriera di dirigente sindacale prima come segretario generale aggiunto della categoria dei lavoratori poligrafici e cartai per poi entrare nella segreteria confederale. Nel 1993 riceve la nomina a segretario generale aggiunto da Bruno Trentin mentre l’anno successivo lo vede come vice di Sergio Cofferati dal 1994 al 2002, quando diventa Segretario Generale della CGIL, posizione che occuperà fino al 2010. Alle ultime elezioni, Epifani è stato candidato ed eletto alla Camera dei Deputati come capolista della lista PD nella circoscrizione Campania I.

Guglielmo Epifani dirigerà il PD fino al congresso? Oggi Assembla al voto

Guglielmo Epifani-tuttacronaca

Spetterà a Guglielmo Epifani il compito di traghettare il Pd fino al congresso? Grazie all’ampia convergenza sulla sua figura, al termine di due giorni “di consultazione e di confronto”, del  “gruppo indicato dal coordinamento per preparare l’Assemblea nazionale”, sarà quindi suo il nome che verrà sottoposto oggi al voto dell’Assemblea. Una nota del Pd, firmata dai vicepresidenti dell’Assemblea, Marina Sereni e Ivan Scalfarotto, i capigruppo Roberto Speranza, Luigi Zanda e David Sassoli e il coordinatore dei segretari regionali Enzo Amendola, spiega infatti che “il suo profilo risulta il più idoneo a condurre il partito verso la stagione congressuale e nelle nuove e impegnative responsabilità che spettano al Pd nella difficile fase politica del Paese”. Cadute quindi le ipotesi Fassino e Finocchiaro, gli altri due nomi ipotizzati come candidati alla segreteria dei democratici, Epifani sembra ricevere ampi consensi, come dimostra anche un tweet di Franceschini: “Epifani ha l’autorevolezza, il buonsenso, l’esperienza che servono adesso per sostenere il governo e rilanciare il partito tenendolo unito”. Anche Speranza, capogruppo del Pd alla Camera, condivide l’opinione: “Epifani è la persona giusta per guidare il Pd in questo passaggio difficile. A lui va il mio pieno e convinto sostegno”.

L’epifania del Pd!

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Epifani verso la nomina a sottosegretario?

E’ aria pesante, convergenza sì ma tanta paura serpeggia negli animi dei democratici. Ogni nome rischia di essere sottoposto al linciaggio avvenuto con l’elezione del Capo dello Stato. Ogni nome può diventare l’ennesimo “Prodi o Marini”.  E se c’è chi ormai è convinto che la figura di aggregazione possa essere proprio Epifani c’è chi rovina immediatamente la festa e riporta alla realtà concreta di un Pd dalle molte ( e troppe) identità.

E’ Pippo Civati che sottolinea: “E’ in continuità con il vecchio gruppo dirigente, se il candidato sarà lui, ce ne saranno altri: un’epifania”.

E il problema del Pd sembra ancora una volta generazionale, con i giovani ceh spingono ma non hanno un nome su cui riunire le loro forze per i troppi protagonismi che sono emersi nelle ultime ore, e un vecchio “regime” che vuole imporre una figura di politica spolverata, ma che conserva ancora l’odore di naftalina.

Chi sarà il prossimo ad essere demolito dai franchi tiratori?

Per Enrico Letta si avvicina il sì

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Alla fine Letta ha deciso e la speranza di Giorgio Napolitano si è trasformata in realtà: il politico accetta l’incarico di Presidente del Consiglio ed il giuramento dovrebbe avvenire non più tardi di domani. Lo stesso dicasi  per il nuovo esecutivo  che dovrebbe giurare nella stessa giornata di sabato. Nel frattempo si succedono gli incontri e il neo Premier inizierà presto a stendere il discorso d’insediamento alle Camere, che dovrebbe tenere lunedì.

Letta al Quirinale e strada libera per Renzi?

renzi-tuttacronaca

Enrico Letta è salito oggi al Quirinale, con auto di servizio e scorta, per un colloquio con Giorgio Napolitano. Ieri, al termine delle consultazioni, ai giornalisti che gli chiedeva se avesse intenzione di sciogliere sabato la riserva ha risposto con un “Vedremo” spiegando che la giornata era stata  “intensa e ho avuto indicazioni molto utili sia per i contenuti che per il metodo”.  Oggi quindi sarà “giornata di riflessione, rivedrò gli appunti e porterò a sintesi il lavoro sviluppato nell’incontro con le varie forze politiche”. Se Letta accetterà l’incarico, allora Renzi potrebbe diventare da subito il nuovo reggente del PD, come molti democratici propongono. L’assemblea nazionale del partito, quindi, potrebbe consegnare, il prossimo 4 maggio, la leadership materiale al sindaco fiorentino. Anche i “giovani turchi” sembrano spingere per una salita al potere di Renzi mentre la vecchia guardia continua ad essere più propensa ad una leadership di Fassina. Ma alla corsa partecipa anche Guglielmo Epifani, ex leader della Cgil. In Realtà il “problema” di Renzi potrebbe risiedere nella scelta del politico su cosa fare nel prossimo futuro, considerato che il suo mandato come sindaco di Firenze terminerebbe solo nel 2014. Del resto è probabile che, se gli viene offerta l’occasione di attuare finalmente il tanto atteso rinnovamento nonchè la possibilità d’iniziare una scalata ai posti di comando nazionali, il “rottamatore” accetti l’incarico.

Netflix e Facebook un matrimonio che potrebbe arrivare anche in Italia

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Facebook si allea con Netflix, il servizio di streaming e noleggio via mail di film e show televisivi a pagamento più famoso e più usato negli Stati Uniti che ora punta a diventare anche più ‘social’. Entro la fine di questa settimana, annuncia Netflix, gli utenti Usa della piattaforma streaming avranno la possibilità di condividere sul social network le preferenze in fatto di pellicole o programmi tv visti. Dai video guardati ai ‘punteggi di gradimento assegnati agli show.
Gli utenti a stelle e strisce potranno quindi collegare il proprio account a Facebook e non solo condividere i propri gusti e le proprie abitudini ma anche sapere quali sono i film o i programmi che piacciono ai propri amici e decidere di guardarli, creando delle sorte di playlist. Massimo rispetto in ogni caso per la privacy: la possibilità di condivisione può essere disabilitata in qualsiasi momento e gli utenti possono scegliere se e cosa condividere. Netflix offre elementi ‘social’ ai suoi utenti internazionali da più di un anno, precisa la società, ma l’integrazione con Facebook negli Usa, sottolinea, è stata resa possibile dopo che all’inizio di quest’anno il Congresso ha aggiornato la sua legge sulla condivisione di video. Netflix, che dopo essere approdato in Europa in Irlanda e Gran Bretagna potrebbe arrivare anche in Italia, ha 33 milioni di utenti in 40 Paesi.

Nessun accordo… l’AMERICA TREMA!

Obama si presenta al popolo sconfitto… nessun accordo ancora e mancano poche ore al tracollo!

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Non c’è ancora accordo negli Stati Uniti per evitare il “sequester” e i tagli automatici alla spesa per 85 miliardi di dollari potrebbero scattare oggi. Le trattative a Washington finora sono fallite.

Oggi il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha incontrato i leader del Congresso per tentare di trovare all’ultimo un compromesso che scongiuri un nuovo colpo all’economia americana. Alle 17.35 ora italiana Obama si è presentato per rilasciare una dichiarazione dai toni durissimi: i tagli automatici alla spesa avranno un «effetto domino» sull’economia e porteranno alla perdita di 750.000 posti di lavoro.

«Serve un compromesso, Il deficit e il debito vanno risanati con un approccio bilanciato», ha affermato il presidente Usa. Poi l’appello: «I tagli automatici alla spesa non sono necessari», serve «responsabilità». Di parere opposto lo speaker della Camera, John Boehner che, al termine dell’incontro alla Casa Bianca, ha ribadito la linea dei repubblicani: «Il problema non sono le maggiori entrate ma la spesa».

I tagli colpiranno tutti i pubblici servizi e in particolare i programmi sociali, la spesa per l’educazione, i fondi per la ricerca e i salari. Il Fondo Monetario Internazionale ha già messo in guardia gli Usa: se non non eviteranno il “sequester” l’istituto di Washington è pronto a rivedere al ribasso le stime sulla crescita statunitense e globale. In particolare la revisione del Pil americano sarebbe di almeno 0,5% rispetto all’attuale +2% per l’anno corrente. Se non sarà raggiunto un compromesso i tagli scatteranno alla mezzanotte di oggi (23,59 orario di Washington, le sei di sabato mattina in Italia). La Casa Bianca ha fatto sapere che spariranno 70.000 posti negli asili nido, 14.000 insegnanti perderanno il posto e sarà tolta l’assistenza a 600.000 donne e famiglie povere.

Il Congresso rinvia la scadenza del tetto del debito al 18 maggio

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Obama e la riforma per gli immigrati!

Per il momento il Presidente Obama lascerà il compito della riforma al Congresso, ma afferma “se sorgeranno problemi presentero’ io la mia proposta”.

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Aumento del debito o defalut? Usa nella bufera! Intanto si discute anche di armi.

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“LAVORIAMO INSIEME PER LA CRESCITA”, così Obama al Congresso

Riduciamo il deficit e il debito e lavoriamo per la crescita tutelando la classe media!!!

MA ALLORA SI PUO’ NON STRANGOLARE I CITTADINI CON LE TASSE E RIDURRE IL DEBITO?

NO, ANZI NO! QUESTO SUCCEDE SOLO IN AMERICA DOVE I LEADER NON SONO PROFESSORINI ATTENTI A FAR QUADRARE I CONTI… SUCCEDE DOVE C’E’ ANCORA (SEPPUR APPANNATO) UN SOGNO AMERICANO!

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Ok del Congresso agli aiuti post Sandy!

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Obama tiene duro sul fiscal cliff! O si trova accordo o si va al voto

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Presidenziali Usa 2012 – Cap 140 – Paul Ryan rieletto al Congresso per lo stato del Wisconsin

 

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