Arriva il robot-semaforo: il nuovo modo per dirigere il traffico

robot-semaforo-tuttacronacaE’ alto due metri e mezzo il vigile robot che a Limete, quartiere popolare di Kinshasa, la maggiore città della Repubblica Democratica del Congo, dirige il traffico. L’invenzione della società “Woman Techonology” regola la circolazione dall’estate 2013. Il robot-semaforo, che costa 15mila dollari e che la società vorrebbe esportare, è dotato di pannelli solari per ricaricare le batterie e di una corazza in alluminio per resistere al clima equatoriale. Non solo, è in grado di garantire una maggiore sicurezza grazie al suo sistema di telecamere che mandano immagini a un centro di elaborazione dati.

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Adozioni in Congo: imminente il rientro degli italiani, ma senza bimbi

adozioni-congo-tuttacronacaEntro un settimana saranno tutti in Italia i genitori adottivi, 24 coppie, italiani bloccati da oltre due mesi in Congo per prendere i loro bambini: ma torneranno da soli. A questo punto la decisione è inevitabile: lo Stato centroafricano non ha rinnovato i visti e manca ogni certezza sui tempi di un eventuale sblocco dell’uscita dal Paese dei bambini regolarmente adottati. Negli scorsi giorni un componente per coppia era già rientrato, sperando in una soluzione più rapida. Ma ormai speranze non ce ne sono e i voli di ritorno sono stati prenotati. I bambini, che resteranno a Kinshasa, saranno ospitati – provvisoriamente, anche se questa provvisorietà potrebbe durare altri otto mesi – in varie strutture: dagli orfanotrofi dove già vivevano alla casa famiglia di una onlus. Come riporta Repubblica:

Sono due delle associazioni coinvolte in questa vicenda – Enzo B. e I cinque pani – ad assicurare che i bambini “saranno affidati a strutture protette scelte in accordo tra famiglie ed enti” e a spiegare i motivi del rientro, che “non è una resa, ma la volontà di lasciare lavorare in tranquillità le autorità congolesi affinché si arrivi ad una conclusione positiva dell’intera vicenda”. Al premier Enrico Letta – che a Natale ha mandato una delegazione a Kinshasa – le autorità locali avrebbero assicurato che “in tempi ragionevoli e per primi saranno esaminati i dossier italiani, già regolarmente depositati”, spiegano le associazioni, riferendosi al fatto che in Congo sono bloccate per dubbi sulle procedure di adozione coppie di diverse nazionalità. Un impegno che però non dà tempi certi, nonostante si stia organizzando un viaggio a breve di una delegazione congolese in Italia, nonostante ancora il delegato per le relazioni estere dell’Unione europea abbia fatto sapere di seguire “con attenzione” la questione e – questa volta la rassicurazione è del ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge – l’ambasciata italiana a Kinshasa stia lavorando a pieno ritmo per chiudere positivamente la vicenda.

Il rischio resta quello che la Repubblica democratica del Congo tenga fede alla sua prima decisione, cioè quella di chiudere le sue frontiere alle adozioni fino a fine settembre 2014, per verificare eventuali irregolarità nel post adozione, come sembra sia accaduto per alcuni Paesi (non per l’Italia). Per i genitori ancora in Africa, per le pesanti spese che dovranno sostenere ancora per il viaggio e per assicurare il mantenimento dei bambini anche dopo la loro partenza, le associazioni stanno raccogliendo fondi con una sottoscrizione

Adozioni in Congo: i genitori tornano, ma senza i bimbi

adozioni-congo-tuttacronacaRientrano in Italia le 24 coppie che si trovano in Congo per adottare dei bimbi mentre i figli adottivi dovranno restare nelle strutture locali aspettando di riabbracciare i genitori e arrivare finalmente nel nostro Paese. Si attende che a Kinshasa, e in tutto il Congo, venga ripristinata la normalità dopo l’esplosione di violenza che ha fatto un centinaio di morti, e soprattutto che possano concludersi i passaggi diplomatici innescati dalla decisione del presidente Kabila di bloccare la partenza dei bimbi per verificare che le procedure siano state corrette. Maurizio Sanmartin, presidente de “I 5 piani”, una delle tre Onlus che si occupano di adozioni in congo ha detto: “Tutta la pressione che c’è stata in questi giorni, i toni troppo alti, l’idea stessa che quelle famiglie siano prigioniere in Congo, ha contrariato le autorità e complicato tutto. Per questo ci uniamo alla richiesta di silenzio stampa avanzata da Francesco Mennillo, commissario della Cai, la Commissione adozioni internazionali. E in considerazione della delicatezza e complessità della vicenda, invitiamo al silenzio giornalisti e famiglie”. Anche perché le violenze all’aeroporto di Kinshasa, in una base militare e in un paio di altre città, non sarebbero state ‘vissute’ né quasi percepite dalle famiglie, mentre l’immagine che ne è scaturita è stata un’altra, poco gradita al governo congolese. Aggiunge Sanmartin: “A quanto sembra, né l’ultima spedizione del governo, né l’impegno della diplomazia, ha portato qualche risultato. Per cui forse è meglio davvero organizzare il rientro”. Ma senza i piccoli. Alcuni genitori restanno in loco, mentre gli altri s’impegneranno in Italia per finalizzare le adozioni. In attesa del ministro della famiglia congolese in Italia e che il governo di Kinshasa mantenga la promessa di affrontare i casi italiani per primi. Intanto, vige il blocco fino al prossimo settembre, difficile da superare “perché è stato imposto a livello di presidenza” dal presidente Kabila in persona. Nel comunicato s’invitano le famiglie a “mantenere la calma, a non intraprendere iniziative personali e a interrompere ogni tipo di contatto con la stamp”», addirittura “per evitare di mettere a repentaglio le relazioni diplomatiche tra i due paesi”. Italia e Congo. Ma il lavoro della diplomazia continua, presto partirà per Kinshasa un emissario della Farnesina con la speranza di facilitare il ricongiungimento di bambini e genitori.

Spari all’aeroporto di Kinshasa, in Congo. Gli italiani: “Siamo in pericolo”

Kinshasa_International_Airport-tuttacronacaSono ancora in Congo le famiglie italiane desiderose di adottare un bimbo e nel frattempo ci sono stati degli spari all’aeroporto di Kinshasa. All’Ansa, uno dei papà bloccati nello stato, ha scritto una mail dove si legge “Siamo in pericolo”. Le famiglie si trovano ormai da un mese e mezzo in Congo, per riportare in Italia i loro bambini. Si legge ancora: “I ribelli hanno occupato la tv di Stato di Kinshasa prendendo ostaggi. Ci sono stati spari all’aeroporto che è chiuso. Noi temiamo – è detto ancora nella mail – per l’incolumità nostra e dei nostri figli”. In seguito, le forze governative congolesi hanno ripreso il controllo della tv di Stato a Kinshasa, assaltata stamane dai ribelli, che avevano preso in ostaggio alcuni giornalisti. Lo rende noto il portavoce del governo, specificando che la situazione nella capitale è “sotto controllo”. Sono quaranta i ribelli che hanno trovato la morte negli scontri. Nel frattempo, l’Unità di crisi della Farnesina ha invitato gli italiani residenti a Kinshasa, tra cui le famiglie adottive in attesa di rientrare in Italia con i loro bimbi, a rimanere nei loro alloggi. Lo riferiscono fonti del ministero degli Esteri.

“Massima considerazione” e “tempi rapidi”: si sbloccano le adozioni in Congo?

adozioni-congo-tuttacronacaDopo lo stop a tutte le adozioni arrivato dalla direzione nazionale congolese delle migrazioni, sembrano arrivare notizie incoraggianti per quel che riguarda le coppie italiane bloccate in Congo con i loro figli adottivi: Enrico Letta ha contattato telefonicamente il premier congolese Augustin Matata Ponyo Mapon, dal quale ha avuto rassicurazioni circa la volontà di “procedere, con la massima considerazione” ed “in tempi rapidi” a risolvere la situazione dei genitori italiani e dei loro figli adottivi. Lo comunica una nota con la quale il premier italiano informa dell’invio di una delegazioni di alti funzionai del Ministero degli Esteri e dell’Ufficio del Ministro dell’Integrazione italiani a Kinshasa che avranno il compito di confrontarsi con Matata e con i funzionari competenti per “consentire un rapido ritorno in Italia delle famiglie con i propri figli”. Matata ha inoltre sottolineato che la situazione dei notri concittadini è comune a tutti gli altri genitori adottivi che in seguito al blocco internazionale alle adozioni da parte della Repubblica Democratica africana, si sono ritrovati in un’empasse. In Congo, il governo ha infatti affermato di voler riesaminare le procedure e correggere le irregolarità presentatesi in alcune adozioni. Tuttavia, Kinshasa si è detta pronta a “procedere, con la massima considerazione e nello spirito di amicizia esistente tra i due Paesi, al riesame dei casi, in tempi rapidi e conformemente alle procedure vigenti”. Marco Griffini, presidente di Amici dei Bambini (Aibi), ente che supporta sei delle 24 famiglie coinvolte che al momento la ritiene “un’ottima notizia” e spiega che le coppie “sono serene e fiduciose. L’impegno delle istituzioni italiane li ha rassicurate”. “Ora, conclude, spero che, una volta superata questa vicenda, si possa pensare a una riforma dell’adozione internazionale. Dobbiamo far tesoro di questa esperienza per fare in modo che casi del genere non si ripetano più”.

Peggiorano le condizioni degli italiani in Congo per adottare: prossimi clandestini?

italiani-congo-tuttacronacaSono 25 le coppie italiane bloccate in Congo, tutto per il desiderio di creare una famiglia adottando un bimbo. E la loro condizione continua ad aggravarsi, visto che prima non è stato loro rinnovato il visto e in seguito si sono visti ritirare anche il passaporto. I nostri connazionali sono bloccati da più di un mese bloccati in Repubblica Democratica del Congo. Tra le altre coppie anche i coniugi Marco Morandin e Francesca Bortolin. La loro storia è raccontata dal Gazzettino. Ai primi di novembre erano volati a Kinshasa per abbracciare finalmente il loro bambino adottivo di 14 mesi, ma proprio all’ultimo momento sono finiti in un vero e proprio intrigo diplomatico. Il governo congolese ha deciso di sospendere le adozioni per un anno. E Marco e Francesca, assieme ad altre 24 coppie italiane, sono rimaste intrappolati: sarebbero potuti tornare in Italia solo senza i loro figli. Hanno deciso di resistere, di non mollare. Ma adesso tutto si complica. I loro visti sono scaduti, nonostante le rassicurazioni arrivate dall’Italia nessuno li ha rinnovati. E la polizia di frontiera ha ritirato i passaporti. In poche parole: rischiano di diventare veri e propri clandestini. «Il nostro ente (l’AiBi di Milano, associazione che si occupa di adozioni, ndr) ha consigliato di non uscire dal residence dove ci troviamo – dicono Marco e Francesca – meglio evitare eventuali controlli. Non abbiamo novità e diventa tutto sempre più difficile». Marco, dopo Natale, dovrebbe tornare in Italia per motivi di lavoro. Ma l’assenza del visto e il blocco del passaporto rende complicato anche prenotare un aereo.

Tragedia in mare: affonda impianto Saipem

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Nelle acque tra il Congo e l’Angola è avvenuto il ribaltamento in mare dell’impianto Perro negro 6 della Saipem.

«Dei 103 membri dell’equipaggio, dopo il brusco inclinamento, uno è risultato disperso mentre altri sei sono rimasti feriti, in modo non grave» si legge in una nota di Saipem. «Il team di emergenza di Saipem -continua la nota- sta operando in stretta collaborazione con le Autorità Angolane e la struttura operativa del cliente». «Al momento non risultano inquinamenti ambientali, e vengono prese tutte le misure possibili di prevenzione. La Saipem è coperta da polizza assicurativa per la perdita dell’impianto, oltre che per eventuali danni ambientali e la rimozione del relitto» precisa la nota.

Ancora non si conosce la nazionalità del disperso, ma secondo le prime fonti non dovrebbe trattarsi di un italiano.

I MITI HOLLYWOODIANI CAMBIANO PELLE! Ora il trend è l’Africa!

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Belli, impegnati, intelligenti, soprattutto buoni e generosi. E con la barba, che non è indispensabile ma aiuta, a giudicare dall’affollamento di barbuti che hanno sfilato sul red carpet agli ultimi Oscar. Sono loro i nuovi padroni di Hollywood: in testa Ben Affleck che quella sera si è portato a casa i premi più prestigiosi sbaragliando la concorrenza. E che pochi giorni dopo parlava sul palco del Ted – la grande conferenza dove le migliori intelligenze dell’era Internet si scambiano le conoscenze  –  per promuovere la causa del Congo orientale: “L’altro mio vero scopo nella vita”, come lui stesso la definisce.

E ora il New York Times battezza la tendenza con un marchio di qualità caro al cinema americano: Ben e i suoi amici sono il nuovo “Rat Pack”, che è come aver vinto un’altra statuetta e sedersi accanto ai mostri sacri della Hollywood in bianco e nero. La definizione è di Lauren Bacall. Una mattina, all’alba, vide rientrare il marito Humphrey Bogart e i suoi amici barcollanti, reduci da una notte di festeggiamenti: whisky, sigarette e belle donne. Lei, splendida, si limitò a sibilare: “Sembrate un branco di ratti”. Rat Pack, appunto. Il testimone poi è passato a Frank Sinatra e alla sua banda di “topi swing”, Dean Martin, Sammy Davis junior, Joe Bishop e Peter Lawford. Poi furono gli Anni Ottanta con i “brat pack”: Emilio Estevez e Demi Moore, Rob Lowe, i ragazzi viziati che però sfumarono in fretta come il loro decennio.

Oggi invece si torna a respirare l’aria del mito. Ma rovesciato: dai vizi alle virtù. Dai night club ai campi profughi. La nuova banda non beve, fuma poco, niente droghe e la notte, invece che sballarsi sui divani dello Chateau Marmont, culla la numerosa prole. Ben Affleck ne è il testimonial principe: felicemente sposato, con l’altrettanto seria Jennifer Garner, tre figli, l’impegno sociale come missione, e, smentita ma non troppo, la voglia di correre per il Senato con i Democratici, ovviamente!

Con lui ci sono Matt Damon, Angelina Jolie, Brad Pitt, Leonardo Di Caprio, Don Cheadle e George Clooney. Che in realtà è il nuovo Frank Sinatra, il capo del gruppo. Tutto parte da lui. La barba, ok. Poi il sostegno entusiasta per Obama, con tanto di partite insieme a pallacanestro e cene per la raccolta fondi. La lotta per il Darfur, con arresto incluso. I film d’autore che gli portano due Oscar: la pellicola sugli intrighi della Cia e dell’industria del petrolio  Syriana e Argo, di cui è produttore. Decisivo il set del primo Ocean, il remake di un famoso  –  guarda caso  –  film di Sinatra e soci. E’ in quei giorni di lavoro assieme che si stringono le prime amicizie, che nasce l’idea di finanziare con i dollari del cinema da botteghino quello d’autore.

Sembra anni luce fa quando Ben Affleck girava video musicali hot con l’allora fidanzata Jennifer Lopez: adesso, per tutti loro, il glamour non fa più rima con Rolls Royce, ma con Africa. E qualcuno  –  sui blog – storce il naso, pensa ad una gigantesca operazione decisa a tavolino: “Usano le cause umane come calze sopra l’obiettivo”. Ma sembra un eccesso di cinismo. Come sembra inutile lo sforzo di cercare un nuovo aggettivo di fronte al nome Pack: “Give Back, The Hack”….  Forse, come conclude il New York Times, Clooney, Affleck e gli altri sono solo banalmente diventati adulti. Ed è questa forse la vera rivoluzione che sconvolge Hollywood, il regno degli eterni Peter Pan.

SCHIANTO AEREO IN CONGO!

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Un incidente aereo si è verificato a Goma, città nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, causando «decine di morti». Lo riferiscono fonti della polizia. Si tratta di un velivolo Fokker 50 della Compagnie africaine d’aviation (Caa) che sarebbe caduto mentre stava preparandosi ad atterrare. Secondo le prime informazioni, l’aereo proveniva da Lodja ed era diretto proprio a Goma. A bordo si trovavano trenta persone. L’aeroporto di Goma, capitale della provincia del Nord Kivu, è già stato teatro in passato di altri incidenti, causati anche dalle mancate riparazioni alla pista, ancora coperta di lava in alcuni punti a seguito di un’eruzione vulcanica nel 2002.

Ribelli congolesi abbandoneranno colloqui di pace se governo non cesserà fuoco

Morte sull’acqua! Naufragio sul fiume Congo, rovesciata barca, 9 morti

Erano 300 persone: sono state tratte in salvo 197 e superstiti e raccolti 9 corpi, gli altri sono dispersi.

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Natale di guerra in Congo! Kinshasa e M23 interrompono negoziati

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Ruanda con i ribelli contro il Congo!

I ribelli congolesi avrebbero usufruito di M23 dati dal governo del Ruanda per fare opposizione alla forze governative del loro paese. Questo è quanto emerge da un rapporto delle Nazioni Unite.

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Congo. M23 lascia la città di Goma e l’esercito regolare vi fa ritorno

Okapi, radio patrocinata dall’Onu, oscurata in Congo per intervista a m23

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Congo: a Nord Kivu M23 fa paura. Un ponte aereo per l’evacuazione!

Colpi di mortaio: Il Congo bombarda area di Gisenyi in Ruanda.

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