La nuova “botta” per gli italiani: Renzi e la Tasi

squinzi_confindustria-tuttacronacaGiorgio Squinzi, presidente di Confindustria, ha preso la parola nel corso di una conferenza per l’avvio di Micam, la fiera delle calzature, e ha parlato anche del neo premier: “Mi sembra che Renzi potenza nel motore ce l’ha, auguriamoci che sia capace di scaricarla per terra”. Chiamato a dare un giudizio sulle priorità indicate dal presidente del Consiglio, ha poi detto: ”E’ necessario un intervento forte sul cuneo fiscale nel lavoro. Mi sembra che Matteo Renzi condivida questa impostazione: mi auguro interventi incisivi in tempi rapidi”. E ha aggiunto: ”L’emergenza lavoro è quella numero uno di cui si deve occupare questo governo da lì può venire occupazione”, più lavoro ”per le nostre imprese facendo ripartire i consumi interni”. Secondo Squinzi la Tasi ”sembra un’altra botta”.  ”Sorrido ma non c’è  molto da sorridere – ha commentato -, ancora una volta”, si “aumenta il carico fiscale al posto di incidere sui costi”. ”Mi auguro – ha aggiunto – che il lavoro che Cottarelli ha avviato sulla spending review sia portato fino in fondo”. Secondo il numero uno degli industriali occorre ”mettere mano a riforme da istituzionali a amministrative. Naturalmente vedo come prioritario una riforma del titolo V della Costituzione per eliminare centri di spesa che si stanno mangiando risorse”. Squinzi, ancora sull’Irap, ha ricordato che su 40 paesi in cui è presente e 32 in cui produce ha un carico fiscale medio del 34%. ”In Italia da 10 anni non riusciamo mai a scendere sotto il 50% – ha detto -, essenzialmente dovuta all’Irap, ed è una situazione anomala” che si trova solo in Italia.

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Le aziende in crisi sfilano a Roma: “la marcia dei 30mila”

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Dopo la marcia dei 40mila della Confidustria arriva quella dei 30mila nella Capitale che si prepara ad accogliere gli artigiani e commercianti di Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna e Casartigiani. La sede scelta è il Cinema Capranica al centro di Roma a pochi passi da  Montecitorio. La manifestazione che alle 12 si sposterà in Piazza del Popolo ha per slogan “Senza l’impresa non c’è Italia. Riprendiamoci il futuro”. Organizzata come protesta contro il governo Letta, gli imprenditori hanno deciso di scendere in Piazza anche con un nuovo premier, per cercare di portare avanti quelli che da sempre sono i vincoli ceh impediscono la ripresa. Il presidente dell’Associazione artigiani Angelo Carrara ha dichiarato all’Eco di Bergamo: 

“La sburocratizzazione del Paese; poi bisogna dare un taglio netto a sprechi e sperperi che assorbono tante risorse e cancellare il finanziamento dei partiti; e quindi – ma è ovvio che non può essere un processo rapido – si dovranno abbassare le tasse. Al nuovo governo noi chiediamo un gesto importante: un segnale di fiducia dall’alto che consenta di ripartire con una visione strategica del futuro”.

Attentato a Taranto! Tre colpi di pistola contro Confindustria

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Spari contro la sede tarantina di Confindustria, nella sede in via Dario Lupo, nel centro della città. I colpi sono stati esplosi durante la notte e hanno bucato il battente in legno del portone di ingresso e gli infissi di una delle finestre della sede, situata al piano terra. Gli inquirenti hanno acquisito i video della telecamera di sorveglianza per risalire agli artefici, la sede era già stata oggetto di un atto intimidatorio nei mesi scorsi quando fu bruciato il portone di ingresso.

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Gli 8 euro salveranno l’Italia?

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Ci sarà in media un aumento di 8 euro al mese nelle buste paga dei lavoratori per il 2014 e ci si domanda se, attendendo i 25 euro (ammesso che siano confermati) nel 2016 davvero questo, insieme alle poche misure per le industrie che hanno già messo sul piede di guerra Confindustria, possa dare la svolta di cui l’Italia ha bisogno per ricominciare a crescere. L’inversione di tendenza c’è stata e questo è un dato positivo, ma purtroppo la crisi economica italiana è profonda… Davvero gli 8 euro in busta paga salveranno l’Italia?

L’autunno caldo e… l’inverno bollente del governo Letta

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Taglio delle tasse sul lavoro e sulle pensioni in modo che possa essere redistribuito il reddito. La Camusso lancia il suo ultimatum e si augura che la legge di stabilità possa dare risposte alle sue richieste, altrimenti… l’autunno da caldo diventerà bollente. La Cgil chiede anche al governo di «convocare un tavolo» con le parti sociali.

La legge di stabilità, ha aggiunto la Camusso, «o cambia il passo o siamo destinati a declinare. Nessun meccanismo che ragiona su Imu e Iva raggiunge l’obiettivo della redistribuzione del reddito». «Il dibattito che c’è non convince, per usare un eufemismo – afferma ancora la Camusso – sembra ci sia uno schema di galleggiamento, non ci si sta confrontando con il profilo del Paese e le esigenze dei cittadini. E non si aggredisce il nodo fondamentale, che è quello dell’ingiustizia nella distribuzione del reddito e della sovrabbondante tassazione sul lavoro dipendente e sulle pensioni».

 «Dire la verità sui conti pubblici? Mi pare un buon proposito ma insieme alla verità sui conti bisogna anche dire che i nostri conti peggiorano in ragione delle politiche fatte fino a oggi che non hanno portato al risanamento e peggiorato la situazione di una parte degli italiani e al miglioramento per altri», ha detto ancora la Camusso, interpellata alla fine del direttivo sulle dichiarazioni del ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni.

Per il sindacato, come spiega ancora Camusso, servirebbe anche una «politica industriale di qualità» senza quel pacchetto di privatizzazioni che si profila all’orizzonte. «Alle privatizzazioni diciamo un gigantesco “no” a carattere cubitale perché se ne parla troppo ipotizzando gli spezzatini più incredibili e inutili», commenta ancora il segretario generale della Cgil che rinvia al mittente anche i possibili nuovi tagli lineari alla spesa pubblica. «Bisogna distinguere tra tagli dei beni e dei servizi, che non sono la stessa cosa» ha concluso.

Questa mattina il presidente di Confindustria aveva fatto delle dichiarazioni in linea con le parole della Camusso. «Secondo me il congelamento dell’Iva non è la cosa prioritaria», ha detto Squinzi a margine dell’inaugurazione del Cersaie a Bologna. «Da tempo stiamo chiedendo ad alta voce, con tutta la nostra forza, il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione e un intervento deciso sul cuneo fiscale. Questo – ha concluso – darebbe una spinta maggiore per far ripartire l’economia». Il 2 settembre scorsoConfindustria e sindacati avevano già presentato un documento congiunto con le priorità per la Legge di stabilità e per la crescita del Paese.

 

I cento caschi gialli davanti a Piazza Affari

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Un vortice di caschi gialli hanno popolato stamane la piazza antistante la Borsa di Milano. Sono un simbolo per protestare contro  le «vessazioni», leggi, procedure, regolamenti, che impediscono un rilancio del comparto edilizio. Con questa composizione i rappresentanti della filiera delle costruzioni hanno voluto manifestare il loro disagio nella seconda «Giornata della collera», dopo quella andata in scena sempre in piazza Affari il 13 febbraio scorso.

All’evento ha partecipato anche il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi che ha definito «giustissima» la protesta. «Le vessazioni sono ciò che ci impediscono di ripartire. Noi non abbiamo avuto nessuna bolla immobiliare come Usa e Spagna. Se non siamo riusciti a ripartire – ha spiegato Squinzi – è a causa delle complicazioni burocratiche e normative presenti nel nostro Paese». Per il presidente degli industriali, l’unico modo per far ripartire l’intera filiera è «adottare norme di semplificazione».

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Confindustria: “toccato il fondo”… ora la risalita?

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Il Centro studi di Confindustria non ha dubbi che al sesto anno consecutivo di recessione si sia ormai toccato il fondo. I dubbi sono tutti sulla ripresa. La stessa confindustria dice che ci sono “nell’economia italiana qua e là segni di fine caduta e, più aleatorie, indicazioni di svolta”, ma non si può certo gioire perché si tratta di “un mazzo misto di evidenze sparse” che “lascia solo intravedere l’avvio della risalita” e “non costituisce solide fondamenta per prevederla”.

 

Giovani imprenditori pronti alla rivolta?

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“Non è tollerabile che chi fa impresa alla luce del sole paghi tasse fino al 70%. Lo ripeto, abbiamo raggiunto livelli di confisca”. È il leader dei giovani imprenditori di Confindustria, Jacopo Morelli, a tornare a denunciare così l’insostenibilita’ del peso fiscale per gli imprenditori e, poco dopo, al convegno di S. Margherita Ligure, ricorda la necessità di non tirarsi indietro:  “tocca a noi, scateniamoci”. Ma ha anche cercato d’infondere nuovo coraggio: “Dobbiamo cambiare la nostra cultura sapere che l’errore non è nel fallimento ma in uno scopo meschino. Insieme dobbiamo riuscire a costruire un sistema in cui non valga più la regola `se vinciamo vince l’Italia, se perdiamo, perdiamo da soli”. Quanto alle risorse “ci sono. Ma non dobbiamo disperderle. Dobbiamo rimetterle in circolo e rimuovere quei vincoli che ci frenano e creano divisione”. E ha concluso: “Noi siamo qui per dire che è tempo di `scatenarci´: ovvero di liberarci da quegli anelli che strozzano l’Italia”. Insomma, all’Italia serve una visione per il futuro, in casono contrario il rischio è alto: “La rivolta”. “Senza prospettive per il futuro – avverte – l’unica prospettiva diventa la rivolta. Le istituzioni democratiche vengono contestate e possono arrivare alla dissoluzione, quando non riescono a dare risposte concrete ai bisogi economici e sociali”. I giovani di Condinfustria invitano il nuovo governo “a dare un progetto  concreto di futuro, a disegnare l’Italia che sarà tra 10 anni”. “La capacità di visione per un leader è essenziale” dice ancora Morelli: “Non un governo che faccia miracoli ma che agisca sulla competitività del Paese. Miracoli no, statisti sì”. Morelli ha aggiunto che “In Parlamento non vogliamo delinquenti, ma neanche improvvisati”, illustrando le tesi e insistendo sulla necessità di una nuova legge elettorale, che «un anno fa, da questo palco, fu promessa, in poche settimane. Ad oggi nessuno ha potuto, o meglio voluto, cambiarla”. Ma “cambiare sistema di voto ha non solo ragioni democratiche ma anche economiche”.

Sindacati e Confindustria hanno siglato l’accordo sulla rappresentanza

sindacati

Dopo quattro ore di confronto, i leader dei sindacati, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti ed il presidente degli industriali, Giorgio Squinzi, hanno siglato l’intesa: Cgil, Cisl e Uil e Confindustria sono quindi riusciti a raggiungere l’accordo sulla rappresentanza e la democrazia sindacale. La leader della Cigl, Susanna Camusso, ha dichiarato: “E’ un accordo storico che mette fine a una lunga stagione di divisioni e definisce le regole”. Anche il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha sottolineato il fatto che si tratti di un accordo storico prima di sottolineare: “Dopo 60 anni raggiungiamo le regole per la rappresentanza, che ci permette di avere contratti nazionali pienamente esigibili”. Il leader della Uil, Luigi Angeletti ha notato che “E’ un accordo importante che regolerà i rapporti, le relazioni industriali in modo più chiaro e trasparente. La dimostrazione che le parti sociali sono capaci di autoregolarsi”. Reazione positiva anche da parte del premier Letta: “Una bella notizia l’accordo appena firmato Confindustria-sindacati: e’ il momento di unire, non di dividere per combattere la disoccupazione”.

Ci hanno scippato il Primo Maggio…

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I tempi cambiano… Siamo nell’era del grande blob politico… Con il Pdl che è diventato il Partito Di Letta e con il Pd che è ormai un Partito Disperso forse vittima di stalking e sciolto nell’acido. Siamo nell’era in cui si parla di larghe intese e non di vittoria berlusconiana, di ritorno della dc, ma con un abito da 2.0, dove il governo “serve l’Imu di giugno nel piatto di settembre” quasi fresca di giornata e rimodulata. Dove il menù del giorno è una ricetta fatta di buoni propositi… che prima o poi arriveranno. Siamo nell’era in cui Confindustria sale sul palco del primo maggio… il compromesso storico? No, commistione di interessi! Ma gli industriali non riescono a fare una festa da soli? La destra riesce a pensare qualcosa di autonomo? La sinistra riesce a non farsi scippare almeno la festa del primo maggio dopo che si è fatta rubare il governo?

Sembra proprio l’era dell’Integrazione… ci integriamo così bene che ogni volta perdiamo diritti invece di acquisirli.

Intanto c’è la paura di attentati, c’è una festa che si blinda, il primo maggio che diventa un sorvegliato speciale.

Siamo stanchi… siamo stanchi del terrore e della paura… siamo stanchi come generazione che convive da sempre con lo “stai attento/a”. Siamo stanchi perché siamo la generazione che non ha avuto paura della guerra, ma abbiamo avuto paura l’Aids che ci ha tolto l’istinto di fare l’amore liberamente. Poi la paura dei sentimenti, poi la paura del lavoro,  poi la paura delle tasse,  la paura dello spread,  la paura dell’Europa, la paura di sentirti in balia di una politica governata da un vuoto di saggezza… e ora la certezza di avere di nuovo la Dc. Quella grande balena bianca, quel Moby Dick che si rinnova e si trasforma in una piovra che usa i suoi tentacoli per raggiungere i suoi obiettivi… ma c’era un giorno in cui potevamo forse ancora sentirci di sinistra, non dico rossi che ormai di rosso ci sono rimaste solo le nostre allergie alla Germania, ma almeno di sentirci leggermente rosati… quel giorno era il Primo Maggio, ei fu… e siamo in apnea!

Quando ricominceremo a respirare? Quando cominceremo di nuovo ad avere delle carte in mano da giocare? Noi non vogliamo bluffare ma vogliamo essere artefici del nostro futuro, non succubi di un destino di disoccupazione. Vogliamo quella festa in cui la musica va oltre le note e ti fa pensare che forse potevano costruirci un mondo migliore, un mondo così:

 

“Siamo vicini alla fine!” così il presidente di Confindustria, Squinzi

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“Non c’è rimasto tempo, siamo vicinissimi alla fine”. Così Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, al termine dell’incontro con Pier Luigi Bersani, parlando della situazione delle imprese e chiedendo al più presto un “governo stabile in grado di governare e che faccia appello a tutti gli uomini di buona volontà”.

Il Papa, la povertà e Confindustria… declino prossimo venturo?

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Nel giorno che il Papa incontra gli ambasciatori e il mondo riceve “idealmente l’abbraccio del Papa” che pone l’attenzione sulla povertà e sulla necessità di lottare contro di essa, escono anche i dati di confindustria e l’allarme diventa proprio l’indigenza. La crisi dilaga, il governo stenta a costituirsi, le istituzioni sono fragili, il neoeletto Presidente del Senato urla nelle televisioni, la sua rabbia e appare come un dittatore che si sente contestato, facendo ancor di più emergere l’umana fragilità che male si adatta con una carica politica… in tutto questo la Chiesa cerca di nuovo la luce, persa nei meandri sotterranei della pedofilia, degli affari di stato e di una Curia troppo attenta al potere temporale per occuparsi di curare le anime. Povertà quindi al centro di una giornata in cui Cipro affonda sotto il secco “No” della Russia, Napolitano è chiamato a dare un incarico con molti dubbi e poche certezze e il disagio dei mezzi di trasporto fermi nelle principali città italiane. Una sottile linea rossa che indica lo strangolamento progressivo dei popoli, la chiusura mentale dei politici e una disattenzione ai temi sociali da parte dell’Ue. Benvenuti nella “primavera mondiale del declino prossimo venturo!”

 

Confindustria: siamo nel baratro a un passo dalle elezioni!

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Il centro studi di Confindustria registra che ”il mercato del lavoro e’ bruscamente peggiorato sul finire del 2012, con un forte calo di occupati”. Si e’ ”accentuato il deterioramento”. ”E’ bruscamente accelerata la perdita di occupazione:  -186000 in due mesi”. Sotto le elezioni arriva il grido di Confindustria sull’impiego.

Confindustria in allarme.. O riforme serie o declino!

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Braccio di ferro tra Grilli e Confindustria, ripresa nel 2013

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Squinzi: Berlusconi ha opinioni personali, ci vuole un governo stabile

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5 anni al posto dei 30: Federconsumatori esulta, anche se risoluzione lontana

Si riduce la concessione per gli stabilimenti balneari italiani a prezzi irrisori. Ora dovrebbero scattare le gare che andranno a valutare i servizi offerti e l’impatto ambientale. Naturalmente poi, dovranno essere considerati anche gli investimenti già fatti dai gestori. Un ciclo burocratico assurdo che impedisce lo sviluppo del turismo o tutela ambientale? Non si potevano alzare i canoni e tutelare l’ambiente?

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Il presidente di Confindustria, Squinzi, prospetta che si debba attendere il 2015 per poter avere una reale ripresa economica

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