Schettino scrive una lettera ai gigliesi: “grazie per l’affetto”

schettino-concordia-lettera-tuttacronacaSono state innumerevoli le proteste e le critiche quando Francesco Schettino è approdato all’isola del Giglio per effettuare il sopralluogo sulla Costa Concordia. Eppure l’ex comandante Francesco Schettino ricorda una popolazione cordiale e ospitale e vuole ringraziare gli abitanti per l’accoglienza ricevuta. Schettino ha inviato una lettera al sito Giglionews: “Il riscontro ricevuto con la cordiale accoglienza e le manifestazioni di stima da coloro che per incontrarmi si sono fatti trovare sul traghetto, al momento della mia partenza, e anche da coloro che hanno intrapreso il breve viaggio fino a Porto Santo Stefano per incontrarmi, hanno rafforzato la mia convinzione di aver fatto la scelta giusta, una scelta comprensibilmente non priva di sforzi”.  Prosegue quindi ringraziando gli abitanti per “l’affetto” e “la stima” manifestategli durante la visita per il sopralluogo tecnico a bordo della nave. Ancora scrive: “Con la presente rinnovo l’augurio che la vostra bella isola possa al più presto vivere la ripresa turistica da tutti noi auspicata e che possa essere esclusivamente apprezzata per la bellezza, l’unicità del posto e l’ospitalità che i gigliesi puntualmente non perdono occasione di manifestare. Un augurio spontaneamente e istintivamente da me già espresso a mezzo televisivo mentre lasciavo il pontile”. E prosegue: “Ho ricordato l’affetto e le attenzioni ricevute durante la mia breve permanenza sull’isola. La cordialità e il senso dell’ospitalità continua a contraddistinguere i cittadini del Giglio e non posso che ringraziare per le numerose manifestazioni di stima e di rispetto che ho avuto modo di raccogliere dalle persone da me incontrate. L’obiettivo del mio ritorno sull’isola è stato finalizzato prima di tutto alla mia partecipazione al sopralluogo tecnico, al fine di fornire supporto ai miei consulenti, e anche per comprensibili ragioni personali”.

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L’indignazione che sale al veder Schettino tornare al Giglio… e mentire!

schettino-isola-giglio-tuttacronacaIl fatto che Schettino si sia recato all’Isola del Giglio, dove si è trattenuto oltre lo stretto tempo necessario per il sopralluogo sulla Costa Concordia, non è stato gradito nè dai residenti nè dai giornalisti. Lo sdegno degli abitanti è stato aumentato dal fatto che l’ex comandante abbia avuto un atteggiamento “da pubblico ministero” proprio davanti a coloro che il tragico naufragio lo hanno vissuto sulla propria pelle, accogliendo i naufraghi zuppi d’acqua mentre Schettino approdava asciutto a bordo di una delle non molte scialuppe di salvataggio. E’ stato lui infatti a spiegare di voler indagare per “accertare le concause” che provocarono la morte di 32 persone sulla Concordia. Per di più, Schettino ha avuto l’ardire di affermare: “Sono l’unico che ha scelto di farsi processare per arrivare alla verità”. Ma l’unico imputato al processo per il naufragio della Costa Concordia nel gennaio del 2012 non dice il vero. Come sottolinea Marco Imarisio dalle colonne del Corriere della Sera, che ricorda che Schettino ha chiesto un patteggiamento con una pena talmente bassa che gli è stato rifiutato. E di fatto l’ha costretto a farsi processare. Scrive il giornalista:

“Sul molo del Giglio abbiamo assistito a uno spettacolo sacrilego. E fa rabbia pensare che i media ne facevano parte. Schettino contava su di noi, sulla cassa di risonanza offerta a bugie che senza contraddittorio possono sembrare verità scolpite, comunque un balsamo per la sua immagine. “Io sono l’unico che ha scelto di farsi processare per arrivare alla verità…”. No, è una solenne balla, una delle tante. Tu hai chiesto un patteggiamento con pena così bassa che ti è stato rifiutato. C’è differenza”.

Se Schettino ha, come tutti, diritto a difendersi con ogni mezzo, dovrebbe farlo solo nel processo, non sul luogo della tragedia, dove il ricordo è ancora fresco.

“Non è giusto neppure fare del comandante della Costa Concordia l’archetipo del nostro peggio, anche se di elementi in tal senso ne ha forniti molti, non ultime le fotografie scattate dal suo avvocato e i selfie in posa sul ponte della Concordia, che speriamo vadano ascritti a una insensibilità patologica e non a ragioni commerciali.

“Nel gennaio 2012, non un secolo fa, su quel molo, nell’esatto punto dove abbiamo assistito alla sua spudorata esibizione, i sommozzatori allineavano i cadaveri delle vittime. Nessuno lo processerà mai per questo, ma ieri Francesco Schettino ha contribuito ad abbassare di qualche altro centimetro l’asticella della decenza”.

Schettino torna a bordo della Concordia

schettino-giglio-tuttacronacaSopralluogo a bordo del relitto della Costa Crociera oggi al quale prende parte anche il comandante Francesco Schettino, giunto sul luogo accompagnato dal legale Domenico Pepe. Al suo arrivo Schettino non ha rilasciato alcuna dichiarazione ai tanti cronisti presenti. Sul posto anche i pm di Grosseto e i giudici del processo. Assente il procuratore capo Francesco Verusio. Il sindaco dell’isola, Sergio Ortelli, tranquillizza i suoi concittadini per quel che riguarda il relitto: “Abbiamo imboccato il rettilineo finale perché sia rispettata la previsione di fine giugno per la rimozione della Concordia”. E ha aggiunto: “Quando avverrà la rimozione l’isola potrà ritornare pienamente alla sua vocazione per il turismo”.

Schettino commosso all’Isola del Giglio: “Ci metto la faccia”

schettino_concordia-tuttacronacaE’ l’avvocato di Schettino a rendere noto che il comandante della Costa Concordia, vedendo dal traghetto il relitto della Costa Concordia sullo sfondo dell’isola del Giglio, “si è emozionato molto. Non ha detto parole precise ma è stato sicuramente provato sotto il piano emotivo”. L’imputato è giunto ieri in vista dei sopralluoghi che si terranno domani: “Schettino è uomo di principi, è sempre stato una persona leale, quindi si può comprendere quanto gli possa essere costato venire a fare questo sopralluogo”, ha continuato l’avvocato Pepe. “D’altra parte è necessario sotto il profilo difensivo accertare determinate realtà, per cui, diciamo, l’ho quasi costretto a fare questo sopralluogo”. E ha aggiunto: “È infatti importante che il comandante possa riferire ai consulenti e, se necessario, al tribunale cosa si è verificato al momento del naufragio”.  Domani Schettino assisterà al sopralluogo al generatore d’emergenza, che la sera del naufragio non funzionò. L’apparato serve a gestire una serie di meccanismi della nave in caso di avaria fra cui i timoni, gli ascensori, i bracci meccanici per l’ammaino delle scialuppe, le pompe di sentina. La presenza di Schettino al sopralluogo, secondo l’avvocato Pepe “è un anticipazione di quello che dovrebbe essere il giusto processo in Italia riconoscendo a ciascuno il suo ruolo”. Dal canto suo il comandante ha detto all’Ansa: “Sono all’isola del Giglio per contribuire all’accertamento della verità, mettendoci la faccia, come ho sempre detto”. E ha aggiunto: “Sono qui per assistere i miei consulenti impegnati negli accertamenti necessari a comprendere le cause e le dinamiche del mancato funzionamento di alcune apparecchiature”.

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Schettino e la richiesta di tornare sulla Costa Concordia

schettino-sopralluogo-tuttacronacaIl 27 febbraio avrà luogo il secondo sopralluogo sulla Costa Concordia per la perizia al generatore di emergenza, che già poco dopo l’urto della nave non funzionò, e il comandante Schettino, tramite ai suoi legali, ha chiesto al tribunale di Grosseto di poter prendervi parte. La richiesta è stata presentata alla cancelleria del processo ed è stato sottolineato come sia un diritto dell’imputato quello di poter recarsi sui luoghi dei reati. Il Collegio dei giudici, come comunicato in udienza dal presidente Giovanni Puliatti, ha accettato la richiesta autorizzando Schettino a salire a bordo della Concordia.

La maledizione della Concordia? Sub muore sotto il relitto

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Un sommozzatore spagnolo di 30 anni è morto oggi mentre stava lavorando sotto il relitto della Costa Concordia all’Isola del Giglio. L’incidente è avvenuto questo pomeriggio nell’area del cantiere. Secondo una ricostruzione pare che il sub sia rimasto incastrato tra le lamiere mentre era impegnato in un’immersione dedicata a operazioni preliminari all’installazione dei cassoni sul lato di dritta della nave che dovranno riportare la Concordia in galleggiamento. Il subacqueo è stato immediatamente soccorso dallo staff medico e paramedico del cantiere e successivamente dal personale del 118, ma la situazione è apparsa subito grave. Un elicottero del 118 ha recuperato la salma, poi trasferita in un ospedale.

Costa Concordia: lo smantellamento e le lotte campaniliste al governo

Costa-Concordia-Rotazione-tuttacronacaDiscussioni in corso per quel che riguarda la scelta del porto dove la Costa Concordia verrà smantellata, con i politici che litigano e portano avanti ragioni campanilistiche. A volersi aggiudicare il remunerativo smantellamento sono una dozzina di porti, tra cui quattro scali italiani: Genova, Piombino, Civitavecchia e Palermo. Fuori dai confini nazionali, le possibili destinazioni spaziano dalla Turchia alla Francia, passando per il Regno Unito e la Norvegia. Per arrivare fino in Cina.”Confermiamo che la tempistica per la rimozione della nave sarà quella del mese di giugno” aveva detto in conferenza stampa il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli, spiegando che la decisione sul porto in cui la Costa Concordia sarà smantellata arriverà nel mese di marzo. Il democratico Erasmo D’Angelis, sottosegretario alle Infrastrutture e toscano, spinge per Piombino. “Piombino adesso non ha più alibi e l’Autorità portuale dopo il sì del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che ha approvato ieri il progetto di adeguamento del porto, può lavorare con i ritmi dell’Expo per recuperare velocità nella realizzazione delle infrastrutture portuali ed essere pronta e perfettamente in grado di gestire in piena sicurezza lo smaltimento e la rottamazione della Concordia e di altre grandi navi a fine vita”. Secondo D’Angelis, “non hanno alcun senso oggi né il toto-porti né immaginare conflitti tra porti italiani. Non c’è un problema di concorrenza con altri porti e, se occorre, sono possibili anche sinergie. Per noi – ha spiegato D’Angelis – il punto di partenza resta l’applicazione della direttiva europea che prevede lo smaltimento dei relitti di quella stazza nel porto più vicino fra quelli adeguati a farlo. Il Governo questa volta non ha perso nemmeno un minuto ed abbiamo lavorato per accelerare al massimo l’adeguamento del porto con la realizzazione della piattaforma di smaltimento a norme Ue, avendo anche l’unica opportunità al mondo di poter disporre degli impianti della siderurgia con rottamazione a chilometro zero. E’ anche difficile immaginare di poter autorizzare il relitto della Costa Concordia a percorrere lunghe ‘crociere’ nel Mediterraneo o in altri mari verso scali molto più distanti e fuori dall’Italia, correndo elevati rischi ambientali e con l’armatore che deve alla Toscana anche il riconoscimento di una straordinaria solidarietà nei soccorsi e una gestione successiva eccellente”. La pensa in modo diverso la siciliana Simona Vicari, Ncd, sottosegretario allo Sviluppo Economico che sostiene la candidatura di Palermo e afferma che “D’Angelis persevera nell’errore e se da un lato dice che non ha senso un toto-porti, dall’altro pretende di scegliere, secondo parametri molto discutibili, dove debba essere smaltita e rottamata la nave Costa Concordia”. Secondo Vicari, invece, “Piombino non e’ al momento in grado di ospitare il relitto. Queste gravi carenze strutturali impongono adeguamenti e ampliamenti infrastrutturali valutabili in circa tre anni di lavori, oltre a una spesa di 300 milioni. Invece il sito di Palermo, ha i requisiti tecnico-strutturali-professionali idonei per ricevere la Concordia.Viene quindi da chiedersi, secondo quali parametri De Angelis consideri Piombino l’unico porto idoneo. Anche per quanto riguarda la distanza – aggiunge Vicari vorrei ricordare che il trasferimento del relitto avverrà attraverso la nave sommergibile Vanguard, che caricherà e trasporterà in tutta sicurezza, sia per i cittadini e sia per l’ambiente, la Costa Concordia. Alla luce di tutto cio’, e’ ovvio che Palermo non solo comporta un notevole risparmio di denaro pubblico, ma anche tempi immediati per liberare l’isola del Giglio dal relitto”.

Viaggio all’interno della Costa Concordia: le foto delle cabine

concordia-cabine-tuttacronacaL’ingegner Francesco Porcellacchia, custode della Costa Concordia, ha consegnato alla cancelleria del Tribunale le foto che ritraggono l’interno delle cabine della nave naufragata il 13 gennaio 2013. Scatti che sono poi stati pubblicati da Il Tirreno. Quello che appare è l’interno di ogni cabina con una mappa che permette di localizzarlo. Tra gli altri interni anche la cabina del Comandante Schettino, la 8502, ponte 8, che non è stata raggiunta dall’acqua, perché sul fianco sinistro della nave. Si trovano invece sul fianco destro le camere devastate.

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Costa Concordia: il secondo anniversario del disastro

Costa-Concordia-naufragio_tuttacronacaRicorre il secondo anniversario del naufragio della Costa Concordia e oggi sul luogo della tragedia, all’Isola del Giglio, è in programma una cerimonia in memoria delle 32 vittime. Verrà deposta una corona di fiori in mare e, alle 11, nella Chiesa dei Santi Lorenzo e Mamiliano, la stessa dove in quella tragica notte trovarono rifugio molti naufraghi, sarà celebrata una Santa Messa di suffragio dal vescovo Guglielmo Borghetti. Nel pomeriggio, concerto nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Giglio Castello. Alle 21.30 infine, processione con fiaccolata partirà dalla chiesa di Giglio Porto per arrivare al “molo rosso” dove alle ore 21:45, orario dell’impatto, il suono delle campane e delle sirene delle imbarcazioni nel porto accompagnerà una preghiera per le vittime e la benedizione di una lapide apposta in loro memoria.  Nel frattempo, a Grosseto, nell’aula che ospita la nuova udienza del processo a Francesco Schettino, è previsto un sit-in promosso dagli avvocati di parte civile riuniti nel pool “Giustizia per la Concordia” e che vedrà protagonisti i naufragi del 13 gennaio 2012. Il senso di questa iniziativa è commemorare le vittime ma non solo. Si vuole anche evidenziare le presunte responsabilità di Costa Crociere nel naufragio. “Oltre che un anniversario e una doverosa forma di rispetto per le 32 vittime ed i loro familiari, è un invito ad una mobilitazione generale per quei passeggeri ancora indignati e decisi a non far passare sotto indifferenza tutte le vere responsabilità del naufragio”. Schettino, che oggi non sarà presente all’udienza, ha voluto ricordare a sua volta quella drammatica notte: “Esprimo il mio più profondo cordoglio e rinnovo la mia vicinanza ai famigliari delle vittime. Mi associo al silenzio commemorativo in aula che rinnova un dolore indelebile per tutto noi”.

I periti salgono sulla Concordia

costa-concordia-tuttacronacaIl tribunale di Grosseto ha deciso che il 23 gennaio periti e consulenti saliranno a bordo della Costa Concordia per effettuare una nuova perizia sugli apparati dell’imbarcazione. Si tratta della prima volta che gli esperti delle parti saliranno sulla nave dall’inizio dell’inchiesta per il naufragio del 13 gennaio 2012 al Giglio. La decisione è stata presa in un’udienza tecnica, aperta stamani dal giudice Mezzaluna: il 23 gennaio saranno ispezionati la plancia di comando e gli ascensori. In una data successiva, probabilmente il 27 febbraio, invece sarà esaminato il generatore di emergenza. A bordo saliranno i periti del tribunale e i consulenti di accusa, difesa di Schettino e delle parti civili.

La verità di Schettino: “Mi fu ordinato di restare a terra”

francesco_schettino-tuttacronaca“Eravamo al Giglio, verso le 3 di notte, quando il comandante Schettino mi passò il telefono. Parlaci te, mi disse. Dall’altra parte chiedevano da terra chi fosse disponibile a risalire sulla nave per verificare la situazione. Alla fine ci tornai io”. E’ quanto ha raccontato il safety officer della Costa Concordia, Martino Pellegrini, nella sua testimonianza al processo di Grosseto sul naufragio della nave da crociera. Sulla quella testimonianza è tornato lo stesso Schettino, in occasione di un’intervista al quotidiano “La Nazione”, durante la quale racconta la sua versione dei fatti. Schettino ha raccontato che, mentre era sul porto del Giglio, gli fu ordinato di “rimanere a terra a disposizione. Anche perché il giorno dopo sarebbero arrivati i responsabili della Compagnia. Solo deluso dal comportamento di Pellegrini, poco etico per un primo ufficiale. E’ stato reticente. Solo dopo che mi fu detto di rimanere a terra, passai il telefono a Pellegrini”. Per quel che riguarda i fatti di quella notte, riassume: “Pellegrini aveva gli occhi lucidi, aveva paura. Credeva che la nave non fosse stabile dopo il ribaltamento. Voleva parlare con sua moglie, gli detti il mio telefonino. E’ la verità, basta chiedere agli inquirenti e controllare le telefonate. Poi arrivò un gommone dei vigili del fuoco, caricò Pellegrini, e si diresse verso la nave. Salì la biscaggina di sinistra, illuminata dalla motovedetta. Quando lo rividi dopo neanche un’ora mi disse testualmente: era inutile che salissi”. Nega quindi la versione secondo la quale sarebbe rimasto defilato e in balia degli eventi. “Tutti gli ordini impartiti al comandante in seconda, Roberto Bosio, uscirono dalla mia bocca. Lui ripeteva soltanto quello che gli dicevo alla radio di bordo. Invece sembra che io sia rimasto in silenzio in balia degli eventi. Anche gli ordini delle emergenze sono stati impartiti da me e divulgati attraverso la catena di comando di bordo. Tutto registrato dal vdr. Anche se qualcuno vuol far credere il contrario”.

405 cassaforti strappate al mare: recuperate dalla Concordia

costa-concordia-cassaforte-tuttacronacaFranco Porcellacchia, responsabile del progetto di rimozione di Costa Crociere, in un incontro con i cittadini dell’Isola del Giglio ha riferito: “A bordo della Concordia abbiamo recuperato le casseforti nelresponsabile del progetto di rimozione di Costa Crocierela cabine poste sul lato emerso. Ne abbiamo prelevate 405, in accordo con le autorità competenti”. Ha quindi aggiunto: “Adesso verranno aperte, inventariate e il loro contenuto restituito ai legittimi proprietari”.

Costa Concordia: al processo parla l’uomo che ordinò “Schettino, torni a bordo, ca**o”

schettino-defalco-tuttacronacaProsegue il processo di Grosseto dove oggi è stato sentito come teste Gregorio De Falco, della capitaneria di porto di Livorno, salito agli onori della cronaca per la telefonata con Schettino al quale dava il perentorio ordine: “torni a bordo, ca**o”. E’ lui stesso a spiegare che dalla Costa Concordia ammisero la falla solo venendo contattati più volte da terra, in particolare dalla capitaneria di Livorno. De Falco ha ricordato che “alle 22.38 (l’urto è delle 21.45, ndr) la nave dava il segnale di distress. Chiamo io la nave perchè non convince la situazione di apparente tranquillità che loro dichiaravano. A seguito di questo ammettono che c’è una falla e non un semplice black out, così possiamo inviare motovedette ed elicotteri” di soccorso. E ancora: “Mentre dalla nave ci davano rassicurazioni sulla situazione a bordo, i carabinieri di Prato ci avevano avvisato della telefonata di una parente di una passeggera secondo cui la nave era al buio, erano stati fatti indossare i giubbotti di salvataggio, erano caduti oggetti e suppellettili: circostanze non coerenti con quanto dichiarato dalla nave”. Ricordando la sera del 13 gennaio 2012 alla sala operativa della capitaneria di Livorno, ha spiegato ancora: “Questo ci fece pensare che la situazione era più grave” e “nessuno dalla Concordia aveva ancora chiamato per chiedere soccorso”. Quel 13 gennaio, quando poco dopo le 22 vennero effettuati i primi contatti via radio, dalla nave non parlarono della falla, riferendo alla capitaneria di avere un black out e che sarebbero rimasti al Giglio per verificare l’avaria.

Teste in lacrime a Grosseto, al processo Concordia dichiara “costretta a mentire”

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L’assistente del direttore di crociera della Costa Concordia, la peruviana Jacqueline Elisabeth Abad Quine, ricostruisce in lacrime, davanti ai giudici a Grosseto, il naufragio all’isola del Giglio: “Le persone erano agitate e volevano salire sulle scialuppe. Però non avevamo un ordine del comando”. Mi fu ordinato di dire ai passeggeri che “era tutto sotto controllo”, che “c’era un black out” e che “dovevano tornare nelle cabine”, aggiunge.

Testimonianze fiume al processo della Concordia

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Dichiarazioni su dichiarazioni. testimonianze fiume che raccontano e ripercorrono quella tragica notte del13 gennaio 2012. Per la prima volta, in Aula, è stata fatta ascoltare una conversazione delle 21.51 di quella drammatica sera in cui la nave da crociera si schiantò su uno scoglio vicino all’isola del Giglio. «E allora stiamo andando a fondo praticamente? Non l’ho capito…». «Sì, sta l’acqua fino all’officina»: così, sei minuti dopo l’urto il comandante della Concordia Francesco Schettino seppe che la nave stava imbarcando acqua velocemente, ormai salvare la nave sarebbe stato impossibile. Schettino chiese a l direttore di macchina Giuseppe Pilon, la situazione come stava evolvendo nel comparto macchine «Ma almeno un motore si può accendere?». E il direttore di macchina: «Stiamo andando giù a vedere, non possiamo entrare in macchina, è arrivata l’acqua fino all’officina, non possiamo andare giù». Quindi Schettino: «E allora stiamo andando a fondo praticamente, non l’ho capito?». Pilon risponde: «Sì, sta l’acqua fino all’officina. Comandante fammi scendere a controllare».

La prima, tra plancia di comando e sala macchine – ai ponti inferiori venne subito compresa la gravità dell’incidente – fu alle 21.49. Schettino chiese a Pilon: «Ci sta rientrata l’acqua?». Pilon: «Hai voglia, lato dritto sto scendendo». E Schettino, incredulo: «C’è assai l’acqua?». Pilon: «C’è acqua, non si può scendere. Ti metto in moto le pompe d’emergenza». Ancora Schettino: «Allora dobbiamo dare fondo all’ancora». Due minuti dopo Schettino diventa consapevole dell’affondamento.

Poi una terza conversazione fatta sentire sempre durante la testimonianza di Pilon. È delle 22.10. Schettino: «Direttore su che corrente siamo?». «Abbiamo agganciato il diesel d’emergenza», rispose Pilon. «Ma abbiamo almeno un locale di generatori diesel disponibile?». E il direttore di macchina: «È tutto allagato … è partita, nella preparation l’acqua usciva dalla parte superiore della porta stagna». Schettino: «E allora dove abbiamo toccato? Vedo che il vento ci sta spingendo fuori qua. Voglio sapere: se abbiamo i motori 4, 5 e 6». «Comandante non ce li abbiamo», risponde Pilon con voce desolata, finchè il direttore di macchina alle insistenti richieste di Schettino sbotta dicendo: «Qui comandante è tutto perso».

Il marconista della Concordia era pronto a mandare segnali di emergenza dalla plancia di comando a terra ma, pur avendo subito predisposto gli apparati per farlo, non ebbe ordini per inviare un messaggio ‘pan pan’ (segnale di nave in difficoltà, ndr) dal comandante Schettino. Solo più tardi a seguito di comunicazioni via radio fra ufficiali in plancia e capitaneria, ricevette l’ordine di dare il messaggio di distress (mayday), cioè la richiesta di soccorso. Lo ha raccontato Flavio Spadavecchia, responsabile dei sistemi informatici della Costa Concordia, fra cui gli apparati di trasmissione della nave, deponendo stamani al processo di Grosseto come testimone. «Il messaggio di pan pan non è stato inviato perchè non ho avuto ordini dal comandante Schettino – ha detto -. Io chiesi se inviarlo, e Schettino mi disse di no. Lo chiesi almeno una volta, forse due. Mi avvicinai al ponte di comando ma il comandante fece cenno di no, se non erro mentre era al telefono». Rispondendo alla domanda del pm Alessandro Leopizzi se il segnale di distress per avere soccorso in mare fu inviato, Spadavecchia ha risposto: «Sì, fu inviato dopo che sentii un dialogo fra gli ufficiali di coperta e la capitaneria di porto di Livorno e Civitavecchia, ci contattavano via Vhf radio. Mi ricordo che un ufficiale diceva ‘siamo in black out e stiamo valutando la situazionè. C’erano più ufficiali di coperta che parlavano con la capitaneria». «Quando la capitaneria chiese se eravamo in distress allora Schettino disse di inviare il messaggio di distress». Spadavecchia era fuori turno quando ci fu l’impatto e, compresa la situazione salì in plancia. «Mi misi alla consolle e predisposi quanto necessario per ogni evenienza» tra cui i contatti per tutte le capitanerie di porto italiane e per l’unità di crisi di Costa spa. «Gli ufficiali mi dicevano che avevamo toccato un basso fondale», e «col mio assistente abbiamo atteso ordini e aspettavamo di capire cosa era successo. Non lo sapevamo. Mi dicevano che era solo un black out». A un certo punto, ha poi ricordato, «Schettino mi disse di chiamare l’unità di crisi di Costa su un cellulare della Tim, col cellulare del ponte di comando normalmente utilizzato per le comunicazioni esterne. Composi il numero, non mi ricordo se ho chiamato io, comunque poi a me il cellulare non è stato restituito, non l’ho avuto indietro». Poi, la richiesta di dare il ‘pan pan’, la prima allerta di una nave in difficoltà verso la terraferma, e successivamente il distress.

«Il generatore di emergenza della Costa Concordia non funzionò, usammo un cacciavite per tenere acceso l’interruttore e farlo ripartire, ci riuscimmo tre volte, in questo modo lo riattivammo per alcuni minuti. Eppure il 9 gennaio, tre giorni prima, a Barcellona fu fatto un test ed era entrato in funzione». È la testimonianza del capo elettricista della nave, Antonio Muscas, stamani al processo di Grosseto sul naufragio del Giglio del 12 gennaio 2012, che causò 32 vittime. Muscas ne ha parlato in riferimento ai drammatici momenti dopo l’urto con gli scogli, quando in brevissimo tempo tutti gli apparati della nave andarono in avaria e unica possibilità di avere energia a bordo era affidata al generatore di emergenza di energia elettrica, prodotta con motore diesel. Muscas, rispondendo al pm Alessandro Leopizzi e alle parti, ha precisato che dal «generatore di emergenza» proviene l’energia per azionare «i bracci di sgancio delle scialuppe di salvataggio» e per far funzionare «gli ascensori in modo da riportarli ai ponti di imbarco sulle lance di salvataggio». Dopo l’urto, ha raccontato Muscas, in breve «il locale del quadro elettrico principale era allagato» (un metro e venti di acqua) e «c’erano avarie» gravi. Quindi, «il generatore diesel di emergenza non partì e allora ci adoperammo per attivarlo, ma la leva dell’interruttore non teneva e dovemmo porre un cacciavite per avere il contatto». «Ma era in avaria anche la ventola di raffreddamento del motore – ha detto Muscas – purtroppo è progettata in modo che non possiamo intervenire alla stessa maniera con un cacciavite». Il capo elettricista Antonio Muscas ha riferito che, pur avendo ottenuto l’allaccio del generatore d’emergenza con il cacciavite, questo poi è saltato per un problema di surriscaldamento dello stesso diesel-generatore, dovuto, appunto, «a un problema di funzionamento della ventola di raffreddamento del diesel-generatore» su cui gli elettricisti non poterono rimediare per motivi tecnici. Sempre Muscas ha evidenziato che rispetto ad altre navi da crociera, la Costa Concordia non ha sistemi elettrici doppi, posizionati in luoghi diversi della nave, così da sperare di averne almeno uno funzionante, e questo ha peggiorato le condizioni per ovviare alle avarie. Riguardo alle comunicazioni date al ponte di comando, il capo elettricista Muscas ha detto di non averlo fatto «perchè non potevo andare al telefono, che era dalla parte opposta a dove stavo lavorando» in emergenza. Tempo dopo «a un certo punto, dal ponte zero (dove c’è la centrale delle sale macchine, ndr) – ha anche detto Muscas – ho sentito dire di abbandonare la centrale e la nave». Sempre Muscas, rispondendo come teste, ha riferito che da lui dipendevano «elettricisti di varie nazionalità». «Ci parlava in inglese?», «No, in spagnolo».

«Il capo elettricista Antonio Muscas ha detto che il generatore d’emergenza era allagato per tutto il locale, subito dopo l’urto: con un urto di questo genere e una lesione della nave di questo genere è ovvio che una parte significativa degli impianti non funzionasse». Lo ha detto il difensore di Costa Crociere spa, avvocato Marco De Luca, commentando la testimonianza di stamani del capo elettricista che ha parlato del mancato funzionamento del generatore di emergenza dopo l’impatto della Concordia contro gli scogli del Giglio. «In quelle specifiche condizioni – ha proseguito in una pausa l’avvocato – il generatore d’emergenza ha subito un surriscaldamento, mentre nelle prove effettuate solo qualche giorno prima, il generatore era assolutamente perfetto. Se tre giorni prima tutto funzionava a regola d’arte, e l’evento è stato di quelle proporzioni, è logico pensare che abbia avuto un’influenza su tutti gli impianti». A una domanda dei giornalisti De Luca ha polemizzato con le parti civili, laddove nel processo evidenziano che sulla nave vari apparati erano in avaria. «Non funzionava nulla sulla Costa Concordia, come dicono le parti civili?», è stato chiesto all’avvocato. «Quello che dicono le parti civili mi pare che conti proprio poco, direi dallo zero in giù – ha detto De Luca -. Quello che conta è quello che dicono i testimoni e in qualche misura gli indagati, e soprattutto i periti che mi pare che non dicano affatto una stupidaggine di questo genere. I periti smentiscono un’affermazione di questo genere come quella fatta dalle parti civili». Costa Crociere spa nel processo ha un doppio ruolo: De Luca la rappresenta come responsabile civile in quanto società armatrice della nave comandata da Francesco Schettino, mentre un altro legale la rappresenta nel processo come parte civile per il danno subito dall’imputato. Le parti civili anche oggi hanno evidenziato che molti dipendenti di Costa spa, fra cui testimoni del processo, hanno raggiunto con la compagnia un accordo per il risarcimento nelle settimane successive al naufragio. «Abbiamo risarcito tutti quanti hanno voluto farsi risarcire e non hanno voluto fare speculazioni», ha chiosato De Luca.

Processo Concordia: “Un forte boato. E subito arrivò un’ondata”

costa_concordia-tuttacronacaMentre prosegue il processo per il naufragio della Concordia, a testimoniare oggi sono gli ufficiali di macchina. Il primo ad essere stato ascoltato è stato il terzo ufficiale, Hugo Di Piazza, che ha ricostruito così il tragico momento dell’impatto: “Ispezionavo il ponte inferiore, zona cambusa, sentii un forte boato. E subito arrivò un’ondata. In breve ebbi il mare alle ginocchia. Tornai indietro, verso poppa, salii ai ponti superiori da una scala a pioli, mi salvai. Andai in centrale macchine, c’era tanta paura», le sue parole sul momento del drammatico urto contro gli scogli”. L’ufficiale tentò subito di raggiungere un telefono per avvisare la centrale macchine ma “un getto di una decina di metri mi travolse di spalle, dalla parte sinistra”. E ricorda: “Tornai indietro  e chiusi una porta stagna, ma l’acqua filtrava anche da qui. Allora andai a una sfuggita, una scala a pioli che porta al ponte superiore ma la porta d’accesso era bloccata, forse per le deformazioni causate dall’urto alla nave”.  “Ho aperto altre porte e c’era acqua che zampillava”, allora “mi sono diretto a poppavia, ho raggiunto un’altra ‘sfuggita’, da qui presi l’uscita che portava al ponte superiore dove sono riuscito a salire di sopra, quindi raggiunsi la sala macchine”.  Per Di Piazza, presente nella ‘pancia’ della nave, si trattava delle “prima volta di guardia”. “Che vuol dire avere panico? Quando sei in centrale macchina e hai l’acqua ai piedi, vuol dire che sei lì per lì per… “. “Lì per lì cosa? Cioè che stavate per rischiare la vita?”, “Sì”. E in mezzo alla concitazione di quei momenti, “Nonostante cercassimo di aiutarli, i passeggeri ci hanno preso a male parole, ci insultavano. Non era facile gestire l’emergenza a bordo”. In quei momenti, il direttore della centrale macchine Giuseppe Pillon rispondeva alla domanda “Ma dove abbiamo toccato?” rivoltagli da Schettino alle 22.09 via telefono: “Ma comandante, qui è tutto perso, i generatori 4, 5, 6 non ce li abbiamo, e anche l’1, 2 e 3. E il quadro elettrico principale pieno d’acqua. C’è uno squarcio laterale, evidentemente, ma non l’ho visto”. La telefonata è stata fatta ascoltare oggi dai pm in udienza. Di questa chiamata e di altre, Di Piazza aveva colto alcune frasi dopo aver raggiunto la centrale macchine, essendo riuscito a scappare dai reparti già allagati. Ricorda l’ufficiale: “Sentivo Pillon e l’ufficiale Alberto Fiorito parlare, col telefono della centrale, con il ponte di comando. Sì, parlavano col comandante”.

La scottante verità? “Schettino saltò sul tetto della scialuppa”

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“Il comandante Schettino saltò, poco prima di me, sul tetto di una scialuppa al ponte 4”, lo ha affermato in Aula, al processo di Grosseto,    l’allievo ufficiale della Concordia, Stefano Iannelli, che il 13 gennaio 2012 faceva parte dell’equipaggio e poi ha aggiunto “Sul ponte 4, su lato di dritta era stata formata una catena umana, per non scivolare, io facevo parte del team di soccorso Tango India e intervenimmo su almeno cinque infortuni”. Iannelli ha anche raccontato sulle fasi concitate dell’evacuazione della nave “quando non vedevo più nessun passeggero, insieme a Schettino, Garrone, un elettricista, un’infermiera della Concordia e Salvatore Ursino, arrivammo dove c’era una scialuppa. Io saltai sul tetto, il comandante Schettino vi era saltato poco prima” e poi ha concluso “Appena la lancia partì, la nave si ribaltò di lato e il ponte dove eravamo andò sott’acqua”. Ha quindi riferito di aver raccolto dei passeggeri in acqua “durante il tragitto verso la riva del Giglio, recuperammo dei passeggeri in acqua”.

Il nuovo squarcio sulla Concordia: Domnica ammette la relazione con Schettino

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Alla fine ha confessato? Sembra che  Domnica Cemortan, interrogata durante il processo sul disastro della Costa Concordia, presso il teatro Moderno di Grosseto, ha ammesso di aver avuto una relazione con l’ex capitano Francesco Schettino. Prima non aveva capito che significava in italiano “relazione sentimentale”, poi quando le è stato tradotto nella sua lingua allora la ballerina moldava ha ammesso la relazione con il capitano Schettino.  Poi ha chiesto di passare ad altri argomenti anche se di prassi un teste non possa fare domande o stabilire i tempi di risposta ai quesiti che gli vengono posti. Tra le ricostruzioni della Domnica c’è stata anche la fase in cui la ballerina ha affermato di essere stata spinta su una scialuppa che avrebbe anche raccolto alcune persone cadute in mare. Nella testimonianza di oggi la Domnica ha poi dichiarato:

“Non parlò con me dell’avvicinamento all’isola del Giglio. Non ho mai saputo nulla del tragitto della nave”. Lo ha detto, presso il Teatro Moderno di Grosseto, Domnica Cemortan, la ballerina moldava che si trovava sulla plancia di comando della Costa Concordia, al momento dell’impatto della nave con gli scogli davanti all’isola del Giglio. Domnica ha riferito di aver cenato con il capitano Francesco Schettino la sera dell’impatto della nave, insieme ad altre persone, e ha aggiunto che durante quella cena “ricevette molte telefonate”, il cui contenuto da lei non è stato compreso perché fatte in napoletano.

Concordia: Dna conferma che i resti sono della Trecarichi. Nessuno avvisa il marito

resti-concordia-tuttacronacaI responsabili della Polizia Scientifica di Roma hanno comunicato oggi al tribunale di Grosseto che i resti umani trovati nel locale stoviglie del ponte 3 della Concordia sono compatibili con il codice genetico di Maria Grazia Trecarichi. Il marito Elio Vincenzi, che con la figlia era stato convocato una decina di giorni fa in Toscana perchè riconoscesse dagli effetti personali se la salma rirovata durante l’operazione di sollevamento della nave fosse della moglie, è venuto a conoscenza del nuovo sviluppo tramite i media. “Mi avevano assicurato che sarei stato il primo a sapere se quel corpo era quello di mia moglie, non è andata così”. Spiega l’uomo, che attende da ormai 22 mesi di poter dare un ultimo saluto a sua moglie. “Ho appreso dai mezzi di stampa che il corpo ritrovato sulla Costa Concordia è quello di mia moglie, ma io non so nulla di ufficiale”. Vincenzi, che fa notare le difficoltà nel mettersi in contatto con gli inquirenti, non si lascia scoraggiare: “E’ un fatto formale perchè io non ho mai avuto dubbi. Credo che alla fine prossima settimana il corpo di mia moglie potrebbe essere già qui per il funerale”.

Rinvenuti altri frammenti ossei sulla Concordia… forse di Rebello?

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E’ stata resa nota la notizia che altri frammenti ossei sarebbero stati rinvenuti nei giorni scorsi all’interno del relitto della Costa Concordia in una zona del relitto non lontana da dove erano stati prelevati i resti di Maria Grazia Trecarichi. Se per Maria Grazia sono stati riconosciuti alcuni oggetti personali dal marito e dalla figlia, per i resti che si suppone possano essere di Rebello si deciderà mercoledì a chi affidare l’incarico per l’analisi genetica. Al momento sembra che il cameriere indiano sia l’unico delle 32 vittime che manca ancora all’appello.

 

La Concordia “galleggerà via”: la rimozione avverrà su una piattaforma

concordia-rimozione-tuttacronacaSarà Il Vanguard Dockwise, una piattaforma galleggiante, a “liberare” l’Isola del Giglio dal relitto della Costa Concordia e trasportare il relitto nel luogo dove verrà demolita. L’operazione, condotta dalla Boskalis, è prevista per la metà del 2014. Valore del contratto: circa 30 milioni di dollari. Il Vanguard Dockwise, che ha una poppa aperta e piatta e misura 275 metri per 70 metri, è la più grande nave semi-sommergibile al mondo in grado di sollevare e trasportare carichi estremamente pesanti in modo asciutto e sicuro.

I dispersi della Concordia: riconosciuto il corpo di Maria Grazia Tricarichi

concordia-dispersi-tuttacronacaIn questura a Catania, attraverso delle foto, Elio vincenzi e la figlia Stefania hanno riconosciuto la catenina e le scarpe della moglie e madre dispersa a seguito del naufragio della Costa Concordia. Maria Grazia Tricarichi, 50 anni, era una dei due dispersi a seguito della tragedia avvenuta il 13 gennaio 2012. A questo punto si ritiene appartengano alla donna i resti strappati al mare dai sommozzatori e che in un primo momento si pensava fossero quelli del cameriere indiano Russle Rebello, che resterebbe l’unica persona ancora dispersa. La figlia della donna ha riconosciuto la catenina che era stata regalata alla qualche ora prima del naufragio dall’amica Maria Luisa Virzì, un dono per il compleanno della Tricarico che proprio la notte della tragedia compiva 50 anni. Il marito Elio ha detto: “Sono frastornato così come mia figlia. Due anni sono stati lunghi in attesa di potere dare una degna sepoltura a mia moglie. Il mio pensiero va ai familiari di Rebello che attendevano anche delle risposte”.

I dispersi della Concordia: le spoglie trovate potrebbero essere della Trecarichi

costa-concordia-resti-tuttacronacaSi pensava fossero dell’indiano Russel Rebello le spoglie rinvenute due giorni fa sul ponte 3 della Costa Concordia, ma ora la certezza è venuta a mancare. Da un primo esame effettuato dalla polizia scientifica sui resti, infatti, si è appreso che il cadavere non indossava scarpe da jogging, come si pensava in un primo momento, ma calzature femminili, una misura 38, deformate dalla lunga permanenza in acqua. Non solo. E’ stata evidenziata la presenza di una collana di metallo con ciondolo e il cadavere presentava parti di reggiseno. Potrebbe quindi trattarsi del corpo dell’altro disperso del terribile naufragio, Maria Grazia Trecarichi. Il Tribunale ha nel frattempo chiesto un’integrazione al perito e verrà effettuata l’autopsia nel tentativo di accertare anche epoca, modalità e cause del decesso.

Recuperato il cadavere di Russel Rebello, la Concordia restituisce i resti

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Recuperato il cadavere di uno dei dispersi della Costa Concordia: Russel Rebello. In Aula intanto va avanti anche questa mattina il processo a Schettino, ma il dramma sembra non aver fine. I resti, in avanzato stato di decomposizione sono stati rinvenuti all’altezza del ponte 3 della nave. Secondo la protezione civile ci sarebbero buone possibilità che si possa trattare di Rebello in quanto il corpo è stato ritrovato insieme ad alcuni capi di abbigliamento compatibile con quello che indossava Rebello, il cameriere indiano che lavorava sulla nave. Purtoppo al momento non ci sono notizie sull’altro corpo, ancora disperso, quello di Maria Grazia Trecarichi.

 

Altri resti recuperati sotto il fondale della Concordia

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Ci si va cauti stavolta, dopo che i resti trovati la prima volta sono poi risultati essere ossa di animali. Ora il ritrovamento di altre ossa che dovranno essere analizzate fa sorgere di nuovo la speranza fra le famiglie dei dispersi ma è il capo della Protezione civile Franco Gabrielli a smorzare gli entusiasmi, parlando al margine del Festival della protezione civile provinciale in corso a Montignoso (Massa Carrara) : “Al di là delle facili anticipazioni dobbiamo aspettare i risultati che ci daranno conferma o meno dell’appartenenza dei resti ai dispersi”. Il capo della protezione civile, poi ha aggiunto “Nei prossimi giorni termineremo l’ispezione dei fondali e inizieremo quella degli interni. Sono luoghi complicati”.

Concordia, smentite le voci di resti umani.

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Resti sono stati rivenuti, ma non sarebbero umani e quindi non apparterebbero ai due dispersi del naufragio della Costa Concordia: Maria Grazia Trecarichi e Russel Rebello. Questo sarebbe stato il responso sui reperti ossei che invece avrebbero rivelato che i resti sono quelli di un animale. Le ricerche dei corpi dei diseprsi continuano.

Ritrovati i dispersi della Costa Concordia? Si attende l’esito degli esami

costaconcordia-resti-tuttacronacaSi sono immersi alle 10 di questa mattina i sub nella speranza di ritrovare i due dispersi della Costa Concordia, Russel Rebello e Maria Grazia Trecarichi. Erano le 12 quando sono riemersi, dopo aver individuato alcuni resti, la cui natura sarà però definita solo attraverso il test del Dna. Il ritrovamento è avvenuto, come ha reso noto la Protezione civile, in corrispondenza della zona centrale della nave. Dove si stavano conduendo le ricerche. Una volta individuati i resti, è stata immediatamente informata la procura che ha disposto il recupero e l’assegnazione ai Ris per gli esami.

Squarcio nel cuore dei parenti: domani si cercano i dispersi della Concordia

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Da domani via libera per le ricerche dei corpi di Russel Rebello e Maria Grazia Trecarichi, le 2 vittime del naufragio della Concordia che non sono ancora state ritrovare. I tecnici del consorzio Titan-Micoperi hanno infatti dichiarato ‘zona sicura’ lo specchio di mare intorno al relitto.

I nostri 7 giorni: le foglie autunnali cadono e le notizie piovono

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Le prime foglie autunnali sono già cadute e finalmente si è raddrizzata anche la Concordia. Tra lacrime, applausi e abbracci,è saltato fuori anche un graffito. Tanta commozione per quella che sembrava un’impresa impossibile e che invece, con sudore e determinazione, è stata portata a termine. La dura lotta contro lo scheletro di una nave ferita a morte ad averla vinta, per ora è stata l’intelligenza e la capacità umana. Una vittoria, un traguardo che alcuni hanno paragonato al rinascita dell’Italia… ma è stato immediatamente bacchettato. C’è chi invece la sua lotta la sta combattendo in un letto d’ospedale dopo un tragico incidente e, così, la sua compagna coraggiosamente lancia un messaggio in rete per continuare a sperare che un domani ci possa ancora essere anche per Fabio. Si appella a Ligabue, alla sua musica, alla sua voce affinché possa lanciare un appello per fare uscire dal tunnel quel poliziotto sfortunato che si è trovato al momento sbagliato nel posto sbagliato. E sono molti i politici che al loro posto non vogliono starci, Saccomanni oggi ha posto le sue regole, mentre scriveva già le sue dimissioni. C’è anche chi invece a quella poltrona ci è affezionato da 20 anni e di lasciarla non ha proprio voglia, eppure stavolta sembra che non riesca a salvarlo né l’esercito, né un miracolo. Ma d’altra parte sembra che la crisi ci sia anche per i  fenomeni soprannaturali tanto che c’è chi ha deciso di piombare dal cielo sulla papamobile per cercare di essere assunto come stuntman e trovare un impiego.

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Tutti coloro che pensavano che Francesco Totti potesse essere poi sul viale del tramonto, si sono dovuti ricredere. Il capitano ha firmato il contratto che lo lega alla Roma per altri due anni… i laziali si devono mettere quindi l’anima in pace. In lacrime dopo il derby, si sono solo potuti consolare con chi dopo aver perso una partita importante, si è trovato anche deriso sul web. I biancocelesti almeno hanno perso a testa alta. Niente però è andato come il pronostico sexy aveva auspicato, forse ha ragione chi festeggia solo dopo il gol… prima è sempre rischioso mettersi a nudo! Ma è pericoloso anche chiamare per nome un giocatore… si finisce espulsi, per colpa di un ortaggio. Il pericolo è ovunque dalla chiesa in Pakistan al centro commerciale in Kenya, così come le ombre che si estendono dalla Sapienza fino al “Concorsone”.  Come diceva Nietsche “Se guardi dentro il buio per troppo tempo, il buio ti guarda dentro”  è necessario quindi illuminare il tunnel anche quando l’uscita non è vicina, senza farsi ingoiare dall’inquinamento o dalle radiazioni che sembrano prospettare un futuro tragico, quasi la realizzazione di quella “fine del mondo” che i Maya avevano previsto. Cosa c’è di meglio di un pensiero positivo che ci possa traghettare fuori dalle nebbie che ogni giorno tentano di tarparci le ali?

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

I parenti dei dispersi della Concordia gettano fiori vicino al relitto

concordia-dispersi-tuttacronacaRussel Rebello e Maria Grazia Tricarichi. Un membro dell’equipaggio e una passeggera siciliana che festeggiava il suo 50° compleanno con una crociera. Sono loro i due dispersi che il mare non ha ancora restituito dopo il terribile naufragio della Concordia. Ora che il relitto è stato riportato in asse, sul luogo nel naufragio sono arrivati Kevin Rebello, fratello del primo, e Elio e Stefania Vincenzi, marito e figlia della seconda. I familiari sono saliti su un’imbarcazione della Capitaneria di porto per avvicinarsi al relitto portando dei fiori bianchi per gettarli in mare. Kevin ha commentato: “In questi giorni avremo una risposta”. Al loro ritorno in porto sia lui che Elio stringevano in mano dei pezzi delle cime della Concordia.  “Questi – ha detto Elio – hanno salvato tante persone. Abbiamo chiesto che ce li dessero e ci hanno risposto di sì”. I tre familiari dei dispersi sono stati fatti salire su un gommone che li ha portati a pochissima distanza dalla parte riemersa, di fronte alla zona dove si ipotizza possano trovarsi i resti dei loro cari. A quel punto, Kevin ha gettato dei fiori bianchi all’interno del relitto e Stefania un’orchidea. Non si sa ancora quando inizieranno le ricerche, spiega Kevin, “forse dopodomani. I sommozzatori sono pronti già da ieri. Tutti aspettiamo e speriamo”.

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La Concordia è riemersa: ora si cercherà il tesoro che custodisce

concordia-asse-tuttacronacaIl mare ha tenuto celato per 18 mesi quello che si trova all’interno della Concordia ma, ora che il colosso è riemerso, si potrà tornare a camminare tra i suoi corridoi e riportare alla luce i tesori nascosti. La priorità resta, comunque, quella di trovare e recuperare i corpi degli ultimi due dispersi. Al Corriere della Sera l’ingegner Sergio Girotto, di Micoperi, ha spiegato che un passo da compiere è il recupero delle 150 cassette di sicurezza in altrettante cabine. Saranno “smontate una ad una, catalogate, fotografate con a fianco il numero della cabina in modo che il contenuto possa essere resitutito ai legittimi proprietari”. Un’operazione relativamente semplice, la questione si complicherà per gli oggetti e i preziosi che sono rimasti sui ponti o nelle cabine: maree e sciacalli potrebbero averli portati via per sempre. Dalla Costa Crociere spiegano che tutti gli oggetti recuperati verranno messi a disposizione dei passeggeri. Ma non si tratta solo di effetti personali: a bordo della Concordia si trova anche un patrimonio artistico stimato in tre milioni di euro. Poco meno di 6.500 opere d’arte, tra originali e multipli, che potrebbero essere recuperate. Per alcuni vasi in cercamica d’inizio ‘800 e le cristallerie posizionate nei bar sono invece poche le speranze di ritrovamento. Ma “tesoro” è anche la nave stessa, con il materiale destinato alla demolizione che potrà venire venduto. Sul mercato un relitto ha un costo di 350 dollari a tonnellata, il colosso riemerso ne pesa 50mila.

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Crozza e la Concordia che non c’è nel videomessaggio del relitto Berlusconi!

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Crozza e la Concordia che non c’è nel videomessaggio del relitto Berlusconi! Una seconda puntata con la copertina di Crozza che come sempre tocca gli argomenti più importanti della settimana, tra le allegorie e le imitazioni c’è anche il tempo per un contratto in nero con gli italiani!

Lo show è finito… La Concordia resta al Giglio fino a primavera.

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Lo show è finito e la Concordia resta al Giglio fino a primavera. Ora la nave sarà messa in sicurezza, poi sarà riportata sulla linea di galleggiamento (dato che ora i due terzi della nave sono ancora sotto l’acqua) e poi nei mesi primaverili sarà trainata nel porto scelto per lo smantellamento.

Un risultato eccezionale». Sloane non trattiene l’entusiasmo nel giorno del successo. Ammette di aver «vissuto gli ultimi giorni con una grande tensione: è stato come alle montagne russe». Orgoglioso nel poter dire che «non è stato commesso nessun errore», l’ingegnere esalta il «lavoro di team» e si dice «onorato di aver fatto parte di questa squadra» con le sue «26 nazionalità diverse». PoiL’ingegnere che ha «inventato» il progetto di recupero, ha confermato le previsioni dei tecnici sui tempi di permanenza del relitto  «Fino a quando non esaminiamo i danni e non abbiamo fatto tutti i calcoli di resistenza della struttura non posso dire quando la Concordia sarà rimossa. Ma secondo me, ciò non avverrà prima della prossima primavera».   

Si ritiene anche indispensabile l’irrobustimento dello scafo della nave mediante cavi di acciaio con i quali sarà anche assicurata con maggior sicurezza alla piattaforma. Un’operazione necessaria per prevenire qualunque rischio relativo alle condizioni meteomarine, visto che la Concordia dovrà rimanere ancora davanti all’isola del Giglio presumibilmente fino alla prossima estate.

«Cosa penso di Schettino? Non vorrei essere nei suoi panni». Così Sloane ha risposto alle inevitabili domande dei  cronisti che gli chiedevano un commento sul comandante della Concordia. Certo, ha aggiunto Sloane, «se sei un capitano, quel che è capitato è la cosa peggiore che ti possa accadere. Ma è un fatto che riguarda solo lui e di cui solo lui deve occuparsi».

 Ancora non è chiaro il porto in cui la nave sarà smantellata. In pole position c’è Piombino che ha anche iniziato i lavori infrastrutturali per accogliere il relitto. Piombino inoltre presenterebbe il vantaggio della filiera più corta per lo smaltimento dei rifiuti ferrosi. Ma in lizza ci sono anche Civitavecchia e Palermo, dove vengono costruite navi come la Concordia, e dove vi è una delle sedi di Fincantieri, che tra l’altro ha costruito i cassoni utilizzati per il raddrizzamento. Non si esclude neppure Napoli che ha avanzato la sua proposta.

La gara che rappresenta in realtà un business da centinaia di milioni di euro: assicurarsi lo smantellamento della Costa Concordia vorrebbe dire dare lavoro a centinaia di operai per un lungo periodo di tempo. Intanto cinque lance della Concordia dovrebbero partire a bordo di portacontainer per essere smantellate in un porto della Turchia.

Perché far smantellare le lance in Turchia? Non c’è un porto italiano per smantellarle?

   

E’ IN ASSE! La Concordia tra applausi e lacrime è in posizione

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E’ arrivato alle 3,58 del mattino l’annuncio di Franco Gabrielli  capo della Protezione civile,  a conclusione di quella che sembrava un’operazione impossibile. Sotto i riflettori del mondo finalmente la nave ha raggiunto l’asse. «È fatta – ha detto Gabrielli – la Concordia ormai è allineata». Abbracci e applausi tra tecnici, ingegneri, uomini della Protezione civile che hanno lavorato ininterrottamente dalla mattina di lunedì fino alle prime ore di martedì 17 settembre. Il sindaco dell’Isola si è commosso fino alle lacrime mentre suonavano in segno di festa le sirene del porto.

«Si tratta di un primo step importantissimo – ci tengono a sottolineare i tecnici -ma c’è ancora tanto lavoro» dato che il relitto va spostato. Insomma, il primo progetto si è concluso con successo, meglio di così non poteva andare, concordano gli esperti. «Ora mi vado a fare una birra e poi a dormire» ha detto Nick Sloan, il direttore delle operazioni di rotazione della Concordia, tornando sulla terra ferma dopo aver lasciato la control room in mare.

Concordia verso “The End”!

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Lo annuncia il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli poco dopo la mezzanotte, quando ormai sono stati raggiunti i 24 gradi, che permette quindi l’apertura dei cassoni per far entrare l’acqua, una procedura che permetterà il ritorno in asse: “Ci avviciniamo all’ora di conclusione delle operazioni – ha poi aggiunto Gabrielli – le tempistiche sono da ricondurre alle mani sapienti di chi sta operando”. Sempre che le incognite, impossibili da prevedere fino in fondo in un’operazione mai realizzata, siano finite. “Andremo avanti ad oltranza per tutta la notte – aveva confermato in serata Gabrielli -. Abbiamo una tempistica dilatata e probabilmente termineremo all’alba”.

Le notti della Concordia: da quella tragica a quella della rimozione

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Era il 13 gennaio 2012. Da quella data ad oggi, il mare ha seguitato il suo corso anche se sul passaggio ha spesso incontrato quel relitto. Una tragedia, mille ricordi, migliaia di immagini e oggi a un anno e mezzo dall’incidente che costò la vita a 32 persone, arriva la notte decisiva. Quella notte che dovrebbe liberare l’Isola del Giglio per sempre da quello scheletro. Due notti, entrambe dedicate, anche se con emozioni e stati d’animo diverse a una nave, che entrerà comunque nella storia. Un dramma per quelle famiglie che hanno perso i loro cari, uno shock per quanti si sono salvati, una speranza di ritrovare quei due corpi che ancora mancano all’appello. Le notti della Concordia che per sempre saranno ricordate, così, come si spera che al più presto siano accertate le responsabilità e chi ha colpe abbia la giusta pena. Forse solo così dal tunnel nero, inondato di acqua, nel quale persero la vita:

Arlotti Dayana, Arlotti Williams, Bauer Elisabeth, Blemand Michael, Costilla Thomas Alberto, D’Introno Maria, Feher Sandor, Galle Horst, Ganz Josef Norbert, Girolamo Giuseppe, Gregoire Jeanne, Gregoire Pierre, Grube Gabriele, Gual Guillermo, Heil Barbara, Heil Gerald, Hoer Egon, Litzler Mylene, Masia Giovanni, Mathi Ganz Christina, Micheaud Jean-Pierre, Neth Margarethe, Rebello Russel Terence, Schall Inge, Schroeter Margrit, Servel Francis, Soria Molina Erika Fani, Stumpf Siglinde, Trecarichi Maria Grazia, Virzì Luisa Antonia, Werp Bruhild, Werp Joseph

Si possa trovare la forza per far emergere e dare risposta alle tante domande che ancora non hanno una spiegazione logica. Come può un capitano abbandonare la nave? Come è possibile morire a pochi passi dalla costa? Perché non si è contattata la Capitaneria di Porto? Perché non si sono lanciati subito gli allarmi e cosa non ha funzionato nei piani di evacuazione?

 

Ultime dall’Isola del Giglio: Concordia “in piedi entro l’alba di martedì”

concordia-ancoraggio-fondo-tuttacronacaUn avviso meteo della Protezione civile ha annunciato che da questa sera sono previste raffiche di burrasca sul Tirreno, a cominciare dalla Sardegna, in estensione a Toscana, Lazio e Campania, in particolare sui settori costieri. Ma nel frattempo le operazioni di rotazione del relitto della Costa Concordia proseguono. Al momento, la parte dell’imbarcazione emersa dall’acqua è alta circa 4 metri, almeno stando al calcolo “a occhio” che fanno i tecnici. Ma gli esperti hanno spiegato che non si tratta di un criterio di valutazione rigoroso: durante l’operazione, infatti, la nave subisce delle deformazioni. Il criterio scientifico per valutare l’avanzamento dei lavori è quello dei gradi: al momento sono 11. Nel frattempo Sergio Girotto, responsabile della procedura per la Micoperi, parlando dell’andamento dei lavori e spiegando che ci sono stati “dei ritardi fisiologici.” E ha aggiunto: “Siamo soddisfatti anche se si allungano i tempi”. Ma sopratutto Girotto ha spiegato che il relitto della Concordia sarà in piedi entro l’alba di martedì.

 

“Ora raddrizziamo la nave Italia”, Mentana lancia l’amo e Saviano abbocca

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I media stanno raccontando istante per istante una di quelle imprese destinate a fare la storia del mondo. Le caratteristiche l’evento le ha tutte e non c’è da stupirsi che i più grandi media del mondo stiano puntando i loro obiettivi sull’Isola del Giglio e sulla tragedia della Concordia. Così Enrico Mentana dalla sua pagina Facebook, lancia un fatwa proprio sul grande evento che ogni sta catalizzando l’attenzione di milioni di spettatori:

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Lanciato l’amo a pochi minuti di distanza, per pura coincidenza (anche sfortunata), Saviano abbocca e scrive sul suo profilo Facebook:

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Insomma il siparietto è completo, ma sicuramente se Saviano è stato il primo, non sarà sicuramente l’ultimo a cadere nella rete…

Rotazione Concordia: il relitto si è staccato dal fondale

costa-concordia-stacco-tuttacronacaL’ingegnere Sergio Girotto, responsabile delle operazioni di raddrizzamento di Micopori, ha detto in conferenza stampa: “Quando abbiamo raggiunto le seimila tonnellate abbiamo visto il distacco dal fondo, lo abbiamo visto dalle telecamere, la forza di applicazione è nel range che ci aspettavamo”. Proseguono dunque i lavori, con il relitto della Concordia che si è staccato dal fondale marino dell’Isola del Giglio dove era incagliato da oltre un anno e mezzo.

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Non solo la Concordia: lungo la costa calabrese giacciono le navi dei migranti

barconi-migranti-concordie-tuttacronacaE’ la giornata della rotazione della Concordia questa. Ma mentre si cerca di raddrizzare la nave, tante altre piccole imbarcazioni se ne restano da mesi sulla battigia, a parlare dei drammi del mare. Si trovano lungo le coste calabre, a Roccella Ionica, in provincia di Reggio Calabria e sono le barche utilizzate dai migranti per raggiungere il territorio italiano. Sono tante piccole “Concordie” che stazionano mesi sulla battigia. Le operazioni di rimozione non saranno costose come quelle per la nave da crociera naufragata all’Isola del Giglio, ma per rimuoverle occorrono 30-40 mila euro e le tempistiche non son da meno: si parla di almeno un anno.

Concordia: le operazioni di parbuckling viste dalla rete

concordia-raddrizzamento-tuttacronacaSono partite in mattinata le operazioni per il raddrizzamento della Costa Concordia. Per la rotazione sono previste dalle 10 alle 12 ore e giornalisti di tutto il mondo hanno raggiunto l’Isola del Giglio per seguire la diretta. E non potevano mancare i commenti in Twitter al riguardo… Tra diretta, aggiornamenti, ironia e il ricordo di chi ha perso la vita in quella tragica notte, ecco un esempio di cosa si può leggere sul social:

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Costa Concordia, rotazione al via alle 9: diretta video

costa-concortdia-rotazione-tuttacronaca“Abbiamo completato tutte le verifiche e sono iniziate le operazioni di parbuckling”. E’ quanto hanno spiegato i tecnici della Titan-Micoperi alle 9 in punto quando ha preso il via l’operazione di rotazione della costa Concordia, con la quale si tenterà di raddrizzare la nave naufragata di fronte all’Isola del Giglio il 13 gennaio del 2012. Nel frattempo Andrea Orlando, ministro dell’Ambiente, a margine di un convegno sulla Green Economy ha spiegato che “Credo che ci siano tutte le condizioni perché” ci sia una richiesta di danni per il disastro della Costa Concordia. Il ministro ha anche precisato che “l’impatto ambientale lo vedremo quando il relitto sarà rimosso. Il ministero farà tutti i passi necessari perché questa quantificazione sia completa e integri un’analisi di ciò che è avvenuto nei fondali”.

Le operazioni sono iniziate in ritardo, rispetto la tabella di marcia, a causa delle condizioni meteo, come hanno spiegato sia i tecnici che il commissario per l’emergenza, Franco Gabrielli. Il responsabile del progetto per la rimozione della Costa Concordia della Micoperi, Sergio Girotto, attorno alle ore 10.00 ha spiegato che “E’ tutto regolare”, sottolineando che si stavano effettuando “i collegamenti tra la control room e il relitto”.

E’ Giglio News che propone la diretta delle operazioni, grazie a una telecamera puntata sul relitto:

Tre trombe d’aria al largo del Giglio. Recupero Concordia a rischio?

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A poche ore dai lavori per la rimozione della Costa Concordia, tre distinte trombe d’aria sono state avvistate al largo dell’Isola del Giglio e gli addetti si sono detti preoccupati da questa perturbazione che potrebbe far rinviare la rotazione della nave da crociera che sta attendendo tutto il mondo. La Protezione Civile intanto ha ribadito, che salvo imprevisti dell’ultima ora, resta confermata l’operazione di parbuckling per domani.

“Inevitabile lo sversamento di liquami”, marea nera al Giglio?

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Franco Gabrielli ammette che ci sarà un “inevitabile sversamento di liquidi” nel tentativo di rimozione della Costa Concordia. Gli effetti “ci saranno in base a come avverrà l’operazione e ai suoi tempi. La modellistica ci dice come dovrebbe avvenire lo sversamento dei liquami e in che concentrazione”. Per ridurre al minimo i rischi, ha spiegato Maria Sargentini, presidente dell’Osservatorio per il monitoraggio della rimozione della Concordia, “sono stati predisposti interventi preventivi: il cantiere sarà circondato da una doppia distesa di panni assorbenti come prima tutela. In porto, poi, sono pronti a intervenire immediatamente dei mezzi per agire sugli sversamenti e ridurre al minimo i tempi di contaminazione”. Il rischio maggiore? “La tenuta delle strutture” che porteranno la nave in assetto verticale.

Di sicuro come aveva già sottolineato nei mesi scorsi il capo della Protezione Civile Gabrielli, l’operazione che partirà, condizioni meteo permettendo, lunedì alle ore 18, è “un’impresa mai tentata prima”.

“Non c’è un piano B”. L’unico piano accessorio riguarda “la gestione delle criticità. Il rischio che la nave possa aprirsi e spezzarsi è davvero remoto, però c’è il rischio che la nave possa non ruotare. Ma siamo al 76% del progetto e finora tutto è andato secondo i nostri piani”, ha precisato Gabrielli. La ricerca dei due corpi che non sono mai stati trovati – ha sottolineato il numero uno della Protezione – “è per noi prioritaria”, ma le operazioni di ricerca potranno iniziare “solo dopo che la nave sarà stabilizzata”.

Ma come è stata data la notizia all’estero? Per esempio l’AFP ha messo su Youtube un video che simula l’intervento:

La rimozione della Concordia… tra rischi e polemiche! Video shock.

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La data naturalmente ancora non è prevista, ma sarà decisa nelle prossime ore  durante un vertice. L’operazione però un nome ce l’ha “Parbuckling”. Il termine non è traducibile e deriva dal nome di un’imbracatura utilizzata per far rotolare oggetti cilindrici su un piano inclinato.  Una rotazione che presenta innumerevoli rischi e si sono accese quindi le polemiche sulle Grandi Navi. Quello che viene definito come il recupero più complesso mai tentata nella storia dei salvataggi della marina mercantile, sembra destinato a far restare con il fiato sul collo.

Quei 500 milioni di euro sembrano non garantire la sicurezza dell’ambiente e la salvaguardia dell’ecosistema. Prima di iniziare i lavori infatti vi era ottimismo, ora invece ai tavoli riservati, secondo molte indiscrezioni trapelate, ci sarebbero dubbi e perplessità. La prima naturalmente, secondo quanto riporta Il Corriere della Sera, il rischio di fessurazioni nel relitto a cui si sommerebbe quello della possibilità “che il falso fondale/piattaforma che dovrebbe sostenere per mesi la nave non regga l’impatto con lo scafo. Le colonne di sostegno , infatti, poggerebbero su un granito molto più friabile di quanto si stimasse prima di iniziare i lavori. Nella drammatica eventualità di cedimento del fondale il relitto della Concordia rischierebbe di scivolare oltre il crinale di roccia che lo ha fermato, scendendo a 70 metri di profondità. E lì rimanere. In gioco c’è la stabilità di un fragile ecosistema marino protetto e il futuro di un’isola e di un’intera comunità. Che il progetto riesca o meno, poi, rimangono sul tavolo le questioni legali. I fondi anticipati dal Comune, e che Costa non ha ancora completamente risarcito, e il riconoscimento economico dei danni causati. Una partita che si giocherà a suon di carte bollate e che rischia di durare anni”.

La storia infinita dell’Isola e della Concordia sembra non essere all’ultimo capitolo, intanto su internet spunta RT pubblica un video sui passeggeri appena tratti in salvo dalla nave. Il video amatoriale su Youtube fa tornare alla mente quella tragica notte all’Isola del Giglio.

Il marito di una dispersa della Concordia e l’immersione al Giglio

marito-dispersa-concordia-tuttacronacaE’ trascorso più di un anno da quando la Costa Concordia naufragò davanti all’Isola del Giglio e due persone risultano ancora disperse. Tra loro, Maria Grazia Trecarichi. Oggi il marito, Elio Vincenzi, è andato a immergersi nel sito de Le Scole, là dove impattò l’imbarcazione. L’uomo, che ha deposto un bouquet di fiori ai piedi dello scoglio, ha spiegato:  “Ho promesso a mia moglie di venire a trovarla qualche volta. E di questa stagione è preferibile rispetto alla prima immersione. L’acqua era così limpida che si vedeva la targa affissa sullo scoglio anche senza immergersi”.

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Naufragio all’italiana: Berlusconi veste i panni di Schettino

berlusconi-schettino-liberation-tuttacronacaLa notizia della condanna di Berlusconi ha fatto il giro del mondo apparendo sulle prime pagine di molti quotidiani. Tra questi anche il francese Liberation che ha intitolato il pezzo: “Naufrage à l’italienne”, con tanto di foto dell’ex-premier in versione comandante, un chiaro riferimento a Schettino che, dopo il naufragio della Costa Concordia, secondo alcuni stranieri e non, sarebbe diventato il simbolo internazionale dei disastri made in Italy. Del resto la Francia se ne intende a sua volta di “mala-navigazione” e, per questa volta, il quotidiano di sinistra ha volto lo sguardo al nostro Paese invece di ricordare gli scandali che hanno riguardato la gestione Sarkozy, il caso di Jerome Cahuzac, ministro delle Finanze del Governo socialista di Francois Hollande che si è dimesso per aver espatriato capitali all’estero sottraendoli al fisco nazionale.

Costa Concordia: arrivano le prime cinque condanne

costa-concordia-condanne-tuttacronaca13 gennaio 2012. La Costa Concordia, con a bordo 4.229 persone tra passeggieri ed equipaggio, naufraga davanti all’Isola del Giglio. In 32 perdono la vita. Ora sono arrivate le prime condanne: il giudice dell’udienza preliminare Pietro Molino ha confermato tutti i patteggiamenti per 5 co-indagati con Schettino: Ciro Ambrosio, Silvia Coronica, Jacob Rusli Bin, Roberto Ferrarini e Manrico Giampedroni, tutti accusati di omicidio plurimo colposo e lesioni colpose. La condanna più alta risulta essere quella per il capo dell’Unità di crisi di Costa Crociere, Roberto Ferrarini, per lui 2 anni e 10 mesi. L’hotel director della nave, Manrico Giampedroni, ha patteggiato 2 anni e 6 mesi. 1 anno e 11 mesi invece per l’ufficiale in plancia Ciro Ambrosio. L’altro ufficiale, Silvia Coronica, 1 anno e 6 mesi. Infine è di 1 anno e 8 messi la condanna per  il timoniere Jacob Rusli Bin.

Le misteriose borse di Schettino che portò Domnica

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Dalla tragedia al giallo della Costa Concordia. C’è un alone di mistero intorno alle borse che la  moldava Domnica Cemortan portò per conto di Schettino. In un intervista al Tg2 la moldava racconta:  «La sera del naufragio all’Isola del Giglio aiutai il comandante Schettino a portare delle borse. Erano momenti di confusione e ci si aiutava tutti. Non so cosa contenessero quelle borse ma lo aiutai» e poi precisa che querelerà i giornalisti che ipotizzarono una presunta relazione sentimentale con il Capitano. Come spiega l’avvocato della donna, Gianluca Madonna: «quelle illazioni hanno rovinato l’immagine personale della mia assistita, anche rendendogli difficile trovare lavoro in Italia».

Processo Concordia: Schettino chiede patteggiamento!

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Patteggiamento a 3 anni e 5 mesi! Questo chiede l’avvocato Donato Laino del collegio difensivo di Francesco Schettino, prima dell’inizio del processo per il naufragio della Costa Concordia, a Grosseto. La precedente richiesta di patteggiamento era però già stata respinta a maggio, mentre era stata concessa per altri 5 imputati nel procedimento.

Più complessa la posizione di Costa Crociere Spa rappresentata dal difensore Marco De Luca che pur sedendo tra i legali di Schettino, si è anche costituita parte civile per la perdita della nave.

In Usa va avanti il procedimento contro la  multinazionale del gruppo la Carnival, capogruppo di Costa Spa.

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