La Cina mangia gli Usa! Il drago si mangia l’aquila

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Non sono più gli Stati Uniti a essere in vetta al commercio mondiale, ma la Cina. Il sorpasso era nell’aria ma stavolta i dati diffusi oggi dal Governo cinese non lasciano più margini a una possibile ripresa da parte degli Usa: la somma del valore dei beni importati e esportati dalla Cina sull’intero 2013 ha raggiunto 4.160 miliardi di dollari, segnando una crescita del 7,6% rispetto all’anno precedente.

Secondo il Financial Times gli Usa pubblicheranno dati analoghi solo a febbraio, ma quelli sui primi 11 mesi dell’anno indicavano un valore totale sugli scambi pari a 3.570 miliardi, per cui è certo il sorpasso. Il quotidiano finanziario fa notare che si tratterebbe di un ritorno in testa alla classifica, perché gli studiosi dicono che la Cina era il Paese con i maggiori scambi globali anche durante la dinastia Qing, che ha regnato dal 1644 fino al 1912.

Secondo quanto scrive poi l’Huff Post:

Nel 2013 le esportazioni cinesi sono aumentate del 7,9%, a 2.210 miliardi di dollari, e al tempo stesso le importazioni sono salite del 7,3%, a 1.950 miliardi, evidenziando un buon trend della domanda interna. Il surplus del commercio estero è salito a 259,75 miliardi di dollari nel 2013, il livello più alto dal 2008, con un aumento del 12,8% rispetto all’anno precedente. Il commercio con l’Unione europea, primo partner commerciale della Cina, è risalito del 2,1% a 559,1 miliardi di dollari nel 2013. La Cina ha esportato beni per un valore di 339 miliardi nell’Ue, mentre le importazioni hanno raggiunto i 220,1 miliardi di dollari. Maggiore il balzo del commercio con gli Usa, secondo partner commerciale, salito del 7,5% a 521 miliardi di dollari. Le esportazioni cinesi negli Usa sono arrivate a 368,4 miliardi di dollari, mentre le importazioni a 152,6 miliardi.

Il sorpasso avviene mentre, per quanto riguarda il solo mese di dicembre, il surplus commerciale cinese si attesta ben al di sotto delle attese, con un saldo di 25,6 mld di dollari, contro i 33,8 mld del mese precedente. Gli analisti stimavano una performance attorno ai 32,6 mld.

La leadership commerciale è solo l’ultimo dei primati cinesi. La Cina è già il primo consumatore al mondo di energia, nonchè il maggiore mercato internazionale di auto. Il primato dell’Occidente è ormai un ricordo, per Bruxelles e Washington che faticano nel negoziato sull’area transatlantica di libero scambio rischia di essere troppo tardi per porre rimedio.

Crisi significa anche… opportunità di reinventarsi. La storia di Andrea

coltello-lamami-tuttacronacaAndrea Girolami è l’esempio di come, con un po’ d’inventiva, ci si possa reinventare e sia possibile cogliere nuove opportunità. L’uomo, approfittando della crisi, ha infatti reinventao 120 anni di storia del commercio di famiglia in un solo mese, disegnando una nuova linea di prodotti, riposizionandosi sul mercato e affermare un nuovo marchio scelto attraverso una chat di amici su WhatsApp.   Il risultato, in poco più di un anno, è il nuovo logo “Lamami” approdato ai magazzini Harrods (Londra) e Lafayette (Parigi). Un’accelerazione esponenziale ottenuta da Andrea Girolami che, come spiega il Gazzettino che l’ha intervistato, in pochi mesi ha rivoluzionato l’azienda di famiglia, la maniaghese Due Ancore, valorizzando il vecchio logo e quella passione nata nel 1885, quando il bisnonno Giovanni Beltrame diventò uno dei primi “favri da gros” di Maniago, fabbricatori di ferri pesanti e attrezzi agricoli.
Com’è accaduto?
“L’ideogramma cinese che rappresenta la crisi, significa anche opportunità. Siamo nati come “favri da gros” e diventati “favri da fin” (coltellinai, ndr). Poi il boom economico e l’esplosione di vendite di cazzuole edili, in seguito l’era delle mannaie, di cui detenevamo il primato mondiale. Fino al 2009, quando tra crisi economica e concorrenza di Cina e Portogallo, l’intero settore delle lame è stato investito dall’onda della crisi”.
Cosa ha significato per la vostra impresa?
“Dalle 40 mila mannaie siamo arrivati ai mille pezzi: prima la sindrome della mucca pazza, nel 2001, che ha raffreddato il consumo di carni rosse congelando anche il mercato della macelleria e delle mannaie. Tre anni fa l’azienda tedesca di cui eravamo fornitori di punto in bianco ha annullato tutte le commesse”.
Come avete superato il momento?
“Ricordo che era dicembre 2011. Ho guardato la foto del mio bisnonno e di suo fratello al battiferro e ho scelto di abbandonare la produzione professionale convertendomi al lifestyle: design e moda. Ora vendiamo ai negozi di arredo casa e frequentiamo le più importanti fiere, ci contattano riviste di settore”.
Cosa producete?
“Mi sono inventato una linea di prodotti sotto il marchio Lamami: dei libri di cartone che contengono una specie di kit. Il tutto all’insegna dell’innovazione di prodotto, dell’eco-sostenibilità, soprattutto del Made in Italy a chilometro zero. La cosa che più ci invidiano all’estero, sono i nostri distretti. È inutile continuare a produrre pensando di farci concorrenza l’un l’altro. Io ho dismesso quasi del tutto la produzione. Tutta la linea nuova è in grande espansione (+120% l’anno) ed è esternalizzata. Mi affido a fornitori solo nel raggio di 4 chilometri, ciascuno specializzato in una fase del processo e al massimo della qualità”.
E il rischio di essere copiati?
“Lo hanno già fatto! E per di più, un’azienda italiana che si rifornisce in Cina”.
E che avete fatto?
“Gli ho solo fatto una telefonata di biasimo. Del resto, se copiano il mio prodotto, vuol dire che funziona”.
Come è arrivato a Harrods e Lafayette?
“Partecipando alla fiera di Francoforte. La responsabile degli acquisti ha visitato per tre giorni il mio stand, poi mi ha fatto l’ordine. Se il prodotto è buono funziona. Bisogna andare alle fiere importanti e lavorare tanto in rete con altre imprese, fare co-marketing con altre aziende”.

Le tasse nascoste nel bilancio comunale: colpiti i liberi professionisti e l’arte

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Ci sono aumenti dovunque nella nuova legge di Stabilità. Lievi? A volte non molto lievi, altre il rincaro sarà soft ma scoraggerà quanti sarebbero entrati in un museo o in una mostra. Tali modifiche sono state ieri vagliate al consiglio comunale di Roma. ra le delibere propedeutiche al bilancio ci sono:

ZTL:  l’aumento da 593 a 610 euro della tariffa per l’accesso in centro storico per rappresentanti di commercio, giornalisti, partiti politici, enti locali, sindacati, ambasciate, ordini professionali. Passa da 75 a 76 euro la tariffa Ztl per le Forze di polizia, gli operatori sanitari, i medici convenzionati e da 55 a 56,38 euro quella per le auto del Vaticano. Ritocchi anche per le tariffe Ztl dei residenti, che passano da 77 a 78 euro e da 92 a 94 euro per i residenti con auto di potenza superiore ai 20 cavalli. Per i residenti che richiedono un secondo permesso Ztl, la tariffa passa da 322 a 331 euro (da 103 a 105 per i residenti di San Lorenzo e Testaccio) e da 386 a 397 per chi ha un’auto con più di 20 cavalli (da 124 a 126 euro per i residenti di San Lorenzo e Testaccio). Il provvedimento prevede anche l’introduzione di un costo per le riprese all’interno del museo della Repubblica romana: 666,67 euro per riprese di carattere scientifico-divulgativo e 2.083,33 per riprese di carattere pubblicitario.

MUSEI: Ritocchi per il biglietto di ingresso al Museo civico di zoologia: la tariffa ridotta passa da 3,5 a 4,5 euro mentre viene introdotta una variante tra tariffa residenti (che resta fissata a 6 euro) e tariffa non residenti, che sale a 7 euro. Viene poi proposta la modifica di alcune spese di istruttoria per il rilascio di licenze per il Trasporto pubblico non di linea: nei procedimenti più complessi il costo d’istruttoria passa dai 21 a 60 euro. Negli altri procedimenti, il costo resta invariato a 21 euro. Cambia anche il costo per le riprese fotografiche di beni culturali. La tariffa per ogni singola foto passa da 51,67 a 66,12 euro, quella da pagare per la duplicazione e l’uso editoriale diffuso passa da 103,33 a 247,93.

LOCULI: Infine, vengono modificate alcune tariffe cimiteriali. In particolare, il costo dei loculi passa da 2.040 euro a 2.099 per la prima fila e da 3.248 a 3.342 per la seconda fila. La cremazione per i residenti passa da 318 a 327 e per i non residenti da 460 a 473

COMMERCIO:Novità sono in arrivo anche sul fronte attività produttive, dove, ad esempio, le spese di istruttoria per l’avvio di attività di vendita di alimenti e bevande restano invariate a 305 euro. Viene però introdotta una specifica per le attività temporanee superiori ai cinque giorni, per le quali il costo di istruttoria della Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) sarà pari a 350 euro (150 se l’attività è inferiore a cinque giorni). Nuovi costi anche per chi chiude questo genere di attività (16 euro) e per chi la reintesta o la modifica (60 euro). Per l’apertura di grandi centri commerciali viene introdotta una progressività nel sistema tariffario delle spese di istruttoria da versare agli uffici tecnici capitolini: si pagherà ancora 1.550 euro se la struttura commerciale non supera i 4 mila metri quadrati e si salirà di prezzo al crescere della superficie, arrivando fino ai 20 mila euro di spese di istruttoria che saranno da sostenere per i centri commerciali con superficie totale superiore ai 100 mila metri quadrati.

Si aiuta così la ripresa? Tassando i liberi professionisti, il commercio e alzando le tariffe sui loculi e sulla cultura?

La ripresa che non ci sarà e la crisi del commercio!

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«Il 2014 non sarà certo l’anno di una ripresa sostanziale», il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio,  nel suo intervento nella giornata di mobilitazione nazionale per la legalità, ha parlato di abusivismo, contraffazione e della crisi che per le imprese continua a farsi sentire ancora molto forte. «Non sarà l’anno della ripresa — ha aggiunto Sangalli — anche per gli effetti di una legge di stabilità, che se non verrà corretta in parlamento, lascerà di fatto irrisolti i problemi strutturali della nostra economia, e soprattutto non avvierà quella stagione di riforme che auspichiamo da tempo». Poi l’intervento di Sangalli si è occupato di legalità: «Sette esercizi su 100 sono abusivi — ha spiegato — nei mercati ambulanti del Mezzogiorno si arriva a un abusivo su tre. Siamo in una situazione di allarme rosso e chiediamo, dunque, tolleranza zero contro ogni forma di illegalità».

Come spiega il Corriere della Sera:

Confcommercio ha realizzato infatti un’indagine su dati Istat e Censis che ha analizzato i riflessi economici dei mercati irregolari. Si tratta di «stime per difetto», ha fatto sapere l’associazione secondo cui a causa dell’illegalità rischiano di sparire 43.000 negozi regolari all’anno, insieme a 79.000 lavoratori. Lo studio, presentato dal direttore Ufficio Studi Confcommercio, Mariano Bella, evidenzia inoltre che il fatturato sottratto al commercio al dettaglio legale nel 2013 dovrebbe attestarsi a 8,8 miliardi di euro, pari al 4,9% del fatturato regolare. Il dato dell’illegalità nel commercio, ha spiegato Bella, «è molto superiore al Sud e nelle Isole rispetto al resto del paese». Riguardo al settore turistico, bar e ristoranti, nel 2013, il fatturato abusivo nel 2013 dovrebbe attestarsi a circa 5,2 miliardi, il 10% del volume d’affari del settore ( con rischio sopravvivenza per 27.000 imprese e 106.000 occupati regolari).

«Tanti imprenditori — ha aggiunto Sangalli — abituati da sempre a rimboccarsi le maniche hanno, lasciatemelo dire, incredibilmente ancora fiducia. Non chiedono allo Stato di lavorare per loro ma si meritano, e noi lo chiediamo a gran voce, una vita decisamente più facile, meno onerosa e più sicura nell’esercizio delle loro attività».

La risposta del ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, a Roma per l’inaugurazione dell’anno di studi 2013/2014 della Scuola di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza non si è fatta attendere: «Dopo una grave e prolungata crisi l’attività economica dell’Italia si sta stabilizzando e il paese si sta avviando ad una graduale ripresa. Nel 2014 — ha aggiunto — la dinamica del prodotto è stimata pari all’1,1%. A partire dal 2015 la crescita del Pil si porterebbe sui livelli vicini al 2%». Per quanto riguarda la legge di Stabilità il ministro è stato chiaro. «Non abbiamo a disposizione soluzioni semplici per reperire ulteriori risorse e concedere sgravi fiscali più ampi — ha detto —. Ora spetta al parlamento approvare la legge apportando quei miglioramenti considerati necessari nel rispetto dei saldi. L’elevato numero emendamenti non ci spaventa».

Quelle polpette dell’Ikea che tutti vogliono…

ikea_food_tuttacronacaSecondo quanto riporta Wsj.de, all’Ikea sono state vendute in tutto, finora, 150 milioni di polpette. A dimostrazione che quando il gruppo svedese decide di lanciare qualche prodotto, ci riesce. Il settore alimentare del colosso fattura quasi 1.5 mld di euro all’anno, eppure il nome continua ad essere noto per i mobili nonostate la società stimi che saranno circa 700 milioni le persone che mangeranno nei loro 300 punti vendita. L’idea di offrire un luogo dove rifocillarsi, pausa necessaria negli enormi negozi dove si possono impiegare ore alla ricerca di quello che serve, venne circa 30 anni fa al direttore di una filiale, Sören Hullberg. Ad accomunare mobili e cibo è il comune denominatore dell’Ikea: prezzi bassi. Ecco che così sono arrivati piatti a casa di manzo, salmone, renna affumicata e le celebri polpette Köttbullar. A cui si aggiunge una specialità nazionale a seconda del Paese che ospita il locale. Michael Lacour, responsabile della divisione alimentare, spiega che lo scopo è tagliare i costi: “Stiamo sviluppando un menu nello stesso modo in cui progettiamo i mobili partendo dal prezzo finale”. E se a inizio anno aveva fatto tanto scalpore lo scandalo della carne di cavallo, rientrata l’emergenza, i clienti Ikea non hanno certo smesso di gustare le saporite, ed economiche, polpette.

C’è odor di truffa alla pompa di benzina!

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Oltre il 14% su circa 1000 distributori ispezionati dall’inizio del mese d’agosto dalla Guardia di Finanza, hanno presentato delle irregolarità. 11 i gestori denunciati per frode in commercio o uso di strumenti di misura alterati, 68 hanno ricevuto una sanzione amministrativa e 59 tra colonnine e pistole erogatrici sono state sequestrate. In particolare, nei casi più gravi, è stato riscontrato che veniva aggiunta acqua nel gasolio o presentavano una erogazione di carburanti inferiore dell’8-10%.

 

Un’Italia in saldo: da domani via agli sconti

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Da domani i saldi saranno nelle vetrine di tutt’Italia e non più solo in Basilicata, Campania e Molise dove erano partiti già dal 2 luglio. Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio, ogni famiglia spenderà in media, per l’acquisto di articoli di abbigliamento e calzature in saldo, appena 229 euro per un valore complessivo di 3,6 miliardi di euro.

“Siamo consapevoli – sottolinea Renato Borghi, Vice Presidente di Confcommercio e Presidente di Federazione Moda Italia – delle difficoltà che attraversano le famiglie italiane dal punto di vista del reddito disponibile, pertanto è prevedibile un leggero calo rispetto all’anno scorso con uno scontrino medio intorno ai 100 euro” contro i 103 dell’anno precedente e i 117 del 2010.

“Siamo peraltro fiduciosi – afferma – che i saldi, che preferisco definire di ‘inizio stagione’, sapranno incontrare le più diversificate esigenze dei consumatori, sia per quantità, qualità e assortimento dei prodotti invenduti, che per gli sconti che prevediamo possano superare il 40% “Le vendite in questo periodo, insomma, pur in un contesto difficile, potranno dare effervescenza alle vendite e rappresentare per i consumatori italiani e i turisti stranieri un’occasione per acquistare quei capi d’abbigliamento desiderati nel corso della stagione”.

 

Ratificato il trattato contro le armi all’Onu!

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Il trattato definisce per la prima volta gli standard internazionali per la compravendita di armi, legandoli al rispetto dei diritti umani: non controlla l’uso domestico delle armi, ma richiede che i membri si dotino di normative nazionali sul trasferimento delle armi e delle loro componenti. È previsto inoltre il divieto, per gli Stati che ratificano il trattato, di trasferire armi convenzionali in caso di violazione di un embargo, atti di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Per autorizzare o meno l’esportazione, il testo prevede che siano i Paesi a valutare se le armi potrebbero essere usate per violare i diritti umani o essere utilizzate da terroristi o dalla criminalità organizzata.

Lo storico via libera odierno al trattato da parte degli Usa è arrivato in particolare grazie alla svolta impressa dal presidente Barack Obama. I Paesi che hanno votato contro sono, senza sorprese, Siria, Iran e Nord Corea, gli stessi cioè che la settimana scorsa hanno bloccato il via libera unanime, per alzata di mano.
Tra gli astenuti ci sono Russia, Cuba, Venezuela e Bolivia. Nella sala dell’Assemblea Generale dopo il voto è scattato un applauso per sottolineare l’ampio sostegno al primo trattato per regolare il multimiliardario commercio delle armi.

Meglio tardi che mai!

Non si vende! Da alimentari ad abbigliamento consumi a picco in Italia

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