Il comico Stefano Ranucci, “Rana”, ferito in un incidente

rana-incidente-tuttacronacaE’ rimasto coinvolto in un incidente stradale mentre era in sella alla sua Vespa mercoledì pomeriggio Stefano Ranucci, in arte “Rana”. Il comico e cabarettista ha urtato una Panda che si era fermata per immettersi su un’altra strada a Tornette, ad Ancona. L’uobo, che battendo il viso ha perso conoscenza, è stato fatto rinvenire da un medico suo conoscence che subito l’ha soccorso. Dopo le prime cure sul posto, Rana è stato accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale di Torrette per tutti gli accertamenti e ora è ricoverato in ospedale. Le sue condizioni non sono preoccupanti.

Qualcuno era comunista perché… Intervista a Enrico Bertolino.

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E’ lunga e amara l’intervista di Enrico Bertolino all’Huffington Post. Un comico che ha sempre cercato di portare l’attualità in scena, di evidenziare strappando un sorriso quel “malessere” quotidiano. Milanese come pochi lo sono stati. Forse per capire la Milano di Bertolino bisogna avere nel sangue un po’ di Gaber, di Jannacci, Vanoni. Forse è necessario stupirsi di una periferia come Rogoredo per quel tessuto storico che s’annida in quelle strade, come è necessario saper distinguere e “assaporare” le diverse porte della città. Ogni porta è una storia, ogni porta è un simbolo e oggi, una realtà diversa di una città in continua evoluzione che sta forse perdendo però lo smalto e l’identità.

All’Huffington le parole di Bertolino suonano come un Requiem, anche se quella speranza ancora non è perduta, forse c’è ancora davvero da credere che qualcosa possa ancora cambiare il degrado e l’indifferenza che si respira ormai nel capoluogo Lombardo.

Quali sono i punti di contatto tra il suo lavoro di attore e autore e la poetica del cantautore milanese?

La motivazione principale che mi ha spinto a partecipare è la profonda stima nei confronti del lavoro di Gaber e poi la grande amicizia che mi lega a Dahlia (figlia dell’artista e di Ombretta Colli, nonché organizzatrice dalla manifestazione, n.d.r.), tant’è che sono stato presente anche in altre edizioni del festival. Non può che essere un piacere venire accostati al lavoro di Gaber, anche se i punti di contatto in realtà sono pochi: io faccio teatro comico puro, mentre lui faceva un lavoro un po’ più profondo, metteva in scena il teatro di denuncia che poi confluiva nel teatro canzone con l’utilizzo di vari musicisti, oltre ad essere lui stesso un musicista. Questa contaminazione di generi comunque è proficua e io infatti porterò in scena questo spettacolo insieme ad un musicista dedicandolo ad uno dei monologhi di Gaber che più mi ha colpito, “Qualcuno era comunista perché”, che trovo di un’attualità straordinaria.

Qual era l’aspetto che più connotava Gaber?
Quello di non essere politicamente incasellabile, non aveva mai un bersaglio fisso per le sue critiche…per questo “Qualcuno era comunista perché” è così attuale, sembra parlare del Pd di oggi, infatti stiamo mettendo su un monologo simile che dice “Qualcuno non è più del Pd perché…”, e a forza di aggiungere perché potremmo fare uno spettacolo di qualche ora”.

Cosa pensa che avrebbe scritto di un paese che chiama le donne “orango” o minacce di squartarle via web?

Avrebbe parlato di un paese alla deriva sotto il profilo dei valori, che è ancora peggio di non avere un governo: senza governo ci si può autogestire, come dimostra il Belgio, non avere un sistema valoriale porta il paese nel baratro. La cosa preoccupante non è tanto che un imbecille dica una cosa o la scriva su internet, ma è la reazione tardiva e sempre più soporifera della gente e Gaber – per quel che so di lui – aveva evidenziato questo senso di rassegnazione tipico degli italiani. Già in passato ho parlato di TRC, tasso di rassegnazione del cittadino, che sta crescendo più dello spread.

Già nel 2010 lei aveva sottolineato questo andamento…

E ora è ancora più preoccupante, anche perché penso che sia uno strumento volutamente applicato – far crescere questo tasso – per tenere a bada la gente, del resto controllare un popolo rassegnato è più facile, è come controllare un gregge…anche se in questo caso viene in mente la famosa frase di Mussolini: “governare gli italiani non è difficile, è inutile”.

Passando ai temi economici, considerato il suo passato come consulente d’azienda a Milano, ritiene che la strada del declino industriale evidenziata dalla vendita dei nostri marchi all’estero, sia ormai segnata?

Purtroppo temo che sia un destino inevitabile per un paese che non ha avuto mai delle risorse in termini di petrolio e di produzione di energia, ma solo la creatività, che adesso però viene portata all’estero perché è difficile fare qualcosa in un paese che ti martella di tasse. Chi può fare cassa adesso vende, così come è successo in passato in altri paesi come il Brasile. C’è da sperare che tutto questo faccia scattare una nuova molla di creatività: se fossi ancora nel campo del business finanzierei le start up, perché per ogni azienda vecchia e gloriosa che viene venduta, ce n’è una nuova e giovane che può nascere. Credo che un fondo d’investimento oggi dovrebbe investire sui giovani, e non solo a livello sperimentale, ma anche finanziando delle start up che già sono attive e lavorano bene. In altri casi secondo me è meglio vendere, la maison che ha preso Loro Piana può dare valore al marchio.

E’ giusto pensare che questo declino economico porti ad un declino culturale?

Non mi arrogo il diritto di fare una disanima generale, però ci sono alcuni segnali negativi: l’affitto di Ponte Vecchio a 120mila euro è preoccupante, perché come diceva il professore De Marchi il problema non è affittare un museo; ma un ponte non è un museo, è un luogo di transito, e poi bisognerebbe affittarlo come il Louvre che dà le sue sale a milioni di euro. Ma affittare Ponte Vecchio per quella cifra è svendere la cultura. Infatti ora gira il nome di Pontezemolo, visto che il sindaco Renzi l’ha affittato al suo amico. Credo anche che l’impoverimento culturale del paese passi anche dalla svendita e dalla chiusura dei teatri, su questo Gaber avrebbe avuto da dire: a Milano lo Smeraldo diventerà Eataly, va bene che ci sia questo centro commerciale per il cibo di qualità, ma non in un teatro…i teatri andrebbero finanziati dal governo in maniera consistente…non penso che i greci svendessero Taormina per farci un supermercato. Non sto parlando per me, in fondo un comico può andare ovunque a fare il suo show, pure in un supermercato durante i saldi, ma è per il concetto stesso di teatro, che così viene svilito, e per tutti quelli che lo fanno e lo faranno in futuro.

C’è chi questo declino in parte lo teorizza attraverso il concetto di decrescita felice, in particolare i grillini, lei che ne pensa?

Penso che ci sia del masochismo in tutti, come quelli che teorizzano la resilienza vivendo nell’esasperazione del dolore, ma va anche bene…ognuno si dà la risposta che vuole: se sai che devi fare 40 km a piedi, magari dici che stai facendo una marcia, nel senso che una camminata snervante e faticosa, la si può trasformare in sport. Punti di vista. Per me la componente positiva della decrescita felice è riadattarsi a vivere con poco, ma è un concetto che appartiene più a San Francesco che a Grillo. Credo che l’Italia abbia bisogno di più gente che lavori con passione, non solo in politica, ma siccome si dice che ogni paese ha il governo e la gente che si merita, noi di male dobbiamo averne fatto parecchio.

Abituarsi a fare a meno del superfluo è un conto, ma da un punto di vista macroeconomico la decrescita felice può essere un problema?

Non dobbiamo adattarci all’idea che il ritorno all’aratro sia la soluzione, dipende da come si interpretano i concetti: slow food non è mangiare piano, ma ad esempio dare valore ai prodotti a km zero e a quelli stagionali. Per me decrescita felice è un po’ come suicidio assistito, un concetto che può diventare pericoloso se interpretato male.

Passando ai partiti, Grillo sostiene che una sola consonante separi Pd e Pdl, lei crede che ci vorrebbero idee alternative a quelle del Pd sulle questioni economiche?

Secondo me ci vorrebbe un partito di sinistra, cosa che il Pd non è più da un po’ di tempo. In generale ci vorrebbero partiti con più persone disposte a seguire le regole, piuttosto che a riscriverle. Sono andato a votare tre volte alla primarie, per un totale di sei euro, e ancora non ho avuto un riscontro, c’è un partito che non rappresenta per niente ciò per cui ho votato. Faccio un esempio: c’è un personaggio che doveva diventare leader e presidente del consiglio che oggi è stato messo in magazzino come un cartonato, ovvero Bersani…non si sa nemmeno dove sia in vacanza. E’ un partito senza guida, nello spettacolo avevamo tradotto Pd: Perennemente Divisi o Purtroppo D’Alema. In questo nuovo show ci sarà spazio per una canzone che cita Vasco sulle larghe intese: “voglio una vita spericolata, voglio un’intesa molto allargata”.

La vede come un’anomalia?

Questo è il paese delle grandi anomalie: il Pd è un partito di sinistra, ma senza presenze di sinistra; poi c’è il gruppo misto, un grande bollito con tanti pezzi dentro. Ma in un paese civile se uno si sfila dal partito con cui è stato eletto, non dovrebbe dimettersi e aspettare le elezioni successive per ricandidarsi? Se non sbaglio nel gruppo misto oggi c’è ancora Rosy Mauro, se non l’hanno cacciata via, ma una così dovrebbe sparire…è una badante, diciamolo chiaramente. E poi Fini che fine ha fatto? E’ stato Presidente della Camera, un ruolo istituzionale importante, e oggi è sparito. Casini, invece, ha dettato legge per 20 anni con un partito di netta minoranza. Succede spesso così, ci sono personaggi politici – come Bersani – che sembra che siano destinati a guidare il paese, e poi vengono dimenticati dall’oggi al domani.
Anche a Monti in parte è successa la stessa cosa: gradimento altissimo durante il governo e poi la débȃcle elettorale…
Avendolo avuto come Rettore all’università posso dire che l’uomo che conoscevo non è quello con il cagnolino in mano che beve la birra da Daria Bignardi. Se ho capito bene ha intenzione di trasformare la Lista Civica in un partito…direi che l’hanno fatto integrare perfettamente nel sistema, è arrivato incontaminato e ora ha preso tutti i virus possibili. Come Rettore era temuto, era schivo e molto riservato, però penso che al di là degli sforzi imbarazzanti per fare il simpatico ai comizi, la sua integrità non sia minimamente in discussione.

La figura di Enrico Letta è chiaramente di sinistra o potrebbe essere un presidente del consiglio proveniente indifferentemente da Pd o Pdl?

Per come lo conosco io Letta è molto equilibrato, è figlio politico di Beniamino Andreatta, uno degli ultimi politici seri che abbiamo avuto in Italia. Sta gestendo una situazione difficile, il tutto è tenuto insieme – come si dice a Milano – con il Bostik…se si stacca un pezzo non riesci più a tenere in piedi il resto.
In un libro ha messo in luce vizi e difetti dei milanesi, com’è oggi Milano? E’ ancora la capitale economica del paese?
Essere capitale economica di questo paese è diventato facile, potrebbe succedere pure a Bergamo. Milano sta affrontando una sfida importante con l’Expo del 2015 e vedo che c’è una corsa affannosa a creare quella che io ho chiamato Milanhattan, ovvero una “Manhattan dei poveri”. Dove vivo io vedo costruire palazzi enormi accanto a case anni ’60, stanno dubaizzando Milano, ma a Dubai c’è il deserto, qui no. Il problema è che il TRC in questa città è molto alto: ci possono asfaltare davanti casa e metterci un muro per non farci uscire, tanto il milanese dirà: “vabbè, scendo dalla finestra”…L’Expo poteva essere una bella opportunità, ma rischia di diventare un problema perché mancano i fondi e quando mancano i soldi chi ce li mette è o l’emiro del Qatar o la ’ndrangheta.

 

 

Uno sguardo… i crauti!

La ricetta puoi trovarla QUI!

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Monica Vitti sul set di… L’Eclissi di Michelangelo Antonioni –

Monica Vitti sul set di… La Notte di Michelangelo Antonioni

Monica Vitti sul set di… L’avventura di Michelangelo Antonioni

Gente di Roma… Monica Vitti!

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Uno sguardo all’Eur… il palazzo dei Congressi

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Uno sguardo all’Eur… il palazzo dell’INA

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Uno sguardo all’… EUR, Roma!

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Grillo contro Renzi “è un cartone animato”… E lui è un comico?

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Il sondaggio Swg affida la palma d’oro della fiducia a Matteo Renzi. Nel sondaggio il sindaco di Firenze non ha rivali, gli italiani  sono con lui… forse un po’ troppo tardi! E il politico che manovra le sorti del paese da fuori il Parlamento che fa? Insulta! Non sapendo più dove trovare l’approvazione, dopo il brutto scivolone dell’approvazione di Grasso al Senato, l’M5S non può far altro che attaccare… nel mirino c’è Matteo Renzi.

Il comico genovese se l’è presa con il sindaco di Firenze durante un’intervista alla tv turca Trt registrata per la verità qualche giorno fa. “Renzi? – dice il leader del M5s – È un cartone animato e lo chiamano Copia-e-disincolla. Lui copia e dice: se noi facciamo le cose che fa Grillo, Grillo non esisterebbe…”. Così Grillo replica alla giornalista che gli chiede se il M5S avrebbe avuto lo stesso successo se Renzi avesse guidato il Pd alle elezioni.

Ma Grillo non era il comico di indiscusso intrattenimento dal pensiero cristallino e dalla battuta pronta? Come mai le sue battute non fanno più ridere? Renzi è un cartone animato o il copia e disincolla sono solo offese sterili… Forza Beppe, puoi fare di meglio che insultare chi ti ha superato! 

Ma l’invettiva del “comico” prosegue e si scaglia contro il segretario della Lega Nord, secondo il quale il fenomeno grillino non durerà più di due anni. “Maroni? È un rappresentante della L’Oreal, di profumi, di sciampi..Ma dai!”, taglia corto il leader del M5S.

Grillo spera di evitare il ritorno a breve alle urne. “Spero di no.. ci sarà un accordo sicuramente tra di loro. Quella che fanno Pd e Pdl è sola una manfrina. Ma ora devono fare un accordo alla luce del sole”. Per il leader del M5s, d’altra parte, se Pd-Pdl “l’accordo lo fanno sono morti politicamente”. Per questo “dicono: ‘siamo costretti a farlo’, dando la responsabilità a noi”.

Se torniamo alle urne sicuramente i 3% persi si faranno sentire sul risultato finale del M5S!

Un vulcano in vendita!

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Va in vendita la casa futuristica del famoso comico Bob Hope. Prezzo di mercato 50 milioni di dollari. La dimora a forma di vulcano, di oltre duemila metri quadrati abitabili, si trova a Palm Springs in California ed e’ stata disegnata dall’architetto John Lautner.
Situata nei pressi della Coachella Valley, la casa ha un enorme giardino, campo da tennis, un laghetto e due piscine, una con la forma del profilo del comico morto dieci anni fa a cento anni.

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Uno sguardo alla… crostata di albicocche

La ricetta puoi trovarla QUI!

crostata-albicocche-tuttacronaca

 

Regola sulla scena di… Borotalco di Carlo Verdone

Regola sulla scena di… Bianco, Rosso e Verdone di C. Verdone

La scena del seggio elettorale fu girato nello stesso palazzo dove visse la famiglia del regista, dagli anni Quaranta alla morte di suo padre Mario Verdone.

Regola sulla scena di… Stasera a casa d’Alice di Carlo Verdone

La location esterna del palazzo dove abitano i due cognati Saverio e Filippo con le rispettive mogli è in Via Giulia 167. Gli interni e le scene sul terrazzo invece, furono girati a Via di Montoro.

Gente del quartiere Regola… Carlo Verdone!

 

Uno sguardo al quartiere Regola… Via Giulia!

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Uno sguardo al quartiere Regola… Lungotevere!

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Uno sguardo al… quartiere REGOLA, Roma!

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C’è Comico e… Comico!

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Carlo Verdone racconta Albertone. Lo fa partendo dalla casa, da quello che è lo specchio di ogni persona, che ci conosce intimamente, che contiene la “nostra vita” prima che le nostre cose. Alberto e la sua casa museo con tanto di teatro costruito negli anni Sessanta, il ricordo delle sue ‘discrete’ storie d’amore da parte di Goffredo Fofi e, soprattutto, Carlo che “indaga”  e fa emergere una figura, quella più privata, che non è nota al grande pubblico. Sulle tracce di un grande attore comico scomparso dieci anni fa, i fratelli Verdone cercano di ricostruire la storia di quegli anni, il cinema, la commedia dell’arte, i personaggi nati dalla capacità di osservazione e di riproduzione caricaturale che solo i grandi geni sanno compiere attraverso un percorso di rielaborazione.

Vanno in scena anche le testimonianze di Gigi Proietti, Emi De Sica, Gian Luigi Rondi, Christian De Sica, la sorella dell’attore Aurelia, Franca Valeri, Carlo Vanzina, Pippo Baudo, Dino De Laurentiis, Ettore Scola, Claudia Cardinale e Fulvio Lucisano. Tutti raccontano il “rivoluzionario” Sordi, “l’inquisitore dei difetti italiani”!

“Questo nostro documentario – dicono i due autori – vuole essere un omaggio a un grande attore che rappresenta la tradizione dello spettacolo romano ai più alti livelli e che negli anni si è rivelato anche di fondamentale importanza per la nascita e lo sviluppo della migliore commedia all’italiana.

Un attore assolutamente rivoluzionario, all’inizio della sua carriera, tanto da scardinare le impostazioni da Accademia Teatrale canonica creando stupore e sbalordimento sia nel pubblico che nella critica. Sordi è stato una maschera ineguagliabile che conteneva tutte le fragilità, le miserie, i tic e i difetti dell’italiano meglio. Non quindi una maschera regionale ma una maschera universale”. Alberto Sordi, spiega Verdone nell’incontro con la stampa, é stato un attore “troppo imitato”, un uomo “abitudinario e anarchico allo stesso tempo, lo scopo di questa operazione é quella di far capire ai giovani, a chi non conosce Alberto Sordi, che c’é stato prima di loro. Non è possibile che si conoscano solo Tarantino e Lynch. Bisogna invece omaggiare il passato e far conoscere non solo Sordi, ma personaggi come Pietro Germi e Blasetti. Bisogna rituffarsi nel passato per poter creare il cinema del futuro”.

In un’Italia allo sbando, dilaniata da politiche sbagliate, da poteri occulti, da una finanza oppressiva, forse ripartire dai nostri “difetti” con uno sguardo al futuro, ricordarci da dove veniamo e avere davanti agli occhi chi è in grado di farci sorride… è un ottimo turbo per ripartire e invertire la rotta. In fondo la corruzione c’era, era insita nel nostro animo, ma c’era anche la generosità e un po’ di sana ingenuità… ora c’è solo rabbia, odio e invidia… abbiamo lasciato il marcio dei personaggi di Sordi e non abbiamo conservato il lato ludico… gli italiani ormai sono tetri e sorridono solo quando possono volgere lo sguardo altrove… a un Tarantino, a un Linch… a quell’estero che tanto ci piace, perchè ci accoglie, perchè non ci fa sentire al posto sbagliato nel momento sbagliato… ma veramente non possiamo più avere un occhio “italiano”?

 

Arriva “Alberto il grande” firmato Carlo Verdone!

IL racconto di un’amicizia, una storia lunga e bellissima, gli aspetti privati di un personaggio fra i più amati che la storia dello spettacolo ricordi. Alberto il Grande: così si intitola il documentario realizzato da Carlo Verdone e dal fratello Luca (con l’assessorato alla Cultura della Regione Lazio) per celebrare i dieci anni dalla morte di Alberto Sordi, scomparso il 24 febbraio del 2003. Un viaggio appassionante nei luoghi-simbolo della vita dell’attore, dal rione Trastevere, dove nacque, a via delle Zoccolette, dove visse a lungo, “dirimpettaio” di casa Verdone, a via Druso, vicino alle Terme di Caracalla, dove sorge la magnifica villa in cui abitò dal 1958 fino alla sua morte.

“Questo documentario è una carezza che abbiamo voluto dare ad Alberto – dicono Carlo e Luca Verdone – e vorremmo che tutti coloro che come noi lo hanno amato, tutte quelle migliaia di persone che hanno fatto la fila per ore alla camera ardente per dargli l’ultimo saluto dieci anni fa, avessero la possibilità di ricordarlo ancora una volta insieme a noi”. Il debutto di Alberto il Grande sarà quindi un evento popolare: il documentario sarà presentato con una serie di anteprime aperte a tutti, martedì 19 febbraio al cinema Adriano: tre sale dedicate, con due spettacoli gratuiti, alle 19.30 e alle 21.30. Per entrare in sala bisogna prenotare sulla pagina dedicata del sito dell’assessorato alla Cultura.

 

 

Avrebbe avuto 60 anni! Auguri a Massimo!

Una intera classe che si ritrova a piu’ di 25 anni dal diploma per ricordare Massimo Troisi, nel giorno in cui l’attore di San Giorgio a Cremano (Napoli) avrebbe compiuto 60 anni. Accadra’ oggi a Torre del Greco (Napoli), nella sede centrale dell’istituto Pantaleo in via Cimaglia, li’ dove Troisi si diplomo’ nel 1977.

Si tratta di una mattinata dedicata al ricordo dell’attore scomparso nel 1994, per una serie di manifestazioni alle quali prendera’ parte anche Luigi Troisi, fratello di Massimo, oltre al sindaco di San Giorgio a Cremano, Domenico Giargiano.

Sara’ il preside del Pantaleo, Carlo Ciavolino, a tratteggiare la figura dell’attore specie nei suoi anni trascorsi nell’istituto torrese. Per l’occasione il dirigente scolastico ha riunito i compagni di classe dell’attore, diplomatosi geometra, che a loro volta racconteranno episodi di vita vissuta all’epoca della frequenza con Troisi nella scuola. Sarà poi l’attore Ernesto Mahieux a declamare la poesia che Roberto Benigni dedico’ a Troisi nei giorni della prematura scomparsa.

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