Oscar Pistorius: il business è tutto su di lui!

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Manca poco più di un mese all’inizio del processo che vedrà alla sbarra Oscar Pistorius, il campione paraolimpico sudafricano che causò la morte della fidanzata Reeva Steenkamp. Volontà omicida o tragico incidente? Quello che è certo è che l’attenzione mediatica continua ad essere rivolta su di lui: una copertina dal titolo “Gunman” è apparsa sul Time, decine di interviste a chiunque possa avere qualche connessione con la vicenda si leggono sui magazines sudafricani, i paparazzi non smettono di seguirlo. Non c’è da meravigliarsene se ai poliziotti che per primi sono entrati nell’abitazione di Pistorius una delle principali testate giornalistiche internazionali ha offerto 40 mila euro per gli scatti dei loro smartphone. Gli agenti però non sonpo potuti cadere in tentazione: i vertici della polizia hanno confiscato i cellulari di tutti quelli che lavorano al caso! Non poteva mancare, a questo punto, l’interessamento delle grandi case editrici: è stata l’americana Pan McMillan, alla fine, ad aggiudicarsi i diritti d’autore della storia che diventerà un libro dal titolo “Behind the Door: The Oscar and Reeva Story” e verrà pubblicato a processo terminato. Ma sugli scaffali arriverà anche, per Penguin, “The Oscar Pistorius story”, con la firma del giornalista britannico John Carlin, a lungo corrispondente dal Sudafrica, mentre la sudafricana Zebra Press, che ha acquisito i diritti per il mercato inglese e del Commonwealth, pubblicherà “No More Heroes: Oscar Pistorius’s Fall from Grace” ad opera di Jacques Steenkamp (nessuna parentela con la vittima) e Gavin Prins. Per gli appassionati di e-book, infine,  la giornalista investigativa Laurianne Claase ha redatto “Pieces of the Puzzle: A guide to the Oscar and Reeva case”. Nel frattempo ad Hollywood si cerca di scoprire chi potrebbe interpretare Pistorius sul grande schermo: ci sarebbero già due copioni pronti sulla vicenda ed il ruolo di Reeva, stando alle prime indiscrezioni, dovrebbe essere affidato a Charlize Theron. Per quello dell’atleta, si vocifera su Ryan Gosling, fisicamente molto simile al “Blade Runner” sudafricano, ma l’attore pare che stia pensando di prendersi un periodo di riposo prima di debuttare dietro la macchina da presa. Ovviamente, non poteva mancare il coinvolgimento dei social network: un gruppo di sostenitrici virtuali del corridore, sotto l’egida dell’hashtag #Pistorians, difendono a colpi di tweet la causa del loro idolo. Tutti ai nastri di partenza qiundi, in attesa di scoprire quali saranno le parole che chiuderanno la storia: colpevole o innocente?
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Le parole contro la Chiesa potentina della mamma di Elisa Claps

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Cosa può provare una madre a cui il cadavere della figlia è stato nascosto per 17 anni?

Filomena Jemma, madre di Elisa Claps, è una di quelle donne che hanno lottato per anni nell’ombra contro  l’omertà che per anni ha coperto un assassino e una vittima.

«Ora la Chiesa potentina mi dica tutta la verità su quel cadavere di Elisa «nascosto» per diciassette anni nel sottotetto della Trinità, la parrocchia che Elisa frequentava e dove entrò, in quella domenica di settembre di venti anni fa, e non sarebbe mai più uscita. Danilo Restivo è l’assassino di mia figlia, ma dietro di lui ci sono i complici morali: quelli che lo hanno ”coperto”, quelli che hanno consentito che lui, in giro per il mondo continuasse a seminare morte…»

Processo Claps confermata condanna a Restivo per 30 anni.

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Confermata la condanna per Danilo Restivo a 30 anni di carcere per l’omicidio di Elisa Claps. Nessun dubbio quindi nella colpevolezza, nonostante in aula si sia assistito a un serrato botta e risposta fino alla fine.

In attesa che i giudici decidessero, anche stamattina il pm Rosa Volpe e i legali di Restivo, Alfredo Bargi e Marzia Scarpelli, hanno chiamato in causa i punti salienti di questa storia: il giorno, il luogo dell’omicidio, la traccia del dna di Restivo trovata sulla maglia che Elisa indossava il giorno della sua morte, ma anche le tracce di sangue sugli abiti di Restivo di quel 12 settembre 1993.

Per l’accusa, quelle tracce di sangue sugli abiti erano la prova del tentativo di difesa della giovane e dell’omicidio appena commesso da Restivo; per la difesa, Restivo ha detto che aveva sì sporcato di sangue sia i pantaloni che la camicia “tanto è vero che una volta tornato a casa dopo essere stato in ospedale sono stato costretto a cambiarmi”, ma è anche vero che, dice Bargi, “nessuno in ospedale ha notato tali macchie e se davvero Restivo avesse ucciso Elisa, gli spruzzi di sangue sarebbero stati in ogni parte”; le macchie erano invece state determinate da una piccola ferita causata dalla caduta lungo le scale mobili.

Momenti duri, quelli in aula, davanti ai quali la mamma di Elisa è spesso uscita fuori dall’aula. Non sopportando che qualcuno come la difesa abbia potuto insinuare che Elisa potesse essere stata, quel giorno, in qualche modo consenziente e seguire Danilo in quel sottotetto volutamente.

Danilo Restivo è rimasto impassibile di fronte alla conferma della sentenza di condanna. Filomena Iemma, la mamma di Elisa invece è scoppiata in lacrime. “Ci fosse stata mia figlia…”, le prime parole di mamma Filomena. I fratelli di Elisa, all’uscita di Danilo dalla cella per il carcere, gli hanno detto: “Buon viaggio”.

Restivo si proclama innocente: voglio portare i fiori sulla tomba di Elisa

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“Io non ho ucciso e non ho idea di chi sia stato.”Il mio desiderio – aggiunge Restivo – e’ un giorno quello di portare i fiori sulla tomba di Elisa”.  Rivolge poi un appello all’assassino: “Costituisciti, io sono in carcere da innocente”.  Filomena Iemma, madre di Elisa, non ce l’ha più fatta ed è uscita dall’aula. La lettera di Restivo e la sua richiesta di udienza pubblica sembrano molto un gesto di sfida, anche se è lo stesso Restivo a smentire, non vuole sfidare nessuno vuole solo porgere le “condoglianze” alla famiglia.

Gli avvocati di Restivo hanno portato in aula una maxi cartina della città di Potenza  “per spiegare ai giudici popolari cosa è accaduto quel giorno ricostruiremo i movimenti non solo di Restivo ma anche di tutte le persone coinvolte”.

Chico Forti: una storia d’ingiustizia americana!

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Amanda Knox probabilmente non tornerà in Italia per il processo, ma Enrico (Chico) Forti resta in America. Enrico è un giovane italiano, che viveva a Miami, accusato di essere il mandante dell’omicidio di Dale Pike, morto il 14 febbraio 1997, figlio di un socio d’affari, mentre colui che ha sparato non è mai stato trovato. Dopo un processo di soli 24 giorni, Chico è stato giudicato colpevole e condannato all’ergastolo senza condizionale. L’accusa è parsa convinta che Forti volesse truffare il socio, Anthony Pike, da cui doveva acquistare un albergo, ignorando il fatto che l’uomo non era più il proprietario dell’immobile. In molti ancora credono alla sua innocenza, convinti che sia stato incastrato. Il corpo di Pike, nudo e prono, è stato ritrovato su una spiaggia nota per essere un punto di ritrovo per coppie omosessuali, con pochi oggetti personali, utili per scoprirne l’identità, sparsi attorno a lui. Perchè sarebbe stato incastrato Chico? Probabilmente per coprire qualcun altro, forse il faccendiere tedesco Thomas Knott, che Paul Steinberg, l’avvocato di Enrico, descriveva così: “Non ho mai incontrato Thomas Knott,  ma ho saputo che e’ tedesco, ex tennista professionista, e delinquente incallito. E’ stato arrestato per spaccio di droga e varie truffe in Germania, da lui stesso confessate. Thomas Knott stava qui a Miami, e viveva in affitto in un appartamento vicino a Forti.
Knott si comportava dandosi delle arie da gran signore, ma in quel periodo continuo’ la sua attivita’ di faccendiere, truffando molte altre persone, fra cui Tony Pike.”

Cos’è che dimostra la colpevolezza di Chico allora, già principale indiziato della polizia di Miami due giorni dopo l’omicidio? La polizia lo chiama per un interrogatorio e lo avvisa che i Pike, padre e figlio, sono stati uccisi entrambi e che anche lui potrebbe essere nel mirino dell’assassino. Forti mente allora per la prima volta, affermando di non aver visto Dale quel giorno, mentre prima dell’omicidio era stato lui stesso, su richiesta di Tony, ad andare a prendere l’uomo al suo arrivo all’aeroporto. Oltre questa bugia, forse detta per paura, varie prove lo incastrano anche se, come spiega il suo avvocato, “l’unica traccia concreta sono pochi granellini di sabbia trovati 45 giorni dopo il delitto, sul gancio di traino dell’automobile di Forti sottoposta a perizia. I granelli di sabbia sarebbero provenienti da Sewer Beach, la stessa spiaggia dove e’ stato commesso il delitto. Questa, la tesi dell’accusa. Grazie a una ulteriore perizia fatta fare dalla difesa invece, la sabbia potrebbe provenire da una qualsiasi altra spiaggia della zona, trattandosi di sabbia di riporto. L’arma del delitto non e’ mai stata trovata, anche se l’arma che ha sparato e’ compatibile con una pistola acquistata unitamente a una carabina da Thomas Knott qualche mese prima che Forti conoscesse Anthony Pike, e pagata usando la carta di credito di Forti. La pistola fu acquistata da Thomas Knott, Forti era con lui, in un negozio, quando Knott gli disse  di non avere il denaro per comprarla, cosi’ Forti pago’ con la sua carta di credito. La ricevuta dell’acquisto della pistola fu firmata da Knott. Testimoni oculari non vengono trovati.” Altre prove che giocherebbero a suo sfavore sarebbero una carta telefonica ritrovata accanto al cadavere e dalla quale, secondo gli investigatori, avrebbe ricevuto diverse chiamate (in realtà solo una e a tempo zero) ed il fatto che siano stati lanciati annunci a nome suo all’aeroporto. Prove che in effetti sembrano essere piazzate ad arte a suo discapito e che sono state considerate valide senza ulteriori controlli.

Cosa pensa intanto Chico, abbandonato a se stesso in prigione? E’ certo di aver pestato i piedi a qualcuno importante e, più ci pensa, più si rende conto che varie “coincidenze” non sono state affatto tali, come la scritta sul biglietto aereo di Dale: “Se trovate il mio corpo, contattate Chico Forti”. Enrico intanto si augura che siano le istituzioni a far pressioni affinchè il suo processo possa essere riaperto in tempi brevi, mentre dall’Italia arrivano per lui messaggi di speranza.

Forse l’America si terrà ben stretta Amanda, ma molti in Italia aspettano di poter riabbracciare Chico: CHE GIUSTIZIA SIA FATTA!

Riesumata la salma di Giuseppe Guerinoni

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Guerinoni è l’autista di Gorno che, secondo gli inquirenti, potrebbe essere il padre naturale del killer di Yara. L’esame sarà affidato all’anatomopatologa Cristina Cattaneo, che aveva già eseguito l’autopsia sul cadavere di Yara.

 

YARA, ora si cerca la madre dell’assassino con il Dna di 1000 donne

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La caccia all’assassino di Yara Gambirasio prende una pista inedita: questa volta nel mirino finiscono mille donne. Si cerca infatti la madre del cosiddetto “ignoto 1”, l’omicida della ragazzina, l’uomo che ha lasciato il suo codice genetico sugli slip e sui leggings della tredicenne. E a questo scopo gli inquirenti stanno per procedere all’analisi del Dna di un migliaio di potenziali madri del colpevole.

Stupratore di Bergamo ai domiciliari: giudice si basa su precedenti per sentenza

Suscitano polemiche la decisione del giudice di far attendere la sentenza allo stupratore di Bergamo ai domiciliari. Il ministro della Giustizia Paola Severino, che definisce “orrendo” quello che ha passato la ragazza 24enne incinta, è però certa che il giudice, nel prendere la decisione, abbia prima considerato i precedenti del reo.

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