Uno sguardo all’Ungheria… Il colonnello Redl di Istvàn Szabò

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Alfred Redl, quando nasce in Galizia, nessuno s’immagina che possa diventare colonnello dell’esercito austro-ungarico. Viene da una famiglia umile, ma grazie alla sua perseveranza e intelligenza riesce a entrare alla Scuola militare, per concessione dell’Imperatore Franz Joseph. A disagio con i nobili che frequentano l’istituto, cerca immediatamente un punto di riferimento che trova nel barone Christof von Kubinyi. Crescono insieme e la loro amicizia si consolida tanto che il barone lo introduce nella sua famiglia. Inizia ora l’ascesa del giovane che attraverso conoscenze, capacità di comando e compromessi riesce in breve tempo a diventare ufficiale dell’esercito austroungarico. Redl è uomo del suo tempo,  di un impero corrotto e in profonda crisi. Una crisi anche di identità, la stessa che prova Alfred e che lo porterà nel mondo decadente e gaio della Belle Époque, fatto di champagne, duelli, orge nel casino degli ufficiali, valzer di Strauss e corti marziali.

Il protagonista, segretamente innamorato di del barone von Kubinyi, cercherà di restare sempre in contatto con l’amico fin quando non sarà costretto a troncare l’amicizia quando Christof rivendicherà le sue origini ungheresi.  La paura di Alfred di perdere la sua reputazione come colonnello lo allontanerà anche dall’unico vero amore (impossibile) della sua vita. Tra grandezze e miserie di un uomo sempre più proiettato al potere e dissoluto nella vita privata, il colonnello Redl si riavvicinerà alla famiglia del barone von Kubinyi sposandone la sorella vedova.

Chiamato a Vienna a dirigere una rete di spionaggio, Redl si farà molti nemici a causa della sua accanita ambizione di primeggiare e di condannare senza risparmiare nessuno.  Saranno proprio i vessati dal colonnello che inizieranno a sparlare e lo coinvolgeranno in uno scandalo omosessuale che lo porterà alla pena di morte.

Un film da vedere non tanto per la ricostruzione storica che a volte si discosta dalla realtà storica dei fatti, ma da apprezzare per il dualismo di autoimplosione che coinvolge l’impero austroungarico e il colonello Redl. Entrambi per sono destinati alla morte perché corrotti all’interno. In stato di grazia anche Klaus Maria Brandauer che ritrae una figura del colonnello dalle molteplici sfaccettature.
 

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