Campi come risaie, smottamenti e strade come canali: il Padovano in ginocchio

montegrotto-terme-tuttacronacaRaggiunge l’altezza di 4 metri l’acqua che ha completamente allagato il sottopassaggio lungo la strada che, dalla SS 16 Adriatica porta a Montegrotto Terme, in provincia di Padova. E guardandosi attorno il panorama è desolante. Nonostante la pioggia abbia concesso una breve tregua, i lavori fervono per liberare le abitazioni dall’acqua e preparare nuovi sacchi di sabbia per salvare il salvabile.

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E mentre in molti restano nelle loro case, per assicurarsi che non aumenti il livello dell’acqua, e i 600 sfollati della provincia di Padova cercano rifugio dai parenti, s’iniziano a contare i danni alle culture e si fanno i conti con gli smottamenti sui Colli Euganei e sulla Rocca, con molte strade interdette a tutti coloro che non fanno parte della protezione civile anche solo in veste di volontari. Il governatore della Regione Luca Zaia ha già dichiarato lo stato di calamità in tutto il Veneto, ma resta il Padovano la zona più colpita, con le acque salite a 1.80 metri. Non sono mancate le polemiche di Massimo Bordin e di Luca Claudio, rispettivamente primi cittadini di Montegrotto e di Abano Terme, che accusano il Genio Civile di non aver permesso il deflusso dell’acqua nel Canale Battaglia facendo sì che, per salvare Padova, numerose abitazioni dei loro comuni restassero isolate. Tra le abitazioni alluvionate anche quella di Elena Morocutti. La donna ha trovato la morte nella sua casa dopo esser scivolata su un gradino bagnato: la causa, tuttavia, va ricercata in un elettrodomestico rotto e quindi il maltempo non c’entra. La donna aveva 87 anni e a trovarla, riversa a terra in una pozza di sangue, il marito Critophe Munda.

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Altro che “l’Italia s’è desta”: continuiamo a ‘dormire’ mentre crolliamo

battaglia-terme-tuttacronacaGli occhi sono sempre puntati sulle cose “grandi”. I media ci assalgono con notizie che giungono da Roma, Milano, Napoli,  Torino. Sentiamo parlare di Regioni e di metropoli. Assistiamo all’incapacità decisionale del governo e a una sicurezza nel futuro che crolla così come si sbriciola Pompei. Ma quanti italiani non vivono in quei centri? Quanti provano indignazione per quello che accade nei loro piccoli paesi o nelle zone periferiche? Perchè è vero che a Venezia non ci si cura delle vetrate delle chiese in frantumi, ed è gravissimo, ma molto c’era anche nei piccoli centri, e anche lì le cose vanno alla deriva. Così oggi abbiamo deciso di provare, almeno per un attimo, a volgere lo sguardo altrove. A quello che non si conosce. Il paese si chiama Battaglia Terme ed è il comune più piccolo della provincia di Padova. Anni fa, sulla sua guida, si leggeva che si trattava di un “ridente paesello ai piedi dei colli (Euganei, ndr.)”. Ora non si ride più. Al massimo si sorride a denti stretti. A Battaglia c’era la fabbrica della Magrini Galileo, ora ci sono i suoi esodati. C’erano i “barcaroli”, che remavano sul canale che lo attraversano, importantissima via di comunicazione nei tempi che furono, ora c’è un Museo della Navigazione praticamente sconosciuto. Ma a Battaglia c’era anche, e c’è tutt’ora, una fonte termale e una grotta naturale. E c’era lo stabilimento dell’Inps costruito ancora in epoca fascista che per decenni ha richiamato turisti in cerca di cure termali e ha distribuito salute agli abitanti della zona. Oltre, chiaramente, a creare innumerevoli posti di lavoro.

Ora resta la Contea, altro stabilimento termale, e resta lo scheletro di una struttura vuota che da anni non si sa come riutilizzare. Fortuna ha voluto che almeno il parco esterno venisse riordinato dando così la possibilità di un fresco rifugio alla calura estiva a pensionati e bambini. In tutti questi anni diverse amministrazioni si sono succedute e, come accade a Roma, le stesse facce si alleassero con i “nemici” delle elezioni precedenti, ma nulla è cambiato. E ci si chiede: se è così difficile riuscire ad amministrare un comune da 4mila abitanti, come possono riuscire a decire qualcosa tutte le teste che ci sono in Parlamento? Il fatto è che anche le casse di questo piccolo paese si sono prosciugate, così come quelle statali, e ora come ora è impossible puntare dita contro. Ma in precedenza? Perchè non intervenire prima che piccole crepe diventino macerie? E’ lo stesso passato recente di Battaglia a offrirci la metafora di questo Paese. Là dove c’era aqua dove tutti attingevano, ora non restano che sterparglie.

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(Per onor di cronaca: l’acqua, in senso letterale, è in seguito tornata a scorrere lungo il canale e questo frangente di “secca” è stato dovuto a dei lavori di manutenzione. Ma certe immagini restano difficili da scordare)

Quindi Battaglia come centro industriale, porto per le merci e via di comunicazione, oltre che “Terme” proprio per il suo essere un luogo di cura. Cosa manca all’appello? Una villa e un castello. Se chiedete agli abitanti del luogo, vi nomineranno Villa Emo, dal nome suo precedente proprietario e ora ribattezzata Villa Selvatico-Sartori. Miracolosamente salvata da un destino di degrado. Ma, soprattutto, il Castello del Catajo. Eretto da Pio Enea I Obizzi tra il 1570 e il 1573, vanta anche, come ogni castello che si rispetti, il suo fantasma, Lucrezia Obizzi, che trovò la morte tra quelle mura. 350 stanze, un ampio parco, un laghetto, una scuderia. Non manca nulla a questa splendida dimora. A parte l’intelligenza umana che non è riuscita a dargli il giusto lustro. Il castello, nel corso del 2013, è stato messo all’asta due volte, prima a 11 milioni e mezzo, in seguito a 9 milioni e 200 mila euro. Ma ancora “grava” sulla famiglia Dalla Francesca. C’è crisi, ci sono alti costi di gestione. La famiglia l’ha visto come un bene privato ma le poche visite e i ricevimenti che vi vengono organizzati non sono sufficienti a mantenere in piedi un simile pezzo di storia. I muri si sgretolano, i dipinti svaniscono. Le stanze che fino a 30-20 anni fa erano visitabili ora sono state chiuse al pubblico. E diciamocelo, in un castello dov’è avvenuto un fatto di sangue, chiudere la stanza dell’omicidio con la famosa pietra ancora insanguinata è come negare al visitare l’anima stessa della magione. Così ora verrà venduto, al migliore offerente ammesso che qualcuno si prenda il disturbo di riscoprire questo piccolo paese che era una perla e i cui marciapiedi ora sono rovinati dalle radici dei troppi alberi che sorgono lungo le (poche) strade. In Italia svendiamo tutto. Svenderemo anche tutte i nostri patrimoni che ignoravamo di avere. Molti, in visita al Catajo, sono i turisti che si chiedono perchè non hanno potuto visitare la stanza dalla finestra della quale si è appena affacciata una donna subito scomparsa. Non si racconta più loro la triste storia di Francesca e della sua anima che ancora vi dimora e che, ogni tanto, proprio da quella stanza osserva il mondo fuori. Chissà, forse anche lei si troverà a condividere la sua casa con ricchi magnati russi o di una qualche altra nazionalità. E forse non capirà. Come del resto non ci capiamo noi. Neanche se sediamo nel consiglio comunale del nostro stesso paese e più che l’italiano parliamo il dialetto. Una sola lingua, ma ormai non ci unisce più. E quest’estate intoneremo l’inno e canteremo infinite volte “L’Italia s’è desta”. Peccato poi abbia reclinato nuovamente il capo. Buona notte, Italia, con l’augurio che torni presto una nuova alba da osservare.

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Cercano funghi… trovano un cadavere

impiccato-montericco-tuttacronacaDoveva essere un tranquillo pomeriggio dedicato alla raccolta dei funghi, ieri, per due escursionisti residenti a Monselice, nel Padovano. Attorno alle 17, gli escursionisti hanno imboccato il sentiero all’altezza della Casa Rossa su Monte Ricco, nei Colli Euganei, per poi abbandonarlo, addentrandosi tra la vegetazione. Eì stato allora che hanno fatto un macabro ritrovamento: un uomo impiccato a un albero, con il corpo in avanzato stato di decomposizione, quasi mummificato. Indossava scarpe da ginnastica, jeans e una t-shirt a maniche corte. Immediatamente i due uomini hanno lanciato l’allarme: poco dopo, i soccorritori stavano osservando a loro volta l’agghiacciante scena. Il suicida, del quale non è stato possibile procedere all’identificazione a causa del deterioramento, avrebbe scelto accuratamente l’albero a cui impiccarsi, per essere certo di non essere scorto dal sentiero. Lo stato del corpo e i vestiti indossati, lascerebbero pensare che siano trascorsi almeno due mesi dalla morte.

Nubifragio nel Padovano: allagamenti e viabilità in tilt

allagamenti-pd-maltempo-tuttacronacaScantinati allagati, strade isolate e in qualche caso anche 30-40 centimetri d’acqua nelle abitazioni: è il risultato del violento nubifragio che si è abbattuto ieri sera nel Padovano colpendo in particolar modo la zona di Abano e quella dei colli, che va da Selvazzano a Teolo, verso Bastia e Rovolon. E se a Selvazzano non sono stati riscontrati molti danni, a Saccolongo le situazioni si sono rivelate critiche a causa di vistosi allagamenti. Anche sui Colli Euganei la pioggia persistente ha provocato disagi mandando in tilt la viabilità, in particolar modo all’inizio della salita per villa dei Tigli dove uno smottamento del circuito ciclabile ha richiesto l’intervento di pompieri e della Protezione civile.

Vicentino sotto assedio… delle cavallette!

cavallette-vicenza-tuttacronacaEra stato lanciato qualche giorno fa dalla Provincia l’allarme dell’invasione di cavallette che ha colpito il Vicentino e ieri la popolazione ha potuto constatarlo con i propri occhi quando cercando un po’ di refrigerio a Fiom hanno dovuto far i conti con gli animali, che nelle ultime settimane hanno letteralmente invaso campi ed orti, in particolare nel Basso Vicentino, divorando tutto ciò che è verde. La zona più colpita è la Val Liona, ma i problemi si registrano anche nella zona pede-collinare della Riviera Berica fino ad Albettone e persino ad Altavilla Vicentina. Il presidente di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola, ha spiegato: “A questo punto dell’anno, considerando che la schiusa delle uova avviene ad aprile ed il periodo in cui fanno più danni alle colture è tra agosto e settembre, non si può fare granché, specie se consideriamo che non esistono sostanze difensive registrate”. L’appello dunque è rivolto ai sindaci:  “Con la collaborazione delle amministrazioni del territorio si può studiare un’adeguata azione preventiva, da compiere tra inverno ed autunno, per prevenire questo fenomeno che interessa il territorio già da qualche anno. Un’azione analoga a quella da molti anni condotta per le zanzare”.  Anche l’Istituto di genetica e sperimentazione Agraria Strampelli di Lonigo era impreparato all’evento: “Questa invasione è del tutto inaspettata, soprattutto considerando la primavera, che avrebbe dovuto ridurre la proliferazione degli insetti”. Si adottano quindi misure tampone, ma si cerca anche aiuto esterno. Per questo si è fatto ricorso all’Università di Padova. Spiega il Capo di Gabinetto Dino Secco: “Al di la dell’uso di prodotti con la deltametrina non vi sono soluzioni. La prevenzione è l’unica strada percorribile, perciò abbiamo contattato l’Università di Padova, per approfondire le soluzioni già adottate nei Colli Euganei”.

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