Stretta sulla cassa integrazione, ci sarà la mannaia nei prossimi 3 anni

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La cassa integrazione è ormai un lusso che l’Italia, in ripresa secondo il governo, ma in crisi secondo gli industriali non si riesce più a permettere e così per i prossimi tre anni la scure dei tagli arriverà anche la mannaia sugli ammortizzatori sociali. I sindacati lanciano l’allarme:

“Si tratta di veri e propri tagli lineari mascherati, è inaccettabile: tante aziende che potevano sperare nella ripresa saranno costrette a licenziare da questo provvedimento del governo”, denuncia a ilfattoquotidiano.it Luigi Sbarra, segretario confederale della Cisl.

Il decreto del governo è già approdato in Parlamento nelle scorse settimane e mette in evidenza nuovi criteri di assegnazione della Cig in deroga… in pratica ci sarà una riduzione della spesa che ormai è fuori controllo. La Cig nata nel 2009 che fu lo strumento cardine del ministro Sacconi per cercare di far fronte alla crisi è costata allo Stato e quindi ai cittadini circa 8 miliardi di euro, ma è già previsto un aumento progressivo che l’Italia non può proprio permettersi.

Ma cosa dice in sostanza il nuovo decreto? Ecco come lo riassume il Fatto Quotidiano:

Il testo si compone di otto pagine, cinque articoli abbastanza semplici. Stabilisce i nuovi requisiti, validi dal primo gennaio 2014 (in maniera retroattiva dunque), per accedere alla Cig in deroga. Il primo è che soltanto i lavoratori con 12 mesi di anzianità in azienda potranno essere ammessi alla richiesta del trattamento. Niente ammortizzatori in deroga anche in caso di cessata attività e per tutte le imprese che non rientrano nell’articolo 2082 del codice civile (che include unicamente le attività produttive di beni e servizi). Ci saranno scadenze rigide di presentazione della domanda da rispettare. E nuovi limiti temporali per la concessione: un massimo di otto mesi nel 2014, ridotti a sei per gli anni 2015 e 2016.

Un articolo è dedicato anche alla mobilità in deroga, per cui viene fissato un tetto di fruizione complessiva di tre anni e cinque mesi; con un periodo massimo di sette mesi per le aziende che fino ad oggi hanno beneficiato di meno di tre anni di mobilità in deroga, e cinque mesi per quelle che sono già sopra tale periodo. Sono questi i punti principali del documento. Che non piace quasi a nessuno.

Il decreto ha già acquisito il parere della Conferenza Stato-Regioni: negativo. E i sindacati non saranno sicuramente fermi su quest’ultimo taglio che va a ledere l’ammortizzatore sociale che fino a oggi è stato un sostegno per tante famiglie. Soprattutto i sindacati sollevano obiezioni su le troppe tipologie di lavoratori esclusi: dagli apprendisti agli interinali, passando per gli studi professionali (che non a caso sono già sul piede di guerra). E poi il requisito dei 12 mesi di anzianità in azienda penalizza i neoassunti, che quasi sempre coincidono con i più giovani. Del resto non sono solo le associazioni di categoria ad esser critiche. Anche Confindustria a riguardo parla di “impostazione forse eccessivamente restrittiva”. E aggiunge che sarebbe opportuno “ricomprendere almeno i piccoli imprenditori“, nonché “ampliare le causali di concessione” (limitate fin qui a quelle tipiche del ricorso alla cassa ordinaria).

Sempre su Il Fatto Quotidiano si legge:

Il decreto è stato appena licenziato dalla Commissione al Senato: parere favorevole, stavolta. Ma con alcune osservazioni, di tenore simile a quelle già formulate da Regioni e sindacati. Come per esempio non escludere apprendisti e lavoratori a domicilio; trovare una soluzione intermedia tra i 90 giorni (previsti dall’attuale normativa) e i 12 mesi del nuovo testo sull’anzianità lavorativa; includere anche i datori di lavoro non compresi dall’articolo 2082 del codice civile; ammettere al trattamento i segmenti d’impresa che proseguono l’attività, in caso di cessazione non totale da parte di un’azienda. Adesso il governo ha facoltà di procedere autonomamente, ma parti sociali e Regioni sperano che possano esserci margini di modifiche, alla luce dei suggerimenti arrivati un po’ da tutti i soggetti interpellati. Il ministro del Lavoro Giovannini si è impegnato a convocare un nuovo incontro per un’ulteriore discussione. Perché ora come ora il decreto di riforma della Cig in deroga fa paura. “L’unica certezza – conclude Sbarra – è che con questi nuovi criteri nel 2014 avremo più disoccupazione. L’interesse del governo è far quadrare i conti. Ma tagliare sugli ammortizzatori in tempi di crisi è pericoloso. E anche antieconomico per lo Stato, perché vuol dire deprimere ulteriormente consumi e domanda interna. Lo sanno tutti”.

Niente prelievo sugli stipendi dei prof? Il governo ci prova con i bidelli

bidello-tuttacronacaIl governo non metterà le mani in tasca agli insegnanti… ora ci prova con il personale non docente, ossia soprattutto bidelli e chi nella scuola fa lavoro di segreteria. La denuncia arriva dai sindacati che fanno riferimento a una circolare del ministero dell’Istruzione nella quale si chiede la restituzione al personale ausiliario, tecnico e amministrativo della scuola dell’incentivo economico, stabilito con un accordo del 2011, per mansioni che vanno oltre i normali compiti. Francesco Scrima, segretario generale della Cisl scuola, ha affermato: “Noi impugneremo questo provvedimento perché  ingiusto, iniquo e offensivo. Riguarda il personale Ata, personale che ha delle retribuzioni tali che gridano vendetta al cielo!” Quello che prevede la circolare è il prelievo degli aumenti contrattuali legati alla professionalità (incentivi che vanno da un minimo di 600 a un massimo di 1.800 euro annui che si tra traducono mensilmente in una cifra che va dai 50 ai 150 euro). Ad essere interessate potrebbero essere 8mila persone e nel frattempo la Uil scuola ha già inviato una lettera al ministro Carrozza nella quale viene sollecitato il ritiro del provvedimento. “Va evitato – dice – un altro pasticcio”.

Marcia indietro sugli insegnanti! Il governo ha rischiato di farsi male da solo

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Gli insegnanti non restituiranno i 150 euro”: il Governo fa marcia indietro. Alla fine il Governo ha fatto marcia indietro sugli insegnanti: dalla riunione a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio, Enrico Letta, il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, e il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza è arrivata la decisione di sospendere il provvedimento che imponeva la restituzione degli scatti di anzianità del 2012. Il flash dell’Ansa è delle 10 e un quarto, a inizio mattinata il vicepremier Angelino Alfano aveva già rassicurato gli insegnanti e, di riflesso, l’alleato di maggioranza, il Pd che storicamente rappresenta la categoria: ”In questo modo il governo rischia di farsi male da solo. Entreremo nel merito della vicenda, i cui dettagli ancora non conosciamo, per evitare che si verifichi il prelievo”, aveva affermato Alfano, intervenuto alla “Telefonata” su Canale 5.

Tagli allo stipendio degli insegnanti: 150 euro in meno

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Ritorno amaro tra i banchi per gli insegnanti italiani che si sono trovati di fronte al taglio di 150 euro di stipendio. Il taglio è stato operato dal ministero dell’Economia  che chiede la restituzione degli scatti stipendiali già percepiti nel 2013 con una trattenuta appunto di 150 euro mensili, a partire da gennaio. Immediata l’ira dei docenti che si vedono così negare un diritto già acquisito, ma soprattutto la richiesta ha fatto anche sorgere un vero scontro all’interno del governo con il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, che si è schierata al fianco degli insegnanti e ha scritto immediatamente al collega Saccomanni.  Ma se i membri di un esecutivo si scontrano tra loro come è possibile governare un Paese ed effettuare delle riforme? Se non c’è coesione e un indirizzo unitario come si riesce a trovare un’intesa che consenta di dettare un agenda sul prossimo anno? Intanto al fianco dei lavoratori della scuola si sono schierati anche i sindacati che minacciano lo sciopero.

I sindacati già da giorni protestano con forza. «Le istruzioni impartite dal Ministero dell’Economia per un graduale recupero degli scatti maturati nel 2012 costituiscono una decisione inaccettabile che va bloccata, una vera e propria provocazione che se attuata non potrà rimanere senza risposta» ha tuonato il segretario generale della Cisl Scuola Francesco Scrima. E dalla Gilda è arrivato un aut aut: «Siamo stanchi di aspettare: vengano restituiti ai docenti gli scatti stipendiali 2012 o sarà sciopero generale». Per la Flc-Cgil si assiste «ancora una volta a un pesante intervento sui diritti acquisiti dei lavoratori della scuola, che saranno costretti a restituire le somme legittimamente e giustamente percepite». «La scuola – ricorda il sindacato guidato da Mimmo Pantaleo – ha già contribuito pesantemente al risanamento dei conti pubblici, finanziandolo con i tagli di personale (8 miliardi di euro), con il blocco del contratto di lavoro, con il taglio del salario e con l’aumento dei carichi di lavoro». Il segretario generale della Uil scuola, Massimo Di Menna, parla di «situazione gravissima, mai accaduta prima». La nota del ministero dell’Economia del 27 dicembre – ricorda – «produce come effetto che, senza che nessuno sia stato avvertito, senza che sia stata fornita nessuna spiegazione, si procede con il prelievo nello stipendio. Come a dire, poichè la scuola è centrale nelle scelte di Governo, apriamo il nuovo anno togliendo parte della retribuzione di quelli che l’avevano legittimamente percepita, perchè le regole sono cambiate. Il decreto, che viene interpretato in modo retroattivo, è di novembre e decide di togliere gli aumenti maturati a gennaio. Ed è qui il pasticcio vero, con un Governo che, in questa vicenda, infila un errore dopo l’altro, trattando il personale della scuola anziché come lavoratori titolari di diritti, come sudditi».

Alt(olà) Marino! I vigili urbani di Roma minacciano lo sciopero a Natale

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Agenti della polizia municipale sul piede di guerra contro il sindaco Ignazio Marino che ha disertato  l’incontro con i rappresentanti di categoria. Ora gli agenti mirano allo sciopero entro il  termine massimo del 20 gennaio, minacciando il periodo natalizio in modo da creare il blocco della città proprio nel periodo degli acquisti per i festeggiamenti. Stavolta si parla di sciopero generale e il clima nella Capitale è bollente:

“E’ stata una pantomima, è il commento di Francesco Croce della Uil, ci aspettavamo una presenza politica autorevole per proseguire il discorso avviato martedì scorso. Così non è stato. Prendiamo atto con rammarico di questi tentennamenti politici. Gli unici a pagare sono i lavoratori e così non può andare avanti: siamo pronti anche ad uno sciopero generale”.

“Da Marino è arrivato un ulteriore sgarbo ai vigili, gli ha fatto eco il segretario dell’Ospol Stefano Lulli, il tavolo si è rotto perché non c’erano le condizioni per farlo. Il problema non è tecnico ma politico e quindi il sindaco doveva esserci. Lunedì consegneremo al Prefetto lo stato di agitazione e andremo verso lo sciopero”.

Una nota congiunta Cgil, Cisl, Csa e Diccap ha poi sottolineato: “Al tavolo erano presenti, per conto dell’amministrazione, il Comandante del Corpo Raffaele Clemente e la dottoressa Rossella Matarazzo che ha un incarico di collaborazione che non le attribuisce alcuna rappresentanza politica né alcuna competenza in riferimento alla gestione, organizzazione e potere contrattuale”.

Scontro di stabilità! Tensione nei cortei e cariche della polizia a Bologna

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Scontri, cariche e tensioni, la legge di Stabilità diventa terreno di battaglia in molte città dove oggi stanno sfilando i cortei dei sindacati confederali. Da Roma a Milano, insieme a Cgil, Cisl e Uil anche gli studenti. I tafferugli si sono registrati soprattutto a Bologna dove il traffico è andato in tilt,  vetrine delle banche imbrattate di vernice e la polizia ha respinto gli studenti del collettivo autonomo Cas. Mentre il corteo di Cgil-Cisl e Uil ha sfilato pacificamente da porta San Felice a Piazza Maggiore, gli studenti medi organizzati hanno prima bloccato i viali all’altezza del ponte Matteotti, poi sfilato in via Indipendenza, paralizzando il traffico. Il serpentone si è poi diviso in due, procedendo in parte su via Irnerio e in parte verso via Marconi. I ragazzi del Cas (Collettivo autonomo studentesco) sono invece tornati a marciare verso Palazzo Malvezzi dietro allo striscione ‘Assediamo la Provincià come avevano fatto nei giorni scorsi. Questa volta, però, è volata qualche manganellata. I giovani, dove aver tentato di entrare nel Palazzo, sferrando anche calci al portone, sono stati più volte respinti su via Zamboni dalla Polizia. Mancanza di spazi di socialità, tagli all’istruzione, austerity e caro-vita sono i motivi della protesta studentesca, messa in atto a suon di musica a tutto volume e con l’accensione di alcuni fumogeni.

Invasione di studenti anche nella sede milanese di Google a Milano. Entrati nell’atrio del palazzo di corso Europa che ospita gli uffici del colosso di Mountain View, i ragazzi hanno imbrattato con vernice spray – con le ormai consuete ‘V’ del personaggio del fumetto e del film ‘V per vendettà – le pareti dell’ingresso, tappezzato di cartelli che con vari slogan accusano Google di lucrare sulla privacy degli utenti del web. Il gruppo si era staccato poco prima dal corteo studentesco che, andato via via ingrandendosi, sta marciando per Milano per protestare contro la crisi economica. Tensioni tra gli studenti che stanno manifestando in corteo nel centro di Torino e la polizia. All’altezza di uno dei corsi centrali, un gruppo di manifestanti ha tentato di forzare un cordone posto a difesa di una filiale dell’Unicredit. La polizia ha risposto allontanandoli con gli scudi e brandendo i manganelli. La situazione è tesa. Gli studenti, circa un migliaio, protestano contro i tagli alla scuola pubblica. Brandendo cartelli con l’immagine di Enrico Letta, lanciano slogan contro le politiche governative sull’istruzione.

Il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, che ha raggiunto la testa del corteo di Milano per lo sciopero generale contro la Legge di Stabilità, chiede di «cambiare subito la questione fiscale» che come è affrontata dal Governo «ci pare davvero molto debole non solo per i lavoratori e i pensionati, ma anche per l’economia». «Le tasse – prosegue – saranno la tomba dell’economia e della democrazia in Italia». «Non c’è più tempo, il Paese non ha più bisogno di soluzione che non vengono, ma ha bisogno di risposte», ha detto Susanna Camusso, leader della Cgil nel corso del suo comizio conclusivo alla manifestazione di Milano. «Il tempo -ha proseguito – non è una variabile indipendente, non si può continuare cosi con quella politica che ha fatto male al Paese». Camusso cita nel suo intervento i casi di Alitalia, Telecom e in generale della siderurgia. «Si chiudono le nostre aziende strategiche, ci stiamo giocando questo tema qui e oggi».

Quel timido sciopero di 4 ore dei sindacati contro la Stabilità

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Chi si aspettava una mobilitazione di massa, dovrà ricredersi. Nel giorno in cui Bruxelles esamina la Legge di Stabilità italiana, Cgil, Cisl e Uil decidono di indire scioperi territoriali per metà novembre della durata di 4 ore. Quindi nessun movimento unitario come invece sembrava che dovesse esserci, né una serie di scioperi a catena ma solo un “timido” avviso di dissenso contro una “soft” legge finanziaria che ha scontentato quasi tutti senza poter però alzare la voce poiché stavolta le bastonate sono meno evidenti di altre anche se alcuni sentori già ci sono: con la Tasi ci sarà chi pagherà più dell’Imu e inoltre, a lungo andare, i tagli si ripercuoteranno sui cittadini, la ripresa e l’occupazione tarderanno ad arrivare e allora sì che la mobilitazione si farà sentire… ma ci sarà ancora tempo per protestare?

 

Terrore Troika, Squinzi lancia l’allarme

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Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, teme che la crisi politica che ha colpito il nostro Paese possa portare poi al commissariamento.

”Mi auguro che tutta questa instabilità non porti a una precettazione da parte dell’Europa e a una gestione commissariale” poi ha aggiunto ”E’ fondamentale che la legge di stabilità sia realizzata con le decisioni giuste che abbiamo già indicato al presidente del Consiglio Enrico Letta”.

Le medesime preoccupazioni sono condivise dai sindacati. A dare voce ai timori è il leader della Uil, Angeletti, nel corso di una conferenza stampa congiunta: “L’alternativa a un governo vero è un commissariamento vero da parte della troika che farà scelte che mal si conciliano con gli interessi degli italiani”.

Angeletti, insieme con i segretari generali di Cgil e Cisl, Susanna Camusso e Raffaele Bonanni, “esprimono la loro preoccupazione per la crisi istituzionale causata dall’irresponsabilità di chi vorrebbe anteporre interessi personali alle condizioni del paese”. E preannunciano assemblee permanenti, presidi e volantinaggi sabato e domenica per protestare con la “irresponsabilità” che ha portato alla attuale situazione.

Dopo una riunione dei tre segretari generali, con un documento comune, Cgil, Cisl e Uil avvertono che “l’incertezza di queste ore determina gravi ripercussioni sulla nostra economia e rischia di far aumentare lapressione fiscale su lavoro e pensioni”. In primo luogo “ribadiscono che occorre una buona legge di stabilità che inverta le scelte recessive compiute in questi anni”. Per questo “serve un vero governo del Paese, capace di compiere le scelte necessarie a rispondere alle richieste del mondo del lavoro”.
Per i sindacati la legge di stabilità dovrà prevedere “un’effettiva restituzione fiscale a lavoratori dipendenti e pensionati; una riduzione fiscale alle imprese collegata ad investimenti e occupazione; il completo finanziamento della cassa integrazione in deroga e la definitiva soluzione ai problemi degli esodati e dei precari della pubblica amministrazione, della scuola e della ricerca”. 

In questo quadro “Cgil, Cisl e Uil impegnano le loro strutture ad attuare, da subito, assemblee in tutti i luoghi di lavoro, ad indire presidi in tutti i territori e ad organizzare, nelle giornate di sabato e domenica prossimi, volantinaggi con le proposte dei sindacati nelle piazze e nei punti di maggiore incontro dei cittadini”.

I No Tav alzano il tiro: buste con proiettili

notav-proiettili-tuttacronaca“No Tav No Terzo Valico – alzare il tiro pagherete caro pagherete tutto”. E’ quanto recita il messaggio recapitato assieme a dei proiettili calibro 7.65 in tre buste spedite alle sedi torinesi di Cgil, Cisl e Uil. I desitnatari sono dei funzionari dei sindacati che si sono detti favorevoli alla Tav. I carabinieri, i cui investigatori assieme alla Digos hanno aperto un’indagine coordinata dal pool anti-terrorismo della procura di Torino, hanno provveduto a sequestrare le tre buste.

La corte dà ragione a Grillo sulla guerra del cachet

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Ci è voluto un anno e molti scambi al vetriolo, ma oggi la Procura di Genova pone fine a ogni diatriba. Secondo i giudici Beppe Grillo  non ha mai preso solodi in nero ai tempi in cui si esibì per la Cisl, al contrario di quel che disse in radio l’ex segretario confederale del sindacato Giovanni Guerisoli. E per questo lo stesso Guerisoli, insieme a Giuseppe Cruciani, conduttore della popolare trasmissione tv La Zanzara in onda su Radio 24, rischia di finire a processo per diffamazione aggravata, alla ripresa della piena attività giudiziaria dopo la pausa estiva.

Ma cosa avvenne? Cosa è stato contestato a Beppe Grillo?

Era il maggio 1996, l’anno in cui Romano Prodi, alla guida del centrosinistra, con il partito dell’Ulivo, vinceva le elezioni contro Silvio Belusconi.  La Cisl lo ingaggiò per uno spettacolo a margine d’una riunione di quadri a Rimini, e lui si esibì davanti al gotha della Cisl medesima: non solo Guerisoli ma pure Sergio D’Antoni.

Un anno fa iniziano le voci e le diatribe fra lui e il centrosinistra in materia di feste, ospitate, compensi, fatturazioni e cachet.

Tutto era arrivato con l’attacco diretto di Grillo contro la performance di Roberto Benigni alla festa dem di Reggio Emilia, di circa un anno fa. In quell’occasione fu Lucio Presta, manager di Benigni, spiegò che non era stato fissato alcun compenso “preventivo”, ma l’attore-regista intascò una percentuale sui biglietti venduti per lo show. Poi il contrattacco e l’amplificazione durante una puntata della Zanzara, che vide ospite Giovanni Guerisoli, intervistato da Cruciani che ironicamente domandava  se il Grillo che sparava contro l’iniziativa democratica e i presunti pagamenti a Benigni fosse lo stesso che «per uno spettacolo del 1999», chiese alla Cisl «dieci milioni in nero». E come riporta il Secolo XIX “aggiungendo che quelle condizioni furono accettate, ma che in seguito il sindacato ebbe problemi a giustificare le uscite”.

 La prima risposta di Grillo du via twitter: «Tutto falso, querelo Guerisoli». E con il trascorrere delle settimane pure gli attuali vertici Cisl presero un po’ le distanze dal loro dirigente storico.   Guerisoli forse si confonde, fecero sapere, poiché di quella serata dovrebbero esserci fatture e soprattutto si svolse tre anni prima in un altro luogo (non Numana in provincia di Ancona come fu riferito in diretta, ma appunto Rimini

Come andarono, davvero, le cose? Beppe Grillo sulle prime replicò secco via twitter: «Tutto falso, querelo Guerisoli». E con il trascorrere delle settimane pure gli attuali vertici Cisl presero un po’ le distanze dal loro dirigente storico, che con il tempo aveva drasticamente ridimensionato l’impegno politico limitandosi all’amministrazione di Grottaferrata (Roma):Guerisoli forse si confonde, fecero sapere, poiché di quella serata dovrebbero esserci fatture e soprattutto non si svolse nel 1999, ma nel 1996 e non fu a Numana in provincia di Ancona come fu riferito in diretta, ma a Rimini.

Beppe Grillo portò immediatamente le carte per sostenere la regolarità della prestazione e il magistrato ha precisato che  la circostanza del pagamento in nero è «falsa». E chi accusò Grillo, a meno che non si materalizzi una transazione fuori dal tribunale con successivo ritiro della querela sarà processato.

Statali a rischio? In arrivo tagli per il pubblico impiego?

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Sembra che la spending review debba anche interessare i dipendenti pubblici. Il Governo è pronto a varare un piano che prevede un taglio di 200mila unità. Se si considera che complessivamente lo stato a 3 milioni di addetti si capisce la dimensione del provvedimento. Chi sarà colpito? L’idea è quella di mandare in pensionamento anticipato gli over 57 e risparmiare circa 2 miliardi di euro. Quindi si punterebbe su una riforma che andrebbe davvero controtendenza rispetto alla legge Fornero. Il punto d’incontro, forse, potrebbe essere quello di una promessa di ulteriori tagli più legati a superpensioni, consulenze e sprechi: che, specie secondo il leader della Cisl Bonanni, rappresentano il vero, grande problema della Pubblica Amministrazione. Naturalmente si rivedere gli stipendi dei manager pubblici non se ne parla. Si può intervenire su chi ha maturato un diritto acquisito? Con i Governi che si susseguono in forte successione, gli italiani non riescono più a progettare un futuro: dall’innalzamento dell’età pensionabile ora si va al prepensionamento? Naturalmente, tutto sulla pelle dei cittadini in balia delle idee del politico di turno.

 

La lunga agonia degli scavi di Pompei

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Nella mattinata di oggi 500 turisti sono rimasti bloccati all’esterno degli scavi di Pompei poiché i cancelli sono rimasti chiusi a causa di un’assemblea sindacale indetta da Cgil, Cisl e Uil e che interessa anche i siti archeologici di Ercolano, Oplontis, Stabia e Boscoreale.

L’agonia di un sito archeologico unico al mondo continua… colpa della spending review o di una politica che negli ultimi anni è stata indifferente alla cultura e ha ignorato l’archeologia?

Roma: la discesa in piazza dei sindacati

Secondo gli organizzatori, erano 100mila le persone scese per strada oggi per la manifestazione “Lavoro è democrazia” organizzata da Cgil, Cisl e Uil e durante la quale i sindacati hanno chiesto provvedimenti urgenti sul lavoro, fisco contratti, politiche industriali. Due sono stati i cortei, il primo partito da piazza della Repubblica,  il secondo da piazzale dei Partigiani, entrambi confluiti in piazza San Giovanni dove, sul palco, hanno preso la parola i vari leader. E mentre Alfano, al Festival del lavoro, ha dichiarato che “Il destino del governo è legato al programma e se non è realizzato il governo non va avanti. Dobbiamo intervenire sulle tasse e detassare le nuove assunzioni. Sono questioni fondamentali e, a partire dall’Iva, la nostra linea è evitare l’aumento della tassazione”, Susanna Camusso ha spiegato il senso della manifestazione: “Non vanno bene i continui annunci che non si traducono in una scelta che dia il senso del cambiamento”. La priorità, ha aggiunto la leader Cgil, deve essere “una restituzione fiscale a lavoratori dipendenti e pensioni”. Anche Epifani è arrivato a Roma: “E’ una giornata importante e ho voluto esserci”, aggiungendo: “Il Pd è al fianco di questa manifestazione di lavoratori unitaria con rispetto e condivisione degli obiettivi di rimettere il lavoro al primo posto e anche per il ruolo che ha il sindacato in una crisi come questa”.
L’appello del leader della Cisl, Bonanni, è per il governo: “Basta cincischiare, basta bizantinismi: ora Letta abbia coraggio”. E ha spiegato: “Il governo Letta ora deve dare una risposta, deve indicare una strada coraggiosa al Paese”. Angeletti, leader della UIl, ha invece dichiarato che bisogna “dare una scossa”, bisogna “dimezzare le tasse sul lavoro, ridurle fortemente su pensioni e imprese che investono”. “In un Paese dove la maggiore preoccupazione è scommettere sulla durata del governo, il messaggio che vogliamo dare è che non è più il tempo delle promesse e degli annunci”. Ricordando che  la “priorità è la riforma fiscale, vero dramma del Paese”. Ma ha anche avvisato chi di dovere: “Questa di oggi non è una manifestazione una tantum, non è una manifestazione fatta tanto per dire che ci siamo: questa è la prima, e la nostra lotta proseguirà. Perché questa volta non possiamo perdere, se perdiamo noi il Paese perderà ogni speranza”. Concludendo: “Il sindacato serve a sconfiggere questa politica”. Appello al governo anche da parte della Camusso: “Per il lavoro bisogna fare delle scelte, decidere ora e non tra qualche mese”. Ha ricordato che il lavoro è soprattutto “progetto e autonomia” per le persone. “Vogliamo salvare queste Paese”, ha concluso la segretaria spiegando che “il futuro deve avere il lavoro come base”. La morale? “Bisogna trovare il coraggio di trovare soluzioni”.

 

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Lavoro è democrazia: il 22 giugno la manifestazione a San Giovanni

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Dopo dieci anni di divisioni si svolgerà, sabato 22 giugno, la dimostrazione generalista “Lavoro è democrazia” a piazza San Giovanni. Per l’occasione, Cgil, Cisl e Uil attendono oltre 100mila persone che raggiungeranno la capitale con 1.400 pullman, 10 treni speciali, cinque aerei di linea e tre navi. Il numero dei partecipanti è comunque destinato ad aumentare, considerando il fatto che la stima non tiene conto di chi raggiunge il corteo con mezzi propri.

La Camusso vuole gli F35? Povera Italia?

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“Dagli F35 potrebbe arrivare una grossa mano all’economia reale come anche dalle missioni internazionali di pace. Si chieda all’Ue di finanziarle e si utilizzino quelle risorse per le esigenze nazionale di ripresa”. Lo ha affermato il leader della Cgil, Susanna Camusso, intervenendo al congresso Cisl. Ma l’Italia sta diventando un paese fondato sulle missioni all’estero? C’era una volta la Cgil e ora?

Sindacati e Confindustria hanno siglato l’accordo sulla rappresentanza

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Dopo quattro ore di confronto, i leader dei sindacati, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti ed il presidente degli industriali, Giorgio Squinzi, hanno siglato l’intesa: Cgil, Cisl e Uil e Confindustria sono quindi riusciti a raggiungere l’accordo sulla rappresentanza e la democrazia sindacale. La leader della Cigl, Susanna Camusso, ha dichiarato: “E’ un accordo storico che mette fine a una lunga stagione di divisioni e definisce le regole”. Anche il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha sottolineato il fatto che si tratti di un accordo storico prima di sottolineare: “Dopo 60 anni raggiungiamo le regole per la rappresentanza, che ci permette di avere contratti nazionali pienamente esigibili”. Il leader della Uil, Luigi Angeletti ha notato che “E’ un accordo importante che regolerà i rapporti, le relazioni industriali in modo più chiaro e trasparente. La dimostrazione che le parti sociali sono capaci di autoregolarsi”. Reazione positiva anche da parte del premier Letta: “Una bella notizia l’accordo appena firmato Confindustria-sindacati: e’ il momento di unire, non di dividere per combattere la disoccupazione”.

Elio e le storie tese pentiti del primo maggio! VIDEO.

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Elio e le storie tese si scusano con Taranto… impegnati a Roma nel Concertone classico non hanno potuto prender parte a quello alternativo… che sembra invece essere molto più interessante. Pentiti  Civas, Elio, Faso e Meyer hanno giustificato l’assenza a Taranto perché la richiesta dell’organizzazione del contro-concertone è arrivata per seconda. A seguire Elio mima un attacco cardiaco e mentre Civas improvvisa un interevento con defribillatore i componenti del gruppo giocano sul doppio senso “Taranto – Libera”. La notizia arriverà in tempi record a Taranto?

 

Da vittime a carnefici così si trasformano i disoccupati. Buon 1° maggio

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La Presidente della Camera Laura Boldrini non ha dubbi “L’emergenza lavoro” fa sì che “la vittima diventi carnefice, come purtroppo e’ successo nei giorni scorsi davanti a Palazzo Chigi” e auspica che “risposte tempestive all’emergenza delle emergenze”.

Che valore ha oggi la festa dei lavoratori?

In un clima di crescente disoccupazione che colpisce principalmente giovani e donne, ma che non risparmia neppure i 50enni ricorre il 1° maggio. Una festa che nel 2013 suona quasi macabra… sembra quasi essere diventata la “festa” dei disoccupati, peccato che non ci sia nulla da festeggiare. Così a Torino piovono uova sul corteo pd e insulti al sindaco Fassino, mentre a Perugia sfilano i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Camusso, Bonanni e Angeletti in ricordo di un “dramma del lavoro”: l’omicidio di due impiegate della Regione uccise da un imprenditore che, poi, si è suicidato.

Si spezza, così, il cordone ombelicale che da sempre teneva uniti sindacati e lavoratori. L’accordo Pd-Pdl sembra aver creato una voragine fra istituzioni e popolazione, soprattutto nei militanti del centrosinistra che non vedono il governo Letta come un esecutivo per dare risposte, ma come l’ennesimo tentativo di curare interessi particolari… sopratutto quelli del Cavaliere. I lavoratori si sentono orfani di quel primo maggio che in alcune città verrà celebrato insieme agli “storici nemici” di Confindustria, in una sorta di “minestrone” che suggella ancor di più una politica di  compromessi. I disoccupati, nel giorno della festa del lavoro, si sentono emarginati.

E’ un primo maggio storico, potrebbe essere l’ultimo da vivere con risentimento e odio… potrebbe essere una speranza per il futuro, potrebbe essere un auspicio per la ripresa… ma poi pesano ancora le parole del neo ministro agli Esteri Emma Bonino: “L’Italia non può rinegoziare il 2,9%”. Moriamo sull’austerity, che fra l’altro deriva da una teoria con conti matematici errati?

E allora perchè sognare un Primo Maggio propositivo se i primi che remano contro a una politica di crescita sono coloro che dovrebbero favorirla?

Jovanotti prende le difese di Fabri Fibra!

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“Mi sembra assurda questa censura a Fabri Fibra da parte del “minculpop” dei sindacati. Fibra è un acceleratore di immagini, la sua è arte”. Una difesa di categoria. Da (ex) rapper e a rapper, Jovanotti prende le difese di fabri Fibra, escluso dal concerto del primo maggio dopo che l’assocazione D.i.re, Donne in rete contro la violenza, aveva chiesto il ritiro dell’invito accusandolo di lanciare attraverso le sue canzoni messaggi “misogini, sessisti, omofobi”.

Ecco un breve riassunto della classifica di parolacce dette da Fabri Fibra nelle sue canzoni (non completo):

S.A.I.C.(Succhiateci ancora il cazzo) 2004 – 16 tipi diversi di parolacce

Rap in vena 2004 – 14 tipi diversi di parolacce

Solo una botta 2004 –  21 tipi diversi di parolacce

Coccole – 2004 – 4 parolacce (anche in una canzone che si chiama coccole è riuscito a mettere 4 parolacce)

Venerdì 17- 2004 – 11 parolacce (tra cui froci, recchioni, puttane)

Non fare la puttana -2004 – 7 parolacce

Dobbiamo festeggiare il primo maggio a suon di parolacce?  Sono termini condivisibili quelli della canzona Venerdì 17? Sono termini che richiamano i diritti dei lavoratori o delle donne?

 

“SITUAZIONE DRAMMATICA”, così Bersani sulla crisi… Non c’è via d’uscita!

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“La verità è che c’è una situazione drammatica”. Lo dice riferendosi alla crisi il leader del Pd Pier Luigi Bersani parlando con i cronisti in una pausa delle sue consultazioni che sono ricominciate con i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl. “Avete visto quello che ha detto Confindustria?”, ha aggiunto il presidente preincaricato da Napolitano spiegando che anche da parte dei sindacati è stata manifestata la stessa preoccupazione. Dunque, secondo il segretario la crisi non è “ancora davanti” e per questo serve un governo: “Anzi – sorride – servirebbe un governo che fa miracoli”.

Togliere l’Imu sulla prima casa fino a mille euro, taglio dei costi della politica, un governo a tutti i costi. Queste le richieste avanzate dai sindacati al presidente “pre-incaricato”. Il programma prevede che il leader del centrosinistra incontri alle 12 Rete Imprese Italia, alle 13 rappresentanti del mondo ambientalista, alle 15 don Luigi Ciotti, alle 15,30 esponenti del Forum dei giovani; alle 16 rappresentanti del Movimento europeo e del Movimento federalista europeo.

“Abbiamo chiesto – ha dichiarato Susanna Camusso – di togliere il pagamento dell’Imu sulla prima casa fino a mille euro”. Camusso ha anche detto che le prossime scadenze estive tra Tares, Imu e aumento Iva sono “una miccia che va disinnescata”. La situazione è “drammatica”, ha aggiuntoLuigi Angeletti. “Le affermazioni del presidente incaricato – spiega il segretario della Uil –  cci hanno confortato, condividendo la necessità di dare questi segnali in modo radicale”. “Siamo contrarissimi – afferma Raffaele Bonanni – a che si torni a votare. L’Italia rischia di finire come Weimar per i gravi pregiudizi alla stabilità democratici. Si estenderebbe il populismo che porta solo atteggiamenti autoritari. Per questo bisogna fare un governo, farlo a tutti costi. Non capiamo le differenziazioni a non volersi alleare. La situazione è drammatica e la politica è l’arte dell’accordo. E’ quello che fa una classe politica avveduta”.

Stop a bus, tram e metro! Inizia lo sciopero, disagi in città

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Oggi si ferma il trasporto pubblico nelle maggiori città italiane.  Per 24 ore niente autobus, metro, tram se non nelle fasce protette. Sembra che l’adesione sia già molto estesa e i disagi nelle grandi città hanno già iniziato a farsi sentire. Lo sciopero è stato indetto  da Cgil, Cisl, Uiltrasporti, Ugltrasporti, Faisa Cisal e Fast a seguito della rottura delle trattative per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro scaduto da cinque anni.

“La decisione – spiegano i sindacati e le associazioni di categoria – è dovuta alla persistente incertezza sul quadro complessivo delle risorse finanziarie destinate al trasporto locale ed al mancato avanzamento del negoziato per il rinnovo contrattuale”.
La manifestazione desta comunque dubbi, poichè non essendoci un esecutivo non è comunque possibile agire sulle risorse finanziarie destinate al trasporto locale in quanto se è vero che molte delle decisioni sono prese dai comuni, in questo caso sarebbe però necessario rivedere a livello nazionale una riorganizzazione del sistema trasporto e i contratti di settore!

Entrando in una nuova settimana… il Top di quella appena finita!

giorni

Una settimana di sismi quella italiana, non solo letterali (lo Stivale è stato afflitto da diversi terremoti di lieve entità) ma soprattutto politici e scandalistici. Mentre si aspetta l’insediamento delle Camere e l’inizio del Conclave, con politici afflitti da ansia di prestazione parlamentare e cittadini eletti che si apprestano ad entrare là dove si decidono le sorti del nostro Paese, ecco un ripasso veloce di quello che è accaduto negli ultimi giorni e ci/vi ha coinvolti di più.

Il caso Sarah Scazzi. Dopo la requisitoria del PM che ha richiesto la condanna all’ergastolo per Sabina e Cosima e 9 anni di reclusione per zio Michele, ecco che altre domande sorgono. Sarah ha scritto nel suo cellulare un sms mai inviato che sembrava un presagio di quello che sarebbe successo (L’ultimo sms di Sarah, ma mai inviato!). La ragazza temeva per la sua vita? E questa paura era collegata a ciò che sapeva? A quanto pare voleva raccontare dei festini a cui Sabrina prendeva parte. Serate con amici che diventano mortali per chi vuole denunciarle? Sarah tra festini e strip, bugie o verità nascoste?

Passando da un’aula ad un’altra, a più di una in effetti, Berlusconi e la sua guerra dichiarata alle toghe è stato uno degli argomenti che più ha scaldato gli animi. Pro o contro, nessuno è rimasto indifferente. Dalla condanna per il caso Unipol all’uveite del Cav che gli è costata un ricovero ospedaliero al fatto che non ci sia stato nessun impedimento secondo la Corte e quindi il processo per il caso Ruby possa continuare dopo che era slittata l’udienza per Mediaset. Nel frattempo il Pdl ha organizzato una manifestazione per il 23 marzo contro le toghe e gli esponenti hanno proposto un’altra manifestazione già domani, ricevendo però un secco no da parte del Cavaliere.

Mentre Bersani prosegue la sua corsa al ruolo di Premier, ingaggiando una guerra mediatica con Grillo e non ascoltando i ripetuti appelli di Renzi, i vertici del Monte Paschi tremano. David Rossi, capo della comunicazione, si è suicidato lasciandosi dietro solo un biglietto con scritto “ho fatto una cavolata” e molti interrogativi. Le indagini nel frattempo si sono intensificate e nuove, scottanti realtà, sono venute alla luce.

Se il caso Tremonti ancora non è arrivato a ricevere quello che noi riteniamo essere il giusto grado d’indignazione (del resto è “il colpo di scena” più recente), il caso del tesoretto della Cisl, ben custodito da Bonanni, ha richiamato l’attenzione di molti: il sindacalismo è altra cosa!

Forse quello che maggiormente è passato sottovoce è il capitolo Vatileaks, messo un po’ in ombra dall’attesa che venisse decisa la data del Conclave. Presto avremo un nuovo Papa, un uomo in cui speriamo di poter riporre la nostra fiducia, non obbligatoriamente come guida spirituale, ma come persona in grado di essere al passo con i tempi e con gli stessi insegnamenti che la Chiesa predica: accettazione, tolleranza, amore, rispetto. Vogliamo una società giusta, equa, dove non ci sia il costante pensiero che qualcosa d’importante ci venga celato e, soprattutto, chiediamo ci sia coerenza.

Il rispetto per il prossimo e la sua libertà di essere se stesso è il primo passo.. Questo dovrebbero ricordarlo anche i politici quando si riuniranno: di certo non hanno dato buona prova di sé e ancora ci domandiamo: “Che sarà di noi?”

Con l’augurio che questa domanda possa trovare presto una risposta… ecco il video più visto questa settimana in Italia (e per chi ancora si domandasse cosa sia l’Harlem Shake… qui saranno fugati i vostri dubbi!)

E la prossima settimana? Saremo in prima linea, per continuare a tenervi aggiornati!

Aspettando quello che verrà… e con un ultimo saluto al Presidente Chavez

Good night, and good luck!

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Cisl dal Vaticano al Lussemburgo. Capitolo 2: Ci si difende come si può.

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Lo staff di Raffaele Bonanni si difende come può e dichiara che lo scandalo emerso tra società lussemburghesi, fiduciarie e partner messicani non rappresentano “questioni strettamente di attualità sindacale, economica e politica”. In una Italia in cui la disoccupazione ha raggiunto i record massimi dal dopoguerra, con oltre 3 milioni dichiarati di disoccupati ( ma chissà quanti ce ne sono non ancora emersi), in un’ Italia travolta dalla crisi economica, dove le previsioni non sono rosee e dove la politica è inabissata in protagonismi e crisi di identità, si preferisce il silenzio alle dichiarazioni. E allora lo staff di Bonanni che fa? Si appella al “nuovo emendamento italiano ” è successo tutto a nostra insaputa e appartiene a precedenti amministrazioni e quindi dichiara di essersi trovato di fronte  “ad assetti societari a dir poco confusi, e che risalgono tra l’altro anche a epoche precedenti” e poi ogni domanda va rivolta ai “responsabili legali delle società, totalmente autonome sul piano della gestione”.

ECCO LE AFFERMAZIONI DI UN SINDACATO CHE DOVREBBE TUTELARE I LAVORATORI ED E’ DIVENTATO UNA HOLDING INTERNAZIONALE! QUOTIAMO LA CISL IN BORSA?

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Scandalo Cisl! Impero finanziario o sindacato? Dal Vaticano al Lussemburgo

Bandiere-Cisl- tuttacronaca

Dopo gli scandali dell’Ama nel Lazio e i 200mila finti iscritti, si apre un nuovo scandalo per la Cisl e il suo segretario Raffaele Bonanni. Da quanto si apprende sembrerebbe che il sindacato sia coinvolto in operazioni finanziarie che coinvolgono il settore informatico, assicurativo, turistico e pubblicitario. Tra i soci ci sarebbero anche finanziatori lussemburghesi, fiduciarie, grandi banche estere e una società messicana. Un sindacato trasformato in società finanziaria e in business privato.

Che cosa è l’Eustema? Una società che in tempo di crisi si arricchisce grazie alla pubblica amministrazione! Sono consulenti tecnologici e produttori di software che nel 2011 aveva fatturato 40,3 milioni di euro. Nel 2012 la società si aggiudica ben 2 maxi appalti per servizi da fornire all’Inail.

Chi possiede Eustema? Naturalmente la Cisl, avendo il controllo della società attraverso le quote di Finlavoro e Innovazione Lavoro che detengono il 35,5% e il 33,6%  della società. Attraverso un sistema di scatole cinesi e di partecipazioni e partecipate si arriva facilmente a scoprire che dietro molte società ci sono banche del calibro di Banca popolare dell’Emilia Romagna, Banca popolare di Sondrio, Banco Popolare, Banca popolare di Milano e Ubi Banca. All’interno di questa ramificazione si trova anche Servizio Italia una società detenuta al 100% da Bnp Paribas francese. Ma come se questo non bastasse qualche mese fa è stato siglato un accordo con una società messicana: la Noris. Siamo di fronte quindi a un sindacato trasformato in una vera e propria Spa a livello internazionale e al cui interno ci sono gruppi bancari e società che mirano ad aggiudicarsi appalti attraverso una forza creditizia e finanziaria che non ha rivali. Insomma attraverso Eustema, la Cisl ha trovato il modo di aggirare le regole burocratiche e di arrivare al “core” dell’albero della cuccagna.

Ma non finisce qui, perchè poi la Cisl può contare anche su Finlavoro, la finanziaria del sindacato. E qui si apre per la Cisl il mondo dell’editoria perchè Finlavoro ha partecipazioni pari al 40% di Edizioni Lavoro. La casa editrice non stampa solo saggi o manuali, ma anche romanzi. Inoltre Edizioni Lavoro ha il 60% di Avagliano Editore che è controllata dalla Repas lunch coupon, ossia una delle società leader nel settore dei buoni pasto in diverse regioni italiane. E ora siamo arrivati alla bella sorpresa… perchè Repas ha come azionista di maggioranza la Dynasty Investments, una società con sede a Lussemburgo che si occupa di investimento e di alta finanza. Ma oltre alla Dynasty abbiamo anche la Fedra, una fiduciaria vicina al Vaticano. Nella scatola cinese poi ci sono anche società che si occupano di turismo e viaggi come la Poker Travel e società invece che si occupano di pubblicità televisiva come Labor Tv.

MA LA CISL E’ UN IMPERO FINANZIARIO O UN SINDACATO?

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L’unico che rispetta la spending review viene accusato? Se non volevano i tagli ai dipendenti perché non hanno tagliato i finanziamenti ai partiti o gli stipendi ai parlamentari?

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