I nostri 7 giorni: giochi di contrasti

7giorni-tuttacronacaPer fortuna c’è la Nazionale. Che ci ricorda una storia comune e ci vede schierati tutti sulla stessa metà del campo. Per fortuna ci sono gli undici di Prandelli a farci gioire tutti all’unisono. Per il resto? Divisione. E’ stata una settimana all’insegna dei fronti opposti questa. E se per placare quelli all’interno del Pdl serve che Berlusconi dica “basta parlare con la stampa”, per placare quelli di un’intera nazione, almeno per 90 minuti, c’è bisogno di ricordarsi il significato di  far squadra per non soccombere (magari anche con l’aiuto di un pizzico di fortuna!) Per il resto c’è chi s’indigna e chi s’indigna con gli indignati. E’ il caso di Torino, dove chi lotta contro il razzismo reagisce con violenza contro chi predica la bontà della legge Bossi-Fini. Perchè questa settimana è stata anche quella delle tante parole sull’immigrazione, della richiesta dell’abrogazione del reato di immigrazione clandestina e delle tante bare da riempire, del dramma dei morti di Lampedusa a cui si somma quello dei bambini morti e di quelli che una famiglia non l’hanno più. Ma sono stati anche i giorni in cui coloro che hanno permesso l’aumento dell’Iva non rinunciano al finanziamento pubblico dei partiti e vengono attaccatti in parlamento dai chi, tra le fila avversarie, li chiama “ladri”. E ancora, i sette giorni in cui è arrivato il secco no a Stamina e i manifestanti si sono riuniti in una veglia ed hanno crocefisso uno dei loro. Perchè se si può non ascoltare, è più difficile non vedere. Quello che non possono fare le parole, può fare un’immagine così evocativa. E scontri ci sono stati, e sono tutt’ora accesi, tra chi rifiuta i funerali al boia nazista Priebke e chi afferma che Che Guevara è stato peggio di lui. Ma per capire bene la frattura che si sta creando, forse basterebbe solo un nome: quello di Ignazio Marino. Perchè se ci possono essere fazioni e convinzioni, il primo cittadino di Roma che “litiga” con i vigili, con le stesse persone che giorno dopo giorno lo scortavano a suon di pedalate, qualcosa sembra essersi rotto nel profondo. Non è più una società spezzata, ma una stessa identità. Quel che manca, in questo gioco di contrasti in bianco e nero, è una scia di colore che possa creare un ponte, di dialogo.

contrasti-tuttacronacaE se quel primo tocco di colore fosse proprio l’azzurro? Perchè è vero che quando gli undici sono in campo i cuori battono all’unisono… ma fuori? Fuori c’è un altro genere di “unione”: quella del parlare delle Balotellate. Perchè forse Prandelli non può immaginare un’Italia senza di lui… ma lui non è scindibile dai suoi colpi di testa, che spesso si rivelano alquanto irritanti quando non incomprensibile. Come il rifiuto di essere preso a simbolo dell’anticamorra o lo scatto d’ira che gli fa dare una manata a una telecamera che lo disturba. Ma siamo uniti anche quando c’è l’indignazione di mezzo: quando vogliono toccare quel poco che ancora abbiamo, come quella pensione che è un diritto acquisito, o quando eliminano qualcosa che fa parte della nostra cultura, come lo studio della Storia dell’arte a scuola. Poi però, per i presentatori della Rai non mancano e anche per l’Alitalia si trovano soluzioni. Come se non ci fossero già abbastanza lacune da colmare, con l’Ocse ci ha relegato a maglia nera… Ma anche quella che sorge a sentire che la tragedia della diga del Vajont poteva essere evitata e che la frana fu in realtà pilotata. E scoprirlo proprio quest’anno, a 50 anni di distanza da quel dolore che nessuna quantità d’acqua riuscirà a sommergere. Per fortuna, però, ancora dentro di noi riusciamo a ritrovarli quei colori, capita quando ridiamo di cuore davanti a un video che ritrae due husky che gattonano mentre seguono un bebè oppure le infinite manovre per uscire da un parcheggio. E quando sorridiamo di tenerezza nel vedere dei cuccioli (fossero anche enormi come quelli d’ippopotamo) che prendono il latte dal biberon. Perchè anche tra rabbia e riso c’è contrasto. Un attrito che crea scintille. E quello che c’è da ricordare, allora, è che in mezzo a tutto questo bianco e nero, c’è sempre il movimento, la danza, la vita…

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

“Il Che peggio di Priebke”: la dichiarazione shock in Facebook

iannone-che-priebke-tuttacronacaSi fanno sempre più accesi i toni quando si parla del funerale dell’aguzzino nazista delle Fosse Ardeatine, Erich Priebke, morto due giorni fa all’età di 100 anni. Il Vicariato spiega che “Non è prevista nessuna celebrazione esequiale in una chiesa di Roma”. Ribatte  Giachini, legale dell’ex SS, “I Patti Lateranensi prevedono che ciascuno possa fare pratiche religiose laddove la sede lo consente. Per cui anche Priebke ne ha diritto. La chiesa è dei fedeli e Priebke era un fedele”. E aggiunge che “da 2mila anni non è mai stato cacciato nessuno da una chiesa e non mi risulta che si possa fare neppure legalmente”. Giachini spiega comunque che “sarà una cerimonia funebre privata, parteciperanno parenti e amici stretti. Non deve avere un tono che possa avere riscontri politici e di solennità. Per fissare con precisione il luogo dei funerali aspettiamo il certificato di morte affinché si possa traslare la salma”. In questo clima arriva un post su Facebook destinato a incendiare gli animi. A pubblicarlo il presidente di centrodestra della Provincia di Salerno, Antonio Iannone, che comunica la sua revisione della storia mettendo sullo stesso piano Che Guevara e l’aguzzino nazista delle Fosse Aredeatine Erich Priebke, morto qualche giorno fa all’età di 100 anni. Si legge nel post: “Ernesto Che Guevara è un macellaio peggiore di Priebke nei primi anni del regime di Fidel Castro a Cuba”. Come ricorda il Mattino: “Parametrati nazismo e rivoluzione comunista. Un ritorno a prima dello scorso aprile quando in occasione della celebrazione del 25 aprile, lo stesso Iannone aveva «revisionato» il suo predecessore Edmondo Cirielli, oggi parlamentare di Fdi, che aveva cancellato il ruolo dei partigiani e l’importanza della Resistenza nella nascita dell’Italia repubblicana. Al 25 aprile Iannone aveva invitato a guardare come «testimonianza di libertà per la pacificazione nazionale». Una svolta, sembrò, rispetto a Cirielli che aveva menato fendenti contro le «rappresentazioni idilliache e mitiche della Resistenza» e evocato il ricordo del «sacrificio dei giovani soldati degli eserciti alleati, in particolare del conteningente Usa, immolati sull’altare di un altra Patria per l’affermazione degli ideali di libertà e democrazia». Dei partigiani e della Resistenza nulla. E fu polemica. La stessa che certamente animerà oggi Iannone.”

Arriva CHERVINHO: Gervinho in versione Che!

gervinho_che_guevara_chervinho_tuttacronacaLa Roma guida la classifica di Serie A, i tifosi sono tornati ad amare i loro eroi sul campo dopo le contestazioni della scorsa estate e i giocatori ricambiano dando spettacolo. Uno soprattutto: Gervinho. Il suo incredibile avvio di cambionato l’ha reso l’idolo indiscusso per i tifosi giallorossi nonostante l’iniziale scetticismo. All’ivoriano ex Arsenal ha già firmato tre reti in campionato e per celebrarlo ci si è sbizzarriti con i fotomontaggi. Il più gettonato? Chervinho, dove l’attaccante appare in versione Che Guevera… in versione giallorosso però!

Il film sul Papa interpretato dall’attore che fu nel cast di Che Guevara.

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Regista argentino tra i più acclamati  Alejandro Agresti, si appresta ora a girare “Storia di un prete”, ovvero un film che ripercorre la vita di Papa Francesco.

«Più che una rapida biografia dei principali eventi nella vita di Jorge Bergoglio, vorrei riuscire a far emergere quel che sente una persona così singolare come il Papa», ha sottolineato Agresti alla rivista Variety. «Pensando al film, credo che la decisione di seguire la sua vocazione, la fede e la ragione, e i suoi studi da gesuita siano tra gli aspetti più interessanti del Papa», ha aggiunto Agresti.

L’attore scelto per interpretare Jorge Bergoglio è Rodrigo de la Serna, attore vincitori di diversi premi e reso celebre da i «Diari della motocicletta» del brasiliano Walter Salles. Nel film de la Serna interpretava l’amico del «Che», Alberto Granado.

 

Il vino i ritratti di Hitler e Mussolini. Shock a Rimini!

vino-lunardelli-apologia-fascismo-nazismo-tuttacronaca

Lo ha denunciato una coppia di norvegesi, Paret Havard e Geysa Furulund, che ha raccontato a The Local, di aver trovato in Italia alcuni vini con l’etichetta raffigurante i volti di Adolf Hitler e Benito Mussolini. I vini sono prodotti dalla Lunardelli di Udine e erano in bella mostra in un negozio di Rimini.

«Siamo rimasti attoniti» hanno detto «attoniti anche nell’apprendere che tali bottiglie vengono vendute un po’ ovunque, anche a Roma, e sono considerate alla stessa stregua di souvenir per turisti… un vino speciale per persone speciali. Siamo rimasti sorpresi che vi fosse un negozio che commercializzava un prodotto del genere» hanno aggiunto, precisando che le bottiglie avevano etichette con su scritto “Adolf Hitler” e “Mein Fuhrer” e in alcuni casi anche il simbolo della svastica.

L’azienda vinicola Lunardelli di Udine, che produce le bottiglie ed è attiva dal 1995, si è sempre difesa dalle critiche affermando di voler dedicare la sua linea “Storia” alle «vite di personaggi famosi in Italia e nel mondo, come Che Guevara, Winston Churchill, Stalin, Napoleone…». Sul sito dell’azienda compaiono diverse categorie, divise in “Esercito italiano”, “Ventennio”, “Collezione comunismo” e “Der Fuhrer”.

Siamo di fronte all’ennesimo caso di apologia del fascismo e del nazismo? Un’altra volta la nostra Carta viene ignorata per fare apologia o forse, il che è ancora più agghiacciante, semplice business basandolo anche sulla provocazione?

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