Faida in Cgil, scoppia la rissa con i rappresentanti Fiom

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Faida in Cgil a Milano dove si teneva l’attivo regionale del sindacato, al quale partecipava anche Susanna Camusso. Qui una decina di rappresentanti della Fiom, che non è stata invitata all’incontro, guidata da Giorgio Cremaschi, ha fatto irruzione nella sala. Tra scontri verbali sono volati schiaffi e spintoni.

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Quanto costa il Jobs Act di Renzi? Possiamo permettercelo?

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Ecco secondo il Fatto Quotidiano i costi del Jobs Act di Renzi:

Taglio dell’Irap del 10 per cento finanziato dall’aumento dell’aliquota sulle rendite finanziarie. L’Irap vale 33 miliardi all’anno e serve a finanziare la sanità delle Regioni. Ammesso che Renzi voglia ridurre del 10 per cento solo l’Irap privata, che vale una ventina di miliardi, dovrebbe comunque trovare 2 miliardi di copertura, un aumento del carico fiscale di circa il 20 per cento, non poco.

Energia: ridurre il costo del 10 per cento per le aziende attraverso un taglio degli “incentivi cosiddetti interrompibili”. Martedì sera a Otto e Mezzo Renzi aveva un’idea completamente diversa: tagliare gli oneri di distribuzione, cioè far pagare il conto alle reti (Terna e Snam) e ai venditori di energia. La nuova proposta invece mira a ridurre quei 600-700 milioni all’anno dati a grandi aziende disposte a subire un’interruzione della fornitura di energia. Il costo viene scaricato sulle altre imprese. Tagliare questi incentivi “interrompibili” avrà come effetto immediato quello di far salire i costi per alcune grosse aziende.

Assegno universale per chi perde il lavoro, con obbligo di seguire un corso di formazione e di non rifiutare più di una proposta di lavoro. L’assegno universale esiste già, è l’Aspi e la mini-Aspi introdotta dalla riforma Fornero nel 2012 e perde il diritto a riceverla chi “non accetti una offerta di un lavoro superiore almeno del 20 per cento rispetto all’importo lordo dell’indennità cui ha diritto”. L’unica cosa che Renzi può fare è ridurre i requisiti necessari per accedere all’Aspi. A meno di non voler rivedere del tutto gli ammortizzatori sociali a partire dalla cassa integrazione

Obbligo di rendicontazione online ex post per ogni voce dei denari utilizzati per la formazione professionale finanziata da denaro pubblico. Il pozzo oscuro della Formazione professionale è bene che sia illuminato perché assorbe circa 600 milioni l’anno senza controlli. Non è detto, però, che una volta controllati i fondi il lavoro lo si crei davvero o i corsi divengano davvero formativi.

Eliminazione della figura del dirigente a tempo indeterminato nel settore pubblico. Serve a contrastare l’inamovibilità dei dirigenti della Pa anche se incapaci. Eliminare la garanzia dell’incarico a tempo indeterminato rende i dirigenti più soggetti alla politica.

Trasparenza: amministrazioni pubbliche, partiti, sindacati devono pubblicare online ogni entrata e ogni uscita. Sarebbe una novità positiva, in particolare per le spese delle Pubbliche amministrazioni. Ma anche per partiti e sindacati, finora esentati dal rendere trasparenti i loro bilanci.

Nuovi posti di lavoro. Per sette settori (Cultura-Turismo-agricoltura, Made in Italy, Ict, Green economy, Nuovo Welfare, Edilizia , Manifattura), il Jobs Act conterrà un singolo piano industriale. Il cuore del “piano del lavoro” di Renzi non ha concretezza. Si limita ai titoli.

Presentazione entro otto mesi di un codice del lavoro. Il Codice del lavoro forse va presentato prima di otto mesi, il tempo delle attese non era finito?

Riduzione delle varie forme contrattuali, oltre 40. Processo verso un contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti. Le forme di lavoro previste dalle attuali normative sono, probabilmente, 40 ma quelle utlizzate non arrivano a dieci (tempo indeterminato o determinato, contratti a progetto, lavoro interinale, lavoro stagionale, le “false” partite Iva, lo staff leasing e poco altro). Il contratto unico indeterminato è stato proposto inizialmente da Tito Boeri e Pietro Garibaldi e si basa sull’idea che basti una forma contrattuale in cui il raggiungimento di tutte le garanzie avvenga nell’arco di tre anni. Una razionalizzazione che va verso la stabilità solo se spazza davvero via tutte le tipologie contrattuali esistenti. Se si trasforma in un “processo” potrebbe significare solo un nuovo modo di chiamare la realtà esistente.

Agenzia Unica Federale che coordini i centri per l’impiego, la formazione e l’erogazione degli ammortizzatori sociali. La novità più rilevante attiene alla possibilità di erogare gli ammortizzatori sociali da parte di un’Agenzia unica che sostituirebbe l’Inps. I Centri per l’impiego sarebbero frequentati in modo significativo. Ma i 556 Centri diffusi in Italia danno lavoro solo al 3,7% dei richiedenti, mentre in Germania la percentuale è del 13. L’agenzia unica può servire a coordinare meglio ma, al fondo, la differenza sarà fatta dalle effettive opportunità di lavoro.

Legge sulla rappresentatività sindacale e rappresentanti eletti dai lavoratori nei Cda delle grandi aziende. La legge è già in discussione alla commissione Lavoro della Camera. La si potrebbe approvare in poche settimane rendendo felici sia la Fiom che la Cgil. Sull’ingresso nei Cda delle aziende: il sistema tedesco, la Mitbestimmung, prevede la presenza dei lavoratori in Consigli di sorveglianza con possibilità di intervenire sulle scelte aziendali e, anche, di nominare i manager. Ma non di divenire azionisti o amministratori dell’impresa.

I due marò finiscono nel Presepe: la Cgil insorge

marò-presepe-tuttacronacaMassimiliano Latorre e Salvatore Girone sono ancora in India e il Capo dello Stato confida nella “riapertura delle prospettive” che il Paese asiatico aveva indicato, agurandosi inoltre un prossimo incontro al Quirinale. Nel frattempo, si rallegra Mauro, ministro della Difesa, perchè i familiari dei due marò a Natale potranno volare in India per rivederli. E ricorda: “siamo in fervida attesa e alacre attività, soprattutto sul piano diplomatico”. Ma nel frattempo si parla dei due miliatari anche per quello che accade in Italia: si è infatti scelto un Presepe per ricordare che Latorre e Girone attendono giustizia ormai da quasi due anni. E la Cigl è insorta. Come riporta il Giornale:

È successo che nella sede della direzione regionale Inps a Firenze «è comparso un presepe sormontato dalla foto dei due militari trattenuti in India e da uno slogan in cui si auspica la loro immediata liberazione». Il sindacato ha reagito con un comunicato, secondo cui «che in un ufficio pubblico si possa allestire qualsiasi cosa abbia a che fare con un credo religioso è già materia dibattuta, ma abbinare a questo un proclama politico è evidentemente un’offesa». Prevenendo il sospetto di un pregiudizio ostile verso i due marò, la Cgil precisa che «non si tratta di schierarsi contro o a favore del rientro in Italia dei due marò, ma cosa ha a che fare questo con il rispetto di una tradizione religiosa? Predisporre un simile allestimento, discutibile anche dal punto di vista estetico, è quantomeno improprio per un ufficio pubblico».

Eccezioni sarebbero peraltro parse tollerabili alla Cgil: «Se le immagini fossero state riferite alle vittime della guerra civile in Siria o alle condizioni del Cie di Lampedusa, non troveremmo niente da dire. La pace, il ripudio della violenza e la tutela della dignità umana sono valori inseriti nella nostra Costituzione. Il rinnovare (dopo un anno) l’appello alla liberazione di due connazionali coinvolti in una vicenda controversa e ancora tutta da chiarire è palesemente un segnale politico, che viene pure imposto dalla dirigenza Inps». Il dirigente regionale dell’Inps, Fabio Vitale, si è detto «basito» e ha definito «ideologica» la nota della Cgil.

Sotto assedio i sindacati… quale sarà il prossimo obiettivo dei Forconi?

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Nel mirino dei Forconi ora ci sono le sedi della Cgil ed è stato lo stesso sindacato a denunciare gli atti violenti e intimidatori a opera dei Forconi che si sono verificati contro le attività lavorative e sindacali. “Le manifestazioni – si evidenzia in una nota del sindacato – che sotto il titolo giornalistico dei ‘Forconi’ animano in questi giorni le piazze italiane preoccupano quando si qualificano per gli atti violenti che si stanno ripetendo con forza e che vanno sempre e in ogni caso condannati e fermati”.

La Cgil elenca i luoghi dove ci sono stati questi episodi: “In particolare – si sottolinea -., in queste ore, si stanno verificando azioni intimidatorie e provocatorie, anche violente, in molte aree del Paese. Solo a titolo di esempio gravi fatti sono ad Andria, Cerignola, Barletta, Biella, Savona, dove non solo è stato impedito lo svolgimento delle attività lavorative, ma si anche tentato di ostacolare l’esercizio dell’attività sindacale, con gravi minacce, lancio di oggetti e qualche caso tentativi di irruzione nelle Camere del Lavoro”.

“Manifestare – spiega il sindacato – è un diritto di tutti, ma tale diritto va esercitato nel rispetto del principio incontrovertibile della non violenza, della non intimidazione e del rispetto delle libertà di ogni lavoratore e di ogni impresa di poter svolgere liberamente la propria attività”.

“L’assalto ai luoghi di lavoro e alle sedi sindacali – si sottolinea nella nota – è inaccettabile. Si tratta di atti di assoluta prevaricazione che devono essere impediti sul nascere. Il dipartimento organizzazione della Cgil, visto il degenerare della situazione, ha inviato una nota a tutte le proprie strutture nella quale si dispone il rafforzamento dei presidi nelle sedi sindacali e si chiede di innalzare il livello di vigilanza. In ogni capoluogo di Provincia verrà avanzata agli organismi preposti alla sicurezza e all’ordine pubblico, la richiesta di porre la massima attenzione a prevenire le possibili tensioni che possano ingenerare manifestazioni facinorose e squadriste e a reprimere ogni tentativo violento di intimidire aziende, lavoratori o loro rappresentanti sindacali”.

La nota si conclude spiegando che “l’eterogeneità delle rivendicazioni alla base della protesta è sicuramente sintomo del disagio diffuso che si è approfondito in una delle più lunghe crisi della storia e che per giunta non è stata contrastata adeguatamente. Nello stesso tempo è proprio questa eterogeneità che rende difficile individuare risposte e si presta a quelle pericolose invocazioni autoritarie che sono echeggiate nelle piazze e fanno dubitare delle reali finalità di questo movimento”.

Alt(olà) Marino! I vigili urbani di Roma minacciano lo sciopero a Natale

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Agenti della polizia municipale sul piede di guerra contro il sindaco Ignazio Marino che ha disertato  l’incontro con i rappresentanti di categoria. Ora gli agenti mirano allo sciopero entro il  termine massimo del 20 gennaio, minacciando il periodo natalizio in modo da creare il blocco della città proprio nel periodo degli acquisti per i festeggiamenti. Stavolta si parla di sciopero generale e il clima nella Capitale è bollente:

“E’ stata una pantomima, è il commento di Francesco Croce della Uil, ci aspettavamo una presenza politica autorevole per proseguire il discorso avviato martedì scorso. Così non è stato. Prendiamo atto con rammarico di questi tentennamenti politici. Gli unici a pagare sono i lavoratori e così non può andare avanti: siamo pronti anche ad uno sciopero generale”.

“Da Marino è arrivato un ulteriore sgarbo ai vigili, gli ha fatto eco il segretario dell’Ospol Stefano Lulli, il tavolo si è rotto perché non c’erano le condizioni per farlo. Il problema non è tecnico ma politico e quindi il sindaco doveva esserci. Lunedì consegneremo al Prefetto lo stato di agitazione e andremo verso lo sciopero”.

Una nota congiunta Cgil, Cisl, Csa e Diccap ha poi sottolineato: “Al tavolo erano presenti, per conto dell’amministrazione, il Comandante del Corpo Raffaele Clemente e la dottoressa Rossella Matarazzo che ha un incarico di collaborazione che non le attribuisce alcuna rappresentanza politica né alcuna competenza in riferimento alla gestione, organizzazione e potere contrattuale”.

Salta la prima all’Opera di Roma, scioperi in vista!

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Scioperi del personale della struttura e salta la prima dell’Opera di Roma prevista per il 27 novembre. Annullata tutta la produzione dell’Ernani diretto da Riccardo Muti. La protesta è stata decisa oggi durante  l’assemblea dei lavoratori del teatro, per protestare contro l’ipotesi di commissariamento, a renderlo noto sono stati i sindacati Cgil, Libersind e Fials.

2 milioni di euro restituiti ai pensionati! A Lucca brindano

pensioni-tuttacronacaDifficile da credere, eppure è tutto reale: 1800 pensionati di Lucca si sono ritrovati una pensione maggiorata di 100 anche 200 in fondo al mese. E come se già questa non fosse stata un’ottima notizia, l’Inps ha depositato in banca, a loro favore, assegni per 20mila euro e più. Un sogno a occhi aperti? I contribuenti, come spiegato da La Nazione il 20 novembre, sono stati “premiati da un accertamento puntiglioso svolto di propria sponte dagli uffici Inca Cgil Lucca, che complessivamente ha restituito loro la bellezza di 2 milioni di euro tondi tondi.” La cifra è stata “tirata fuori dalle pieghe di ogni sentenza, nuova normativa, possibilità di ricongiungimento di periodi in cui la contribuzione è avvenuta per maternità, mobilità in anni lontani, servizio militare. Dettagli tecnici che fanno la differenza. Negli ultimi quattro anni l’Inca Cgil ha passato sotto la lente di ingrandimento la congruità delle pensioni e le sorprese, tutte al positivo, non sono mancate.” Massimo Matteoni, direttore provinciale Inca Cgil, ha confessato: “Non c’è niente da dire, è il lavoro che, come sindacato, dà più soddisfazione. La maggior parte dei pensionati non hanno nemmeno richiesto una verifica, avviata da noi in modo automatico. Semplicemente si sono sentiti raggiungere dalla telefonata che comunicava loro l’aumento della pensione e il rimborso di quanto negli ultimi anni non gli era stato riconosciuto”. E ha quindi aggiunto: “Qualcuno ci ha chiesto se era uno scherzo. Una signora, venuta in ufficio a sincerarsi, si è messa a piangere dalla contentezza. Ad oggi, grazie a questo progetto che da quattro anni ci porta a effettuare un riscontro sulle pensioni, sono stati recuperati 2.004.223 euro di arretrati sulle pensioni e una variazione mensile media permanente di 27,75 euro. Naturalmente, questo dato è solo una media, c’è il pensionato che ha avuto un aumento mensile di 5 euro sulla pensione e la pensionata che ha avuto un aumento permanente mensile di 200 euro”. Ma perchè le pensioni erano sottostimate? “Non dipende da errori dell’Istituto nel liquidare le pensioni, ma dall’emanazione di leggi, circolari e sentenze successive rispetto al momento della liquidazione della pensione. Gli importi vanno dunque globalmente riconsiderati alla luce di nuove disposizioni che possono essere retroattive e portare concreti vantaggi”. Una pensionata di Pisa, appresa la notizia, si è quindi rivolta al patronato lucchese di Inca Cgil. E il risultato la premia: 109 euro in più sulla pensione mensile e 13.069 euro di arretrati.

Tensione a Napoli, uniti disoccupati e studenti

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L’unione fa la forza e così disoccupati e studenti hanno invaso il centro storico di Napoli, bloccando  Piazza Garibaldi ed il Corso Umberto. Alta tensione c’è stata quando il corteo è passato sotto la sede  della CGIL. Qui sono stati sparati fumogeni e ci sono stati anche tentativi di invadere i locali della stazione, prontamente isolati dagli addetti.

 

Scontro di stabilità! Tensione nei cortei e cariche della polizia a Bologna

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Scontri, cariche e tensioni, la legge di Stabilità diventa terreno di battaglia in molte città dove oggi stanno sfilando i cortei dei sindacati confederali. Da Roma a Milano, insieme a Cgil, Cisl e Uil anche gli studenti. I tafferugli si sono registrati soprattutto a Bologna dove il traffico è andato in tilt,  vetrine delle banche imbrattate di vernice e la polizia ha respinto gli studenti del collettivo autonomo Cas. Mentre il corteo di Cgil-Cisl e Uil ha sfilato pacificamente da porta San Felice a Piazza Maggiore, gli studenti medi organizzati hanno prima bloccato i viali all’altezza del ponte Matteotti, poi sfilato in via Indipendenza, paralizzando il traffico. Il serpentone si è poi diviso in due, procedendo in parte su via Irnerio e in parte verso via Marconi. I ragazzi del Cas (Collettivo autonomo studentesco) sono invece tornati a marciare verso Palazzo Malvezzi dietro allo striscione ‘Assediamo la Provincià come avevano fatto nei giorni scorsi. Questa volta, però, è volata qualche manganellata. I giovani, dove aver tentato di entrare nel Palazzo, sferrando anche calci al portone, sono stati più volte respinti su via Zamboni dalla Polizia. Mancanza di spazi di socialità, tagli all’istruzione, austerity e caro-vita sono i motivi della protesta studentesca, messa in atto a suon di musica a tutto volume e con l’accensione di alcuni fumogeni.

Invasione di studenti anche nella sede milanese di Google a Milano. Entrati nell’atrio del palazzo di corso Europa che ospita gli uffici del colosso di Mountain View, i ragazzi hanno imbrattato con vernice spray – con le ormai consuete ‘V’ del personaggio del fumetto e del film ‘V per vendettà – le pareti dell’ingresso, tappezzato di cartelli che con vari slogan accusano Google di lucrare sulla privacy degli utenti del web. Il gruppo si era staccato poco prima dal corteo studentesco che, andato via via ingrandendosi, sta marciando per Milano per protestare contro la crisi economica. Tensioni tra gli studenti che stanno manifestando in corteo nel centro di Torino e la polizia. All’altezza di uno dei corsi centrali, un gruppo di manifestanti ha tentato di forzare un cordone posto a difesa di una filiale dell’Unicredit. La polizia ha risposto allontanandoli con gli scudi e brandendo i manganelli. La situazione è tesa. Gli studenti, circa un migliaio, protestano contro i tagli alla scuola pubblica. Brandendo cartelli con l’immagine di Enrico Letta, lanciano slogan contro le politiche governative sull’istruzione.

Il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, che ha raggiunto la testa del corteo di Milano per lo sciopero generale contro la Legge di Stabilità, chiede di «cambiare subito la questione fiscale» che come è affrontata dal Governo «ci pare davvero molto debole non solo per i lavoratori e i pensionati, ma anche per l’economia». «Le tasse – prosegue – saranno la tomba dell’economia e della democrazia in Italia». «Non c’è più tempo, il Paese non ha più bisogno di soluzione che non vengono, ma ha bisogno di risposte», ha detto Susanna Camusso, leader della Cgil nel corso del suo comizio conclusivo alla manifestazione di Milano. «Il tempo -ha proseguito – non è una variabile indipendente, non si può continuare cosi con quella politica che ha fatto male al Paese». Camusso cita nel suo intervento i casi di Alitalia, Telecom e in generale della siderurgia. «Si chiudono le nostre aziende strategiche, ci stiamo giocando questo tema qui e oggi».

Non è un partito per giovani? Epifani: se Renzi vince non è il solo candidato premier

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Altro giro, altre regole, altre carte che vengono mescolate. Ormai sembra inarrestabile la corsa di Renzi alla segreteria del Pd e allora si deve cercare in tutti i modi di ostacolare almeno la Premiership. E così oggi Epifani rilasciando un’intervista a Maria Latella su SkyTg24 ha dichiarato Chi vincerà le primarie del Pd “sarà anche candidato premier”, ma non è detto che sia solo: “se concorressero altri, sarebbe giusto” farli entrare in gioco “perché si è fatto così nel passato”.

Così l’Huffington riportando l’intervista di Epifani scrive:

Letta, ad esempio? “Deciderà lui quando terminerà questa esperienza di governo, ma in via generale può essere, come anche per altri candidati”, ha risposto l’ex segretario Cgil. “Io vorrei che si assumesse tutto questo come un percorso fisiologico”, ha aggiunto Epifani. “Noi siamo orgogliosi di avere tante personalità che si stanno affermando”.

Sulla polemica riguardante un possibile secondo mandato da sindaco per Matteo Renzi, il segretario ha osservato che “fare il segretario del Pd è molto pesante”, ma serve anche guidare il partito “in modo nuovo, stando in mezzo alla gente”.

“Io tengo una posizione equidistante, dico quello che ho visto in questi mesi: fare il segretario è un compito molto pesante e oneroso, non è facile e semplice”, ha spiegato Epifani. “Ma penso anche che si debba fare il segretario di un grande partito in un modo nuovo, stando in mezzo alla gente. Questo lo capisco e vedrei bene questa possibilità, un segretario che sta in mezzo alle persone per rompere questa frattura tra cittadini e politica. Ma questo lo deciderà Renzi o gli altri candidati”.

Sempre rivolto a Renzi, un altro messaggio. “Renzi dice che le elezioni non sarebbero una catastrofe? In democrazia il voto non è mai una catastrofe ma in questa caso non serve al Paese”. Per Epifani, in questo momento “bisogna avere i nervi a posto e portare a casa questa legge di stabilità. La cosa peggiore che può capitare al paese è di considerare che tutto quello che è capitato non è servito. La gente cerca una indicazione”.

Dal segretario del Pd anche parole miste sulla legge di stabilità. Una legge che – secondo Epifani – “va nella direzione giusta”, “ma ha bisogno di avere un’anima, qualcosa che parli nell’interesse del Paese”. Per questo – ha aggiunto – è una legge che “deve essere migliorata in Parlamento”. Come? Puntando sulle chiavi di volta: investimenti, fiscalità più giusta, giù tasse su lavoro e impresa. E non certo – è la stoccata di Epifani al Popolo della Libertà – privatizzando le spiagge. “Ci sono beni pubblici fondamentali come le spiagge che è bene tenere nella proprietà di tutti”.

Il Pd non è un partito per giovani?

Falcidiate le partite Iva! Dove è l’uscita dal tunnel?

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Dove siamo diretti? Secondo Saccomanni fuori dal tunnel anche se i dati parlano davvero di una realtà diversa. Le partite Iva dal 2008 al giugno 2013, secondo la Cgil, sono crollate di circa 400mila unità. Si sono persi quindi 400mila lavoratori indipendenti. «A differenza dei lavoratori dipendenti – rileva il segretario Cgia Giuseppe Bortolussi – quando un autonomo chiude l’attività non dispone di nessuna misura di sostegno al reddito. Tranne i collaboratori a progetto che possono contare su un indennizzo una tantum, le partite Iva non usufruiscono dell’indennità di disoccupazione, di nessuna forma di cassa integrazione o di mobilità lunga o corta. Spesso si ritrovano soli con molti debiti da pagare e un futuro tutto da inventare».

«In proporzione – prosegue Bortolussi – la crisi ha colpito in maniera più evidente il mondo delle partite Iva rispetto a quello del lavoro dipendente. Se in termini assoluti la platea dei subordinati ha perso ben 583.000 lavoratori, la variazione percentuale, invece, è diminuita solo del 3,3 per cento, mentre l’incidenza percentuale della perdita dei posti di lavoro sul totale della categoria si è fermata al 3,5 per cento. Tassi, questi ultimi, che sono meno della metà di quelli registrati dai lavoratori indipendenti».

Chi penserà a questo nuovo tunnel italiano?

In un lustro è crollato il popolo delle partite Iva: dal 2008 al giugno del 2013, secondo la Cgia, hanno cessato l’attività 400 mila lavoratori indipendenti. In questi cinque anni e mezzo di crisi economica la contrazione è stata del 6,7%. Sempre nello stesso periodo di tempo, ogni 100 lavoratori autonomi, ben 7,2 hanno cessato l’attività. Al 30 giugno di quest’anno il cosiddetto popolo delle partite Iva ammontava a 5.559.000 lavoratori. «A differenza dei lavoratori dipendenti – rileva il segretario Cgia Giuseppe Bortolussi – quando un autonomo chiude l’attività non dispone di nessuna misura di sostegno al reddito. Tranne i collaboratori a progetto che possono contare su un indennizzo una tantum, le partite Iva non usufruiscono dell’indennità di disoccupazione, di nessuna forma di cassa integrazione o di mobilità lunga o corta. Spesso si ritrovano solo con molti debiti da pagare e un futuro tutto da inventare». Una situazione di difficoltà, ricorda la Cgia, che, purtroppo, ha spinto in questi ultimi anni molti piccoli imprenditori a compiere dei gesti estremi dettati dalla disperazione. «In proporzione – prosegue Bortolussi – la crisi ha colpito in maniera più evidente il mondo delle partite Iva rispetto a quello del lavoro dipendente. Se in termini assoluti la platea dei subordinati ha perso ben 583.000 lavoratori, la variazione percentuale, invece, è diminuita solo del 3,3 per cento, mentre l’incidenza percentuale della perdita dei posti di lavoro sul totale della categoria si è fermata al 3,5 per cento. Tassi, questi ultimi, che sono meno della metà di quelli registrati dai lavoratori indipendenti».

La contrazione  in questi ultimi cinque anni e mezzo,è stata del 9,9%. Male anche l’andamento dei coadiuvanti familiari, ovvero i collaboratori familiari: la riduzione è stata di 78.000 unità (-19,4%). Anche i collaboratori occasionali o a progetto hanno subito un deciso ridimensionamento: la riduzione occupazionale è stata di 56.000 unità (-12%). Così pure per gli imprenditori, vale a dire i soggetti a capo di attività strutturate con dipendenti, sono diminuiti di 37.000 unità (-12,9%). Le uniche categorie che hanno registrato risultati positivi sono stati i soci delle cooperative (+ 2.000 unità, pari al +6,2%) e, soprattutto, i liberi professionisti. Il numero degli iscritti agli ordini e ai collegi professionali sono aumentati di 125.000 unità (+10,7%). «Verosimilmente – conclude Bortolussi – la tendenza positiva fatta segnare dai liberi professionisti potrebbe essere riconducibile sia all’aumento del numero di coloro che hanno deciso di mettersi in proprio non avendo nessun’altra alternativa per entrare nel mercato del lavoro, sia all’incremento delle cosiddette false partite Iva. In riferimento a quest’ultimo caso, ci si riferisce, ad esempio, a quei giovani che in questi ultimi anni hanno prestato la propria attività come veri e propri lavoratori subordinati, nonostante fossero a tutti gli effetti dei lavoratori autonomi. Una modalità, quest’ultima, molto praticata soprattutto nel Pubblico impiego». Infine, segnala la Cgia, a livello territoriale è stato il Nordovest ha registrare la caduta occupazione più forte tra gli autonomi (-7,9%), mentre il Centro è stata l’area geografica meno investita dalla crisi, nonostante la contrazione sia stata di tutto rispetto: – 4,1%. (fonte: Ansa)

La guerra alle pensioni di Renzi, ora tocca a quelle di reversibilità

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Dopo la lotta alle pensioni d’oro di Renzi ora, il sindaco di Firenze, sposta la battaglia sulle pensioni di reversibilità. il primo affondo Renzi lo ha fatto negli studi di Michele Santoro a Servizio Pubblico dove aveva già lanciato la sua ascia, ma ora rincara la dose come sottolinea Cannavò su Il Fatto Quotidiano:

“Fedele al ruolo di affabulatore ha voluto porre il tema parlando di sua nonna, Maria Bovoli, tenace vecchina di 93 anni. “Chi l’ammazza! – ha detto il sindaco di Firenze – mia nonna ha avuto la pensione di reversibilità quando aveva sei figli. È stato giusto ma continua a percepirla ancora, 3.000 euro al mese, nonostante i figli siano piuttosto grandi”.

Renzi non ha detto altro, ma l’intenzione di voler intervenire sulle pensioni di reversibilità è chiara. La conferma viene da quello che è considerato l’esperto di Renzi in questioni economiche, Yoram Gutgeld:

“La reversibilità in Italia è molto alta, circa il 30-40% in più del resto d’Europa. Non abbiamo presentato proposte ma ci stiamo lavorando. Ci sono margini per ridurre qualcosa, certo non le pensioni basse”. Il problema è che proprio di pensioni basse stiamo parlando. Nel bilancio dell’Inps, la spesa per pensioni ai superstiti – questo è il termine tecnico della reversibilità – è di 28 miliardi per 3,8 milioni di pensioni erogate. Importo medio: 565 euro. Come sempre, si tratta della “media del pollo”, ci sono assegni più alti e altri più bassi. Ma con quella media è difficile andare a pescare privilegi corposi, non stiamo parlando di pensioni d’oro.

Il Fatto spiega in cosa consista la pensione di reversibilità,

quella percepita in caso di decesso del coniuge: in Italia ci sono milioni di pensionati di questo tipo, in prevalenza donne, una vita di casalinghe alle spalle. La pensione ai superstiti (reversibilità) spetta ai familiari del defunto: coniuge, figli minori e fino al compimento degli studi, fratelli, nipoti e genitori purché a carico. Al coniuge spetta il 60% della pensione, l’80% se ha un figlio, il 100% con due figli. Al figlio senza coniuge va il 70% che sale all’80 e al 100% con più figli. Il 15% a ogni altro familiare, diverso da questi, avente diritto. Se si possiede un altro reddito, la pensione è ridotta del 25% quando si superano i 1.400 euro, del 40% oltre i 1.860 e del 50% oltre i 2.330 euro.

Vivaci sono state subito le reazioni e tutte ostili:

Antonio Pellegrino, tecnico previdenziale dello Spi Cgil, ha detto “Renzi fa i conti con tasche che non sono le sue, fa vergogna perché parliamo di redditi in genere bassi e comunque già regolati”.

Alla morte di un titolare di pensione, questa è dovuta al coniuge, ai suoi figli ma anche ai genitori o ai fratelli. In proporzioni ridotte e con alcuni limiti di reddito oltre i quali scattano le riduzioni “Si tratta di una delle condizioni di vita più difficili e dolorose” aggiunge Pellegrino. Un settore in cui i 3.000 euro della “nonna renziana” costituiscono una chimera. L’idea, però, potrebbe trovare cittadinanza all’interno dell’Inps dove si fa notare che la spesa reale, in realtà, è più alta, 39 miliardi. Alle pensioni erogate a chi non ha altri redditi vanno aggiunte quelle di chi possiede altre entrate. In tal caso la media è più alta, 856 euro al mese: ancora anni luce dalla nonna di Renzi. “Sembra ossessionato dalle pensioni” ha detto Carla Cantone, segretario dello Spi-Cgil, organizzazione di oltre 2,5 milioni di iscritti. segretario dello Spi-Cgil, replica con nettezza, più di quanto fatto finora dalla Cgil nei confronti del futuro segretario Pd: “Matteo Renzi è proprio ossessionato dai pensionati e ancora di più da quelli che liberamente e democraticamente hanno deciso di iscriversi al sindacato. I pensionati non sono mica tutti come sua nonna che prende 3.000 euro al mese”. Cantone dice di comprendere le necessità della “campagna elettorale” ma, aggiunge, “Renzi sbaglia bersaglio e non fa il bene del paese continuando ad aizzare le folle contro chi è andato in pensione dopo una vita di lavoro”.

3 sindacalisti accusati di estorsione, minacciavano scioperi

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Sono stati arrestati a Salerno con l’accusa di aver estorto denaro a un imprenditore per evitare che i lavoratori della sua azienda scioperassero. Antonio Masi e Pasquale Tortora, della Uil, e Mario Ronca, della Cgil, si sarebbero presentati in più occasioni per ricevere il denaro. Le prime tranche sarebbero partite da maggio scorso. In ben due occasioni l’imprenditore avrebbe consegnato agli estorsori 8000 euro, 5000 la prima volta e 3000 in una seconda. L’imprenditore che li ha denunciati è il titolare di una ditta per la produzione di etichette e stampati con una cinquantina di persone alle sue dipendenze. Masi e Ronca sono stati bloccati nei pressi di un distributore di benzina in via Sichelgaita a Salerno mentre intascavano 3000 euro dall’imprenditore.

Air France non atterra ad Alitalia: ora sono 1000 gli esuberi

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Il piano per Alitalia si farà, ma non con Air France. La compagnia francese infatti non è convinta e soprattutto non ha sicurezze per investire in Italia, nonostante Letta continui a confermare che la stabilità politica è necessaria anche per infondere fiducia negli investitori esteri… quale migliore occasione? Alitalia poteva davvero rappresentare un esempio in tal senso, ma invece Air France si defila e resta solo il piano delle poste. Ritornano quindi di triste attualità anche gli esuberi che si stima possano essere circa 1000. Cosa ha fatto allontanare Air France? Prima di tutto le banche, non è infatti chiaro se parteciperanno o escuteranno i debiti. L’ad Gabriele Del Torchio e il nuovo partner Poste stanno definendo un loro piano industriale: saranno davvero solo 1000 gli esuberi?

Naturalmente sono a rischio anche i circa 2mila contratti a termine. Tutto ora ruota intorno alla capacità di Alitalia di reagire alla crisi, aumentando il fatturato in tempi rapidi… cioè quello che già si era auspicato con il precedente salvataggio. Come spiega Il Messaggero: 

Proprio a questo scopo la compagnia ha lanciato ieri un serie di proposte commerciale per attirare nuovi viaggiatori, le famiglie in particolare, con biglietti a prezzi ridotti che partono da 99 euro.

Air France-Klm passerà dal 25% all’11% come riporta il quotidiano francese Les Echos. Sull’altro versante, quello europeo, aperto da British che ha puntato il dito contro Alitalia parlando di un vero e proprio aiuto di Stato e di fatto catalizzando gli occhi dell’Europa sull’operazione di Poste Italiane nella sottoscrizione delle quote, ora l’Italia si giustifica  parlando di “passo transitorio” come ribadito dallo stesso Fassina. 

La compagnia di bandiera italiana incassa i 130 milioni di euro da banche e soci, ma secondo il quotidiano francese il valore di Alitalia si aggirerebbe intorno ai 30 milioni di euro. Forse è sottostimato dai francesi, ma la stessa assemblea dei soci aveva stimato il valore della compagnia intorno ai 50 milioni. Proprio per questo motivo l’Air France avrebbe fatto il decisivo passo indietro e decidere di non sborsazre la quota di 75% dell’aumento di capitale e di fatto andando in minoranza passando all’11%.  Uno scenario, questo, che per i francesi non comporterebbe grandi cambiamenti. Allo scadere del vincolo di ‘lock up’ (il 28 ottobre), il gruppo franco-olandese perderà il proprio diritto di veto e non potrà più opporsi all’ingresso di un investitore straniero, ma a Parigi – scrive Les Echos – restano persuasi che tutti gli operatori esteri potenzialmente interessati (Aeroflot, Etihad, Lufthansa o Air China) abbiano gettato la spugna. Una fonte di Air France, però, non conferma e non fa commenti.

 

Quel timido sciopero di 4 ore dei sindacati contro la Stabilità

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Chi si aspettava una mobilitazione di massa, dovrà ricredersi. Nel giorno in cui Bruxelles esamina la Legge di Stabilità italiana, Cgil, Cisl e Uil decidono di indire scioperi territoriali per metà novembre della durata di 4 ore. Quindi nessun movimento unitario come invece sembrava che dovesse esserci, né una serie di scioperi a catena ma solo un “timido” avviso di dissenso contro una “soft” legge finanziaria che ha scontentato quasi tutti senza poter però alzare la voce poiché stavolta le bastonate sono meno evidenti di altre anche se alcuni sentori già ci sono: con la Tasi ci sarà chi pagherà più dell’Imu e inoltre, a lungo andare, i tagli si ripercuoteranno sui cittadini, la ripresa e l’occupazione tarderanno ad arrivare e allora sì che la mobilitazione si farà sentire… ma ci sarà ancora tempo per protestare?

 

Alitalia: chi resta a bordo? I consiglieri d’amministrazione e le dimissioni

alitalia-tuttacronacaE’ stato deliberato all’unanimità dall’assemblea dei soci di Alitalia l’aumento di capitale di 300 milioni di euro, da offrire in opzione ai soci in proporzione alla quota di capitale posseduta. A partire da domani, 16 ottobre, soci avranno 30 giorni di tempo per sottoscrivere le azioni di nuova emissione. Ma i consiglieri di amministrazione hanno già manifestato l’intenzione di rassengare le loro irrevocabili dimissioni dalla carica, questo in previsione del possibile mutamento degli assetti proprietari. Le dimissioni avranno effetto dalla data dell’assemblea, che sarà convocata subito dopo l’esecuzione dell’aumento di capitale. Massimo Sarmi, amministratore delegato di Poste Italiane, si recherà nel frattempo a Parigi per incontrare i vertici di Air France. L’intenzione è contrattare con i francesi le modalità dell’eventuale ingresso di Poste nel capitale della compagnia aerea italiana.

“Non ho aumentato nessuno stipendio, seguito regole Cgil”

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Il segretario del Pd Guglielmo Epifani, intervistato da Le Iene, specifica la sua posizione e a chi gli chiede conto del fatto che nel 2004 quando era Segretario Generale della CGIL avrebbe ottenuto un aumento di stipendio del 18% risponde: “Ma io non ho aumentato nessuno stipendio. C’è una regola del Cgil e quelle si sono applicate”.

“L’aumento dello stipendio della Cgil chi lo decideva?”, gli chiede la Iena Filippo Roma ed Epifani risponde: “In quel caso la segreteria”. “Quindi lei? La segreteria, se stesso”. “No, in CGIL la segreteria è la segreteria. Il segretario è il segretario. Il direttivo è il direttivo. Nel senso che è un’organizzazione”, precisa il segretario del Pd.

“Rientra nelle regole che c’erano, punto e basta. È inutile che stiamo facendo una storia su niente”, conclude Epifani.

 Benvenuti in Italia!!!

British Airways accende il riflettore su Alitalia: Ue intervenga su aiuti di Stato

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L’Alitalia Day è arrivato! Oggi consiglio di amministrazione e l’assemblea della linea aerea sono chiamati ad approvare l’operazione di salvataggio da 500 milioni di cui 300 milioni di aumento di capitale. Un’operazione che come noto prevede l’intervento delle Poste Italiane, controllate dal ministero dell’Economia. Oltre alle polemiche che ha suscitato questa scelta sulla sua opportunità in termini di politica economica, ora si levano anche serie proteste internazionali che ragionano in termini di diritto e concorrenza. “Ci aspettiamo che la Commissione europea intervenga per sospendere questo aiuto manifestamente illegale”, commenta la Iag, holding che controlla British Airways, Iberia e Vueling, commenta con l’Ansa gli ultimi sviluppi su Alitalia, sottolineando di essere “stati sempre contrari agli aiuti di Stato”.

Tornando all’operazione comunque in via di approvazione, il dubbio resta intorno alle intenzioni di Air France-Klm, che pure venerdì scorso ha approvato l’impianto dell’operazione. Il socio industriale di maggioranza tra i privati (25%) dovrebbe sborsare intorno a 75 milioni: non sta attraversando un periodo di salute ottimale e già a febbraio ne ha messi quasi 40 per il prestito ponte arrivato dai soci e ben presto rivelatosi insufficiente. Una fonte vicina alla compagnia ha dichiarato al quotidiano economico francese Les Echos: “Non è un piano definitivo bisogna ancora trovare un’intesa su una  ristrutturazione del debito e una revisione del piano industriale”. Malgrado le pressioni del ministro dei trasporti italiano, Maurizio Lupi, che ha invitato Air France-Klm a sottoscrivere la sua quota, Les Echos sottolinea che il gruppo franco-olandese ha intenzione di utilizzare il termine di un mese previsto dagli accordi per aderire al piano o diluire la propria quota all’11%.

“Abbiamo approvato il piano, che va nella giusta direzione, ma rimane insufficiente”, hanno fatto sapere, ricordando che una ristrutturazione del debito (di oltre un miliardo di euro) rimane un requisito indispensabile per qualsiasi impegno definitivo. Lupi aveva già risposto alle reticenze francesi senza mezzi termini: “Alitalia non sarà la Cenerentola di Air France”, ha detto ricordando che in caso di mancata sottoscrizione dell’aumento “verrà meno ogni vincolo per la ricerca di nuovi partner”. Proprio sui partner si è espresso il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, stamane a Radio1Rai: “Ci vuole un alleato, ma non credo che i francesi facciano al caso nostro”, ha sentenziato. Secondo Bonanni “loro vogliono solo il loro hub, tant’è che hanno detto che loro aderirebbero” all’aumento di capitale “alla sola condizione che Alitalia non apra nuove tratte internazionali e non acquisti nuovi veicoli. Anzi: hanno fatto di tutto perchè noi fossimo bloccati nell’acquisizione di nuove tratte che rappresentano le occasioni più remunerative per un’azienda Con loro noi andremmo in ulteriore default; meglio allearsi con i tedeschi oppure con altre compagnie di altre realtà regionali”. Tra i possibili partner, Lufthansa ha messo in chiaro di non essere interessata.

I cittadini mettono mano al portafoglio per pagare Alitalia: esposto alla Ue

alitalia-tuttacronacaIl ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Maurizio Lupi, aveva dichiarato che lo Stato Italiano “non ha messo soldi, neanche un euro dei soldi dei cittadini” per il salvataggio dell’Alitalia. Stando al Codacons, però, la verità è ben diversa. Meglio, “è vero esattamente il contrario”. L’associazione spiega infatti che “Saranno proprio gli utenti, attraverso la società controllata al 100% dal Tesoro, Poste Italiane, a ripianare i debiti della compagnia aerea. L’intera operazione Alitalia avrà effetti diretti sulla tasche dei cittadini italiani, e il ministro Lupi lo sa bene. Questo perchè lo sforzo economico di Poste andrà inevitabilmente ad intaccare i servizi universali gestiti dall’azienda, a tutto danno degli utenti, specie le fasce più deboli, che indirettamente si troveranno a pagare il prezzo dell’operazione”. Il Codacons, al riguardo, presenterà domani alla Ue un esposto urgente secondo il quale Poste Italiane “E’ una società per azioni che nel caso di Alitalia acquista titoli azionari, ma l’assetto proprietario di Poste vede la partecipazione totalitaria del ministero dell’Economia, e l’attività di controllo contabile sono affidate a una società di revisione e soggette al controllo della Corte dei Conti sulla gestione del bilancio e del patrimonio”. Così stando le cose, afferma ancora l’associazione, non solo vengono smentite le dichiarazioni di Lupi, ma si configura un aiuto statale che è l’intera collettività a pagare.

“Costituzione di piazza”, a Roma si sfila per difenderla

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Il Paese che soffre e le regole che si vogliono cambiare dopo che mai neppure per un giorno siano state davvero attuate. In Italia non abbiamo mai potuto tastare con mano, e soprattutto negli ultimi decenni, se la nostra Carta fosse davvero da rinnovare.

Si sfila a Roma per difendere quella Costituzione che oggi è stata affissa su un camion, tra le bandiere rosse della Fiom  Cgil di Maurizio Landini e lo striscione  «la via maestra» di Antonio Di Pietro. Cori e applausi per Stefano Rodotà, acclamato al suo arrivo.

«Usciamo da questi continui battibecchi per avere una visione politica complessiva, la Costituzione è stata messa da parte, noi vogliamo riprendere il filo della politica costituzionale. Non è una manifestazione contro Napolitano, io ho opinione negativa larghe intese. Spero che il Pd in qualche modo di ravveda, di fronte al movimento di popolo, i partitini si guardino in casa», ha detto Rodotà.

Fra i partiti politici presenti Sel, guidata dal segretario Nichi Vendola, Rivoluzione Civile, Italia dei Valori, Rifondazione Comunista.

 

Poste salva Alitalia… o prova a salvare se stessa?

poste-alitalia-tuttacronacaSi è detto che il governo ha scelto un socio per Alitalia che abbia anche un know how e che Poste, oltre a 75 milioni di euro, possono garantire la condivisione di infrastrutture logistiche, informatiche e di controllo attraverso la compagnia aerea controllata Air Mistral. Il problema è che della flotta, nelle mani di Poste al 100% dal 2005, l’anno scorso si era annunciata la vendita a causa di continui risultati economici negativi, con bilanci sono in perdita continua negli ultimi anni. Come sottolinea Giornalettismo: “Poco sembra aver insegnato la ‘lezione’ del passato ‘salvataggio dei patrioti del Cai’, voluto dal governo Berlusconi. Quello che per i contribuenti è costato circa 5 miliardi di euro, secondo le stime di Sergio Rizzo. Più del gettito Imu. E che non è certo riuscito ad aggiustare i conti della compagnia di bandiera italiana, considerati i debiti che ammontano a circa 1 miliardo e 300 milioni di euro”. Mistral è stata nel 1981 dall’attore Carlo Pedersoli, meglio noto come Bud Spencer, diventando operativa nel 1984. In seguito passata in mano al gruppo olandese Tnt, nel 2002 finì in mano a Poste Italiane quando ancora erano amministrate da Corrado Passera. Costo: 9 milioni di euro. Della flotta fanno parte 8 velivoli, tra cui 4 Boeing. I mezzi sono adibiti al trasporto pacchi e lettere di notte, mentre, durante il giorno, trasportano passeggeri verso mete e luoghi di culto. Per quel che riguarda le perdite, come ricorda anche Il Fatto, nel 2010 si registrava un -1.5, passato a -2.2 l’anno successivo mentre nel 2012 ha fatto registrare una perdita netta di 8,2, tanto che l’ad Massimo Sarmi chiese una ricapitalizzazione di 3 milioni di euro. E annunciò la volontà di venderla. Ma per Mistral Air sono passati anche altri nomi. Dal luglio 2008 all’agosto 2010 ne fu presidente il berlusconiano Antonio Martuscello, ex dirigente di Publitalia e ora commissario Agcom. Praticamente con l’offrire Poste come socio per ricapitalizzare Alitalia con 75 mln di euro e studiando “strategie” e “sinergie” tra le due compagnie di volo, Sarmi tenterebbe di ricadere sotto la bandiera italiana con un obiettivo che potrebbe essere quello, nota Giornalettismo,  “di puntare su viaggi a lungo raggio, in particolare verso le capitali e le grandi città d’Oriente, soprattutto se ci sarà una collaborazione crescente con Air France Klm, il gruppo franco olandese che detiene già il 25% di Alitalia e che era in corsa per salire al 50%.” Per quel che riguarda la compagnia d’Oltralpe, al momento resta in stand-by,  per capire quali saranno le mosse definitive, aspettando anche il consiglio d’amministrazione del gruppo. Dopo aver già fatto capire di non essere intenzionata a farsi carico dei debiti di Alitalia, dovrà decidere se ricapitalizzare o tirarsene fuori.

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Le Poste entrano in Alitalia: la compagnia di bandiera torna in quota?

alitalia-posteitaliane-tuttacronacaRiguardo la situazione dell’Alitalia, Enrico Enrico Letta, dopo aver vagliato diverse possibilità, si è concentrato sull’opportunità di un socio che abbia anche un know how specifico per quel che riguarda Alitalia. Come spiega Ansa le Poste, attraverso la compagnia aerea controllata Air Mistral, possono garantire la condivisione di infrastrutture logistiche, informatiche e di controllo. E questo per il governo rappresenta un punto cruciale per avviare quella discontinuità che ad un certo punto Letta decide di imporre con un obiettivo sicuramente ambizioso: quello di non far vivacchiare Alitalia ancora un po’ e poi svenderla ma rilanciarla facendo fare a ciascun attore, anche gli attuali azionisti, la sua parte per bene e fino in fondo. La morale è che ora Alitalia potrà contare sull’innesto di capitali freschi: un totale di 300 milioni, di cui 75 provenienti dalle Poste, 150 da privati, e con altre formule comprese le obbligazioni azionarie. Da parte sua governo scende in campo da garante per dare fiducia agli azionisti, dopo il fallimento del progetto Fenice, e rendere Alitalia nuovamente competitiva e pronta ad affrontare qualsiasi trattativa decidendo da sola il suo destino in una cornice che rafforzi il progetto, punta di diamante del programma dell’Esecutivo, del ‘fare sistema’.

In mattinata, ai microfoni di Sky Tg 24, Corrado Passera, sul tema Alitalia, ha detto: “Non erano prevedibili cinque anni di recessione così forte che ha toccato fortemente i ricavi dell’azienda: l’impegno dei dipendenti e dei soci privati era servito per superare il fallimento della vecchia Alitalia, che grazie all’intervento della nuova Alitalia aveva permesso di salvare 30.000 posti di lavoro e rendere meno oneroso per le casse pubbliche le conseguenze di quel fallimento che va addebitato alla gestione precedente”. E ha aggiunto: “Non so se Alitalia è salva, bisogna vedere se si porta fino in fondo questo aumento di capitale che in gran parte mi sembra che i soci privati siano disposti a coprire. Certamente è un lavoro che da molti anni si sta facendo”.

Da parte sua Carlo De Benedetti, a margine dell’Internet Festival di Pisa, non ha risparmiato un attacco a queste dichiarazioni: “Sconvolgenti ma non sorprendenti le dichiarazioni di Passera sulla vicenda Alitalia. Certo c’è stata la crisi da noi come altrove ma la combinazione tra il marketing elettorale di Berlusconi e il marketing politico di Passera si è dimostrata disastrosa per tutti meno che per loro”. Ha quindi precisato: “più di 5 miliardi del denaro dei contribuenti è stato bruciato sull’altare delle ambizioni personali”, e proseguito: “Tutto ciò ha portato al risultato economico-finanziario-strategico che oggi vediamo. Con il fallimento della politica “liberale” di Berlusconi e per la inconcludente esperienza politica di Passera, questa sì, giudicata da tutti un’irrecuperabile delusione”.

Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha invece spiegato di essere “sempre molto perplesso di fronte agli interventi della mano pubblica in una società privata. Certo, se è un cerotto per tamponare una situazione di emergenza, passi; però bisognerà una volta per tutte fare una riflessione seria per avere un piano di medio-lungo termine”. Squinzi ha anche sottolineato la complessità della situazione, aggiungendo cheForse l’Italia è diventata un paese troppo piccolo per permettersi una grande compagnia di bandiera, bisognerà fare una riflessione forte da questo punto di vista”.

Il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupo, a Radio anch’io Rai, ha invece spiegato la mossa del governo, spiegando che è intervenuto affinché i privati facessero la loro parte nel risanamento e rifinanziamento e per un “fortissimo piano industriale all’insegna della discontinuità”, perché Alitalia era in condizioni “disastrose”. Ha quindi precisato che “Poste Italiane certamente può essere non un aiuto da parte del pubblico, ma l’individuazione di un’azienda sana come partner industriale in un settore che è sempre di più complementare”.

Ad appoggiare le scelte del Governo Letto i segretari della Uil e della Cisl. Luigi Angeletti ha spiegato che l’intervento dello Stato per Alitalia a questo punto, al di là delle ideologie, è necessario, visto che la compagnia è “sull’orlo del fallimento” e “il capitalismo italiano non riesce a mantenere certe dimensioni aziendali”. Un fallimento di Alitalia “avrebbe comportato una piccola catastrofe economica per il Paese, che non possiamo permetterci. Per questo l’intervento del governo è necessario, non è una scelta politica. Quindi per il segretario Uil, ad un certo punto è meglio parlare di un intervento dello Stato in modo meno ideologico”. Da parte sua Raffaele Bonanni ha detto che l’ingresso di Poste in Alitalia ”è una buona cosa, Alitalia ha bisogno di un po’ di giorni per prendere fiato e vedere un po’ cosa costruire per utilizzare un’energia davvero potentissima”. ”Il nostro bacino utenti – ha detto – è il quinto del mondo, quindi molto appetibile. Ed è un peccato distruggerlo insieme ad un’azienda che oggi è in difficoltà per varie ragioni. Bisogna poi costruire una joint venture con altre realtà”.

Quello che è certo è che c’è da augurarsi che, una volta risanata, la compagnia di bandiera abbia ali forti per ricominciare a volare e tenersi in quota, senza “atterraggi d’emergenza” tra un’altra manciata d’anni. Solo cinque anni fa Crozza cantava:

Terrore Troika, Squinzi lancia l’allarme

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Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, teme che la crisi politica che ha colpito il nostro Paese possa portare poi al commissariamento.

”Mi auguro che tutta questa instabilità non porti a una precettazione da parte dell’Europa e a una gestione commissariale” poi ha aggiunto ”E’ fondamentale che la legge di stabilità sia realizzata con le decisioni giuste che abbiamo già indicato al presidente del Consiglio Enrico Letta”.

Le medesime preoccupazioni sono condivise dai sindacati. A dare voce ai timori è il leader della Uil, Angeletti, nel corso di una conferenza stampa congiunta: “L’alternativa a un governo vero è un commissariamento vero da parte della troika che farà scelte che mal si conciliano con gli interessi degli italiani”.

Angeletti, insieme con i segretari generali di Cgil e Cisl, Susanna Camusso e Raffaele Bonanni, “esprimono la loro preoccupazione per la crisi istituzionale causata dall’irresponsabilità di chi vorrebbe anteporre interessi personali alle condizioni del paese”. E preannunciano assemblee permanenti, presidi e volantinaggi sabato e domenica per protestare con la “irresponsabilità” che ha portato alla attuale situazione.

Dopo una riunione dei tre segretari generali, con un documento comune, Cgil, Cisl e Uil avvertono che “l’incertezza di queste ore determina gravi ripercussioni sulla nostra economia e rischia di far aumentare lapressione fiscale su lavoro e pensioni”. In primo luogo “ribadiscono che occorre una buona legge di stabilità che inverta le scelte recessive compiute in questi anni”. Per questo “serve un vero governo del Paese, capace di compiere le scelte necessarie a rispondere alle richieste del mondo del lavoro”.
Per i sindacati la legge di stabilità dovrà prevedere “un’effettiva restituzione fiscale a lavoratori dipendenti e pensionati; una riduzione fiscale alle imprese collegata ad investimenti e occupazione; il completo finanziamento della cassa integrazione in deroga e la definitiva soluzione ai problemi degli esodati e dei precari della pubblica amministrazione, della scuola e della ricerca”. 

In questo quadro “Cgil, Cisl e Uil impegnano le loro strutture ad attuare, da subito, assemblee in tutti i luoghi di lavoro, ad indire presidi in tutti i territori e ad organizzare, nelle giornate di sabato e domenica prossimi, volantinaggi con le proposte dei sindacati nelle piazze e nei punti di maggiore incontro dei cittadini”.

I No Tav alzano il tiro: buste con proiettili

notav-proiettili-tuttacronaca“No Tav No Terzo Valico – alzare il tiro pagherete caro pagherete tutto”. E’ quanto recita il messaggio recapitato assieme a dei proiettili calibro 7.65 in tre buste spedite alle sedi torinesi di Cgil, Cisl e Uil. I desitnatari sono dei funzionari dei sindacati che si sono detti favorevoli alla Tav. I carabinieri, i cui investigatori assieme alla Digos hanno aperto un’indagine coordinata dal pool anti-terrorismo della procura di Torino, hanno provveduto a sequestrare le tre buste.

Saldi d’Italia: da Telecom a Finmeccanica

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La vendita di Telecom agli spagnoli di  Telefonica ha alzato un polverone e la richiesta al Governo di vigilare, anche se, come ha sottolineato Letta, l’azienda è privata e la “svendita” non si può vietare.  Ma mentre si consuma la tragedia del grande colosso italiano di telefonia che viene ceduto a una compagnia spagnola, a Genova si trema. L’allarme è scattato per una possibile cessione a investitori stranieri delle aziende civili del gruppo Finmeccanica. La trattativa, come hanno confermato ieri i vertici del Gruppo, sarebbe ben avviata. In particolare Ansaldo Energia verrebbe venduta ai coreani e, secondo  i sindacati, nel mirino delle cessioni ci sarebbe anche Ansaldo Sts, altro fiore all’occhiello dell’industria italiana.

«Pansa – spiega a Tmnews Bruno Manganaro, segretario generale della Fiom Cgil di Genova – ha detto chiaramente che ha in tasca l’accordo con la coreana Doosan per la vendita della maggioranza del pacchetto azionario di Ansaldo Energia e che quindi o si fa avanti il governo con un’altra proposta oppure si procederà alla cessione». «Sarebbe un danno per Ansaldo ma credo – sottolinea Manganaro – anche per Finmeccanica, che a quel punto si concentrerebbe solo sul militare, settore che non mi sembra abbia grandi prospettive industriali».

Per salvaguardare il patrimonio industriale, economico e occupazionale di Ansaldo Energia e delle altre aziende del ramo civile del Gruppo, Fiom, Fim e Uilm chiedono un coinvolgimento attivo da parte del Governo, che è il principale azionista del Gruppo Finmeccanica.

«Noi -afferma il segretario genovese della Fiom- fino ad oggi abbiamo lottato perché tutte le aziende restino in Finmeccanica ma si parla anche di un’ulteriore mediazione, del fatto che la Cassa Depositi e Prestiti possa acquisire la maggioranza del pacchetto azionario di Ansaldo Energia e Ansaldo Sts». «Di questo siamo disposti a discutere ma questa mediazione -dichiara Manganaro- va formalizzata e va praticata, dopodiché vedremo quali possono essere le ricadute su rapporti con aziende come Doosan o altre».

Al Governo i sindacati chiedono un incontro urgente. In caso contrario si dicono pronti a scendere in piazza e lanciano un forte appello anche alle istituzioni locali. «Letta ma anche il ministro Zanonato -spiega il segretario genovese della Fiom- si erano impegnati a convocarci a Roma».

«Noi aspettiamo ma se lunedì non dovesse esserci questa convocazione -conclude Manganaro- ci presenteremo davanti alla prefettura di Genova, invitando anche il presidente Burlando e il sindaco Doria, per dire che vogliamo questo incontro per tentare di far cambiare idea a Finmeccanica sulla vendita di Ansaldo Energia e Ansaldo Sts». I posti di lavoro in ballo, soltanto nel capoluogo ligure, sono più di 6 mila, considerando anche l’indotto.

Camusso contestata a Milano

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E’ stata fortemente contestata Susanna Camusso al termine di un convegno che si è tenuto alla Camera del lavoro a Milano. Le proteste sono partite da un gruppo di lavoratrici che hanno gridato:

“I sindacati lavorano solo per gli esodati e hanno abbandonato gli altri. Il sindacato deve parlare per tutti”. In particolare le dimostranti chiedevano a gran voce come mai si continuasse a parlare degli esodati della riforma Fornero, mentre nessuno parlava più degli esuberati della prima crisi, che ancora oggi combattono per vedersi riconosciuti contributi e pensione.

La protesta poi è continuata con  le contestatrici che si sono avvicinate al palco e hanno denunciato le condizioni “troppo penalizzanti” riguardo all’età pensionistica in Italia.

La lunga agonia degli scavi di Pompei

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Nella mattinata di oggi 500 turisti sono rimasti bloccati all’esterno degli scavi di Pompei poiché i cancelli sono rimasti chiusi a causa di un’assemblea sindacale indetta da Cgil, Cisl e Uil e che interessa anche i siti archeologici di Ercolano, Oplontis, Stabia e Boscoreale.

L’agonia di un sito archeologico unico al mondo continua… colpa della spending review o di una politica che negli ultimi anni è stata indifferente alla cultura e ha ignorato l’archeologia?

Roma: la discesa in piazza dei sindacati

Secondo gli organizzatori, erano 100mila le persone scese per strada oggi per la manifestazione “Lavoro è democrazia” organizzata da Cgil, Cisl e Uil e durante la quale i sindacati hanno chiesto provvedimenti urgenti sul lavoro, fisco contratti, politiche industriali. Due sono stati i cortei, il primo partito da piazza della Repubblica,  il secondo da piazzale dei Partigiani, entrambi confluiti in piazza San Giovanni dove, sul palco, hanno preso la parola i vari leader. E mentre Alfano, al Festival del lavoro, ha dichiarato che “Il destino del governo è legato al programma e se non è realizzato il governo non va avanti. Dobbiamo intervenire sulle tasse e detassare le nuove assunzioni. Sono questioni fondamentali e, a partire dall’Iva, la nostra linea è evitare l’aumento della tassazione”, Susanna Camusso ha spiegato il senso della manifestazione: “Non vanno bene i continui annunci che non si traducono in una scelta che dia il senso del cambiamento”. La priorità, ha aggiunto la leader Cgil, deve essere “una restituzione fiscale a lavoratori dipendenti e pensioni”. Anche Epifani è arrivato a Roma: “E’ una giornata importante e ho voluto esserci”, aggiungendo: “Il Pd è al fianco di questa manifestazione di lavoratori unitaria con rispetto e condivisione degli obiettivi di rimettere il lavoro al primo posto e anche per il ruolo che ha il sindacato in una crisi come questa”.
L’appello del leader della Cisl, Bonanni, è per il governo: “Basta cincischiare, basta bizantinismi: ora Letta abbia coraggio”. E ha spiegato: “Il governo Letta ora deve dare una risposta, deve indicare una strada coraggiosa al Paese”. Angeletti, leader della UIl, ha invece dichiarato che bisogna “dare una scossa”, bisogna “dimezzare le tasse sul lavoro, ridurle fortemente su pensioni e imprese che investono”. “In un Paese dove la maggiore preoccupazione è scommettere sulla durata del governo, il messaggio che vogliamo dare è che non è più il tempo delle promesse e degli annunci”. Ricordando che  la “priorità è la riforma fiscale, vero dramma del Paese”. Ma ha anche avvisato chi di dovere: “Questa di oggi non è una manifestazione una tantum, non è una manifestazione fatta tanto per dire che ci siamo: questa è la prima, e la nostra lotta proseguirà. Perché questa volta non possiamo perdere, se perdiamo noi il Paese perderà ogni speranza”. Concludendo: “Il sindacato serve a sconfiggere questa politica”. Appello al governo anche da parte della Camusso: “Per il lavoro bisogna fare delle scelte, decidere ora e non tra qualche mese”. Ha ricordato che il lavoro è soprattutto “progetto e autonomia” per le persone. “Vogliamo salvare queste Paese”, ha concluso la segretaria spiegando che “il futuro deve avere il lavoro come base”. La morale? “Bisogna trovare il coraggio di trovare soluzioni”.

 

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Lavoro è democrazia: il 22 giugno la manifestazione a San Giovanni

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Dopo dieci anni di divisioni si svolgerà, sabato 22 giugno, la dimostrazione generalista “Lavoro è democrazia” a piazza San Giovanni. Per l’occasione, Cgil, Cisl e Uil attendono oltre 100mila persone che raggiungeranno la capitale con 1.400 pullman, 10 treni speciali, cinque aerei di linea e tre navi. Il numero dei partecipanti è comunque destinato ad aumentare, considerando il fatto che la stima non tiene conto di chi raggiunge il corteo con mezzi propri.

Ancora aggressioni ai danni del 118 a Roma

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“Quanto accade, purtroppo ormai giornalmente, non è più in alcun modo sostenibile”. E’ stato questo il commento rilasciato da Natale Di Cola, della Cgil, dopo quando accaduto oggi a Roma dove gli operatori del 118 sono stati aggrediti in due diversi episodi. Nel corso del secondo, il più grave, tre sanitari sono rimasti feriti dopo essere stati picchiati. Già il 12 giugno scorso, dopo essere intervenuti a seguito di un omicidio e un ferimento a seguito di un diverbio stradale, alcuni infermieri furono aggrediti e uno riportò alcune fratture.

La Camusso vuole gli F35? Povera Italia?

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“Dagli F35 potrebbe arrivare una grossa mano all’economia reale come anche dalle missioni internazionali di pace. Si chieda all’Ue di finanziarle e si utilizzino quelle risorse per le esigenze nazionale di ripresa”. Lo ha affermato il leader della Cgil, Susanna Camusso, intervenendo al congresso Cisl. Ma l’Italia sta diventando un paese fondato sulle missioni all’estero? C’era una volta la Cgil e ora?

Sindacati e Confindustria hanno siglato l’accordo sulla rappresentanza

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Dopo quattro ore di confronto, i leader dei sindacati, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti ed il presidente degli industriali, Giorgio Squinzi, hanno siglato l’intesa: Cgil, Cisl e Uil e Confindustria sono quindi riusciti a raggiungere l’accordo sulla rappresentanza e la democrazia sindacale. La leader della Cigl, Susanna Camusso, ha dichiarato: “E’ un accordo storico che mette fine a una lunga stagione di divisioni e definisce le regole”. Anche il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha sottolineato il fatto che si tratti di un accordo storico prima di sottolineare: “Dopo 60 anni raggiungiamo le regole per la rappresentanza, che ci permette di avere contratti nazionali pienamente esigibili”. Il leader della Uil, Luigi Angeletti ha notato che “E’ un accordo importante che regolerà i rapporti, le relazioni industriali in modo più chiaro e trasparente. La dimostrazione che le parti sociali sono capaci di autoregolarsi”. Reazione positiva anche da parte del premier Letta: “Una bella notizia l’accordo appena firmato Confindustria-sindacati: e’ il momento di unire, non di dividere per combattere la disoccupazione”.

Dal compromesso al tradimento storico, così Strada alla Fiom

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Gino Strada picchia duro contro Enrico Letta e definisce il suo governo come un “tradimento storico”. Lo fa da un palco autorevole quello di piazza San Giovanni in Roma, dove oggi è arrivata la manifestazione Fiom che ha invaso le strede del centro di Roma. Il fondatore di Emergency spera anche che questo esecutivo abbia vita breve e torna a ripetere come ormai esista “una distanza siderale tra la vita degli italiani e quella della Casta politica” e aggiunge come  “La Fiom è, in questo momento, una delle poche realtà in grado di dare voce a quel Paese che voce non ha più”, ha continuato spiegando che, ” se si guarda alle condizioni di lavoro e di vita, è difficile immaginare un Paese più incivile”. E ancora: “Il lavoro, la qualità della vita delle persone non interessano la Casta politica, lo abbiamo visto per decenni e di recente è stato riconfermato con forza.”

C’è sinistra e sinistra… c’è quella di Letta che si professa al servizio del Paese e trova vie di compromesso con il Pdl che sembrano invece tradimenti storici e c’è quella delle piazze… quella che grida il malessere e spesso resta inascoltata. Quell’Italia che chiede lavoro e non propaganda politica con la sospensione dell’Imu che sarà rimodellata per falcidiare ancora una volta chi dopo una vita di sacrifici è riuscito a mettere insieme una seconda casa… la classe media viene sotterrata e la classe povera non riesce a respirare… chi resta? La Casta!    

 

L’intervento di Landini che può far affondare il Pd?

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Landini dal palco di Piazza San Giovanni in Laterano picchia duro e non ci sta. Accusa tutti, anche se stesso. Contro le politiche del governo Monti, in particolare sulle pensioni, “il sindacato, mi ci metto pure io, non ha fatto tutto quello che doveva”.

Si surriscalda l’animo del sindacalista quando poi si parla di Fiat: “In Italia il vero problema non è il costo del lavoro ma il fatto che se non investi, se non fai nuovi prodotti, continuerai a perdere sempre quote di mercato. E questo vale per la Fiat, ma anche per la siderurga e per tutti i settori. Non vi ricordate quello che il Lingotto diceva 3 anni fa? che gli operai non avevano voglia di lavorare, che bisognava aumentare l’orario e altre cose. Tutte sbagliate come dimostrano i dati di questi giorni. C’è bisogno, dunque, che si rilanci una politica industriale, e cioè di un piano con cui tornare ad investire anche nel settore pubblico come fa la Germania, la Francia e gli Usa… che non mi paiono paesi del socialismo reale”.

Ma l’attacco che fa tremare il Pd, oggi il grande assente della manifestazione (solo Barca, Orfini e Civati si sono presentati all’appuntamento), è nel passaggio che resterà nella storia di un leader della Fiom costretto a richiamare le responsabilità del partito per antonomasia simbolo di questo movimento sindacale: “Se questo governo non sarà in grado di cambiare le politiche di Monti e Berlusoni, lo dico ora per non essere cattivo profeta, penso che non avrà lunga vita perchè questa manifestazione dimostra che non ci siamo rassegnati e che le cose le vogliamo cambiare. Non capisco come si può essere al governo con Berlusconi e avere paura di essere qui“.

Quel Pd assente alla manifestazione Fiom

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A Roma oggi sfila il sindacato della Fiom, di quei metalmeccanici duramente colpiti dalla crisi, esodati o licenziati, spesso giovani con contratti a tempo determinato. Il Sel c’è con Gennaro Migliore, capogruppo alla Camera di Sinistra e Libertà, e con Titti di Salvo. C’è una delegazione del M5S con Vito Crimi. Ma il Pd dove è? Non c’è Epifani? No, non c’è nessuno. Forse per quel patto voluto da Letta, che ha vietato a chiunque fosse nella strana maggioranza Pd e Pdl di partecipare a manifestazioni, forse per paura delle critiche, forse per dimenticanza… il Pd in ogni caso non c’è. Ci si chiede quale allora sia diventato l’elettorato Pd, se i metalmeccanici non sono più il motore trainante di questo partito. Ci si chiede chi prende il posto lasciato dal Partito Democratico? E la risposta è lì sotto gli occhi di tutti… Sel e M5S che potrebbero anche presentarsi insieme alle prossime elezioni e scontrarsi con il partito del Cav? Maurizio Landini, segretario dei metalmeccanici della Cgil, che si sta preparando al discorso in Piazza San Giovanni, dove è previsto che il corteo arriverà dopo aver percorso il centro della città, senza polemiche ha ribadito: “Le assenze si commentano da sole”.

Oggi insieme a Landini, parleranno tra gli altri anche Stefano Rodotà, Gino Strada e Fiorella Mannoia. Anche questo è un dato che si commenta da solo.

Che bello il governo di larghe intese che impedisce al Pd di parlare allo zoccolo duro del suo elettorato… chissà per chi voteranno i metalmeccanici la prossima volta!

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Elio e le storie tese pentiti del primo maggio! VIDEO.

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Elio e le storie tese si scusano con Taranto… impegnati a Roma nel Concertone classico non hanno potuto prender parte a quello alternativo… che sembra invece essere molto più interessante. Pentiti  Civas, Elio, Faso e Meyer hanno giustificato l’assenza a Taranto perché la richiesta dell’organizzazione del contro-concertone è arrivata per seconda. A seguire Elio mima un attacco cardiaco e mentre Civas improvvisa un interevento con defribillatore i componenti del gruppo giocano sul doppio senso “Taranto – Libera”. La notizia arriverà in tempi record a Taranto?

 

Da vittime a carnefici così si trasformano i disoccupati. Buon 1° maggio

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La Presidente della Camera Laura Boldrini non ha dubbi “L’emergenza lavoro” fa sì che “la vittima diventi carnefice, come purtroppo e’ successo nei giorni scorsi davanti a Palazzo Chigi” e auspica che “risposte tempestive all’emergenza delle emergenze”.

Che valore ha oggi la festa dei lavoratori?

In un clima di crescente disoccupazione che colpisce principalmente giovani e donne, ma che non risparmia neppure i 50enni ricorre il 1° maggio. Una festa che nel 2013 suona quasi macabra… sembra quasi essere diventata la “festa” dei disoccupati, peccato che non ci sia nulla da festeggiare. Così a Torino piovono uova sul corteo pd e insulti al sindaco Fassino, mentre a Perugia sfilano i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Camusso, Bonanni e Angeletti in ricordo di un “dramma del lavoro”: l’omicidio di due impiegate della Regione uccise da un imprenditore che, poi, si è suicidato.

Si spezza, così, il cordone ombelicale che da sempre teneva uniti sindacati e lavoratori. L’accordo Pd-Pdl sembra aver creato una voragine fra istituzioni e popolazione, soprattutto nei militanti del centrosinistra che non vedono il governo Letta come un esecutivo per dare risposte, ma come l’ennesimo tentativo di curare interessi particolari… sopratutto quelli del Cavaliere. I lavoratori si sentono orfani di quel primo maggio che in alcune città verrà celebrato insieme agli “storici nemici” di Confindustria, in una sorta di “minestrone” che suggella ancor di più una politica di  compromessi. I disoccupati, nel giorno della festa del lavoro, si sentono emarginati.

E’ un primo maggio storico, potrebbe essere l’ultimo da vivere con risentimento e odio… potrebbe essere una speranza per il futuro, potrebbe essere un auspicio per la ripresa… ma poi pesano ancora le parole del neo ministro agli Esteri Emma Bonino: “L’Italia non può rinegoziare il 2,9%”. Moriamo sull’austerity, che fra l’altro deriva da una teoria con conti matematici errati?

E allora perchè sognare un Primo Maggio propositivo se i primi che remano contro a una politica di crescita sono coloro che dovrebbero favorirla?

“SITUAZIONE DRAMMATICA”, così Bersani sulla crisi… Non c’è via d’uscita!

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“La verità è che c’è una situazione drammatica”. Lo dice riferendosi alla crisi il leader del Pd Pier Luigi Bersani parlando con i cronisti in una pausa delle sue consultazioni che sono ricominciate con i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl. “Avete visto quello che ha detto Confindustria?”, ha aggiunto il presidente preincaricato da Napolitano spiegando che anche da parte dei sindacati è stata manifestata la stessa preoccupazione. Dunque, secondo il segretario la crisi non è “ancora davanti” e per questo serve un governo: “Anzi – sorride – servirebbe un governo che fa miracoli”.

Togliere l’Imu sulla prima casa fino a mille euro, taglio dei costi della politica, un governo a tutti i costi. Queste le richieste avanzate dai sindacati al presidente “pre-incaricato”. Il programma prevede che il leader del centrosinistra incontri alle 12 Rete Imprese Italia, alle 13 rappresentanti del mondo ambientalista, alle 15 don Luigi Ciotti, alle 15,30 esponenti del Forum dei giovani; alle 16 rappresentanti del Movimento europeo e del Movimento federalista europeo.

“Abbiamo chiesto – ha dichiarato Susanna Camusso – di togliere il pagamento dell’Imu sulla prima casa fino a mille euro”. Camusso ha anche detto che le prossime scadenze estive tra Tares, Imu e aumento Iva sono “una miccia che va disinnescata”. La situazione è “drammatica”, ha aggiuntoLuigi Angeletti. “Le affermazioni del presidente incaricato – spiega il segretario della Uil –  cci hanno confortato, condividendo la necessità di dare questi segnali in modo radicale”. “Siamo contrarissimi – afferma Raffaele Bonanni – a che si torni a votare. L’Italia rischia di finire come Weimar per i gravi pregiudizi alla stabilità democratici. Si estenderebbe il populismo che porta solo atteggiamenti autoritari. Per questo bisogna fare un governo, farlo a tutti costi. Non capiamo le differenziazioni a non volersi alleare. La situazione è drammatica e la politica è l’arte dell’accordo. E’ quello che fa una classe politica avveduta”.

Stop a bus, tram e metro! Inizia lo sciopero, disagi in città

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Oggi si ferma il trasporto pubblico nelle maggiori città italiane.  Per 24 ore niente autobus, metro, tram se non nelle fasce protette. Sembra che l’adesione sia già molto estesa e i disagi nelle grandi città hanno già iniziato a farsi sentire. Lo sciopero è stato indetto  da Cgil, Cisl, Uiltrasporti, Ugltrasporti, Faisa Cisal e Fast a seguito della rottura delle trattative per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro scaduto da cinque anni.

“La decisione – spiegano i sindacati e le associazioni di categoria – è dovuta alla persistente incertezza sul quadro complessivo delle risorse finanziarie destinate al trasporto locale ed al mancato avanzamento del negoziato per il rinnovo contrattuale”.
La manifestazione desta comunque dubbi, poichè non essendoci un esecutivo non è comunque possibile agire sulle risorse finanziarie destinate al trasporto locale in quanto se è vero che molte delle decisioni sono prese dai comuni, in questo caso sarebbe però necessario rivedere a livello nazionale una riorganizzazione del sistema trasporto e i contratti di settore!

Ecco quanto ci costano gli errori del ministero! Miur condannato.

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Un riscatto da precari!  L’assunzione a tempo determinato potrebbe presto infatti rivelarsi più sconveniente per il datore di lavoro (in questo caso lo Stato, rappresentato dal ministero) che per il docente. E’ questo lo scenario che si profila, dopo le sentenze emesse – l’ultima lo scorso 22 febbraio – da un giudice del lavoro di Trapani nei confronti del Miur (Ministero dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca). Nel giro di due settimane il dicastero guidato da Francesco Profumo è stato condannato a risarcire tre insegnanti precari: uno di educazione fisica con 150mila euro, un altro di elettrotecnica a cui spettano 169.700 euro e un terzo che avrà diritto ad un risarcimento di quasi 173mila euro.

Le motivazioni? Le stesse per tutti e tre i casi: abuso dei contratti a termine, mancati scatti d’anzianità e stipendi estivi (luglio e agosto) non corrisposti per gli anni passati e per quelli futuri, fino all’età pensionabile. Una decisione significativa quella del giudice Mauro Petrusa che, non potendo imporre la stabilizzazione dei tre insegnanti – vista la sentenza della Cassazione che lo scorso giugno aveva rigettato la richiesta di un precario della scuola – ha trovato lo strumento per condannare la discriminazione da parte dello Stato nei confronti di chi ha un contratto a termine. Insomma il trattamento economico di un insegnante precario – puntualmente licenziato il 30 giugno, per poi essere riassunto dal 1 settembre – deve essere uguale a quello di un suo collega di ruolo, progressione economica compresa.

Il Miur a questo punto potrebbe dover sborsare molti più soldi, rispetto al mezzo milione di euro che, come stabilito dal giudice Petrusa, verserà ai tre insegnanti siciliani. In Italia infatti si stimano circa 20mila ricorsi già notificati, promossi dalle varie sigle sindacali di categoria, come la Flc-Cgil, l’Ugl-Scuola e l’Anief (Associazione nazionale insegnanti e formatori). E’ stato proprio quest’ultimo ad assistere i docenti siciliani. “Stiamo assistendo ad una striscia di condanne esemplari sul trattamento economico dei lavoratori precari – commenta il presidente Marcello Pacifico – ma è solo l’inizio: anche se ogni controversia presenta situazioni specifiche abbiamo serie motivazione per pensare che i giudici del lavoro di tutto il Paese non vogliano assecondare l’abuso cronico del datore di lavoro, in questo caso lo Stato, nel negare l’assegnazione di cattedre nella loro interezza, compresi i periodi estivi, e di quegli scatti stipendiali concessi erroneamente sino ad oggi solo al personale di ruolo. Al ragionamento del loro collega di Trapani – auspica Pacifico – potrebbero perciò adeguarsi tutti i giudici del lavoro d’Italia”.

E questo per il Miur vorrebbe dire scucire qualcosa come tre miliardi di euro.

E in tutto questo il Ministro Profumo che fa? NON COMMENTA!

ECCO L’AFRICA DEL PD. MPS E LA BENEFICIENZA AI…POLITICI!

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Da una parte, c’era il Monte dei Paschi di Siena che garantiva “sconti” a mutui e conti correnti per Pd, Cgil e Arci. Dall’altra, e lo rivela  c’era la Fondazione Mps che elargiva finanziamenti alle più svariate associazioni ed enti: 10 mila euro all’Accademia di studi storici Aldo Moro di Roma,30mila all’associazione Audax Randonneur di Parabiago per “la creazione di una rete stradale a elevata ciclabilità”; 10mila all’associazione “amici del Guatemala” di Siena; 20mila all’associazione “amici onlus” di Roma per “la realizzazione della Baobab University college in Ghana”; 20mila per la progettazione e l’allestimento di mostre al Meeting di Cl a Rimini; 30mila alla Fondazione Etica di Brescia (presieduta dall’avvocato Gregorio Gitti, genero di Giovanni Bazoli e candidato nella lista Monti alle prossime elezioni) per “la costruzione di un indice di sostenibilità della Pubblica amministrazione”; 10mila alla Fondazione “Alcide De Gasperi” presieduta da Franco Frattini, per la pubblicazione dei “quaderni degasperiani”; 50mila alla fondazione San Raffaele Monte Tabor di Milano, per “lo studio prospettico comparativo tra prostatectomia radicale nerve-sparing versus laparoscopica” e poi soldi ai circoli Arci di mezza Toscana, a botte di 20-25mila euro ciascuno, associazioni operaiste, bande musicali e associazioni sportive… Un giro d’affari che sembra esser andato a far beneficienza direttamente nelle tasche dei politici che attraverso Fondazioni e Associazioni per l’Africa in realtà ottenevano finanziamenti a pioggia e sconti sui mutui. Una storia tutta italiano e uno scandalo che sta allargandosi a dismisura.

DEI DELITTI E DELLE PENE… SILVIO BERLUSCONI!

berlusconi povero

Tra un condono tombale, tra l’elogio alla corruzione e le spese per l’ex moglie, Veronica, il Cavaliere d’Italia sembra essere finito nelle sabbie mobili. Eppure c’è chi è pronto a scommettere su di lui, chi si augura che vinca le elezioni e faccia “piazza pulita” della sinistra oltransista. Il populismo avanza e la crisi si continua a sentire così il cavaliere parla di ricchezza e si mette nella schiera dei poveri, condannando “la ricca, straricchissima Veronica”, che si può permettere di alzarsi a pomeriggio inoltrato e avere come unico grattacapo 100 mila euro al giorno da spendere.

Parlando della patrimoniale che vuole introdurre Bersani ”e che gli ha suggerito la Cgil”, Silvio Berlusconi dice che ”a pagare 40 miliardi dovrebbero essere solo i ricchi, ma a guadagnare sopra il milione di euro sono 2.633 persone, 29 quelle sopra i 10 mln anzi 28 perche’ io sono diventato piu’ povero”.

Il grande circo della politica! In arena c’è Monti…

La riforma sul lavoro è stata frenata dalla Cgil.

Vincerà le elezioni chi convincerà gli italiani sulle riforme

La Ue non deve tagliare ma pensare alla crescita e alle economie di scala.

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La Camusso non ama Monti! “Non conosce il Paese!”

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Non si va in scena al Maggio Musicale Fiorentino: Cgil e Cisl indicono sciopero

Incubo casa! Sale l’Imu e spaventa gli italiani.

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CGIL: proroga per tutti i precari del pubblico impiego

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Accordo produttività: Passera dispiaciuto per il “no” della Cgil

 

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