Grillo tenta l’ultima carta a tempo scaduto: Rodotà!

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E’ chiaro che Grillo ci abbia provato veramente a portare qualcuno di estraneo alla politica. Ha tentato la strada di due eccellenze italiane tra Milena Gabanelli e Gino Strada, ma il potere si è arroccato nell’accordo-inciucio tra Pd e Pdl e ha tagliato completamente fuori l’M5S. E’ chiaro che non c’era la volontà del cambiamento, era solo un messaggio promozionale lanciato durante le elezioni, che sicuramente non aveva basi concrete programmatiche. Così chiusa in faccia la porta a Grillo, senza neppure prendere in considerazione i nomi si è andati direttamente a riesumare dalla politica ancestrale nomi che rappresentano davvero un immenso passo indietro per il Paese, ma che possono tutelare i due B & B. Cosa fa l’outsider? Gli rimane un ultimo tiro dalla sua metà campo è il 90′ abbondante quando annuncia che sia la Gabanelli che Strada si ritirano… il terzo è Rodotà, un nome pulito ma forse più vicino agli ambienti politici. Un nome che spaventa meno il Pd e il Pdl. Ma potrà bastare o la strada è segnata? Riuscirà con questo colpo a rimettere in moto il dialogo? Domani si va a votare e il nome probabilmente è già stato ampiamente concordato… tutta fatica sprecata… la politica è sempre la stessa… una dittatura travestita da democrazia che nasconde perfino il nome di chi è il candidato a Capo dello Stato. Ma è possibile che i cittadini fino alla fine non possano conoscere neppure il nome?

I 100 anni di Pietro Barilla e l’incontro Renzi-Berlusconi

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Serata in onore di Pietro Barilla al Teatro Regio di Parma, in occasione dell’anniversario della sua nascita questa sera andrà in scena lo spettacolo “Pietro. Cent’anni avanti.”, opera che narra la vita dell’imprenditore che ha contribuito a rendere famosa nel mondo la cucina italiana made in Parma. Tra i molti intervenuti, anche Renzi e Berlusconi, che hanno trovato del tempo per un breve incontro a cui, così pare, hanno preso parte anche tre parlamentari del PD. Nessuna dichiarazione da parte del sindaco fiorentino, mentre Berlusconi si è lasciato andare ai ricordi: “Pietro è stato un grande personaggio, un grande padre, un grande imprenditore e un grande amico. Nel 1993, poco prima della sua scomparsa, lo informai della mia intenzione di scendere in politica. Lui passò con me tutti i momenti e le tensioni e gli interrogativi di quel periodo. Mi disse: metti le mani in pasta in politica? Te ne faranno di tutti i colori. Ebbene me ne hanno fatte ancora di più…”

Lettera aperta a Matteo Renzi

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“Sono ore convulse. Mentre il Paese vive una difficoltà economica evidente, aggravata dalla mancanza di speranza e di fiducia che lo stallo politico produce, il clima istituzionale appare teso. Mi spiace che in questi giorni molti usino insulti che mi suonano incomprensibili.

Al repertorio di ieri (“arrogante, qualunquista, indecente”) devo sommare oggi la sobria espressione “miserabile” che mi ha rivolto la senatrice Anna Finocchiaro. Sono miserabile perché ho detto che a mio giudizio la Finocchiaro non è un candidato all’altezza del Quirinale. Così come ero indecente agli occhi di Pierluigi Bersani per aver invitato la politica e i politici a fare presto. A non perdere più tempo.

Avverto molta amarezza. E personalmente mi sembra ingiusto essere attaccato così solo per aver detto quello che penso io e che pensano milioni di italiani. Ma nella libertà e nel rispetto continuo a dire a viso aperto le mie idee e le mie proposte. Se qualcuno vuole parlare la lingua dell’insulto, si accomodi. Io non raccolgo. Finché mi sarà possibile continuerò a dare il mio contributo perché l’Italia torni a competere e a sperare. E mi impegnerò perché il PD diventi un partito vincente.”

Questo è parte dell’intervento di Matteo Renzi che ha risposto con una eNews  alla Finocchiaro che oggi lo ha definito “miserabile”.

Il problema di fondo nel Pd è l’impossibilità per l’apparato partito di iniziare a ragionare su una nuova “piattaforma programmatica”. Il pensiero di Bersani, della Finocchiaro o dello stesso Fassina resta ancorato a un cambiamento che trascina con sè le distorsioni di antiche radici… quelle che hanno da sempre allontanato i votanti da questo partito. La forza propulsiva di andare incontro alle persone, non soltanto con bei discorsi stemperati poi da leggi di compromesso, sta invece nella formulazione di proposte aperte da realizzarsi, poi, sulla base delle esigenze che vengono fuori dal territorio e dalla base. Questo significa essere capaci di piegarsi e andare incontro alle persone con l’umiltà di apprendere una nuova formula che non cada dall’alto, ma raccolga qualsiasi forza propulsiva del paese. Un sistema così complesso come l’Italia, non può essere semplicemente liquidato con l’incontro tra le parti sociali rappresentative per lo più di grandi realtà aziendali, perché al contrario, anche se la politica fa finta di non accorgersene, ci sono molti lavoratori a progetto che non accedono neppure alla cassa integrazione, come ci sono troppi sprechi della politica che allontanano ancora i cittadini dai loro legittimi rappresentanti. Ecco perché il sindaco di Firenze, Matteo Renzi non può essere capito da coloro che viaggiano su linee già prestabilite e che il cambiamento lo vedono solo come parola in un manifesto programmatico che non dà nessuna garanzia di sapersi immergere nel tessuto sociale.  E allora i  “miserabili”, forse sono altrove, dove i paraocchi non consentono una visione più larga che non sia della propria idea e del proprio protagonismo.

Parla il Guru e Prodi sembra più vicino, anche se non auspicabile!

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«Il Presidente della Repubblica deve essere super partes, possibilmente non politico, che rappresenti tutti gli italiani». Così Gianroberto Casaleggio, co-fondatore del M5S, prima dell’incontro a Torino con gli imprenditori promosso dall’associazione Confapri. Alla domanda se l’elezione del Capo dello Stato risolverà lo stallo per la formazione del nuovo governo, «lo vedremo quando avremo il Presidente», ha tagliato corto. «Prodi? Noi ci rimettiamo sempre alle decisioni del Movimento, per cui se il Movimento dovesse scegliere Prodi, voteremo lui…».

La Lombardi e i 50 anni del Presidente

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Il Pd è in crisi, il Pdl avanza…  il M5S è sotto attacco mediatico da sempre. La nostra politica regredisce nel momento più drammatico della storia d’Italia. Nessuno parla più di spread, di debito pubblico e di disoccupazione… o se ne parla mentre prendi il cappuccino e il cliente dietro di te si suicida per Equitalia. A quel punto capisci che non sei più nel Paese delle meraviglie in cui l’unica cosa determinante ora è il Presidente della Repubblica (anche perché l’Italia non è purtroppo una Repubblica presidenziale), ma che sei in un paese già sommerso che respira solo grazie al tubo della maschera… a gas!

Oggi la gogna mediatica è per la Lombardi che ha dichiarato a Radio Radicale: “Oddio, una certa età anagrafica non mi pare che sia scritto nella Costituzione. Cioè nel senso, non è che c’è scritto dagli ottanta in su, o dai settanta in su, che è l’età media dei candidati. Devi essere stato nel sistema per quarant’anni per andare a fare il presidente della Repubblica o devi essere una figura di garanzia, che cioè si attenga ai dettami della Carta?” 

Ma naturalmente quasi tutti i media hanno preferito riportare che la Lombardi non sa che nella Costituzione esiste un’età minima richiesta per fare il Presidente della Repubblica.

Allora prima di mandare alla gogna qualcuno stiamo attenti… domani il caffè avvelenato potrebbe toccare a noi!

 

 

Fioroni attacca Renzi fa male al Paese. E lui, è la medicina?

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Per Giuseppe Fioroni (Pd) quella di Matteo Renzi contro Anna Finocchiaro e Franco Marini è “una pesante aggressione, un errore politico che fa male al Paese”, nata dalla mancanza di “rispetto nella diversità di vedute”, ancora peggiore perché interna a uno stesso partito. Insomma nel partito democratico la democrazia è scomparsa, vige una dittatura dettata dagli alti vertici a cui tutti si devono adeguare. Una voce fuori dal coro è una malattia da curare e Fioroni, laureato in medicina e chirurgia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, sa come debellare questo cancro che sta logorando il Pd. Fiorioni continua in un intervista al TgCom24:

“Aggredirli con la voglia di umiliarli non è dignitoso. Bisognerebbe collegare la lingua al cervello prima di sferrare un colpo”.

Lo ringraziamo di questa teoria media, un luogo comune, che si erge a difesa di un partito allo sbando in un’Italia che anche oggi conta i suoi suicidi per la crisi.

Google search ci influenza anche in politica!

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Si chiama autocomplete ed è il sistema che ci aiuta nelle ricerche con google. E’ quel suggerimento che si viene a comporre quando effettuiamo una ricerca nel più importante motore di internet. Naturalmente il sistema si basa sull’attività di ricerca di tutti gli utenti del Web e i contenuti delle pagine web indicizzate da Google. Poi naturalmente ci sono dei filtri che eliminano i contenuti che possano essere violenti o offensivi o incentivare l’uso di siti con contenuti pirata.

Quello che emerge è una serie di luoghi comuni e di frasi fatte che svettano in classifica quando inseriamo nella ricerca il nome di un politico:

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Tutti questi esempi ci mostrano come sia sempre più facile spostare nella mente dell’elettore una credenza politica. Si può pensare anche che ci siano persone addette a immettere determinate frasi nel web fino a quando queste ricerche non siano indicizzate e vengano quindi riproposte agli utenti anche a fini elettorali. Manovrare un sistema di ricerca non è poi così complesso per chi sa addentrarsi nei meandri del web e poi “pilotare” le nostre ricerche fornendoci già una prima opinione sul politico che stiamo cercando.

Su alcuni nomi poi è indiscutibile vedere che ci sono anche frasi offensive che non sono state rimosse, dubbi che vengono instillati nella mente persone che solo tramite la ricerca vengono a porsi interrogativi fuorvianti che altrimenti non avrebbero mai pensato e spesso le risposte non sono così puntuali. E’ stato o può divenire un modo di pilotare il voto?

Crimi dorme in treno, la guerra su twitter.

Questa foto del senatore cittadino del MoVImento 5 Stelle Vito Crimi che dorme in treno è stata diffusa su Twitter:

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immediato lo sciacallaggio mediatico. Sembra proprio che Twitter e Facebook si siano trasformate in arene mediatiche per lo sciacallaggio. Prima era toccato a una ragazzina di 15 anni diventata a Bologna la Ollg di Bieber (la ragazza che viene portata sul palco a cui il cantante dedica una canzone), poi era stato il turno di Crimi con una foto in cui chiudeva gli occhi in Senato, poi ancora Nicolas Vaporidis attaccato su Facebook per le scie chimiche, lo scambio di messaggi tra Selvaggia Lucarelli e Asia Argento e oggi di nuovo il capogruppo dell’M5S che dorme in treno. La violenza verbale è dilagata, persone che non hanno una vita propria e che si occupano di quella degli altri, insulti gratuiti che vengono riportati in siti di informazione… Il social sta diventando solo un’immensa guerra. Si cerca la notorietà con un twitter volgare e irridente ai danni del politico di turno, ma poi non si ha il coraggio di lasciare la scrivania per far valere i propri diritti. La politica può essere ridotta a scherno? Viviamo in tempi in cui l’etica è stata messa da parte. Incapaci di scendere in piazza per manifestare i diritti, ma capaci solo di partecipare a sterili comizi dei nostri politici che giocano a ping pong da una piazza all’altra dell’Italia, non ci resta davvero di meglio da fare che prendere di mira il Crimi di turno?

BENVENUTI IN ITALIA!

Berlusconi a Bari, tra fidanzata, barboncino e obbiettivi politici

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Berlusconi sbarca a Bari e subito regala un’immagine perfetta per una campagna elettorale: sottobraccio ha Francesca pascale, la first lady, e con loro c’è Dudù, l’inseparabile barboncino che, a quanto pare, ha rapito il cuore del Cavaliere. La foto dell’ingresso all’Hotel Palace cede però il posto al discorso tenuto durante la manifestazione del PdL. Berlusconi ritrova il tono determinato di sempre quando, dal palco, si rivolge ai presenti, “il fiume della libertà”. “O c’e’ subito un governo forte e stabile per l’Italia oppure meglio ridare la parola agli italiani votando a giugno”. Riguardo la salita al Colle è subito pronto a mettere i bastoni tra le ruote del carro Prodi, visto che con lui presidente sarebbe meglio se tutti si trasferissero all’estero mentre, solo al pronunciarne il nome, si è levato un coro di fischi e “no, no!”, perchè è “Proprio lui che ci ha fatto pagare una tassa vergognosa per entrare nell’euro”. Non poteva poi certo mancare l’attacco al quella stessa magistratura che il 20 ed il 22 aprile rappresenterà il nemico da sconfiggere in un’aula di tribunale: “Tutti possono finire nel tritacarne giudiziario. Hanno cambiato la storia democratica del Paese e loro, i magistrati, non pagano neanche per i loro errori”. La piazza, che stando alle stime del PdL era invada da 150mila persone, ha poi applaudito quando il Cav ha fatto il verso a Bersani, apostrofandolo con un’espressione che tanto ricorda il linguaggio del segretario Dem: “Bersani vuole i nostri voti ma non vuole un governo con noi, allora io gli dico: Bersani noi siamo moderati ma non abbiamo l’anello al naso, non stiamo a pettinare le bambole”. “Noi caro Pierluigi non siamo qui a pettinare le bambole, anzi anche le bambole si sono stufate di farsi pettinare… il giaguaro da smacchiare, gli scogli da asciugare… ma è Bersani che parla o è Crozza? E Crozza che scrive i testi a Bersani o viceversa? O hanno fatto una società in comune?”. La manifestazione del PdL sembra aver superato le più rosee previsioni in termini di entusiasmo e partecipazione tanto che, per l’occasione, è stata rivista anche la celebre “Azzurro” del molleggiato italiano d’eccellenza, Adriano Celentano: “Silvio il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me. Mi accorgo di non avere più risorse, senza di te”. Tra cori e striscioni, non potevano certo mancare gli slogan, ed allora ecco il “fiume della libertà” impennarsi al grido di “chi non salta comunista è” o “chi non salta Bersani è”. Le quotazioni di Berlusconi sembrano aver quindi subito un’impennata… il momento di gloria durerà o sarà la magistratura ad avere l’ultima parola?

Bersani e il comizio tra frecciate a Renzi e no a larghe intese!

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Testardo Bersani non lo diremo più! E’ solo un uomo tutto di pezzo che anche oggi ha ribadito il suo secco no alle larghe intese, nonostante ieri il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla presentazione del documento redatto dai saggi abbia ancora una volta auspicato un governo Pd-Pdl.

«Noi dobbiamo spiegare perché non vogliamo il governissimo: perché non è la risposta ai problemi». E così l’ineffabile Bersani ha chiarito ogni concetto.

Poi a un manifestante che gli chiede di non cedere a Berlusconi, il leader Pd assicura: «Certo che non cedo». E’ un nuovo slogan? No, che non cedo, non cedo… No che non cedo non cedo… No,no, non cedo!

«Vengono a dire a noi che la situazione è drammatica e bisogna fare qualcosa dopo che per anni hanno detto che i ristoranti erano pieni. Basta con la demagogia dopo demenziali panzane e alla politica attorcigliata sugli interessi di qualcuno. Siamo ad un incrocio e questo è un ulteriore elemento di difficoltà in una fase difficile ma è indecente che in questa fase si dica ‘la politica faccia presto’. Di qualunquismo in giro ce ne è già troppo». Pier Luigi Bersani, da Roma, attacca così Silvio Berlusconi e Matteo Renzi.

«L’ho detto anche in cinese: ci siamo se serviamo alla causa. Se sono di intralcio mi faccio da parte. Io testardo, ma dove siamo arrivati? C’è una politica disinteressata e costituzionale». Così Pier Luigi Bersani respinge la rappresentazione di chi lo descrive ostinato ad andare avanti nonostante le difficoltà.

Vuoi vedere che lui si è già fatto da parte per permettere che qualcuno del Pd potesse fare un alleanza e nessuno se ne è accorto? E poi da quando Bersani parla anche cinese? Questa sì che è una risorsa per l’Italia!

Poi il discorso si sposta sul Colle e anche qui il leader del Pd ribadisce che «Noi siamo fedeli alla Costituzione, che dice che il presidente della Repubblica rappresenta l’unità nazionale. Faremo una ricerca onesta fino a prova contraria della soluzione più largamente condivisa in Parlamento».  Insomma sul nome al Quirinale una larga intesa ce la concediamo!

Nel suo intervento Bersani ha rilanciato la sua proposta di un governo di cambiamento che «non sarebbe politicista perchè cambiare vuol dire cambiare». Davvero? Cambiare significa cambiare?

«La nostra proposta  tiene conto della situazione parlamentare e del rispetto del voto elettorale. Non siamo bambini. Al tempo stesso si adatta alla soluzione davanti alla sfiducia della gente ed è una soluzione di corresponsabilità perchè accanto al governo c’è una convenzione per le riforme che a sei mesi consegna la ‘merce’ ». Non siamo bambini… e questo lo si era capito che la politica è invecchiata e pure molto male!

Poi riapre la polemica con Renzi «Qualcuno mi ha detto che ci vuole dignità e non bisogna inseguire i 5 Stelle. Una frase così non l’avrei accettata neanche da mio padre. Per il bene del partito sto zitto».
Renzi tutto può essere meno che il padre di Bersani!

La “Scelta Incivile” di B & B sconvolge Monti che attacca.

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Le accuse di Monti sono a 360°. Non risparmia nessuno dopo il suo flop alle urne e dopo essere stato costretto dal Presidente Napolitano a rimanere a capo di un governo ormai smembrato e dilaniato da dimissioni e odi personali. Monti resterà senatore a vita, ma non più leader del partito e ora il simbolo di Scelta Civica, per volontà del premier, dovrà cancellare il suo nome. Forse si vergogna di fronte all’Europa? Chissà se Angela potrà perdonargli una così netta bocciatura da parte degli elettori? Intanto il premier non aspetta neppure di essere sollevato dall’incarico e si scaglia contro quelle forze che fino a ieri lo hanno sostenuto e che oggi andranno   «squallidamente a braccetto senza però indicare come uscire dalla crisi» (a braccetto senza di lui? Che Scelta Incivile!) Condanna anche i suoi alleati  «mi implorarono di fare il capo della coalizione alle elezioni e adesso dicono di aver donato il sangue per me».

Veramente il sangue lo hanno sputato gli italiani!  

Batman e Superman a confronto: Pd e Pdl in piazza!

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Le due forze principali della vecchia politica scendono oggi in piazza a protestare gli uni contro gli altri. Ad accusarsi reciprocamente che l’avversario non vuole fare un governo che possa portare l’Italia fuori dalla crisi. Il Pd manifesterà nella periferia romana di Corviale contro “la povertà e per un governo di cambiamento”, il Pdl sarà a Bari, in piazza Libertà, dove, durante il comizio del pomeriggio, Silvio Berlusconi, presenterà i suoi 8 punti.

Manifestazione contro manifestazione, raduno dopo raduno, nonostante le forze politiche tentino di mobilitare i loro elettori, c’è sempre più un allontanamento progressivo dei cittadini italiani dalla politica. Tra una relazione dei saggi – che ci presentano soluzioni di riforme a lungo termine, con la vecchia politica che riconferma i privilegi dei politici affermando la necessità ai finanziamenti e riducendo la capacità della magistratura di poter operare intercettazioni – e un’immobilità istituzionale.  Alla fine si farà anche un presidente e nonostante i sondaggi diano in testa la Bonino, probabilmente la scelta ricadrà su qualcuno che possa garantire la “casta” sia di destra che di sinistra e che sia accomodante con l’Europa e chini la testa davanti allo strapotere dell’Alta finanza.

Ma gli italiani ci credono ancora che il miracolo possa arrivare? C’è chi ci crede, ma non lotta. C’è chi spera, ma non si mobilita. C’è chi ormai spera solo di riuscire a prendere un aereo e andarsene lontano da tutte queste “false e ipocrite” manifestazioni di piazza che servono alla sinistra come alla destra solo per rafforzare i loro strapoteri. Da una parte un superman indebolito e testardo che striscerà tra i palazzi labirintici di Corviale alla ricerca di consensi rovesciando preoccupazione sterile e ribadendo un governo di cambiamento impossibile e dall’altra un Batman criminale che ribadirà 8 punti per eludere e per ingannare ancora una volta il popolo italiano.

I debiti si devono pagare… parola di grandi saggi. Come?

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«Alla luce dell’entrata a regime della modifica costituzionale sul vincolo di bilancio strutturale, vanno riviste le modalità attraverso cui opera il cosiddetto “Patto di stabilità interno”». «In questi anni la difficile comprimibilità della spesa pubblica corrente ha finito col sacrificare gli investimenti pubblici: la spesa in conto capitale ha raggiunto un minimo storico. Ne va subito almeno rafforzata la qualità e l’efficacia». «Dopo il decreto legge varato nei giorni scorsi dal Governo, va completato il pagamento, per la parte ancora da versare, del debito pregresso accumulato fino al 31 dicembre 2012». Con quali fondi? Operare in tempi rapidi, tagliando ancora di più sanità e scuola, visto che i privilegi vergognosi come il finanziamento pubblico ai partiti è ineliminabile? A chi prendiamo i soldi? Iniziano a darci il buon esempio i saggi svuotando i loro conti così che magari salviamo qualche piccola azienda o sono saggi poveri anche economicamente oltre che di spirito?

Gli inutili saggi e l’agonia della politica.

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Oggi gli “inutili” saggi hanno portato il documento redatto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha spiegato che il governo “non poteva nascere per impulso del presidente della Repubblica uscente ripercorrendo un sentiero analogo a quello battuto con successo nel novembre 2011”. Ora quindi “la parola e le decisioni toccano alle forze politiche e starà al mio successore trarne le conclusioni”. Perso solo del tempo?

Naturalmente no! Perchè le relazioni, continua il capo dello Stato, “saranno rese disponibili sul sito del quirinale e potranno essere dunque valutate obiettivamente da tutti. Mi auguro- prosegue- che al di là di dubbi e riserve che hanno accompagnato lo stesso annuncio della istituzione dei due gruppi, si riconosca la serietà del lavoro compiuto, pur nella piena libertà, come ovvio, di giudizio critico da parte di chiunque”.

Poi c’è la chiusa finale con i ringraziamenti di Napolitano ai saggi per “l’eccellente ed esemplare lavoro”.

Grazie Presidente, grazie!  L’Italia ora è stata analizzata dai sapienti…

Le tattiche di avvicinamento tra Pd-Pdl-Lega

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Incontro D’Alema – Bersani. Incontro di uomini d’apparato con due idee di sinistra diverse, ma poi non così distanti come invece può essere la posizione di Matteo Renzi. “La situazione è difficile, ma siamo tutti impegnati perchè il partito ne esca bene.” Così esordisce D’Alema dopo l’incontro ed è una specie di autogol. In tempi di crisi e di immobilismo delle istituzioni, l’unica preoccupazione può essere quella di un “partito che ne esca bene”?

Continua poi nel suo comunicato stampa dopo l’incontro con il leader del Pd: “Non esiste nessuna scissione, le parole di Franceschini sono state travisate. Ieri ho visto anche Renzi e oggi ho informato Bersani di questa conversazione”. Ma nel Pd volano gli stracci…”Dove vedete questi stracci? C’è una discussione estremamente corretta e rispettosa, per lo meno da parte mia, ma in un momento così difficile è ovvio che si discuta”.

Intanto arriva il secco no dei leghisti sul nome di Amato, anche se c’è una certa apertura su altri possibili  candidati: “Vedremo le altre proposte e le valuteremo – ha detto  Roberto Maroni- se fosse una donna meglio ancora, ma non sta a me fare nomi. Ho parlato ieri con Berlusconi e con Bersani  e so che quello che hanno in mente non coincide esattamente con quello che ho letto sui giornali. Bersani mi ha chiesto se la Lega è interessata a partecipare alle discussioni e alle votazioni sul presidente della Repubblica e io naturalmente ho detto di sì”.

Imputati e indagati che votano il Presidente

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Matteo Renzi sicuramente non poteva fare il grande elettore, hanno tutte le ragioni se non l’hanno votato. Perché è necessario avere un certo curriculum per poter scegliere il Capo di Stato. Circa il 20% di chi lo voterà ha problemi con la giustizia, gli altri forse non hanno avuto il tempo per avere tutte le carte davanti a un giudice ma sarebbero molti quelli che potrebbero ambire presto a questo “privilegio”. Sì perché se non hai un procedimento giudiziario che politico sei?

Quindi Matteo Renzi è giusto che non sia stato nominato grande elettore. Si può nominare uno che fa gli alloggi popolari in legno ecosostenibili? Un politico del Pd che non vuole il finanziamento pubblico dei partiti? Un politico che si occupa delle eccellenze italiane da espore all’estero?

Molto meglio gli impresentabili.

Naturalmente in testa, per prestigio e tenacia, c’è  Silvio Berlusconi. A seguire, ma ha molto da apprendere, Raffaele Fitto con “solo” 4 anni per corruzione.  Una palma d’oro andrebbe data a un novello indagato come Giulio Tremonti  (concorso in finanziamento illecito) e  a Maria Gullo del partito democratico che ha battuto tutti e ha inaugurato il nuovo parlamento con il primo avviso di garanzia di questa legislatura.  Ma non ci dimentichiamo dell’editore di Libero nonchè onorevole Pdl Antonio Angelucci accusato di associazione per delinquere, truffa e falso. E sulla stessa scia abbiamo anche un presunto (ancora è tutto da provare quindi non possiamo metterlo nel suo curriculum) uomo d’onore come Luigi Cesaro indagato per associazione camorristica, ma può vantare di essere stato l’autista di Raffaele Cutolo. Chi invece ha tante belle accuse e inchieste aperte è Roberto Formigoni, ma anche Denis Verdini, sta ricalcando le orme del suo mentore Berlusconi, e si presenta con una bella indagine per bancarotta fraudolenta e associazione per delinquere per l’inchiesta sul Credito cooperativo fiorentino a cui va aggiunto il concorso in corruzione per gli appalti al G8, la truffa allo stato per il il Giornale di Toscana  e un’altra associazione per deliquere nella loggia P3.

Ma i veri Vip sono tra i delegati regionali. Scenderà dalla Valle D’Aosta il presidente della Regione Augusto Rollandin (Union Valdotaine) condannato per abuso d’ufficio con sentenza definitiva negli anni Novanta per favoreggiamenti in appalti. Dalla Lombardia avremo Roberto Maroni pregiudicato per resistenza a pubblico ufficiale. Mentre viene dal sud Giuseppe Scopelliti (Pdl) condannato per omissioni in atti d’ufficio in appello per non aver vigilato sullo smaltimento del percolato della discarica.

La densità di guai giudiziari aumenta tra i delegati regionali. Dalla Valle D’Aosta ci sarà il presidente della Regione Augusto Rollandin (Union Valdotaine) condannato per abuso d’ufficio con sentenza definitiva negli anni Novanta per favoreggiamenti in appalti. Si è potuto poi ricandidare grazie all’estinzione di pene accessorie della condanna, tra le quali l’interdizione dai pubblici uffici. Pregiudicato è anche Roberto Maroni (Lega Nord), presidente della Regione Lombardia: si tratta della “nota” sentenza per resistenza a pubblico ufficiale. Dall’Abruzzo Gianni Chiodi (Pdl) sotto processo per crollo colposo. Dalla Sardegna Ugo Cappellacci (Pdl) imputato per abuso d’ufficio per gli impianti eolici e a giudizio per bancarotta.  Il presidente dell’Emilia Romagna Vasco Errani (Pd) è stato assolto in primo grado dall’accusa di falso ideologico, ma la Procura ha fatto ricorso: l’accusa è di aver dato informazioni fuorvianti al pm che stava indagando sui contributi concessi dalla Regione alla cooperativa Terremerse. Sempre del Pd proveniente dalla Toscana  Enrico Rossi (Pd) cui viene contestato il falso ideologico perché quando era assessore alla Sanità della Regione sarebbe stato a conoscenza della voragine nel bilancio dell’Asl di Massa Carrara. Il vicepresidente del Friuli Luca Ciriani è stato invece rinviato a giudizio per il disboscamento della Val Rosandra (in provincia di Trieste). Dovrà rispondere con altre 4 persone, di deturpamento di bellezze naturali per un presunto danno ambientale all’alveo di un torrente in area protetta.

E Renzi si voleva presentare come grande elettore? Non ha il curriculum!

 

 

Massimo e Matteo ovvero il Pd a confronto che isola Bersani!

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Il sindaco di Firenze aveva postato un messaggio su Facebook questa mattina nel quale dichiarava chiuse le ostilità e mostrava invece il suo operato:

«La politica nazionale in questi giorni discute di tante cose, molte inutili, che riguardano solo gli addetti ai lavori. Da Firenze rispondiamo lavorando sulle cose concrete: edilizia sostenibile, risparmio energetico, risposte ai cittadini. Oggi in viale Guidoni ho inaugurato 18 alloggi popolari innovativi in legno a impatto zero dando una risposta sociale e ambientale alla città. Voglio che la mia amministrazione sia sulla frontiera dell’innovazione ambientale e culturale».

Poi era tornato a Palazzo Vecchio dove poco prima delle 15 era arrivato Massimo D’alema per un incontro proprio con il sindaco di Firenze.  Lo stesso D’alema ha affermato che è stato “un errore non mandare Renzi a Roma.” Si rompono così gli instabili equilibri bersaniani e ora il leader del Pd sembra sempre più isolato all’interno del suo partito.

 

OCCUPATA LA SALA MAPPAMONDO!

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Nel giorno del P-day il M5S torna a mobilizzarsi e occupa la sala Mappamondo. Intanto Beppe Grillo dal suo blog grida all’inciucio per l’elezione del Presidente della Repubblica: “La coppia Bed & Breakfast, Bersani e Berlusconi, decide nelle segrete stanze il Presidente dell’inciucio escludendo di fatto ogni partecipazione popolare mentre il M5S avvia una consultazione pubblica e democratica attraverso i suoi iscritti. Chi tra i due ha un deficit di democrazia interna?”

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La candidatura shock di Berlusconi… Bersani al Colle?

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Berlusconi ci ha abituato alle sue “sorprese” dal condono tombale proposto in campagna elettorale (e subito ritirato) alla restituzione dell’Imu. Oggi c’è l’ennesima notizia shock che sarebbe emersa dopo l’incontro tra il leader del Pd e Il Cav. Una delle ipotesi portate avanti da Berlusconi sarebbe di candidare al Colle Bersani, poi attuare un governo di scopo e riportare gli italiani alle urne il 7 luglio.

“Dal colloquio avuto con Pierluigi ho avuto la sensazione che non escluda affatto di finire lui stesso al Colle e a quel punto, vi dirò, potrebbe pure servire a sbloccare la situazione”, commenta il Cavaliere, durante la cena di martedì sera con Alfano, Verdini, Brunetta, Schifani, Gasparri, Cicchitto, a Palazzo Grazioli.

Un modo come un altro per far fuori il suo avversario! Peccato che sia già occupato il posto da Papa altrimenti avremmo avuto anche Pier Luigi Pontefice? Ma un posto da Papa Emerito per Bersani, non si trova?

Lo sceriffo rintronato? Che povertà di linguaggio De Luca!

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“Crimi e la Lombardi? Hanno arricchito la galleria delle coppie famose del cabaret, sono come Gianni e Pinotto, camminano sempre appaiati. Lui assomiglia in modo impressionante a un procione lavatore, lei è un po’ pipì e molto irritante“. Esordisce così Vincenzo De Luca ai microfoni de “La Zanzara”, su Radio24. Il sindaco di Salerno del Partito democratico si rende ridicolo assumendo un linguaggio che sarebbe indegno e imbarazzante anche per gli esponenti della Lega Nord che nel corso degli anni ci hanno abituato a dover assistere alle loro uscite volgari e qualunquiste.

In bocca a un sindaco democratico certe frasi suonano ancora più irritanti. Ma Vincenzo De Luca non si ferma a  questi stereotipi banali e irriverenti, rincara la dose: “Questi dovevano cambiare l’Italia e ci hanno dato Crimi e Lombardi. Adesso discutono delle indennità, sono partiti da 2500 euro e ora sono arrivati a 6000 euro. Fra qualche mese arriveranno ai diamanti di Belsito. La Lega è partita col cappio ed è finita coi diamanti, Di Pietro è partito con la palingenesi universale e si è arenato su un po’ di appartamenti. Il web, la rete, tutte grandi palle, imbecillità. Facciamola finita, basta col cabaret.”  Veramente chi sta mostrando uno spettacolo indegno è propri il sindaco di Salerno.

Poi si accanisce contro Renzi: “L’ho apprezzato quando si è fatto da parte, ma ha fatto il furbo. Diceva che non voleva poltrone e poi ha contrattato 50 posti per i suoi in parlamento. Altro che poltrona, si è fatto dare tutto il mobilificio”.

Ecco gli uomini anziani della politica, quei miseri “politicucci” destinati all’estinzione che stanno gridando la loro rabbia e il loro livore per non riuscire più a essere al passo con i tempi. Rintanati dentro le loro case dorate fatte di privilegi pagati con i rimborsi elettorali, ormai distanti dal mondo così tanto da non riuscire neppure a vedere il malessere che li circonda. Come può un sindaco del genere amministrare una città come Salerno se è totalmente incapace di comunicare un progetto o un’idea? Alla radio si va solo per fare la guerra agli altri partiti e alle correnti interne al proprio? Quando spazziamo via questi “omuncoli ancestrali”?

Chi farà “gol” nelle urne? Previsioni e tattiche delle Quirinali!

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Tra qualche ora sarà possibile votare online il candidato del M5S. E’ stato indetto infatti per 11 aprile il P-day. Ci saranno 10 candidati nella rosa dei nomi da scegliere come personalità da presentare poi alla votazione ufficiale in Parlamento. I risultati del P-day si sapranno solo il 16 aprile, due giorni prima della votazione alla Camera. Ma quali sono i candidati più probabili? Girando fra forum e meetup si scorgono i nomi di Ferdinando Imposimato e Gino Strada. Nonostante la gaffe fatta al La Zanzara, il medico è ancora in testa ai sondaggi e potrebbe essere proprio lui che i grillini presenteranno il 16 aprile come nome da votare come Capo di Stato. Ma le sorprese potrebbero non mancare anche perchè la top-ten dovrebbe annoverare figure come quella di Milena Gabanelli, Dario Fo, Paolo Becchi, Loretta Napoleoni, Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà e Salvatore Borsellino.

Mentre Pd e Pdl stanno chiusi nei palazzi a trovare convergenze sui nomi da presentare, l’outsider della politica è pronto a dare battaglia con una lista di personalità molto vasta e di sicuro richiamo popolare. Poi il nome sarà portato in aula e lì inizierà il tatticismo e potrebbero essere proprio i voti dell’M5S a fare la differenza.

Per le prime tre votazioni l’M5S voterà il proprio candidato, poi, se ancora non ci fosse il Presidente allora i giochi cambierebbero. Al centrosinistra mancano 9 voti per raggiungere il numero magico, che diventeranno per lo meno una trentina mettendo in conto assenze e franchi tiratori e saranno i grillini a puntare il dito su un candidato o a ritrarlo e fare ostruzionismo.

La partita è aperta… ora si aspetta solo il fischio dell’arbitro e poi vedremo chi farà gol nelle urne.

  

Vendola si dimette da deputato!

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Vendola si dimette da deputato.

“Mi sto recando a Montecitorio per formalizzare un atto che gia’ esiste: gia’ in campagna elettorale avevo detto che intendevo restare governatore e vado a formalizzare questo atto”. Lo ha detto il leader di Sel Nichi Vendola lasciando la sede del Pd dopo un incontro di oltre un’ora con Pier Luigi Bersani. Vendola critica il Fatto Quotidiano che oggi è uscito con un articolo che condannava chi avesse un doppio incarico sommando così stipendi e potere.

 

Guerra del Pd… da Trieste a Roma.

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Matteo Renzi fa sentire la sua voce da Trieste, dove si è recato per sostenere la candidatura di Debora Serracchiani a governatrice della regione: «Se ci sono nuove elezioni vedremo cosa accadrà. Ora sono fuori dai giochi della politica romana. Ora sto facendo il sindaco della mia città. Spero si vada alle elezioni il prima possibile. Se dovesse dipendere da me tornerei alle elezioni domani mattina. Se Bersani e Berlusconi riterranno più opportuna qualche forma di accordo nell’interesse del Paese, spero facciano il più veloce possibile».

 Poi torna sulla questione dei grandi elettori:

«Mi avevano detto vai avanti tranquillo ti votiamo, ma poi è arrivata qualche telefonata da Roma per fare il contrario. Mi avrebbe fatto piacere rappresentare la mia Regione»

Secca la replica di Bersani: «Nella sequela di quotidiane molestie mi vedo oggi attribuiti non so quali giochini tesi ad impedire la nomina di Renzi a grande elettore per la  Toscana. Smentisco dunque di aver deciso o anche solo suggerito, o anche solo pensato alcunchè, a proposito di una scelta che riguarda unicamente il consiglio regionale Toscana»

 

L’incomunicabilità a confronto! Bersani e Berlusconi dopo l’incontro.

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L’incomunicabilità a confronto! Bersani e Berlusconi dopo l’incontro o forse lo scontro.  Il cavaliere va via insieme ad segretario Angelino Alfano preannunciando che si sarà una nota congiunta sull’incontro svoltosi oggi a Montecitorio.

Un’anticipazione resa necessaria anche dalle parole di ieri di Giorgio Napolitano che sicuramente ha accelerato i tempi dell’incontro.

Intanto i grillini occupano il Parlamento mentre Bossi esorta Berlusconi a fare un accordo con Bersani, perchè poi il leader del pd si schianta da solo… ma è proprio Bersani a non volere accordi… parole al vento, incontri a vuoto e confusione istituzionale, mentre Letta ribadisce che si è trattato di un buon incontro… (bevuto bene?)  poi senza pudore aggiunge…” ma siamo solo all’inizio!”

Intanto Renzi da Vinitaly bastona Bersani “Non ho vinto le primarie, ha vinto Bersani. Il problemino è che poi Bersani non ha vinto le elezioni. Mi hanno dato del qualunquista perché ho detto che si sta perdendo tempo. Prometto di non dirlo più, ma voi potreste per favore smettere di perdere tempo? Bisogna, elezioni o no, che vi mettiate d’accordo, che si decida”.

Poi arriva, con un twitter di Mentana, la replica che smentisce Letta: “E’ durato un’ora e un quarto l’incontro Bersani-Berlusconi. E secondo le prime voci non è andato affatto bene.”

2 versioni, 2 facce, 2 partiti in un incontro perso in partenza. L’Italia ha tempo per continuare ad agonizzare.

Dibattito in aula ed emergono 30 dissidenti Pd!

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30 disertori? 30 delatori? 30 deputati Pd. L’unanimismo è finito e le divisioni del partito sono sorte prepotentemente in aula. Le commissioni parlamentari hanno spezzato le maglie del Pd e questa volta a fare lo strappo non ci sono solo i renziani ma anche la prodiana Sandra Zapa e la veltroniana Marianna Madia, solo per fare due nomi. Proprio nel giorno in cui Berlusconi e Bersani si incontrano, la coalizione di centro sinistra sembra più fragile del solito.

La questione delle commissioni viene alla fine risolta con l’annuncio del capogruppo Roberto Speranza che anche il Pd farà i nomi dei suoi commissari. Tanto le commissioni non partiranno mai senza un governo, è la convinzione dei più. “Capisco la volontà di protagonismo di ciascuno. Invieremo nei prossimi giorni i nostri nomi per le commissioni dopo aver discusso con l’ufficio di presidenza del gruppo e con i colleghi del Senato”, dice Speranza. In Transatlantico arrivano gli echi della discussione. C’è Beppe Fioroni che se la prende con i renziani e gli altri ‘critici’: “Abbiamo finito di dare interviste sul governissimo e ora iniziamo con la questione delle commissioni. Mai che si discutesse della vera questione attuale, cioè l’elezione del presidente della Repubblica. Hanno detto che sulle commissioni ci insegue Grillo… Ai grillini gli farei pagare la luce e il surplus dei consumi causati dalla loro scelta di occupare l’aula fino a mezzanotte…”. Gli animi sono agitati, come si vede.

Dopo le 18 scatta l’ora X!

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Dopo le 18 scatta l’ora X! L’incontro tra i B.B. della politica italiana è fissato per oggi. Contro ogni pronostico e a sorpresa trapela da palazzo Grazioli la notizia che tanti attendevano.

Con il Cavaliere ci sarà il solo Angelino Alfano e con il segretario del Pd Enrico Letta. Non alla Camera, ma a palazzo Giustiniani. Il Cavaliere, rientrato a Roma, ieri sera, ha riunito i fedelissimi a palazzo Grazioli per imbastire il canovaccio della trattativa col segretario del Pd. E a Gianni Letta ha dato mandato di tenere i contatti col Quirinale per informare il capo dello Stato sull’andamento del negoziato col Nazareno.

Ed è per questo che l’ex premier ha spiegato ai suoi che ha intenzione di chiedere anche un colloquio con Napolitano, anche per la giornata di domani, se possibile. E non per cortesia. Ma per investire l’attuale inquilino del Quirinale del ruolo di notaio del patto sulla sua successione.

Prima, però, c’è il faccia al faccia con segretario del Pd. Che il Cavaliere sta preparando nei dettagli, con l’obiettivo di raggiungere un’intesa sul prossimo capo dello Stato. Due le ipotesi di accordo che sottoporrà al leader del Pd: un via libera a un governo Bersani, anche con personalità di centrosinistra – certo non ostili su Comunicazione e Giustizia – in cambio di un moderato al Quirinale. Una sorta di “non sfiducia” modello 1976 che comunque garantirebbe al Cavaliere di staccare la spina in ogni momento. Oppure, è la seconda ipotesi, un governissimo con un nome condiviso e di garanzia al Colle.

#CommissioniSubito è golpe?

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“Il M5S vuole un Parlamento in pieno esercizio da ora. Paese al collasso e attività legislativa bloccata. Commissioni subito o partiti commissariati”. Così Beppe Grillo sul suo blog in un post dal titolo “I golpisti” con un foto dei “colonnelli” protagonisti del colpo di stato greco ma con i volti di Monti, Bersani e Berlusconi.

“Il golpe è iniziato da anni. Un golpe alla luce del sole per delegittimare e svuotare il Parlamento. L’Italia non è più una repubblica parlamentare, come previsto dalla Costituzione, ma una repubblica partitica. I partiti hanno sostituito la democrazia. La volontà popolare è diventata una barzelletta”, scrive Grillo. 

Intanto, al termine della riunione dei capigruppo a Palazzo Madama Zanda ha spiegato: “Si è convenuto a larga maggioranza che l’intreccio del meccanismo regolamentare e della prassi suggerisce di costituire le commissioni solo dopo la formazione del governo”. Non si esclude comunque che si possano formare altre commissioni speciali, come quella sulla relazione del governo a proposito delle variazioni al quadro macro.

D’altra parte, la composizione delle commissioni permanenti rispecchia l’equilibrio tra maggioranza e opposizione, mentre i loro presidenti sono normalmente espressione della maggioranza. Ma l’attuale stallo politico, dove non esiste alcun accordo tra i partiti per dare vita a un governo, impedisce una spartizione di questo tipo.

L’unica commissione parlamentare già in funzione è quella speciale che ha competenze limitate, che dovrebbe ricevere dalla Camera il mandato ad esaminare il decreto legge sul pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione.

Il movimento di Beppe Grillo protesta per questo stallo e sostiene, con il parere favorevole di alcuni costituzionalisti, che si possa comunque procedere alla formazione delle commissioni permanenti.

“Il M5S sbaglia bersaglio, dovrebbe occupare il Pd di Pier Luigi Bersani, perché è lui che blocca la formazione di un governo”, ha detto il capogruppo alla Camera del Pdl, Renato Brunetta, polemico con la decisione del segretario del Pd di non aderire all’idea di un governo di larghe intese. Ma sulla questione delle commissioni, il Pdl la pensa come il Pd: “I nostri nominativi per le varie commissioni sono già pronti. Li presenteremo non appena un governo avrà ottenuto la fiducia in Parlamento”.

Dopo #OccupyParlamento arriveremo a #OccupyPd e #OccupyPdl?

Bersani ad Agorà…

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Bersani ad Agorà, prima della piazza di sabato!

Pier Luigi Bersani questa mattina è ospite del programma televisivo Agorà su Rai3 e ha risposto a una serie di domande che non solo fanno il segno della situazione nel nostro Paese, ma che si proiettano anche nel futuro. Il leader del Pd ha confermato anche la manifestazione di sabato contro la povertà, mentre Berlusconi sarà in piazza per esporre con forza i suoi 8 punti programmatici di un possibile governo di scopo.

Si è fermi perché si deve eleggere il nuovo Capo di Stato?

“A mio modo ho una proposta di larghe intese. Non sottovaluto responsabilità democratica comune. Si consenta un governo di cambiamento su 8 punti. Si ricerchi un presidente della Repubblica condiviso, Nel 1976 c’era uno che governava e gli altri lo consentivano. Era una specie di governo di minoranza che la nostra Costituzione permette. Pdl e M5s hanno detto no.”

Bersani apre quindi l’intervista con una puntualizzazione sulle differenze tra il 1976 e oggi. Dopo che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitan, ieri durante la commemorazione per il 20° anniversario dalle morte di Gerardo Chiaromonte, aveva richiamato i partiti a trovare delle larghe intese sul modello di ciò che avvenne alla fine degli anni ’70, oggi Bersani spiega le differenze che lo hanno portato in un vicolo cieco in cui non è possibile pensare a un governo di minoranza.

Quindi no a un governissimo di larghe intese tra Bersani, Berlusconi e Monti?

“Il nuovo presidente della Repubblica considererà la situazione. Soluzione di governissimo con me, Berlusconi e Monti è formula che paralizza. Poi vedrà il nuovo capo dello Stato. Io sono affezionato alla mia idea, ma non vuol dire non essere disponibile ad altre ipotesi. Io sono preoccupato per questa situazione sociale allarmante”.

Nonostante la situazione sia socialmente allarmante Bersani si dichiara affezionato alla sua idea, ma disponibile ad altre ipotesi. Ma se la situazione è allarmante perchè Bersani continua a riflettere sulla sua idea quando ormai non è stata accettata da altre forze politiche? Pensa ancora di portare la sua proposta alle Camere per poi vedere se riesce a mettere in piedi una maggioranza bulgara?

L’incontro con Berlusconi?

“Incontrerò Berlusconi per discutere del metodo per eleggere insieme il presidente della Repubblica. Attenti a non fare meccanismi di scambio su elezioni capo Stato. Io non sono disponibile. Non si possono fare improvvisazioni. Non voglio tirare paragoni oltre il lecito. Cerchiamo una larga maggioranza, con soluzioni che hanno anche un tratto di fantasia. Per Quirinale mi tengo testa aperta per varie soluzioni.”

Quindi sul tavolo non c’è un idea di governissimo, come smentita già in apertura del suo intervento ad Agorà, ma solo trovare dei nomi che possano andare bene per la destra e la sinistra. Ma sopratutto un nome che possa essere un ponte anche con l’Europa?

Quale sono le sue priorità?

“Voglio fare partire governo con qualche decisione di terapia d’urto. Affrontare emergenza sociale e moralizzazione della vita pubblica”.

Quindi emergenza sociale e vita pubblica. Ma sembra nebbiosa la risposta sul finanziamento ai partiti:

“Nell’incontro coi grillini c’è stato un fuorionda. Io mi sono detto pronto a discutere del superamento del finanziamento pubblico ai partiti. Io poi ho chiesto loro se sono pronti a ragionare nella stessa legge sulla democrazia interna. La risposta è stata molto interlocutoria”.

Il governo Monti?

“Il governo Monti si è paralizzato sulla corruzione: non è possibile”

Si è anche rivelato incapace di trattare sul piano internazionale nela questione dei Marò.

Bersani su prossime primarie per premiership:

“Io candidato? Ci devo ancora pensare”.

 

Il Paese da spartirsi… incontro Berlusconi – Bersani!

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“Finalmente l’onorevole Bersani si e’ aperto e reso disponibile a un incontro” anche se “la data di questo incontro non e’ stata ancora fissata. La posizione del Pdl e la mia posizione ormai la conoscono tuti gli italiani: dare subito un governo forte e stabile al Paese per assumere provvedimenti urgentissimi che si impongono per rilanciare l’economia”, lo spiega Silvio Berlusconi al Tg4, in merito all’incontro con Pier Luigi Bersani, sottolineando che “e’ necessario abbassare la pressione fiscale”.

Quindi l’incontro si farà! Alla vigilia dell’occupazione del Parlamento da parte del M5S arriva l’annuncio di Berlusconi. I tempi per il tatticismo sono finiti, ora resta solo da fare un accordo ed eliminare il M5S che altrimenti può trovare l’alleanza di altre forze politiche e diventare veramente una forza determinante all’interno della nuova formazione dell’esecutivo. L’obiettivo è chiaro: isoliamo chi tenta di sopprimere la casta e veniamo a patti per salvare i privilegi. Sicuramente sul tavolo ci sarà la giustizia, il Capo dello Stato, la pressione fiscale… l’Italia un paese in vendita da spartirsi.

Renzi, Facebook e Amici!

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Renzi, forse stanco delle  polemiche sulla sua partecipazione ad Amici, ha deciso di postare il video sul suo profilo Facebook e di chiedere alle persone di commentare. In due ore sono piovuti 1856 messaggi.

C’è chi scrive: «Matteo amico-di-Maria: ero molto perplessa sulla sua partecipazione, in realtà ascoltando quello che poi ha detto capisco la necessità di parlare anche a quel pubblico, senza snobbismi inutili. Discutibile il chiodo e il jeans-avvolgipacco». Ma anche: «Fantastico e grande come sempre».  Poi ci sono state le critiche: «No, non ho davvero apprezzato! La partecipazione in sè, le cose dette( un pò troppo slogan) nè il look (quel chiodino inguardabile). Peccato perchè io in Renzi ci credo, mi piace come sta facendo il sindaco e mi piace il suo progetto politico». Quindi elettorato diviso come al solito.  Il problema come al solito però non viene centrato. E’ importante andare in qualsiasi trasmissione, parlare con ogni elettore, avvicinarsi ai “nemici politici” senza fare le guerre tattiche a distanza… il problema semmai è se si riesce a far tutto questo senza cadere nel “compiacere il pubblico che si ha di fronte”. La linea di Renzi per lo più riesce sempre a uscirne indenne dalla mannaia mediatica che estrapola frasi e condanna su singole parole e anche in questo caso sembra che il Sindaco di Firenze (eccezion fatta per quel chiodo)  ne è uscito a testa, piuttosto sono i suoi colleghi di partito ad essere a disagio a parlare ai sogni dei giovani. E’ quella parte di “apparato” che si forgia di avere un linguaggio e una comunicazione semplice e di comunicare con il “popolo” a non capire che non basta un intercalare dialettale o un luogo comune per sintonizzarsi con le persone. Serve parlare al “loro futuro, ai loro sogni, alle loro prospettive”. Che dire giovane non significa nulla, che la complessità è più ampia di quello che loro possono immaginare e quindi come possono comunicare con ciò che non conoscono?

Matrimonio gay sancisce le nozze fra Sel e M5S?

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Grillo il fascista? Grillo l’omofobico? Grillo contro i diritti civili? Secca smentita e svolta a sinistra, così a sinistra da superare il Pd e allearsi con il Sel per i diritti degli omosessuali. Il ddl presentato dai grillini, che troverà sicuramente l’appoggio del Sel, è una bomba a orologeria all’interno del Pd che potrebbe anche scindersi. Sì, perché la legge presentata dal M5S andrebbe a modificare “il codice civile in materia di eguaglianza nell’accesso al matrimonio in favore delle coppie formate dallo stesso sesso”.

L’M5S propone l’introduzione dell’art 91 che riconosce “il matrimonio egualitario” quindi non più solo uomo-donna, ma come succede già in Spagna, Portogallo, Olanda e Belgio, un matrimonio che sia aperto anche a persone dello stesso sesso.

Grande svolta anche sui figli. I figli di un “coniuge” – termine che sostituirebbe sempre i classici “marito e moglie” –  saranno riconosciuti come figli dell’altro coniuge “anche quando il concepimento avviene mediante il ricorso a tecniche di riproduzione medicalmente assistita, inclusa la maternità surrogata”.

Anche se nel programma M5S i diritti civili non erano tra le priorità, ora c’è una grande attenzione da parte del Pd a questa norma che potrebbe far carta straccia del “surrogato” proposto con le “coppie di fatto” sul modello tedesco avanzato da Bersani in campagna elettorale.

I grillini va ben oltre e accogliendo le proposte della Rete Lenford, associazione di di avvocati per i diritti lesbiche, gay, bisessuali e transgender, stilano un ddl che potrebbe veramente ribaltare la coalizione del centro sinistra.

Gli altri due disegni di legge, presentati dai grillini, riguardano poi il contrasto all’omofobia e alla transfobia, reati penali punibili fino a quattro anni di carceri.

Svolta anche sulle modificazioni di attribuzione di sesso. Quest’ultima proposta parte da un principio: ogni persona può sentirsi di non appartenere più al sesso attribuitole dalla nascita e, di conseguenza, una legge deve favorirne il cambio di identità.

Con rabbia dei più ferventi Bersaniani, Grillo stavolta sorvola ad alta quota il Parlamento e va a “sedersi” a fianco dell’area più estremista. Un vero cambiamento che non ha nulla a che vedere con la vecchia politica pronta a un minimo compromesso con un “modello tedesco”, tanto sbandierato in campagna elettorale e visto come vero faro nella notte di una politica disattenta al fenomeno gay.

La Bindi sussulta sulla sedia, Bersani è affranto, Veltroni chiama a raccolta tutto il Pd nell’ultimo strenuo tentativo di tenere unite anime contrapposte di una sinistra dalle mille contraddizioni e Renzi spopola tra i giovani.

Brutto risveglio per quella sinistra mascherata che tenta inutilmente il gioco delle poltrone in parlamento senza voler cedere al governissimo che vedrebbe compromessa la leadership di Bersani… Ma niente paura l’Italia è in buone mani… i saggi stanno pensando!

Vendola parla all’Unità…

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Vendola sa di dover uscire fuori dall’angolo buio in cui è stato condotto da Bersani. Così lancia l’idea del “rimescolamento”, anche in risposta all’invito di Matteo Orfini che chiedeva un superamento della visione Pd. Il governatore della Puglia sa perfettamente i rischi che corre con questa nuova proposta e si affretta a chiarire che non si tratta di una “cosa” ma bensì di «ripartire dall’analisi della crisi, recuperare un giudizio condiviso sugli ultimi trent’anni di rivoluzione liberale nella prospettiva di un socialismo del futuro, keynesiano e ambientalista, che non sia una variante effervescente dell’egemonia dei mercati finanziari»

Ma quando il giornalista chiede se si può definire un socialismo epurato dal blairismo, la risposta di Vendola è secca:

«Non voglio sfregiare gli album di famiglia, però quel ciclo si è concluso e il problema ora è: può esistere la prospettiva di Stati Uniti d’Europa, cioè di una forte democrazia europea, mutilando il Vecchio continente del suo welfare? O si può intendere che le politiche economiche e sociali delle destre europee hanno spinto le nostre società entro un precipizio recessivo che oggi mescola drammaticamente la crisi sociale con la crisi democratica, povertà, violenza razzista, nazionalismo, localismi, corporativismo. Siamo di fronte al pulviscolo di quello che fu una narrazione civile e una proposta politica».

Allora il giornalista devia il discorso e lo allarga all’Europa “La casa comune dei progressisti in cui Sel potrebbe occupare una stanza, in Europa avrebbe come riferimento i socialisti?”

«Dove si gioca la partita? Lo vorrei dire anche ai compagni delle formazioni della sinistra radicale: dove si combatte? Noi sappiamo che è globale il problema della ricostruzione della sinistra. E coincide con il tema della ricostruzione dell’Europa. Di una sua anima, del suo essere un paradigma di civiltà. Penso che le forze del socialismo europeo siano il luogo in cui far convivere le tante culture politiche, che lì possano competere sul piano delle idee invece che sul piano elettorale. C’è una tendenza minoritaria, chiusa in un minimalismo di partito che rischia di essere mero fenomeno ornamentale. Ma anche una cultura minoritaria in un contenitore grande diventa contaminazione e lievito. Del resto chi, su quale atollo di questo universo frastagliato, può dirsi sicuro di avere gli strumenti adeguati per rappresentare la politica del futuro? Più utile che suddividerci in tanti comitati elettorali, può essere alimentarci reciprocamente come parte di una intelligenza collettiva. Pensando ai grandi partiti progressisti nel mondo e non solo in Occidente, anche in America latina dove una sinistra iperideologica e vissuta per tanto in clandestinità è stata in grado di smetterla di essere prigioniera di formazioni ideologizzate, creando partiti post ideologici in cui la cultura politica si è arricchita. È preferibile l’ininfluenza piuttosto che giocare in mare aperto? Certo, a determinate condizioni».

E se fondamentalmente il discorso di Vendola ha una sua logica e un suo preciso obiettivo da raggiungere è sulla pratica che sembra fallire ancor prima di iniziare.

Anche se non la definiamo “Cosa” per pura speculazione terminologica, in realtà quello che propone il Governatore della Puglia è un “reimpasto” che potrebbero fare diversi candidati provenienti da diverse forse politiche e che pongano al centro la crisi sociale e la crisi democratica. Quindi un apertura al M5S, soprattutto a quei deputati che sono favorevoli al dialogo con le altre forze politiche. Poi l’altra questione dell’Europa. I socialisti europei hanno anime profondamente diverse che difficilmente possono trovare un accordo con la sinistra/non sinistra italiana dilaniata a sua volta da correnti diverse. Il Sel di vendola come può dialogare con il partito socialista di Hollande dilaniato tra paradisi fiscali e fondi neri? Come può il Sel trovare dei punti d’incontro con la nuova linea  liberal-democratica del Spd tedesco?

I politici in piazza contro loro stessi!

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All’inizio c’è stato l’annuncio del Cav: grande manifestazione di piazza a Bari, il 13 aprile, per promuovere gli 8 punti che diano un segnale forte al Paese.

E Bersani che fa? riunisce i suoi militanti, nello stesso giorno, “contro la povertà e per il governo di cambiamento”. La manifestazione sarà promossa dai circoli Pd di Scampia, San Salvario, Corviale, Torbellamonaca, Laurentino e San Basilio, quartieri poveri della Capitale, di Napoli e Torino.

 Quello che ci si chiede, se già sembra strano che senza un governo una forza politica scenda in campo per protestare, perché di solito è l’opposizione che va contro la maggioranza, almeno lo era fino a quando c’è stata una vecchia politica (che almeno era ancora un politica).  Ma è ancora più strano che vada in piazza colui al quale è stato dato il mandato per formare il governo e non è riuscito a portare al Presidente della Repubblica una maggioranza. Bersani protesta contro se stesso?

Vogliamo Renzi, dateci Renzi… anche ad Amici!

Vittoria di Marino alle primarie Pd, ma è polemica!

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Ignazio Marino sarà il candidato del centrosinistra a sindaco di Roma. Lo hanno decretato le primarie con un affluenza – secondo quanto comunicato dal comitato Roma Bene Comune – tra i 100.000 e i 102.000 votanti nei 223 seggi. David Sassoli, giunto secondo tra i sei sfidanti, ha telefonato a Marino, facendo i complimenti. “Adesso dobbiamo vincere la battaglia per il Campidoglio”, ha aggiunto.

Zingaretti: “Daje Ignazio!” – “Daje Ignazio! Ora tutti insieme e uniti per sostenere Marino, che puo’ davvero cambiare Roma in meglio”. Lo scrive su Facebook il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.
Come è caduto in basso il Pd che si fa strada con uno slogan in dialetto, quando ci sarebbe bisogno di un sindaco aperto alla comunità sempre più multietnica che popola la città e chiede integrazione e riconoscimento.

Guerra nel Pd fra i candidati alle primarie a sindaco…

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Giornata ad alta tensione quella delle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato a sindaco di Roma.

In mattinata, Cristiana Alicata, della direzione dem del Lazio, scriveva su Twitter: “Le solite incredibili file di Rom che quando ci sono le primarie si scoprono appassionatissimi di politica”, ribattendo, a chi parlava di “odio sparso” con un secco “è voto di scambio”.

E più tardi, dai comitati di Gentiloni e Marino sono stati diramati “appelli alla vigilanza” sulla regolarità del voto. “Stanno arrivando al comitato numerosissime telefonate e segnalazioni di irregolarità e disservizi nei seggi elettorali”, ha scritto Antonio Funiciello, portavoce del comitato “GentilonixRoma”, invitando “tutti a vigilare affinchè il voto si svolga in maniera regolare. Sarebbe davvero grave se una giornata di democrazia come quella di oggi venisse funestata da vicende poco chiare”. “Condividiamo l’appello – gli ha fatto eco la portavoce di Marino – certi che i volontari ai seggi stanno facendo un ottimo lavoro nel controllare che il voto si svolga regolarmente e in piena serenità. Questa giornata sia un’occasione di grande partecipazione e di democrazia”.

Che brutta giornata di sole che fa ombra alla democrazia!

I marò sotto accusa non solo dall’India ma anche da Repubblica?

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<<Riletto con calma, il rapporto dell’ammiraglio Alessandro Piroli sull’incidente della Enrica Lexie è un testo approfondito, dettagliato, ma soprattutto intelligente. Piroli (che non è la fonte che ha illustrato il testo a Repubblica) mette in fila i brandelli di informazione disponibile, ragiona sulla concatenazione degli eventi e difende fino al limite del ragionevole la tesi difensiva dei due marò. Ma non trascura di citare elementi che concorrono non tanto a individuare una possibile colpa di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.(il periodo resta fra l’altro grammaticalmente appeso). Sono invece elementi che, se considerati sin dall’11 maggio del 2012, potevano offrire al Ministro della Difesa, a quello degli Esteri e allo stesso presidente del Consiglio informazioni preziose su un fatto che l’Italia ha profondamente deformato…L’inchiesta difende quasi acriticamente il comportamento del Nucleo militare che interviene il 15 febbraio 2012 a protezione della Lexie. Ma, per esempio, individua una serie di pesanti anomalie nel comportamento del comandante della petroliera, anomalie che non solo evidenziano il mancato rispetto delle procedure previste in caso di sospetto attacco di pirati, ma possono aver contribuito a rendere più caotico l’intervento dei marò. È scritto nell’Inchiesta: “Il comandante di N. Lexie ha messo in atto solo una parte delle azioni di difesa passiva raccomandate per evitare l’attacco di pirati. Si è limitato ad incrementare la velocità (di un nodo) senza manovrare per modificare la cinematica di avvicinamento, azionando i fischi e le sirene solo nella fase terminale dell’azione”.>>

Così l’estratto dell’articolo tratto da Repubblica. Ma allora perché non è a processo il comandante?

<<Le procedure prevedono invece che la nave cambi velocemente e in maniera repentina rotta, e continui con variazioni di rotta per contrastare una eventuale rotta di attacco o comunque per segnalare il pericolo di una possibile collisione. L’inchiesta aggiunge che “tra la nave e il Nucleo sono probabilmente mancate più stringenti forme di coordinamento per la gestione unitaria dell’evento e l’individuazione delle migliori cinematiche/soluzioni da porre in essere”>>.

Ma quando non c’è il tempo e la possibilità tecnica di cambiar rotta è chiaro che bisogna comunque arginare un possibile attacco pirata… e in quel caso sparare era uno dei modi previsti dalle procedure. Ma ci può essere un motivo in più: la Lexie non si è spostata proprio per favorire, secondo le regole della navigazione, le manovre del natante che veniva da destra per metterlo in grado di superarlo o passargli davanti.

<<Altra critica: “Si sarebbe potuto anticipare l’uso delle sirene di bordo, nonché fare ricorso a getti d’acqua ad alta pressione. Inoltre sarebbe stato opportuno ricercare un contatto radio con l’imbarcazione sul canale VHF di emergenza (il canale 16, ndr) quantomeno per dirimere i dubbi sulla cinematica”, ovvero sulle rotte seguite dalle due unità. “In definitiva la nave con i suoi mezzi avrebbe potuto attuare migliori forme di coordinamento e supporto all’azione di contrasto della pirateria”>>.

L’inchiesta valuta poi il comportamento del peschereccio St. Anthony e qui Repubblica si permette di fare una sottile precisazione  su come il peschereccio sia  fra l’altro dedicato a Sant’Antonio, e quindi che i pescatori fossero cattolici. Quasi a voler intenerire gli animi degli italiani e coalizzarli contro Massimiliano e Salvatore che hanno sparato su poveri ed inermi pescatori per di più cattolici?

Tanto per fare un solo esempio, la crudele persecuzione degli Indios americani. In quel caso la patente di cattolico non ha impedito, come altre  volte nella storia, crudeltà e ingiustizie. Non c’è quindi nell’affermazione di Repubblica un rapporto di causa ed effetto di cattolico uguale mitezza, ma solo gratuità e superficialità di giudizio.

<<“Il natante proveniva da lato dritto della Lexie, pertanto aveva diritto di precedenza (…) È singolare, oltre che estremamente pericoloso, che pur avendo diritto di precedenza, una piccola imbarcazione facilmente manovrabile rimanga su rotta di collisione di una petroliera fino a una distanza inferiore ai 100 metri”. Il rapporto conclude sostenendo che “la manovra posta in essere dal natante che non ha alterato gli elementi del moto nonostante gli avvertimenti ottici e acustici nonché quelli a caldo (colpi di avvertimento) unitamente all’avvistamento di personale armato a bordo sono stati percepiti dal team come minaccia per la nave e il suo equipaggio”. Nel suo ragionamento, l’ammiraglio Piroli arriva ad ipotizzare che il St. Anthony possa essere stato utilizzato per operazioni sia di pesca che di pirateria.>>

Repubblica che fa? Commenta così: “possibile, anche se poco probabile, perché una volta arrivato in porto al comandante del St. Anthony viene permesso di vendere ben 1.300 chili di pesce prima che il peschereccio venga sequestrato”. Come si fa a rendere opinabile la tesi dell’ammiraglio senza alcun dato al di fuori del fatto che siano poi venduti 1300 kg di pesce? Se è lo stesso ammiraglio a dichiarare che l’attività è doppia era normale che arrivato in porto, l’imbarcazione avesse pesce a bordo. C’è piuttosto da riflettere sul cinismo dei “pescatori” che nonostante due morti a bordo, la prima cosa che fanno è cercare di portare a casa più soldi possibile. E questo sarebbe comportamento da buoni cattolici?

Vi è poi l’ultimo punto a conclusione dell’articolo che i novelli Sherlock Holmes vogliono additare contro i marò:

<<Un altro dubbio che per giorni ha intralciato la ricerca di una ricostruzione verosimile dell’incidente è stato quello alimentato ripetutamente da fonti italiane. I fucilieri dichiarano alla polizia indiana e agli investigatori di non riconoscere il St. Anthony come la barca contro cui hanno sparato. Ma nell’inchiesta sommaria c’è un capitolo rivelatore: “Comparazione natante sospetto/ motopesca St. Anthony”, in cui sono accluse una foto del St. Anthony fermo in porto dopo il sequestro della polizia indiana e una delle poche foto scattate da bordo alla fine dell’incidente mentre il peschereccio si allontana. Viste di poppa le due barche sembrano simili, e infatti la relazione non lo nasconde: “È possibile osservare una sostanziale coerenza fra le descrizioni del natante coinvolto nell’evento Lexie e il St. Anthony, ovvero tipologia dell’imbarcazione, dimensione e colorazione”. Ancora: “Il confronto fra le fotografie repertate durante l’evento del 15 febbraio con quelle scattate durante la ricognizione del 26 febbraio mette in evidenza una sostanziale compatibilità fra i mezzi raffigurati”>>

Ciò non prova assolutamente che l’imbarcazione fosse la stessa e nessun tribunale corretto potrebbe assumere una “sostanziale coerenza” come prova che la barca fosse la medesima,  anche perché la foto scattata a bordo ritrae un peschereccio che si allontana con una prospettiva del tutto diversa rispetto a quella poi ritratta nelle foto della polizia indiana.

<<Non è una prova di colpevolezza per nessuno, ma è una ennesima indicazione che nessuno nel governo ha mostrato di tenere nel giusto conto dal punto di vista politico. Il peschereccio era quello, il comportamento della Enrica Lexie non è stato adeguato a prevenire in maniera pacifica un possibile abbordaggio. Tutto congiurava e congiura perché l’India ritenga di essere nel giusto, e pretendesse con forza di giudicare i 2 fucilieri che l’Italia ritiene semplicemente innocenti>>. 

Così chiude Repubblica suffragando implicitamente le accuse dell’India contro i due marò quando anche lo stesso Presidente della Repubblica si è attivato per dirimere la contesa sul giudizio dei militari italiani. Se li avesse ritenuti colpevoli non si sarebbe di sicuro posto in primo piano, per cercare una soluzione che poi il governo non ha saputo gestire e soprattutto ha portato alle dimissioni del ministro Giulio Terzi. Ragionando proprio sull’inchiesta dei due Sherlock Holmes di Repubblica riteniamo di aver fornito qualche spunto maggiore di riflessione per una ricostruzione più completa della vicenda…

Primarie centrosinistra… seggi aperti a Roma per il cadidato sindaco

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Seggi aperti oggi dalle 8 alle 20 per le primarie romane di Roma Bene Comune, la coalizione del centrosinistra. A scegliere il candidato sono chiamati anche i sedicenni, che dovranno mostrare un documento. Sei gli aspiranti sindaco: Gemma Azuni (Sel), Mattia Di Tommaso (Psi), Paolo Gentiloni, Ignazio Marino, Patrizia Prestipino e David Sassoli (Pd). Chi raccoglierà più voti sarà il candidato del centrosinistra alle elezioni per il sindaco di Roma che si terranno il 26 e il 27 maggio. I seggi nei quartieri sono 240, più di 100 i gazebo. In tutto 3.000 i volontari impegnati nella consultazione.

Dagli 8 punti di Bersani alle 8 proposte di Berlusconi…

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“Mentre le altre forze politiche sembrano impegnate a perdere tempo”, il Pdl “dal 15 aprile, presenterà in Parlamento quelle ‘8 proposte shock che hanno portato la coalizione a un soffio dalla vittoria”: Lo ha detto il leader del Popolo della Libertà, Silvio Berlusconi. Tra queste ci sono “rimborso Imu, abolizione finanziamento pubblico, revisione Equitalia, riforma fisco-giustizia”.

“Per questo motivo, sabato 13 aprile a Bari, illustreremo il contenuto di questi otto disegni di Legge, già pronti per essere presentati al Senato della Repubblica. E che riguarderanno:
1) l’abrogazione dell’Imu sulla prima casa, sui terreni e sui fabbricati funzionali alle attività agricole e la restituzione degli importi versati nel 2012;
2) la revisione dei poteri di Equitalia, con particolare riferimento alle sanzioni, alle maggiorazioni di interessi e ai meccanismi di rateizzazione;
3) il riconoscimento alle imprese – per le nuove assunzioni a tempo indeterminato di giovani, disoccupati e cassintegrati – di una detrazione (sotto forma di credito d’imposta) per i primi 5 anni dei contributi relativi ai lavoratori assunti, nonché l’esenzione, per questi ultimi, dall’IRPEF sul salario percepito;
4) il passaggio dalle autorizzazioni burocratiche ex ante ai controlli ex post, per quanto riguarda lo svolgimento di ogni attività di impresa;
5) l’abolizione dei contributi pubblici per le spese sostenute dai partiti e dai movimenti politici;
6) le norme per la riforma del sistema fiscale;
7) le disposizioni di revisione della Costituzione per quanto riguarda l’elezione diretta del Presidente della Repubblica e il rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio dei Ministri;
8) le disposizioni per la riforma della giustizia.

Queste nostre proposte hanno in sé la forza di un cambio di passo, di uno shock istituzionale ed economico, che tende da un lato, allo sviluppo e al rilancio della nostra economia e, dall’altro, al ritorno della fiducia nello Stato, il cui compito resta quello di creare le condizioni adatte perché i cittadini possano realizzare le proprie ambizioni e i propri progetti”. Così il leader del Pdl.

IL PEGGIO DEL PALAZZO!

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Ecco cosa hanno detto nelle ultime due settimane i politici italiani:

“Ci affidiamo completamente a Lei, Presidente Napolitano, con lo stesso trasporto di Papa Francesco quando si rivolge all’Altissimo” di Enrico Letta.

“Ammettiamo che abbia frequentato questi individui, pure il capo mandamento, ammettiamo che io abbia conosciuto Bontate, Teresi, Mangano, Cinà, Graviano… ma il reato, dove sta? Il reato, dov’è?!” di Marcello Dell’Utri

“Se gli italiani potessero scegliere un presidente della Repubblica, sceglierebbero sicuramente Silvio Berlusconi”  di Daniela Santanchè

“L’analisi demografica delle adesioni alla mia pagina facebook mi da un segnale chiaro: le donne non sono attratte dal mio messaggio politico. Perché?” di Manlio Di Stefano, M5S.

 

 

Rosy Bindi attacca Bersani!

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Il Pd è ostaggio del suo segretario. Tutti contro Pierluigi e la sua lotta persona, personalissima contro Berlusconi, Grillo e chiunque voglia avere parola o idea su come gestire la crisi italiana. Lui ha la strada e la vuole intraprendere… ma non ha i numeri! E così la Rosì Bindi attacca.

«È così purtroppo, Bersani non sa più che fare e il partito è fermo, senza prospettiva. Se avessimo proposto un nome autorevole e non strettamente partitico – aggiunge Bindi sul prossimo presidente della Repubblica, – come poteva essere Rodotà, ma ce n’erano molti altri, avremmo forse potuto contare su un atteggiamento più morbido da parte dei grillini. Non dico sull’appoggio, questo no, ma su un certo malessere interno, questo sì». Perchè non è stato fatto? La Bindi lo spiega così: «semplice, perchè Bersani non ha rinunciato, non ha voluto rinunciare, ha addirittura fatto un comunicato in cui lo ribadiva con convinzione».

Si lavora per lo Stato che non paga e non conosce neppure i suoi debiti!

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Oggi arriva la prima tranche della P.A. alle imprese per un ammontare di circa 40 miliardi per il biennio 2012-2013 che sarà coperto dall’emissione di titoli di Stato, quindi il Paese contrarrà un nuovo debito.

Il vero problema è a quanto ammonta il debito?

Secondo la Cgia di Mestre, non sono conteggiati quelli spettanti alle piccole e medie imprese che porterebbero ad un importo complessivo tra i 120-130 miliardi di euro. La Cgia, dopo aver analizzato la Relazione della Banca d’ Italia presentata nei giorni scorsi alla Camera, ha scoperto che i 91 mld di euro che l’Istituto ha stimato in questo rapporto sono stati calcolati attraverso un’indagine campionaria condotta solo sulle imprese con più di 20 addetti, quindi sono rimaste fuori tute le piccole aziende che in Italia rappresentano il 98% delle imprese presenti sul territorio.

Oltre al mancato monitoraggio delle aziende con meno di 20 addetti, la Cgia sottolinea che nella indagine redatta dalla Banca d’Italia non sono incluse neppure le imprese operanti nei servizi sociali e sanitari che, come sottolinea la Relazione stessa, sono attività che intrattengono scambi commerciali intensi con le amministrazioni pubbliche. Inoltre, l’indagine è relativa al 31 dicembre 2011, quindi è presumibile che ad oggi l’importo complessivo del debito sia cresciuto di qualche miliardo.

“In un Paese civile – conclude Bortolussi – che credibilità può avere un debitore se non conosce nemmeno l’ammontare esatto dei soldi che deve ai suoi creditori?”

Intanto però veniamo a scoprire che sale la pressione fiscale. Nel quarto trimestre del 2012 ha toccato il 52%, un valore record assoluto, con un balzo di 1,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo rileva l’Istat nel conto economico trimestrale della P.a. La media annua, sempre da record, si attesta invece al 44%, +1,4 punti sull’anno precedente.

Ora però sono previste altre tasse come la Tares che dalle prime stime della Uil peserà più di quella sulla casa.

Paghiamo debiti contraendo debiti, sottostimiamo i debiti del Paese non iscrivendo quelli delle imprese con meno di 20 operai e strangoliamo i cittadini con le tasse. Gli esodati ancora non hanno certezze, i disoccupati rinunciano a cercare lavoro, il governo non si forma, il Presidente della Repubblica abbandonerà il suo incarico fra pochi giorni scatenando la bagarre in Parlamento… Cosa resta dell’Italia? I debiti e le tasse?

Il Pd, il Quirinale e il Parlamento secondo Franceschini!

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Dopo Renzi arriva Franceschini a proporre il dialogo con il Pdl. Il democratico afferma ” Chiusa la possibilità di un rapporto con Grillo  non resta che una strada: uscire dall’incomunicabilità. E abbandonare questo complesso di superiorità, molto diffuso nel nostro schieramento, per cui pretendiamo di sceglierci l’avversario. Ci piaccia o no, gli italiani hanno stabilito che il capo della destra, una destra che ha preso praticamente i nostri stessi voti, è ancora Silvio Berlusconi. E’ con lui che bisogna dialogare. So che è altamente impopolare, so che si rischia di scatenare le reazioni negative del proprio stesso campo, ma voglio dirlo: se noi intendiamo mettere davanti l’interesse del Paese, dobbiamo toglierci di dosso questo insopportabile complesso, la sconfitta di Berlusconi deve avvenire per vie politiche. Non per vie giudiziarie o legislative.” Poi Franceschini passa a spiegare quello che davvero serve al Paese in questo momento “un esecutivo di transizione, che prenda le misure necessarie per dare ossigeno all’economia mentre in Parlamento si fanno le riforme istituzionali: Senato federale, con conseguente riduzione dei parlamentari, e legge elettorale”. Mentre per il il Quirinale, secondo Franceschini, serve “una persona con un’esperienza politica e parlamentare”.

Ma non risparmia neppure un attacco a Matteo Renzi “Ognuno si morda la lingua e si metta in testa che il Partito democratico deve restare unito e stringersi attorno a chiunque vinca le primarie, quando ci saranno”.

Renzi così berlusconiano da essere rottamato dal Cav?

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Una nuova campagna elettorale significherebbe tante energie in campo, tanta fatica, tanto stress e Berlusconi ha ancora da smaltire quello di febbraio. Quella rinascita della destra che sembrava incredibile e che Bersani ha reso possibile. Il Cavaliere è preoccupato dai disequilibri di un Paese sempre più difficile da prevedere. Il fattore Grillo, la crisi economica, i mercati sempre più oscillanti e le agenzie di rating che stringono la corda intorno all’Italia. I fattori sono tanti e anche i processi ceh pesano sulle spalle di Silvio Berlusconi… quindi la soluzione è il governissimo! Quell’inciucio-accordo assolutamente osceno tra Pd e Pdl con gli elettori di destra che si troverebbero Bersani come premier sostenuto da Berlusconi e quei “comunisti ormai annacquati” che si troverebbero alleati del Cavaliere… cosa augurarsi quindi da una tale alleanza? Cosa può essere generato dal governissimo? Un bunga bunga in Parlamento o una serata a stracotto di manzo? Sempre meglio che affrontare il temuto Matteo Renzi! Ecco così che potrebbe scattare l’alleanza… ecco il terreno su cui Pier Luigi e Silvio potrebbero iniziare a dialogare: la rottamazione del rottamatore. Creare una alleanza di ferro Pd e Pdl e impedire il ritorno alle urne, così Bersani potrebbe essere Premier e Berlusconi non doversi scontrare in campagna elettorale con il Sindaco di Firenze… insomma la vecchia politica che schiaccia la nuova e trova un accordo in extremis lasciando fuori dai giochi sia i grillini che Renzi.

Forrest Gump… Grasso, senza governo nessuna commissione!

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”Non si potranno convocare le commissioni se prima non ci sara’ la possibilita’ di distinguere tra maggioranza e opposizione. Questo non e’ possibile fino a quando non ci sara’ un governo che ha la fiducia del Parlamento”. Lo dice il presidente del Senato Pietro Grasso che parla di un ”ostacolo all’avvio dei lavori delle commissioni”.

E Grasso lo vogliamo come Capo del Governo o anche Capo di Stato? Ci fermiamo davanti a maggioranza e opposizione mentre le persone si suicidano perché non hanno risposte dallo stato che è indeciso su chi sta più a sinistra e chi a destra? Fino a quando dobbiamo soffrire la crisi d’identità della politica? Quello prospettato da Grasso non è un ostacolo semmai è una “irritualità” nella costituzione delle commissioni.

Far partire subito il lavoro delle commissioni parlamentari permanenti. Per dare un segnale forte al Paese, che merita di uscire dalla crisi era l’appello gridato a gran voce dai parlamentari Pd: Boccuzzi, Bonafè, Bragantini, Capozzolo, Carrozza, Civati, Cominelli, D’Ottavio, De Caro, Di Maio, Fiorio, Gandolfi, Ginefra, Giuliani, Gribaudo, Iori, Madia, Nardella, Nardelli, Orfini, Paris, Pastorino, Piccoli, Pini, Raciti, Rocchi, Rotta, Rughetti, Zampa.

Per il via libera ai lavori delle commissioni si battono, da settimane, anche i deputati Cinque Stelle. E i colleghi di Sel sono mobilitati sullo stesso tema da alcuni giorni. I firmatari dell’appello, però, prendono le distanze dalle motivazioni del M5S: “Questa richiesta non vuole assecondare velleitarie teorie costituzionali – come quella del Parlamento senza governo – ma rilanciare il ruolo della rappresentanza popolare e democratica in una fase estremamente complicata. La proposta punta a valorizzare l’iniziativa parlamentare, anche perché, mai come questa volta in Parlamento, a partire dalla Camera dei Deputati, il PD ha un gruppo parlamentare giovane, competente, rinnovato con le primarie e con il giusto mix di competenze”.

La società segreta stringe gli adepti: la gente prenderà i bastoni!

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Se si verificherà ‘l’inciucio’ delle larghe intese «la gente, che è stufa, prenderà i bastoni». Così Beppe Grillo, parlando ai parlamentari del M5S nella riunione in corso in un agriturismo fuori Roma. «Dobbiamo arrivare calmi e sereni all’elezione del presidente della Repubblica che sarà molto diverso da questo», ha detto Grillo.
«Si stanno dividendo gli altri, non noi. Non mi aspetto totale condivisione nel movimento, è leggittimo che qualcuno la pensi in maniera diversa», ha detto. «Non siamo noi che ci stiamo dividendo, sono gli altri», ribadisce.
«Ho detto a Napolitano di darci l’incarico» di formare un governo e solo dopo «gli faremo un nome» per la sua guida. «Ora il nome è il Movimento nel suo insieme». «Abbiamo a che fare con gente incredibile. Fanno dossier e controdossier di tutti i tipi contro di me», ha detto il comico genovese. «Secondo questi dossier – aggiunge – avrei 13 ville in Costa Rica».

«Non fidatevi dei partiti. Non hanno nemmeno cambiato la legge elettorale», ha aggiunto Grillo. Nel suo intervento il leader del M5S ha ricordato a deputati e senatori le ragioni della dura critica del Movimento ai partiti. «Non stiamo per caso fornendo un pretesto ai partiti per fare un governissimo?», è la domanda posta da un parlamentare del M5S durante la riunione in corso. Grillo sta parlando quando una voce dalla sala lo interrompe, e lui risponde: «L’hanno già fatto da un mese. No, non gli stiamo fornendo nessun pretesto».

In linea di massima, le indiscrezioni che trapelano dall’agriturismo affittato dai grillini è di una linea dura, ma logica. La legge di Grillo non mira a individuare i colpevoli nel suo Movimento, non punta il dito contro Currò, ma piuttosto cerca di far apparire demoni gli altri. Probabilmente queste indiscrezioni sono ciò che il leader del M5S vuol far sapere ai cittadini, cosa in realtà sta avvenendo tra quelle mura non lo sapremo mai… o forse, nei migliore dei casi, uscirà fra anni qualche filmato d’epoca ripreso con un cellulare!

Il problema più evidente è questa doppia faccia messa in campo da Grillo… una comunicazione cristallina che immediatamente s’interrompe quando c’è bisogno di stringere le redini… un voler andare verso i cittadini, chiudendosi nelle mura di un agriturismo che assume le fattezze del Pentagono… il movimento che prende le fattezze di una setta e si rinchiude in una società segreta i cui rituali sono sconosciuti!

Il pressing di Renzi piace al Financial Times

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Il ritorno sulla scena di Matteo Renzi scuote il Partito democratico e potrebbe sbloccare lo stallo politico che perdura in Italia dalle elezioni dello scorso febbraio. E’ quanto scrive oggi il Financial Times, in un articolo che analizza i rapporti di forza all’interno del Pd e la nuova corsa alla leadership che il sindaco di Firenze è pronto a lanciare.
«Renzi raccoglie i consensi piu’ alti nei sondaggi fra i potenziali primi ministri – si legge nell’articolo – anche se la sua candidatura alla guida del partito, sostenuta anche da alcuni imprenditori, potrebbe dividere il Pd». Il Financial Times rileva anche gli errori compiuti dal leader democratico, Pier Luigi Bersani, che avrebbe, dopo la vittoria alle primarie, «snobbato» Renzi e spostato il partito su posizioni ancor piu’ a sinistra. Forse più che a sinistra Bersani forse  ha solo spostato la sedia dando le spalle al Paese?

Parla la Hack… quella vera!

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La burla della Zanzara al costituzionalista Valerio Onida è ‘da denuncia: se l’avessero fatto a me, un giochetto così forse ci avrei pensato, scherzi da prete del genere non si fanno e non vanno fatti a nessuno, non si puo’ spacciarsi per qualcuno con le persone cercando di far uscire loro di bocca cose che mai si sarebbero sognate di dire’. Cosi’, oggi, l’astrofisica Margherita Hack interviene sulla vicenda, osservando pero’ anche, come ‘la sua imitazione fosse buona, hanno replicato la mia voce abbastanza bene’.

La professoressa ha poi difeso il ruolo della commissione di saggi istituita dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: ‘potrebbe essere utile, serve una mano da parte di teste brillanti in questo momento di impasse, al posto di Napolitano l’avrei creata anch’io’. L’astrofisica ha anche lanciato un appello ‘ai politici perche’ usino il buonsenso e ci facciano uscire dal vicolo cieco in cui siamo finiti’, ha detto. ‘Basterebbe che Grillo e Bersani si mettessero d’accordo per fare un governo di scopo con tre obiettivi comuni prima di tornare alle elezioni: legge elettorale, conflitto d’interessi e riduzione degli scandalosi costi della politica. Sarebbe necessario che Pd ed M5S si assumessero questa responsabilita’; serve trovare lavoro ai giovani, serve che gli enti paghino le imprese, bisogna far ripartire l’economia e non si puo’ piu’ aspettare o si finisce diritti nel baratro’.

Non è Fregene, ma a Fiumicino la gita dei grillini! Gallery.

tragliata-fiumicino-grillini-tuttacronaca

Un casale in aperta campagna, “una location che fa eventi” e che ospita ricevimenti e matrimoni. E’ la sede scelta da Beppe Grillo per l’incontro con i parlamentari del M5s. Deputati e senatori sono giunti con due autobus e hanno incontrato Grillo all’ingresso di Villa Valente che si trova in località Tragliata , vicino Fiumicino. Grillo non ha voluto rispondere a nessuna domanda dei giornalisti.

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I grillini al mare… Tutti a Fregene da Beppe!

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Da Piazzale Flaminio a Fregene, un pullman pieno di grillini in marcia dal grande “saggio”… ops non si può più usare la parola saggio… dal grande “illuminato”? Dopo il tentativo di depistamento che li voleva all’Aquila, sembra che il luogo prescelto dal leader Beppe Grillo per il suo incontro segreto sia proprio la località balneare sulla costa romana.

Crimi spiega poi che con l’incontro di oggi “non c’entra Currò“, il deputato siciliano che in un’intervista si è detto favorevole all’apertura al Pd, sottolineando di non essere “uno schiaccia bottoni per conto terzi”. Sempre dal capogruppo al Senato si apprende che “L’incontro era previsto. Il dibattito c’è, non ho mai detto che non c’era, altrimenti ci sarebbe l’unanimità di 8 milioni di elettori… Andiamo a passare una giornata in allegria, né più né meno. Due chiacchiere poi torniamo a casa. Gli autobus li paghiamo noi – aggiunge – 10 euro per l’autobus più una cifra variabile tra i 18 e 20 euro per il pranzo”

Boldrini… al lavoro per il Paese!

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“Penso ci siano dei tempi della politica e non voglio entrare in questo confronto, non sta a me. Stiamo lavorando sodo con una tabella di marcia molto fitta e per quanto mi riguarda non stiamo perdendo tempo”. Così la Boldrini risponde, dallo studio di otto e mezzo, a Matteo Renzi che oggi criticava la “perdita di tempo”. La Presidente della camera prosegue “Non sta a me dare dei contributi alla soluzione dello stallo. Ci sono i partiti, sto lavorando con altre figure per portare avanti degli impegni. Abbiamo fatto una commissione speciale per sbloccare i pagamenti della P.A., questo significa non essere sordi e in questi limiti stiamo facendo la nostra parte”.

Altro nodo dolente sono le commissioni e la Boldrini sicuramente sta facendo quanto è in suo potere: ”Ci sono due scuole di pensiero: alcuni partiti dicono che non si può fare, altri sì. Prendo atto di questa posizione, mi è stato chiesto di fare indicare i nomi dei componenti ma oltre questo non posso andare. Ho inviato una lettera ai gruppi per dire di pensare i componenti delle commissioni”.

Sulla credibilità della politica? “E’ doveroso da parte di chi riveste ruoli istituzionali fare in modo che i cittadini guardino con rispetto alle istituzioni. Chi ha ruoli istituzionali deve essere rispettabile, conquistarsi il rispetto con lo stile di vita, con la sobrietà. E’ dal Palazzo che bisogna dare il buon esempio. In Italia prevale il cinismo, ma la politica deve avere al centro i valori, i principi. La politica senza valori è fare solo gli interessi privati. Dobbiamo dare il segnale che, in un periodo di sacrifici per tutti, anche noi siamo pronti a rinunciare a qualcosa. Solo così la politica riacquista credibilità agli occhi delle persone”. Ma poi sui tagli agli stipendi dei parlamentari c’è un freno. Proprio lei che insieme a Grasso erano stati i precursori dimezzandosi lo stipendio afferma “Arriveremo a tagliare gli emolumenti dei parlamentari per poi passare a considerare la condizione dei dipendenti della Camera. Non indebolire l’istituzione ma rafforzarla. Sarà tutto graduale e assorbibile, la Camera in generale funziona benissimo, con professionalità. Non vogliamo intaccare la qualità di chi lavora, ma salvare più risorse possibili”. Sembra quindi che per il futuro prossimo venturo, qualche generazione potrà vedere queste somme diminuite, ma non è certo per ora. Il problema di fondo è sull’istituzione che si potrebbe indebolire se viene ridotto l’emolumento… ma un professore quindi non ha nessuna autorevolezza e non rappresenta nessuna “istituzione”? Non è forse il braccio operativo del ministero della pubblica istruzione, oltre ad essere colui a cui è affidato il futuro di una nazione? Sembra si no se l’istituzione per essere tale ha bisogno di uno stipendi a diversi zeri!

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