La scientifica lavora sul giallo del manoscritto a cuore censurato nel XVI secolo

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C’è un giallo da svelare e sarà la scientifica di Ancona a scoprire il mistero che si cela nel manoscritto a cuore di Guglielmo Ebreo da Pesaro censurato nel XVI secolo. Una pergamena con copertina in legno e rilegatura di pelle che custodisce dal medioevo una raccolta di sonetti d’amore e musiche per liuto, conservato nella Biblioteca Oliveriana di Pesaro, che presenta un’anomalia ovvero nella parte bassa del testo mutilo (che iniza a pagina 25) nella parte bassa di cela un enigma. Quelle che apparentemente dovevano essere note a piè di pagina sono state nascoste da spennellature di inchiostro molto elaborate con cancellature successive.

Forse al di là di questo getto di nero potrebbero celarsi misteri di corte che sono stati censurati: si pensa ai signorotti dell’epoca come i Malatesta, gli Sforza o magari i Montefeltro . A dichiararlo è il Direttore dell’Olivierana di Pesaro, Marcello Di Bella affiancato dal presidente degli ‘Amici della Biblioteca’, Salvatore Siena, che ha collaborato, da ex dirigente di polizia a trasferire l’antico testo alla scientifica di Ancona che si occuperà delle analisi.

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I primi risultati – ha detto orgoglioso il Dirigente della Scientifica, Massimiliano Olivieri – sono già incoraggianti“. Iniziano ad intravedersi le prime pigmentazioni dietro l’inchiostro. Ma una volta decifrate saranno poi i paleografi del dipartimento di studi medioevali di Urbino a rivelarne il contenuto.

Il testo nascosto – ha riferito il Direttore di Bella – mi è stato segnalato dal Maestro pesarese Mencoboni“. Mencoboni, infatti, di recente ha eseguito alcuni brani musicali dell’opera ed è così che ora dal mistero si passerà, a breve, alla rivelazione e tutto grazie anche ai passi da gigante delle attuali tecnologie. L’esame spettrofotometrico, ovvero quello che permetterà di osservare il testo calibrando la luminosità anche con l’ultravioletto captando, così pigmenti, starebbe facendo miracoli anche verso la cultura.

Facebook censura gli artisti, vittima anche Ravelo, fotografo dei bimbi crocefissi

 

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Erik Ravelo, fotografo per Colors e per Fabrica, e autore di una campagna di forte impatto dal titolo Los intocables, dove venivano ritratti alcuni minori crocefissi ai propri carnefici, è stato censurato su Facebook. “Quando l’ho postata mi è arrivata una notifica dal Social network con la quale mi avvisavano che non posso caricare immagini per 7 giorni e che se metto altri contenuti non appropriati mi bloccheranno il profilo”. E qui scatta l’ira di Ravelo  “La mia è una campagna artistica che è diventata virale in rete, fatta senza alcuno sponsor e che ha l’obiettivo di protestare contro la pedofilia. Perché viene censurata, quando su Facebook gira di tutto?”.

Erik Ravelo, per esprimere liberamente la sua arte aveva abbandonato Cuba quando aveva 18 anni, ma ora ci pensano i social network a censurarlo. Il fotografo si è anche chiesto come è “Possibile che non venga compresa la differenza tra contenuti inappropriati  e arte?”

Ravelo non è il primo e probabilmente non sarà l’ultimo a cui sono state o saranno rimosse immagini dichiarate come contenuti inappropriati mentre sono foto artistiche o di protesta.  È successo anche con le il profilo delle Femen ed è capitato anche ad altri artisti. Basta che qualcuno segnali la fotografia e scatta il procedimento. E se il flusso delle immagini è talmente vasto da controllare, è incredibile come iniziative di questo tipo vengano bloccate in rete, dove la libertà di espressione dovrebbe essere tutelata è salvaguardata.

 

Il canguro censurato su Facebook! Troppe polemiche.

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Le regole sono regole e valgono per tutti, animali compresi. Così un canguro australiano è stato censurato. Tourism Australia aveva infatti postato la foto di un canguro a riposo sull’erba in una posizione che mostra i genitali… in poco tempo sono arrivate le lamentele di alcuni utenti. La foto aveva suscitato polemiche, tanto che i gestori si sono visti costretti a sostituirla con una versione censurata. Non tutti i fan hanno, però, trovato utile la polemica: “Censurare gli organi riproduttivi di un animale è una delle cose più stupide che abbia mai visto”, un altro scrive “ho tantissime foto del mio cane, dovrei censurare anche quelle”.  Che altro dovremo censurare? Siamo poi sicuri che censurare non attiri di più l’attenzione? Quando finiremo di violentare la natura?

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