Assurda idea!!! Fare i vaccini in casa con la stampante 3D

John-Craig-Venter-tuttacronaca

Vaccini fai da te? C’è chi pensa all’idea di poterli fare con la stampante 3D. Lo strano personaggio che propone l'”assurda idea” è J. Craig Venter. Lui è uno dei più discussi scienziati del nostro secolo che «vuole sostituirsi a Dio», sostengono alcuni suoi detrattori, perché vuole ricreare la vita; «è mosso solo da interessi commerciali e aspira al Nobel», rispondono altri. Quindi di nemici lo scienziato americano, nato a Salt Lake City nel 1946, ne ha molti. Certo nella sua biografia le anomalie non mancano a cominciare dal padre mormone scomunicato perché beveva e fumava troppo. Inoltre sempre Venter è lo scienziato che sta sperimentando la vita artificiale! Inoltre c’è chi teorizza su una prossima pandemia influenzale, una spagnola del XXI sec, che sembra però più un allarmismo per finanziare una corsa alle vaccinazioni piuttosto che un rischio reale. Prova ne è l’allarme poi rientrato sull’influenza suina da virus H1N1. Ma venendo alla fattibilità del “vaccino stampato in casa”  .

Come dice il Corriere.it:

Il software potrebbe essere facilmente scaricato da Internet (e fornirebbe tutti i dettagli genetici del virus) e la stampante 3D potrebbe riprodurre i suoi antigeni, cioè proteine o addirittura frammenti di geni, che, una volta somministrati, stimolano il sistema immunitario a difendersi dall’infezione (le stampanti 3D, infatti, possono fabbricare qualsiasi cosa, attingendo a un serbatoio di materiale biologico precostituito e magari inserire il vaccino neoprodotto in una siringa già pronta per l’uso).

Sempre sul Corriere si legge:

Incontriamo Venter a New Orleans, all’apertura del meeting annuale dell’Ascb (American Society of Cell Biology ) dove presenta il suo secondo libro (il primo è la sua autobiografia) «Life at the speed of light. Sottotitolo: From Double Helix to the Dawn of Digital Life». «La vita, alla fine, è una macchina biologica guidata dal Dna – ci spiega Venter -. Tutte le cellule viventi funzionano grazie al software del Dna che comanda centinaia di migliaia di proteine-robot. Abbiamo imparato a leggere questo software grazie al sequenziamento del patrimonio genetico dell’uomo con il Progetto Genoma Umano. Adesso dobbiamo andare in un’altra direzione: dobbiamo digitalizzare questi codici e sfruttarli per disegnare nuove forme di vita artificiale. L’obiettivo è costruire un software con le informazioni genetiche di un essere vivente, di usarlo per sintetizzare chimicamente il suo Dna in modo da riprodurlo in un altro luogo. Siccome tutte queste informazioni sono digitali, possono essere rapidamente trasferite alla velocità della luce: così si può riprodurre una vita a distanza e in tempi brevi.

Ma l’idea alla base della possibilità di creare vaccini attraverso il metodo chiamato “reverse vaccinology” ovvero (vaccinologia inversa ) che consiste nell’analizzare il virus, trovare i suoi punti deboli e costruire il vaccino adatto. Proprio in questa branca Venter sta collaborando con Rino Rappuoli, un ricercatore italiano che lavora a Siena ed è a capo del Vaccines Research for Novartis Vaccines and Diagnostics.

Ma l’obiettivo finale è ben più complesso e mirabolante e come abbiamo detto si mira a una vita artificiale  e nello specifico sempre sul Corriere.it si apprende che:

Venter ha già alle spalle alcuni successi nella programmazione della vita artificiale: nel 2008 ha annunciato di aver sintetizzato il cromosoma del Mycoplasma genitalium (un microrganismo, il più piccolo esistente in natura, che provoca infezioni genitali) e di averlo inserito in un Mycoplasma capricolum (un germe delle pecore), realizzando così la prima cellula sintetica. Nel 2012, poi, ha dimostrato che questo batterio artificiale poteva avere un suo ciclo vitale, cioè una sua vita autonoma.

Ma questo consentirebbe anche avere un’alternativa agli antibiotici e questa la risposta di Venter al Corriere.it:

Come è possibile allora riprodurre la vita? chiediamo. «Stiamo studiando un prototipo di convertitore digitale biologico (strumento assimilabile alla stampante 3D, ndr ) che potrebbe servire non solo a produrre vaccini in casa, ma anche a combattere una nuova sfida che è quella della resistenza agli antibiotici, grazie ai batteriofagi ».
Fin dal 2003, infatti, Venter si sta occupando di virus chiamati batteriofagi (ha identificato il codice genetico di uno di questi, il Phi-X174) capaci di entrare nei batteri, di inserirsi nel loro Dna e di distruggerli. «L’idea è quella di trovare una strada alternativa agli antibiotici – continua Venter – che in molti casi si stanno rivelando armi spuntate. Così si può pensare di analizzare il Dna di un batterio insensibile ai farmaci, trovare il suo punto debole e costruire un batteriofago, cioè un virus, capace di annientarlo. In tempi rapidissimi e caso per caso». Anche in questo frangente le informazioni, utili per la costruzione del virus-killer del batterio, potrebbero essere veicolate da un software e tradotte, con un convertitore o una stampante 3D, in un “farmaco antibatterico pronto per l’uso”. Oggi i laboratori di Venter possono di progettare e sintetizzare 300 batteriofagi al giorno.

Ma gli studi di Venter non si fermano nè al vaccino, nè alla vita artificiale, nè all’alternativa antibiotico. Viaggiano fino ad arrivare al “teletrasporto biologico”, ecco quello che potrebbe accadere secondo le eccentriche teorie di Venter che ha ancora spiegato al Corriere.it il funzionamento di una macchina a cui sta lavorando chiamata «unità digitale per l’invio della vita»:

Compito dell’unità di invio è trovare, tramite un robot, forme di vita (rappresentate soprattutto da batteri), analizzare il loro patrimonio genetico e generare un file digitale del Dna che possa essere inviato a un convertitore, il quale, a sua volta, può riprodurre la vita originaria di questi microrganismi in un altro luogo. Alcuni esperimenti sono cominciati nel deserto del Mojave in California (con l’obiettivo di cercare microbi e di leggere il loro Dna) ma l’idea più affascinante è portare queste apparecchiature su Marte, intercettare forme viventi e il loro Dna, trascriverlo su software, trasmetterlo, alla velocità della luce, sulla Terra e ricreare, da noi, i «marziani». Senza eventuali contaminazioni.

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Higgs ed Englert vincono il Premio Nobel per la Fisica

nobel-fisica-tuttacronacaAssegnato a Stoccolma il Premio Nobel per la Fisica 2013: il riconoscimento ha premiato Peter Higgs e Francois Englert per la scoperta del Bosone di Higgs. Entrambi gli studiosi, il primo dell’università di Edimburg, il secondo della Libera Università di Bruxelles, hanno previsto l’esistenza della particella grazie alla quale esiste la massa. Nelle motivazioni si legge che il Nobel è stato assegnato loro “per la scoperta teorica di un meccanismo che contribuisce alla nostra comprensione dell’origine della massa delle particelle subatomiche e che di recente è stato confermato attraverso la scoperta della particella fondamentale predetta dagli esperimenti Atlas e Cms al Cern”. Era il 1964 quando entrambi, in modo indipendente, hanno proposto questa teoria, alla quale Englert aveva lavorato assieme al defunto Robert Brout. Nel 2012 le loro idee sono state confermate dalla scoperta del cosiddetto bosone di Higgs nel laboratorio del Cern di Ginevra, in Svizzera. La loro teoria è al centro del modello standard, la teoria fisica che si occupa di descrivere il funzionamento dell’universo e secondo la quale ogni cosa è fatta con gli stessi mattoncini: le particelle di materia, a loro volta governate da forze che fanno sì che tutto funzioni.

Tre biologi vincono il Nobel per la Medicina

nobel-medicina-tuttacronacaSono gli americani James Rothman e Randy Schekman, insieme al tedesco Thomas Südhof i vincitori del Premio Nobel per la Medicina 2013. Come ha spiegato il Comitato dei Nobel di Stoccolma, il premio è stato assegnato per la scoperta del “traffico vescicolare, ovvero il sistema di trasporto delle nostre cellule, che aiuta gli scienziati a capire come un carico viene recapitato nel posto giusto al momento giusto all’interno delle cellule. Un cattivo funzionamento di questo sistema può portare a malattie neurologiche, diabete o disturbi immunologici”. I vincitori hanno effettuato uno studio definito “ricerca di base”: la loro scoperta non ha portato a cure vere e proprie ma mira a svelare i fondamenti del funzionamento dell’organismo umano e di quello degli altri animali. I tre studiosi hanno infatti scoperto il meccanismo che regola il trasporto di molecole dentro le cellule, una modalità di “controllo estremamente preciso” con cui le cellule organizzano il sistema di “trasporto e distribuzione del proprio carico”, si legge nella motivazione. Dal trasporto cellulare dipendono funzioni fondamentali, come l’attivazione delle fibre nervose o il ruolo degli ormoni nel metabolismo. A Rothman, Schekman e Südhof è stato assegnato il premio di 8 milioni di corone svedesi, pari a circa 900mila euro, che si suddivideranno.

Stampato primo orecchio 3D da cellule di pecora, funziona come quello umano

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Grazie alle cellule staminali di una pecora e a una stampante 3D è stato possibile creare un orecchio artificiale che funziona  esattamente come quello naturale. L’organo è stato prodotto dai ricercatori del Massachussetts General Hospital. L’orecchio, disegnato da un chirurgo plastico, è stato poi stampato in tre dimensioni in polidimetilsilossano, un composto chimico alla base del silicone. Questo materiale ha permesso di perfezionare il modello. Ora il protocollo prevede che l’orecchio venga testato clinicamente e se gli esiti saranno positivi si potrà passare a operazioni di trapianto. Questa potrebbe essere una speranza per quelle migliaia di bambini che ogni anno nascono con  malformazioni congenite a uno o entrambe le orecchie.

Importati tessuti umani? Torino apre un’inchiesta

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La Procura di Torino ha aperto un’inchiesta contro ignoti per violazione dell’articolo 27 del decreto legislativo 191 del 2007, che prevede che ”salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque preleva, procura, raccoglie, conserva, lavora, distribuisce cellule e tessuti destinati all’applicazione sull’uomo, nonché prodotti fabbricati derivati da tessuti e cellule umani destinati ad applicazioni sull’uomo è punito con l’arresto da uno a tre anni e con l’ammenda da 5.000 a 15.000 euro”. I tessuti umani sarebbero stati importati dall’estero attraverso ditte private  e, secondo quanto scoperto dal pubblico ministero Raffaele Guariniello, tali importazioni avrebbero portato a violare i principi stabiliti in materia dall’Unione Europea, che costituiscono il fulcro della legislazione italiana: gratuità, tracciabilità ed autosufficienza nazionale.

In particolare a  5 ditte, che avrebbero avuto il ruolo di intermediari, viene contestato il reato di importazione di tessuti umani donati e utilizzati per prodotti chirurgici e odontoiatrici che non sarebbero transitati all’interno di strutture pubbliche come le Banche dei tessuti, ma che sarebbero invece state direttamente importate dall’estero, rendendo così le ditte di intermediazione veri e propri monopoli. 

Smeralda non può tornare a casa… il calvario continua!

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La casa di Smeralda è sempre stata un ospedale. Da quando, 25 mesi fa, la piccola ha visto la luce insieme al fratello gemello le infermiere e i camici bianchi sono stati il suo unico mondo. Durante le manovre per farla nascere con un parto naturale il suo cervello ha subito gravissimi danni che si stanno cercando di curare con le cellule staminali. Una terapia difficile che assomiglia a un percorso a ostacoli, come ha raccontato a Tgcom24 il padre Giuseppe Camiolo. Dopo le proteste e lo sblocco della terapia (la scorsa settimana a Brescia è stata somministrata alla bimba la quarta infusione) Smeralda ha subito l’ennesima beffa. Il volo di Stato che doveva riportarla nella sua Catania è stato rinviato. Motivo? Il suo caso è stato considerato “non urgente”.

Invece di levare il rimborso ai partiti mettiamo in spending review Smeralda? Sarà anche un discorso populista, ma il volo per la bimba non c’è!

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