In manette Chianese, l’inventore del traffico illecito dei rifiuti

la-terra-dei-fuochi-tuttacronacaE’ finito in manette il 62enne Cipriano Chianese, imprenditore legato al clan dei Casalesi. Sono stati gli uomini della DIA ad arrestare colui che ha inventato e gestito il traffico illecito dei rifiuti confluiti anche nella Terra dei Fuochi. Chianese, portato in carcere mentre già si trovava ai domiciliari, è accusato di aver estorto quote e gestione di una società di trasporti, la Mary Trans, attiva nel trasporto di persone e di rifiuti solidi urbani e speciali. Assieme a lui, è stato arrestato anche il suo collaboratore Carlo Verde, 37 anni. Stando alle indagini, l’avvocato-imprenditore riuscì a portare la ditta di trasporti nelle mani di suo fratello Francesco, nel dicembre del 2005. Chianese è stato il primo a essere rinviato a giudizio, in Italia, negli anni 90 per disastro ambientale ed avvelenamento delle falde acquifere. Ad aprile, per ordine del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, gli sono stati confiscati beni per 82 milioni di euro, che erano stati sequestrati nel dicembre del 2006. Nel suo curriculum appare anche un ordine per un omicidio, che ha commissionato per un milione di euro. La vittima designata era un magistrato della Dda di Napoli che stava indagando sul suo conto. Lo rivela la persona che fu incaricata dell’assassinio, nel frattempo diventato collaboratore di giustizia. Al pentito si rivolse, per conto di Chianese, Carlo Verde.

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L’ombra di Indesit e i rifiuti tossici smaltiti dai Casalesi

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L’informativa che gettava ombre nel 1996 a carico della Indesit e dei rifiuti tossici  che sarebbero stati gettati nella Terra dei Fuochi è firmata dalla Criminalpol. Il processo era quello a carico di   Cipriani Chianese, il referente del clan per le “questioni ambientali”. In questo documento, reso pubblico dal settimanale L’Espresso, riporta i verbali di un interrogatorio a Carmine Schiavone e intercettazioni tra manager Indesit e Chianese risalenti al biennio 1994-1996. La Indesit, “con certezza”, si legge in una riga nell’ultima relazione della commissione parlamentare sui rifiuti del febbraio 2013, è stata l’unica azienda individuata “come produttore dei rifiuti avvantaggiato dall’opera del cartello criminale” dei casalesi.

Accuse che Indesit ha respinto al mittente. “Indesit Company non è mai stata coinvolta in attività illecite riguardanti lo smaltimento dei rifiuti né mai le sono stati contestati illeciti o irregolarità dalle autorità competenti, incluse quelle di cui si fa menzione negli atti parlamentari”, ha fatto sapere l’azienda, precisando che “tutto il ciclo di smaltimento segue le più severe normative ed è sottoposto a certificazione di qualità. Le azioni di Indesit sono state sempre improntate al massimo rispetto per l’ambiente e alla sua salvaguardia”.

Le autorità però parlano chiaro: “È possibile accertare un rapporto commerciale tra l’indagato Chianese e l’azienda per ciò che concerne il ritiro, il trasporto e lo smaltimento egli scarti del ciclo produttivo. L’attività di recupero rifiuti è infatti svolta dall’associazione di imprese Chianese-Giordano che forte del beneplacito dei vertici amministrativi della Indesit opera con proprie regole e sostanzialmente fuori dai vincoli di legge”.  I manager del gruppo Merloni parlavano con i referenti dei casalesi di fanghi da eliminare, vernici, bolle di accompagnamento.

500mila lire a fusto… questa era la tariffa del clan dei Casalesi

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Le ecomafie per smaltire un fusto di rifiuti “pericolosi” chiedevano fino a 500mila lire. Questo era il business  del clan dei Casalesi che naturalmente adottava tariffe diverse secondo il contenuto che era necessario “smaltire”. Lo rivelò nel 1997, nell’audizione resa alla Commissione di inchiesta sui rifiuti, il boss pentito Carmine Schiavone  Per smaltire i fusti occorreva un’attrezzatura speciale,  disse   Schiavone, e i  costi per un’operazione regolare sarebbero stati di due milioni e mezzo a fusto.

Sos da Casal del Principe, l’ex sindaco chiede le autobotti

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La situazione a Casal del Principe, terra tristemente nota per aver dato i natali ai Casalesi, è drammatica. Così l’ex sindaco Renato Natale presidente di «Sinistra 2000», associazione che si batte per i diritti dei cittadini, sottolinea che l’acqua pubblica, a Casale, raggiunge solo il 60 percento della cittadinanza. «Quel restante 40 per cento che non ce l’ha – dice Natale – si divide tra chi, per sopravvivere, ha trovato soluzioni alternative, anche allacciandosi abusivamente, e chi è costretto a trovare l’acqua per usi domestici e non potabili facendo molti chilometri per raggiungere i comuni vicini». «Qualcuno, malgrado sia vietato da un’ordinanza che si reitera da molti anni – sottolinea ancora l’ex sindaco – sfinito dall’attesa, continua a usare l’acqua dei pozzi esponendo la propria salute a notevoli rischi». «Bisogna censire i pozzi, per capire a che livello è l’inquinamento, e provvedere, infine, a portare al 100 percento il numero delle abitazioni collegate alla rete idrica. Nel frattempo, però, è necessario dare l’acqua con le autobotti», rimarca Natale. «Il primo segnale sullo stato di degrado dei nostri territori – ricorda Natale – ci giunse dagli americani che lavoravano nella base Us Navy di Gricignano d’Aversa: avevano trovato alloggio a Casale ma se ne andarono tutti via, all’improvviso. Forse perchè fu comunicato loro che non era opportuno stare lì». «Sono molte le strutture, – dice ancora Natale – anche pubbliche, che non sono allacciate alla rete idrica pubblica. Alcune l’hanno ottenuta solo di recente». Inoltre è sempre Natale a chiedere chiarezza sui pozzi del territorio: «Sappiamo che i veleni interrati dal clan dei Casalesi possono avere inquinato quelli che si trovano a 10-15 metri di profondità, ma ce ne sono altri a profondità molto maggiori 20-25 metri, che, forse, sono ancora utilizzabili. Intanto, però, si provveda a dare a quella parte dei cittadini di Casale disponibilità immediata, anche con le autobotti, di un bene primario come l’acqua».

 

La salma di Giorgio Chinaglia torna in Italia

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L’ex attaccante della Lazio scomparso il primo aprile dello scorso anno in Florida troverà sepoltura  nella tomba di famiglia di Tommaso Maestrelli, allenatore della Lazio campione d’Italia nel 1974 e grande amico di «Long John». Chinaglia è sempre stato un personaggio tra luci e ombre, molti meriti nel calcio, ma anche demeriti come dirigente della Lazio, nonché rapporti pericolosi con il club dei Casalesi.

«A distanza da 40 anni quella squadra si ritrova sempre nei momenti più importanti», così Pino Wilson, difensore biancoceleste di quegli anni, ha commentato la notizia. Gli fa eco l’ex compagno di squadra Giancarlo Oddi: «Per noi è una splendida notizia perché finalmente lo avremo vicino e potremo andare a trovarlo come abbiamo sempre fatto con Maestrelli. Avremo una persona in più da andare a trovare».

Una decisione che resta comunque molto controversa.

Il pentito è pentito di essersi pentito! Storia di Carmine Schiavone.

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«Se potessi tornare indietro non mi pentirei. Non lo farei più perché le istituzioni ci hanno abbandonato. Quando non sono riusciti ad ammazzarmi materialmente, hanno cercato di distruggermi economicamente, moralmente», così Carmine Schiavone,  uno dei boss del clan di camorra dei Casalesi, pentito dal 1993.

Quando ha deciso di pentirsi?

«Decisi di uscirne quando vidi che uccidevano anche i bambini prima di nascere con tutti quegli sversamenti». Sversamenti sui quali Casalesi ed industrie del nord, in quegli anni, hanno fatto valanghe di soldi.

Chi era Carmine Schiavone?

«Ero uno dei capi della cupola, ma mi sono pentito davvero perché altrimenti quelle carte lì non le avrei mai scritte. Il mio guaio è stato proprio quello di essermi pentito veramente perché in Italia non c’era una giustizia, una legge, un politico che sappia capire questo. Chi me lo ha fatto fare di vivere in questo mondo di cani rognosi perché è vero che noi abbiamo sparato, ma i ministri, i carabinieri, i magistrati, i poliziotti sono più responsabili di me perché hanno permesso questo».

Perchè si pente di essersi pentito?

«Io ho sbagliato nella mia vita e ho cercato di rimediare quando la mia coscienza si è ribellata a certi soprusi commessi da altri. Tutti quanti hanno fatto facile carriera sulla mia pelle».

Quale sarà il futuro della mafia?

«La mafia non sarà mai distrutta perché ci sono troppo interessi, sia a livello economico sia a livello elettorale. L’organizzazione mafiosa non morirà mai».

La mafia a tavola e cibo in mano ai clan, Legambiente lancia l’allarme.

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Il nostro cibo sta subendo un attacco? Legambiente lancia l’allarme in occasione di “festambiente”, a Rispescia, Grosseto. Sarebbero circa 11 i reati al giorno che si consumano e oltre 3.000 denunce o arresti. Basta vedere il valore dei beni sequestrati che supera i 672 milioni di euro  per un giro d’affari gestito da 27 clan criminali. A tavola, “è seduto il gotha delle mafie: dai Gambino ai Casalesi, a Matteo Messina Denaro”. D’altra parte numerosi libri sono stati scritti sul fenomeno e molti articoli hanno da tempo riportato la notizia. Quello che spaventa è che il fenomeno non si argina, anno dopo anno arriva una nuova denuncia, ma il giro di affari continua.

Rosario Esposito… il latitante che abita in centro a Napoli

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Rosario Esposito, 45 anni, nato a Rione sanità, latitante appartenente al clan dei Casalesi è stato catturato questa mattina alle 8 nel centro storico di Napoli, in un anonimo edificio di San Carlo Arena. L’uomo è accusato di associazione mafiosa e dell’organizzazione di alcuni omicidi. È considerato il braccio destro di Luigi Guida, soprannome ‘o ‘Ndrink, uno dei colonnelli più potenti della recente storia del cartello dei casalesi, ed ormai pentito, al punto che alcune sue dichiarazioni sono finite negli scottanti fascicoli d’inchiesta sui rapporti tra i casalesi e la politica.

Come mai Esposito girava indisturbato per il centro di Napoli? Mai un vigile urbano che lo abbia riconosciuto? Mai nessuno che fino a oggi, lo abbia mai visto entrare e uscire dall’edificio di San Carlo Arena? Un latitante nel centro storico di Napoli qualche sospetto lo fa venire?

Preso il figlio di Sandokan… era in un locale notturno!

Il boss dei Casalesi, Carmine Schiavone detto anche Carminotto, figlio di Francesco Schiavone detto Sandokan, è stato arrestato nella notte all’interno di un locale notturno.  Manda baci alle telecamere che lo attendono fuori dalla questura in cui è stato condotto dopo l’arresto. rqPBi

Pizzo made in Italy: 3 fermi per estorsione e tentata estorsione

Dia di Napoli confisca beni per 90 mln a persone vicine o affiliate a Casalesi

Colpo alla mafia: 6 arresti nella cosca Schiavone, affiliata ai Casalesi

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Custodia in carcere per disastro ambientale al boss Bidognetti, già al 41bis

Bidognetti avrebbe avvelenato falde acquifere per favorire il clan dei Casalesi.

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Clan Casalesi: imponevano cantanti in feste, arrestati in 12

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La cattura del boss zagaria diventa un libro

Presentato oggi “L’ultimo bunker: la vera storia della cattura di Michele Zagaria, il più potente e il più feroce boss dei casalesi” scritto dal pm Catello Maresca e dal giornalista Francesco Neri.

 

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