Caso Claps: s’indaga sulla morte della poliziotta “suicida”

anna-esposito-tuttacronacaEra il 12 marzo 2001 quando la 35enne Anna Esposito, dirigente della Digos della Questura di Potenza, veniva trovata impicatta alla maniglia della porta del bagno nel suo alloggio nella caserma Zaccagnino. Il suo suicidio presenta molti lati oscuri ma, grazie alla perseveranza dei familiari, a distanza di dodici anni il caso era stato riaperto. Ora l’ipotesi di reato è quella di omicidio volontario. La sua morte era stata catalogata come suicidio anomalo a causa delle modalità e di alcuni dettagli: sembrava seduta a terra, ma il corpo era sospeso di pochi centimetri e l’ansa di scorrimento del cinturone invece che nella parte posteriore del collo era sul lato destro. Anche alcuni elementi venuti alla luce durante le indagini successive alla morte destano perplessità: le pagine mancanti dalla sua agenda, l’abito da sera che era stato trovato sul letto, come se la donna si stesse preparando per uscire, e, soprattutto il fatto che l’abitazione e l’ufficio di Anna fossero stati “perquisiti” da qualcuno prima dell’arrivo della polizia. C’è anche un altro sospetto, che tuttavia al momento è escluso dalla procura, che sarebbe venuto dall’ipotesi di un collegamento con il caso Claps: Gildo Claps, fratello di Elisa, scomparsa nel 1993 e ritrovata cadavere nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza, ha raccontato infatti di una telefonata ricevuta proprio da Anna Esposito per fissare un appuntamento. L’incontro sarebbe dovuto avvenire il giorno stesso della morte della poliziotta. Secondo la madre di Anna, la figlia le avrebbe rivelato che qualcuno nella Questura di Potenza sapeva dove fosse sepolta Elisa.

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L’Europa vista da un grillino: ecco come si trasforma il Vecchio Continente…

europa-grillino-tuttacronacaL’Europa vista da un grillino. E’ questo il titolo di un’immagine che sta rapidamente diventando virale su Facebook e Twitter. Si tratta di una particolarissima cartina geografica che mostra il Vecchio Continente così come lo immagina un attivista pentastellato. Nel mondo immaginario che viene ritratto l’Italia si trasforma in Grillolandia mentre l’Islanda diventa il governo Facebook. Ma ci sono anche gli stati de “I politici che piacciono allagente” e “Bildeberg”. Come cambia nome la Russia? “Usa meno L”.

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Strangolata la poliziotta che sapeva tutto di Elisa Claps? Riaperto il caso

esposito-claps-tuttacronacaSei mesi di tempo per indagare sulla morte di Anna Esposito, commissario capo, dirigente della Digos della Questura di Potenza trovata, il 12 marzo 2001, esanime nel suo appartamento di servizio nella caserma Zaccagnino del capoluogo lucano. E’ stato il gip del tribunale lucano e prendere la decisione di far ripartire le indagini 12 anni dopo l’archiviazione dell’inchiesta che aveva decretato la morte per suicidio. Ora l’ipotesi è di omicidio volontario. La Esposito, all’epoca 35enne, separata e madre di due figlie, era alla guida della “squadra politica” della questura potentina dal 1998: la prima donna ad assumere quell’incarico. Quando il suo corpo fu trovato, la gola era stretta in un cinturone assicurato alla maniglia di una porta. L’autopsia confermò la morte per strangolamento, ma non potè non far rilevare l’atipicità di quel suicidio: i piedi della donna toccavano il pavimento, l’ansa di scorrimento della cinta (che misurava solo 93 centimetri) era posta anteriormente sul lato destro, mentre più normalmente avrebbe dovuto disporsi nella parte posteriore del collo. Accando a lei venne rinvenuta una penna, ma nessun foglio, tanto meno biglietti che spiegassero il suicidio. Durante le indagini furono scandagliate tanto la sua vita professionale che quella personale, concentrandosi in particolar modo sulle ore precedenti a quella della morte. Furono vagliate diverse posizioni, in particolare di un giornalista con cui Anna aveva avuto una storia d’amore. Ma nulla portò a una direzione diversa da quella del suicidio. E così l’inchiesta fu archiviata, ma restarono domande senza risposte e molti dubbi. Durante una puntata della trasmissione “Chi l’ha visto?”, Gildo Claps, fratello della ragazza uccisa a Potenza il 12 settembre 1993, dichiarò in tv: “La mamma di Anna Esposito mi ha detto che la figlia alcuni giorni prima di morire le aveva confidato che in Questura qualcuno sapeva dove fosse sepolta Elisa”. L’affermazione, che rialimentò il giallo della morte di Anna Esposito, sortì l’apertura di un’inchiesta della Procura di Salerno, dove c’erano le indagini sul caso Claps. Inchiesta che tuttavia ha stabilito l’inesistenza di collegamenti con il caso Claps. Ora, la nuova indagine riparte dalle carte rientrate da Salerno e da un’inchiesta giornalistica della Gazzetta del Mezzogiorno su particolari mai sviluppati dopo la morte di Anna Esposito.

Le parole contro la Chiesa potentina della mamma di Elisa Claps

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Cosa può provare una madre a cui il cadavere della figlia è stato nascosto per 17 anni?

Filomena Jemma, madre di Elisa Claps, è una di quelle donne che hanno lottato per anni nell’ombra contro  l’omertà che per anni ha coperto un assassino e una vittima.

«Ora la Chiesa potentina mi dica tutta la verità su quel cadavere di Elisa «nascosto» per diciassette anni nel sottotetto della Trinità, la parrocchia che Elisa frequentava e dove entrò, in quella domenica di settembre di venti anni fa, e non sarebbe mai più uscita. Danilo Restivo è l’assassino di mia figlia, ma dietro di lui ci sono i complici morali: quelli che lo hanno ”coperto”, quelli che hanno consentito che lui, in giro per il mondo continuasse a seminare morte…»

Processo Claps confermata condanna a Restivo per 30 anni.

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Confermata la condanna per Danilo Restivo a 30 anni di carcere per l’omicidio di Elisa Claps. Nessun dubbio quindi nella colpevolezza, nonostante in aula si sia assistito a un serrato botta e risposta fino alla fine.

In attesa che i giudici decidessero, anche stamattina il pm Rosa Volpe e i legali di Restivo, Alfredo Bargi e Marzia Scarpelli, hanno chiamato in causa i punti salienti di questa storia: il giorno, il luogo dell’omicidio, la traccia del dna di Restivo trovata sulla maglia che Elisa indossava il giorno della sua morte, ma anche le tracce di sangue sugli abiti di Restivo di quel 12 settembre 1993.

Per l’accusa, quelle tracce di sangue sugli abiti erano la prova del tentativo di difesa della giovane e dell’omicidio appena commesso da Restivo; per la difesa, Restivo ha detto che aveva sì sporcato di sangue sia i pantaloni che la camicia “tanto è vero che una volta tornato a casa dopo essere stato in ospedale sono stato costretto a cambiarmi”, ma è anche vero che, dice Bargi, “nessuno in ospedale ha notato tali macchie e se davvero Restivo avesse ucciso Elisa, gli spruzzi di sangue sarebbero stati in ogni parte”; le macchie erano invece state determinate da una piccola ferita causata dalla caduta lungo le scale mobili.

Momenti duri, quelli in aula, davanti ai quali la mamma di Elisa è spesso uscita fuori dall’aula. Non sopportando che qualcuno come la difesa abbia potuto insinuare che Elisa potesse essere stata, quel giorno, in qualche modo consenziente e seguire Danilo in quel sottotetto volutamente.

Danilo Restivo è rimasto impassibile di fronte alla conferma della sentenza di condanna. Filomena Iemma, la mamma di Elisa invece è scoppiata in lacrime. “Ci fosse stata mia figlia…”, le prime parole di mamma Filomena. I fratelli di Elisa, all’uscita di Danilo dalla cella per il carcere, gli hanno detto: “Buon viaggio”.

Restivo si proclama innocente: voglio portare i fiori sulla tomba di Elisa

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“Io non ho ucciso e non ho idea di chi sia stato.”Il mio desiderio – aggiunge Restivo – e’ un giorno quello di portare i fiori sulla tomba di Elisa”.  Rivolge poi un appello all’assassino: “Costituisciti, io sono in carcere da innocente”.  Filomena Iemma, madre di Elisa, non ce l’ha più fatta ed è uscita dall’aula. La lettera di Restivo e la sua richiesta di udienza pubblica sembrano molto un gesto di sfida, anche se è lo stesso Restivo a smentire, non vuole sfidare nessuno vuole solo porgere le “condoglianze” alla famiglia.

Gli avvocati di Restivo hanno portato in aula una maxi cartina della città di Potenza  “per spiegare ai giudici popolari cosa è accaduto quel giorno ricostruiremo i movimenti non solo di Restivo ma anche di tutte le persone coinvolte”.

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