A Napoli i cartelli stradali cambiano volto… in una notte!

napoli-clet-tuttacronacaE’ Repubblica che racconta come alcuni cartelli segnaletici di Napoli appaiano ora diversi. Questo dopo le incursioni notturne di Anacleto Abraham, in arte Clet, che “in sella alla sua bicicletta, è andato in giro per la città a trasformare i cartelli stradali perché ritiene che la mostra più bella sia la strada.” Il pittore e scultore francese, classe ’66 che vive e lavora in Italia dal ’90 e figlio dello scrittore Jean-Pierre Abraham che divenne guardiano del faro di Ar-Men, al largo dell’île de Sein in Bretagna, si è avvicinato alla street art quattro anni fa: “Ero pronto per affrontare il pubblico e dare sfogo al desiderio di contrappormi al potere, simbolicamente rappresentato dai cartelli stradali. La legge giustifica se stessa, non preserva il cittadino che la rispetta solo perché ha paura e non perché crede nelle regole. Attraverso l’arte, quale voce ribelle, offro l’opportunità di aprire gli occhi e sviluppare senso critico nei confronti del potere”. E a chi critica i suoi interventi appellandosi alla sicurezza risponde: “I cartelli stradali servono all’organizzazione della viabilità, l’unica sicurezza è l’attenzione e responsabilità del guidatore. Paradossalmente i cartelli permettono un transito più veloce e teoricamente più pericoloso”.

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Pole dance in strada!

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Anche la Polonia si affascina alla pole dance e un gruppo di ballerine sfruttano i pali dei cartelli stradali in una piazza di Lodz. Incuriositi gli automobilisti si divertono a vedere le ragazze esibirsi in strada. Nell’estate 2013 sembra proprio dilagare il fenomeno della pole dance, sono, infatti, molte le palestre che hanno deciso di proporla come disciplina ginnica.

Carcere per il writer? No, basta una multa

writer

Un writer di Massa, che imbrattava cartelli stradali, ha presentato ricorso dopo esser stato condannato a sei mesi di reclusione. La Cassazione ha deciso per una linea morbida, infatti il suo non sarebbe stato un reato ma un illecito amministrativo e, in quanto tale, punibile con una multa. La Seconda Sezione Penale della Suprema Corte gli ha quindi imposto il pagamento di seimila euro per il danneggiamento. Ribaltata, quindi, la decisione presa dalla Corte d’appello di Genova che, nel luglio 2011, aveva optato per la linea dura nei confronti del ragazzo, evidenziando  come “la vernice aveva reso inutilizzabili i cartelli tanto da determinarne la sostituzione”. All’epoca, aveva pesanto anche la “personalità negativa” del writer desunta dal certificato penale, che escludeva la sussistenza di riconoscimento di uno sconto di pena. Nel ricorso in Cassazione, la corte ha dato ragione al writer, annullando la ”sentenza impugnata perchè il fatto non è previsto come reato”, ma ”costituisce illecito amministrativo” in base al codice della strada.

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