Il Cavaliere umiliato, così Berlusconi e l’Italia sui giornali stranieri

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Di sito in sito si segue anche all’estero e non solo in Europa, la crisi di Governo italiano e in particolare si tengono gli occhi puntati sulla spaccatura ormai inevitabile della destra italiana.

Ecco alcune prime pagine online

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TUTTO IL PDL pronto a VOTARE LA FIDUCIA: il parricidio di Alfano?

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Succede di tutto, dalla sfiducia alla fiducia in pochi minuti. Silvio Berlusconi secondo quanto annunciato da Sky Tg24 che ha citato fonti interne al partito sarebbe entrato in aula per votare la fiducia a Letta. Durante il discorso il Cavaliere avrebbe detto: “Ascoltiamo e poi decidiamo”.

 La notizia di una clamorosa vittoria del fronte di Alfano e Quagliariello che, in extremis, avrebbe convinto tutto il partito a votare per la sopravvivenza del governo. Al momento le firme per Letta sono 27. Ma la situazione è ovviamente in via di definizione. Il parricidio è avvenuto?

Aggiornamento 2 ottobre 2013 ore 11:58. Il Partito della libertà ha annunciato che non voterà la fiducia al governo Letta, valutando l’ipotesi di uscire dall’aula.

Aggiornamento 2 ottobre 2013 ore 12:02. Il Pdl voterà in aula la sfiducia.

L’attimo fuggente! Letta al Senato, i video della giornata!

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LE DICHIARAZIONI DI ALCUNI PROTAGONISTI PRIMA DELL’AULA:

E’ Luca Cordero di Montezemolo, intervistato da La Repubblica a lanciare l’appello e l’allarme per la crisi di governo:

“Voglio fare un appello alle persone serie che militano nel centrodestra: questo appuntamento con la responsabilità e con la dignità non potete mancarlo”, il presidente Ferrari e di Italia Futura, ha poi sottolineato “il rischio di un commissariamento dell’Italia è più concreto, assumerne la responsabilità vuol dire tradire le famiglie, le imprese e i lavoratori”.” Comprendo la lealtà politica, ma nessuno potrebbe giustificare la slealtà verso una nazione che rischia una caduta che non merita”.

E’ poi la volta di Giovanardi che porta i numeri dei parlamentari che voteranno la fiducia a Letta: circa 40.

Intanto Silvio Berlusconi, intervistato da Panorama ha dichiarato: “Non muoio neanche se mi ammazzano” e parla dell’accusa che gli è stata mossa, quella di una sua presunta ossessione per la giustizia “Più che altro” dichiara a Panorama “è la giustizia ad essere ossessionata da me e mi fa uno stalking infinito. Io penso che la giustizia sia l’architrave principale su cui poggia la civile convivenza. Se come da noi è corrosa e politicamente corrotta, uccide la pace di tutti. E’ la politica che deve riparare la trave”.

Dopo una notte passata con i falchi, un tentativo estremo di Alfano, al Senato c’è il discorso di Letta e l’attimo fuggente da cogliere!

Si parte con il lungo applauso dei senatori del centrosinistra tributato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, citato all’inizio del suo intervento in Aula dal premier Enrico Letta.

Nel suo discorso in Senato il presidente del Consiglio Enrico Letta, intervenendo al Senato per la fiducia ha detto:

“L’Italia corre un rischio irrimediabile e fatale sventarlo dipende da noi e dalle scelte che assumeremo in aula, dipende da un si o da un no”.

“L’italia cambia se siamo solidi al punto da non temere che l’incontro con l’avversario sporchi o annacqui la nostra reputazione”.

“Io stesso sono in grado di testimoniare la passione che alberga in tutti i settori della politica italiana. Settori che non sono il mio, ma che hanno dato testimonianza di vitalità. Solo chi non ha le spalle larghe finisce per essere ostaggio della paura del dialogo”.

In uno Stato democratico “le sentenze si rispettano e si applicano, femro restando il diritto intangibile ad una difesa efficace”, ma no a trattamenti “ad personam o contra personam”.

“Il governo è nato in parlamento e se deve morire deve farlo qui. In parlamento”.

“Questo governo può continuare a vivere in un vero e proprio patto con la prospettiva focalizzata sui problemi veri delle persone”.

“Tutto il resto, come le minacce, genera solo caos”.

‘Il tempo per le riforme e’ scaduto” e ricorda che tutte le forze di maggioranza si erano impegnate a vararle.

“Oggi in poco tempo possiamo riformare la politica. I provvedimenti varati dal governo sono in Parlamento e se verranno approvati rapidamente ci riavvicineremo ai cittadini”, ma “il tempo è scaduto”

“Nessun golpe, nessun attentato alla Carta costituzionale”. Così il premier Enrico Letta nel corso del suo intervento in aula al Senato, dove chiederà la fiducia.

Silvio Berlusconi entra in Senato  pochi minuti prima delle 10.00, dove Letta sta già tenendo il suo discorso e dichiara “Vediamo che succede… Sentiamo il discorso di Letta e poi decidiamo”.  

“Questi 5 mesi di governo hanno già determinato un primo significativo sollievo fiscale agli italiani. A chi polemizza, faccio presente che grazie al governo sono state pagate meno tasse per 3 miliardi. Anche questi sono fatti, non rinvii”.

Intanto alla Borsa di Milano lo spread  Btp-Bund è in calo. Il differenziale si attesta a  254 punti nei primi scambi di oggi contro i 260 punti della chiusura di ieri.

La Lega non sembra convinta dal discorso di Enrico Letta al Senato. Roberto Maroni, mentre Letta sta ancora parlando afferma che “Ho ascoltato l’intervento del presidente Letta e non mi pare che abbia detto cose significative che possano farci cambiare idea: confermeremo il voto contrario al governo”.

L’urlo di Bondi in aula:

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Intanto Letta prosegue il suo discorso parlando”Si può morire di austerità, ma anche di timidezza”

Nella parte conclusiva Letta dice “Il paese è stremato da politica delle risse” e “il paese si sta stancando di chiedere risposte”

Letta chiede “coraggio e fiducia” e “chiede la fiducia non contro qualcuno, ma una fiducia per l’Italia” e per dare “speranza ai propri figli”.

Il discorso finisce citando Benedetto Croce: “Abbiamo il dovere di restituire ai nostri figli la speranza. L’11 marzo del 1947 un grande liberale, Benedetto Croce, si rivolse in parlamento ai suoi colleghi dell’assemblea costituente con queste parole: ‘ciascuno di noi ora si ritiri nella sua profonda coscienza e procuri di non prepararsi, col suo voto poco meditato, un pungente e vergognoso rimorso'”.

Il discorso di Letta il 29 aprile 2013 quando iniziò il suo mandato fu questo:

Sono 27 i sostenitori della risoluzione della maggioranza per sostenere il governo Letta. Le firme – a quanto si apprende – sono quelle di senatori del Pdl e del gruppo Gal. non è escluso – sempre secondo quanto si apprende – che potrebbero aggiungersi altri senatori.

Circa 50 su 91. Tanti sono i Senatori del Pdl che sarebbero, secondo l’agenzia Dire, riuniti in questo momento con Silvio Berlusconi e il suo cerchio di fedelissimi. Al termine del discorso di Enrico Letta, il cavaliere si è diretto verso la sala Koch, dove è ora riuniti con gli uomini a lui più vicini. A questi Berlusconi avrebbe chiesto di prendere una decisione comune per non tradire il popolo. 

Qauglieriello tiene in mano le firme dei parlamentari del Pdl pro Letta:

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“Siamo pronti già nel pomeriggio a dar vita ad un nuovo gruppo, probabilmente chiamato ‘i Popolari'”. Lo ha detto il senatore Roberto Formigoni, fra i favorevoli del Pdl al governo Letta, parlando con i giornalisti a palazzo Madama.

Le dichiarazioni di voto di alcuni parlamentari:

Casini “non mi stupisco se qualcuno sospende la seduta perché un gruppo parlamentare ha indetto un’assemblea” Casini chiede la sospensione, ma alla risposta negativa di Grasso risponde “obbedisco” e poi continua “Il governo letta non è il secondo tempo della campagna elettorale e noi ammazziamo il governo letta e l’Italia” con “l’amnesia collettiva” che rischia di metterci fuori gioco con il popolo italiano.

Mario Michele Giarrusso del M5S ricorda il dimezzamento della tribunali, la responsabilità nel caso Shalabayeva e della figlia e la No Tav. Il M5S non voterà la fiducia al Governo Letta.

IL DRAMMA DEL PDL NELLE PAROLE DI BONDI: “Avete spaccato il Pdl ma fallirete. Potete avere tutto, formare il governo, estromettere Berlusconi e riuscire a spaccare il nostro partito ma io, noi, non assisterò a questa umiliazione dell’Italia”.

Silvio Berlusconi starebbe valutando la possibilità di intervenire in aula per le dichiarazioni di voto sulla fiducia al senato. È quanto si apprende da fonti Pdl. Nessuna decisione è però stata finora ufficializzata.

Intanto si annuncia che il Partito della libertà non voterà la fiducia al governo Letta, valutando l’ipotesi, però, di uscire dall’aula. Pochi minuti dopo arriva la smentita e si comunica che il Pdl in aula voterà compattamente per la sfiducia.

La replica di Letta verso la nuova maggioranza: 

“Stanotte non ho dormito, perché avevo la percezione che oggi sarebbe stata una giornata dai risolti storici, per certi versi drammatici”.

E’ “una giornata dai risvolti storici, importante per la nostra democrazia. Siamo davanti a un passaggio che cambia la natura di quanto stiamo facendo, perché cambiano i numeri”.

“Meglio cadere in piedi che andare incontro a soluzioni di basso profilo”

“Ringrazio anche tutti quelli che hanno votato questa maggioranza e oggi non la voteranno”

“L’Italia deve guidare da protagonista il percorso dell’Europa”

Le rassicurazioni di Alfano: 

L’assemblea del Pdl si è conclusa con 32 voti per la sfiducia, 25 per la fiducia e 24 escono dall’aula.

Il domani non muore mai: Alfano e la sua missione impossibile

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Alfano ci prova ancora e spera che il domani non muoia mai, anche se il suicidio del suo partito è tangibile e la missione più che impossibile sembra irreale. A mezzanotte passata abbondantemente lo si vede uscire da Palazzo Grazioli, un colloquio rapido con il Cavaliere e nessuna dichiarazione rilasciata. Poi arriva l’indiscrezione che ci sarebbe stato un tentativo estremo… ma ci sono poche possibilità che sia andato a buon fine! Ora c’è la notte davanti e si spera che il futuro dell’Italia non muoia domani.

Intanto da Bruno Vespa arrivano due messaggi di tre ministri che vengono lasciati anonimi ma che parlano di un passaggio “drammatico come un divorzio”, “si va verso la scissione”, “situazione drammatica”!

Il Cavaliere dà i numeri… della sfiducia! Tutta colpa del “figlio ribelle”

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Dilaniato!!! Diviso nell’affetto e nel partito, quasi un lutto! Nella drammatica notte Berlusconi ha da elaborare anche il distacco da suo delfino. Esausto dopo una giornata di tensione e impegnato a contare, il Cavaliere dà i numeri della sfiducia.

Giovanardi ha infatti affermato “Abbiamo i numeri, siamo anche più di 40, e siamo fermi nel voler mantenere l’equilibrio di governo. Per questo voteremo la fiducia. Il problema dei numeri al massimo è degli altri”.

E poi spunta l’ipotesi “complotto” che sfinisce il Cavaliere: “Si sono messi d’accordo sin dal primo momento”.

Nella mente di Berlusconi inizia a farsi spazio l’idea che, come dichiarato in un telefonata con un suo fedelissimo parlamentare, Napolitano sia intervenuto a fare pressioni sul Csm, poi c’è lo spettro che Letta e Alfano si siano messi d’accordo, che le colombe abbiano “deviato” il suo pupillo e lo abbiano attirato nella trappola. Forse in queste ore chissà quanti altri complotti stanno affollando la mente di Berlusconi. Forse ci sono più complotti che numeri!!!

Cronos si mangia i suoi figli? Sms a Sallusti a Ballarò

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E’ arrivato un sms a Sallusti mentre era tra gli ospiti della trasmissione Ballarò. In tale sms ci sarebbe scritto che Berlusconi avrebbe ribadito la sfiducia al Governo Letta. Un attimo prima Cicchitto aveva appena enunciato i motivi per cui il centro destra italiano avrebbe domani votato in Aula la fiducia al governo in carica. Inoltre Sallusti ha affermato che “da vigliacchi hanno aspettato il momento di massima debolezza” per fare questa mossa di avvicinamento a Pd.

Cronos tenta di divorare i suoi figli?

E Twitter si scatena!!!

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La “raccolta dei voti”, uno a uno, per arrivare alla fiducia!

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Anche Formigoni aderisce e afferma: ”Sono pronto a votare la fiducia al governo Letta, insieme al segretario del Pdl Angelino Alfano” e poi sottolinea “si sta lavorando perché il gruppo di Forza Italia voti compatto la fiducia al Governo”, poi ha ripetuto: “Spero che il partito sia compatto su questo fronte, così da garantire la stabilità necessaria al Paese e la nascita di provvedimenti anti-crisi. Anche Berlusconi sta riflettendo su questo punto”.

SCACCO MATTO, L’ALFIERE ALFANO HA “TRADITO” IL CAVALIERE?

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Enrico Letta respinge le dimissioni dei ministri Pdl. La notte di Berlusconi sarà drammatica, la destra italiana è al collasso e il cavaliere tra due settimane non sarà più senatore. La disfatta sembra dietro l’angolo e ora il tempo stringe per modificare la strategia dell'”estremismo” usata negli ultimi giorni. Già alle 9.30 Letta si presenterà al Senato e chiederà la fiducia, mentre alle 16 sarà alla Camera. Solo qualche ora fa, il Cavaliere si sentiva la partita in mano e a “Tempi” urlava la sua verità accusando Letta e Napolitano. 

Intanto in una nota dell’Ufficio stampa della Presidenza della Repubblica, dopo il colloquio del Presidente della Repubblica con Letta avvenuto questa mattina, si legge che «si é configurato con il presidente del consiglio il percorso più limpido e lineare sulla base di dichiarazioni politico-programmatiche che consentano una chiarificazione piena delle rispettive posizioni politiche e possano avere per sbocco un impegno non precario di sviluppo dell’azione di governo dalle prime scadenze più vicine agli obiettivi da perseguire nel 2014».

Scacco matto, l’alfiere Alfano ha tradito il Cavaliere concordando la mossa con il Re?

L’impasto: accetterà la “manipolazione” il Cavaliere?

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Stavolta Alfano non cede e dà lui l’ultimatum: “Io non ci sto a tirare giù tutto. Se togliamo la fiducia a Letta me ne vado. O teniamo in piedi questo governo o ragioniamo di come proseguire al governo anche cambiando la delegazione”.

2 le condizioni:

  • Rimpasto sì, ma elezioni no, né dimissioni e né sfiducia a Letta
  • Fuori i falchi e Alfano coordinatore unico.

Alfano ha smesso quindi di essere l'”uomo di pongo” di Berlusconi e ora detta le condizioni anche perché sembra proprio che l’ex “delfino” i numeri li abbia e minaccia “Se viene a mancare il sostegno al governo, ci separiamo”.

Sta avvenendo l’impasto o la slavina nel Pdl?

 

La lettera del Cav e l’attacco alla giustizia: “hanno rovesciato come un calzino l’Italia”

italia-calzino-tuttacronacaGiovedì 3 ottobre, giorno d’uscita del prossimo numero del settimanale Tempi, sarà possibile leggere la lunga lettera che Silvio Berlusconi ha invato alla rivista che, nel frattempo, ha provveduto a pubblicarne alcuni stralci in rete. L’ex presidente inizia con l’illustrare la situazione attuale, sottolineando come sia ben attento a queste tematiche: «Gentile direttore, non mi sfuggono, e non mi sono mai sfuggiti, i problemi che affrontano l’Italia che amo ed i miei concittadini. La situazione internazionale continua a essere incerta. I dati economici nazionali non sono indirizzati alla ripresa. E, nonostante le puntuali resistenze del centrodestra, un esorbitante carico fiscale continua a deprimere la nostra industria, i commerci, i bilanci delle famiglie». Subito però arriva l’attacco, quando si chiede quanti danni abbia provocato all’Italia «un ventennio di assalto alla politica, alla società, all’economia, da parte dei cosiddetti “magistrati democratici” e dei loro alleati nel mondo dell’editoria, dei salotti, delle lobby? Quanto male ha fatto agli italiani, tra i quali mi onoro di essere uno dei tanti, una giustizia al servizio di certi obiettivi politici?». Il leader di Forza Italia, dopo aver citato il caso dell’Ilva di Taranto, chiede ancora:  «Di quanti casi Ilva è lastricata la strada che ci ha condotto nell’inferno di una Costituzione manomessa e sostituita con le carte di un potere giudiziario che ha preso il posto di parlamento e governo? (…) Hanno “rovesciato come un calzino l’Italia”, come da programma esplicitamente rivendicato da uno dei pm del pool di Mani Pulite dei primi anni Novanta, ed ecco il bel risultato: né pulizia né giustizia. Ma il deserto». L’ex premier continua: «Non è il caso Berlusconi che conta. Conta tutto ciò che, attraverso il caso Silvio Berlusconi, è rivelatore dell’intera vicenda italiana dal 1993 ad oggi. Il caso cioè di una persecuzione giudiziaria violenta e sistematica di chiunque non si piegasse agli interessi e al potere di quella parte che noi genericamente enunciamo come “sinistra”. Ma che in realtà è rappresentata da quei poteri e forze radicate nello Stato, nelle amministrazioni pubbliche, nei giornali, che sono responsabili della rapina sistemica e del debito pubblico imposti agli italiani. Berlusconi non è uno di quegli imprenditori fasulli che ha chiuso fabbriche o ha fatto a spezzatini di aziende per darsi alla speculazione finanziaria. Berlusconi non è uno di quelli che hanno spolpato Telecom o hanno fatto impresa con gli aiuti di Stato. (…) Berlusconi è uno dei tanti grandi e piccoli imprenditori che al loro paese hanno dato lavoro e ricchezza. Per questo, l’esempio e l’eccellenza di questa Italia che lavora dovevano essere invidiati, perseguitati e annientati (questo era l’obbiettivo di sentenze come quella che ci ha estorto 500 milioni di euro e, pensavano loro, ci avrebbe ridotto sul lastrico) dalle forze della conservazione». Berlusconi continua poi ricordando il suo sostegno al governo Monti e Letta: «Abbiamo contribuito, contro gli interessi elettorali del centrodestra, a sostenere governi guidati da personalità estranee – talvolta ostili – al nostro schieramento. Abbiamo dato così il nostro contributo perché la nazione tornasse a respirare, si riuscisse a riformare lo Stato, a costruire le basi per una nostra più salda sovranità, a rilanciare l’economia. Con il governo Monti le condizioni stringenti della politica ci hanno fatto accettare provvedimenti fiscali e sul lavoro sbagliati. Con il governo Letta abbiamo ottenuto più chiarezza sulle politiche fiscali, conquistando provvedimenti di allentamento delle tasse e l’impostazione di una riforma dello Stato nel senso della modernizzazione e della libertà». E segue: «Alla fine, però, i settori politicizzati della magistratura sono pervenuti a un’incredibile, ingiusta perché infondata, condanna di ultima istanza nei miei confronti. Ed altre manovre persecutrici procedono in ogni parte d’Italia». L’ex presidente del Consiglio passa quindi all’attacco di Enrico Letta e Giorgio Napolitano che, secondo lui, «avrebbero dovuto rendersi conto che, non ponendo la questione della tutela dei diritti politici del leader del centrodestra nazionale, distruggevano un elemento essenziale della loro credibilità e minavano le basi della democrazia parlamentare. Come può essere affidabile chi non riesce a garantire l’agibilità politica neanche al proprio fondamentale partner di governo e lascia che si proceda al suo assassinio politico per via giudiziaria?». E ancora: «Il Pd (compreso Matteo Renzi) ha tenuto un atteggiamento irresponsabile soffiando sul fuoco senza dare alcuna prospettiva politica. Resistere per me è stato un imperativo morale che nasce dalla consapevolezza che senza il mio argine – che come è evidente mi ha portato ben più sofferenze che ricompense – si imporrebbe un regime di oppressione insieme giustizialista e fiscale. Per tutto questo, pur comprendendo tutti i rischi che mi assumo, ho scelto di porre un termine al governo Letta». Giunge quindi alla conclusione, nella quale spiega le sue motivazioni: «Ho scelto la via del ritorno al giudizio del popolo non per i “miei guai giudiziari” ma perché si è nettamente evidenziata la realtà di un governo radicalmente ostile al suo stesso compagno di cosiddette “larghe intese”. Un governo che non vuole una forza organizzata di centrodestra in grado di riequilibrarne la sua linea ondivaga e subalterna ai soliti poteri interni e internazionali». La sua intenzione sarebbe invece recuperare «quanto di positivo è stato fatto ed elaborato (per esempio in tema di riforme istituzionali) da questo governo che, ripeto, io per primo ho voluto per il bene dell’Italia e che io per primo non avrei abbandonato se soltanto ci fosse stato modo di proseguire su una linea di fattiva, di giusta, di leale collaborazione». Ma spiega anche di non averlo più voluto sostenere «quando Letta ha usato l’aumento dell’Iva come arma di ricatto nei confronti del mio schieramento ho capito che non c’era più margine di trattativa». E aggiunge: «Non solo. Quando capisci che l’Italia è un Paese dove la libera iniziativa e la libera impresa del cittadino diventano oggetto di aggressione da ogni parte, dal fisco ai magistrati; quando addirittura grandi imprenditori vengono ideologicamente e pubblicamente linciati per l’espressione di un libero pensiero, quando persone che dovrebbero incarnare con neutralità e prudenza il ruolo di rappresentanti delle istituzioni pretendono di insegnarci come si debba essere uomini e come si debba essere donne, come si debbano educare i figli e quale tipo di famiglia devono avere gli italiani, insomma, quando lo Stato si fa padrone illiberale e arrogante mentre il governo tace e non ha né la forza né la volontà di difendere la libertà e le tasche dei suoi cittadini, allora è bene che la parola ritorni al nostro unico padrone: il popolo italiano».

Domani si svelano le carte. Giovanardi: ci sono i numeri, sì alla fiducia

fiducia-governo-tuttacronacaGiornata intensa oggi per quel che riguarda la vita politica, con gli incontri che si succedono in vista del voto alla fiducia previsto per domani. Dopo l’incontro con Matteo Renzi, “un pranzo lungo e cordiale” svoltosi  in un “clima molto sereno”, come riferiscono fonti vicine al presidente del Consiglio, il premier Letta ha incontrato anche l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta. A Palazzo Chigi è poi arrivato Angelino Alfano, dopo l’incontro con Berlusconi. Con lui anche l’ex capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto. Nel frattempo, secondo quanto si apprende, gli ex ministri del Pdl sarebbero riuniti tra di loro nel palazzo del governo. A parlare con i cronisti all’esterno di Palazzo Chigi è stato il senatore Carlo Giovanardi: a proposito del voto sul governo Letto, il politico ha assicurato: “Abbiamo i numeri, siamo anche più di 40, e siamo fermi nel voler mantenere l’equilibrio di governo. Per questo voteremo la fiducia. Il problema dei numeri al massimo è degli altri”. Per scoprire che ne sarà del governo, bisognerà comunque attendere ancora un giorno.

La cena di Trimalcione diventa un pranzo: Letta invita Renzi

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Un invito a pranzo in tempo di crisi, un invito, quello che ha fatto il Premier al sindaco di Firenze, che potrebbe segnare una svolta nella politica italiana. Forse trovare un patto e un passaggio di consegne nel 2015. Forse il pranzo tra Renzi e Letta si concluderà con un nulla di fatto o con un accordo traballante. Sul banchetto insomma ci possono essere infinite ipotesi… Proprio come le infinite portate del banchetto di Trimalcione! Chi si unirà alla “festa”?

Il sindaco di Firenze Matteo Renzi è stato invitato a palazzo Chigi per un pranzo con Enrico Letta. L’incontro è iniziato subito dopo il rientro del presidente del Consiglio dal colloquio al Quirinale.

BERLUSCONEIDE: l’antidoto al Senato sarebbe gruppo Pdl-Ppe?

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Ormai la crisi di governo italiana è paragonabile all’Odissea, con i cittadini trasformati in Ulisse e sbattuti ai quattro venti che si chiamano: disoccupazione, Iva, Imu, Spread.

Intanto, la Santanché offre la sua testa sul vassoio d’argento come un novello Giovanni Battista: “Mi risulta che il segretario Alfano ha chiesto la mia testa come condizione per mantenere l’unità del Pdl-Forza Italia. Detto che ciò dimostra la strumentalità della protesta in corso  – ha sottolineato la Santanché – da parte dei nostri ministri dimissionari, non voglio offrire alibi a manovre oscure e pericolose” e poi ha aggiunto: “La mia testa la offro spontaneamente al segretario Alfano, su un vassoio d’argento, perché l’unica cosa che mi interessa per il bene dei nostri elettori e dell’Italia è che su quel vassoio non ci finisca quella del presidente Berlusconi”.

Ma sul fronte delle “nuove avventure” c’è anche l’ipotesi di un gruppo “Pdl-Ppe” pro-Letta al Senato, formato da una trentina di senatori provenienti dalle file del Popolo della Libertà – forse novelle “tele di Penelope” pronte a farsi e disfarsi secondo il vento che tira – per un patto di legislatura fino al 2015. Ora si è in attesa delle notizie ufficiali… Che rotta seguirà la nave?

L’ORA X DEL GOVERNO LETTA: vertice a Palazzo Grazioli

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L’ora x. L’ora del Governo Letta, ma anche, per uno strano  segno del destino, l’ora del Pdl. Si spaccherà? Alfano e Berlusconi in un faccia a faccia a cui parteciperà anche il coordinatore del partito Denis Verdini. L’ex “delfino” di Berlusconi sembra ormai navigare mari lontani  da Palazzo Grazioli e da quella linea, definita “estremista”, dettata dai falchi. Cosa succederà in questo incontro? La tappa è fondamentale anche se poi ci saranno altre ore di margine per contrattare posizioni più morbide o venire a patti… ma nel frattempo si calcolano almeno 40 parlamentari che sarebbero sulla linea del ministro Maurizio Lupi e almeno 15 sarebbero disposti a votare la fiducia al Governo Letta.

 

La “Cittadina” Sandra Nulli denuncia Letta e Fazio

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Sul profilo Facebook del M5S viene pubblicata la denuncia della “cittadina” Sandra Nulli. Questo il post che accompagna la scannerizzazione della denuncia:

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«Una cittadina ha denunciato Letta e Fazio ai Carabinieri per la trasmissione vergognosa di ieri su Rai Tre. E tu che vuoi fare?»

Ma perché è scattata la denuncia?

Enrico Letta il 29 settembre partecipa a “Che tempo che fa” il programma su Rai3 condotto da Fabio Fazio. In tale occasione parla della decisione di Grillo, che appena aperta la crisi di governo,  aveva espresso l’auspicio di tornare alle urne:

“Chi vuole il voto con il Porcellum vuole di nuovo le larghe intese”.

Poi nel corso della trasmissione aveva specificato:

“Il mio partito è stato sempre favorevole al Mattarellum, Grillo vuole il proporzionale o il Porcellum, il PdL non vuole il Mattarellum: ci vuole consenso riguardo la legge elettorale”, continua Letta spiegando che oggi ci sarebbero i voti per cambiarla.

Stamattina il blog di Grillo aveva pubblicato un post che invece ricordava come il Pd avesse votato contro la riproposizione del Mattarellum proposta dal suo deputato Roberto Giachetti:

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Adesso arriva la replica di Letta via Facebook in un post dal titolo Grillo bugiardo, è lui il primo fan del Porcellum:

Ieri a “Che Tempo che fa” ho ribadito di voler cambiare la legge elettorale, di preferire un ritorno al mattarellum, ma di essere consapevole che in Parlamento non ci sono i numeri per abolire il porcellum. Ad oggi, tanto il PDL quanto il MoVimento 5 Stelle non vogliono quella legge elettorale che, com’è noto, restituirebbe il diritto di scelta ai cittadini.

In Rete mi accusano di essere bugiardo, usando come argomentazione il fatto che la mozione Giachetti – volta ad abolire il porcellum per tornare al mattarellum – è stata votata dal MoVimento 5 stelle, con il no di PD e PDL.

Per quanto mi riguarda la questione è molto chiara. Nel discorso con cui ho chiesto il voto di fiducia alle Camere ho utilizzato parole non equivoche: “Permettetemi di esprimere a livello personale che certamente migliore della legge attuale sarebbe almeno il ripristino della legge elettorale precedente”.

La mozione Giachetti è stata contestata – nel metodo, non nel merito – dal PD perché focalizzava l’attenzione (e precipitava il confronto) solo sulla legge elettorale, mentre il dibattito urgente e necessario doveva riguardare l’intera materia delle riforme istituzionali per il cambiamento dell’articolo 138 della Costituzione. Dunque, in prospettiva, non solo il sistema di voto, ma anche, tra l’altro, la riduzione del numero dei parlamentari e il superamento delle storture causate dal bicameralismo paritario.

Grillo ancora una volta mente. Soprattutto dimostra di volere, lui per primo, il porcellum. Non mi stupisce: è l’unico sistema che può consentirgli di avere voce in capitolo, di vincere o di essere comunque l’ago della bilancia.

Anche ieri, guarda caso, ha chiesto di tornare a votare con il porcellum. Del resto già il 22 agosto, sul suo blog, scriveva : “Con il porcellum vinciamo noi. Pdl e Pd sanno che con il Porcellum il rischio che il M5S vinca le elezioni e vada al governo è altissimo. Solo qualche ”anima bella” pensa di poter correggere ora il Porcellum. E’ necessario tornare immediatamente alle elezioni. Per la casta, ora, è fondamentale una legge elettorale contro il M5S”.

Io, a differenza sua, voglio una legge elettorale che restituisca agli italiani il potere di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. E deve essere proprio il Parlamento ad approvarla. Naturalmente continuerò a lavorare in questa direzione, come ho sempre fatto, senza certo temere le accuse e le mistificazioni di Grillo.

Delirante invenzione diffamatoria, Napolitano risponde a Berlusconi

NAPOLITANO-berlusconi-piazzapulita“Delirante invenzione diffamatoria nei confronti di Giorgio Napolitano”. Il Quirinale in una nota commenta così quel che sarebbe stato riferito da  Silvio Berlusconi nel fuori onda di Piazzapulita circa le vicende della sentenza della Cassazione sul Lodo Mondadori.

Nessuna intimidazione: Alfano e i diversamente berlusconiani vs Sallusti

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Alfano non ha gradito l’articolo di Sallusti e apre una guerra contro il Direttore de Il Giornale. Dalle stesse pagine del quotidiano di Sallusti si legge:

Nell’editoriale Eversivo è alzare le tasse, liberale è non farlo, Sallusti ha fatto presente ad Alfano, che ieri sera si era detto “diversamente berlusconiano” rispetto a chi in Forza Italia ha “ha posizioni estremistiche”, che attribuire ai falchi poteri sul Cavaliere, che “ha sempre deciso di testa propria”,  è “un modo di esorcizzare il fallimento” dell’alleanza con il Pd. A Quagliariello, invece, il direttore del Giornale ha ricodato che non c’è nulla di eversivo “nel non volere rendersi complici di uno scellerato aumento di tasse”. “Io credo che ‘eversiva’ sia stata la decisione di Letta e del Pd di alzare le tasse e non onorare i patti di maggioranza”, ha continuato Sallusti ribattendo a chi lamentava la mancanza di collegialità nelle decisioni che spetta sempre al leader farlo dopo averne parlato a lungo coi vertici del partito.  “Del resto – ha concluso il direttore – la decisione di Berlusconi è perfettamente in linea con quella di dimettersi, liberamente presa in precedenza, da tutti i parlamentari. Cosa immaginavano? Di uscire dal Parlamento e restare al governo a mettere su tasse?”

Alfano risponde e precisa 

“È bene dire subito al direttore de Il Giornale, per il riguardo che abbiamo per la testata che dirige e una volta letto il suo articolo di fondo di oggi, che noi non abbiamo paura”. La lettera inviata da ALfano a Il Giornale è firmata anche dai ministri dimissionari del Pdl, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi e Gaetano Quagliariello.

Il vicepremier ha poi aggiunto: “Se pensa di intimidire noi e il libero confronto dentro il nostro movimento politico, si sbaglia di grosso. Se intende impaurirci con il paragone a Gianfranco Fini, sappia che non avrà case a Montecarlo su cui costruire campagne. Se il ‘metodo Boffo’ ha forse funzionato con qualcuno, non funzionerà con noi che eravamo accanto a Berlusconi quando il direttore de Il Giornale lavorava nella redazione che divulgò la notizia dell’informazione di garanzia al nostro presidente, durante il G7 di Napolil, nel 1994”.

Ma Sallusti non attende un attimo e all’Ansa dichiara “Sono allibito, neppure io ho paura. Ho già pagato con la detenzione squallide minacce alla libertà di espressione. Punto”.

Gli italiani traditi dal Pdl, così Mario Mauro

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Oggi ministro della difesa e parlamentare di Scelta Civica, Mario Mauro conosce bene le dinamiche interne del Pdl poiché anche lui tempo fa militava nelle file del partito di Berlusconi. Il ministro, parlando ai margini di un convegno della Federazione delle aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza ha affermato:  “Considero la decisione adottata dal Pdl completamente a sfavore dell’Italia, un vero e proprio tradimento che spero possa essere superato con una riflessione onesta da parte di quel partito, venendo incontro non ai bisogno del governo ma ai bisogni del Paese” e poi ha aggiunto che, da quel 22 aprile quando il Pdl decise di entrare nell’esecutivo, non ci sono motivi per potersi permettere di non dare una stabilità politica al nostro Paese:  “Ci sono meno buone ragioni perché l’Italia sia aiutata da un governo di grande coalizione per rimuovere il macigno della crisi economica e per sostenere le famiglie e le imprese? Dal mio punto di vista no”. Quindi parla di tradimento, ma afferma anche la necessità di andare avanti con un esecutivo  che possa guidare l’Italia fuori dal tunnel della recessione con politiche si sostegno a famiglie e imprese.

I nostri 7 giorni: chi vincerà la partita?

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Chi vincerà la partita? Sul tavolo la famosa palla 7 è stata lanciata, ma quale palla andrà in buca? Sarà quella del Premier a finire schiacciata dalla crisi aperta dal Pdl e chiudere l’esperienza di Enrico Letta? O sarà una palla boomerang che finirà di isolare Silvio Berlusconi e si concluderà con una scissione dei dissidenti dal Pdl? Le steccate non mancano ne è una prova anche gli auguri inviate oggi da Letta al leader del Pdl che auspicava “serenità”. Ma le steccate, anzi parliamo proprio di bacchettate sono arrivate anche alla Barilla dal web dopo la polemica contro i gay. A spingere in buca la palla di Bruno Longhi è stata invece la frase infelice pronunciata in diretta. Ma c’è anche chi è scomparso dal biliardo per qualche giorno come l’allenatore del Brescia che ha tenuto tutti con il fiato sospeso… Fortunatamente poi è riapparsa la sua palla e il fiato sospeso si è trasformato in fiato sul collo in attesa della prossima partita. Tiro pessimo anche quello di Balotelli e dei tifosi del Milan, 3 turni di squalifica al primo e la curva chiusa per i secondi. Sul tavolo poi è apparsa anche una nuova palla… quell’isola nata dal nulla dopo il terremoto e che ora minaccia l’esplosione prima di scomparire di nuovo… anche perché chi resterebbe a vedere l’oblio del mondo?  Per abbandonare la partita basterebbe la denuncia shock del disastro del Vajont o l’allarme lanciato per Fukushima. 

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Per fortuna che poi qualche curioso arriva e infila il naso negli affari altrui, trova qualche notizia divertente  e ci regala un attimo di allegria proprio quando vorremmo mollare tutto, spegnere la tv e ritirarci su un monte. Magari meglio su un Colle, ma che non sia quello del Campidoglio, già occupato da Marino che sta cercando di appellarsi al governo che non c’è per salvare la città Eterna dalla bancarotta. Per fortuna che almeno una parte di cittadini, i tifosi giallorossi, si consolano nel vedere la Roma in vetta alla classifica. Per fortuna quindi che le buone notizie arrivano anche quando non te le aspetti, come quando nel bel mezzo di una partita si scatena una rissa e si risolve con un bacio, come quando il gol capolavoro, Tevez lo dedica a Ciudad Oculta, il quartiere amato dal Papa… e forse sarà stato per questo gesto inaspettato che la statua della Madonna si sarà illuminata e Padre Pio è apparso su un albero a Napoli?

Chissà chi ha in mano la partita? Chissà chi farà la prossima mossa? Chissà se alla fine ci saranno vincitori o solo vinti? In ogni modo l’importante è giocarsela fino in fondo… poi comunque vada sarà un successo e vinca il migliore!

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

Un Mercoledì da Leoni: Letta in Parlamento per la fiducia

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Enrico Letta intervenendo a “Che Tempo che fa” ha dichiarato:

“Mercoledì probabilmente andremo in Parlamento, è la cosa migliore. Chiederemo la fiducia in entrambi i rami. E ognuno si prenderà le sue responsabilità. Non ho intenzione di governare a tutti i costi, serve una fiducia che consenta di applicare il programma, non per tre giorni. Se non c’è tirerò le conclusioni. Ma – avverte il presidente del Consiglio – non si può votare con il Porcellum che non garantisce la maggioranza al Senato”.

Il Premier ha poi aggiunto:

“I ministri hanno posto delle valutazioni e sento che in Parlamento c’è incertezza. Per questo vado in Parlamento a chiarire. Non voglio essere un re travicello”. Anche “dai sondaggi, gli elettori Pdl vogliono che continui l’esperienza di questo governo. Spero che ci sia una parte del Pdl che dica che non sono d’accordo con questo cupio dissolvi”.

Su Angelino Alfano e i “dissidenti” del Pdl, Letta si è espresso così: “Le sue parole di oggi lasciano intendere che c’è una discussione in corso, io sono rispettoso del travaglio che c’è, questo è un momento drammatico e forse di svolta attorno al centrodestra”.

Il Premier poi spazza via ogni dubbio su un possibile scambio di “favori” per la “pacificazione” con Berlusconi: “Mi fa sempre sorridere – afferma Letta -, è come se la giustizia voglia dire parlare di Berlusconi. Questo governo tra le cose fatte ha fatto quella della giustizia civile. Ci siamo già occupati di giustizia che è quella che riguarda i cittadini italiani”. Letta ha anche sottolineato “La sentenza del leader del Pdl ha un percorso proprio e non può essere scambiata con l’appoggio al governo: c’è una ferma separazione” tra queste cose e “continuerò a portarla avanti anche se questo dovesse portarmi ad andare a casa” e poi ha voluto richiamare l’attenzione su una sua autocritica: “Forse ho aspettato un po’ troppo a lungo e forse, nella connessione tra la vicenda della sentenza e del governo, potevo questo chiarimento farlo qualche giorno prima”.

Letta ha anche citato un film: “Questo ennesimo ritorno mi ha fatto venire in mente un film che ho visto qualche tempo fa, ‘Il giorno della Marmotta’, con Bill Murray”. Nella pellicola il protagonista rivive sempre la stessa giornata. Una situazione simile a quella dell’Italia, secondo Letta. “Ho l’impressione che da vent’anni stiamo rivivendo il giorno della marmotta. Bisogna dire agli italiani la verità – sottolinea – non mi interessa fare giochi politici, l’unica cosa che ho in mente è dare risposte ai cittadini”. Al Cavaliere, Letta si è rivolto direttamente per gli auguri di compleanno: “Gli auguro anni di serenità. Perché è quello che manca in questo tempo e che sarebbe utile a tutti”.

Quante frecce ha Alfano al suo arco?

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Quante frecce ha Alfano al suo arco? Dalle parole dei “suoi” non dovrebbero essere poche: “Dobbiamo andare alla conta nella riunione con i gruppi”. Si prospettano infatti almeno una cinquantina del Pdl pronti a dare il supporto al Premier e, probabilmente, sarebbero disponibili anche a formare un “Letta bis”.

Insomma si può davvero parlare di scissione perché ora le “frecce” ci sono. certo il processo è lungo e non indolore, ma qualcosa oggi si è spezzato nel centro-destra che ammesso, ma non è certo semplice, che si ricompatti non sarà più quello che poteva essere fino a qualche giorno fa. Insomma l’egemonia Berlusconi è finita! Alfano si auspica una destra moderata che possa ambire al Ppe in Europa e che possa anche far convogliare al suo interno la Lista Monti, Casini e Montezemolo.

Berlusconi ora si sente assediato, tanti sono quindi gli archi tesi contro di lui e forse i falchi che lo hanno consigliato non avevano preventivato un possibile boomerang. Ora certo il Cavaliere non può far altro che attaccare Letta e il suo esecutivo come ha fatto per tutta oggi. Nel giorno del suo 77esimo compleanno Berlusconi ha tuonato, ma Alfano ha diretto con mira eccellente il suo attacco.

Napolitano manda Letta in Parlamento, ancora speranze?

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La crisi c’è ed è inutile negarlo ma Letta, d’intesa con il Presidente della Repubblica ha deciso di presentarsi alle Camere e vedere se riesce a ottenere la fiducia, anche perché oggi i segni da parte dei dissidenti del Pdl ci sono stati, quindi tentar non nuoce!  Nella nota del colle si legge:

“Il succedersi nella giornata odierna di dichiarazioni pubbliche politicamente significative dei ministri dimissionari, di vari esponenti del Pdl e dello stesso presidente Berlusconi ha determinato un clima di evidente incertezza circa gli effettivi possibili sviluppi della situazione politica”.  Nella stessa nota viene specificato che il premier concorderà la data dei dibattiti con i presidenti delle Camere. Nella nota si sottolinea anche che:

“E’ stata attentamente esaminata la situazione che si è venuta a creare a seguito delle dichiarazioni del presidente Berlusconi e delle dimissioni rassegnate dai ministri del Pdl in adesione a quell’invito. Il succedersi nella giornata odierna di dichiarazioni pubbliche politicamente significative dei ministri dimissionari, di vari esponenti del PdL e dello stesso presidente Berlusconi ha determinato un clima di evidente incertezza circa gli effettivi possibili sviluppi della situazione politica. Da ciò il presidente del Consiglio ha tratto, d’intesa con il Presidente della Repubblica, la decisione di illustrare in Parlamento, che è la sede propria di ogni risolutivo chiarimento, le proprie valutazioni sull’accaduto e sul da farsi. Il Presidente del Consiglio concorderà la data dei dibattiti con i Presidenti delle Camere”.

“No a estremismi, altrimenti io sarò diversamente berlusconiano” così Alfano

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Tutti aspettavano la dichiarazione di Alfano e quando arriva è dirompente: “Nel partito “non possono prevalere posizioni estremistiche” e “se sono questi i nuovi berlusconiani, io sarò diversamente berlusconiano”.

Un attacco a viso aperto dopo che Maurizio Lupi lo aveva spinto a uscire allo scoperto:

“Così non va. Forza Italia non può essere un movimento estremista in mano a degli estremisti. Noi vogliamo stare con Berlusconi, con la sua storia e con le sue idee, ma non con i suoi cattivi consiglieri. Si può lavorare per il bene del Paese essendo alternativi alla sinistra e rifiutando gli estremisti. Angelino Alfano si metta in gioco per questa buona e giusta battaglia”.

E sulla stessa linea si era schierato Maurizio Sacconi: “Moltissimi elettori e militanti del Pdl non condividono la deriva estremista del partito” Poi il senatore Pdl aveva attaccato i “cattivi consiglieri del Presidente Berlusconi” e aveva chiesto ad Alfano di rappresentare le esigenze di “molti” nel partito.

 

La strategia politica dopo la crisi diventa Palio con Cavalieri, Falchi e Re

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La strategia politica non ha più una scacchiera dove muoversi, ma piuttosto un palio, a cui partecipano Cavalieri, Falchi e Re.  Dopo la crisi, le fazioni hanno iniziato a litigare, come da copione, su di chi fosse la colpa e chi avesse gettato il Paese alle ortiche. La pacificazione da tanti auspicata e da tanti ostacolata è sembrata in confronto una scaramuccia inconsistente, ora in gioco ci sono di nuovo tante poltrone libere che attendono di essere occupate. Ma come nel selvaggio west bisogna, adesso, fare una corsa, anzi un palio, per cercare di accaparrarsi lo scranno. Si inizia alle ore 12 con il collegamento telefonico di Silvio Berlusconi con Napoli per la presentazione della “nuova” Forza Italia. Intanto al Colle si studia l’alternativa. I partiti dei due schieramenti, ma soprattutto zio e nipote sono in fermento. Da una parte la politica, dall’altra  il timore del tracollo domani, quando si riapriranno i mercati e  Borsa e  Spread potrebbero “azzoppare” i cavalli che si presentano alla linea di partenza per il rush.  In pole position non ci sono naturalmente solo Pd e Pdl, ma anche Scelta Civica che vuole stavolta fare la voce grossa e non essere relegata al ruolo di comparsa. Scelta Civica non  vanta un Cavaliere, ma, nelle sue file, qualche Dama c’è di sicuro.

C’è il rischio anche di elezioni anticipate? Il Re è contrario, ma il banditore, “le grida” le ha lanciate già ieri con “Al voto, al voto!!!

Le urne le vuole anche il Cavaliere a novembre, ma sembra che il Palio sia destinato a corrersi nei “Palazzi del Potere” e non nella pubblica piazza. I “falchi” intanto sono appostati, alcuni sono pronti anche a tirare e mirare alle gambe del loro “bene amato” Cav.

Quale sarà la road map? Lunedì Letta prenderà l’interim dei ministri dimissionari e si punterà già  da martedì a correre per un bis? Oppure si andrà verso un Governo di scopo? 

Intanto volano le colombe e Quagliariello parla di un errore e afferma  “Io non ho presentato nè firmato perché sono un ministro che ha giurato sulla Costituzione. Le sentenze in uno Stato di diritto vanno rispettate ma si possono criticare

Lacrime di coccodrillo ovvero Napolitano visto da Travaglio

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Attacca duro Marco Travaglio e l’editoriale post crisi parla del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, Secondo Travaglio. Da qualche tempo Napolitano avrebbe intrapreso la strada del “monitus cum lacrimis”:

Da qualche tempo a questa parte, appena prende la parola, il che gli accade ormai di continuo, in una logorrea esternatoria senza soste, anche due volte al giorno, prima e dopo i pasti, il presidente della Repubblica piange. È una piccola variante sul solito copione: il monito con lacrima. A questo punto mancano soltanto le scuse al popolo italiano, unico abilitato a disperarsi per lo schifo al quale è stato condannato da istituzioni e politici irresponsabili. Cioè responsabili dello schifo. L’altro giorno, mentre Letta Nipote garantiva agli americani che il suo governo era stabile e coeso come non mai e B. raccoglieva le firme dei suoi 188 servi in Parlamento per minacciare di rovesciarlo, Napolitano definiva “inquietante” la pretesa del Caimano di condizionarlo per fargli sciogliere le Camere e interferire nei processi giudiziari. E lo dice a noi? Sono anni e anni che lui, non noi, corre in soccorso dell’Inquietante non appena è in difficoltà. Lo fece nel novembre 2010, quando Fini presentò la mozione di sfiducia al governo B. e lui ne fece rinviare il voto di un mese, dando il tempo all’Inquietante di comprarsi una trentina di deputati. Lo rifece nel novembre 2011, quando B. andò a dimettersi per mancanza di voti alla Camera, e lui gli risparmiò le elezioni anticipate, dando il tempo all’Inquietante di far dimenticare i suoi disastri quando i sondaggi lo davano al 10 per cento.

Lo rifece quest’anno, dopo la batosta elettorale di febbraio (6,5 milioni di voti persi in cinque anni): prima mandò all’aria ogni ipotesi di governo diverso dall’inciucio, tappando la bocca ai 5Stelle che chiedevano un premier fuori dai partiti; poi accettò la rielezione al Quirinale, sostenuta fin dal primo giorno proprio da B., quando ancora Bersani s’illudeva di liberarsi della sua tutela; infine impose le larghe intese, in barba alle promesse elettorali di Pd e Pdl, e nominò premier Letta Nipote che, come rivela Renzi nel suo libro, era stato scelto da B. prim’ancora che dal Pd. L’idea di consultare gli elettori gabbati per sapere che ne pensavano (come si appresta a fare l’Spd con un referendum fra i suoi elettori prima di andare a parlare con la Merkel), non sfiorò nessuno. Tanto i giornaloni di destra, centro e sinistra suonavano i violini e le trombette sulla “pacificazione” dopo “vent’anni di guerra civile”. E B., semplicemente, ci credette: convinto che Napolitano e Pd l’avrebbero salvato un’altra volta. Il Fatto titolò: “Napolitano nomina il nipote di Gianni Letta”. Apriti cielo. A Linea notte Pigi Battista tuonò contro quel titolo “totalmente insensato, eccentrico, bizzarro, non certo coraggioso” perché “non riconoscere che Enrico Letta sia una figura di spicco del Pd e scrivere che la sua unica caratteristica è essere nipote di Gianni Letta è una scemenza. Non vorrei che passasse l’idea che ci siano giornali, come il Corriere su cui scrivo, accomodanti e trombettieri, e altri che dicono la verità, sono coraggiosi, stanno all’opposizione”.

Ieri il coraggioso Corriere su cui scrive Battista pubblicava le foto di Enrico e Gianni Letta imbalsamati che sfrecciano sulle rispettive auto blu dopo l’incontro al vertice di venerdì, quando “a Palazzo Chigi arriva anche lo zio di Enrico, Gianni Letta. Incontri non risolutori, che preparano il colloquio delle 18 al Quirinale”. C’era da attendersi un puntuto commento del coraggioso Battista per sottolineare quanto fosse insensata, eccentrica, bizzarra questa simpatica riunione di famiglia fra il premier e lo zio, sprovvisto di qualunque carica pubblica, o elettiva, o partitico, che ne giustificasse la presenza a Palazzo Chigi. L’indomani Napolitano lacrimava alla Bocconi perché B. ha “smarrito il rispetto istituzionale”. Perché, quando mai in vent’anni l’ha avuto? Per smarrire qualcosa, bisognerebbe prima possederla.

Intanto il ministro Franceschini, in Consiglio dei ministri, si accapigliava con Alfano: “Voi volete solo salvare Berlusconi!”. Ma va? E quando l’ha scoperto? Infine ieri, mentre tutti parlavano di fine del governo e di “punto di non ritorno”, Napolitano dimostrava che il punto di non ritorno non esiste, la trattativa Stato-Mediaset è più che mai aperta: infatti chiedeva, eccezionalmente a ciglio asciutto, “l’indulto e l’amnistia”. Ma sì, abbondiamo. Così sparirebbero per incanto i processi Ruby-1 e Ruby-2, De Gregorio, Tarantini, Lavitola, la sentenza Mediaset e tutti i reati commessi da B. ma non ancora scoperti. I detenuti perbene dovrebbero dissociarsi e rifiutare di diventare gli scudi umani per B.&N., a protezione del sistema più marcio della storia. Essi sì avrebbero diritto a versare qualche lacrimuccia. Invece in Italia lacrimano solo i coccodrilli: chi è causa del nostro mal, piange al posto nostro.

La crisi e le possibili soluzioni: verso un Governo di Scopo?

governo-scopo-grasso-tuttacronacaLe dimissioni di massa del Pdl spianano la strada alle ipotesi su quelle che potrebbero essere le decisioni di Napolitano riguardo il governo e torna in auge una prospettiva paventata già lo scorso marzo, quando l’alternativa a Bersani più quotata era quella di un mandato a Pietro Grasso. Il Presidente della Repubblica potrebbe dunque puntare su un esecutivo di scopo che avrebbe in agenda due soli obiettivi, ma fondamentali: la riforma elettorale, per superare il Porcellum e non ritrovarsi, una volta tornati alle urne, in una situazione come quella attuale, e la ex Finanziaria. Nel frattempo però il senatore pentastellato Morra, nell’edizione straordinaria del TgLa7 ha fatto sapere che “Il M5S non ha suo dna la possibilità di realizzare accordi o alleanze né per Governi normali, né per Governi di scopo”. E ha precisato: “Dovremmo valutare fra di noi le situazioni che matureranno ma dal nostro punto di vista non c’è niente di più democratico che un ritorno alle elezioni”. Anche con questa legge elettorale? “Noi siamo stati gli unici insieme a Sel a votare la mozione Giachetti, se loro avessero voluto cambiarla l’avrebbero votata: perché  invece non l’hanno fatto?”

Al voto, al voto!!! Grillo vuole le elezioni, ma difficilmente le avrà

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Al voto! Al voto! Il blog di Grillo con il post dal titolo Rien ne va Plus è un inno alla gioia e l’auspicio di elezioni subito. Porcellum o non porcellum l’M5S invoca solo le urne sperando che, aiutati anche da una legge elettorale davvero “sui generis”, l’M5S possa davvero spiazzare gli altri partiti raccogliendo non solo i delusi del Pd, ma anche quanti, avevano creduto a un centro-destra diverso. Grillo ci ha abituato ai toni forti e alle uscite esagerate e anche questa volta non fa circonlocuzioni per raccontare, dal suo punto di vista, lo stato attuale della politica italiana e dettare, quello che a suo dire, possono essere le soluzioni per uscire da tutte le crisi che hanno strangolato l’Italia.

“Non era necessario un indovino per prevederlo. L’Italia non può più reggersi sulle spalle di un ultra ottuagenario che sta, volontariamente o meno non importa, esercitando poteri da monarca che nessuno gli ha attribuito. Napolitano deve rassegnare le dimissioni”,

così esordisce il Semplice Portavoce del M5S che poi aggiunge:

“L’Italia ha perso un anno a gingillarsi mentre l’economia stava precipitando. Rinvio dopo rinvio questi parassiti hanno tirato a campare mentre l’Italia tirava le cuoia. L’ultimo regalo l’assurdo aumento dell’IVA che colpirà le classi sociali più deboli. Un cambiamento immediato è necessario”.

E dopo il preambolo arriva il colpo di grazia:

“Bisogna tornare al voto. Gli italiani devono poter decidere se vivere o morire. Napolitano non si opponga. I prossimi mesi saranno per cuori forti. In alto i cuori”.

Ma quanti saranno i dissidenti tra le file del M5S? Nell’ultimo conteggio c’era chi avrebbe messo la mano sul fuoco su almeno 15 persone… ma poi l’aula si sa, è come il campo da calcio e la partita è tutta da giocare voto su voto!!!

  

L’Italia apre la crisi e la Germania trova la grande coalizione

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Solo poche ore fa arrivava il via libera ad Angela Merkel da parte del Spd e si prospettavano nuove alternative in Europa. Anche se per parlare di un nuovo orientamento europeo di tempo ce ne vuole ancora, ma la grande coalizione che va delineandosi in Germania avrà sicuramente un respiro diverso rispetto alla precedente. Ma se in Germania si costruisce in Italia si demolisce. A poche ore arriva la crisi di governo, nonostante l’apertura di Napolitano, Berlusconi, a pranzo con i falchi, allontana le colombe e fa dimettere i suoi ministri. Il discorso probabilmente se l’è preparato da tempo si cercava solo il momento più opportuno ed ecco che arriva (sotto la minaccia di una verifica di fiducia che potrebbe essere facile preda dei falchi tiratori) e il Cavaliere può affermare “Quello che ci propongono è una trappola per incastrarmi. Non c’è nessuna garanzia in questa proposta sull’amnistia e sulla giustizia. A questo punto rompiamo. E voglio vedere se arrestano il capo dell’opposizione”. E poi fa la mossa che Letta ha definito rovesciafrittata: “Non scaricheranno su di me l’aumento delle tasse, anzi sarò io a scaricarlo su di loro”.

Ma la rabbia del Cavaliere viene da lontano. Da Verdini, che alla storia dell’amnistia non ci ha mai creduto e che oggi ha chiamato: “la presa per il c…”. Ma oggi su Berlusconi, secondo alcune fonti vicino a Palazzo Grazioli, c’è stato un vero e proprio bombardamento che ha instillato la paura più ancestrale e ha portato Berlusconi a dichiarare la crisi di governo. Sempre parlando dell’amnistia, c’è chi era convinto che ammesso anche che la facciano, chi metterebbe tra i reati da cancellare quello della frode fiscale? Il Pd sicuramente non lo farebbe mai, così come quella riforma della giustizia di cui tanto si parla, ma che nessuno davvero vuole. L’idea che si è fatta spazio quindi era un panorama buio e torno intorno a Berlusconi accerchiato dai processi e con un piede fuori dal Parlamento. In questo clima si sarebbe consumato l’ultimo pasto prima della crisi di governo.

Intanto sui social network e in particolare sulle pagine di Berlusconi piovono gli insulti degli italiani:

Fantasma Troika, ora l’Italia deve evitare il commissariamento

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E’ la Repubblica dalle sue pagine a scrivere “La crisi di governo evoca lo spettro Troika per l’Italia”. Mancano solo due settimane alla presentazione della legge di stabilità e la dimissione dei ministri del Pdl potrebbe portare ad un commissariamento del nostro Paese. Quello che per anni è stato evitato ora sembra invece essere un rischio tangibile. A lanciare l’allarme è stato il Tesoro pochi minuti dopo la crisi aperta dal Pdl. Ad arginare le voci ci ha pensato Stefano Fassina viceministro dell’Economia che si è detto sicuro che in Parlamento ci sia una nuova maggioranza.

“Un altro giro di elezioni con l’attuale legge elettorale ci restituirebbe un Parlamento impallato e questo succederebbe con 200-300 punti di spread in più rispetto ad oggi e con la Troika a fare la legge di stabilità al posto nostro. Temo – ha osservato Fassina – che sia uno scenario abbastanza realistico che dobbiamo fare di tutto per evitare”.

Tuttavia per ora il rischio Troika fino a dicembre 2013 sarà scongiurato grazie al “meccanismo automatico” che farebbe tornare in vigore l’Iva e la seconda rata dell’Imu quindi al momento ci sarebbero risorse necessarie per coprire la Cassa Integrazione in deroga e riportare il deficit/ Pil sotto la soglia del 3%. Ma nel 2014? Ci sarebbe una nuova caduta nella recessione e aquesto punto sarebbe quasi impossibile far fronte alle esigenze del Paese che potrebbe quindi essere commissariato già dal prossimo anno se non si trovano soluzioni concrete nei prossimi mesi.

Letta punta il dito: “Berlusconi rovesciafrittata”

letta-attacco-berlusconi-tuttacronacaMentre il Pdl annuncia le dimissioni dei suoi ministri, il premier Enrico Letta scrive in Twitter per avvisare gli italiani e ricordare loro che il mancato stop all’aumento dell’Iva è “colpa dimissione parlamentari che ha provocato crisi e reso impossibile continuare. Berlusconi rovesciafrittata, italiani non abbocchino”.

letta-tweetNel frattempo, i siti d’informazione internazionali fanno rimbalzare la notizia delle dimissioni: “Berlusconi ministers ‘resign posts'” (i ministri di Berlusconi lasciano gli incarichi) si legge sulla versione online della Bbc mentre su Le Monde scrivono: “Italie : Les ministres du parti de Berlusconi dèmissionnent”. Similmente, su Le Figaro, “Italie : les ministres du parti de Berlusconi dèmissionnent”. La notizia è in primo piano anche sul tedesco Die Welt, “Via i ministri di Berlusconi, governo rischia la caduta” mentre lo spagnolo El Pais sostiene che “i ministri di Berlusconi assestano un duro colpo al governo Letta”. Sguardo puntato sull’Italia anche da Oltreoceano, con il sito del New York Times che informa i propri lettori delle “dimissioni dal governo dei ministri di Berlusconi”.

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Il contro canto di Cicchitto che punta il dito verso Forza Italia

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Un contro canto quello di Fabrizio Cicchitto che sembra lontano da quell’orchestra di Forza Italia che sta suonando un Requiem per lo Stivale. Cicchitto critica il suo partito e le modalità con cui si è arrivati alle dimissioni di massa. In particolare per il parlamentare Forza Italia sarebbe mancata “una discussione approfondita negli organismi dirigenti e nei gruppi parlamentari del Pdl”.

“Apprezzo la decisione dei ministri sul terreno di una cristallina condotta scevra da ogni preoccupazione di potere – che ribadisce una netta distinzione dalla sinistra che anche in questa occasione si è assunta gravissime responsabilità – così come ho apprezzato la loro azione di governo”, ha assicurato Cicchitto. “Ma ritengo che una decisione di così rilevante spessore politico avrebbe richiesto una discussione approfondita e quindi avrebbe dovuto essere presa dall’ufficio di presidenza del Pdl e dai gruppi parlamentari, il cui ruolo in questa così difficile situazione politica andrebbe esaltato, sia sul piano delle scelte politiche da prendere sia su quello dell’iniziativa politica”, ha concluso.

 

Il Sabato delle Dimissioni ovvero perché Berlusconi ha giocato d’anticipo?

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Letta invoca il Parlamento, ma Berlusconi non permette la verifica e gioca d’anticipo. Questo potrebbe essere stato dettato dalla paura del leader di Forza Italia di non avere un fronte compatto… stavolta i franchi tiratori potrebbero annidarsi nel partito di centro destra. Il Premier o meglio da qualche minuto ex tenta ancora che la crisi venga compiuta “alla luce del sole e di fronte ai cittadini”, in modo da cercare i voti dei dissidenti di Forza Italia che sicuramente avrebbero permesso di continuare fragilmente e in costante bilico l’avventura del governo Letta. Il Presidente Napolitano sta in queste ore in diretto contatto con Letta e stanno vagliando diverse ipotesi, anche se la più remota sembra essere quella di tornare alle urne.

Il Pd non è pronto, non ha fatto il Congresso e l’unico che forse avrebbe potuto battere l’indebolito Pdl è Matteo Renzi che in questo momento si trova in attesa di primarie che lo possano investire del ruolo di segretario candidato alla Premiership. L’alternativa M5S è tutta da vagliare, se mai qualcuno vorrà sondare il terreno che in questo momento però potrebbe nascondere molte insidie. Quanti potrebbero votare un governo M5S? Forse se con uno scenario da fantapolitica, il Presidente Napolitano chiedesse al Pd un atto di responsabilità, forse la strada sarebbe percorribile.

L’ipotesi di un governo con i fuoriusciti del centro-destra

Si sta facendo spazio l’ipotesi di un governo più stabile anche se sembra che i segnali di ottimismo lanciati dal civico Olivero al momento debbano essere poi valutati e sostenuti in Aula se mai si arriverà a dichiarare una nuova coalizione di governo:

“Ed è chiaro – dice Olivero – che il punto non è il tradimento di Berlusconi ma la creazione di un progetto più forte, per dar vita ad un soggetto moderato che superi l’attuale bipolarismo. Un progetto che ha una prospettiva e non si limiterà ad accogliere transfughi”.

In definitiva Scelta Civica cerca di distogliere l’attenzione dalla crisi italiana e rilanciare su un nuovo progetto. Ma cosa succederà alla riapertura dei mercati di lunedì? La Borsa di Milano che ripercussioni avrà? La crisi italiana come sarà presa dai Paesi dell’Eurozona? Si accetterà un rimpasto di governo o, soprattutto per il buon nome dell’Italia, sarebbe auspicabile tornare alle urne anche se la legge elettorale non è stata cambiata?

Gli interrogativi restano mentre si sonda il terreno. Casini da New York ha appena dato la sua disponibilità. Sulla stessa rotta sembrano essere i dissidenti di Forza Italia Gaetano Quagliariello e Carlo Giovanardi. Tra questi si potrebbe aggregare anche Maurizio Sacconi, nonostante le dimissioni firmate a Berlusconi. Altra pedina che potrebbe staccarsi dal centro-destra è  Guido Viceconte, senatore della Basilicata. Al momento se ne conterebbero, ma poi bisogna vedere come si comporterebbero in aula, più o meno una decina. Altri dieci, ma anche qui tutti da verificare, sarebbero i fuoriusciti o in “procinto di distacco” del M5S.

Il Letta bis sarà un governo appoggiato dai “dissidenti M5S” e dai “pentiti Forza Italia”? Sarà il governo dei delusi dei partiti a dare stabilità nei prossimi mesi a un progetto politico capace di traghettare l’Italia fuori dal tunnel, lontano dallo spettro della Troika?

Tutti giù per terra? Alfano: ministri Pdl si dimettono!

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Tutti giù per terra? Il Pdl non ha resistito e sembra aver dato il colpo finale al governo Letta. Nonostante questa mattina uno spiraglio lo avesse aperto il Presidente della Repubblica, che da Napoli, aveva proposto l’indulto o l’amnistia, le condizioni del Pd e in particolare del Premier che aveva chiesto una verifica sembrano però aver minato il terreno irreparabilmente.

«I ministri del Pdl rassegnano le proprie dimissioni». Lo fa sapere Angelino Alfano – tramite la sua portavoce -, dicendo di parlare a nome di tutta la delegazione del Popolo della Libertà.

Dimissioni di massa… cosa succederà nelle prossime ore?

Pdl all’attacco: Berlusconi chiede la ricusazione della Giunta

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Berlusconi ha chiesto la ricusazione dei componenti della Giunta presentando la memoria difensiva al Senato. Si ripete quindi la richiesta già ampiamente espressa alla Corte Europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo. Come riportato nel dossier pubblicato da La Stampa si ribadiva come la Giunta non avesse ritenuto necessario mandare gli atti alla Consulta né aspettare il giudizio della Corte d’Appello sull’interdizione di Berlusconi: la giunta delle immunità «sospenda il giudizio in attesa della decisione della Corte Europea» presso la quale è stato presentato un ricorso contro la legge Severino e che dovrebbe decidere «in tempi assai ravvicinati, ovvero nell’ordine di pochi mesi». 

Intanto il presidente della giunta Dario Stefàno, dando l’annuncio della memoria difensiva depositata oggi ha dichiarato: «Spero che questa scelta del senatore Berlusconi possa servire a svelenire il clima», afferma. «Presentare una memoria difensiva, nel rispetto dei termini regolamentari, mi auguro che indichi la scelta, nel solco della strada sinora tracciata e seguita nei lavori della Giunta delle elezioni e delle immunità, di tutelare le proprie ragioni nella sede istituzionale propria e nell’ambito delle prescritte procedure», si legge nella nota di Stefàno. «Ho chiesto e ottenuto dal Presidente Grasso – spiega – l’autorizzazione alla diretta audio-video della seduta pubblica del 4 ottobre, anche perché le ragioni della difesa possano essere conosciute direttamente da tutti, dai cittadini e dalla stessa comunità dei giuristi». «Il mio auspicio – conclude il senatore di Sel – è che si possa proseguire a lavorare con serenità e con l’impegno responsabile di tutti, a partire da me quale Presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari».

Nel testo, in possesso dell’ANSA, si legge: «Nessuna utilità vi potrebbe essere nel partecipare a un giudizio del quale si sia già previamente conosciuta la sua conclusione. La presenza delle parti, dell’interessato o di un avvocato non sarebbe che una mera sceneggiata in un copione già ampiamente scritto». Così Silvio Berlusconi, nel chiedere la ricusazione della giunta.

Che ripercussioni ha l’indulto e l’amnistia su Berlusconi?

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Dell’indulto Silvio Berlusconi ne ha già beneficiato perché nel processo Mediaset la condanna a 4 anni è stata già condonata di 3 anni. Con l’amnistia invece sarebbe estinto il reato. Se dovesse passare uno dei disegni di legge depositati in Senato da Pd e Pdl oltre alla cancellazione di parte della pena (nel caso d’indulto) si avrebbe anche uno “sconto” sulla pena accessoria cioè sull’interdizione dai pubblici uffici, pena che fra l’altro deve essere riformulata dalla corte d’Appello di Milano il 19 ottobre. Insomma sarebbe un meraviglioso regalo di compleanno al Cavaliere… che sicuramente è disposto ad accettarlo anche con qualche giorno di ritardo, visto che domani è domenica!

L’ITALIA IN MANO A UN PREGIUDICATO? AMNISTIA!

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Il presidente dal carcere di Poggioreale propone l’amnistia:

“Pongo al parlamento anche l’interrogativo se esso non ritenga di prendere in considerazione la necessità di un provvedimento di clemenza, di indulto e di amnistia” e poi ha aggiunto: “Questo è un provvedimento che non può prendere d’autorità il Presidente della Repubblica che non ne ha i poteri, che non può prendere il governo da solo e che ha bisogno di un consenso molto ampio del Parlamento, forse troppo ampio secondo quanto stabilito”. Serve “una maggioranza di due-terzi, ma questo non può essere un freno a esaminare fino in fondo la necessità e la possibilità di questo provvedimento se si è convinti”, ha insistito.

“Non serve che il Parlamento ogni tanto si scioglia. Non abbiamo bisogno di campagne elettorali a getto continuo, ma di continuità”. Il Capo dello stato aggiunge: “Abbiamo un obbligo giuridico come ci impone la corte di Strasburgo per dare una risposta soddisfacente all’affollamento delle carceri”.

E poi ha ribadito il concetto: “Mi auguro che il clima politico sia sufficientemente svelenito perché il mio messaggio alle Camere possa avere un’accoglienza serena e garantire che il Parlamento lavorerà nei prossimi mesi”.

Al Presidente della Repubblica fa eco il Guardasigilli che nell’intervento che ha inviato al Congresso straordinario dell’Unione delle camere penali ha dichiarato che il sovraffollamento nelle carceri “è una vera e propria emergenza civile, oltre che etica e morale, che ci allontana sempre più inesorabilmente dalla funzione di rieducazione che il costituente ha assegnato alla pena”, “un prioritario terreno di intervento”  segnalando “l’eccesso di carcerazione che ancora connota la nostra legislazione” e concludendo  che bisogna fare “sempre più far leva sulle misure alternative alla detenzione carceraria, ovviamente senza trascurare le altrettanto forti esigenze di sicurezza”,  Così si è espresso il Guardasigilli, che pone tra priorità anche la questione della “durata irragionevole dei processi”.

Sulla stessa riga anche Valerio Spigarelli, presidente dell’Unione delle camere penali  “Fa piacere che il presidente della Repubblica chieda finalmente il coraggio al Parlamento per una cosa straordinaria, l’amnistia e l’indulto”. Spigarelli ha anche sottolineato la “felice consonanza” con la posizione dei penalisti: “Anche l’avvocatura penale chiede l’amnistia, assieme a riforme strutturali”.

L’Italia potrà cadere nelle mani di un pregiudicato? E AMNISTIA SIA!

Aggiornamento: Nonostante questa mattina lo spiraglio Napolitano lo aveva aperto, ora invece si è aperta la crisi con le dimissioni dei ministri Pdl. 

Napolitano al Maschio Angioino tra fiducia e incertezza!

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Dopo il rientrato allarme bomba che nella mattinata aveva sconvolto la visita del Presidente della repubblica a Napoli, Giorgio Napolitano, durante le celebrazioni del 70esimo anniversario delle Quattro Giornate di Napoli svoltesi al Maschio Angioino ha detto che le Quattro Giornate di Napoli “ci debbono dare convinta fiducia in quel che di qui può ancora venire – nelle critiche circostante attuali e nell’incerto prospettarsi del futuro – alla causa comune dell’Italia e dell’Europa”.

Vola colomba: a loro la speranza della tenuta di governo!

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Solo un miracolo, anzi una colomba può salvare l’Italia dal baratro ed sventare la crisi di governo. Ora che Enrico Letta ha dato il suo aut aut con “prendere o lasciare”, il lavoro spetta alla linea “soft” del rinato partito di Forza Italia, appena disseppellito dal Cavaliere.

Intanto Berlusconi vola ad Arcore per festeggiare un compleanno sotto tono, il primo da pregiudicato.

«Molti nemici molto onore» sembra essere questo l’ultimo slogan di Berlusconi  che identifica ormai in Napolitano il suo acerrimo nemico, anzi «il regista della congiura» e lo vede protagonista della sua tesi sull’«operazione eversiva orchestrata ai danni del leader politico del centrodestra».

Berlusconi barricato ormai ha iniziato la sua guerra in cui gioca spesso a cambiar ruolo: da carnefice a vittima: «Mi limito per ora a ricordare solo il modo in cui è stata composta la sezione feriale della corte di Cassazione, apparecchiata come un plotone di esecuzione contro di me. Di quella sentenza tutta la magistratura dovrebbe vergognarsi».

Gianni Letta, ci prova! Si fa carico, forse anche per “obbligo familiare”, di tentare l’ultima mediazione diplomatica  è il terminale di una rete diplomatica che si fa carico dell’ultimo tentativo diplomatico e almeno ieri riesce a scongiurare il pericolo. Ma ormai sembra che la sua battaglia sia agli sgoccioli e Berlusconi rilancia: “Se non fermano questo piano per eliminarmi – ripete – io non ho paura di aprire la crisi di governo” e poi sottolinea che Letta lo ha voluto lui più che il Pd. Forse lo aveva scelto anche per la sua parentela con Gianni, ma sembra che il Cavaliere ora sia lontanod alle posizione di Letta zio e nipote. Gianni Letta lo sa che si sta però andando verso il baratro e cerca di mettere il freno a mano all’auto impazzita guidata da Berlusconi.

Perché ammesso che si apra la crisi le elezioni non sono affatto scontate: “Al Senato – dice Letta (zio) al Cav – non li teniamo tutti”. Nel gruppo è iniziato lo smottamento. Oltre a Castiglione sarebbero una decina i parlamentari del Pdl pronti a andarsene, in nome di un sussulto di responsabilità. Se a questi si sommano i pentastellati “dissidenti” si arriva a 20.

Ed ecco che Gianni Letta invoca la calma, la riflessione e per ora auspica un “congelamento” delle dimissioni dei ministri:  “Finché i nostri stanno nel governo – dice una fonte autorevole – è aperta la discussione sul voto di fiducia. Che facciamo, votiamo contro un governo di cui facciamo parte e di cui esprimiamo il ministro dell’Interno? Se si ritiravano era finita, mentre così c’è ancora uno spiraglio”.

Alle colombe serve però un appiglio, Serve che Enrico Letta metta nei suoi piani anche la giustizia, che si esca in sostanza da quell’idea che in Italia ormai “giustizia” è considerato un tabù da nono nominare. E forse una frase potrebbe anche essere inserita nel discorso di Letta sulla fiducia, anche perché la stessa Europa ha aperto una  procedura di infrazione sulla mancanza della responsabilità civile dei magistrati.

Per il momento a volare restano le colombe sul destino dell’Italia che sembra segnato! Mentre si attende la decisione, non ci deve dimenticare di augurare “happy birthday” al leader pregiudicato di Forza Italia!

 

Allarme Bomba nel carcere di Poggioreale a pochi minuti dall’arrivo di Napolitano

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Un allarme bomba a pochi minuti dall’arrivo del presidente della Repubblica,  Giorgio Napolitano, atteso al carcere di Poggioreale. A far scattare l’allarme è stata una vettura sospetta al lato del carcere. In questi minuti gli artificieri sono al lavoro. L’episodio, verificatosi a metà mattinata, cade proprio in un momento drammatico della vita istituzionale dell’Italia. Oggi il presidente a Napoli parlerà chiaramente della crisi istituzionale in corso e riceverà dalle mani del sindaco Luigi de Magistris una targa  per la sua presenza alle celebrazioni del 70esimo anniversario delle Quattro Giornate di Napoli. La targa viene consegnata “in segno di profonda gratitudine per la partecipazione”.

Aggiornamento 12,24, 28 settembre 2013: La vettura che aveva fatto scattare l’allarme, una Clio Verde, è risultata essere rubata e con una targa contraffatta. Gli artificieri hanno controllato l’auto minuziosamente prima di riaprire la strada che era rimasta chiusa al traffico e dichiarare il cessato allarme.

La linea calda di Napolitano: la Merkel chiede il voto subito

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“In Italia è meglio votare subito”, secondo Dagospia, lo avrebbe detto Angela Merkel in una telefonata a Napolitano. Sembra proprio che Berlino sia stanco della debolezza del governo Letta e che chieda all’Italia quindi di tornare alle urne e costituire una maggioranza solida. Ma torneremo a  votare con il porcellum? Sempre secondo Dagospia, il piano della Merkel sarebbe chiaro: prima la decadenza di berlusconi e poi le urne. A quel punto, in vista dell’europee, far uscire Forza Italia dal Ppe. Ma chi vorrebbe la Merkel come premier italiano? Ancora una volta Dagospia non ha dubbi e individua il nome in quello del sindaco di Firenze. Insomma un asse Berlino-Roma con una Merkel che tifa Matteo Renzi. Forse le dichiarazioni di Dagospia sono un po’ “sui generis”, ma in politica alla fine tutto è possibile. Sulla strada delle elezioni tuttavia ci sarebbe Napolitano che non vuole sciogliere le Camere e Enrico Letta sarebbe contrario a lasciare Palazzo Chigi. Poi sembrerebbe che la data per le elezioni Napolitano l’abbia già pensata: non prima del 2015. La linea è calda e tra consigli e pareri chissà se qualcosa si concretizzerà nelle prossime ore?

 

Governo Letta: attenzione, fragile!

larghe-intese-fragilità-tuttacronacaE’ andato male l’incontro a palazzo Chigi tra Letta e Alfano, con il premier che ha detto no a ogni ipotesi di rinvio alla Corte costituzionale della legge Severino e ora ha deciso di accelerare per poi poter parlare con chiarezza con Napolitano: va valutata la modalità di una crisi che sembra sempre più inevitabile. Quello che ha chiesto al proprio vice, dopo l’umiliazione di trovarsi in America a sponsorizzare il programma Destinazione Italia mentre dal suo Paese arrivavano i ricatti del Pdl, è stato un chiarimento vero “senza se e senza ma”. Nessuna fiducia per poi ripartire con il balletto delle dimissioni, in poche parole. L’ultimatum ora è lui a porlo, in occasione del Consiglio dei ministri: se si esce con dei provvedimenti, significa che si va avanti, altrimenti la responsabilità della crisi se la devono assumere loro, da subito. La crisi si è materializzata sulla questione della decadenza di Berlusconi che si è materializzata la crisi. Alfano, che cerca un appiglio per tentare a frenare Berlusconi, prova l’ennesimo cambio di rotta: “Separiamo i piani – lo schema del vicepremier – se convinci il Pd a rinviare alla consulta la Severino o a votare una legge interpretativa che rallenti, noi votiamo la fiducia e prendiamo tempo”. Ma di tempo non ce n’è più: la sentenza per l’interdizione sta per arrivare da Milano e il Pd ha già i suoi grattacampi in casa. Dall’altro lato c’è Letta che ha spiegato: “Questa volta non si può far finta di niente e ognuno si assumerà le sue responsabilità di fronte al Parlamento e al paese”. In programma per martedì prossimo ha intenzione di proporre in Aula un patto di legislatura fino a dopo il semestre europeo, dettagliato nelle priorità economiche e rivendicando la necessità delle riforme. E la verifica viene prima del tema della decadenza. Nel frattempo fermento c’è stato anche a palazzo Grazioli, dove Berlusconi si è incontrato con Alfano e i capigruppo e ha tenuto a ribadire la sua linea dura. Del resto si è già pronti ad accusare gli altri. Chi è vicino a Letta sostiene che “Se cade il governo si pagano Imu e Iva per colpa del Pdl”. Dalla parte dell’ex premier sono pronti a bombardare Saccomanni: “Se la grande trovata è aumentare la benzina per coprire l’Iva allora…”. Le larghe intese sono fragili come bicchieri in equilibrio instabile: non resta che aspettare la folata di vento che li farà cadere…

Colle rovente: un’ora a colloquio Letta e Napolitano

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Un’ora per dare una speranza all’Italia, un’ora per trovare un’alternativa, un’ora nella quale articolare una contromossa. Un’ora in cui il Colle è stato rovente. Ora l’incendio si trasferirà al Cdm e qui si farà la verifica. Intanto Letta ha riferito sui suoi incontri preliminari quelli che oggi aveva svolto con ngelino Alfano, Dario Franceschini, Guglielmo Epifani e Gianni Letta. Intanto arrivano anche le prime dichiarazioni da parte di Cicchitto: «Ascolteremo Letta con attenzione, vedremo». Più deciso il fronte del Pd  con Guglielmo Epifani che invita Letta ad aprire in Parlamento un «chiarimento risolutivo». «In questo – dice – il Pd lo sosterrà».  Epifani ha osservato che dall’attuale situazione «non si può uscire con un nuovo giro di valzer, sotterrare oggi l’ascia di guerra e dissotterrarla domani». Poi esprime anche il «sostegno» suo e di tutto il partito a Napolitano «di fronte agli attacchi volgari che si sono registrati in queste ore». Se giovedì «Letta ha parlato di umiliazione, io aggiungerei che è stato anche un colpo alla schiena per l’Italia che lavora, che cerca di uscire dalla crisi». Inoltre, «il Pdl scherza con il fuoco, una crisi è da irresponsabili».

Gli fa eco il presidente di confindustria Giorgio Squinzi “Con tutti i sacrifici che hanno fatto gli italiani in questi ultimi anni in termini di tasse e altro, oggi mettere a repentaglio tutto mi sembra folle” poi ha aggiunto “E’ inutile auspicare qualcosa: spero che prevalga il buon senso”.

Renato Brunetta, presidente dei deputati Pdl ha risposto immediatamente «Rispediamo con decisione al mittente le opportunistiche accuse che ci rivolge il segretario pro tempore del Pd. Dal nostro schieramento politico nessun “colpo alla schiena del Paese”, ma anzi un’iniziativa senza precedenti nella storia della Repubblica proprio per difendere i principi di libertà e democrazia sulle quali si fondano le nostre istituzioni repubblicane». Non tutto il Pdl però appare coeso. «Non ho firmato e non firmerò le dimissioni perché ritengo non siano la modalità giusta per costringere le forze politiche ad assumersi le responsabilità nei confronti del paese, soprattutto in vista della prossima imminente campagna elettorale» sostiene il senatore Pdl Carlo Giovanardi, pur ribadendo come la decisione della giunta su Berlusconi sia «una mascalzonata»

L’Italia in crisi, la Grecia a un passo dal colpo di Stato?

italia-grecia-colpo-di-stato-tuttacronacaIn Italia le prove generali per la crisi di governo, in Grecia il dramma di un possibile colpo di Stato!  Lì riemergono, come morti viventi, quelle vecchie storie di intrecci tra politica ed esercito che avevano caratterizzato il periodo dei colonnelli. E se cinque membri di Alba Dorata, come riporta il Sole 24 ore, sono sotto inchiesta per l’uccisione di un rapper di sinistra, e una squadraccia ha devastato la redazione del giornale Protothema per aver pubblicato le foto strazianti del giovane morente, un sindacato di militari greci della riserva, finora poco conosciuto al grande pubblico, ha chiesto a sorpresa le dimissioni del governo del premier conservatore Antonis Samaras e la formazione di un governo di unità nazionale, suscitando, come è ovvio, forti preoccupazioni negli ambienti politici e giudiziari della capitale greca.

Ieri è stato diffuso anche un filmato dal titolo  “Confraternita degli ufficiali e dei soldati riservisti delle Forze Speciali” sul sito web dell’associazione ed è finito immediatamente all’esame della magistratura che ha convocato in seduta straordinaria la Corte Suprema, in cui da giorni si stanno interrogando testimoni che depongono contro le attività illegali di Alba Dorata. I toni in Grecia si sono fatti preoccupanti e la paura sale mentre le soluzioni sembrano sfuggire di mano giorno dopo giorno…  L’Italia sembra al sicuro… C’è solo il vociare di Silvio Berlusconi che giorni fa aveva parlato di “colpo di Stato”!

L’incontro tra zio e nipote in tempo di crisi!

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Crisi di governo, ma non crisi di famiglia. Gianni Letta ed Enrico Letta, zio e nipote si sono incontrati per l’ultimo faccia a faccia a Palazzo Chigi. Lo zio ha ascoltato le condizioni di pace del nipote per poi riferirle a Silvio Berlusconi, il quale valuterà se far saltare o meno il governo delle larghe intese. Sembra difficile che il cavaliere ritorni sulle sue decisioni ora che in tasca ha firmate le dimissioni di massa e l’ipotesi di elezioni anticipate sembra allettare molto il leader di Forza Italia. Enrico Letta è atteso al Quirinale da Giorgio Napolitano alle 18, mentre alle 19.30 è previsto il consiglio dei Ministri che dovrà discutere dell’aumento dell’Iva.

Il titolo shock del Quotidiano del Friuli Venezia Giulia

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Il titolo shock del Quotidiano del Friuli Venezia Giulia non lascia molto spazio all’immaginazione. Oggi il giornale è uscito con un articolo in prima pagina dal titolo: ” Prostituzione minorile in manette un 70 enne”. Accanto al titolo c’è un editoriale dal titolo: “Berlusconi alle prese con delitto e castigo”.

Un effetto simile lo ha ottenuto il Quotidiano Nazionale (Resto del Carlino-Giorno-Nazione), aprendo con il titolo “Il Pdl minaccia dimissioni” e sotto una foto con Toni Servillo sorridente: “Che bellezza sarebbe”.

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Lettera aperta al Presidente Napolitano: l’ultima mossa di Forza Italia

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Il Giornale ha pubblicato la lettera aperta dei capigruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati e al Senato, Renato Schifani e Renato Brunetta, indirizzata  al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Secondo i capigruppo sulla legge Severino vi sono “consistenti dubbi di legittimità”.

Ecco il testo della lettera a Napolitano:

”Signor Presidente della Repubblica, nella nostra veste di Presidenti dei gruppi parlamentari di Forza Italia, intendiamo rappresentarLe alcune considerazioni a seguito della sua Dichiarazione relativa all’assemblea dei nostri gruppi parlamentari svoltasi ieri. I gruppi parlamentari, nella loro autonomia costituzionalmente garantita, hanno ritenuto di riunirsi, per esaminare le prospettive di vicende prossime che investiranno direttamente attribuzioni rimesse in via esclusiva agli organi parlamentari dall’articolo 66 della Costituzione. L’assemblea non era finalizzata né ad assumere decisioni sul governo del paese né, tantomeno, anche per l’evidente illegittimità di simili ipotesi, ad assumere orientamenti operativi sulle decisioni della magistratura o sulle prerogative del Capo dello Stato. Né la riunione era istituzionalmente volta a manifestare solidarietà al Presidente Berlusconi, parlamentare anch’egli e leader del Partito, pur essendo questa una eventualità che non costituirebbe, com’è di tutta evidenza, alcuna ipotesi di comportamento inappropriato o ingiustificabile da parte di coloro che condividono, con il Presidente Berlusconi, i medesimi orientamenti politici e le medesime battaglie.

L’oggetto della riunione riguardava viceversa l’atteggiamento da assumere, ciascuno nella propria libertà, come si addice a parlamentari che rappresentano la Nazione e godono delle guarentigie di cui all’art. 67 della Costituzione, rispetto all’orientamento del Senato della Repubblica, che sembra ormai farsi strada e che comunque rappresenta un’eventualità molto concreta, in ordine alle determinazioni sull’applicazione al Sen. Berlusconi della c.d. Legge Severino. In particolare, si tratta, come Ella sa, di una pronunzia che il Senato dovrà assumere nella propria qualità di organo della verifica dei poteri ai sensi dell’art. 66 della Costituzione, qualità che, secondo costante orientamento della Corte di cassazione e della Corte costituzionale, costituisce esercizio, seppure speciale, di funzioni giurisdizionali. Sotto questo punto di vista, la riunione del gruppo era volta ad esigere il rispetto dell’organo parlamentare, allorché, come nel caso di specie, in questione è proprio lo Stato di diritto nella sua manifestazione suprema che è la Costituzione. Com’è infatti noto, le norme sul sindacato incidentale di costituzionalità delle leggi impongono che qualsiasi organo eserciti funzioni giurisdizionali sia tenuto, allorché ritenga una questione di legittimità rilevante e non manifestamente infondata, a investirne la Corte costituzionale. Si tratta di un dovere cui l’organo giudicante non può sottrarsi quando rilevi l’esistenza di un dubbio, senza necessità – va aggiunto – che sia previamente raggiunta da parte sua una certezza sulla incostituzionalità.

Che sulla c.d. Legge Severino vi siano consistenti dubbi di legittimità qualora la si voglia applicare al caso Berlusconi è dimostrato dalle tantissime voci, di ogni orientamento culturale, che tra i giuristi ed esperti si sono nelle ultime settimane levate. Il rifiuto di ascoltare questi dubbi da parte di molti parlamentari, malgrado ci si trovi in una sede di verifica dei poteri, è stato ritenuto dalla totalità dei partecipanti alla riunione dei gruppi di Forza Italia, un’inaccettabile negazione dello Stato costituzionale di diritto, tale da rendere intollerabile la permanenza in un Parlamento che si dimostrasse cosi sordo alle ragioni della legalità. Nessuno ha voluto interferire con la vita del governo o con le decisioni del presidente del Consiglio e del Capo dello Stato. In gioco è solo, ma si tratta della questione più importante per dei parlamentari, il rispetto della Costituzione da parte dell’organo che rappresenta direttamente la sovranità nazionale: il Parlamento della Repubblica. Desumere ulteriori intenzioni non corrisponde alle motivazioni dell’iniziativa che è e rimane rimessa alla sola libera coscienza di ciascun parlamentare di Forza Italia”.

Tetto per il finanziamento ai partiti? Sì, ma nel 2017

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Il finanziamento c’è e lì rimane. Nonostante fosse nel discorso iniziale di Letta alla presentazione del suo Governo, poco si è potuto fare e quel poco ora, secondo alcuni, sembrerebbe davvero nulla, se non un modo per somministrare la pillola amara ai cittadini che dovranno continuare a vedere fluire le risorse dell’Italia sui conti dei partiti, cioè in società private.

Il tetto ci sarà dal 2017 e sarà di 300 mila euro.  L’intesa sembrerebbe esserci tra Pd e Pdl e l’attuazione del decreto sarà preceduta da una fase transitoria che fissa il tetto al 15% del bilancio del partito nel 2014, il 10% nel 2015 e il5% nel 2016.

Repubblica spiega:

“Sarebbero superate anche le perplessità di Scelta Civica, sulla possibilità di aggirare il tetto. Ora l’intesa dovrebbe essere recepita in un emendamento. il relatore Emanuele Fiano (Pd) ha confermato che l’accordo è vicinissimo. “Siamo a un millimetro” dall’intesa, afferma prima di entrare in Aula alla Camera dove oggi ripartirà l’iter parlamentare del decreto legge per l’abolizione del finanziamento pubblico dopo le rotture e i rinvii dei giorni scorsi”.

Fiducia prima della Giunta… la crisi al buio esce allo scoperto?

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La crisi al buio è conclamata ma forse i tempi non sono ancora maturi per venire allo scoperto ed Enrico Letta, da New York, risponde al ricatto di Berlusconi rilanciando sul piatto con la fiducia prima del voto della Giunta che farà, presumibilmente, decadere il Cavaliere da senatore.

“Se vogliono buttare giù il governo se ne devono assumere la responsabilità di fronte al Parlamento e al paese”. Il piano di Letta è ampiamente condiviso da Napolitano.

“Se oggi non rientra la minaccia di Berlusconi – spiega un ministro del governo vicino a Letta – allora la prossima settimana si va in Parlamento e vediamo se il Pdl vota contro”.

Oggi intanto Napolitano si occuperà in prima persona della questione e incontrerà i capogruppi del Pdl. stavolta non bastano le buone intenzioni ci vogliono le garanzie e quelle sembra che non arriveranno al Colle. A questo punto quindi non resta che la fiducia, un voto con il quale il Pdl di fronte alla Nazione deve essere pronto ad assumersi le responsabilità.

Un segnale del clima che si vive nel governo è gelo tra Franceschini e Alfano materializzatosi nella telefonata di stamattina. Quell’Alfano che rassicura nei Palazzi poi esce e partecipa a manifestazioni dai toni eversivi ed è questa la sintesi che si respira nel governo: tutti nelle larghe intese ma pronti a sferrare il colpo finale e tenere in pressing Letta… ma forse ora le cose cambieranno!

 

Quei contributi figurativi che riducono le pensioni

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Si chiamano contributi figurativi e minano l’assegno pensionistico. Cosa sono? Ad esempio le assenze per donare il sangue o anche per svolgere un servizio sociale. Come racconta il Sole 24 Ore:

A scoprire in prima persona gli effetti delle nuove regole sono state decine di donatori volontari del sangue, che nelle scorse settimane hanno avviato i conteggi per accedere alla pensione anticipata, verificando che i giorni non lavorati perché dedicati alla donazione non vengono calcolati. Già con un parere dell’ottobre 2012, la gestione ex Inpdap, aveva precisato che la presenza di contribuzione utile ai fini del diritto al trattamento di quiescenza relativa ad assenza diverse da quelle previste dalla norma, poiché non costituisce prestazione effettiva di lavoro, comporta l’applicazione delle riduzioni percentuali.Tale interpretazione, in linea con il tenore letterale della norma, comporta oggettive difficoltà applicative, soprattutto nel pubblico impiego, dove non sempre risulta possibile avere una situazione storica di tutte le tipologie di assenze effettuate dal lavoratore nel corso dell’intera vita lavorativa.

Per queste persone quindi i contributi non verrebbero conteggiati e non sarebbe quindi consentito di andare in pensione anticipata entro il 2017 senza la decurtazione dell’assegno. I dubbi sono sorti e con loro le polemiche tanto che l’Inps ha richiesto ed è in attesa del parere di due ministeri. Questo è l’ennesimo nodo “opaco” della riforma Fornero che prevede decurtazioni per chi accede alla pensione anticipata (cioè prima dei 62 anni) con elevata anzianità contributiva. Decurtazioni che non valgono per chi matura i requisiti contributivi entro il 2017, a patto che l’anzianità contributiva sia determinata da prestazione effettiva di lavoro.

E i donatori di sangue sembra che abbiano invece fatto assenze ingiustificate? Speriamo che si arrivi presto a un chiarimento!

L’Italia dimissionaria: muoia Sansone e tutti i filistei?

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Lettere nel cassetto e pronti all’addio. Questa sembra essere la contromossa di Letta e Napolitano all’annuncio delle dimissioni in massa del Pdl. Enrico Letta sarebbe pronto a darlo anche immediatamente, anche da New York, anche oggi stesso dal Palazzo di Vetro dove sta portando avanti incontri e colloqui. Giorgio Napolitano la lettera ce l’ha pronta da tempo e sembra che ora sia più deciso che mai a presentare le sue dimissioni e ritirarsi a vita privata. Berlusconi intanto si sente circondato dalla magistratura e allarmato dalle  voci sempre più insistenti che gli avrebbero preannunciato nuove misure cautelari disposte dalla Procura di Milano sulle cosiddette “Olgettine“.  Intanto adirato Silvio Berlusconi vorrebbe una crisi di governo anche se per il Pdl a questo punto non ci sarebbe più nulla da guadagnare, ma sembra che la linea che si vuole seguire è “muoia Sansone e tutti i filistei”.

Letta a New York non vuole essere triturato nella macchina di Pdl e Pd e ha fissato una dead line al 15 ottobre, quando si licenzierà la Legge di Stabilità. Una scarna nota dal Quirinale comunica che il Presidente procederà a “verificare con esattezza” le ventilate dimissioni del Pdl.

Giorgio Napolitano ha quindi ricevuto una telefonata da Enrico Letta che gli ha confessato tutta la sua frustrazione, «è inaudito, convocano un’assemblea per far saltare il governo mentre io qui a New York cerco di rappresentare un’Italia solida agli investitori stranieri, e un’Italia che lavora alla stabilità internazionale davanti all’Assemblea dell’Onu…». (La Stampa)

 

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