Ironia della sorte: V per Vendetta diventa un prodotto di massa

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Il sistema che  Guy Fawkes, il protagonista di V per Vendetta, vuole combattere sembra invece aver inglobato anche la sua faccia. Fawkes è l’ennesima vittima del consumismo e del capitalismo oppure è icona pop?   Il disegnatore britannico David Lloyd, inventore della maschera propende per la seconda ipotesi e si è dichiarato felice di aver contribuito a creare l’icona di una certa cultura popolare che “si oppone alla tirannia”. Time Warner, una delle più grandi società editoriali americane, è la proprietaria dei diritti dell’immagine e incassa una percentuale su ogni maschera venduta. C’è quindi chi si sta facendo ricco sfruttando il protagonista del film? C’è chi fa diventare la ribellione un business, la disubbidienza marketing e  la protesta spot pubblicitario? La fabbrica a São Gonçalo, nell’area metropolitana di Rio De Janeiro, in Brasile, produce circa 800 maschere al giorno di Fawkes, moltissime di esse vengono vendute a Brasilia e Belo Horizonte, mentre altre sono per l’esportazione, in particolare in Europa o in Nord America. Sicuramente quella in Brasile non è l’unica fabbrica, ne esistono anche in Cina. La maschera già ha un “curriculum” di tutto rispetto essendo diventata il simbolo di Occupy Wall Street e della cosiddetta “primavera araba” per poi approdare alle  proteste in Turchia, in piazza Taksim. Ma forse Fawkes deve la sua popolarità anche agli attacchi degli hackers di Anonymous che la usato come simbolo di lotta contro il potere.

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Saviano tra coca, disciplina mafiosa e la difesa della felicità

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In occasione della pubblicazione sel zuo nuovo libro, Zero Zero Zero, Roberto Saviano rilascia un’intervista al quotidiano tedesco Die Welt in cui descrive un paradosso tutto italiano: nel Paese senza regole, la criminalità organizzata è quella che vanta la maggior propensione al sacrificio e al rispetto dei codici di comportamento. In essa è riscontrabile una disciplina che crea una parziale fascinazione sullo scrittore. “La criminalità organizzata ne esercita una certa quantità, lo devo confessare. Ma sarebbe un errore soccombere a questa forza di attrazione. I mafiosi costruiscono un’immagine di uomini d’onore, che vivono secondo un codice, detengono molti soldi e non hanno alcuna paura della morte. Questo mito va smontato: devo mostrare quanto siano ridicoli, le loro paure, la loro esistenza miserabile. Credo davvero che le cose si possano cambiare, se vengono scritte. Questa è la mia ossessione”. La vita della criminalità italiana, insomma, è costellata di rinunce, soprattutto se confrontata con la mafia messicana, dove lusso e feste sono un tratto distintivo dei grandi capi del cartello della cocaina. “I boss italiani sono gli ultimi calvinisti dell’Occidente. Vivono la maggior parte del loro tempo in un buco sottoterra, e per il loro successo rinunciano ad ogni lusso”. Ma un paradosso è anche il rapporto tra i suoi due libri: con Gomorra, che ha confessato non riscriverebbe se avesse il potere di tornare indietro nel tempo, che, dopo averlo obbligato ad una vita sotto scorta, gli ha permesso di scrivere la nuova opera. “Non vale la pena scrivere un libro che ti distrugge la vita. E’ importare raccontare la verità sulla mafia, e non avere paura né essere costretti al silenzio. Ma è altrettanto importante difendere il proprio percorso verso la felicità. Ora non so più come ritrovarlo, visto che vivo completamente isolato dagli altri uomini”. Ma l’isolamento l’ha portato a compiere un passo oltre: “Grazie alla scorta sono però riuscito ad incontrare molti inquirenti, ed ho avuto accessi ad atti e testimonianze che mi hanno permesso di studiare la dinamica del cartello delle droghe. “Suona paradossale, ma più vivo protetto, maggiore è la mia vicinanza a ciò che accade nel mondo della criminalità, anche se non posso più permettermi di camminare per strada”. Saviano non risparmia neanche, dopo tutte le bastonate inflitte dalla Germania all’Italia, una piccola bacchetata ai tedeschi. “La Germania sottovaluta il traffico di droga in modo drammatico, alla polizia mancano gli strumenti giuridici per poterlo contrastare in modo efficace. In Germania la mafia è al sicuro in modo davvero assurdo”. Per concludere, l’autore si schiera con la legalizzazione della cocaina, che rappresenta il più importante business per le mafie globali:  “La coca rappresenta un mercato da 400 miliardi di dollari di fatturato annuo. Una legalizzazione darebbe agli stati la possibilità di contrastare la droga, con campagne come quella condotta contro il fumo, e togliere alla criminalità organizzata la sua maggior fonte di guadagno”. Capitalismo allo stato pure insomma, che semplifica con un esempio: “Nessun altro affare dà maggior lucro. I suoi profitti sono enormi. Si prenda questo esempio. Chi all’inizio del 2010 ha investito nell’Apple 1000 euro, ora ne possiede 1600 grazie alla crescita delle sue azioni. Chi invece nel 2012 ha investito 1000 euro nella cocaina, ora ne possiede 182 mila. Cento volte di più rispetto alle azioni che sono andate meglio negli ultimi anni”.

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