Ricovero in ospedale per Antonio Cabrini!

antonio-cabrini-malore-tuttacronacaNotte in ospedale per il campione del mondo 1982, Antonio Cabrini. L’attuale ct della nazionale italiana femminile è stato ricoverato d’urgenza all’ospedale Maggiore di Novara dopo un malore. Per Cabrini dovrebbe essersi trattato di una forte colica renale mentre si trovava al centro sportivo Novarello in ritiro con le ragazze azzurre da mercoledì scorso, in vista della partita contro la Repubblica Ceca, quarto match di qualificazione ai Mondiali di Canada 2015.  Dal Maggiore confermano: “I medici stanno valutando la situazione per procedere con terapie o con altre ipotesi anche chirurgiche”. Prima di intraprendere l’avventura azzurra, Cabrini era stato anche sulla panchina del Novara stagione 2005-06.

Morire a 53 anni per i calcoli alla cistifelia… sanità 2.0!

Giuseppina Mazzariello -tuttacronaca

Pronto Soccorso Tor Vergata, Roma. 14 ore di sofferenza con dolori lancinanti all’addome e poi la morte. Giuseppina Mazzariello aveva 53 anni ed è morta per i calcoli alla cistifelia. Ora il marito, Antonino Nastasi, cerca chiarezza sulle responsabilità legate al decesso e  ha sporto denuncia contro medici e infermieri del policlinico perché «non si può morire di calcoli alla cistifellea. Me l’hanno ammazzata. Voglio giustizia. Se qualcuno ha sbagliato deve pagare perché cose del genere non devono più accadere. L’hanno abbandonata su una barella per ore facendole dei blandi antidolorifici e alla fine le è scoppiato il cuore. E’ morta davanti agli occhi di nostra figlia».

Giuseppina è arrivata al pronto soccorso di Tor Vergata mercoledì, accompagnata dal marito. Erano le 13 e il suo era un codice giallo, ma alle 19 gli accertamenti hanno scoperto dei calcoli alla cistifellea uno dei quali, a detta dei medici, gliel’aveva perforata. «Con una diagnosi simile – dice il marito – avrebbero dovuto operarla d’urgenza e invece ci hanno detto che l’avrebbero tenuta in osservazione per tutta la notte. E’ stata 8 ore in barella – prosegue l’uomo – poi l’hanno portata nell’astanteria del Dea dove è rimasta fino a quando non ha esalato l’ultimo respiro. Aveva dei dolori fortissimi e urlava disperata, ma nessuno se ne preoccupava. L’hanno tenuta con le flebo attaccate tutto il giorno facendole degli antidolorifici inutili che non le alleviavano la sofferenza. Mia figlia chiamava le infermiere per avere assistenza, ma le rispondevano ‘Che cosa ci possiamo fare?’». «Alle 3 di notte mia figlia l’ha vista impallidire e subito il collo e il viso le sono diventati scuri – ricorda Nastasi -. Una dottoressa ha cercato di rianimarla, ma non c’è stato nulla da fare. Non si può morire così a 53 anni».

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