Una ragazza spunta dal cellulare di Carlo Mura…

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Sarebbe stata una ragazza l’ultima persona con cui Carlo Mura avrebbe parlato dopo essere stato ucciso (o suicidato, secondo un ipotesi che non trova molti riscontri). Ci sarebbe stata una telefonata una giovane e poi l’incontro, nella tarda serata di venerdì, sulle scale antincendio della scuola, non molto lontano dal luogo dove poi la bidella lo avrebbe trovato cadavere. Gli inquirenti sono giunti a lei tramite i tabulati telefonici del cellulare del giovane operaio, ma la donna al momento è ritenuta solo e unicamente una testimone.

Potrebbe essersi suicidato il ragazzo trovato morto a Mondovì?

mondovì

Continuano le indagini per chiarire il giallo della morte di Giovanni Carlo Mura, il 22enne trovato morto ieri mattina a Mondovì, vicino a una scuola, in località Passionisti. Ma sembrano il quadro si fa sempre più confuso. Il corpo bruciato, presentava ferite da taglio all’addome e segni di soffocamento da impiccagione, a pochi metri da lui, il coltello. Ma gli investigatori hanno rinvenuto anche il contenitore della sostanza usata, forse alcol; l’accendino; il telefono cellulare. Lo zaino di Mura si trovava invece all’ultimo piano delle scale anti-incendio dell’istituto agrario, a cento metri di distanza dalla stradina, vicino a una serra, dove, supino, è stato ritrovato il cadavere. Con i dovuti rilievi, si è accertato che il ramo dove è stato trovato un cavo elettrico con un cappio è troppo basso ripetto all’altezza del ragazzo per causare la morte per impiccagione. Poi  le tracce di sangue, in una linea diagonale sull’asfalto, lasciate a distanza regolare l’una dall’altra che sembrano confermare l’ipotesi che il 22enne, ferito e già ustionato, sia rimasto in piedi, prima di ricadere a faccia in giù nella roggia. Il ragazzo, che era stato visto per l’ultima volta, da solo, da un barista della zona che gli aveva servito quattro birra prima di vederlo allontanarsi, camminando, verso via Manera, aveva un fiscio robusto ed un carattere deciso. In base a questo, se si trattasse di un delitto, ci sarebbero volute almeno due o tre persone per riuscire ad ucciderlo con quella dinamica. Però resta il fatto che, sul luogo, sono rimasti il coltello, l’acendino e il cellulare. Carlo era incensurato e tutti parlano di lui come di una persona tranquilla e risevata, ma tutti negano la possibilità di un suicidio. Il titolare di un chiosco dove il ragazzo si recava tutti i giorni dopo il lavoro ne parla così:  “Un tipo silenzioso, educato, molto rispettoso. Con lui si scambiavano poche parole ma c’era un clima cordiale. L’ho visto venerdì, non posso credere al suicidio”. Sia i familiari che gli amici negano che nella sua vita privata ci possano essere elementi tali da condurre a uno scenario di violenza. I carabinieri stanno controllando tabulati telefonici e la memoria del suo pc. Alla ricerca di un indizio, di una frase, di un’immagine che possa dare un senso a quanto è accaduto.

Il cadavere nel cuneese ha un nome: Giovanni Carlo Mura

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Era un operaio 22enne di Mondovì, l’uomo trovato morto questa mattina, accoltellato e semi-carbonizzato, in una stradina della cittadina cuneese. Si chiamava Giovanni Carlo Mura. A identificarlo sono stati la madre e il fratello.

“Me l’hanno ammazzato, bisogna fare di tutto per trovare chi l’ha fatto’’, sono le poche parole della madre, Iolanda, 49 anni. ‘’Ieri sera Giovanni è uscito presto – ha dichiarato la donna – anche io sono uscita, e al mio rientro non c’era ancora. Stamattina non l’ho visto, ma non ero preoccupata, perché si alzava presto la mattina per andare al lavoro’’.

Il sostituto procuratore si limita ad affermare Riccardo Baudinelli: “Al momento è presto per fare ipotesi. Ci sono molti elementi sulla scena del crimine e non escludiamo nessuna pista’’.

In paese tutti dicono che il giovane aveva pochi amici, era timido e probabilmente, secondo alcuni, aveva tendenze omosessuali.

All’interno del suo zainetto, oltre i documenti, sono stati rinvenuti un berretto e un libro fantasy.

Ma come è avvenuto il delitto?

Prima la vittima è stata accoltellata, poi strangolata con il cavo della batteria che è stato trovato su un albero. Infine il corpo sarebbe stato trasportato dal lato opposto della strada e dato alle fiamme. Questa mattina infatti la bidella che ha lanciato l’allarme lo aveva trovato proprio su quel lato della strada, mentre l’albero a cui pendeva il cavo si trovava sul lato opposto. Una dinamica complessa per un omicidio che sembra voler cancellare l’identità della vittima, quasi renderlo irriconoscibile. La ricostruzione è stata fatta grazie alle macchie di sangue sull’asfalto. Sul corpo, rinvenuto a pancia in giù, e girato solo dal medico legale, erano evidenti i segni dello strangolamento e le numerose ferite d’arma da taglio concentrate nella zona tra il torace e l’addome.

Sul posto oltre all’arma del delitto, un coltello a lama corta, è stato trovato, in serata, anche il cellulare della vittima. Proprio sul telefonino ora si concentreranno le forze dell’ordine per ricostruire le ultime ore di vita del giovane. 

 

Il cadavere di Mondovì non è una donna, ma un uomo!

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Non è una donna di origine nordafricana, ma un uomo. L’uomo non è stato ancora identificato, ma si tratterebbe di una persona giovane almeno da quanto si apprende dalle prime indiscrezioni. Il sostituto procuratore di Mondovì, Riccardo Baudinelli, si è recato sul posto per raccogliere la testimonianza di Patrizia Icardi, la bidella che ha notato il cadavere e ha dato l’allarme. “Stavo andando a scuola – ha detto  la bidella – quando ho visto quel fagotto. Subito ho pensato a un sacco dell’immondizia, ma poi ho capito che si trattava di un cadavere. Ero spaventata, così ho chiamato il mio collega e insieme abbiamo avvisato le forze dell’ordine”.  Ora è stato rinvenuto anche l’accendino che, probabilmente, è stato usato per dar fuoco al corpo. Accanto al corpo anche uno zainetto con dei documenti, gli inquirenti non sanno se appartengono alla vittima o se sono stati abbandonati o persi.

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