Duplice omicidio in Brianza: 41enne uccide i genitori

duplice-omicidio-brianza-tuttacronacaFarfugliava frasi sconnesse, all’arrivo dei carabinieri, il 41enne che oggi, a Veduggio di Colzano, in Brianza, ha ucciso i genitori pensionati che condividevano l’appartamento con lui. Dopo il duplice omicidio, l’uomo ha telefonato al 112 e si è costituito. I corpi delle vittime, lui di 85 e lei di 80 anni, sono stati trovati in una palazzina di via Dante, a terra e con evidenti segni di violenza al capo e al corpo. Secondo i primi accertamenti, che però dovranno essere confermati in sede medico legale, sarebbero stati colpiti violentemente con un corpo contundente. L’uomo, dopo il brutale duplice omicidio, ha chiamato i carabinieri pronunciando frasi sconnesse fra cui, pare, “non mi sopporta nessuno”.

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Il padre che ha ucciso i due figli: “Temeva di non poter dar loro il necessario”

michele-graziano-tuttacronacaLa Brianza è sotto shock dopo che ieri sera il 37enne Michele Graziano ha sgozzato i suoi figlioletti, Thomas ed Elena, di due e otto anni per poi tentare il suicidio. Il suo avvocato prova a giustificarlo spiegando: “temeva di non poter dare ai propri figli quello di cui avevano bisogno”. Solo recentemente l’uomo aveva ripreso a vedere i figli avuti da due donne diverse e, dopo la fine delle relazioni, viveva solo. Un lavoro come cassiere allEsselunga di Lissone (Monza e Brianza), l’ultima relazione finita poco prima di Natale con la donna da cui aveva avuto Thomas, Valentina Neri, 23 anni appena. L’uomo non avrebbe neanche dovuto trovarsi in compagnia dei piccoli: i giorni per stare con Thomas erano il mercoledì e il sabato ma aveva chiamato la ex moglie e le aveva chiesto di fare uno strappo alla regola. In seguito ha portato i bimbi nella sua dismessa abitazione sopra un wine bar dove, spiega La Stampa, non c’era nemmeno la corrente elettrica. Lì ha preso un coltello da salumi, con una lama di 10 centimetri, e li ha sgozzati, con un solo fendente alla gola. Poi ha cercato di fare lo stesso su di sé, puntando il coltello al suo collo, ma non c’è riuscito. Ha chiamato il fratello, che ha dato l’allarme. Ora Graziano è piantonato all’ospedale San Gerardo di Monza, accusato di duplice omicidio. Il suo legale, che ne aveva seguito la causa di separazione, ha commentato: “Si era separato poco prima di Natale senza grandi traumi, se non le classiche problematiche che si creano tra marito e moglie in fase di separazione”. “Era preoccupato di non poter dare ai figli tutto il necessario, faticava a pagare gli alimenti, ma nulla di più”. Ma le parole dell’ex suocero mostrano un’immagine diversa: “Cosa diavolo aspettano a intervenire? Cosa doveva ancora sopportare mia figlia? Perché non lo hanno fermato prima? Quello prima o poi avrebbe fatto un macello. Ora spero che lo arrestino e marcisca in galera. Perché se così non fosse, giuro che lo ammazzo con queste stesse mie mani”.

Orrore in Brianza: il padre che sgozza i due figli e poi tenta il suicidio

padre-uccide-figli-tuttacronaca Ha tentato il suicidio un padre 37enne che a Paina, una frazione di Giussano, in Brianza, aveva prima sgozzato i suoi due figli: una bimba di 8 anni e un maschietto di due avuti da due diverse donne. Ora l’uomo è ricoverato all’ospedale San Gerardo di Monza mentre i carabinieri indagano sulla vicenda. L’uomo, al momento di compiere l’atroce delitto, si trovava da solo nell’abitazione in via IV novembre. Stando a una prima ricostruzione, l’uomo avrebbe chiamato il fratello dopo aver colpito alla gola i due bambini con un coltello, avrebbe chiamato il fratello e, dopo alcuni minuti di conversazione, il fratello si sarebbe reso conto dell’accaduto e si sarebbe precipitato nella casa. L’uomo aveva già tentato di uccidersi e il fratello ha allertato i soccorsi. I sanitari, arrivati poco dopo, non hanno potuto fare altro che constatare la morte dei due bambini e trasferire il padre al San Gerardo dove non sarebbe in pericolo di vita ma è piantonato ed in stato di arresto con l’accusa di duplice omicidio.

Lega al letto la fidanzata ed esce a prendere la cena

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E’ stato arrestato il 34enne con piccoli precedenti penali legato al consumo di droga che al termine di una lite con la fidanzata di 21 anni, ha legato la ragazza al letto e l’ha imbavagliata con il nastro adesivo e poi è uscito per andare a ritirare la cena al take away. La giovane sin dalla mattina voleva lasciare l’abitazione dell’uomo, tanto che aveva ingerito candeggina per costringere il 34enne a portarla in ospedale, ma l’uomo l’aveva costretta a vomitare e l’aveva chiusa in casa fino a sera. Ora la 21enne è stata ricoverata in ospedale dove è tenuta in osservazione, l’uomo è stato arrestato, Bernareggio, in provincia di Monza e Brianza.

Addio ad Ambrogio Busnelli, re del design

ambrogio_busnelli_tuttacronacaE’ scomparso sabato, all’età di 88 anni, il fondatore di B&B Italia Ambrogio Busnelli, re del design e ambasciatore del ‘Made in Italy’. Nato a Meda, in Brianza, iniziò la sua storia imprenditoriale nel 1952, concretizzando il suo sogno, ‘un’industria per il design’, nel 1966 con la creazione di C&B insieme con Cesare Cassina. Tecnologie innovative e collaborazioni con designer affermati portano l’azienda ad aggiudicarsi primati e successi a livello internazionale. Nel 1973 la trasformazione dell’azienda in B&B Italia segna la svolta: è qui che l’intuito di Busnelli e la sua visione imprenditoriale prendono forma, i suoi progetti contribuiscono a scrivere la storia del design italiano grazie anche al contributo di una nuova generazione di designer. Il risultato sono quattro ‘Compasso d’oro’. “Con la scomparsa di Pierino Busnelli – ha dichiarato Carlo Edoardo Valli, presidente della Camera di commercio di Monza e Brianza – se ne va un protagonista dell’imprenditoria italiana. Un “maestro brianzolo” che ha saputo interpretare al meglio l’intuizione di dare valore aggiunto  con il design, la ricerca e l’apertura internazionale  all’industria del mobile”. “Piero Busnelli – ha ricordato Bruno Molteni presidente del consiglio comunale di Meda- è stato un protagonista del suo tempo. Una persona eccezionale che ha esportato in made in Brianza in tutto il mondo. Perdo un grandissimo amico”.

“Il capitale umano” e i soldi di Mps: Virzì al centro delle polemiche

paolo-virzi-tuttacronacaIl 9 gennaio esce sugli schermi “Il capitale umano”, l’ultimo film di Virzì. Repubblica spiega che nella pellicola

Fabrizio Bentivoglio è un immobiliarista fallito che si indebita per poter entrare in un fondo di investimento che promette folli guadagni, Fabrizio Gifuni è il potente finanziere che gestisce quei fondi. Finalmente il cinema parla di ricchi, di quei ricchissimi diventati tali senza produrre lavoro, merci, ricchezza per il paese, di quella nuova, forma di criminalità finanziaria che come è capitato nel 2008, può arrivare a distruggere l’economia di intere nazioni. O semplicemente mandare sul lastrico gli investitori.

In un’intervista al quotidiano, lo stesso regista, livornese, spiega perchè ha scelto di realizzarlo in Brianza:

L’ho scelta perché è vicina a Milano, dove c’è la Borsa, dove ogni giorno si creano e distruggono patrimoni: poi perché cercavo un’atmosfera che mi mettesse in allarme, un paesaggio che mi sembrasse gelido, ostile e minaccioso. Mi interessavano due scenari, quello dell’hinterland con i grumi di villette pretenziose dove si celano illusioni e delusioni sociali, e quello dei grandi spazi attorno a ville sontuose dai cancelli invalicabili. Ho girato nella campagna di Osnago, nel centro storico di Varese, di Como, città ricchissima che esprime il degrado della cultura con quel suo unico teatro, il Politeama, chiuso e in rovina. E che ha una parte importante nel film, come simbolo di un inarrestabile degrado e sottomissione al denaro. La bella villa con piscina e i sontuosi interni, dove vive la famiglia opulenta di Gifuni, l’ho presa in affitto ad Arese, e l’ho pagata profumatamente: ci ho aggiunto solo il tennis.

E la polemica si è innestata in un attimo, con Maurizio Belpietro che, in un editoriale su Libero sottolinea “Soldi pubblici al film che insulta chi lavora”. “Il regista Virzì, con la grancassa di Repubblica, attacca la Brianza gelida, ostile e minacciosa. Ma da lì viene gran parte del cospicuo finanziamento che ha avuto”.

 

Che ai nostri intellettuali o aspiranti tali facciano schifo i ricchi non è una novità. Giornalisti, scrittori e attori in cerca di ruolo sono uniti da un insano ribrezzo e da un manifesto complesso di superiorità per chi ha fatto fortuna. Un disprezzo che non hanno nei confronti dei ricchissimi: quelli no, quelli sono adorabili, soprattutto se si chiamano Agnelli o De Benedetti. I ricchissimi, se progressisti, un po’ verdi e attenti a invitare bene nelle loro ville o sui loro yacht o semplicemente a casa loro per sentire cos’ha da dire l’intellettuale di sinistra, i ricchissimi – dicevamo – sono glamour. No, a essere detestati, insultati, sbeffeggiati e derisi sono i ricchi, quelli che hanno da poco messo fuori la testa dalla “mediocrità”del cetomedio, quelli che inseguono il sogno di avere una villa con un bel parco, la piscina riscaldata, il Suv parcheggiato, la moglie carina. Quanto sono cafoni questi ricchi. Quanto è volgare la loro voglia di emergere e di avere successo. E quanto sono pieni di luoghi comuni i nostri presunti intellettuali. Sono talmente gonfi di conformismo e di indignazione che se non trattengono il fiato rischiano di scoppiare. Ne sono prova gli articoli usciti in questi giorni sull’ultimo film di Paolo Virzì.

E spiega che tali articoli non sono altro che

Marchette pubblicitarie che l’intellettuale di complemento non nega mai al regista del momento. I migliori esempi di queste recensioni-adulazioni si sono potuti leggere sulle pagine di Repubblica, a firma di Natalia Aspesi e Concita De Gregorio, due indignate speciali che non perdono occasione per recitare la parte della cronista snob dal naso perennemente arricciato. Comincia la prima, che anche per età dà prova di una certa esperienza. Il film di Virzì è un libero adattamento dell’opera di uno scrittore americano e la cronista chiede al regista perché ambientare la storia in Brianza, forse – suggerisce – perché la pensa più “americana”, più rapace, più spietata? Risposta dell’artista: «Cercavo un’atmosfera che mi mettesse in allarme, un paesaggio che mi sembrasse gelido, ostile e minaccioso». Capito? Noi pensavamo che la Brianza fosse un distretto da prendere a esempio per l’impegno, la voglia di fare, la capacità di creare mobili e oggetti noti in tutto il mondo. E invece ci sbagliavamo perché la Brianza è gretta, non ha il «senso di responsabilità verso il loro Paese che gli americani hanno ereditato dai loro padri fondatori». La nostra borghesia, spiega Virzì intervistato da una giornalista che tra una sfilata di moda e l’altra denuncia l’ingordigia di denaro e potere, ha «pochissimo senso civico«, è «molto egoista e carente verso il bisogno degli altri». Colpa, ovviamente, di Berlusconi, che avendo ville in Brianza, non può che essere il responsabile numero uno della volgarità e dello spreco, oltre che dell’alta densità di truffatori. Non è da meno Concita, che il giorno dopo l’intervista a tutta pagina, rispiega a tutta pagina il viaggio del regista nella terra dei ricchi. La maestrina dalla penna rossa che un tempo dirigeva l’Unità racconta che Virzì ha messo «in valigia i suoi attrezzi di sarto di storie» insieme con «le stoffe pesanti per il freddo che c’è dentro casa e anche fuori, su al Nord, le sete per le sere di festa, le lamette per la disperazione, l’alcol per non pensarci». Perché su al Nord ci sono i ghiacciai dei sentimenti e ogni casa è una Siberia di angosce da cui la gente fugge con la bottiglia in mano o tagliandosi le vene. La miseria morale, il degrado di un Paese, l’imbarbarimento di una comunità sono tutti concentrati lì, in Brianza, tra «villette pretenziose dove si celano illusioni e delusioni sociali e quello dei grandi spazi attorno a ville sontuose da cancelli invalicabili». I capannoni industriali, i grandi centri commerciali, le luccicanti vetrine dei negozi sono tutta una finzione dietro cui si nasconde una borghesia avida e corrotta.

Il fatto è che il regista mette l’accento, puntando il dito, contro quello che vuole demonizzare scordandosi cosa c’è dietro il suo stesso film:

Peccato che da quella Brianza tanto disprezzata e criticata vengano gran parte delle tasse con cui lo Stato finanzia film come quelli di Virzì, al quale sono andati 700mila euro. Già, perché intellettuali, artisti e registi quando devono comporre un’opera battono cassa e si rivolgono al ministero e il ministero apre il portafogli finanziando generosamente anche i film che nessuno vuole vedere. Anzi, per incentivare la visione della pellicola la mano pubblica addirittura è prodiga di sgravi fiscali verso le sale cinematografiche che tengono più a lungo in cartellone lo spettacolo. Gli spettatori sono pochi? Non importa: un’opera di alto valore artistico va sostenuta anche se il popolo è ignorante, anche se il popolo si annoia a vedere la «boiata pazzesca». Un tempo gli intellettuali discutevano della banalità del male. Purtroppo adesso ci sarebbe da discutere della banalità dell’intellettuale.

 

Ma non è solo Belpietro a scagliarsi contro Virzì. Anche lo scrittore comasco Andrea vitali, intervistato, è intervenuto sull’argomento dicendo:

 

«Mi ha colpito quel che ha scritto la De Gregorio a proposito della partenza di Virzì che si prepara al freddo di queste parti…». Scrive che Virzì «ha messo in valigia (…) le stoffe pesanti per il freddo che c’è dentro casa e anche fuori, su al Nord, le sete per le sere di festa, le lamette per la disperazione, l’alcol per non pensarci, uno zainetto e una tuta per scappare, caso mai».

 

«Sembra che stia andando in Siberia. Dice che siamo freddi, ma ricordo che qui è ambientata la grande storia d’amore di Renzo e Lucia. Qui ai funerali si piange poco, è vero, ma il dolore lo proviamo anche noi. Abbiamo il nostro pudore, diciamo “ti amo”al – lenostre donne,ma inprivato. Enessuno deve pretendere di snaturarci. Quanto all’alcol e allo zaino per partire… Mi sembrano cose un po’ fan – tozziane, non mi pare che in Brianza ci siano tutti questi pericoli. In quello che dicono Virzì e la De Gregorio c’è un sottofondo di meraviglia che mi ha stupito. Parlano di villette e di muri che le circondano. Ma da dove vengono questi? Hanno presente Roma?».

 

Sembra una rappresentazione un po’ stereotipata del Nord.

 

«Queste menti illuminate predicano da annil’integrazione fra Norde Sud. Spesso noi del Nord riportiamo dei pregiudizi sul Sud. Per questo io ho sempre ripetuto che amo il Sud, la sua cultura e gli scrittori che ha prodotto. Ma questi signori non fanno altro che alimentare lo stereotipo. Io da queste parti non vedo avvoltoi che vivono della morte altrui».

 

La De Gregorio descrive la terra di quelli che «hanno scommesso sulla rovina del nostro Paese, e hanno vinto». Quelli che «calcolano con un algoritmo quanto costa la tua morte».

 

«In Brianza impera la religionedel lavoro, a scapito del divertimento e talvolta degli affetti. Ma grazie a Dio che esiste. Attorno a me non ho mai visto gente che fa calcoli sulla morte altrui. Il brianzolo non è così. Piuttosto è uno che si ammazza di lavoro, ma non se ne approfitta. È geloso della sua ricchezza, ma non invidioso di quella altrui. Semmai ci sono imprenditori che si impiccano perché non possono più vivere la loro vita di lavoro e non possono più farla vivere ai loro dipendenti. E poi una visione isterica della Brianza l’ha già prodotta, e molto meglio, Antonio Albanese con il suo Perego».

 

La sensazione è che sul film di Virzì e sulle recensioni lette finora aleggi un antico pregiudizio antiborghese…

 

«Da che pulpito! Evviva la borghesia che lavora, risparmia ed è generosa con gli altri, magari senza farsi troppa pubblicità. Se lo mettano in saccoccia, il loro pregiudizio antiborghese. Non abbiamo bisogno di sermoni di questo tipo. A me sembra abbiano visto solo quel che volevano vedere. Quando vorranno fare un salto al Teatro Sociale di Como, li accompagno io».

Ma se Virzì è bravo ad attaccare, scatenando così una polemica utile anche per pubblicizzare il suo nuovo film, c’è chi non si è soffermato alle sue dichiarazioni ed è andato a scovare la notizia che “non ci sono solo i contributi del ministero ad aver messo le ali cinema di Paolo Virzì”. Come scirve Franco Bechis:

 Nei bilanci della società di produzione che Virzì controlla insieme al fratello Carlo (sceneggiatore e autore di colonne sonore) oltre a qualche contributo della Regione Toscana per opere minori, emerge una bella mano arrivata anche dalla banca rossa per eccellenza, il Monte dei Paschi di Siena. arrivata durante il 2011, nel bel mezzo della bufera finanziaria che avrebbe poi travolto i vertici dell’istituto senese. Alla società dei Virzì – la romana Motorino Amaranto – Mps Capital services ha erogato 1,5 milioni di euro utilizzando le pieghe della legge finanziaria 2008 sul tax credit.

L’Italia fallisce:+6% di aziende presentano la procedura fallimentare

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La ripresa sarà anche alle porte, ma c’è chi ha già chiuso i battenti. Nel primo semestre del 2013 si sono registrate circa 6.500 nuove procedure fallimentari, in aumento rispetto allo scorso anno di quasi il 6%. Sono questi i dati allarmanti diffusi dall’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza sui fallimenti delle aziende. Con la crisi economica sono a rischio anche le imprese “storiche”. Tra il 2008 e il 2012 sono circa 9mila quelle che, nonostante oltre 50 anni di attività, hanno chiuso i battenti.

Subito dietro dopo la Lombardia, Lazio e Toscana fanno rilevare il dato più alto per nuovi fallimenti in rapporto al numero di imprese attive (in entrambe le regioni 1,5 imprese su 1000 hanno iniziato la procedura di fallimento nei primi sei mesi del 2013). Tra le regioni italiane, la percentuale delle imprese storiche che hanno cessato l’attività tra il 2008 e il 2012 sale in Calabria e supera la metà delle imprese storiche (53%, circa 250 imprese), così come in Puglia (47,6%, circa 300 imprese).“

Non va meglio in Francia dove sono oltre 60 mila aziende francesi ad aver dichiarato fallimento nell’arco di un anno. Nel giugno 2013, il maggior numero di aziende che hanno fallito sono piccole imprese, e il loro numero è aumentato del 4%. Le principali aziende fallite, registrate dalla Banca Centrale Francese si occupano del settore immobiliare, di quello della ristorazione, e dell’edilizia.

Spray urticante a Milano, terzo episodio in pochi giorni.

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E’ il terzo episodio e la questione inizia a essere seria. Dopo il primo caso registrato al centro commerciale  “Il Globo”, in Brianza, e dopo l’altro della metro a San Babila, A Milano, ora  arriva quello fatto registrare questa mattina in un  supermercato di via Valassina a Milano. Coinvolte una ventina di persone che sono rimaste lievemente intossicate e presentavano sintomi di bruciore agli occhi e mal di gola. Colpita anche una persona asmatica che ha immediatamente avuto difficoltà respiratorie connesse proprio con lo spray. Forse ora si riuscirà a risalire all’artefice visto che ci sarebbe, almeno stando alle prime indiscrezioni, una ripresa video delle telecamere del supermercato che avrebbe ripreso una persona nell’atto di usare lo spray.

Secondo attacco a Milano, dopo il centro commerciale, spray urticante in metro

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Dopo l’episodio di ieri al centro commerciale “Il Globo” di Busnago, torna la paura in centro a Milano, dove il 118 è intervenuto perchè alcuni cittadini hanno riscontrato lievi sintomi d’irritazione agli occhi e alla gola  nella fermata della metropolitana di San Babila. le prime telefonate sono arrivate intorno alle 8.50 e sul posto oltre alle autoambulanze sono arrivate anche le volanti della polizia, dei carabinieri e dei vigili  del fuoco. Soccorse circa 30 persone di cui 3/4 in condizioni più serie, due delle quali sono state portate in codice verde all’ospedale.

Secondo i primi accertamenti, qualcuno potrebbe aver spruzzato uno spray urticante all’interno di un vagone, e i passeggeri, quando sono scesi, nel tragitto tra la banchina e le scale d’uscita, hanno cominciato ad avere tosse e bruciori.

Spray urticante fuoriesce dall’aria condizionata: panico al centro commerciale

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Molta paura al centro commerciale di Busnago, un paese della provincia di Monza in Brianza. La paura è dilagata quando dall’impianto dell’aria condizionata è uscito uno spray urticante e si è tenuto fosse un gas tossico. Il centro è stato fatto evacuare e 21 persone sono state visitate per sintomi da intossicazione . L’allarme è scattato intorno alle 17.00, a “Il Globo” e i problemi sono stati riscontrati nel passaggio fra due porte di ingresso. In quel punto, infatti, i passanti hanno accusato bruciore agli occhi, pizzicore alla gola e vomito. Allertati da diverse chiamate, i vigili del fuoco sono prontamente intervenuti con una squadra del Nucleo batteriologico e chimico per accertare i motivi dei malori.

Operazione non semplice, visto che è stato necessario regolare il traffico in uscita delle circa tremila persone presenti in quel momento nel centro commerciale, mentre tutte le vie di accesso alla struttura venivano bloccate. Lo sgombero è stato deciso a scopo precauzionale, in attesa che i tecnici del Nucleo batteriologico chimico dei vigili del fuoco risalgano con certezza alla causa del problema. Alle forze dell’ordine, infine, spetterà il compito di identificare l’autore del gesto e accertare se si sia trattato di un atto voluto o di un incidente.

Allarme in Brianza fuoco in azienda chimica, si teme nube tossica

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E’ scattata l’emergenza ad Agrate Brianza dopo che un incendio ha interessato un’impresa chimica in via Euripide. Sul posto sono immediatamente accorsi i mezzi dei Vigili del Fuoco e il gruppo Nbcr (nucleare, biologico, chimico, radiologico), nonché i carabinieri e il 118. Al momento non sono stati segnalati feriti, ma sono arrivate nei centralini dei numeri di emergenza numerose chiamate da parte dei cittadini preoccupati da un eventuale nube tossica che si potrebbe sprigionare dal rogo.

Aggiornamento 14 luglio 2013, ore 14.50: 

Sarebbero sotto controllo le fiamme che si sono sviluppate in un’azienda di Agrate Brianza e che hanno allarmato la popolazione dell’area circostante. Dai primi rilievi effettuati poi non sarebbero state rilevate sostanze pericolose nell’aria. Le analisi sono ancora in corso ma nulla al momento è stato segnalato. I tecnici hanno anche rilevato che probabilmente i fastidi di alcuni cittadini (che lamentavano bruciori agli occhi e problemi respiratori) erano connessi al fumo e non alla tossicità dell’aria.

Si suicida a 26 anni, non sopportava di essere disoccupato

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Tragedia sociale a Meda (località tra Monza e Brianza) dove un 26enne preoccupato  da tempo si è sparato perché non riusciva a trovare un lavoro. Il ragazzo aveva già lavorato per un periodo come muratore, poi non era riuscito a trovare nulla. Ieri sera i genitori verso le 11 sono tornati a casa e non trovandolo alzato hanno sfondato la porta della sua camera. Lì giaceva senza vita il corpo del giovane con la pistola al fianco di cui ancora non si conosce la provenienza. Ora al vaglio degli inquirenti ci sono alcuni scritti, ma ancora non sono emerse certezze su cosa lo abbia definitivamente spinto a togliersi la vita.

Un tapiro per Greggio? La magistratura indaga sui suoi stipendi…

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Ufficialmente è residente a Montecarlo Ezio Greggio, storico conduttore di Striscia la notizia, motivo per il quale la Rti spa, società del gruppo Mediaset, gli ha pagato lo stipendio con un regime fiscale agevolato. Ma Greggio ha anche una villa a Lesmo, in Brianza, e buona parte dell’anno è impegnato negli studi di Cologno Monzese per le registrazioni del tg satirico. E, come scrive il Corriere, è “difficile immaginare un pendolarismo quotidiano Montecarlo-Milano”. Potrebbe essere quindi una residenza di comodo quella nel paradiso fiscale bergamasco? Gli ispettori del Fisco sembrano sospettarlo, visto che Greggio si è ritrovato sotto inchiesta a Monza, dove i pm hanno ricevuto le informazioni raccolte negli ultimi mesi dall’Agenzia delle Entrate. E’ sempre il quotidiano a spiegare che “L’inchiesta riguarda cifre che superano i 20 milioni di euro accumulate negli ultimi cinque anni, considerando lo stipendio percepito per condurre Striscia, e altre partecipazioni ai programmi Mediaset. Al vaglio dei magistrati, inoltre, è finita anche una società con sede in Irlanda, nella quale sarebbero confluiti parte degli stipendi di Greggio.” Pronta la risposta del conduttore, che ha risposto con una nota ufficiale: “Ma per favore! Da oltre 20 anni risiedo a Monaco, come tutti sanno, e quando lavoro in Italia pago le tasse dal primo all’ultimo centesimo. Si tratta di una non notizia; il volpino non sono io, e parafrasando Totò: io pago, io pago!”.

Basta un voto per sedere nel Consiglio comunale! Vergogna in Brianza.

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Stefano Casiraghi entrerà in Consiglio comunale nonostante abbia avuto un solo voto. Succede a Seregno, Brianza. L’anomalia del consigliere che quasi nessuno ha votato si è presentata dopo le dimissioni di Federica Forcolin, giovane eletta nella Lega Nord nel 2010, poi passata al gruppo Indipendenti per Seregno. Gli altri politici che avrebbero dovuto prendere di diritto il posto dalla Forcolin infatti non hanno potuto o voluto il posto vacante: uno perché è deceduto, gli altri perché hanno declinato l’offerta.

Fonti comunali hanno spiegato che la rinuncia è stata fatta perché probabilmente i consiglieri “non erano interessati, poiché in realtà i loro nomi erano dei semplici riempilista”. Così stasera, quando l’assemblea lo eleggerà, sarà “Stefano Casiraghi, 23 anni, della Lega, a entrare nelle stanze del Consiglio”. Almeno – rassicurano in Comune – quell’unico voto non è il suo, Casiraghi infatti “essendo residente a Biassono non ha votato a Seregno”.

Eletta e dimessa!

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45 anni, impiegata di Cesano Maderno, Monza e Brianza, la donna era salita all’attenzione degli attivisti lombardi del Movimento quando alle Parlamentarie di dicembre era balzata in testa come capolista al Senato nella circoscrizione Lombardia. E si era involontariamente trovata al centro di una polemica che si inquadra nella più generale «rivalità» tra gli attivisti di Milano e quelli della brianza.

Tutto inizia a dicembre 2012. Nella circoscrizione Lombardia 1 alle primarie interne del Movimento appena concluse hanno stravinto a sorpresa i candidati «monzesi». Al Senato i primi tre posti sono occupati tutti da loro: Giovanna Mangili, con 231 voti, Monica Casaletto, con 199 e Bruno Marton, di Desio, con 199 voti. Incredibilmente gli attivisti milanesi si vedono a secco di propri rappresentanti in una delle circoscrizioni più importanti d’Italia.
Iniziano a fare alcuni calcoli. E diversi puntano il dito proprio contro Giovanna Mangili, definita una «candidata per caso». Molti fanno notare come non abbia esperienze passate di attivismo, e come si sia avvicinata al Movimento soltanto negli ultimi tempi (si è iscritta al Meetup nell’ottobre 2012) all’indomani dei successi del Movimento alle amministrative di Parma e alle Regionali siciliane. Altri sottolineano maliziosamente il suo matrimonio con Walter Mio, attivista M5S come lei, eletto pochi mesi prima consigliere comunale a Cesano.
Com’è possibile, si chiedono, che un attivista appena iscritta al Meetup abbia preso più voti di molti altri che da anni lavorano sul territorio? Normale dinamica territoriale, risponde un attivista monzese. Monza e Brianza sono sempre state un’isola felice. Il numero dei candidati era molto esiguo rispetto agli attivisti, naturale che i voti si siano dispersi di meno. Una vera e propria cordata, rispondono invece i milanesi. Pensano che gli attivisti di Monza abbiano deciso di fare «gioco di squadra» e abbiano dirottato in massa i propri voti (3 a testa) solo su pochi candidati scelti. Una procedura normale negli altri partiti. Un’eresia all’interno del Movimento in cui uno vale ognuno e le cordate sono bandite.
Annusato il pericolo, lo stesso Grillo ha messo in guardia gli attivisti con un post in cui minacciava di diffidare chiunque avesse tentato di pilotare il voto con «congreghe partitiche su base locale create per favorire uno o più candidati a scapito di tutti gli altri».  Secondo alcuni attivisti, non tutto è andato come previsto. «Alcuni gruppi hanno adottato strategie di concentrazione dei voti. Queste sono cose veramente gravi», constata amaramente qualche giorno dopo Vito Crimi, attuale portavoce al Senato del Movimento 5 Stelle e scalzato dal posto di capolista al Senato della Lombardia dalla Mangili.
Le accuse hanno spinto la Mangili a rispondere con le dimissioni: «Con questo gesto», ha scritto il marito Walter Mio, «vogliamo ridare dignita’ personale ad una persona che ha sopportato in silenzio attacchi per non danneggiare un MoVimento che ha sempre sostenuto e che sempre sosterrà».

Donna uccisa in casa in Brianza. L’ex-marito compie il gesto e poi si costituisce

Halloween – Cap III – Lombardia Dark

 

Nella zona del lago di Como si segue la tradizione celtica e si accendono falò mentre per i pendii si fanno rotolare ruote di carro o balle di fieno alle quali viene appiccato il fuoco. Tra lago, fuoco e notte lo spettacolo è assicurato.

In Brianza e nella città di Milano si fanno le “Lumere”. Nella più classica tradizione anglossassone vengono intagliate le zucche e messe al loro interno le candele. Queste “lampade” servono per andare in giro per la città a spaventare le vecchiette. C’era anche il “pellegrinaggio”, ormai desueto, di andare di casa in casa per chiedere noci e castagne.
Come in altre parti d’Italia poi, c’è l’usanza, nella notte tra il 31 e 1, di lasciare sui davanzali latte, vino rosso e cibi destinati ai morti.

 

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