“Non abbiamo nulla in mano”: il caso della morte di Yara verso l’archiviazione

yara-gambirasio-tuttacronacaSono trascorsi tre anni da quel drammatico 26 febbraio 2011, giorno in cui venne ritrovato il cadavere della 13enne di Brembate Yara Gambirasio. Ora, nonostante le continue indagini, ancora non ci sono piste concrete e il questore di Bergamo, al settimanale Oggi, ha ammesso: “non ci sono spunti nuovi che possano consentire l’identificazione dell’omicida, anche se in mano agli inquirenti c’è un dna, un profili genetico deteriorato, ma che potrebbe appartenere all’assassino”. Non avendo alcun elemento, l’indagine rischia di essere archiviata. Il reato di omicidio non si prescrive mai quindi, in presenza di nuovi elementi, il caso potrebbe essere riaperto ma ora, per forze di cose tocca chiudere senza un colpevole.

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Il libro “Yara, orrori e depistaggi” in libreria, ma non a Bergamo

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E’ uscito i primi di febbraio il libro “Yara, orrori e depistaggi” di Salvo Bella, giornalista siciliano da sempre impegnato sul fronte della mafia, ed edito da Edicom. Nella città di Bergamo fra l’altro il libro era proposto con condizioni di favore, tuttavia nessun rivenditore ha accettato di esporre sui propri scaffali questo libro a eccezione de Il Libraccio di Curno, all’interno del  Centro commerciale Le Vele. Come mai nessuno lo ha voluto? L’autore ha rilasciato un’intervista al Giornale di Bergamo in cui spiega, secondo la sua opinione, quali sono stati i motivi :

“Proprio a Caltanissetta, con l’allora capo della mobile La Barbera, l’ex questore di Bergamo è coinvolto nel processo sui depistaggi per il delitto del giudice Borsellino – dice Bella, riferendosi alle false confessioni di un pentito che si era auto-accusato – depistaggi che per vent’anni nascosero la verità, che accollarono un omicidio a chi non l’aveva commesso  e che sollevano ora squarci inquietanti sui rapporti tra Stato e mafia. Non appena Yara sparì e per i tre mesi successivi – continua Bella – il questore continuò ad affermare in tv e sui giornali che avrebbe riportato a casa la ragazzina, viva, però sappiamo che invece era morta da tempo, probabilmente dalle ore immediatamente successive al rapimento. E’ innegabile che le indagini siano state indirizzate su una falsa pista, cercando una persona vivente, non un cadavere. Questo è solo un esempio e nel libro raccontiamo questi dati di fatto, con nomi e cognomi di uomini delle forze dell’ordine”. Circa l’atteggiamento delle librerie bergamasche, Salvo Bella racconta un aneddoto: “Quando negli anni Novanta pubblicai il libro “Il Padrono” su Michele Greco detto O’ Papa, non lo volle nessuna libreria di Palermo. Altri due libri in preparazione sul giallo di Yara Gambirasio che stavano vedendo la luce nel 2011 non furono in passato pubblicati. La parrocchia di Brembate di Sopra stava preparando un volume con l’aiuto del parroco don Corinno Scotti, che rinunciò all’iniziativa su espressa richiesta della famiglia. Nello stesso anno l’infermiere Alessandro Castellani di Castiglion Fiorentino in provincia di Arezzo non diede alle stampe un suo libro perché subito dopo l’annuncio fu addirittura sospettato, perché conosceva alcuni particolari non noti della vita di Yara”.

Il libro di Salvo Bella è l’unico uscito finora sull’uccisione di Yara. La notizia  del suo “blocco” è apparsa sul sito http://www.intopic.it, nel quale si legge che “la famiglia Gambirasio ha costretto la casa editrice a ritirarlo dal mercato”, ma la notizia è smentita dalla casa editrice Gruppo Edicom, che oggi ha diffuso una nota: “Il giornalista Salvo Bella ha compiuto un’analisi approfondita sul fallimento delle indagini e chiama in causa personaggi di apparati dello Stato che avrebbero commesso dei depistaggi. La particolarità del contenuto ha diffuso atteggiamenti reverenziali e posizioni di autocensura per non dispiacere dei potenti tirati in ballo con nomi e cognomi, cercando in tal modo di mettere tutto a tacere. Nella Bergamasca molte librerie hanno rifiutato il libro, ma la famiglia Gambirasio non c’entra e semmai avrebbe potuto adoperarsi per diffonderlo anziché per bloccarlo: né noi né l’autore del libro abbiamo avuto con loro, direttamente o indirettamente, alcun contatto”.

La morte della giovane Yara: spunta la veggente

yara-tuttacronacaEra scomparsa il 26 novembre del 2010 da Brembate Sopra la 13enne Yara Gambirasio, il cui cadavere venne in seguito rinvenuto in un campo a una decina di chilometri dalla sua abitazione. Da quel febbraio 2011, quando avvenne il ritrovamento, si sono susseguite ipotesi e piste e, mentre proseguono le idagini per scoprire l’autore dell’atroce delitto ecco che anche un 40enne di origini albanesi, sedicente veggente, prende la parola. L’uomo ha raccontato ai carabinieri di aver sognato i colpevoli dell’omicidio della ragazza e di averne anche incontrato uno. “Ho incontrato uno dei killer di Yara Gambirasio”, ha detto. Il veggente ha raccontato di aver incontrato uno dei colpevoli in strada mentre faceva l’autostop la notte di capodanno. Il veggente ha lasciato salire in auto l’uomo e parlandoci e osservandolo si è reso conto che era uno dei tre killer che gli erano comparsi in sogno. Dopo l’episodio il veggente ha raccontato tutto ai carabinieri descrivendo in modo minuzioso sia l’uomo incontrato la notte stessa sia le altre due figure comparse in sogno.

Il caso infinito di Yara, l’ultimo appello della mamma “chi sa parli!”

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Maura Panarese, la mamma di Yara Gambirasio, la ragazzina scomparsa da Brembate di Sopra (Bergamo) nel novembre di tre anni fa, e poi ritrovata cadavere in un campo a Chignolo d’Isola il 26 febbraio successivo, ha lanciato il suo appello parlando ai microfoni di Sky Tg24 e Bergamo tv: “Chi sa parli, vogliamo giustizia” e poi ha aggiunto ”io e mio marito viviamo sospesi nella paura che ciò che è successo a Yara possa ripetersi per mezzo della stessa mano”.

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