La Lega riunita al Lingotto: l’incoronazione di Salvini

MATTEO-SALVINI-tuttacronacaVa in scena al Lingotto di Torino, oggi, il congresso federale straordinario della Lega Nord dove oltre 500 delegati confermeranno Matteo Salvini alla segreteria del Carroccio, dopo che alle primarie della scorsa settimana ha ottenuto l’82% dei voti battendo di misura lo stesso fondatore del partito, il Senatur, Umberto Bossi. E Salvini, nel suo discorso, ha mostrato di giocare pesante: non solo “fuori dall’Italia”, ma anche “fuori dall’Europa”. “Da qui a maggio non ci può essere una virgola interna fuori posto, da domani le segreterie dovranno essere luoghi d’incontro, di dibattito, di scontro, se serve, ma fuori, per quanto mi riguarda, una virgola che esce per `sputtanare´ qualcuno, quello è fuori, di quelle persone non c’è più bisogno”. E ancora: “Prima sconfiggere il duplice nemico, Roma e Bruxelles, poi discutiamo di tutto, ma prima vinciamo o quanto meno proviamo a vincere. Da qui a maggio ci tireranno dietro di tutto, ci saranno indagini, arresti, ci saranno infamie, quindi dobbiamo difenderci gli uni con gli altri quando c’è da difendere qualcosa. Se qualcuno usa male un centesimo di euro si accomodi fuori”.

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Salvini è il segretario! La Lega ha il suo leader

Salvini-Matteo-tuttacronaca

Salvini è il vincitore delle primarie verdi, Bossi è stato sconfitto totalmente.  Gli elettori poco più di 17.000 militanti, con almeno un anno di anzianità di iscrizione hanno votato per 82% Matteo Salvini. Oggi Sant’Ambrogio, Salvini  ha ribadito che la sua «prima battaglia sarà: basta euro». 

Indagini chiuse e Bossi and Family rinviate a giudizio?

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Chiuse le indagini da parte della Procura di Milano in vista della richiesta di rinvio a giudizio per Umberto Bossi e i suoi due figli, Riccardo e Renzo. Nell’inchiesta però compaiono anche i nomi del “cerchio magico” che secondo le accuse ruotava intorno alla Bossi Family: tra cui l’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito, l’ex vicepresidente del Senato Rosi Mauro e l’imprenditore Stefano Bonet. Ora l’ex segretario del Carroccio e gli altri indagati, con molta probabilità verranno rinviati a giudizio e dovranno rispondere di appropriazione indebita e truffa allo stato per circa 40 milioni di euro. Il Messaggero scrive:

Secondo l’accusa, la Lega avrebbe incassato soldi pubblici «in assenza di documenti giustificativi di spesa ed in presenza di spese effettuate per finalità estranee agli interessi del partito politico». Di qui l’accusa di appropriazione indebita per il Senatur e i suoi figli per una serie di spese personali.

Il talk show che diventa turpiloquio: Radio Belva

Giuseppe Cruciani e David Parenzo-radio belva-vittorio sgarbi-tuttacronaca

Giuseppe Cruciani e David Parenzo dalla trasmissione radiofonica sbarcano in tv, ma lo stile non cambia. Quello che era nato come l’anti-talk show, un programma che aveva come obiettivo l’attualità e non solo la politica e che si proponeva uno stile schietto e beffardo, naufraga miseramente in una serie di parolacce e toni violenti di cui ormai gli spettatori sono davvero saturi.

Vittorio Sgarbi, nel programma di Retequattro, diventa furibondo, contro tutti. Cruciani lo incalza, lo aizza,  lo fomenta e alla fine Sgarbi esplode:

“Tu dici cose diffamatorie. Faccia di m***a. Non devi dirlo. Documentalo, ti denuncio. Ti pi**io in testa, faccia di m***a. Guarda se devo sentire un cretino. (…) È un’offesa, da voi non verrò più. Mi avete rotto il ca**o. Non sono qua a farmi offendere da due spiantati. Cruciani, tu volevi farti candidare da An, Fini mi ha detto che tu gli leccavi il c**o. E tu, Parenzo, con la Lega da Bossi. Leccac**i, vi ho visti io”.

Poi Sgarbi, abbandonato e rientrato in studio, aggiunge: “Non sono venuto a farmi prendere per il c**o da due facce di m***a che non valgono un ca**o”

Il tweet di Renzi, che augura al governo “buon lavoro”!

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Matteo Renzi ha twittato un messaggio di commento alla concitata giornata politica di ieri che ha visto consumarsi il dramma del Pdl spaccato e scisso e di un Silvio Berlusconi costretto per la priam volta ad adeguarsi alle decisioni dei “dissidenti” capitanati da Angelino Alfano.

Poco prima il pensiero del sindaco di Firenze però era andato all’immane tragedia che si è consumata a poche miglia dall’isoal di Lampedusa:

Bossi istiga a prendere le armi?

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Bossi va all’attacco del governo ma lo fa con toni provocatori, che potrebbero anche, se presi alla lettera, davvero creare problemi di ordine pubblico. In un comizio a Sarezzo, in provincia di Brescia, parlando sotto una pioggia battente davanti a poche centinaia di persone, il fondatore della Lega ha detto:

“Siamo davanti ad un governo che non produce, che ritarda e non decide. Dovremo stare attenti a cosa succederà a settembre”.

Poi parla anche di Berlusconi:

“Mi sto accorgendo che Berlusconi gode della stima della gente perché in tanti pensano che la magistratura abbia esagerato. Silvio è un perseguitato”. Sul futuro della Lega, invece, assicura: “Non permetterò che il movimento si distrugga. I cambiamenti ci stanno, ma senza per forza distruggere”. Poi, dopo aver difeso le province “vogliono distruggere quello che di buono c’è sul territorio”, aggiunge la frase agghiacciante che sta suscitando polemiche: ”

“Meno male che qui in Valtrompia ci sono ancora le armi, un giorno serviranno…”. I presenti cominciano ad applaudire e a scandiscono con Bossi lo slogan “Padania libera”.

Non è istigazione a delinquere quella frase infelice pronunciata da Umberto Bossi? Ma d’altra parte forse le armi sono una “passione” di famiglia?

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Chi tradisce una volta, tradisce per sempre. Bossi sul piede di guerra

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Gad Lerner, per Repubblica, ha intervistato un UmbertoBossi sul piede di guerra. Lui che si ritrova solo con villa Gemonio dove vive con la moglie Manuela: “Una volta qui fuori c’era sempre qualcuno a vigilare,ora può passare un pazzo e buttare una bomba in giardino”, racconta il fondatore di un Carroccio che non lo riconosce più come guida, ruolo ora di Roberto Maroni, un vero e proprio oppositore interno e che cambiando drasticamente il partito che è stata una sua creazione. “Lui non ha i nostri ideali. Quando uno tradisce una volta – e Maroni quando ruppi con Berlusconi nel 1994 gli sedeva di fianco, si opponeva – poi tradisce sempre. Si illude di diventare il plenipotenziario di berlusconi al Nord, ma il Pdl non rinuncia a presentare le sue liste in casa nostra, come fa la Cdu tedesca con la Csu in Baviera”. Quello che più contesta al governatore, inoltre, è la retromarcia sulle grandi battaglie identitarie del Carroccio: “Mi fa rabbia che Maroni cancelli la Padania e si rammollisca con “Prima il nord” proprio quando era maturo il tempo di farci forza del diritto internazionale”. Il Senatur scaglia quindi il colpo più duro, l’accusa di affondare il partito: “Maroni sta distruggendo la Lega, butta fuori la gente. Quel mio colpo di genio con cui avevamo preso la guida di Piemonte e Veneto, con Zaia e Cota, di questo passo al prossimo giro ce lo sogniamo. Tosi in Veneto porta via voti alla Lega e fa accordi con i fascisti: il suo progetto a Verona non mi è mai piaciuto”. Ma Bossi approfitta dell’intervista anche per ribadire la propria estraneità rispetto alle accuse mosse in merito alla gestione delle risorse economiche del Carroccio: “La Lega a me e alla mia famiglia non ha mai dato soldi che non servissero per la militanza”, spiega. “Semmai è stato il contrario. Quando la Lega è nata e magari c’era da comprare un’automobile, i soldi ce li mettevo io di tasca mia. A questo partito ho dato tutto, nessuno osi dire il contrario”. Al riguardo, sottolinea anche il suo rapporto con la famiglia, in particolar modo con i figli, che possono sbagliare, come Renzo: “Si è dimesso per motivi da niente”, dice del figlio Renzo, ma vengono anche accusati ingiustamente, “Era una gran balla dei nostri diffamatori che Riccardo si fosse comprato una barca”. Ora il Senatur ha un nuovo progetto però da far partire, un nuovogiornale, “La lingua padana”. Insomma, Bossi non molla e le idee le ha chiare, infatti: “Scusi Bossi,ma le ce l’ha la salute per rimettersi a battagliare?” ha chiesto Lerner, e la risposta decisa: “Ce l’ho, ce l’ho la foza io. A me non mi ammazza nessuno, e stavolta mi hanno fatto incazzare. Il capo della Lega resto io”.

Ma dopo una simile critica, dalla Lega arriva una risposta, è Matteo Salvini, vicesegretario, a prendere la parola: “Umberto Bossi, a cui va il mio rispetto e la mia eterna riconoscenza per quello che ha creato, sbaglia. Facendo così fa il male del Movimento. Non capisco perché lo abbia detto quando Maroni sta facendo bene il suo lavoro”.

Il grande abisso della Lega Nord… un partito condannato a morte?

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Le ultime elezioni comunali sono state un disastro per la Lega Nord ed è stato raggiunto uno dei minimi storici più drammatici della storia del partito. Sembra che, nonostante un anno fa ci sia stata la rivoluzione delle scope, la segreteria di Roberto Maroni non sia riuscita a far dimenticare lo scandalo dei fondi del partito. La Lega era, con molte diversità ma anche con notevoli similitudini, una sorta di M5S del nord. S’inneggiava a “Roma ladrona”, ma poi i ladri sembra proprio che invece fossero in casa, in quelle casse del Carroccio spolpate, a quanto pare, dai figli di Umberto Bossi e dal “Cerchio magico” che ruotava intorno all’ex segretario.

 In Piemonte, in Lombardia e nel Veneto il partito di Maroni ormai è solo quarto, il Pdl sta crescendo, ma molti voti sono andati anche al Pd e sicuramente, anche se con risultati minori alle aspettative, in parte al M5S che ora si attesta come terzo partito in quei territori da sempre votati al sostegno al Carroccio. In Piemonte il dato peggiore, proprio nella regione guidata da Cota, si  è registrata una caduta libera e a Ivrea e Orbassano il partito di Maroni supera di poco il 2%. Vicenza, da sempre territorio favorevole ai padani si ferma a 4,5% con una flessione di quasi 10 punti. Ma il dramma del Carroccio è a Treviso dove la sconfitta è molto più cocente, nella provincia del presidente del veneto Luca Zaia, la riconferma non è per nulla certa. L'”esercito padano” è dimezzato anche a Brescia, città governata da Roberto Maroni e che vede i consensi stabilizzarsi su un 8%.

I motivi sono molti… ma le cure sembrano poche! Si è rotta l’alleanza con Berlusconi e questo ha fatto allontanare molti simpatizzanti che votavano Carroccio, ma strizzavano l’occhio al Popolo della Libertà. Ora la Lega è all’opposizione in un governo di larghe intese in cui il gioco forza è proprio in mano al Pdl. I militanti della Liga si trovano così “spezzati” nella loro identità: quella etnica e padana che ben si conciliava con la politica industriale priva di remore portata avanti dal Cavaliere negli anni scorsi.

Ma per un’analisi completa del calo del Carroccio è necessario anche trovare le cause proprio in quegli scandali che hanno disilluso gli elettori che da sempre si professavano vittime dei “ladri della politica romana” e che invece si sono dovuti ricredere… la politica centro, sud e nord compreso è un covo di “illeciti” e di “segnalazioni”   che inevitabilmente porta le casse in rosso e a pagare sono sempre i cittadini.

La crisi economica poi non ha aiutato la Lega. Un popolo di industriali che si è visto, nel caso migliore, dimezzare i profitti e spesso ha condotto le aziende sull’orlo del baratro. A chi appellarsi quindi? Non certo a chi ha scelto di stare contro il governo e ha poco o nulla da poter pretendere nelle larghe intese che sono già frutto di un compromesso costante. Meglio votare per chi in quel governo ci sta e può dire la sua a gran voce. Ecco che il Pdl esce come vincitore e Maroni deve fare i conti con una condanna a morte decisa dagli elettori e perpetrata con faide interne al partito.

Dove è il futuro? Difficile poter parlare di una ripresa, difficile credere che questo movimento possa ricompattarsi. Bossi era un gran comunicatore per quel popolo che sentiva in lui una valorizzazione di certe tradizioni e il piglio del grande leader capace di trascinare le folle. Maroni è una persona più moderata, più cerebrale e dal carisma non sempre efficace. Troppe liti, troppi scandali, troppa vecchia politica che si riaffaccia tra le file di quel movimento che ormai è ombra di se stesso. Quella rabbia contro Roma è andata via via scemando e si è sostituita con la rabbia per la politica, per la casta che sia del nord o del sud a questo punto poco conta. Ma gli “arrabbiati” si riconoscono più nel M5S, in un partito nuovo, “pulito” e non da ripulire fino all’osso… per tutti gli altri c’è il Pdl e le promesse di Berlusconi sono ancora l’ultima speranza in un deserto devastato dal “tifone” della crisi economica. 

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La Lega non si scinde… si limita agli scontri!

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I componenti del Consiglio Nazionale Veneto della Lega hanno dato, questa mattina, prova della loro forza… bruta! Dopo che l’assemblea di Noventa Padovana ha decretato 35 espulsioni per i contestatori di Pontida, provvedimenti confermati da Zaia che però ha manifestato il suo disaccordo, alcuni militanti hanno atteso l’uscita del governatore per entrare nella sede e sorprendere il consiglio dando origine ad una rissa a suon di spintoni e ceffoni accompagnati da urla ed insulti nei confronti del segretario nazionale Tosi. Dopo che si sono sfogati con cori del tenore di “Venduto, venduto”, “Buffone, buffone” e “Traditore, traditore”, è stata ripristinata la calma.

Contemporaneamente Maroni, a Rovigo, confermava la linea: “Dopo la Lombardia vinceremo anche in Friuli Venezia Giulia, perché siamo riusciti a fare pulizia e continueremo a farla. Se qualcuno ha sbagliato pagherà le conseguenze”. Il segretario ha anche sottolineato che “C’è una sola Lega per quanto mi riguarda, la Lega Nord: ha un progetto ben chiaro e definito. C’è tanta gente nella Lega che ha voglia di fare, c’è qualcuno che ha voglia di disfare, pochissimi, e questi sono accompagnati fuori.” E riguardo ai “pistola” che hanno manifestato a Pontida e che all’interno della Lega “non hanno alcuna rilevanza” tiene a ribadire che il partito non si spaccherà. Maroni ha poi sottolineato che le notizie emerse circa Bossi che si sarebbe recato dal notaio per dar l’avvio ad un nuovo movimento sono state smentite dal diretto interessato. “È una cosa che non c’è nella realtà, qualcuno l’ha inventata da Roma immagino”.

Il matrimonio resta… Maroni e Bossi ancora insieme. C’è la smentita!

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Sembrava cosa fatta: oggi, dopo 29 anni dalla fondazione della Lega Lombarda, Bossi sembrava che avesse   depositato presso un notaio gli atti per la nascita di un nuovo soggetto politico.

D’altra parte le acque nel Carroccio sono agitate da tempo ed i fischi di Pontida hanno definitivamente reso palese il malcontento di molti. Dalla Lombardia si chiede l’espulsione dell’ex capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni ed altri 5 mentre il Condiglio Veneto presenterà la lista dei ribelli domani. Bossi aveva già considerato l’evenienza, affermando che avrebbe lasciato il movimento se i lealisti non avessero smesso con le epurazioni, argomento che getta benzina sul fuoco della faida interna: “Questi sono un po’ matti – ha affermato ieri rispondendo sul caso Reguzzoni -. Alla fine non resterò lì neppure io se va avanti così”. Il segretario federale Maroni, riguardo ad un possibile dietrofront sul tema delle espulsioni richieste per alcuni esponenti lombardi, ha così commentato: “Non c’è nessuna retromarcia, ma una nuova procedura che è stata applicata.” Ha poi aggiunto: “Non c’e nessun dietrofront ma è stato interpretato male il provvedimento perché c’è un nuovo regolamento in vigore dal primo gennaio 2013 che prevede una procedura diversa e più garantista rispetto a prima ed è quella seguita da Matteo Salvini”. Intanto il segretario veneto Tosi, intervenendo a La zanzara su Radio 24, ha tenuto a sottolineare che il Carroccio è in grado di sopravvivere anche senza Bossi, visto che “La Lega ha un suo segretario, una sua struttura e un progetto, ognuno può decidere di uscire. Le esternazioni estemporanee non aiutano il lavoro di Maroni”.
Ma com’è stata la settimana del Senatur dopo la riunione di Pontida? Bossi in questi giorni è rimasto nel suo ufficio di via Bellerio, dimostrando così di non accogliere le parole di Maroni che l’aveva invitato a fare “da testa di ponte” a Roma. Non è certo rimasto da solo, visto che molti che inizialmente avevano seguito Maroni ora sembrano essere tornati sui propri passi e chiedono a gran voce di parlare con lui. La decisione di fondare un nuovo movimento politico sembra allora risalire all’11 marzo quando Maroni, dopo aver più volte annunciato le dimissioni, è stato confermato capo del partito. Le carte quindi erano già pronte e l’ex senatore Giuseppe Leoni era già stato dal notaio per l’atto fondativo ma, pur essendo nota la notizia, si aspettava di vedere le reazioni al raduno. “Aspettiamo Pontida, poi si vedrà ma certo a forza di epurare, è ovvio che si arriverà a creare un contenitore politico”, ammette Leoni. Che aggiunge: “Del resto, bisogna vedere se la strategia del segretario è azzerare il partito, la politica si fa tirando dentro mica cacciando tutti”. Di certo in molti si sarebbero rallegrati per la nuova avventura che stesse per iniziare. C’erano state anche le contestazioni a Maroni che l’avevano ampiamente dimostrato: non ha mantenuto gli impegni e si è dimostrato incapace di guidare il partito, mentre le lamentele che arrivavano dalla rete erano sul tenore di: “Berlusconi prima e Monti poi: erano il diavolo e ora sono nostri imprescindibili alleati e amiconi”. Così il popolo leghista di facebook, che un anno fa ne aveva sostenuto l’avanzata, ora si ribellava: “Basta alleanza con Berlusconi” è il post più ripetuto (oggi come allora). Però “l’alleanza serve perché Maroni ha paura del voto”, afferma proprio Reguzzoni. “Maroni ha puntato tutto sulla Lombardia e ha pure detto che non sa e non gli interessa cosa succederà a Roma. Adesso che pensa di fare? La moneta padana? La banca padana? La sanità padana? Le macroregioni? Chiederà di uscire dall’euro? Tutte cagate senza capo né coda, ci aspettano 5 anni di nulla cosmico”. La delusione insomma è da un po’ che corre in rete, mentre numerose sono le dichiarazioni di chi ha stracciato la tessera perchè “almeno Bossi i maroni li aveva”. Ma Bossi aveva davvero deciso di metterci definitivamente una pietra sopra? Dopo che per un mese ha ripetuto che “La Lega è in subbuglio, perché è sempre stata abituata ad avere un segretario che mantiene la parola. Bisogna sempre mantenere la parola”… ma nonostante questo dopo che per tutta la giornata si è gridato alla sissione, arriva la smentita! Nessuna scissione nella lega “Non ci penso proprio” ha dichiarato Bossi gettando acqua sul fuoco e confusione tra i militanti che già erano pronti a fischiare o ad applaudire.

Ma che classe… Elena Morali, la ex del trota, insulta i carabinieri!

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Con «tono sprezzante» ha affrontato i militari che l’avevano convocata in caserma per notificarle l’accompagnamento coatto per la sua testimonianza al processo ‘Ruby 2’ e, prima di tentare di fuggire dalla stazione dei carabinieri, ha insultato, come spiega una relazione, il «magistrato che ha disposto l’accompagnamento» definendolo «cogl…e». Protagonista della scenata, avvenuta giorni fa e di cui si è saputo oggi, la soubrette Elena Morali, che stamani in aula ha battibeccato con il pm Sangermano.

Muppets e la canzone nata per un film porno softcore italiano!

Era il 1954-55 e Jim Henson inventò i Muppets, un gruppo di pupazzi e personaggi in costume, che divennero popolari fra i bambini.  Forse però pochi sanno che la canzone che molti collegano ai simpatici pupazzi, “Mahna mahna“, era stata ideata in origine come colonna sonora di un film porno softcore di un italiano, Luigi Scattini. Il film in questione è Svezia, inferno e paradiso, del 1968, una sorta di documentario sulle abitudini sessuali in Svezia. Anche la canzone stessa è stata composta da un italiano, Piero Umiliani. Il film ebbe subito grande successo in Italia, d’altronde era il ’68. Gli ottimi risultati al box office fanno sì che il film venga distribuito anche all’estero e, dopo Giappone e Francia, arriva l’accordo con la Avco Embassy Pictures per il mercato americano. Così la canzone, ribattezzata Mahna Mahna per renderla più internazionale, ha varcato i confini nazionali ed è giunta in America, e poi non si è più fermata. La canzone non ha nessuna parola di senso compiuto è solo un motivo molto orecchiabile e per questo ha avuto una larga diffusione all’estero. Di recente il comico Maurizio Crozza ne ha realizzato una sua versione con Maroni e Bossi, che lo canzona dicendogli “Maroni al nord!”.

Inchiesta quote latte perquisite sedi Lega Nord. Presenti Maroni e Bossi

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Peculato in Lombardia: tra gli indagati anche Minetti e “il trota”

Sono attualmente 40 i consiglieri regionali indagati. La guardia di Finanza sta al momento acquisendo in Regione Lombardia i documenti relativi alle spese di altri Gruppi consiliari, tra cui Pd, Idv e Sel, nell’ambito della stessa inchiesta.

Maroni, contagiato dal cinepanettone! Lombardia in Ue e fuori delinquenti!

“Al governo della Lombardia per tenerci le tasse pagate dai lombardi, soldi nostri, e diventare finalmente padroni a casa nostra e per mandare mafiosi, camorristi e ‘ndranghetisti foera di ball!!! Prima il Nord!”

Ma la famiglia, la spedisce al Sud???

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La tracotanza di Bossi: In Lombardia vince la Lega,anche senza PDL.

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