Miccoli e l’insulto alla memoria di Falcone: deferito il giocatore

miccoli-deferito-tuttacronacaLa commissione disciplinare della Figc ha deferito il giocatore del Lecce Fabrizio Miccoli, che insultò la memoria del giudice Falcone, vittima della mafia. La decisione arriva perchè l’ex Palermo ha violato l’art.1 del codice di giustizia sportiva, ”per avere violato i doveri di lealtà, probità e correttezza, offendendo la memoria del giudice Giovanni Falcone, pronunciando la frase, poi riportata da vari quotidiani, ‘quel fango di Falcone”’. Inoltre,  ”per responsabilità oggettiva, per le violazioni addebitate al proprio calciatore”. Con lo stesso provvedimento, la commissione ha archiviato il procedimento relativo all’uso, da parte di Miccoli, ”di schede telefoniche intestate ad altri soggetti, non essendo emerse fattispecie di rilievo disciplinare”, è stata deferita anche la società US Palermo, ex club del calciatore.

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Miccoli è del Lecce, i tifosi devono rassegnarsi!

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Si dovranno rassegnare i tifosi leccesi, Miccoli è stato acquistato dalla squadra pugliese. L’accordo siglato con Savino Tesoro durerà un anno. La conferma ufficiale è arrivata dalla squadra stessa che con un comunicato stampa  ha dichiarato:

“L’U.S. Lecce comunica, con estrema soddisfazione, di aver raggiunto l’accordo per l’acquisizione del diritto alle prestazioni sportive del calciatore Fabrizio Miccoli. L’attaccante di San Donato, dopo essersi svincolato dal Palermo, ha scelto, tra diverse opzioni, di indossare la maglia giallorossa, verso la quale ha da sempre dimostrato grande attaccamento ed amore. Il contratto verrà formalizzato nella giornata di mercoledì”.

Miccoli al Lecce? I tifosi non lo vogliono

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Hanno lasciato il segno le parole di Fabrizio Miccoli, ex capitano del Palermo,  che aveva fatto pesanti dichiarazioni su Giovanni Falcone durante l’intercettazione al telefono con il figlio di un boss. Mal digerita dagli italiani anche le foto accanto ai boss di Cosa Nostra che sicuramente hanno pesato sull’immagine pubblica del giocatore. Così i tifoni del lecce non ci hanno pensano un attimo e sui social network è esplosa la polemica. “Non ci sentiamo rappresentati da Miccoli”, scrivono alcuni tifosi.

Ma le probabilità di vedere Miccoli indossare la maglia del Lecce sono pochi. Il giocatore avrebbe chiesto un compenso ben più alto di quello che avrebbe offerto il presidente Savino Tesoro.

 Poi ci sono state anche le parole dell’ex sottosegretario dell’Interno Alfredo Mantovano che avrebbero pesato come un macigno sul futuro calcistico di Miccoli in Italia: “Per quanto mi riguarda non dovrebbe più mettere piede su nessun campo di calcio. E’ indagato per riciclaggio ed estorsione in concorso con un’associazione di stampo mafioso. E questo è un dato di fatto. La sua frequentazione con ambienti mafiosi è stata costante e consapevole. Vederlo in campo avrebbe un grave effetto diseducativo”.

Miccoli, “pentito” per le parole su Falcone.

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“Chiedo scusa a Palermo, alla mia famiglia, per tutto quello che ho fatto. Da tre notti non dormo”.

Il calciatore rosanero si pente e chiede scusa dopo le accuse a Giovanni Falcone nelle telefonate intercettate  con Mauro Lauricella, figlio di un boss latitante, nelle quali Miccoli definiva “fango” il giudice antimafia.

“Sono uscite cose che non penso – ha detto in conferenza stampa -. Ho sempre partecipato alle partite del cuore per onorare la memoria dei magistrati uccisi”.

Quelle parole sono state uno shock per tutti gli italiani e una delusione per tutti i tifosi della squadra siciliana che sicuramente non meritavano che il loro “uomo di punta” potesse esprimersi con un tale linguaggio nei confronti di quel giudice che ha dato la vita nella lotta alla mafia.

Anche dopo il pentimento di Miccoli resta l’amarezza.

La lunga giornata di Miccoli: oltre 4 ore e mezzo d’interrogatorio

miccoli-procura-tuttacronacaBisognerà attendere domani mattina per la conferenza stampa di Fabrizio Miccoli, che oggi è stato sottoposto a un interrogatorio durato oltre 4 ore e mezzo dai magistrati di Palermo perchè indagato per estorsione e accesso abusivo a sistema informatico. Il bomber rosanero avrebbe infatti commissionato al suo amico Mauro Lauricella, figlio del boss Antonio, di riscuotere una somma di denaro dai gestori di una discoteca di Isola delle Femmine, nel Palermitano. Ma avrebbe anche convinto in titolare di un centro di telefonia a intestare alcune sim a clienti inconsapevoli per poi darle in uso a Lauricella proprio nel periodo in cui il padre di quest’ultimo era ricercato. Ma il numero 10, al quale Zamparini non rinnoverà il contratto in scadenza il 30 giugno, si è inoltre macchiato di affermazioni infamanti definendo il giudice Giovanni Falcone “un fango”: parole che hanno fatto indignare tutti, compresi i tifosi che pure gli avevano perdonato la retrocessione del Palermo in Serie B. Erano dieci i carabinieri che hanno presidiato i due ingressi del corridoio che porta alla stanza dei pm, impedendo l’accesso ai giornalisti, mentre Miccoli veniva torchiato davanti al procuratore aggiunto Leonardo Agueci e ai sostituti Francesca Mazzocco e Maurizio Bonaccorso. Al fianco del giocatore il suo procuratore e avvocato Francesco Caliandro con il quale aveva programmato già da due giorni una conferenza stampa all’hotel Excelsior saltata a causa della durata dell’interrogatorio e posticipata a domani.

Frase shock di Miccoli: “quel fango di Falcone”

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Si aggrava la situazione dell’ex capitano del Palermo, Fabrizio Miccoli. Stando a quanto riporta Repubblica, da un’indagine della Procura di Palermo sarebbero emersi delle conversazioni shock che il calciatore avrebbe avuto con Mauro Lauricella, figlio di un boss latitante, il cui cellulare era sotto controllo da tempo. Durante i dialoghi impressi in alcune intercettazioni, Miccoli disse “feccia” riferendosi al magistrato Giovanni Falcone. Lui e il figlio del boss avrebbero infatti dato appuntamento a un amico “davanti all’albero di quel fango di Falcone”. Ma ad aggravare la situazione del calciatore anche un’accusa di estorsione e la Procura di Palermo è intenzionata a interrogarlo sui suoi rapporti con Mauro Lauricella per il recupero di alcune somme che spesso avveniva in modi non proprio gentili. E se il calciatore sembra mantenersi calmo davanti alle accuse non vale lo stesso per Maurizio Zamparini, presidente del Palermo che ha annunciato che non rinnoverà il contratto.

Miccoli e le schede telefoniche… spunta il nome del latitante Lauricella.

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Un’indagine come tante… che improvvisamente prende una strada diversa e coinvolge anche l’attaccante del Palermo Fabrizio Miccoli. Il calciatore è coinvolto insieme al titolare di un centro Tim per un sospetto accesso abusivo al sistema informatico. In pratica l’accusa è di essersi fatto consegnare alcune schede “pulite” e di averne poi ceduta una al figlio del latitante Antonio Lauricella.

 La notizia è stata riportata da La Repubblica di Palermo:

“Quattro palermitani sono stati convocati in caserma e si sono sentiti fare una domanda lapidaria: «Lei conosce il signor Fabrizio Miccoli?». Qualcuno ha risposto: «Tutti i palermitani lo conoscono, è il capitano del Palermo». I quattro signori citati dalla Dia sono tutti di provata fede rosanero, ma nessuno di loro ha mai frequentato Miccoli, né gli ha mai regalato una scheda telefonica. Eppure, capitan Miccoli utilizzava quattro telefonini intestati a quegli ignari palermitani. E uno di questi apparecchi sarebbe stato prestato dal giocatore del Palermo al suo amico Mauro Lauricella, il figlio del boss della Kalsa arrestato nel settembre 2011. Sono giornate nere per Fabrizio Miccoli. Prima la batosta della retrocessione, adesso la svolta dell’inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dal suo pool: Miccoli è indagato per accesso abusivo a un sistema informatico, «in concorso» con il titolare di un centro Tim del centro città. Secondo la ricostruzione del centro operativo Dia di Palermo, il capitano rosanero avrebbe chiesto al dealer di fargli avere quattro telefonini «puliti»: il commerciante avrebbe esaudito la richiesta intestando le schede ad alcuni suoi clienti. E nel giro di qualche ora Miccoli ebbe i suoi cellulari.”

Ora gli inquirenti stanno cercando di capire a cosa servissero quelle utenze “pulite” al figlio di Lauricella. E’ probabile, anche se nulla è stato ancora provato e quindi altre strade restano aperte, che il figlio le potesse usare per contattare il padre in latitanza. Il capitano del Palermo non ha mai nascosto la sua amicizia con Mauro Lauricella (che fra l’altro è incensurato), ma resta da accertare la destinazione di queste schede.

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