Verso la Boston Marathon: s’intensificano le misure di sicurezza

boston-marathon-tuttacronacaEra il 15 aprile 2013 e a Boston, durante la tradizionale maratona, tre persone perdevano la vita mentre altre 264 restavano ferite a causa di un terribile attentato organizzato da due fratelli ceceni. Ora, mentre si lavora all’organizzazione della corsa di quest’anno, gli organizzatori hanno reso noto che sono state intensificate le misure di sicurezza in vista della gara. E’ stata la Boston Athletic Association ad annunciare che il prossimo 21 aprile, in occasione della corsa, gli atleti non potranno portare con sè borse o zaini, ma potranno sistemare i propri effetti personali in sacchetti trasparenti forniti dagli organizzatori. Per quel che riguarda i due attentatori, Tamerlan Tsarnaev è morto in uno scontro a fuoco con la polizia mentre il fratello Dzokhar, se verrà riconosciuto colpevole, potrebbe essere condannato alla pena capitale.

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Almeno 5 morti in Egitto: tre attentati

attentato-egitto-tuttacronacaSarebbero, secondo fonti governative, almeno cinque le persone che hanno perso la vita in Egitto, al Cairo, dove si sono verificati tre attacchi, di cui uno suicida con un’autobomba. Diverse decine i feriti. Obiettivi, il quartier generale della polizia nel centro del Cairo, una stazione di polizia a Talbeya, e una stazione della metropolitana. Fonti della sicurezza hanno affermato che l’attacco contro il dipartimento sicurezza del Cairo, nel quartiere di Abdeen,sarebbe stato condotto da “un kamikaze, a bordo di un’auto carica di esplosivo”. Nella capitale egiziana, dove domani cadrà il terzo anniversario della rivolta contro Hosni Mubarak, le forze di sicurezza sono in stato di massima allerta, si tratta del primo episodio del genere. Il capo delle forze di sicurezza del Cairo si trovava all’interno del quartier generale obiettivo dell’attentato di oggi, ed è rimasto illeso. Nei giorni scorsi fonti concordanti avevano messo in guardia sulla possibilità di un attentato suicida nella capitale. Nel frattempo è stata rivendicata dal gruppo jihadista Ansar Beyt el-Makdes (‘i sostenitori di Gerusalemme’) la partenità dell’attentato contro il quartier generale della polizia al Cairo dove si sono contati circa 50 feriti e l’edificio è stato completamente sventrato. Nel secondo attacco, nei pressi della stazione metro di Bohuth, la vittima al momento è solo una, con 15 feriti. La terza esplosione è stata causata da un ordigno artigianale (Ied) che è deflagrato nei pressi di un commissariato di polizia a Talbeya, a Giza, lungo la strada che porta alle Piramidi.  L’esplosione di stamane ha anche danneggiato gravemente il museo islamico del Cairo, che sorge davanti al quartiere generale della polizia: “Un edificio del museo è crollato, 8 manoscritti sono stati distrutti, e la maggior parte dei reperti sono stati danneggiati”, ha detto all’Ansa una fonte qualificata.

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Germania: arrestato l’uomo barricato nel fast food

friburgo-ostaggi-tuttacronacaE’ stato arrestato questa mattina il 36enne curdo che ieri sera si era barricato in un fast food di Friburgo, in Germania, con altre 12 persone e armato: nel suo arsenale, anche due bombe. Sembra che le 12 persone presenti, che inizialmente si era pensato fossero ostaggi, siano in realtà suoi parenti e amici, chiusi nel locale con lui volontariamente e che alla fine proprio loro lo abbiano convinto ad arrendersi. Nonostante questo, quella che era iniziata giovedì sera attorno alle 19 era comunque una “situazione di pericolo” poiché l’uomo, noto per violazioni della legge sul possesso di armi e con una provenienza criminale, aveva con sé armi e delle bombe. La polizia ha trattato con lui tutta la notte fino a quando non è riuscita ad arrestarlo. Ancora sconosciuto il movente del gesto.

12 ostaggi in Germania, si teme che il sequestratore abbia bombe

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Un uomo di 36 anni, già conosciuto alle forze dell’ordine e già con diverse condanne alle spalle, ha sequestrato 12 persone in un fast food nella zona industriale della città di Friburgo. Secondo quanto riportato dallo “Stern” l’uomo ha urlato di avere con se due bombe. Una trattativa è in corso tra il sequestratore e la polizia. Secondo i media locali era stato convocato in tribunale per oggi ma non si e’ presentato.

 

L’attacco al Westgate: restano le macerie. E cadaveri intrappolati?

westgate-macerie-tuttacronacaDel Westgate Mall di Nairobi, lo shopping center che un gruppo di terroristi islamici ha assaltato lo scorso sabato mattina, restano le macerie. Il bilancio, ancora provvisorio, delle vittime è stato aggiornato a 72 dopo l’intervento delle forze speciali e l’uccisione dei membri del commando. Ma il Guardian riporta che sarebbero centinaia i cadaveri sepolti sotto quello che resta del mall. “Un obitorio si sta preparando per ricevere 160 cadaveri”, scrive il quotidiano. Una fonte degli 007 kenioti ha affermato: “Nel centro commerciale c’erano 200 lavoratori e 800 persone che facevano shopping. Le mura del supermercato sono crollate, ci sono molti cadaveri”.

L’attacco al Westgate: i terroristi parlano di 137 vittime

nairobi-westgate-tuttacronacaTre giornate di lutto, a partire da oggi, in memoria delle 67 vittime dell’attacco al centro commerciale Westgate Mall di Nairobi. A comunicarlo, ieri, il presidente Uhuru Kenyatta. Altri 11 sospetti assalitori sono stati arrestati. Come riferisce la Bbc online, il presidente inoltre spiegato che secondo notizie di intelligence “una donna britannica e due o tre cittadini americani potrebbero essere coinvolti nell’attacco”. Quanto alla nazionalità degli assalitori, le informazioni sono ancora in corso di verifica. “Non possiamo confermare i dettagli al momento. Gli esperti sono al lavoro per accertare la nazionalità dei terroristi”, ha detto il presidente. The Daily Mail ha inoltre riportato che la polizia kenyota ha arrestato un cittadino di nazionalità britannica presso l’aereoporto della capitale del Kenya. L’uomo, 35 anni, è stato fermato lunedì pomeriggio al controllo dei passaporti mentre si preparava a salire su un volo della Turkish Airlines. Un portavoce del Foreign Office del Regno Unito ha dichiarato di essere a conoscenza dell’arresto, riporta il Daily Mail. Ma se le autorità hanno parlato di 67 vittime, il gruppo estremista islamico al-Shebab ha fornito il bilancio delle vittime tramite il suo account Twitter, spiegando che sono morti 137 ostaggi.  Nel messaggio anche un’accusa alle forze kenyane: avrebbero utilizzato “gas chimici” per mettere fine all’assedio e “provocato il crollo dell’edificio, seppellendo le prove e tutti gli ostaggi sotto le macerie”.

Westgate Mall: il presidente dichiara il lutto nazionale

westgate-mall-tuttacronacaIl presidente del Kenya Uhuru Kenyatta ha confermato oggi che il bilancio delle vittime dell’assalto terroristico al Westgate Mall, centro commerciale di Nairobi, è salito a 67. Ha quindi agginto: “Nel blitz delle forze dell’ordine 5 fondamentalisti sono stati uccisi mentre 11 sono sotto custodia cautelare”. Il presidente ha inoltre dichiarato il lutto nazionale a partire da mercoledì: “Saranno tre giorni di preghiera dopo l’attacco dei terroristi che il Kenya ha sconfitto”.

Paura in Kenya: si minacciano nuovi attacchi

Shabaab-kenya-tuttacronacaPaura in Kenya dove ancora non ha avuto fine l’orrore dell’attacco al centro commerciale Westgate di Nairobi da parte degli integralisti islamici somali Shabaab. Ora un loro portavoce ha minacciato nuovi blitz nello stato africano. “Noi lanciamo un avvertimento al governo keniano e a tutti coloro che lo sostengono, se vogliono la pace che lascino il nostro territorio”, ha detto in un messaggio web.

Elliot: a soli 4 anni, affronta un terrorista al Westgate

Elliot-Prior-tuttacronacaSi nascondeva in una cella frigorifera di un supermarket al Westgate Mall, a Nairobi, il piccolo Elliot Prior, di soli 4 anni. Con lui la madre Amber, la sorellina di 6 anni Amelia e un altro ragazzo. Speravano si sfuggire all’orrore ma uno dei fondamentalisti li ha trovati e ha sparato un colpo contro la donna, che stava tentando la fuga. Il piccolo, coraggioso Elliot, ha affrontato a quel punto chi aveva ferito la madre alla gamba dicendogli: “Sei un uomo cattivo”. Nel frattempo Amber lo supplicava di lasciarli andare. A quel punto il terrorista, come la madre di Elliot ha raccontato al Daily Mail, ha notato l’accento francese e le ha chiesto di convertirsi all’Islam. “Io ho cercato di essere gentile e disponibile e io gli ho risposto che lo avrei fatto”. Così il musulmano ha regalato due barrette di Mars ai due bimbi e li ha lasciati andare, concludendo: “Per favore dimenticatemi, noi non siamo dei mostri”.

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Westgate Mall: l’incubo non è finito!

westgate-nairobi-tuttacronacaDura ormai da sabato mattina l’incubo del Westgate, il centro commerciale di Nairobi assalito da parte del gruppo somalo al Shabaab. Il Ministero dell’Interno del Kenya aveva detto che tutti gli ostaggi di Westgate erano stati liberati e che il centro commerciale era stato “ripulito” dalle forze speciali, senza incontrare “resistenza”. Risale a ieri sera la ricognizione delle forze speciali per accertarsi non ci fossero altri ostaggi e l’assedio fosse terminato. Tuttavia, secondo alcune fonti della sicurezza nel centro commerciale ci sarebbero ancora “uno o due” uomini armati, sfuggiti al blitz di lunedì sera. Sono stati invece alcuni testimoni a raccontare di aver udito sporadici colpi d’arma da fuoco e un’esplosione provenienti dall’interno del Mall. I terroristi sarebbero stati localizzati vicino a un casinò in uno dei piani alti del Westgate. Amina Mohamed, ministro degli Esteri, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu a New York, ha dichiarato che nel commando c’erano “due o tre americani e una cittadina britannica”, mentre il gruppo degli Shabaab, che ha rivendicato l’attacco, ha postato su Twitter una lista con nome e provenienza di 17 terroristi, molti dei quali residenti in Occidente, in particolare in Usa, Gran Bretagna e Svezia.

E’ finito l’incubo del Westgate? Forze speciali in ricognizione

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Secondo il portavoce del governo kenyota Manoah Esipisu il centro commerciale Westgate di Nairobi è stato “ripulito”, dalle forze speciali, senza incontrare “resistenza”.  Ovvero, non ci sono più ostaggi dei terroristi islamici.

“Penso che tutti gli ostaggi siano stati liberati, ma non vogliamo correre alcun rischio”,con queste parole Esipisu ha confermato la notizie e poi ha aggiunto  “Le nostre forze speciali  sono all’interno del palazzo e ne stando controllando ogni parte. Per il momento non incontrano resistenze”. Secondo Episu quindi la fine dell’assedio dovrebbe essere vicina. E’ davvero finito l’incubo?

Il ministro, in una conferenza stampa in diretta tv, ha dichiarato che “due terroristi sono stati uccisi nel blitz in cui quasi tutti gli ostaggi sono stati liberati, forse ne rimane solo qualcuno”. Il ministro ha precisato che i “terroristi hanno appiccato le fiamme all’edificio per tentare una manovra diversiva”.  Il governo ha anche fatto sapere di aver “arrestato alcune persone all’aeroporto per interrogarle”. Questi atti avrebbero portato alla  colonna di fumo che si è vista fuoriuscire dal centro commerciale. Anche 10 esplosioni sono state udite nell’area, riferiscono le tv locali, precisando che dopo le deflagrazioni è iniziata una sparatoria e le forze di sicurezza hanno tirato numerosi lacrimogeni.

Il bilancio delle vittime è di 69 morti e oltre 175 feriti. Tra le vittime, riferisce il Foreign Office, anche quattro cittadini britannici. Nel bilancio provvisorio delle vittime almeno 13 sono stranieri: tra questi figurano almeno due francesi, tre britannici e una olandese – tra i quali l’architetto Ross Langdon, con doppia nazionalità australiana, e la moglie incinta di otto mesi, Elif Yavuz – un sudafricano, una donna sudcoreana e una cinese, un peruviano e due indiani, oltre al celebre poeta ghanese Kofi Awoonor.

Gli Shabaab hanno attaccato il centro commerciale Westgate di Nairobi perché è un luogo “di incontro dei dirigenti kenioti, e perché ci sono negozi ebrei e americani”: così Abulaziz Abu Muscab portavoce militare degli integralisti islamici in una intervista con al Jazira. “Prima di imputarci le vittime civili, il Kenya dovrebbe interrogarsi sulle ragioni che lo portano a bombardare i somali nei campi profughi”, ha aggiunto, sottolineando che le vittime musulmane “non sono nostra responsabilità: i militari ci hanno sparato, noi abbiamo risposto al fuoco”.

Quando Twitter… nuoce al politico! La gaffe di Cameron

david-cameron-gaffe-tuttacronacaIl Primo Ministro inglese David Cameron ha aperto un account ufficiale nell’ottobre 2012 e in passato aveva messo in guardia sui pericoli di Twitter, dichiarando: “Too many tweets might make a twat” (“Troppi tweet possono fare un idiota”). Ora proprio Twitter è stato teatro di una nuova gaffe, che arriva a pochi giorni di distanza dalla foto pubblicata su Instagram da sua cognata dove lo si vede dormire. Sabato sera, dopo l’attacco terroristico al centro commerciale di Nairobi, Cameron ha utilizzato il social per fare le condoglianze al Presidente Kenyatta, annunciando anche un’imminente dichiarazione del Ministro degli Esteri, William Hague.

cameron-tweet-tuttacronacaTra le risposte ricevute via Tweet, una diceva: “David Cameron please call off William Hague. Hasn’t Kenya suffered enough today?”, ovvero: “David Cameron per favore richiami William Hague. Il Kenya non ha sofferto abbastanza per oggi?”.  Proprio questo messaggio è stato inserito tra i preferiti dell’account di Cameron: operazione che normalmente viene fatta in segno di approvazione per il contenuto. L’impressione era quindi che il Primo Ministro approvasse il sarcasmo e la critica contro Hague. Il Daily Mail ha ipotizato che possa essere stato un giovane membro dello staff di Cameron addetto al suo account a segnare tra i preferiti proprio il Tweet che attaccava il Ministro degli Esteri e che proveniva da un account satirico intitolato a Norman Tebbit, ex ministro del Lavoro del governo Thatcher. Il tweet è stato poco dopo rimosso dai preferiti di Cameron (e poi cancellato anche da Twitter) e un suo portavoce ha dichiarato: “È un account molto offensivo al quale il Primo Ministro non vorrebbe mai essere associato”.

Tra le vittime di Nairobi anche il poeta Kofi Awoonor

kofi_awoonor-nairobi-tuttacronacaTra le vittime dell’attacco terroristico al Westgate Mall di Nairobi c’è anche il poeta e diplomatico ghanese Kofi Awoonor, 78 anni, uno dei più famosi intellettuali del continente africano. Lo studioso si trovava in Kenya per partecipare allo Storymoja Hay Festival di Nairobi, una manifestazione letteraria molto popolare in programma in questi giorni. Awoonor, nato nel 1935, si è laureato nel 1960 alla University College of Ghana. Il suo primo libro di poesia, Rediscovery, scritto mentre si trovava all’università e pubblicato nel 1964, come la maggior parte della sua opera era basato sulla riscoperta della poesia orale africana. Il poeta conseguì poi il dottorato presso la Stony Brook University di New York nel 1972. Due delle sue opere più famose, This Earth, this Brother, e My Blood, furono scritte negli Stati Uniti. Era il 1975 quando fece ritorno in Gana per dirigere il dipartimento di Inglese presso l’Università di Cape Coast. Arrestato con l’accusa di complicità a un golpe contro la giunta militare, imprigionato senza processo, venne poi rilasciato: Awoonor racconterà l’esperienza in The house by the Sea. Uscito dal carcere, il letterato diventò politicamente attivo iniziando a dedicarsi maggiormente alla saggistica. Dal 1990 al 1994 Awoonor è stato Ambasciatore del Ghana alle Nazioni Unite, dove ha diretto il comitato contro l’Apartheid. Era anche uno stimato e amato professore di letteratura inglese e africana presso l’Università del Ghana. Il poeta Kwame Dawes, suo cugino, ha commentato: “Kofi Awoonor era uno dei maggiori poeti africani e lo era da molti anni. Tutti lo rispettavano e lo ammiravano. È stato un grande colpo e un’immensa perdita”.

La terrorista britannica, “vedova bianca” al servizio degli islamici

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Nel commando che ha assaltato il centro commerciale di Westgate, a Nairobi, ci sarebbe anche una donna di origini britanniche, originaria di Aylesbury, nella contea del Buckinghamshire, Samantha Lewthwaite, la “vedova bianca” del terrorismo internazionale. La 29enne  è la vedova di Germaine Lindsay, uno dei kamikaze dell’attentato alla metro di Londra del luglio 2005 in cui vennero uccise 52 persone. Madre di tre figli, ricercata per complicità negli episodi di Londra, è sospettata anche di aver partecipato in prima persona all’attentato del giugno 2012 in un locale di Mombasa, in Kenya, che ha provocato tre morti e 25 feriti. Della donna si sono perse le tracce nel marzo 2012 quando fu intercettata mentre attraversava  la frontiera dal Kenya alla Somalia. I sospesti si sono concentrati su di lei quando alcuni testimoni hanno affermato che nel commando vi era anche una donna.

Tuttavia gli Shabaab alla Bbc avrebbero negato:  “non ci sono americani o britannici” nel commando armato che ha attaccato il centro commerciale. L’uomo,  che si dice affiliato agli islamisti Shabaab e che si fa chiamare “Abu Omar”, smentisce anche la presenza della “vedova bianca” nel gruppo, Samantha Lewthwaite: “Si tratta solo di voci infondate”.

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SALTATI IN ARIA! Epilogo triste a Nairobi, finisce nel peggiore dei modi

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Forse è finita la battaglia tra le forze dell’ordine kenyote e gli islamisti armati, barricati da sabato nel centro commerciale di Westgate, a Nairobi. Secondo fonti locali, infatti, i miliziani si sarebbero fatti esplodere in aria causando una vera e propria carneficina. Sarebbe quindi finita nel modo peggiore e il bilancio delle vittime è di 69 morti (tra cui 4 britannici) e 175 feriti che era stato confermato ieri, ora è destinato a salire a seguito di queste nuove esplosioni.

Questa mattina il centro è stato scosso da tre forti esplosioni, che hanno fatto levare dal complesso una fitta colonna di fumo nerastro. Secondo alcune fonti di sicurezza, le esplosioni sono state provocate dal tentativo delle unità speciali keniote di penetrare nell’edificio passando dal tetto. “Siamo noi che abbiamo causato le esplosioni, stiamo cercando di entrare nel centro commerciale attraverso il tetto”, hanno dichiarato le fonti. La televisione nazionale ha trasmesso immagini dal sito dell’assedio, mostrando soldati in tuta mimetica correre intorno all’edificio per prendere posizione in punti diversi dai precedenti. Anche un blindato per il trasporto truppe è stato visto spostarsi. Giornalisti e operatori erano già stati fatti allontanare in precedenza, soltanto al personale sanitario è stato consentito rimanere vicino al Westgate.

Polizia e soldati kenioti avevano dato il via a un blitz ieri sera, promettendo una “soluzione rapida” e affermando che la maggior parte degli ostaggi sarebbe stata evacuata di lì a poco. Ma così non è stato. E, secondo la Croce Rossa, durante il blitz sarebbero stati trovati altri nove corpi. Più di mille persone sarebbero state soccorse. Secondo una fonte di polizia, una decina di assalitori sarebbe ancora all’interno del centro commerciale. Vi sarebbero ancora ostaggi, ma non si sa quanti e in quali condizioni.

Stamane, dopo una violenta sparatoria udita all’interno del centro commerciale, gli stessi jihadisti hanno avvertito che giustizieranno gli ostaggi che ancora detengono (più di una decina) se le forze di sicurezza del Kenya tenteranno di sopraffarli. Abbiamo autorizzato i mujahedeen all’interno del centro commerciale ad agire contro i prigionieri” se continuerà l’operazione delle forze di sicurezza keniote contro di loro. Lo ha detto, in una dichiarazione pubblicata online, il portavoce del al Shabaab, Mohamud Rage. Sempre online, il gruppo terroristico somalo, denuncia come “un tentativo di intimidazione delle forze israeliane e altri governi cristiani” con la loro presunta partecipazione a sostegno delle forze keniote nel blitz in corso al Mall di Nairobi Westgate.

Orrore a Nairobi: sale a 68 il numero delle vittime dell’attacco al Mall

kenya-westgatemall-tuttacronacaStando alla stampa locale a Nairobi, in Kenya, sarebbe in corso l’attacco delle teste di cuoio kenyane, aiutate da esperti Usa, israeliani e britannici, per liberare gli ostaggi all’interno del centro commerciale Westgate. Nel frattempo, una forte esplosione è stata sentita nei pressi dell’edificio. Gli ultimi aggiornamenti vedono salire il bilancio delle vittime: sarebbero almeno 68, come annuncia la Croce Rossa locale che ha rinvenuto altri 9 corpi. Gli autori dell’assalto, che ancora trattengono un numero imprecisato di ostaggi, sono mujaheddin legati ai ribelli somali al Shabaab. Il gruppo Shabaab, che ha legami con al Qaeda, ha rivendicato l’attacco e in passato aveva più volte minacciato attentati sul territorio se Nairobi non avesse ritirato le proprie truppe dal Corno d’Africa. L’ex premier Raila Odiga ha intanto reso noto che il governo sta comunicando con i militante ancora asserragliati all’interno dello shopping center: “Esiste una comunicazione tra loro e i leader politici del paese”, ha detto ai giornalisti. “È un’operazione difficile. Ogni sforzo verrà fatto per trarre in salvo gli ostaggi”. Quando l’attacco è partito, all’interno del Mall si trovavano oltre mille persone, molte famiglie con bambini e fin da ieri si era a conoscenza della morte di vari stranieri, tra i quali due francesi e due canadesi, incluso un diplomatico. Ma tra le vittime ci sono anche almeno due bambini e alcuni componenti della famiglia dello stesso presidente del Paese, Uhuru Kenyatta. La Farnesina ha confermato la morte di un somalo sposato con un’italiana, mentre tutti gli italiani sono in salvo. Il viceministro degli Esteri, Marta Dassù ha riferito che “sono stati 13 i cittadini italiani coinvolti direttamente nell’attacco al centro commerciale di Nairobi, ora tutti in salvo”. Ha quindi precisato: “Naturalmente la nostra Unità di crisi riesce a seguire le persone che si sono registrate e le informazioni vanno prese con beneficio di inventario. In queste ore il lavoro dell’Unità di crisi è stato molto importante in raccordo con l’ambasciata in Kenya. Ci siamo tenuti costantemente in contatto con le persone che erano nel centro commerciale attraverso il telefono e così via. Gli italiani sono salvi ma purtroppo sono morte molte altre persone o locali o di altri paesi come Francia e Canada”.

Nairobi: continua l’orrore

kenya-shopping-centre-tuttacronacaE’ assediato da un gruppo armato da oltre 20 ore il centro commerciale Westgate Mall di Nairobi dall’interno del quale si sono uditi provenire colpi d’arma da fuoco, come hanno riferito testimoni. Imprecisato il numero di ostaggi detenuto mentre, nel frattempo, sul luogo sono arrivati dei rinforzi dell’esercito con caschi e giubotti antiproiettile, alcuni con dei lancia granate. La Croce Rossa ha intanto reso noto il nuovo bilancio provvisorio dell’attacco al centro commerciale: si tratta di 43 morti e 200 feriti.

Gli integralisti somali Shabaab hanno rivendicato su twitter l’attacco: “L’attacco al #WestgateMall – recita il testo – è soltanto una piccolissima frazione di quello che i musulmani somali hanno sofferto per mano degli invasori kenyiani”. “I mujaheddin che oggi sono penetrati a Westgate», il centro commerciale di Nairobi assaltato da un gruppo armato, “hanno ucciso più di cento infedeli kenyani e la battaglia prosegue”, hanno affermato i ribelli. “Solamente gli infedeli sono stati uccisi”, proseguono gli jihadisti, mentre “tutti i musulmani presenti sul posto” sono stati risparmiati e “scortati fuori dal centro dai nostri mujaheddin prima che iniziasse l’attacco”.

Un italiano è stato ucciso nel centro commerciale a Nairobi?

sparatoria-centro-commerciale-westgate-nairobi-tuttacronacaNonostante la Farnesina abbia detto che i dieci italiani presenti al Westgate Mall di Nairobi, oggi preso d’assalto da uomini armati, fossero tutti in salvo, sembra che tra le vittime ci sia un cittadino italiano. A riferirlo Massimo Albertizzi, inviato del Corriere della Sera in Kenya intervistato da Skytg24. Il giornalista ha spiegato che si tratterebbe di un italiano di origine somala, residente a Torino, che si trovava nell’edificio con la moglie incinta. Sarebbe stato ucciso, ha detto Alberizzi, all’inizio dell’attacco “terroristico”. Sono almeno 22 le vittime dell’assalto al Westgate Mall, dove ora il gruppo di uomini armati, che secondo la sicurezza si tratta di un gruppo terroristico, sarebbe “accerchiato” dalle forze speciali kenyane.

La Farnesina comunica: gli italiani a Nairobi si sono salvati

nairobi-centrocommerciale-tuttacronacaErano 10 gli italiani che si trovavano all’interno del Westgate Mall, il centro commerciale di Nairobi preso d’assalto da un gruppo armato. La Farnesina ha comunicato che tutti si sono salvati. Sei di loro sono riusciti a uscire dal piano terra dello shopping center prima che la situazione degenerasse. Gli altri erano rimasti all’interno dell’edificio, ma ora sono al sicuro. Dalle prime informazioni, risultava che fossero solo due i connazionali bloccati nella struttura.

Strage al centro commerciale di Nairobi: anche degli italiani tra gli ostaggi

nairobi-strage-tuttacronacaSecondo quanto riporta la Croce Rossa locale, sarebbero al momento 15 i morti dell’attacco armato al centro commerciale Westgate Mall di Nairobi, in Kenya. Il capo della polizia, Benson Kibue, che viene citato dallo Standard Digital, pensa che potrebbe trattarsi di un attacco terroristico. Ci sarebbero circa 10 persone armate coinvolte. Al momento, si procede all’operazione di evacuazione dello shopping center e al recupero delle persone all’interno dell’edificio. Gli uomini armati che hanno assaltato lo shopping center di Nairobi “parlavano una lingua straniera, forse arabo o somalo” e hanno “giustiziato” numerosi clienti.

Un giornalista spagnolo che si trova sul posto, ha detto all’ANSA che “L’attacco al centro commerciale Westgate di Nairobi è ancora in corso e all’interno ci sono anche italiani, ma non posso confermare al momento quanti sono”. Aggiungendo: “Le vittime sono decine, e gli assalitori parlano una lingua simile all’arabo o al somalo”. Uhuru Kenyatta, presidente del Kenya, riporta il giornale kenyota Daily Nation, è costantemente informato della situazione al centro commercialei, dove continua lo scontro con la polizia. Intanto, la Croce rossa del Paese scrive su Twitter che “decine di feriti” sono state soccorse e che vengono trasportate in diversi ospedali.

Terroristi assaltano centro commerciale in Kenya

spartoria-nairobi-tuttacronacaE’ stato attaccato da un gruppo di uomini armati un affollato centro commerciale di Nairobi. Stando a quanto riferito dalla polizia e da alcuni testimoni, durante l’incursione oltra ad aver aperto il fuoco, gli assalitori avrebbero usato anche degli esplosivi. Non ci sono, al momento, conferme ufficiali su eventuali vittime, ma un fotografo della Reuters sul posto ha riferito di aver visto cinque cadaveri. Il Westgate Mall, centro commerciale frequentato da ricchi kenyani e turisti stranieri, è stato circondato dalla polizia e, secondo le prime informazioni, i terroristi sarebbero ancora asseragliati all’interno. Circa 20 minuti dopo l’inizio dello scontro a fuoco, anche all’esterno sono stati esplosi degli spari mentre circa 50 persone sono riuscite a fuggire dall’edificio. Rob Vandijk, dipendente dell’ambasciata olandese, ha raccontato che stava pranzando in un ristorante dentro la struttura, quando gli assalitori hanno lanciato bombe a mano all’interno. Ha detto di aver poi sentito iniziare la sparatoria, che la gente urlava e si buttava a terra.

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Quando Tablet e iPad servono per fare la guerra

siria-tablet-tuttacronacaLa Prima Guerra Mondiale era di trincea, durante la Seconda si utilizzò l’aviazione, in quella del Golfo arrivarono le televisioni. Ogni guerra ha qualcosa che la caratterizza. E lo stesso avviene con il conflitto siriano, dove si utilizzano metodi 2.0, come dimostra lo scatto di Mohamed Asullah per l’agenzia Reuters. Si vede chiaramente come i ribelli siriani ricorrano a nuove tecnologie, come Tablet e iPad. La foto è stata scattata durante i preparativi per sparare un colpo di mortaio durante una scontro a Jobar. Secondo molti utenti di Twitter, l’utilizzo di mezzi tecnologici servirebbe per calcolare l’angolo di tiro. Eliot Higgins, analista di armi di guerra citato da The Times, l’uso di un iPad non è nulla di strano. Infatti, commenta, “si utilizzano anche telefoni cellulari, è una cosa molto comune”.

Fatte brillare 2 ordigni a Castel Gandolfo, evacuato anche il palazzo Papale

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E’ stato necessario fa evacuare il palazzo Papale e circa 400 persone, oltre che interdire il traffico aereo e quello ferroviario affinché gli artificieri potessero far esplodere i due ordigni risalenti alla Seconda Guerra Mondiale. Una bomba era di fabbricazione inglese e del peso di 130 kg, mentre l’altra, più piccola, pesava 100 kg. Gli ordigni sono stato trasportati in una cava nel comune di Ciampino, dove sono stati fatti brillare. Nello stesso tratto di lago, nei giorni scorsi, a pochi passi da Castel Gandolfo, gli artificieri dell’Esercito hanno portato a termine un’ingente operazione di bonifica: oltre 4.000 ordigni – tra questi 2.300 bombe a mano e 300 bombe da mortaio – erano emersi in superficie a causa dell’abbassamento delle acque, proprio a ridosso delle aree frequentate dai turisti.

Le bombe nel giorno della preghiera che sconvolgono Tripoli.

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Venerdì, il giorno della preghiera, ma per Tripoli, seconda città del Libano, oggi è il giorno della morte dopo l’esplosione di due ordigni vicino a due moschee sunnite. Il bilancio è il più sanguinoso dagli anni ’90, dalla fine della guerra civile in Libano: almeno 29 morti e circa 500 feriti. Il presidente della Repubblica, Michel Suleiman, ha rivolto un appello a tutti i libanesi perché “rimangano uniti e sconfiggano ogni tentativo di creare conflitti”. Cosa sta sconvolgendo il Libano?

Da segnalare, che l’imam della moschea al Taqwa, Salem al Rafei, è un noto predicatore sostenitore della rivolta siriana contro il regime di Damasco. Non è chiaro se il religioso salafita, che si oppone al gruppo militante libanese Hezbollah, si trovasse al momento dell’esplosione all’interno della moschea.

Allarme attentati sui treni europei!

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Il pericolo è sui treni europei secondo quando riferito da fonti dell’intelligence tedesca, confermate anche dall’Nsa americana. Al Qaeda starebbe pianificando alcuni attentati sui treni ad alta velocità che attraverso l’Europa. Ha riferirlo è la testata giornalistica Bild secondo sui le autorità tedesche sono già in stato di allerta da un paio di settimane. Si ipotizzano sia atti di sabotaggio alle rotaie o alle linee elettriche aeree, sia attentati con ordigni esplosivi su tratti di percorrenza rapida o a tunnel, o anche bombe all’interno dei convogli.

 

Reginetta di bellezza per professione e fabbricatrice di bombe per hobby

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Due attività che davvero lasciano stupite, anche perché nell’immaginario collettivo chi si potrebbe sognare che una reginetta di bellezza, sorridente, leggiadra e simpatica possa per hobby, insieme ai suoi amici fabbricare e lanciare esplosivi?  Kendra McKenzie Gill, 18 anni, lo scorso 8 giugno ha vinto una borsa di studio da 2.000 dollari venendo eletta miss Riverton, una cittadina dello Utah, e con la speranza di poter accedere alla competizione statale. La  stessa Kendra McKenzie Gill, sabato scorso è stata arrestata insieme ad altri tre coetanei per aver scorrazzato in auto nel quartiere lanciando bottiglie di plastica riempite con una sostanza caustica – un prodotto per pulire il water – avvolta in fogli d’alluminio. Lanciavano i contenitori, instabili e quindi esplosivi, contro alcuni conoscenti o contro le porte delle case. Nessuno è rimasto ferito, ma i giovani sono stati incriminati e rischiano da 1 a 15 anni: «Non abbiamo ancora capito perché lo abbiano fatto – ha spiegato il procuratore Blake Nakamura – Ma ovviamente erano in possesso di esplosivo, li accusiamo di averli lanciati vicino a persone e abitazioni, e quindi di aver potuto causare ingenti danni». Secondo uno dei ragazzi, si sarebbe però, trattato solo di uno scherzo, magari “spaventare a morte” un amico.

 

Torna il terrore in Iraq: 9 autobombe,50 morti e 140 feriti. Quasi un’apocalisse!

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Erano in corso i festeggiamenti serali dell’Eid al Fitr, che segnano la fine del mese del digiuno del Ramadan, in Iraq quando il terrore è tornato a devastare e uccidere un popolo già a lungo provato che sembra destinato a non poter avere tregua. Anche nel giorno della festa, la morte ha preso il sopravvento e almeno 9 autobombe sono deflagrate nei mercati più affollati e nei quartieri a prevalenza sciita. Il bilancio è pesante: 50 morti e almeno 140 feriti per un Ramadam che sarà ricordato tra i più violenti della storia del Paese.

La Thatcher, la maratona del 21 aprile e Londra in stato di massima allerta

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Domani i funerali della Thatcher in un clima di massima allerta dopo gli attentati che hanno sconvolto la maratona di Boston. Misure di sicurezza ulteriori sono state predisposte nelle ultime ore per scongiurare qualsiasi tipo di attacco terroristico. Domani i maggiori capi di Stato saranno presenti a Londra per rendere omaggio alla Lady di Ferro e il pericolo che si voglia colpire il mondo nelle più alte cariche rappresentative dei diversi stati è emblematico, dopo che è stato ritrovato il comando di attivazione delle bombe di Boston sotto il sedile dove fino a qualche attimo prima era seduto il governatore del Massachusetts. E se tra le ipotesi più accreditate viene fatta anche quella di un attentato degli estremisti di destra, per rivendicare la razza ariana è anche vero che nelle ultime ore si sta delineando invece una matrice di terrorismo islamico con le bombe trasportate in borsoni e una cellula formata da tre uomini che, se saranno confermate le indiscrezioni, avrebbero condiviso un appartamento a Revere, un sobborgo di Boston.

Ci sono tutti gli elementi quindi per schierare un sistema di sicurezza che sia veramente a prova di attentato. Ma se domani ci saranno i funerali di Margareth Thatcher, domenica Londra sarà nuovamente invasa da una folla di persone che parteciperanno all’annuale maratona di primavera, alla quale parteciperà anche il principe Henry.

Occhi puntati sulla capitale britannica e non solo per le cerimonie, ma anche per il rischio a cui si sta sottoponendo la città britannica, che ha deciso di non vivere nel terrore ma piuttosto di mantenere l’agenda in programma senza annullare funerali o maratone.

Le bombe di Boston erano pentole a pressione!

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In una conferenza stampa con l’Fbi, il governatore del Massachussets, Deval Patrick, ha affermato che non c’erano altri ordigni oltre ai due esplosi durante la maratona a Boston. Per il resto sono stati ritrovati solo pacchi sospetti. “Solo due bombe” quindi, costituite da pentole a pressione piene di schegge metalliche, chiodi e cuscinetti a sfera, collegate a detonatori e all’interno di buste di nylon nere o zaini. Sono state poi rinvenute tracce di circuiti elettronici che farebbero pensare all’uso di timer. Mentre sembrano non esserci nuove minacce, l’Fbi prosegue le indagini a 360° e chiede la collaborazione della gente pregando tutti di consegnare eventuale materiale fotografico o video da visionare in cerca di tracce. Nel frattempo il capo del Pentagono ha usato il termine “terrore”, che fino a ieri nessuno, neanche il presidente, aveva utilizzato. Oggi Obama però non ha più potuto mantenere il riserbo: “E’ stato un atto di terrorismo, ma gli americani rifiutano di farsi terrorizzati, ma al momento il motivo e le persone dietro all’attentato di Boston restano sconosciuti” ha detto. In seguito ha fatto presente che non si sa ancora chi abbia organizzato l’attentato e perchè, l’unica cosa certa è che sono esplose delle bombe che hanno provocato dei danni. Nel frattempo la scena del delitto, al traguardo della maratona, è diventata una grande scena del crimine, ampia 12 isolati, transennata. “Arriveremo fino alla fine del mondo per trovare i responsabili di questo atto di cattiveria così grande –  dice Deslauriers -. La nostra missione è chiara è portare i responsabili di fronte alla giustizia, ma ci vorrà tempo” per chiarire scoprire gli autori della strage che ha commosso il mondo.

Mentre ancora resta resta sconosciuta la matrice, la Cnn riporta che una dottoressa saudita, ferita a una gamba e ricoverata in un ospedale di Boston, starebbe collaborando con la polizia mentre è stato smentito il fermo  di un giovane saudita rimasto ferito e piantonato in ospedale dagli agenti.

L’appoggio alla cittadinanza di Boston arriva da tutto il mondo (tra gli altri Papa Francesco, Putin ma anche Egitto, Afghanistan e Cina) e anche Napolitano ha inviato un messaggio al presidente Barack Obama ricordando che “nessun atto di violenza ci impedirà di tenere fede ai nostri valori e alla nostra fiducia nella libertà, nella democrazia e nello stato di diritto”. E nel frattempo sono state innalzate le misure di sicurezza con un’allerta che comprende gli obiettivi sensibili, come ambasciate, consolati, sedi diplomatiche, porti e aeroporti con particolare attenzione nei confronti delle sedi Usa.

Le strane coincidenze dell’attentato alla maratona di Boston!

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“Our hearts go out to those that are hurt or killed #Boston marathon – but this thing stinks to high heaven #falseflag”.

“I nostri cuori vanno con i feriti e con gli uccisi della maratona di Boston, ma questa cosa puzza, puzza fino in cielo”. Tweet firmato da Alex Jones, conduttore radiofonico e regista che da anni cerca di svelare “i segreti di stato” dell’America. Alex Jones o lo ami o lo odi… non hai vie di mezzo. Ma se anche alcune teorie a volte sono discutibili poichè presentano scenari troppo “sopra le righe”, gran parte del lavoro di Jones non va poi molto lontano dalla realtà.

False Flag? Cospirazione? Complotto? Questo scrive Jones nel suo messaggio e solleva un caso mediatico.

Fbi, Cia, chi è stato e perché? Il conduttore radiofonico nel suo programma ha collegato l’attentato al recente calo del prezzo dell’oro, ma non ha aggiunto nulla che potesse spiegare ulteriormente questa sua teoria che appare quindi abbastanza evanescente. Mentre più probabile, anche se ancora da provare, sarebbe la tesi dell’importanza che Boston ha nella storia americana e non solo in quella della guerra d’indipendenza come stestimoniato dalla Patriots’ Day, ma anche in quella più tragicamente recente come 11 settembre. Uno degli aerei che si schiantarono sulle Twin Towers era partito da Boston.

Ma Alexnon è l’unico a dare una versione “diversa” da quella che sembra in queste ore più accreditata (la pista islamica). Anche la versione inglese di “Pravda.ru” parla di un evento creato proprio dall’amministrazione Obama per poi aver un pretesto per attaccare Iran e Siria.

Altro nodo cruciale sarebbe l’esplosivo usato. Il Semtex, è relativamente difficile da reperire sul mercato e viene di solito usato in ambito civile per demolizioni controllate e in alcuni ambiti strategici-militari.

Il Boston Globe invece, scrive che per 15 aprile era “in programma a Boston un’esercitazione con detonazione controllata (“Funzionari: Ci sarà un’esplosione controllata di fronte alla biblioteca entro un minuto come parte delle attività della squadra dinamitarda”.

Una strana, stranissima coincidenza…

Il messaggio di Giorgio Napolitano a Barack Obama

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Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio di solidarietà al presidente americano Barack Obama, definendo l’attentato a Boston come “un potente monito anche per l’Italia”.

“Per il nostro Paese – ha scritto Napolitano – che vive una complessa transizione istituzionale, l’attacco terroristico di ieri è un potente monito sulle incertezze e le insicurezze di un mondo complesso e interdipendente. Nessun Paese – prosegue il presidente nel suo messaggio – può isolarsi e l’Italia è parte di uno stesso quadro europeo, atlantico e internazionale. Siamo quindi chiamati a rispondere in modo coerente alle diverse istanze e sfide del mondo esterno se vogliamo assicurare il benessere del nostro popolo”.

La deflagrazione di Boston, 2 le piste che stanno seguendo gli investigatori

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Due sono le piste che stanno seguendo in queste ore l’Fbi, la Cia e l’ente nazionale anti terrorismo che si stanno coordinando con le autorità locali per riuscire a far luce sull’attentato che ieri ha sconvolto l’America e ha portato morte e distruzione a Boston in una giornata che doveva essere all’insegna della festa e del patriottismo statunitense. Le indagini si stanno addensando su i gruppi del radicalismo anti governativo, quei razzisti legati alla supremazia della razza ariana o di anarchici conservatori in lotta con i poteri federali. L’altra pista che non viene esclusa è quella del terrorismo di matrice islamica. Ieri un giovane saudita rimasto ferito durante la deflagrazione è stato interrogato in un ospedale della città. La data scelta per l’attentato, il 15 aprile, il giorno in cui si pagano le tasse negli Usa e Festa de Patrioti in Massachusetts, corrobora il sospetto su un attentato di matrice interna.

 

Chi era il bimbo di 8 anni morto alla maratona di Boston?

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Si chiamava Martin Richard, aveva 8 anni ed è rimasto ucciso nell’attentato alla maratona di Boston perché voleva attendere il papà, William Richard, al traguardo e abbracciarlo subito dopo la corsa. Nell’esplosione sono rimaste gravemente ferite anche la madre e la sorella, la quale purtroppo ha subito l’amputazione di una gamba. I Richard avevano anche una terza figlia, che sarebbe illesa. La famiglia viveva a Dorchester, un quartiere periferico di Boston, dove William “Bill” Richard era un uomo molto conosciuto e stimato all’interno della comunità. Quando finiremo di massacrarci, quando diremo basta alla violenza, quando deporremo le armi in tutto il mondo? BASTA CON LE STRAGI DI INNOCENTI! A chi servono? Al potere per rafforzarsi e negarci altri diritti? Quando potremo espletare il diritto fondamentale di ogni essere umano sulla terra? A quando il diritto alla vita?

 

Erano 5 le bombe che dovevano esplodere a Boston

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Erano cinque le bombe predisposte in modo coordinato per mettere in ginocchio la città di Boston, fortunatamente solo due sono esplose mentre tre ordigni sono stati disinnescati mentre la polizia per ora esclude che vi fosse un collegamento tra le esplosioni alla maratona e quella che ha provocato un incendio alla Kennedy Library. Obama ancora non ha parlato di terrorismo, ma dalla Casa Bianca si avvisa che l’attacco, condotto con “molteplici ordigni”, che sembra siano stati azionati a distanza col cellulare secondo quanto riportato da Abc, appare “chiaramemente un atto di terrore” e come tale sarà trattato. tuttavia non è ancora chiaro se possa venire attribuito ad un gruppo terroristico organizzato se sia di matrice straniera piuttosto che interna agli Stati Uniti. Le fonti ospedaliere della Cnn, nel frattempo, hanno reso noto che ci sono almeno 8 bambini tra i feriti. Ma davvero non c’era alcun sospetto che potesse accaere qualcosa del genere? Un testimone, allenatore di atletica all’Università di Mobile, in Alabama, alla tv locale Local 15 ha raccontato che: “Sembrava ci fosse qualche tipo di minaccia, ma continuavano a dirci che era un’esercitazione”. Per tutta la maratona, infatti, alla partenza e al traguardo si trovavano unità cinofile della polizia con cani fiuta-bombe impegnati, secondo quanto affermavano, in un’esercitazione antiterrorismo.

Stay Strong Boston!

Sono in migliaia ad accanirsi contro le ramificazioni del male, ma solo uno a colpirne la radice.

 Henry David Thoreau

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Lo vedeva da lontano quel traguardo e non aveva importanza di quante persone davanti a lui lo avessero già superato, il suo momento sarebbe stato quando avrebbe superato quella linea gialla sul terreno e alzato le braccia al cielo ricordandosi che il 15 aprile 2013 lui c’era. Nel giorno del Patriot Day quando si commemora l’anniversario delle battaglie di Lexington e Concord, lui avrebbe vinto la sua corsa. Avrebbe dimostrato di potercela fare, nonostante non fosse robusto… sarebbero stato il suo regalo per la mamma e il papà. Suo fratello era lì dietro una di quelle transenne a fare il tifo per lui. Sarebbe stato il primo a gridare quando sarebbe passato sotto il traguardo… si sarebbe infilato tra le sbarre della transenna e gli sarebbe corso in contro per abbracciarlo… Poteva essere tutto questo, poteva essere un giorno di festa e invece si è trasformata in una tragedia di terrore… quel terrore che ti paralizza, che non ti fa più riflettere, che ti lascia il cuore a mille e la testa vuota… Un boato che ti toglie il respiro, che ti penetra nell’anima, che ti prosciuga.

Perché le ingiustizie mondiali devono ricadere sugli innocenti? Perché i sogni si devono spezzare negli urli disperati di un’esplosione? Perché il sangue deve scorrere nelle strade? Perché rimaniamo attoniti e impotenti? Perché dopo il primo mento di commozione lasciamo che i nostri problemi riempiano il vuoto lasciato dal dolore?

Oggi è Boston, ieri era New York e domani?

Quando verrà il giorno che l’uomo capirà che l’ingiustizia non si cura con le armi, che i torti non si cancellano uccidendo innocenti che non si colma il dolore con il dolore… odiare è facile, è una catarsi distruttiva che riempie l’animo con le macerie delle vite altrui… perché legarsi indissolubilmente con chi si odia? In fondo uccidendo stringi un nodo indissolubile con quella vita che spezzi… che senso ha?

 Stay Strong Boston!

La conferenza stampa di Barack Obama

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“Io e Michelle preghiamo per le vittime di questo atroce attentato”. Così ha esordito il presidente americano alla conferenza stampa convocata poche ore dopo l’attentato di Boston per annunciare il rafforzamento delle misure di sicurezza in tutto il Paese. Per Obama le bombe che sono state fatte esplodere alla maratona di Boston sono “azioni senza senso”. Sentendosi vicino alle famiglie di tutte le vittime, (2 morti e 107 feriti secondo il Boston Globe, mentre la Cnn ha comunicato che ha perso la vita anche un bimbo di 8 anni) ha sottolineato che, di fronte a simili eventi, non ci sono né democratici né repubblicani. La sua conclusione è stato un messaggio diretto agli attentatori: “Non commettete errori, noi non trascureremo alcun dettaglio“. Ed ha quindi aggiunto: “troveremo i responsabili, andremo fino in fondo“.

Boston unico obbiettivo? La minaccia jihadista!

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La Cnn riferisce ceh la polizia di Boston ha smentito che ci sarebbe una persona fermata ma intanto sopraggiungono notizie inquietanti: le organizzazioni di monitoraggio dell’estremismo islamico sul web, Jihad Watch, ha reso noto che su un sito jihadista si afferma che: I “prossimi attacchi di al Qaida saranno potenti e scioccanti” e si verificheranno “negli Usa, in Francia e in Europa”.

E se il sindaco della città, Thomas Menino, afferma che quanto è successo “E’ una tragedia”, la bresciana Maria Vittoria Togni, arrivata al traguardo prima dell’esplosione, non vede l’ora di andarsene dalla città: “Sono arrivata in 3 ore 45 minuti, dunque prima delle bombe, ho raccattato le mie cose e me ne sono andata. Non ho visto nulla, ma una mia amica stava facendo il suo miglior tempo ed è arrivata a 500 metri dalla fine quando la polizia l’ha bloccata, e lei implorava, fatemi passare. Non glielo hanno permesso ma ora si sente una miracolata”. Al momento, tutti i maratoneti giunti da fuori Boston sono barricati all’interno degli hotel: “Non possiamo neanche uscire a comprare da mangiare”.

A Boston cresce il numero dei feriti: oltre 100

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Il Boston Globe, il principale giornale della città, ha appena aggiornato il numero dei feriti che sarebbero oltre 100. E’ stata data anche una prima stima degli italiani che hanno partecipato alla maratona: sarebbero 227 atleti. Uno di loro, Paolo Rossi, un 48enne pistoiese, si stava avvicinando al traguardo al momento dell’esplosione: “Ho sentito un rumore enorme, la festa si è trasformata in terrore e non ho più pensato a finire la gara. Ma della corsa ovviamente non m’importa, sono ore che piango”.

Gli aggiornamenti da Boston: fermato un sospetto

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La Cnn ha resto noto che gli ordigni ritrovati nei pressi del luogo delle esplosioni sarebbero piuttosto artigianali, simili agli Ied usati dai terroristi contro i soldati Nato in Iraq e in Afghanistan mentre fonti del governo fanno sapere che le esplosioni sono il frutto di un evento “ben coordinato e pianificato”. Nel frattempo, dovo aver avuto un colloquoi con il presidente Obama, il governatore del Massachusetts, Deval Patrick, ha commentato l’accaduto affermando che si tratta di un giorno orribile nella storia di Boston. Mentre il bilancio provvisorio, secondo il New York Post è di 12 morti e circa  50 feriti, Google ha creato un “cercapersona” per mettere in contatto maratoneti e pubblico della gara con i loro cari che non hanno notizie mentre la polizia di Boston ha bloccato le comunicazioni dei telefoni cellulari allo scopo di prevenire il rischio che un telefonino possa provocare esplosioni a distanza. Intanto sarebbe stato fermato un sospetto di nazionalità saudita: ferito, al momento si troverebbe sotto sorveglianza in un ospedale della città.

Conferenza Stampa sulle esplosioni di Boston: 3/a esplosione J.F.K Library

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Ancora ignoti i motivi dell’atto che al momento sembra delinearsi come attentato terroristico anche se non vi è stata conferma dalle fonti ufficiali. Anche alla Library J.FK. vi è stata un’esplosione, la terza esplosione, dopo le due della maratona. Al momento vi è un incendio che sta attanagliando l’edificio della libreria. Le bombe erano collocate nei cestini dei rifiuti.

Due esplosioni alla Maratona di Boston! Decine di feriti

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Due esplosioni alla linea di traguardo della Maratona di Boston, a pochi secondi di distanza l’una dall’altra avrebbero provocato, stando ai media americani, “decine di feriti” alcuni dei quali “in modo grave”. Fox News parla di tre morti, mentre il Boston Globe riporta che ci sono “macchie di sangue sui marciapiedi di Boylston Street”. Si parla anche di un possibile terzo ordigno, davanti al Mandarin Hotel. Molte persone sono state trasferite negli ospedali mentre altre hanno trovato ricovero nelle tende mediche adibite alla cura dei corridori. Ancora non sono arrivate delucidazioni sulla natura della deflagrazione da parte della polizia. Le immagini televisive hanno mostrato come, al momento della detonazione, vari atleti ed i fotografi presenti al traguardo sono caduti a terra, mentre si è subito provveduto a far evacuare il palco e parte delle tribune è stata distrutta. Terrore e panico si sono diffusi tra il pubblico mentre molti corpi restavano a terra e diverse sono state le vittime travolte dalla folla fuggito per lo spavento. Jackie Bruno, reporter di una tv locale del New Englad, che ha visto una delle vittime perdere entrambe le gambe, ha così commentato: “Ero così vicina, è stato spaventoso. Ho sentito la forza dell’esplosione. La gente scappava. Ho visto vittime proiettate dappertutto”. Le esplosioni sono avvenute dopo circa tre ore dal momento in cui il vincitore aveva tagliato il traguardo.

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Apprensione anche in Italia: tra i maratoneti era presente il direttore di Repubblica Parma, Antonio Mascolo. L’uomo ha così narrato l’accaduto:

“A 12 km dall’arrivo i primi segnali di interruzione della gara, ci stanno facendo segno di interrompere perché siamo in una zona collinare. Ora ci avvicineremo al traguardo per capire cosa succede”

Nel frattempo è stato chiuso lo spazio aereo sopra la città ora sigillata mentre gli artificeri hanno detonato il terzo ordigno.

Mentre in America si dovrebbe festeggiare il Patriot Day, per sicurezza viene chiusa la Casa Bianca e sigillata la strada antistante.

La Farnesina sta verificando la presenza di altri italiani.

Il video di Hrw mostra l’atrocità in Siria!

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Sconvolgente reportage raccolte da Human Rights Watch raccontano senza filtri di come il governo siriano stia letteralmente massacrando il suo popolo, nell’immobilismo del Consiglio di Sicurezza Onu e di tutta la comunità internazionale. Ogni giorno ci sono famiglie su cui piovono bombe, bambini ceh vengono estratti dalle macerie in fin di vita e portati in case dove muoiono dopo sofferenze tremende. Non ci sono centri medici in molte località e neppure dottori. La popolazione è abbandonata a se stessa e come dimostra, per la prima volta Hrw, gli attacchi aerei compiuti pressoché quotidianamente dal Syrian Air Force sono a tutti gli effetti crimini di guerra.

 “Le forze aeree siriane hanno ripetutamente condotto attacchi aerei indiscriminati e, in alcuni casi, deliberati contro la popolazione civile”, denuncia Anna Neistat, responsabile Emergenze di Human Rights Watch. “Questi attacchi – mette in chiaro l’organizzazione – costituiscono delle serie violazioni delle leggi umanitarie internazionali, e chi le compie è responsabile di crimini di guerra”.

L’organizzazione internazionale di tutela dei diritti umani pubblica oggi un report di 75 pagine intitolato “Morte dai cieli: attacchi aerei indiscriminati e deliberati contro i civili”. E un video esclusivo che racconta la distruzione e il terrore in cui è costretta a vivere la popolazione civile.

IL VIDEO E’ CONSIGLIATO SOLO A UN PUBBLICO ADULTO.

 

 

Assad getta le bombe a grappolo sulle zone residenziali!

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Il regime di Bashar al Assad ha colpito con bombe a grappolo – bandite dai trattati internazionali – almeno 119 localita’ in Siria, in gran parte aree residenziali, utilizzando almeno 156 di questi ordigni letali e facendo strage tra la popolazione. Lo denuncia Human Rights Watch. “La Siria ha aumentato l’uso delle munizioni a frammentazione, e i civili pagano il prezzo con le proprie vite”, afferma un responsabile di Hrw, Steve Goose, nel rapporto pubblicato sul sito dell’Ong.

Outlet presi d’assalto da nord a sud: allarme bombe!

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Serravalle e Castel Romano, due outlet, stessa sorte: entrambi fatti evacuare dalle forze dell’ordine per evitare il peggio.

Le forze dell’ordine della provincia di Alessandria, a seguito di una segnalazione anonima che avvisava della presenza di cinque ordigni esplosivi, ha provveduto ad evacuare l’outel e sono ora in attesa dell’arrivo degli artificeri che effettueranno la bonifica dell’area. Nel frattempo è stato modificato il messaggio del centralino, che ora avvisa i possibili clienti della chiusura odierna: una delusione per tutte le persone che avevano programmato se non lo shopping, almeno un pomeriggio fuori casa.

Stessa sorte all’outlet di Castel Romano, ora transennato, in cui sono al lavoro i vigili del fuoco, gli artificeri dei carabinieri, gli agenti del commissariato Spinaceto ed i carabinieri del nucleo di Pomezia. Mentre i vigili urbani effettuano la chiusura dello svincolo della Pontina, all’interno della struttura sono in corso controlli su un pacco sospetto.

Trovate nel napoletano 7 bombe a mano da guerra dell’ex Jugoslavia: sequestrate

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