Il decreto Salva-Roma è incostituzionale, bocciato al Senato

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Continua a tenere banco il tema della modifica delle aliquote della Tasi, la tassa sui servizi indivisibili dei Comuni (che vanno dalla manutenzione delle strade all’illuminazione): non è stato ancora sciolto il nodo dei livelli di imposizione sulla casa e è tramontata l’ipotesi di presentare un emendamento al decreto Imu-Bankitalia. Il governo dovrebbe invece inserire la soluzione nel decreto sugli Enti territoriali, dove sono confluite alcune misure del dl salva-Roma, arrivato a Palazzo Madama a fine dicembre. Decreto che è però incappato in un inatteso stop, visto che la Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama ne ha bocciato il parere sui presupposti di costituzionalità. Contro la costituzionalità hanno votato la Lega, Forza Italia, il Movimento Cinque Stelle e il rappresentante di Gal. Sarà ora l’Aula di palazzo Madama a doversi pronunciare sul punto, visto che a parità di voti i presupposti in questione, a palazzo Madama, devono essere considerati non approvati. “Grazie alla determinazione della Lega Nord la Commissione non ha approvato il parere di costituzionalità al decreto Enti Locali che contiene anche il mai convertito decreto salva-Roma”, ha dichiarato Patrizia Bisinella, capogruppo della Lega in Commissione.

In attesa di questi nuovi sviluppi sugli Enti Locali, resta irrisolto il nodo-Tasi. Il problema è che nell’attuale formulazione della tassa, con aliquota al 2,5 per mille del valore catastale degli immobili calcolato dai fini dell’Imu,

ai conti dei Comuni verrebbero a mancare circa un miliardo e 400 milioni di gettito. Per di più, visto che la Tasi rientra nella riorganizzazione dell’imposta sugli immobili e sui rifiuti denominata Iuc, si creerebbe un ulteriore problema: molti Enti che già hanno raggiunto il livello massimo di imposizione con l’Imu per la seconda casa (10,6 per mille), non avrebbero modo di far rientrare nella Iuc (che prevede lo stesso tetto massimo) anche la tassa sui servizi, che affianca nella nuova versione quella sugli immobili e quella sui rifiuti.

Il governo vuole superare l’impasse aumentando l’aliquota della Tasi al 3 per mille, fissando però l’obbligo di destinare il gettito aggiuntivo alle detrazioni per chi ancora dovrà pagare l’Imu e per la stessa Tasi delle fasce più deboli. Nel disegno di Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia, si riuscirebbe così a ottenere una detrazione media di 150 euro ad abitazione. A quel livello di imposizione, però, secondo il Servizio politiche territoriali della Uil la tassa costerà in media 40 euro in più a contribuente, rispetto alle attuali aliquote fissate nella Legge di Stabilità, mentre le detrazioni saranno solo volontarie e inferiori a quelle della “vecchia” Imu del 2012 (200 euro di base più 50 euro a figlio).

Anche questa soluzione, comunque, continua a non soddisfare i Comuni, che chiedono di salire ancora al 3,5 per mille per ottenere tutto il miliardo e 400 milioni di ammanco oltre ad avere una maggiore libertà di azione nell’impiego di queste risorse. Il presidente dell’Anci, Piero Fassino, ha già avuto modo di far notare al governo che a fronte della precedente aliquota standard dell’Imu al 4 per mille, l’attuale tetto del 2,5 per mille dimezzerà il gettito sulla prima abitazione.

Quello che è certo è che per ora domina l’indefinitezza della situazione: “Mi domando se non sia opportuno fare una pausa di riflessione, riavvolgere il nastro e trovare una soluzione a regime sulla tassazione immobiliare più equa e meno improvvisata”, propone Angelo Rughetti, deputato renziano ed ex segretario generale dell’Anci. “Mi chiedo – sottolinea – se non valga la pena sospendere la frenesia normativa, rinviare a giugno tutti i pagamenti legati a Tasi, Tari ed Imu e nel frattempo fare un lavoro serio” sulla tassazione immobiliare. Una proposta che fa sempre più proseliti, come testimonia la richiesta del leader Cgil, Susanna Camusso: “Per evitare figure o scelte drammatiche come quelle che erano state fatte sulla scuola sarebbe ora che il governo si fermasse un attimo e rimettesse in ordine le scelte che fa”

Ignoranza e lavoro o diploma e disoccupazione? “Bocciate mio figlio!”

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Shock per la lettera inviata a La Repubblica da parte di una professoressa a cui un padre ha chiesto di bocciare il proprio figlio alla maturità, così il giovane poi avrebbe avuto un posto in pizzeria potendo usufruire del decreto legge Letta. Così scrive la docente al giornale:

Il padre di uno dei miei maturandi, che chiamerò Andrea, mi ha chiesto di bocciare il ragazzo. Andrea è stato uno studente molto volenteroso durante tutto l’anno e non è tra quelli che rischiano in alcun modo la bocciatura. Figlio di una famiglia dignitosa della periferia romana si è barcamenato con caparbia tra lo studio e il lavoro a nero in una pizzeria per aiutare la famiglia.

Non conoscevo il padre del ragazzo e inizialmente pensavo stesse scherzando. Solo dopo le sue insistenze accorate ho capito che diceva sul serio. Mi ha spiegato che i proprietari del ristorante dove Andrea lavora gli hanno assicurato che potevano finalmente assumerlo in maniera stabile grazie alla nuova legge sul lavoro in cui le agevolazioni sono però riservate unicamente a ragazzi senza diploma.

Non sono stata in grado di rispondere, per la prima volta in vita mia mi sono fermata a riflettere sulla mia funzione di educatrice. Un dilemma che non riesco a sciogliere: devo continuare a svolgere il mio ruolo con serietà o non è più giusto assicurare al ragazzo un lavoro stabile e bocciarlo? In fondo come mi ha spiegato il padre, Andrea si può tranquillamente diplomare il prossimo anno avendo però la fortuna di avere già un lavoro.

Io non so davvero cosa fare e spero di essere incappata in un caso limite. Mi chiedo però come sia stato possibile concepire una legge che premiando i giovani privi di diploma rischia di incentivare l’abbandono scolastico. È l’ennesima umiliazione del mio lavoro come di quello di tanti colleghi che nonostante tutto buttano il cuore e l’anima oltre le carenze strutturali della pubblica istruzione. Mi domando a questo punto quale senso abbia il mio lavoro.

Ecco i primi disagi del decreto Letta? Ignoranza e lavoro o diploma e disoccupazione?

Aggiornamento:

Arriva il Comunicato a La Repubblica che la lettera è in realtà un “fake”. Ecco le motivazioni:

“La lettera dell’insegnante è opera di KOOK Artgency.
L’idea è nata dalla delusione per il decreto lavoro ma più in generale dalla completa assenza di una politica economica del governo Letta. Nessuna risposta ai problemi delle imprese e nemmeno a quelle del lavoro. Per una micro impresa come la nostra, in cui i soci sono anche lavoratori, questo vuol dire essere colpiti due volte. Come imprenditori e come lavoratori.

Nel nostro piccolo cerchiamo di conservare la nostra eticità, siamo onesti contribuenti, paghiamo subito i fornitori e, diversamente da quanto fanno la gran parte dei nostri concorrenti, non utilizziamo lo stage come strumento di lavoro (www.nostage.info).

I nostri strumenti per prendere la parola sono questi. Così facciamo per le aziende e i partiti con cui lavoriamo e così abbiamo fatto per dire la nostra. La lettera l’abbiamo costruita con il nostro stile. Una piccola operazione di comunicazione per suscitare delle riflessioni. Lo chiamiamo design fiction: costruiamo narrazioni che hanno un effetto sulla realtà. 

Con questa lettera volevamo sottolineare le contraddizioni di un decreto di legge fallace approfittando della contemporaneità con gli esami di maturità.

Un’ora di lavoro per i nostri copywriter per creare uno storytelling semplice da dare in pasto ai media. Un indirizzo creato ad hoc e l’invio della mail alla rubrica delle lettere dei tre principali quotidiani italiani con preghiera di non pubblicare il nome inventato della latrice. Il resto è l’ordinario funzionamento della macchina mediatica. Non si sono fatti attendere gli inviti nei principali salotti televisivi. Ma non è questo che ci interessa.

È vero la storia è inventata, ma il decreto legge è così surreale che nessuno può essere certo che quanto raccontato non stia capitando o possa capitare da qualche parte in Italia. Quel che è certo è che questa legge non aiuterà noi, i nostri collaboratori, le tante piccole aziende come la nostra e nemmeno i tanti giovani costretti da tempo ad aprire una partita Iva per poter lavorare.
KOOK Artgency”.

Bocciato a scuola per la seconda volta: 18enne si suicida

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Si è tolto la vita inalando del gas con una cannuccia collegata a una bombola, dopo essersi stretto un sacchetto di plastica intorno al collo per non far passare l’aria, un 18enne di origini romene residente in provincia di Varese, a Samarate. Il suo corpo, sul quale non è stata disposta l’autopsia, è stato ritrovato ieri nel sottotetto dell’abitazione dove viveva con i genitori, residenti in Italia da diversi anni. I carabinieri sono intervenuti sul luogo e, dopo gli accertamenti, hanno riconsegnato alla famiglia il cadavere del ragazzo che non avrebbe mai manifestato segni di disagio psichico o di problemi in famiglia, ad eccezione di alcuni brutti voti a scuola, un istituto tecnico, costatigli la seconda bocciatura e che potrebbero essere stati all’origine del gesto.

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