Ruby Rubacuori “voleva costituirsi parte civile ma ci furono interventi esterni”

ruby-parte-civile-tuttacronacaE’ Il Fatto Quotidiano a rivelare che Karima El Mahroug, alias Ruby Rubacuori, voleva “costituirsi parte civile” contro Berlsuconi per il reato di prostituzione minorile. Il quotidiano riporta le parole dell’avvocato Egidio Verzini, che era stato il legale della ragazza nelle prime fasi del processo e che ha parlato con l’Ansa, dichiarando che la ragazza avrebbe voluto fare parte del processo. La costituzione di parte civile avrebbe permesso alla giovane – individuata come unica parte offesa nel processo a Silvio Berlusconi – di chiedere un risarcimento danno.

Ruby aveva nominato il legale nel giugno del 2011 dopo essere stata tutelata da Luca Giuliante, Massimo Dinoia e infine da Paola Boccardi, che poi era stata nuovamente nominata e ha partecipato al processo. Il 14 giugno 2011 Verzini rispondendo a una domanda sulla costituzione di parte civile aveva risposto: ”E’ un momento delicato, faremo una conferenza stampa a fine mese per parlare con i giornalisti”. Conferenza stampa che poi era stata rinviata e poi annullata. Alle domande dei cronisti che gli chiedevano se per caso la giovane marocchina avesse deciso di costituirsi parte civile nel processo e ci fosse stato un cambio di strategia rispetto al legale precedente Verzini si era limitato a rispondere: ”Non posso dire nulla”. Poco prima che iniziasse l’udienza, sempre parlando con i cronisti, il legale del foro di Verona aveva anche risposto con un ”Vediamo”.

”Tale rinvio – scriveva il legale veronese in una nota il 5 luglio 2011 – era stato concordato” con la ragazza ”su suggerimento” dello stesso difensore, ”anche a fronte di necessità organizzative stante la massiccia adesione dei media nazionali ed esteri che intendiamo accogliere adeguatamente”. L’avvocato aveva quindi fatto sapere che sarebbe stata ”tempestivamente la nuova location che, in ogni caso, sarà in Illasi’, in provincia di Verona. Il 16 luglio successivo Karima El Mahroug, aveva lasciato Verzini per farsi assistere nuovamente da Paola Boccardi. In quell’occasione il legale aveva spiegato che ”non essendo state condivise dalla cliente le impostazioni e le modalità difensive proposte è venuto meno il rapporto di fiducia con conseguente interruzione del mandato”.

 Ora l’avvocato Verzini, solo dopo il deposito delle motivazioni della condanna a 7 anni per Berlusconi, ossia a processo di primo grado concluso, ha deciso di chiarire che “Ruby mi aveva già dato incarico per la sua costituzione come parte civile, in qualità di persona offesa dal reato di prostituzione minorile”. Successivamente però, ha aggiunto il legale, “ci sono stati degli interventi esterni, ovviamente intuibili da chiunque, e pressioni sul mio operato difensivo”. Il legale ha spiegato, inoltre, di voler chiarire questo aspetto ora, perché “non capisco come un ex presidente del Consiglio possa parlare in questi giorni di moralità e dignità, quando durante la sua carica ha assunto comportamenti censurabili dal punto di vista sociale e soprattutto in violazione delle norme del nostro Ordinamento”.

Barroso chiama Berlusconi: “vota la stabilità”

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Silvio Berlusconi ha interrotto la riunione con i gruppi parlamentari di Forza Italia, secondo quanto riferito dal senatore Antonio Martino, per una conversazione telefonica con il presidente della commissione Josè Manuel Barroso. “Lo ha cercato Barroso al telefono- ha detto Martino- evidentemente vuole esercitare pressioni per convincerlo” a sostenere la legge di stabilità”.

Quanto è in pericolo l’Italia?

Intanto Brunetta prendere la parola, annunciando 10 punti pregiudiziali alla legge di stabilità: ”Mettiamo a regime una patrimoniale e questo è dirimente e non ci permette di votare la legge di stabilità. Se dovessimo votarla come potremmo presentarci al nostro elettorato?”

Via la Trise e arriva la Iuc!!! Cambia di nuovo il nome dell’imposta sulla casa

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Forse l’intesa c’è sull’imposta per la casa, ma non si chiamerà più Trise bensì Iuc: imposta unica comunale. Così vengono stanziati 500 milioni di euro in più in favore dei comuni a destinare alle detrazioni per le famiglie con redditi bassi. L’intesa sarà sintetizzata in un emendamento dei relatori al ddl stabilità. Il Governo per non perdere tempo poi porrà la fiducia come già era stato ampiamente ipotizzato. Dario Franceschini, ministro per i Rapporti con il parlamento e per il Coordinamento dell’attività di Governo, ha affermato: “Rispetteremo totalmente il lavoro del Parlamento ponendola sul testo che la Commissione bilancio sta ultimando. La fiducia è però necessaria non soltanto per garantire i tempi di approvazione ma anche per verificare politicamente, con chiarezza e senza ambiguità, nel luogo proprio e sull’atto piu importante, il rapporto fiduciario tra governo e maggioranza parlamentare”. Di fatto, si tratterà del primo test per il centrodestra reduce dal divorzio di Alfano e Berlusconi: una conta vera a propria in Aula dei lealisti al governo Letta e di chi invece resta sulla linea del ri-fondatore di Forza Italia, i cui toni verso il governo – e il Quirinale – si sono sempre più inaspriti.

Secondo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanni Legnini, il voto di fiducia potrebbe arrivare già domani. “Il governo è convinto che la Commissione Bilancio del Senato possa chiudere nella notte” i lavori sul ddl, consentendo all’esecutivo di andare in aula, “porre la fiducia domani mattina e andare al voto domani sera” al Senato.

 

In Danimarca un succo di frutta rende immuni da Berlusconi!

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Berlusconi sbarca in Danimarca. Una lettrice del blog Nonleggerlo ha trovato sugli scaffali dei supermercati danesi un succo di frutta che promette più “barriere immunitarie” di Silvio Berlusconi. Inevitabile che la foto venisse ripresa dai media italiani. La scritta sulla bottiglietta, per l’esattezza recita “più immunità di Berlusconi”.

Non è la prima volta che in Danimarca l’Italia finisce su prodotti alimentari. E’ il caso della pizzeria che a Copenaghen vende la “pizza mafioso” o “pizza Al Capone”. Il nome scelto per le due pizze, lo scorso agosto fece indignare Fabrizio Ferrandelli, deputato del Pd vicepresidente della Commissione Antimafia all’Assemblea regionale siciliana.

In Italia, è stata invece Ryanair ad utilizzare Berlusconi in un suo spot che nel luglio 2011 recitava “ho 560 milioni di motivi per scappare”. Berlusconi è poi sbarcato in India: qui la Ford locale  a marzo ha realizzato uno spot, poi ritirato, in cui l’ex premier partiva facendo il segno di vittoria a bordo di una “Figo”. Nel bagagliaio c’erano Nicole Minetti e Ruby legate e imbavagliate.

“Sono innocente!” Berlusconi e le carte dal Nuovo Mondo!

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“Sono innocente” e “ci sono novità importanti” così il leader di FI Silvio Berlusconi, ha affermato a Radio Uno, il giorno dopo che è arrivato il “secco no” dal Colle a una grazia che da mesi  la destra sta chiedendo per l’ex premier. Ora però, secondo Berlusconi, ci sarebbero nuove carte in arrivo dagli Usa che potrebbero scagionare il leader di FI e riabilitarlo. Su queste nuove carte ci sarebbe la prova dell’estraneità di Berlusconi sulla vicenda dei diritti tv. A Radio Uno il leader di FI ha affermato:

“Le novità importanti per quanto riguarda il processo Mediaset sono che in Usa il fisco americano sta per procedere con una causa verso Frank Agrama e altre persone ritenute responsabili di evasione fiscale importante, e da queste situazioni emergono testimonianze di importanti dirigenti del gruppo Agrama, che dimostrano come la vicenda che vede il gruppo Agrama protagonista sia una vicenda da cui Silvio Berlusconi è assolutamente, completamente estraneo, altri sono i protagonisti e sono dichiarati in modo chiaro, senza possibilità che si possa interporre alcun dubbio”.

E annuncia una conferenza stampa per lunedì pomeriggio:

“darò notizia di queste carte probabilmente ne leggerò anche una parte, e darò la notizia che noi intendiamo presentare quanto prima una domanda di revisione del processo alla Corte competente, la Corte d’appello di Brescia, fidando sul fatto che questa domanda possa essere assolutamente accolta, per la chiarezza di queste notizie, che oltretutto sono anche confermate da molti testimoni che i giudici di primo e secondo grado non hanno voluto nemmeno ascoltare. Abbiamo le deposizioni di tutti questi inascoltati testimoni, che fanno riferimento alla realtà, una realtà che mi vede completamento estraneo, che esclude assolutamente ogni mia partecipazione a qualsiasi fatto illegittimo”, ha concluso Berlusconi.

“Io non vedo come si possa chiamare in modo diverso da colpo di Stato, quello che sta succedendo ad opera della sinistra in Parlamento, partendo da una sentenza politica, che io ho definito criminale, e che punta a sottrarre al centro-destra il leader capace di vincere le elezioni, spianando così la strada alla conquista definitiva del potere da parte della sinistra. Quindi io credo che la realtà valga su tutto, prevalga su qualunque opinione ed espressione.”

“Tutto un complotto!” La Cancellieri e la lezione di B vista da Colombo

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Furio Colombo, giornalista de Il Fatto Quotidiano, ieri aveva redatto un articolo dal titolo  “Cancellieri e la lezione di B. È tutto un complotto”. Sotto la lente naturalmente ci sono quelle dimissioni in date dopo lo scandalo Ligresti e quelle frasi che troppo spesso affiorano, forse da troppo tempo, sulla bocca dei nostri politici. Una di queste è senza dubbio “è tutto un complotto”

“Che cosa è accaduto della vecchia rispettabile pratica delle dimissioni? Il più delle volte, se ci assiste la memoria, ce lo ricordiamo come un gesto di dignitosa e rispettabile reazione con cui qualcuno, in posizione importante, fermava un dubbio o una obiezione o un dissenso su qualcosa che gli sembrava non rinunciabile, e diceva: “Va bene, basta così, ho detto quello che penso e che credo. Fermiamoci qui”.

Non sto parlando delle dimissioni come via di fuga, ma dell’abbandonare un ufficio o un incarico, specialmente se importante, come affermazione della propria dignità. Ma anche nella consapevolezza che, oggettivamente, la persona che si dimette è circondata di obiezioni, incertezze, giudizi discordanti e diversi. Dimettersi vuol dire troncare il discorso che ha a che fare con la tua posizione, ma anche con la tua reputazione, per riprenderlo, libero da incarichi, sulla verità di ciò che tu, non creduto (…) stavi affermando.

Il caso Cancellieri è esemplare. Il ministro della Giustizia, che adesso è discusso per avere liberato dalla detenzione una persona amica, afferma che, come lei (la signora amica liberata) ci sono altri 101 detenuti che si sono affidati alla sua valutazione e hanno trovato lo stesso aiuto e comprensione nello stesso tempo di giorni e di ore. Come controprova della sua disponibilità a continuare su questa strada di attenzione personale e solidale (…), qualcuno, per mettere al riparo il Ministro Cancellieri, ha proposto di istituire un numero verde, a cui ogni detenuto o famiglie di detenuti potranno rivolgersi.

Immalinconisce pensare che nessuno, accanto al ministro, sembra avere avuto il coraggio di sconsigliare sia la finzione dei cento detenuti precedentemente aiutati che il numero verde. Perché immaginare la prima telefonata a quel numero è un lavoro che solo Crozza può svolgere adempiendo alla sua missione di comico. E ci sarebbe sempre il rischio di impaginare quella prima telefonata accanto ai tabulati delle conversazioni Ligresti, che “sono cari amici la cui amicizia – dice legittimamente il ministro della Giustizia,- rivendico”. Ha ragione, è la sua vita. Ma solo alla orgogliosa e dignitosa condizione di dimettersi. (…)

Purtroppo il ministro Cancellieri si è dichiarato innocente esattamente come il senatore Berlusconi. Eppure non doveva disputare una sentenza, che ha un alto contenuto soggettivo, (benché regolato da tutte le garanzie processuali). Doveva accettare un fatto oggettivo: il “fuori gioco”, che ferma la partita in modo automatico, e annulla il punto. In questo caso l’incompatibilità (…)

Strano che una persona come la Cancellieri che, abbiamo detto, ha una reputazione da difendere, abbia scelto, certo mal consigliata, di mettersi sullo stesso piano del senatore Berlusconi e gridare: “Sono innocente”. Certo, anche Berlusconi avrebbe tratto gran beneficio, quanto a reputazione, dimettendosi prima di permettere ad altri di decidere il suo destino. Però Berlusconi ha sempre considerato un grande vantaggio, nel labirinto dei suoi giochi, non avere una reputazione da difendere. Ecco perché è un peccato che il presente Ministro della Giustizia Cancellieri abbia scelto la stessa strada del condannato Berlusconi. Proclama di essere vittima di una grave ingiustizia, e denuncia il complotto. Conferma se stessa in nome e da parte di se stessa. Un gioco che, persino Berlusconi lo sa, non riesce mai bene.”

Aprire per credere: i nostri 7 giorni!

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A volte serve davvero “aprire”, per vedere l’altra fetta di realtà! Così questa settimana ci siamo soffermati a vedere l’altra parte della destra, quella degli alfaniani che si sono staccati da Berlusconi, in odor di decadenza, e che ora sono pronti a sostenere a spada tratta l’esecutivo Letta senza se e senza ma. Invece i dubbi restano ai pensionati, che hanno passato l’ennesima settimana con il fiato sospeso e la mannaia sul collo. Un po’ come accade ad Allegri ultimamente, che sente la panchina tremare e le vittorie volar via.  E di vento ce ne è stato molto questa settimana, tra i tweet di Balotelli con il presunto annuncio di divorzio dal Milan a quel post che ha rivelato la misteriosa FF di Mentana. La “grana” peggiore è approdata con le polemiche che hanno travolto la Clerici e i programmi di cucina andati in onda nonostante il lutto nazionale per la Sardegna messa in ginocchio da Cleopatra. E mentre la Sardegna piange crolli e alluvioni non risparmiano il resto d’Italia. Ma il passaggio di Cleopatra ci ha fatto riflettere… Se servisse davvero una Regina?  Forse l’Italia non è matura per una democrazia? Forse lo era e non lo è più? Mentre gli italiani s’interrogano per ben due volte alla commissione bilancio la maggioranza va sotto e soccombe… Ma se al centro si naviga con difficoltà, nell’Aula Giulio Cesare al Campidoglio volano gomitate e s’interrompe la seduta. L’opera d’altra parte era già in sciopero

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Si continua a scavare nella vicenda Ruby e le “antiche” deposizioni sono fette amare anche per Belen che minaccia querele. Ma se c’è chi vuole spalancare le Aule del tribunale, c’è chi invece si appella ad aprire la cella del carcere: è la mamma di Corona, che spera che il suo appello possa essere ascoltato, da chi ha già spalancato le porte ad altri detenuti che versavano in gravi condizioni di salute. A volte una parola può davvero spalancarti strade insospettabili… Come l’ironia, quella che ci ha commosso della Marchesini che, seppur malata, a Che Tempo Che Fa, ha saputo comunque strapparci un sorriso e aprirci nuovi orizzonti. Resta quel dolce amaro, quella velata malinconia che però viene vinta dalla forza travolgente di chi, nonostante i problemi di salute, sa rispondere alla malattia con la vitalità. Gli italiani invece sono preoccupati e rassegnati… Già pronti a festeggiare l’ennesimo Natale di crisi e a preoccuparsi di quale fetta indigesta toccherà mandar giù il prossimo anno. Quale ennesimo boccone amaro dovranno ingoiare? Meglio festeggiare con una crosta di grana e non pensare… intanto esercitiamoci a urlare!

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

“Noi abbiamo fatto una scelta diversa”, così Alfano sulla manifestazione del 27

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Parole nette quelle di Alfano, a proposito della protesta prevista per il 27 novembre in occasione del voto sulla  decadenza di Silvio berlusconi da senatore. Il vicepremier a ‘L’arena’, ribadisce infatti  “Non partecipiamo alla manifestazione. Guardiamo al futuro e non siamo coinvolti”. ‘ a proposito della protesta prevista per il 27 novembre in occasione del voto sulla  decadenza di Silvio berlusconi da senatore. “Penso che un uomo con la carriera e la biografia di Silvio Berlusconi meriterebbe di non essere sottoposto ai servizi sociali e meriterebbe la grazia”, anche se non l’ha richiesta, ha aggiunto il vice premier Alfano, precisando poi di non volersi addentrare nelle “procedure” che attengono al Colle.

Alfano tiene a rimarcare di avere ancora buoni rapporti con il Cavaliere. Con Berlusconi “capita di sentirsi. Il rapporto personale e anche politico all’interno della coalizione prosegue, quello che ci ha diviso è il giudizio sulla tenuta del governo dopo la decadenza e anche la visione, con il prevalere di una linea estremista nel partito”. “E’ la linea che consideriamo sbagliata di fare cascare tutto e mettere gli interessi del Paese dopo l’egoismo di partito. C’è accanto a Berlusconi chi lo spinge in una direzione estrema”, ha aggiunto il vice premier nel suo intervento.

Uno stop alla possibilità di rivedere la data, prevista per il 27, per il voto di decadenza è arrivato oggi Dario Stefano, presidente della Giunta per le elezioni del Senato. “Il provvedimento sulla mancata convalida dell’elezione di Berlusconi è uno dei pochi provvedimenti che possono essere affrontati dall’Aula del Senato anche in sessione di bilancio. Tecnicamente, non c’è alcun elemento che porti a riconsiderare la data – ha detto Stefano, intervistato dal Quotidiano di Puglia  – . Essendo uno Stato di diritto dobbiamo applicare la legge che è in vigore e che peraltro pone anche il tema della tempistica. Penso al famoso avverbio ‘immediatamente’ della legge Severino, che indica una strada”.

Quelle prime parole di Ruby, poi ritrattate e ora in sentenza

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Blitz Quotidiano scrive:

Ruby era là, durante il Bunga Bunga, in quelle che per Silvio Berlusconi e la sua difesa erano solo “cene eleganti”. E Ruby quel Bunga Bunga lo ha raccontato ai magistrati così:

“Ricordo di averlo visto (Berlusconi) intento a leccare i genitali di Sara Tommasi“. 

E ancora:

“Aprii la porta e potetti vedere la Minetti che praticava un rapporto orale a Berlusconi mentre lo stesso leccava i genitali della (Belen, ndr) Rodriguez, mentre la Faggioli era intenta a ballare nuda”. 

Ruby, questo bunga bunga, racconta di averlo di fatto spiato. Di aver aperto una porta chiusa ma non a chiave. Perché le serate del bunga bunga, secondo la marocchina, avevano uno svolgimento a fasi. E’ l’estate del 2010 quando Ruby viene interrogata. Ai magistrati racconta una serie di cose che poi, in parte ritratta. Ma questo interrogatorio resta e finisce in allegato alla sentenza di primo grado in cui Berlusconi viene condannato a 7 anni per concussione e prostituzione minorile.

 

Berlusconi boccia la Stabilità: “Se non la cambiano non la votiamo”

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I nodi non si sciolgono ma la posizione di Silvio Berlusconi è chiara o la Stabilità cambia o non la voterà, in tal modo automaticamente passerà all’opposizione. La manovra, ha sottolineato l’ex premier secondo quanto riferisce chi era presente, è fatta di troppe tasse: inaccettabile per gli elettori del centrodestra. E non sembra esserci margini di miglioramento visto lo scarso coinvolgimento da parte del governo lamentato dai parlamentari di FI dopo la separazione da Alfano. Sul piano dei numeri non ci sarebbero però problemi per la maggioranza, perché anche se si verificassero incidenti di percorso in quelle commissioni in cui la scissione del Pdl fa prevalere i rappresentanti di FI rispetto a quelli di Ncd, in Aula, dove i governativi prevalgono, si potrebbero rimettere, viene spiegato, a posto le cose. 

 

 

Berlusconi dà del pazzo a Tremonti?

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Silvio Berlusconi, in uno stralcio del suo intervento di lunedì a Villa Gernetto, pubblicato sul sito del quotidiano Europa e diffuso dalla testata Italia chiama Italia ha dichiarato:

“Tremonti era pazzo, ma non lo sapevamo”.

E poi ha aggiunto:  “Abbiamo anche bisogno di protagonisti rilevanti. Avevamo Urbani, Baget Bozzo, Colletti, Melograni e lo stesso Tremonti, che si è aggiunto a noi dopo e che non sapevamo che era pazzo, ma era sicuramente molto dotto ed esperto e parlava molto bene” e poi ha spiegato “Tutte queste persone non ci sono più e dobbiamo tampinare qualcuno nelle università  per ricostruire un trust di cervelli da dedicare al programma e alla formazione”.

Berlusconi chiede scusa per il paragone con le persecuzioni degli ebrei

berlusconi-scuse-tuttacronacaIn una nota dell’ufficio stampa di Riccardo Pacifici, Presidente della Comunità ebraica di Roma, si legge che sabato sera “il Presidente della Comunità Ebraica di Roma era a cena in un ristorante a Portico d’Ottavia. Nello stesso locale, a un tavolo poco distante, si trovava Berlusconi con alcuni suoi ospiti. E durante il pasto l’ex premier ha chiesto a Pacifici di avvicinarsi per salutarlo. I due si sono intrattenuti in un colloquio che ha visto Berlusconi scusarsi per i paragoni con le persecuzioni contro gli ebrei, frasi che avevano suscitato indignazione”. Nella nota, redatta dal portavoce della Comunità Ebraica di Roma, Fabio Perugia, si legge ancora che Pacifici “ha spiegato serenamente che nessun paragone di quel tipo è accettabile e un chiarimento sarebbe stato più efficace in un incontro successivo”. Inoltre, il presidente ha ribadito che “la frase inserita nel libro di Bruno Vespa sarebbe dovuta, a suo avviso, essere cancellata in una seconda edizione del testo. L’ex premier ha concordato con la proposta di Pacifici. I due si sono quindi salutati e hanno proseguito la serata ognuno con i propri ospiti”.

Gaffe giornalistica: Antonio Razzi diventa il senatore ca**i!

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Era il 2011 quando il senatore Antonio Razzi fu “beccato” a sua insaputa dalla trasmissione tv “Gli intoccabili” in onda su La7  mentre confessava di aver votato la fiducia al governo Berlusconi perché aveva bisogno di pensare anche a sé: «Questi – dice l’ex esponente dell’Idv – sono tutti malviventi e pensano ai cazzi loro, a te non ti pensa nessuno. Questi, se ti possono inculare, ti inculano senza vaselina. Per il vitalizio 10 giorni mi mancavano e per 10 giorni mi inculavano. Se si fosse votato il 28 di marzo come era in programma io per 10 giorni non pigliavo la pensione. Io penso anche per i ca**i miei perché Di Pietro pensa pure ai ca**i suoi, mica pensa a me».

Ciò sicuramente non è stato dimenticato tanto che un giornalista che ha voluto intervistare il senatore Razzi nell’agitazione del momento si è lasciato andare a una gaffe clamorosa definendolo senatore Ca**i.

Poi in un turbinio di dichiarazioni il senatore si lascia andare affermando “Nel mio cuore Berlusconi ha preso il posto di mia madre”, quindi la madre del senatore si chiama Silvio?

L’altra scissione… Scelta Civica chiede il rimpasto

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Se la scissione Berlusconi – Alfano ha creato ansia nella maggioranza ora arriva l’ennesimo colpo: la richiesta di rimpasto da parte di Scelta Civica e la rimozione di Mario Mauro che non rappresenta più il movimento. Scelta Civica è chiara nelle sue richieste o rimpasto o non si sosterrà più l’esecutivo perché in questo momento tra i suoi rappresentanti, la forza politica guidata dal nuovo coordinatore  Stefania Giannini, può annoverare solo un sottosegretario (Ilaria Borletti Buitoni, alla Cultura) e un vice ministro (Carlo Calenda, allo Sviluppo economico).

“Se quanto successo ieri con l’abbandono dell’Assemblea si traduce in operazione politica – dice la senatrice montiana, Giannini approdata in Parlamento da rettore dell’Università per stranieri di Perugia – è evidente che tra i primi punti in agenda da affrontare con il Premier Letta ci sarà il fatto che un ministro autorevolmente rappresenta un’altra forza politica e allora noi chiederemo di far contare il nostro peso”.

Berlusconi, malore sul palco!

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“Dobbiamo costruire un Paese per garantire la piena libertà in Italia”. Dopo circa due ore di discorso sul palco del Palacongressi dell’Eur (Roma), il Cav conclude il suo intervento al Consiglio nazionale. E tra la spossatezza delle ultime ore e la commozione sul volto, arriva un lieve malore. Interviene il suo medico personale, Alberto Zangrillo. Berlusconi, dopo aver sorseggiato un po’ d’acqua è stato accompagnato in platea e il capogruppo della Camera Renato Brunetta ha letto il documento approvato all’ufficio di presidenza del Pdl del 25 ottobre con cui si ufficializza il ritorno a Forza Italia. Ecco il video del momento in cui Silvio Berlusconi accusa il malore:

Il twitter di Formigoni e il video parodia “Se mi lasci Angelino”

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Roberto Formigoni, attribuisce ai falchi la responsabilità della rottura e lo scrive a chiare note su twitter: “Ovviamente non parteciperemo al Consiglio nazionale domani”. Intanto su internet vola il video della parodia “Se mi lasci Angelino” di Barty Colucci

“Non c’è scissione perché il partito non c’è più, siamo 37 al Senato e 23 alla Camera”, ha detto anche il senatore Pdl. “La proposta dei ministri era stata accolta da Berlusconi – ha aggiunto – poi è stata bocciata dai falchi”.

Dopo Alfano, Schifani! Il capogruppo del Pdl al Senato si dimette

schifani-tuttacronacaLe divisioni all’interno del Popolo della Libertà hanno portato alla scissione divenuta definitiva con la rinascita di Forza Italia. E se, in attesa del 16 novembre, quando si terrà il Consiglio Nazionale, Angelino Alfano ha annunciato la rottura mentre si organizza la nasciata di una nuova forza politica, Nuovo Centrodestra, anche il capogruppo del Pdl al Senato Renato Schifani si è dimesso in attesa della nascita del nuovo gruppo.

E’ rottura! Alfano non aderirà a Forza Italia

rottura-alfano-berlusconi-tuttacronacaAlfano ha deciso: è rottura con Berlusconi. Ha detto il vicepremier: “Non aderiamo a Forza Italia. Pronti nuovi gruppi: si chiameranno Nuovo Centrodestra”. E spiega: “Mi trovo qui per compiere una scelta che non avrei mai pensato di compiere. Non aderire a Forza Italia. Questa mia scelta nasce dal fatto che queste settimane mi hanno dato la riprova di quanto abbiano prevalso le forze più estreme all’interno del nostro movimento politico”. E’ quanto ha detto durante la riunione dei governativi del Pdl.  “Sento fortissimo il bisogno di ribadire che in questi 20 anni non abbiamo sbagliato speranze, ideali e persona. Siamo amici del presidente Berlusconi a cui ribadiamo amicizia e sostegno. Lo sosterremo all’interno del governo a iniziare da una giustizia più giusta e dall’abbassamento delle tasse”.

Alfano: “Il partito dei falchi è quello della crisi al buio”

angelino-alfano-tuttacronacaNel corso della riunione con i governativi del Pdl, che torneranno a riunirsi venerdi alle ore 13, il vicepremier Angelino Alfano ha detto che “Il partito dei falchi è quello della crisi al buio”. Ha inoltre ribadito la necessità di tenere separata la tenuta del governo dalla decadenza di Berlusconi su cui, insiste, “faremo battaglia per difenderlo”.

Mussolini lite con Formigoni e poi l’accusa ad Alfano reo di aver pianto!

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In diretta a “L’aria che tira su La7, Mussolini litigando con Formigoni ha dichiarato che nella riunione per la fiducia il segretario del Pdl pianse: “Un vero segretario dovrebbe alzarsi e parlare e convincerci su posizioni politiche, invece di piangere in faccia a Berlusconi come uno scolaretto che ha fatto una marachella”.  Formigoni risponde: “Se potessi metterei una mano in bocca ad Alessandra”. Pronta la risposta della deputata: “Non ti dico dove te la metterei io” .

Fini e quell’Alfano che “si accorge ora dei metodi usati contro di me”

gianfranco_fini_tuttacronacaIn questi giorni in cui sulla scena politica italiana tiene banco il faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano, sempre più spesso si sente nominare Gianfranco Fini, con anche il Cavaliere che mette in guardia i suoi dissidenti: “Guardate come è andata con Fini…” E’ La Stampa a interpellare l’ex presidente della Camera, a cui chiede come siano andate le cose: “C’è stato l’esito totalmente negativo alle elezioni di febbraio. Ne ho preso atto senza attribuire agli elettori la colpa, da quel momento ho riflettuto sugli errori commessi e sulle cose da fare in futuro. Ho dedicato questi mesi a scrivere per Rizzoli un libro che si intitola “Il ventennio” , dove ripercorro la storia del mio rapporto con Berlusconi; lo sto presentando tramite iniziative in tutta Italia. Ho dato impulso alla Fondazione Liberadestra con l’obiettivo di far lievitare la consapevolezza, specie tra i giovani, sui rischi che correrà l’Europa se non saprà rinnovare il suo appeal, oppure sui limiti dello Stato sociale come l’abbiamo conosciuto finora, o su tante altre idee ancora”.  E prosegue l’intervista:

È il trampolino per rituffarsi nella politica?

“Se per politica lei intende fondare partiti, oppure bussare alla porta di quelli che già ci sono per ottenere un posto, non ci penso affatto. Men che meno ho intenzione di candidarmi alle prossime elezioni europee”.

 Che emozioni le suscita quanto accade nel Pdl?

“Mi conferma quanto è vero l’antico detto per cui “il tempo è galantuomo” e i nodi vengono al pettine. Si dimostra una volta di più che la mia polemica non era una ribellione sedata con la forza ma il tentativo di cambiare rotta al centrodestra italiano”.

Un tentativo finito male, ne converrà col Cavaliere…

“Non ho difficoltà ad ammetterlo. Il disegno di Monti, mio e di Casini era viziato all’origine, perché il terzo polo che ci riproponevamo di fare esisteva già, lo rappresentava Grillo. E noi di questo non ci eravamo accorti”.

Che altro avete sbagliato?

“Fu un errore presentare la nostra alleanza come obbligata per via del sistema elettorale, con una lista al Senato e tre alla Camera, senza un progetto condiviso e mai una manifestazione in comune. Si diede il senso della disunione. C’è di più. Tanti elettori di destra, che avevano capito e condiviso le ragioni del dissenso con Berlusconi, non ritrovarono nel programma di Monti la destra che loro cercavano. E in effetti, di destra ce n’era ben poca”.

Torniamo all’oggi, al dramma di Alfano…

“Capisco la sua angoscia. Lui e gli altri ministri Pdl sono stretti tra l’interesse del Paese e il loro rapporto con Berlusconi, al quale diversamente da me loro devono proprio tutto, mai sarebbero arrivati in Parlamento e men che meno al governo senza il Cavaliere”.

 Il quale ora pretende le loro dimissioni dal governo…

“Berlusconi fa quello che ha sempre fatto: dà ordini. La natura della sua personalità è incompatibile con opinioni diverse dalla propria. Chi non è d’accordo o viene cacciato o se ne va. Tutta intera la sua filosofia si riassume nella concezione aziendale, o padronale, o proprietaria: ognuno la chiami come vuole. Ma finché si tratta del Milan e di Mediaset, passi. Non è invece accettabile nel caso di un partito politico”.

 Le “colombe” Pdl temono il “metodo Boffo”, fatto di dossieraggi ai loro danni. Lei può dire di averlo sperimentato…

“Siccome la ferita è ancora aperta, tutto questo mi indigna. Ci sono quelli che solo oggi scoprono l’acqua calda, magari perché hanno paura di restarne scottati”.

 Si riferisce ad Alfano?

“A tutti e a nessuno in particolare. Ma chi aveva gli occhi per vedere, già nel mio caso avrebbe dovuto denunciare l’uso di metodi intimidatori che nulla hanno in comune con la libertà dell’informazione. Si va a rovistare nel privato, si mette in moto una macchina del fango, si spargono rappresentazioni calunniose…”.

C’è sempre la rivalsa dell’azione legale, non crede?

“Io alla giustizia ho fatto ricorso, e pure qualche giornalista è già stato condannato per diffamazione e sulla famigerata vicenda di Montecarlo, la Procura di Roma ha archiviato la denuncia a mio carico”.

 Secondo lei, Berlusconi è finito?

“Non è ancora fuori gioco. Nel Paese un consenso, sia pure calante, gli rimane. E sono convinto che lui controlli tuttora i due terzi del partito. Ma l’epilogo del ventennio è alle porte. E lo spazio invaso dal berlusconismo prima o poi verrà occupato da altri. Il mio auspicio è che siano i giovani a farsi protagonisti, perché non esistono uomini per tutte le stagioni”.

Ma perdoni se insisto: è proprio sicuro che la crisi del Pdl non le fa venire voglia di tornare in pista?

“Le ripeto di no, a ripropormi come uomo di partito non ci penso minimamente. Chi come me ha una storia alle spalle, può solo offrire un aiuto con l’esperienza e, se ne possiede, con le idee”.

Fini e Alfano: verso l’alba di una nuova destra?

fini-alfano-tuttacronacaMentre ancora non si conoscono le sorti di Pdl e Forza Italia, con Alfano che non sembra più disposto a seguire Berlusconi nelle sue personali crociate, prende la parola Gianfranco Fini, che in un’intervista all’Unità dichiara: “Se fossi in Parlamento voterei per la decadenza di Berlusconi, ma col voto segreto”. E aggiunge: “Per molti aspetti rifarei quello che ho fatto, anche perchè non me ne sono andato dal Pdl, sono stato cacciato. Anzi, dichiarato ‘incompatibile’. È stata l’unica volta che il Pdl ha votato un documento».  “Non credo di essere acrimonioso – spiega -, con chi mi ha cercato ho parlato, con gli altri no. Sarei felicissimo se rinascesse una destra con degli ancoraggi culturali molto diversi da Forza Italia e dal Pdl: rispetto delle regole, legalità, solidarietà sociale, prestigio nazionale”.  All’ipotesi di creare il nuovo soggetto di destra insieme ad Alfano, Fini risponde che “è interessante il suo riferimento al Ppe”. “Chi si ritrova su certi contenuti è compatibile con la mia idea di centrodestra. Siccome Alfano ha parlato di Ppe, bisogna capire cosa si intende per Ppe italiano”.  E riguardo la decadenza aggiunge: “La vicenda personale di Berlusconi non può essere nell’agenda del governo, ha ragione il premier. Il Cavaliere ha impedito la riforma, pur necessaria, della giustizia e ora vuole un salvacondotto. La rottura definitiva con me avvenne una settimana dopo che lui e Gianni Letta vennero nel mio ufficio a Montecitorio per chiedermi di convincere Giulia Bongiorno sull’opportunità di far camminare un provvedimento per accorciare i termini della prescrizione”.

Chi sale in barca con chi? Alfano e le “mozioni degli affetti”

alfano-fini-tuttacronacaNon è andato come sperava l’incontro con Angelino Alfano e ora Berlusconi lamenta che “Mi sono stufato delle mozioni degli affetti di Angelino. Dice che mi vede come un padre, ma non si comporta come un figlio”. La situazione tra i due è tesa: il leader aveva anche offerto la stabilità del governo anche in caso di decadenza in cambio dell’ingresso in Forza Italia del vicepremier che però chiede garanzie anche per le altre colombe e non si fida più delle parole: vuole dei documenti. Che Berlusconi non ha intenzione di dare. Si parla di un colloquio “teso ed esacerbato” tra il Cavaliere e quello che fino a poco tempo fa era il suo delfino. Sul tavolo, soprattutto, l’atteggiamento del Pdl una volta consumata la decadenza di Berlusconi da senatore. L’ex premier pare deciso ad andare alla rottura: “Non si governa con chi mi uccide”, ha sentenziato il Cavaliere, pronto ad andare all’opposizione anche se i senatori vicini ad Alfano riuscissero a far sopravvivere il governo a palazzo Madama. E minaccia che, in ogni caso, “decaduto o meno, in Senato farò un Vietnam”.

Berlusconi e Alfano: la stabilità del governo se entra in Forza Italia?

berlusconi-alfano-tuttacronacaBerlusconi non vuole la scissione del partito. Assolutamente no. Lo scopo ora è far entrare in Forza Italia tutti. Partendo da angelino Alfano per far sì che le colombe lo seguano. In cambio, è pronto a rassicurare sul governo e rinunciare alla crisi. Anche dopo la decadenza. Ecco quindi che arriva la cena tra il Cavaliere e il Vicepremier: “Voglio rilanciare Forza Italia all’insegna dell’unità e dell’assenza di correnti. Questa storia della conta non va bene. Il documento che ti chiedo di firmare non è dei falchi, è il mio”. Alfano da parte sua vuole giocare duro e si sente forte dei numeri. Come spiega l’Huffington Post:

Sostiene che il “suo” documento ha in calce 311 firme. Blindate. Più ci sono 70 incerti. Sono numeri “farlocchi” per Verdini, un “bluff” per spaventare il Cavaliere. Per Alfano sono buoni a far saltare l’operazione del Capo. Perché per tornare a Forza Italia servono due terzi dei membri del Consiglio nazionale. Due terzi non dei presenti, ma degli aventi diritto. E la manovra studiata nella riunione pomeridiana nello studio di Quagliariello prevede di giocare con gli assenti. Tra quelli pilotati e quelli fisiologici, ragionano, è possibile. Ecco perché Alfano stavolta mette la pistola sul tavola. O accordo su tutto, partito e governo, oppure è pronto alla scissione come chiedono in molti dei suoi.

Alfano propone quindi la “separazione consensuale” e spiega: “E’ la soluzione migliore per tutti con due partiti, Forza Italia e Pdl che si riconoscono nella tua leadership”. La convivenza tra falchi e colombe ormai è impossibile e si vogliono due partiti, uno berlusconiano di lotta l’altro “diversamente” berlusconiano di governo. Ma Berlsuconi nega questa possibilità: “Di dividerci non se ne parla. Non col mio consenso”. Non vuole cedere il marchio Pdl e non vuole due partiti con uno stesso leader ma su schieramenti opposti al governo. Vuole l’unità: “Angelino, il documento su Forza Italia non è dei falchi. È il mio. E tu dovresti firmarlo”. A questo punto propone uno scambio che ha dell’incredibile: il governo in cambio del partito.

Perché Forza Italia è un movimento del leader, non un partito, deve dare l’idea di novità ed essere in sintonia con la domanda di antipolitica che si leva dal paese: “A me il partito – è il senso del ragionamento di Berlusconi – a te il governo. Con l’assicurazione che lo sosterrò”. Ma niente conta. Perché una roba del genere non si è mai vista all’interno di un partito di Berlusconi. Neanche Fini arrivò a tanto.

Berlusconi e la “polemica smaccatamente strumentale” sulla sua frase

silvio-berlusconi_tuttacronaca“I miei figli dicono di sentirsi come dovevano sentirsi le famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler. Abbiamo davvero tutti addosso.” Questa la frase che ha innescato le polemiche e indignato la comunità ebraica. E ora Silvio Berlusconi prende la parola per spiegare le sue dichiarazioni: “Una polemica smaccatamente strumentale su una frase estrapolata da un ampio contesto”. E sottolinea: “La mia storia, la mia amicizia verso Israele non consentono alcun dubbio sulla mia consapevolezza della tragedia dell’Olocausto e sul mio rispetto del popolo ebraico”.

Berlusconi shock: i miei figli come gli ebrei ai tempi di Hitler…ed è polemica

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«I miei figli dicono di sentirsi come dovevano sentirsi le famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler. Abbiamo davvero tutti addosso» così Berlusconi che genera polemiche infinite e poi ribadisce la sua ferma volontà di voler rimanere in Italia «Sono italiano al 100 per cento. – continua Berlusconi – In Italia ho le mie radici. In Italia sono diventato quello che sono. Ho fatto qui l’imprenditore, l’uomo di sport, il leader politico. Questo è il mio paese, il paese che amo, il paese in cui ho tutto: la mia famiglia, i miei amici, le aziende, la mia casa, e dove ho avuto successo come studente, come imprenditore, come uomo di sport e come uomo di Stato. Non prendo neppure in considerazione la possibilità di lasciare l’Italia». «Il primo sentimento è stato di non volerci credere, che fosse impossibile che capitasse a me tutto questo, e da lì il rifiuto di prendere in considerazione qualsiasi ipotesi, perchè tutte sarebbero comunque ingiuste», aggiunge il Cavaliere, che si dice indignato per quanto gli è capitato. «Sono stato assalito da una profonda indignazione, che da allora non mi ha lasciato mai. Ho molto pensato a quanto soffrirebbero mio padre e mia madre se fossero qui. E mi sono chiesto come avrebbero voluto che mi comportassi. Credo con la stessa dignità che mi hanno sempre insegnato».

Immediata la replica della comunità ebraica che ha ritenuto il paragone «non soltanto inappropriato e incomprensibile ma anche offensivo della memoria di chi fu privato di ogni diritto e, dopo atroci e indicibili sofferenze, della vita stessa».  Renzo  Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, ha poi sottolineato che «l’Italia repubblicana è un paese democratico. La Germania nazista era una spietata dittatura governata da criminali che teorizzavano e commettevano i più gravi delitti contro l’umanità. Contro gli ebrei i nazisti si accanirono con spietata crudeltà tanto che, alla fine di quel tragico periodo, gli ebrei dovettero contare oltre sei milioni di morti». «La vita degli ebrei d’Europa sotto il nazismo – ha aggiunto il presidente dell’Unione – fu segnata da un vortice nero di violenza, persecuzione, morte. Una catastrofe che non è soltanto del popolo ebraico ma dell’umanità intera».

Le ardite dichiarazioni di Razzi “io sono solo proprietà di Berlusconi”

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Antonio Razzi, senatore del Pdl, ospite  al programma di Radio2 ‘Un Giorno da Pecora’ ha fatto oggi affermazioni ardite dichiarando:

“Io non sono né falco e né colomba nel Pdl, sono solo di proprietà di Berlusconi, quello che lui mi dice io faccio. Ce ne vorrebbero altri due di Berlusconi”

In che senso dice che ci vorrebbero altri due Berlusconi?

“Siccome l’Italia è divisa tra nord, centro e sud, ci vorrebbe un Berlusconi al nord, uno al centro e uno al sud. Così sicuramente diventeremo la prima nazione al mondo, l’Italia diventerebbe il giardino del mondo”. Se il Cavaliere le chiedesse di far cadere il governo, lei cosa farebbe? “Io sto con lui”. E per Berlusconi lei farebbe qualunque cosa? “Farei qualsiasi cosa”. Si getterebbe anche sotto un treno? “Certo, perché no? Per salvare l’Italia lo farei”, ha detto il senatore a Radio2. Sarebbe anche disposto a morire per Berlusconi? “Senz’altro, se serve per il bene del Paese”. In quale modo sarebbe disposto a morire? “Un infarto, in modo veloce”. Quindi non lo tradirebbe mai? “Mai. Piuttosto che tradirlo preferirei morire”, ha concluso Razzi a ‘Un Giorno da Pecora’.

Pdl alle primarie… il governo tiene ancora?

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Il Pd ha iniziato la sua campagna elettorale per le primarie ed è acceso il dibattito soprattutto tra Renzi, Cuperlo e Civati, anche se quasi tutti i sondaggi danno per vincente il sindaco di Firenze con la stessa sicurezza con la quale si riteneva che il Governo potesse arrivare tranquillamente al 2015. Ora però arriva l’affermazione di Alfano :

“La mia idea non è cambiata rispetto alla fine del 2012 quando lanciammo le primarie. Alle prossime elezioni, il nostro candidato dovrà essere scelto attraverso primarie il più aperte possibile, alle quali partecipi il più alto numero di simpatizzanti”.

E ancora il vice premier afferma nel prossimo libro che uscirà a firma di Bruno Vespa:

“A proposito della linea del partito, il nostro è stato sempre un grande movimento a guida e a prevalenza moderata. Non è un bene che finisca in mano a estremisti. Berlusconi non lo è, ma c’è il rischio che nella gestione pratica e quotidiana della comunicazione si prenda quella deriva”.

Diverso il parare di Raffaele Fitto, raccolto anch’esso nel libro di Bruno Vespa: “Io ragiono sul dopo Berlusconi il giorno in cui Berlusconi autorizzerà il ‘dopo’. Ricordiamo che lui ha fatto la campagna elettorale del 2013 dicendo che il candidato a palazzo Chigi sarebbe stato Alfano. Quindi sarà ancora una volta lui a decidere che cosa si farà”.

La Marina Berlusconi di Crozza… e il Gran Rifiuto ovvero “oltre le gambe c’è Dudù”

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Maurizio Crozza imita Marina Berlusconi: “Siamo donne, oltre le gambe c’è Dudù”.  Crozza ironizza sul “Gran Rifiuto” della figlia di Berlusconi a scendere in campo e a sostituire il padre in politica.

 

Nessuno mi può giudicare? Marina fuori dalla politica e Berlusconi ancora leader

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Nessuno mi può giudicare?  Su questo i dubbi ci assalgono, ma le uniche certezze sono da andare a ricercare  in quelle parole che  Silvio Berlusconi ha pronunciato in un’intervista rilasciata a Bruno Vespa: “Nessuno può togliermi il diritto di restare alla guida del mio movimento”. Un Berlusconi rinato che attacca l’operato del Governo: “Non intendiamo arretrare sulla Legge di stabilità. E credo sia giusto che, sulla mia vicenda, sulle tasse, sull’economia, siano gli elettori a potere giudicare noi e i nostri avversari, che, andando avanti così, confermerebbero i loro connotati di ‘partito delle tasse e delle manette'”.  e poi ha aggiunto “Abbiamo rispettato gli impegni presi con i nostri elettori nel febbraio scorso, quello sulla detassazione della prima casa che noi consideriamo ‘sacra’ e quello per un fisco meno oppressivo. Per questo non intendiamo arretrare sulla Legge di stabilità”. E’ “ancora necessario, in una forma o nell’altra, il mio impegno personale – dice ancora Berlusconi -. Nessuno può togliermi il diritto di restare alla guida del movimento che ho fondato, finché molti milioni di elettrici e di elettori lo vogliono. Sento il dovere di stare in prima linea”. Il presidente del Pdl assicura infatti che farà ancora campagna elettorale in prima persona alle prossime elezioni. “In caso di elezioni, sentirei il dovere di impegnarmi direttamente”.
Sull’ipotesi che i suoi figli scendano in politica, Berlusconi dice poi che Marina “sarebbe in grado di adempiere al meglio la missione” di candidato premier. “Tutti hanno constatato la sua autorevolezza e il coraggio da leonessa con cui mi ha difeso. Ma non è la sua vocazione. Sono sicuro che nessuno dei miei figli si sente attratto dalla politica. Soprattutto da ‘questa’ politica”.

Scalata a Forza Italia!

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Smentite tra gli alfaniani. E’ proprio Roberto Formigoni a dare un colpo di spugna alle parole del vicepremier e ad affermare che nel Pdl è in corso una vera e propria scalata al controllo del partito, quindi sembrerebbe crollare anche l’ipotesi del ritorno a Forza Italia annunciato da Berlusconi.

“Il documento c’è e ci sarà al Consiglio nazionale: puntiamo alla maggioranza del partito con tesi ragionevoli sulle quali anche Berlusconi dovrà riflettere”. Così il senatore Formigoni, in una intervista a Intelligonews anticipa alcuni passaggi del documento “che – annuncia – presenteremo nei prossimi giorni”.

“Partito, governo e futuro i tre punti-chiave: un partito che si riconosca nella leadership di Berlusconi ma che sotto la sua leadership sia integralmente democratico; quindi primarie per tutti. Governo: confermiamo la fiducia all’esecutivo con questi ministri fino alla primavera 2015″, dice Formigoni.

“Per quanto riguarda il futuro, confermiamo che siamo e saremo nel centrodestra senza se e senza ma e senza occhieggiamenti a un centrino che non ci interessa. Noi vogliamo costruire un grande centrodestra e proporremo alleanza su base programmatica ai partiti che condivideranno il programma in una logica bipolare”. L’obiettivo: “Noi puntiamo alla maggioranza del partito. Siamo convinti di potercela fare e che accadrà come il 2 ottobre scorso per il voto di fiducia al governo: Berlusconi, di fronte alle nostre argomentazioni, numeri e aderenti, ragionerà sulla base delle nostre proposte”.

La Santanché contro Mattia Mor, imprenditore renziano!

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A Piazzapulita volano parole e anche pesanti tra Daniela Santanché, che si scaglia contro l’imprenditore renziano, ex partecipante al Grande Fratello e Uomini e Donne, Mattia Mor che affermava: “Io mi vergogno quando sento dire che Berlusconi è il più grande imprenditore italiano” e ricordava “Il 90 percento dell’export italiano – prosegue Mor – è fatto da piccole e medie imprese. Quando io e i miei colleghi andiamo all’estero per esportare con difficoltà dobbiamo scontare un doppio fattore che è dato dall’effetto Berlusconi. L’effetto Berlusconi altro non è che quella risatina di scherno che Merkel e Sarkozy si fecero al vertice di Cannes. Era una risata verso tutto il popolo. Il primo ministro che rappresenta l’Italia rappresenta il popolo. Quindi, quando un’azienda piccola come la mia o anche più grandi cercano di esportare, quando un giovane va a Londra per cercare lavoro dopo la laurea deve fare una doppia fatica da questo punto di vista anche per togliersi quest’aura di ridicolo che gli è messa addosso. Il bello è che la maggior parte delle volte a fare questo doppio lavoro ci riesce perché noi italiani siamo i migliori al mondo come singoli individui. Noi ce la facciamo però non grazie al Paese, ma nonostante il Paese. Nonostante Silvio Berlusconi sia il politico più conosciuto in assoluto. Quando io vado a vendere negli Stati Uniti, in Germania, in Russia, comunque mi trovo di fronte a dei partner che, se si parla di politica, sorridono. Garbatamente, ma sorridono. Questa è una cosa che va valutata bene”. “L’immoralità e l’inaffidabilità che Berlusconi ha portato nella politica – attacca ancora Mor – non sono soltanto un fatto moralista di sinistra, ma sono un danno economico per le imprese che devono esportare” “Lei non si vergogna di niente – la difesa al Cav della Santanché – No! Lei deve imparare da Berlusconi! Si sciacqui la bocca! Ha inventato la televisione commerciale!”. Secca risposta finale di Mor: “La televisione commerciale l’ha copiata dagli Stati Uniti”.

Da condono tombale a voragine abissale!

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Era il 2002 quando Berlusconi e Tremonti decisero il condono fiscale. Ma a 11 anni di distanza si scopre che i condonati non pagarono quanto dovuto e così oggi mancano circa 3 miliari e mezzo di euro. Insomma si è evaso sull’evaso d’altra parte le scappatoie per farlo c’erano tutte. Il condono si considerava infatti effettuato dopo il pagamento della prima rata e a chi optava per più rate non veniva richiesta la fideiussione quindi non vi era certo la “necessità di pagare le restanti quote”.

Se uno dopo la prima rata non pagava più, partiva la solita catena per la riscossione coatta tra Agenzia delle Entrate ed Equitalia; il tizio però nel frattempo non poteva essere accusato per i reati eventualmente commessi né gli si potevano applicare le multe cancellate dal condono.

Questione di… Toghe! Berlusconi è il tema dominante tra i magistrati

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Di Berluconi era inevitabile che se ne parlasse al congresso dell’Associazione nazionale magistrati, intitolato ‘Giustizia e società. L’orizzonte possibile’, e così Vietti si è trovato a far la voce grossa:  “La politica invece che fare le prediche alla magistratura, faccia leggi serie, dopodiché la magistratura le applicherà”. “Si riposizionino le norme – afferma – in modo che non si pratichino abusi”. “Come in politica – spiega – qualcuno interpreta il proprio ruolo in modo opinabile e ciò accade anche tra i magistrati, ma si tratta di eccezioni”.

Vietti ha ancora affermato: “Per mettere mano a un tema così delicato  e sensibile che ha visto fortemente contrapposte le forze politiche ci vuole un clima di reale pacificazione e di condivisione dell’obiettivo”.  Secondo il vicepresidente però “i tempi per la riforma non sono più rinviabili. I cittadini hanno bisogno di un servizio più efficiente credibile e tempestivo e anche per il sistema paese, la sua economia e competitività”. Quali sono le riforme più urgenti in campo penale?  “Una reale depenalizzazione, – ha detto Vietti – trasformando le contravvenzioni in sanzioni amministrative o alternative a quelle penali e incentivare i riti alternativi, sono riforme che si possono fare a costo zero ma hanno bisogno della volontà della politica”.

Il vicepresidente Vietti però a anche “castigato” i giudici “Il carrierismo da indagine e l’eccesso di protagonismo di alcuni pubblici ministeri lontanissimo dalla loro qualità di magistrati, finisce per portare acqua al mulino della separazione delle carriere”. E aggiunto: “qualcuno nella magistratura ha pensato che si potesse giustificare tutto.Tutto questo porta una perdita di credibilità e di fiducia da parte dei cittadini che, seppur sanno distinguere i ruoli dei giocatori, di fronte alla violazione delle regole del gioco rischiano di perdere fiducia in entrambe le istituzioni”. “Nessuno vuole una magistratura burocratizzata e impiegatizia, ma si richiede un modello culturale più appropriato alla funzione magistratuale nella sua intima essenza e nella sua alta vocazione, che l’azione associativa può ben contribuire a stimolare”.

Quella scissione s’ha da fare o no? Alfano tenta l’unità

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«Potremmo entrare in Forza Italia solo con serie garanzie di agibilità e se fossi confermato segretario con pieni poteri. Ma siccome l’impresa è tutt’altro che facile, prepariamoci a una scissione che è ormai nei fatti. Meglio: proviamo a compiere una separazione consensuale. A noi il Pdl, a Berlusconi e ai falchi Forza Italia». Nel giorno in cui il Cavaliere «sospende» il Pdl e «azzera» il suo delfino, orami ex, Angelino Alfano rinvia l’addio al Consiglio nazionale dell’8 dicembre. «A meno che», afferma un ministro, «Berlusconi dopo il voto sulla decadenza provi a far cadere il governo. In quel caso all’8 dicembre non ci arriviamo, la scissione avverrà prima per garantire la stabilità».

Nonostante queste parole poi Alfano non si arrende e rilancia «Lavoro nel limite dell’umano all’unità».

Le condizioni quali sono?

– Alfano segretario

– impegno a sostenere il governo Letta «almeno fino al 2015»,

– la scelta di ogni incarico attraverso le primarie.

– nessuna carica calata dall’alto

Assemblea dell’Anci: Renzi e i sindaci pedalano verso il futuro

MATTEO-RENZI-sindaci-tuttacronacaRenzi da tempo invoca la rivendicazione dei territori e proprio di questo si parla all’assemblea dell’Anci in corso alla Fortezza da Basso a Firenze, dove si è aperto il ‘processo’ al governo. E’ un partito dei sindaci quello che viene a formarsi alla vigilia della Leopolda, con Matteo Renzi, Piero Fassino e la carica dei sindaci, tra renziani e meno renziani, tutti compatti a chiedere autonomia dai livelli centrali. E il neo-partito dei sindaci corrisponde all’idea che il primo cittadino di Firenze vorrebbe mettere in pratica una volta eletto al Nazareno, per spazzare via il centralismo democratico, costruire una struttura con spina dorsale mobile e snodata sui territori e cancellare lo schema piramidale fino ad oggi conosciuto, ossia con un livello centrale alla guida del popolo. Ma oltre al contraccolpo che subirà il governo da una simile formazione, va sottolineato come Renzi lo immagina. Come spiega l’Huffington Post: “Il progetto di Matteo è attuare una vera e propria riforma al Nazareno, valorizzare le riunioni degli eletti, per dire, costruire un corpo a vocazione maggioritaria ma eliminando le “contraddizioni” rimaste dall’era Veltroni. Per esempio, aprire anche l’elezione dei segretari provinciali ai non iscritti. Un vero e proprio piano di riforma non c’è ancora, dipenderà dalla percentuale con cui Renzi vincerà le primarie, dipenderà dagli equilibri della nuova assemblea nazionale, organo deputato a modificare lo statuto. Però la tendenza che si respira bene già a Firenze è questa.” E’ dunque il giorno degli interventi di Napolitano e Letta: ieri parlava il governo, ora la parola la prendono gli interessati.

Anche Graziano Delrio, ministro delle Autonomie, si trova alla Fortezza da Basso, intento in un processo al governo di cui fa parte e che deve difendere anche perchè il contraccolpo lo si sentirà nelle Aule dove, in caso, bisegnerà rimetter mano alla Legge di Stabilità, come i sindaci chiedono. Enzo Bianco, sindaco di Catania, dice: “Sono anni che il peso dei tagli viene scaricato sui comuni, sono anni che si tagliano tasse a livello centrale per poi indurre i sindaci a introdurle a livello locale e noi finiamo nel mirino”. Rincara Marino: “Negli ultimi dieci anni i fondi ai comuni hanno subito 7.5 miliardi di tagli”. “Non siamo più disponibili a mettere le tasse che il governo taglia al livello centrale. Quindi o cambia la legge di stabilità o purtroppo aumenteranno le tasse e non per colpa nostra”, dice il sindaco di Bologna Virgino Merola. Ma non si tratta solo di tasse e soldi. Ancora Merola: “Le riforme istituzionali di cui parla Napolitano sono necessarie perchè abbiamo troppi livelli di governo, troppi passaggi burocratici. Ci viene richiesta innovazione. Ma il problema è che questo è un governo a minimo comune denominatore sulle riforme, invece ci vorrebbe il massimo…”. Fassino, sindaco di Torino, spiega: “C’è un problema generale non c’è consapevolezza da parte delle amministrazioni centrali dello Stato e del sistema dell’informazione del ruolo che Enti locali e sindaci svolgono. Chiediamo di cambiare passo e modo di affrontare i problemi. Chiediamo di essere messi nella condizione di poter assolvere al meglio la nostra funzione, il che significa avere risorse adeguate e garantire la nostra autonomia. Non siamo amministratori che devono essere messi sotto tutela, di cui ogni giorno bisogna controllare l’operato, non siamo erogatori di spesa parassitaria. Siamo a amministratori responsabili che fanno ogni giorno spending review perché dobbiamo amministrare bilanci che in questi anni hanno subito grandi tagli”. Renzi si guarda attorno. E immagina il suo futuro… in attesa dell’8 dicembre.

“Chi tocca Berlusconi muore”, minacce a Giarrusso

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“Chi tocca Berlusconi muore”. Il messaggio agghiacciante che ha ricevuto il senatore del M5S Mario Giarrusso, e che era indirizzato anche a tutti i colleghi che insieme a lui hanno votato la decadenza del Cavaliere nella giunta delle elezioni del Senato, è stato subito stigmatizzato con queste parole dal capogruppo del Sel al senato, Loredana De Petris: “Al Presidente Stefano, già vittima di numerose e ripetute minacce, al senatore Giarrusso e a tutti i colleghi ai quali è stata rivolta questa vigliacca intimidazione va la mia solidarietà personale e quella dei senatori e delle senatrici del partito”.

Da parte sua Mario Giarrusso ha dichiarato: “Ho contattato gli altri componenti della Giunta, ma al momento la lettera l’ho ricevuta soltanto io. Ho già sporto denuncia, il mio collaboratore in questo momento e’ dai carabinieri e appena terminata la seduta dell’Aula lo raggiungerò per firmarla. Spaventato? Assolutamente no, nella mia vita ho affrontato ben altre cose di cui aver paura”.

La missiva, che l’Huffingtonpost ha pubblicato mostra le foto degli interessati. Sotto vi si legge: “Chi vive per l’odio e pregiudizio di odio perisce”. Poi “State pronti, che da questa fine non vi salva nemmeno il padreterno” e l’inquietante foto di Benito Mussolini e Claretta Petacci appesi a testa in giù a piazzale Loreto.

Alfano e il berlusconismo “chi ha detto che è finito?”

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Immediata la smentita alle parole di Enrico Letta che da Lilli Gruber a Otto e mezzo aveva detto che il “Berlusconismo” era finito. Ora invece Alfano intervistato su Radio Rai a Radioanch’io, ha ribadito che  «Il ‘ventennio’ di Berlusconi non è affatto finito perché sono gli elettori a dover stabilire se questo ciclo è finito» e poi ha aggiunto  «Silvio Berlusconi è ancora il leader più votato nel nostro Paese» e ha concluso «Lavorerò per l’unità intorno a Berlusconi e questo è un intendimento di tantissimi di noi».

D’Alema: Renzi rischia di logorarsi o di logorare il governo Letta

massimo-dalema-tuttacronacaMarco Damilano, nel suo libro “Chi ha sbagliato più forte. Le vittorie, le cadute, i duelli dall’Ulivo al Pd”, fa parlare Massimo D’Alema, che dedica molte parole al sindaco di Firenze: “Lui mi ha combattuto ma non gli voglio male nel modo più assoluto. Ho cercato e cerco di condurre un dialogo con lui, che spero sia utile a tutti noi”. Da qui il primo avvertimento. “Tenga conto , Renzi, che il Pd è un partito plurale, che può sostenere con convinzione un candidato, ma che difficilmente accetterà un capo plebiscitario”. A D’Alema non piace la strategia dell’ex rottamatore: “Ritengo sbagliata la pretesa di Renzi di impadronirsi del partito con l’idea di farne il tramite per la presidenza del Consiglio. E’ un errore grave, destinato a creare una ferita seria e rendere il suo cammino verso la premiership non più agevole ma più difficile”. Dopo di che, palesa un suo dubbio: “Non so se Renzi abbia davvero voglia di impegnarsi a fare il segretario del partito e comunque temo che lo guiderebbe in un quadro di fortissima conflittualità. Rischia di logorarsi, e per non logorarsi ha una sola via d’uscita: logorare il governo Letta. Ma non è il Pd che può assumersi la responsabilità di far cadere il governo Letta per la fretta di qualcuno”. Ma se D’Alema prende in considerazione il lasso di tempo che è andato dalle elezioni alla formazione del governo Letta, non può esimersi dal bersagliare Bersani: “Ha perso lucidità, era dominato dall’idea che senza avere la maggioranza avrebbe comunque potuto fare il governo, cosa palesemente infondata”. L’ex premier, spiega allora che “Gli consigliai di fare un gesto, di cambiare lo scenario, di candidare Rodotà alla guida del governo”. “Il Movimento 5 Stelle sarebbe stato messo in difficoltà e forse la legislatura sarebbe cominciata diversamente”. Le cose sono andate diversamente e hanno coinvolto anche l’elezione del capo dello Stato, con il secondo mandato di Giorgio Napolitano. “Trovo grave che dopo il disastro che era accaduto con Marini la segreteria non abbia sentito il dovere di aprire una discussione politica: si poteva votare scheda bianca e intanto riflettere su cosa fare”. Infatti dopo è arrivata anche la caduta di Prodi, sacrificato dagli stessi dem. Da parte sua l’ex segretario Bersani ha replicato tramite l’anticipazione di un altro libro “Giorni bugiardi”, di Stefano Di Traglia e Chiara Geloni. “Quelle di D’Alema sono ricostruzioni che non mi sento di condividere. Ho già smentito più volte: nessuno mi ha mai suggerito altri nomi per l’incarico. Tutti sanno che non avrei mai impedito nascita governo se l’ostacolo ero io”.

Il Caimano visto da Moretti: gli errori della sinistra secondo Nanni

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Un lungo viaggio all’indietro per capire il presente ripercorrendo un viaggio negli errori della sinistra, senza risparmiare nessuno. Le responsabilità di Berlusconi possono prescindere da quelle di chi avrebbe dovuto mettere un freno e non lo ha fatto, chi ha sottovalutato il conflitto d’interesse, chi “ha tenuto in vita Berlusconi” con quell’ultimo atto di tradimento a Prodi il giorno delle elezioni del Presidente della Repubblica?

Queste sono le domande di Nanni Moretti che  nel suo ultimo libro ritrae tutti gli errori della sinistra. Nessuna clemenza, perché se si “assolvono” gli errori si può facilmente cadere nella tentazione di commettere di nuovo l'”atto impuro”.

In “Berlusconi, errori sinistra dal ’94 a oggi”, Moretti Parla anche delle manifestazioni a Roma, quelle che hanno attraversato tutta la città e dal Palazzo di Giustizia sono arrivate alla Rai e poi al ministero della Pubblica Istruzione. Nell’intervista rilasciata all’Espresso (in edicola domani), si ripercorre un iter che ha segnato profondamente la cultura e la società italiana:

“Manifestazioni non di parte, ma dalla parte di tutti i cittadini. Ancora oggi sono fiero quando penso che nelle nostre manifestazioni siamo riusciti a coinvolgere anche una parte degli elettori del centrodestra. […] Volete sconfiggere Berlusconi per via giudiziaria, ci hanno ripetuto per anni, lo ripetono anche ora. Noi, in realtà, volevamo che la legge fosse uguale per tutti e che non si facessero leggi apposta per evitare processi a uno solo. I girotondi li facevamo per ricordare, anche a noi stessi, che ci stavamo ormai abituando a considerare normali cose che in una democrazia non sono affatto normali: per esempio che un uomo possa essere proprietario di tre reti televisive e in più che possa fare politica, e in più che possa diventare capo del governo”.

Si attribuiscono le colpe della caduta del governo Prodi a Fausto Bertinotti:

In quel periodo Berlusconi era percepito come perdente anche dal centrodestra, che timidamente stava cercando un altro leader. Prodi aveva una sua credibilità e il governo non era impopolare. Se Rifondazione non avesse fatto cadere quel governo, l’Ulivo avrebbe governato per dieci anni con Prodi e dal 2006 con Veltroni. Se invece si fosse andati a votare subito dopo la caduta di Prodi, l’Ulivo avrebbe vinto da solo, senza Rifondazione.

Massimo D’Alema poi spiegò a Moretti che nel 1998 non si poteva andare subito al voto, voto che per Moretti avrebbe vinto l’Ulivo senza bisogno di Rifondazione comunista:

«No, guarda, ti sbagli, nel ‘98 non si poteva andare a votare». Mi spiegò che non si potevano fare le elezioni perché c’era la guerra in Kosovo e la legge di bilancio da approvare. Mi raccontò che furono proprio Veltroni e Mussi a bussare alla sua porta chiedendogli di fare il presidente del Consiglio. Molti lo hanno criticato per delle scemenze, ma i suoi errori sono tutti politici, tutti visibili, tutti mai riconosciuti. Non era tra gli elettori per il presidente della Repubblica lo scorso aprile, ma non credo sia stato triste il giorno in cui i 101 non hanno votato per Prodi.

Poi il commento di Moretti sul Pd:

In questi anni ai vertici del Pd ci sono stati personalismi senza personalità e soprattutto una grande confusione. Dopo le elezioni del 2013 pochi avevano già deciso che dopo quei risultati il governo con il Pdl fosse l’unico possibile, erano pochi ma sono stati decisivi. Gli altri, Bersani per primo, erano confusi. Poi sono arrivati i 101 elettori che nel segreto hanno votato contro Prodi, che sembra avere l’unico torto di averli fatti vincere due volte.

Poi il governo Letta:

Per come è stato messo insieme, sembra la realizzazione dei peggiori luoghi comuni e pregiudizi del Movimento 5 Stelle sul Partito democratico. Mi sembra che sia vissuto dai più come qualcosa di transitorio. L’elettorato e i militanti si sono messi in letargo per tornare in tempi abbastanza rapidi al voto.

Ma il primo errore fu nel 1994:

C’è stata nel 1994 — con un monopolista televisivo che si candidava a guidare il governo — una straordinaria rottura delle regole democratiche. Per fronteggiare questo fatto straordinario c’era bisogno da parte della sinistra di una risposta straordinaria, anche sul piano simbolico. Non c’è stata nemmeno una risposta ordinaria, semplice, piccola. E invece traccheggiare, sottovalutare il conflitto di interessi, ritenersi più furbi dell’avversario, assuefarsi lentamente a una costante, incredibile anomalia per un paese democratico.

Ma chi vincerà le prossime elezioni? Moretti risponde:

Chi vincerà? Ci vuole un cambiamento di costume, culturale. Vincerà chi capisce che il gioco è cambiato e che bisogna farne uno completamente nuovo. Ci volevano altri strumenti per contrastare Berlusconi, un altro tipo di persone, un altro modo di fare politica. Un’altra solidità, un altro rigore. Un’altra integrità.

Maurizio Costanzo ricoverato al San Raffaele

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Maurizio Costanzo, giornalista e conduttore televisivo, è stato ricoverato attualmente all’ospedale San Raffaele di Milano a seguito di un presunto malore. Per il momento sono previsti una serie di accertamenti cardiovascolari. Le sue condizioni di salute al momento non sono state rese pubbliche.

Secondo AdnKronos, Costanzo avrebbe ricevuto anche la visita di Silvio Berlusconi che si sarebbe fermato in ospedale insieme al conduttore per circa un’ora prima del ritorno a Roma.

E’ chiaro che la visita in ospedale dell’ex premier e leader del centrodestra abbia dato maggior risonanza ad una notizia che, in realtà, potrebbe rivelarsi anche meno grave del previsto.

Negli ultimi mesi, Maurizio Costanzo, 75 anni compiuti lo scorso 28 agosto, ha condotto insieme ad Enrico Vaime, la trasmissione S’è fatta notte, in onda il sabato in seconda serata su Rai 1. Attualmente, invece, Costanzo è impegnato con il Radio Costanzo Show, programma radiofonico in onda ogni lunedì sera su Rtl 102.5, che conduce insieme al giornalista Pierluigi Diaco.

Lo scorso 27 settembre, Costanzo ha ricevuto il Premio Gensini alla carriera, che gli è stato attribuito dal Photofestival di Nettuno e dal Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università La Sapienza di Roma, in cui è stato professore di Teoria e Tecnica del linguaggio radiotelevisivo presso la facoltà di Scienze della Comunicazione, dal 1995 al 2009.

La guerra civile del PD… D’Alema contro Renzi, ma ad essere ucciso è il partito

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Caino e Abele continuano le liti, il “sangue” scorre nel Pd e il Pdl trae linfa energetica dal dilaniarsi delle vecchie faide. Non c’è più neppure un ring dove affrontarsi, il conflitto avviene nelle strade, nelle piazze, e persino nei cieli con la questione Alitalia che mina il cuore del partito democratico.

“Per Alitalia, sarebbe stata meglio un’intesa con le Ferrovie dello Stato”, la dichiarazione di Massimo D’Alema al Sole 24 Ore suona come l’ennesima freccia scagliata al cuore del partito, l’ennesima battaglia di quella guerra civile mai finita. Secondo D’Alema, un accordo con Ferrovie sarebbe stato preferibile per “due ragioni”. “Credo ci sarebbero state sinergie più robuste e si sarebbero anche svalutate le partecipazioni, risolvendo il problema dei francesi”.

Per l’ex premier, l’alleanza con Air France non è convincente. “Mi pare che abbiano una situazione, anche debitoria, complicata. Ma soprattutto penso che, in vista dell’Expo, sarebbe stato meglio puntare su una compagnia non europea che offrisse più opportunità anche al nostro Paese, anche nel traffico turistico”.

Ma se Alitalia è un “cavallo di battaglia”, il vero nemico è invece il sindaco di Firenze, candidato alla segreteria del Pd “Non è ragionevole destabilizzare il governo, magari per le ambizioni personali di chi ha troppa fretta…”. L’ex ministro non ci sta a a sentirsi parte di una intera classe dirigente che, nella lettura di Renzi, ha fallito, impedendo al Paese di crescere. “Bisognerebbe distinguere le responsabilità nel corso di questi venti anni. Almeno per dare una giustificazione a quella parte dell’establishment che sta lì ad applaudire entusiasticamente ai ceffoni di Renzi”.

E D’Alema cerca di nuovo il vecchio baluardo… Renzi simile a Berlusconi… la solita nenia con cui gli elettori di sinistra ormai si addormentano davanti ai talk show in cui i politici ormai sono solo autoreferenziali “Non mi è mai piaciuto lo stile di un uomo solo con i riflettori puntati addosso, che passeggia sul palco con il microfono in mano. Mi pare di averlo già visto in questi anni…”.

Infine, sangue e arena anche al federalismo: “così come lo abbiamo praticato – afferma D’Alema – è stato uno dei maggiori responsabili dell’aumento della spesa pubblica. Per non parlare dei danni in termini di efficienza che sono venuti dalla moltiplicazione dei centri decisionali, dalle competenze confuse tra centro e periferia, dal sommarsi delle autorizzazioni”.

Gli italiani intanto hanno il mutuo da pagare, le tasse che fanno fallire le aziende creditrici nei confronti dello stato e i figli a cui pagare la mensa… ma questi non sono temi interessanti, meglio la guerra civile!

Berlusconi e la fuga dai servizi sociali: Quagliariello libera il campo!

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C’è chi ha liberato finalmente il campo e parla chiaramente. Il ministro per le Riforme Costituzionali Gaetano Quagliariello, a Mix24 di Minoli fa luce sull’indulto e l’amnistia auspicato dal Presidente della Repubblica:

«Nessuno può ritenere che una legge possa non essere applicata soltanto ad un cittadino. Rimango convinto che una legge debba essere applicata a tutti i cittadini. Devo dire che la sera il ministro Cancellieri mi ha telefonato per ringraziarmi e dirmi che avevo ben interpretato e il giorno dopo ha dichiarato non si può fare una legge nè a favore di qualcuno nè contro qualcuno, una legge deve avere un contenuto generale».

Ma «Napolitano ha detto che amnistia e indulto è una parte della più generale riforma della giustizia che va subito messa all’ordine del giorno del governo – continua Quagliariello – e stiamo lavorando per arrivare ad conferenza congiunta in cui riforma dello stato e riforma della giustizia sono due aspetti della stessa medaglia. Riforma entro maggio, questo sono i tempi europei».

Ci sono ancora dubbi?

Berlusconi e il silenzio stampa per tutti: si parla nei luoghi delegati

berlusconi-silenzio-stampa-tuttacronacaIn questi giorni praticamente tutti gli esponenti del Pdl hanno parlato con i media per rilasciare dichiarazioni, soprattutto dopo il voto di fiducia al governo e la spaccatura interna al partito. Chiunque sente il dovere di esprimere la sua opinione su cosa sia necessario fare per tenere in piedi il partito. Gli ultimi sono stati coloro che hanno seguito l’idea di Fitto, che chiede di rimettere le deleghe in mano al capo. In mezzo al fuoco incrociato di dichiarazioni che si leggono costantemente sulle agenzie stampa, ora Berlusconi ha intimato l’alt. “Sulle agenzie di stampa leggo troppe dichiarazioni di troppi esponenti del Pdl”. Niente aprtura ai media per i suoi dunque. “Invito tutti a non proseguire in questa direzione del tutto improduttiva. Le diverse opinioni si debbono confrontare non sulle agenzie di stampa e sui giornali ma attraverso una serena dialettica all’interno dei luoghi delegati del nostro movimento”. Tornato tra i ranghi, Alfano gli fa eco: “Sono pienamente d’accordo con il Presidente Silvio Berlusconi. Stop alla alluvione di agenzie per addetti ai lavori. Cambiare luoghi e toni della dialettica del nostro movimento”.

Ritorno al passato? Berlusconi presidente di Forza Italia con Alfano vice

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Lungo confronto ieri sera tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano, dopo che durante la giornata l’ex premier si era incontrato con gli eurodeputati del Pdl. Si è parlato di legge di Stabilità e lotta tra le fazioni interna al partito, studiando come superare lo scontro interno tra falchi e colombe dopo la spaccatura sulla fiducia al governo Letta. Stando a fonti interne al partito, l’ipotesi più plausibile  sarebbe quella che vedrebbe Silvio Berlusconi presidente e Angelino Alfano vicepresidente della nuova Forza Italia che prenderebbe a tutti gli effetti il posto del Popolo della libertà. Il Cavaliere del resto ha già ripreso la sua campagna a favore dell’unità del centrodestra: “Leggo sui giornali di stamani una serie di dichiarazioni che mi vengono attribuite in merito al mio movimento e che non ho pronunciato. Al di là del malvezzo giornalistico di riportare sempre più spesso frasi nella migliore delle ipotesi distorte nessuno può far finta di ignorare che sto lavorando proprio per la coesione e per l’unità del movimento”. Questo, assicura, “é il mio unico obiettivo ed é certamente condiviso dai milioni di italiani che ci hanno votato e da tutti gli esponenti del Pdl. Nessuno vuol sentir parlare di contrasti e di frizioni, se non i nostri avversari”. E nel frattempo cambiano anche i sondaggi, che vanno presi con il beneficio del dubbio ma possono rendere un’idea del pensiero degli italiani. E’ di oggi un sondaggio Swg pubblicato dal corriere.it che parla di un sorpasso del partito di Berlusconi sul Partito Democratico. E il quotidiano si chiede se l’effetto crisi sia già finito:

Il Pd cala di oltre 4 punti percentuali, passando dal 31,2 al 27, e la coalizione si attesta – grazie anche a un passo in avanti di Sel al 5,1 – al 32,9. Il centrodestra recupera quasi un punto e mezzo e arriva al 35,4 (era al 34), tornando ai livelli pre-voto, nonostante un Pdl ancora in lieve flessione al 24,6%. Tra gli altri partiti, i Cinque Stelle ritornano ai valori di inizio ottobre, intorno al 20%, mentre i centristi recuperano qualche decimale, arrivando al 6,3% (con Scelta civica al 5,1%).

“L’Italia nel cuore, Silvio a San Vittore”: lo striscione alla partita

danimarca_italia_striscione_berlusconi-tuttacronacaGli azzurri di Prandelli ieri hanno giocato a Copenaghen contro la Danimarca, un incontro valido per la qualificazione ai Mondiali di Brasile 2014 e allo sport si è mescolata la politica. In una curva, infatti, è apparso uno striscione che recitava: “L’Italia nel cuore, Silvio a San Vittore”. La polizia danese, su richiesta della Federcalcio Italiana, ha subito provveduto a farlo rimuovere, ma la foto comunque circola in rete. Da Roma è intervenuto il presidente dei senatori Pdl renato Schifani: “È assolutamente ignobile che si prenda a pretesto una partita di calcio all’estero per denigrare ed offendere pesantemente il presidente Berlusconi. È l’ennesima dimostrazione che quando si incita all’odio e al nemico politico poi i risultati, per l’immagine dell’Italia, non possono che essere deleteri e dannosi”.

Berlusconi: “Mi faranno marcire in prigione”

berlusconi_disperato-tuttacronacaOggi Berlusconi, attraverso i suoi legali, ha chiesto l’affidamento in prova ai servizi sociali per scontare la pena definitiva del processo Mediaset. L’istanza è stata depositata presso la procura di Milano. In giornata però, durante l’incontro con gli eurodeputati del Pdl, il leader di Forza Italia avrebbe detto: “I miei avvocati dicono che il mio futuro è infausto. Mi faranno marcire in galera”. E avrebbe ricordato: “Come ci dimostra il caso Timoshenko, dopo molte manifestazioni alla fine anche la ribellione contro queste vicende si placa”. Sempre durante il pranzo a Palazzo Grazioli avrebbe parlato anche della situazioni delle carceri italiane: “Una situazione vergognosa”. Dopo di che l’ex premier avrebbe anche parlato della situazione interna al partito: “Dobbiamo abbassare le armi e tornare al partito. Farò tutto quello che posso per riunire”. Non ha risparmiato inoltre alcune critiche ad Alfano, che ha incontrato in serata, e ai ministri Pdl. Dichiarazioni di biamiso avrebbero colpito anche i “lealisti”, che chiedono il congresso. Ma i giudizi piu’ aspri avrebbero colpito i capifila dell’ala governativa del partito: “i ministri non li ho scelti io, io ho scelto solo Alfano”, ha detto tra l’altro. Non poteva mancare qualche parola sui magistrati: il Cav ritiene infatti che nelle Camere non si faccia una legge se la magistratura non avalla. I parlamentari, è il ragionamento che avrebbe fatto stando a quanto è stato riferito, prestano infatti attenzione perché è la magistratura a proteggere la loro libertà. E in generale sulla riforma della Giustizia il leader del Pdl attacca gli ex alleati: Fini, Casini e Follini si sono sempre opposti a una riforma della giustizia per avere loro uomini all’interno della magistratura, avrebbe detto.

Ovviamente al pensiero di Berlusconi ai servizi sociali il popolo della rete non poteva non “immaginare la scena”:

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Il commercialista romano e Berlusconi: escort e banda della Magliana

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Sul numero di domani dell’Espresso verranno svelati due nuovi filoni dell’inchiesta a Roma che vedrebbero sfiorare (e non solo) la figura di Silvio Berlusconi. Bisogna andare indietro nel tempo e tornare a quel Berlusconi proprietario di un impero televisivo. L’espresso scrive :

«c’è il suo nome dietro la società di Sabina Began – colei conosciuta anche con il nome di “Ape regina” nell’indagine sulle escort pugliesi inviate ad Arcore – che ha ricevuto un milione e mezzo di euro da Silvio Berlusconi tra il 2011 e il 2012».

Ancora secondo l’Espresso:  

«lo studio Muci custodisce alcuni segreti sull’origine dell’impero Fininvest. Nel lontano 1978 appare nella fondazione della Produzioni associate televisive – in sigla Pat – il gruppo che ha fornito centinaia di ore di programmi alla nascente Canale 5, quando ancora si chiamava Tele Milano 58».

L’Espresso aggiunge che  «dai documenti si scopre che il vero dominus della Pat era un ex bagnino del Kursaal di Ostia, Vittorio Balini, morto nel 1999. Una figura mitica, considerato una sorta di Paperon de’ Paperoni del litorale romano. Oggi i suoi tesori sono gestiti dal nipote Mauro Balini, attivissimo nelle iniziative immobiliari sulla costa laziale. E al suo fianco c’è Muci, che compare in molte delle sue società».

Il commercialista Italo Arturo Muci «è finito in una segnalazione dell’Antifrode assieme a Balini per una serie di operazioni tra il 2009 e il 2011: un giro di bonifici ritenuti sospetti. Balini è soprattutto il presidente del Porto di Roma: una struttura che ha lanciato un piano per costruire 611 nuovi posti barca con un investimento di 100 milioni di euro. Il progetto – scrive L’Espresso – è stato segnato da minacce e avvertimenti di stampo mafioso, che lo stesso Balini ha denunciato al commissariato di Ostia. Dalla sua segnalazione è nata l’inchiesta più importante sulle infiltrazioni delle cosche sul litorale di Ostia, scaturita in 57 arresti». Nel mirino degli investigatori sono finite pure «le frequentazioni di Balini junior come ad esempio i contatti con Nicoletti, soggetto a suo tempo vicino alla cosiddetta Banda della Magliana».

La nipote di Berlusconi, Alessia vittima dei Mangano?

alessia-berlusconi-tuttacronaca

Sembra che nell’ordinanza che ha portato in carcere la figlia e il genero di Vittorio Mangano, compaia anche il nome della nipote di Berlusconi, Alessia.

Come spiega il settimanale l’Espresso:

Alessia Berlusconi è la primogenita di Paolo, l’editore del «Giornale», e nipote di Silvio, il leader di Forza Italia. La manager lombarda, che ha un ruolo di vertice nelle società del padre, non è indagata, anzi è collocata dalla polizia sul lato opposto della barricata giudiziaria: è citata nel documento come partner d’affari di un imprenditore che sarebbe stato ricattato e taglieggiato dai nuovi rappresentanti di Cosa Nostra a Milano, con pretese tanto pesanti da mandare in fallimento anche l’impresa editoriale che aveva gestito proprio insieme ad Alessia Berlusconi.

 I magistrati – spiega il settimanale – tra le estorsioni contestate alla gang che sarebbe stata creata da Guido Porto, Cinzia Mangano e suo cognato Enrico Di Grusa, elencano quella nei confronti del titolare del gruppo Sofimel, Mario Viale, che controllava una decina di società nel settore dell’editoria, marketing e gadget. Tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 l’imprenditore si è trovato indebitato con le cooperative dei presunti mafiosi. E in pochi mesi è stato costretto, personalmente da Guido Porto, a svendere la sua casa, in via Turati 3 (nel palazzo dove ha sede anche il Milan), e poi liquidare tutte le sue aziende. Tra le società mandate in rovina da questa «mafia economica», secondo l’Espresso, la squadra mobile evidenzia anche la «International Media srl», che pubblicava riviste per ragazzi: Alessia Berlusconi è indicata tra i consiglieri d’amministrazione rimasti in carica, insieme a Viale, fino all’agosto 2008.

L’indulto può salvare Berlusconi?

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L’amnistia non può salvare Berlusconi, ma l’indulto? L’indulto che condona la pena potrebbe dare una grande mano al Cavaliere. Ci sono già tre disegni di legge: uno alla Camera e due al Senato che salverebbero Berlusconi e cancellerebbero le pene accessorie

Lo spiega Antonella Mascali sul Fatto Quotidiano:

«Un progetto è stato presentato dai senatori democratici Luigi Manconi, Paolo Corsini e Mario Tronti nonché da Luigi Compagna, senatore del gruppo misto. Già nella precedente legislatura, Compagna, come senatore del Pdl, provò a inserire un emendamento “salva Silvio” alla controversa modifica del reato di concussione contenuta nella legge Severino. Il disegno di legge su amnistia e indulto, presentato al Senato il 15 marzo scorso, prevede l’amnistia per tutti “i reati commessi entro il 14 marzo 2013 per i quali è stabilita una pena detentiva non superiore nel massimo a quattro anni”. Per quanto riguarda l’indulto “è concesso nella misura di tre anni in linea generale e di cinque per i soli detenuti in gravi condizioni di salute”. Ed ecco la postilla fatta a misura di Berlusconi, per la condanna Mediaset: “È concesso indulto, per intero, per le pene accessorie temporanee, conseguenti a condanne per le quali è applicato anche solo in parte l’indulto”.

Un altro ddl fotocopia è a sola firma Manconi-Compagna. Anche alla Camera c’è un progetto di legge che prevede le pene accessorie temporanee indultabili, l’ha firmato il deputato del Pd, Sandro Gozi».

Berlusconi conosce bene le parole indulto e amnistia, avendo già beneficiato nel 2006 dell’indulto e nel 1990 dell’amnistia:

«Dunque, se dovesse esserci l’indulto, così come previsto da questi testi, per Berlusconi la pena per frode fiscale sfumerebbe. Non solo quella principale, già ridotta all’osso dall’indulto del 2006 (dei 4 anni inflitti ne dovrà scontare solo 9 mesi) ma anche la pena accessoria dell’interdizione ai pubblici uffici, inizialmente stabilita a 5 anni, ma che, dopo la sentenza della Cassazione, dovrà essere ricalcolata dalla Corte d’Appello di Milano il prossimo 19 ottobre: potrà infliggere da un minimo di un anno a un massimo di tre anni, sulla base della normativa tributaria. L’interdizione sarà definitiva probabilmente entro l’anno, amnistia e indulto permettendo. Berlusconi, già nel 1990 ha beneficiato di un’amnistia che ha azzerato un procedimento per falsa testimonianza sulla sua iscrizione alla P2 di Licio Gelli».

 

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