Fini e quell’Alfano che “si accorge ora dei metodi usati contro di me”

gianfranco_fini_tuttacronacaIn questi giorni in cui sulla scena politica italiana tiene banco il faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano, sempre più spesso si sente nominare Gianfranco Fini, con anche il Cavaliere che mette in guardia i suoi dissidenti: “Guardate come è andata con Fini…” E’ La Stampa a interpellare l’ex presidente della Camera, a cui chiede come siano andate le cose: “C’è stato l’esito totalmente negativo alle elezioni di febbraio. Ne ho preso atto senza attribuire agli elettori la colpa, da quel momento ho riflettuto sugli errori commessi e sulle cose da fare in futuro. Ho dedicato questi mesi a scrivere per Rizzoli un libro che si intitola “Il ventennio” , dove ripercorro la storia del mio rapporto con Berlusconi; lo sto presentando tramite iniziative in tutta Italia. Ho dato impulso alla Fondazione Liberadestra con l’obiettivo di far lievitare la consapevolezza, specie tra i giovani, sui rischi che correrà l’Europa se non saprà rinnovare il suo appeal, oppure sui limiti dello Stato sociale come l’abbiamo conosciuto finora, o su tante altre idee ancora”.  E prosegue l’intervista:

È il trampolino per rituffarsi nella politica?

“Se per politica lei intende fondare partiti, oppure bussare alla porta di quelli che già ci sono per ottenere un posto, non ci penso affatto. Men che meno ho intenzione di candidarmi alle prossime elezioni europee”.

 Che emozioni le suscita quanto accade nel Pdl?

“Mi conferma quanto è vero l’antico detto per cui “il tempo è galantuomo” e i nodi vengono al pettine. Si dimostra una volta di più che la mia polemica non era una ribellione sedata con la forza ma il tentativo di cambiare rotta al centrodestra italiano”.

Un tentativo finito male, ne converrà col Cavaliere…

“Non ho difficoltà ad ammetterlo. Il disegno di Monti, mio e di Casini era viziato all’origine, perché il terzo polo che ci riproponevamo di fare esisteva già, lo rappresentava Grillo. E noi di questo non ci eravamo accorti”.

Che altro avete sbagliato?

“Fu un errore presentare la nostra alleanza come obbligata per via del sistema elettorale, con una lista al Senato e tre alla Camera, senza un progetto condiviso e mai una manifestazione in comune. Si diede il senso della disunione. C’è di più. Tanti elettori di destra, che avevano capito e condiviso le ragioni del dissenso con Berlusconi, non ritrovarono nel programma di Monti la destra che loro cercavano. E in effetti, di destra ce n’era ben poca”.

Torniamo all’oggi, al dramma di Alfano…

“Capisco la sua angoscia. Lui e gli altri ministri Pdl sono stretti tra l’interesse del Paese e il loro rapporto con Berlusconi, al quale diversamente da me loro devono proprio tutto, mai sarebbero arrivati in Parlamento e men che meno al governo senza il Cavaliere”.

 Il quale ora pretende le loro dimissioni dal governo…

“Berlusconi fa quello che ha sempre fatto: dà ordini. La natura della sua personalità è incompatibile con opinioni diverse dalla propria. Chi non è d’accordo o viene cacciato o se ne va. Tutta intera la sua filosofia si riassume nella concezione aziendale, o padronale, o proprietaria: ognuno la chiami come vuole. Ma finché si tratta del Milan e di Mediaset, passi. Non è invece accettabile nel caso di un partito politico”.

 Le “colombe” Pdl temono il “metodo Boffo”, fatto di dossieraggi ai loro danni. Lei può dire di averlo sperimentato…

“Siccome la ferita è ancora aperta, tutto questo mi indigna. Ci sono quelli che solo oggi scoprono l’acqua calda, magari perché hanno paura di restarne scottati”.

 Si riferisce ad Alfano?

“A tutti e a nessuno in particolare. Ma chi aveva gli occhi per vedere, già nel mio caso avrebbe dovuto denunciare l’uso di metodi intimidatori che nulla hanno in comune con la libertà dell’informazione. Si va a rovistare nel privato, si mette in moto una macchina del fango, si spargono rappresentazioni calunniose…”.

C’è sempre la rivalsa dell’azione legale, non crede?

“Io alla giustizia ho fatto ricorso, e pure qualche giornalista è già stato condannato per diffamazione e sulla famigerata vicenda di Montecarlo, la Procura di Roma ha archiviato la denuncia a mio carico”.

 Secondo lei, Berlusconi è finito?

“Non è ancora fuori gioco. Nel Paese un consenso, sia pure calante, gli rimane. E sono convinto che lui controlli tuttora i due terzi del partito. Ma l’epilogo del ventennio è alle porte. E lo spazio invaso dal berlusconismo prima o poi verrà occupato da altri. Il mio auspicio è che siano i giovani a farsi protagonisti, perché non esistono uomini per tutte le stagioni”.

Ma perdoni se insisto: è proprio sicuro che la crisi del Pdl non le fa venire voglia di tornare in pista?

“Le ripeto di no, a ripropormi come uomo di partito non ci penso minimamente. Chi come me ha una storia alle spalle, può solo offrire un aiuto con l’esperienza e, se ne possiede, con le idee”.

Fini e Alfano: verso l’alba di una nuova destra?

fini-alfano-tuttacronacaMentre ancora non si conoscono le sorti di Pdl e Forza Italia, con Alfano che non sembra più disposto a seguire Berlusconi nelle sue personali crociate, prende la parola Gianfranco Fini, che in un’intervista all’Unità dichiara: “Se fossi in Parlamento voterei per la decadenza di Berlusconi, ma col voto segreto”. E aggiunge: “Per molti aspetti rifarei quello che ho fatto, anche perchè non me ne sono andato dal Pdl, sono stato cacciato. Anzi, dichiarato ‘incompatibile’. È stata l’unica volta che il Pdl ha votato un documento».  “Non credo di essere acrimonioso – spiega -, con chi mi ha cercato ho parlato, con gli altri no. Sarei felicissimo se rinascesse una destra con degli ancoraggi culturali molto diversi da Forza Italia e dal Pdl: rispetto delle regole, legalità, solidarietà sociale, prestigio nazionale”.  All’ipotesi di creare il nuovo soggetto di destra insieme ad Alfano, Fini risponde che “è interessante il suo riferimento al Ppe”. “Chi si ritrova su certi contenuti è compatibile con la mia idea di centrodestra. Siccome Alfano ha parlato di Ppe, bisogna capire cosa si intende per Ppe italiano”.  E riguardo la decadenza aggiunge: “La vicenda personale di Berlusconi non può essere nell’agenda del governo, ha ragione il premier. Il Cavaliere ha impedito la riforma, pur necessaria, della giustizia e ora vuole un salvacondotto. La rottura definitiva con me avvenne una settimana dopo che lui e Gianni Letta vennero nel mio ufficio a Montecitorio per chiedermi di convincere Giulia Bongiorno sull’opportunità di far camminare un provvedimento per accorciare i termini della prescrizione”.

Chi sale in barca con chi? Alfano e le “mozioni degli affetti”

alfano-fini-tuttacronacaNon è andato come sperava l’incontro con Angelino Alfano e ora Berlusconi lamenta che “Mi sono stufato delle mozioni degli affetti di Angelino. Dice che mi vede come un padre, ma non si comporta come un figlio”. La situazione tra i due è tesa: il leader aveva anche offerto la stabilità del governo anche in caso di decadenza in cambio dell’ingresso in Forza Italia del vicepremier che però chiede garanzie anche per le altre colombe e non si fida più delle parole: vuole dei documenti. Che Berlusconi non ha intenzione di dare. Si parla di un colloquio “teso ed esacerbato” tra il Cavaliere e quello che fino a poco tempo fa era il suo delfino. Sul tavolo, soprattutto, l’atteggiamento del Pdl una volta consumata la decadenza di Berlusconi da senatore. L’ex premier pare deciso ad andare alla rottura: “Non si governa con chi mi uccide”, ha sentenziato il Cavaliere, pronto ad andare all’opposizione anche se i senatori vicini ad Alfano riuscissero a far sopravvivere il governo a palazzo Madama. E minaccia che, in ogni caso, “decaduto o meno, in Senato farò un Vietnam”.

Berlusconi e Alfano: la stabilità del governo se entra in Forza Italia?

berlusconi-alfano-tuttacronacaBerlusconi non vuole la scissione del partito. Assolutamente no. Lo scopo ora è far entrare in Forza Italia tutti. Partendo da angelino Alfano per far sì che le colombe lo seguano. In cambio, è pronto a rassicurare sul governo e rinunciare alla crisi. Anche dopo la decadenza. Ecco quindi che arriva la cena tra il Cavaliere e il Vicepremier: “Voglio rilanciare Forza Italia all’insegna dell’unità e dell’assenza di correnti. Questa storia della conta non va bene. Il documento che ti chiedo di firmare non è dei falchi, è il mio”. Alfano da parte sua vuole giocare duro e si sente forte dei numeri. Come spiega l’Huffington Post:

Sostiene che il “suo” documento ha in calce 311 firme. Blindate. Più ci sono 70 incerti. Sono numeri “farlocchi” per Verdini, un “bluff” per spaventare il Cavaliere. Per Alfano sono buoni a far saltare l’operazione del Capo. Perché per tornare a Forza Italia servono due terzi dei membri del Consiglio nazionale. Due terzi non dei presenti, ma degli aventi diritto. E la manovra studiata nella riunione pomeridiana nello studio di Quagliariello prevede di giocare con gli assenti. Tra quelli pilotati e quelli fisiologici, ragionano, è possibile. Ecco perché Alfano stavolta mette la pistola sul tavola. O accordo su tutto, partito e governo, oppure è pronto alla scissione come chiedono in molti dei suoi.

Alfano propone quindi la “separazione consensuale” e spiega: “E’ la soluzione migliore per tutti con due partiti, Forza Italia e Pdl che si riconoscono nella tua leadership”. La convivenza tra falchi e colombe ormai è impossibile e si vogliono due partiti, uno berlusconiano di lotta l’altro “diversamente” berlusconiano di governo. Ma Berlsuconi nega questa possibilità: “Di dividerci non se ne parla. Non col mio consenso”. Non vuole cedere il marchio Pdl e non vuole due partiti con uno stesso leader ma su schieramenti opposti al governo. Vuole l’unità: “Angelino, il documento su Forza Italia non è dei falchi. È il mio. E tu dovresti firmarlo”. A questo punto propone uno scambio che ha dell’incredibile: il governo in cambio del partito.

Perché Forza Italia è un movimento del leader, non un partito, deve dare l’idea di novità ed essere in sintonia con la domanda di antipolitica che si leva dal paese: “A me il partito – è il senso del ragionamento di Berlusconi – a te il governo. Con l’assicurazione che lo sosterrò”. Ma niente conta. Perché una roba del genere non si è mai vista all’interno di un partito di Berlusconi. Neanche Fini arrivò a tanto.

Nessuno mi può giudicare? Marina fuori dalla politica e Berlusconi ancora leader

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Nessuno mi può giudicare?  Su questo i dubbi ci assalgono, ma le uniche certezze sono da andare a ricercare  in quelle parole che  Silvio Berlusconi ha pronunciato in un’intervista rilasciata a Bruno Vespa: “Nessuno può togliermi il diritto di restare alla guida del mio movimento”. Un Berlusconi rinato che attacca l’operato del Governo: “Non intendiamo arretrare sulla Legge di stabilità. E credo sia giusto che, sulla mia vicenda, sulle tasse, sull’economia, siano gli elettori a potere giudicare noi e i nostri avversari, che, andando avanti così, confermerebbero i loro connotati di ‘partito delle tasse e delle manette'”.  e poi ha aggiunto “Abbiamo rispettato gli impegni presi con i nostri elettori nel febbraio scorso, quello sulla detassazione della prima casa che noi consideriamo ‘sacra’ e quello per un fisco meno oppressivo. Per questo non intendiamo arretrare sulla Legge di stabilità”. E’ “ancora necessario, in una forma o nell’altra, il mio impegno personale – dice ancora Berlusconi -. Nessuno può togliermi il diritto di restare alla guida del movimento che ho fondato, finché molti milioni di elettrici e di elettori lo vogliono. Sento il dovere di stare in prima linea”. Il presidente del Pdl assicura infatti che farà ancora campagna elettorale in prima persona alle prossime elezioni. “In caso di elezioni, sentirei il dovere di impegnarmi direttamente”.
Sull’ipotesi che i suoi figli scendano in politica, Berlusconi dice poi che Marina “sarebbe in grado di adempiere al meglio la missione” di candidato premier. “Tutti hanno constatato la sua autorevolezza e il coraggio da leonessa con cui mi ha difeso. Ma non è la sua vocazione. Sono sicuro che nessuno dei miei figli si sente attratto dalla politica. Soprattutto da ‘questa’ politica”.

Berlusconi fa rinviare la presentazione del libro a Vespa

E’ proprio l’autore di “Il Palazzo e la Piazza” ad annunciare che la presentazione prevista per domani è stata spostata al 12 dicembre. La richiesta viene dall’ex-premier Silvio Berlusconi. Come poteva rifiutare?

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