Ad Angela Merkel… “spuntano” i baffi alla Hitler

angela-merkel-tuttacronacaAngela Merkel con un paio di baffi alla Hitler. E’ l’inaspettato effetto che si viene a creare in una foto che sta facendo discutere in Israele. La cancelliera tedesca era in visita al Paese quando il premier israeliano Benjamin Netanyahu, per un gioco di luci ed ombre, le ha fatto involontariamente comparire sul volto i baffi. La foto è stata pubblicata sulla pagina Facebook di The Post e da qui condivisa oltre 1300 volte ricevendo centinaia di like . Su Twitter lo scatto è stato condiviso oltre 4mila volte in due ore ieri pomeriggio e molti si sono complimentati con il fotografo per “la foto geniale”. Ma ad altri non è piaciuta affatto: “E’ irresponsabile e non è affatto divertente”, si legge nei commenti Facebook di “The Post”. Durante la visita di due giorni in Israele, Angela Merkel è stata insignita del più alto riconoscimento civile da parte del presidente Shimon Peres “per il suo deciso impegno a favore della sicurezza di Israele e la lotta contro l’antisemitismo e il razzismo.

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Ora e per sempre Israele! Prima visita ufficiale di Obama in Israele.

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Il Presidente Obama conferma la fiducia e la piena collaborazione a Israele in un connubio perfetto che sembra riallineare la politica estera degli Usa a quella di una lunga tradizione di alleanza tra i due Paesi a danno della Palestina. “Gli Usa sono orgogliosi di essere a fianco di Israele in qualita’ di suo più forte alleato e più grande amico”

Isarele “è la patria storica del popolo ebraico – ha detto Obama – . Già 3mila anni fa” il popolo ebraico viveva qui. La nascita dello stato d’Israele, 65 anni anni fa, rappresenta “una rinascita e una redenzione senza precedenti nella storia”, ha aggiunto. “Restiamo al fianco di Israele, perché è un nostro interesse di sicurezza”.  Il primo ministro israeliano Netanyahu ha ringraziato il presidente Usa per difendere “il diritto di israele all’esistenza”.

Fra gli obiettivi non dichiarati della visita, scrivono i media statunitensi, c’è è anche quello di “conquistare il cuore degli israeliani” e superare le tensioni che ci sono state in questi anni con il premier Benjamin Netanyahu su insediamenti, Siria e Iran.

Obama renderà omaggio alla tomba di Theodor Herzl, il padre del sionismo, vissuto nella seconda metà dell’ottocento; visiterà il santuario del libro, una sala del museo nazionale di Israele, a Gerusalemme, in cui sono esposti i rotoli del Mar Morto, manoscritti di grande significato storico e religioso. Domani parlerà agli studenti israeliani riuniti al Jerusalem International Convention Center, che è stato preferito alla Knesset, il Parlamento israeliano, per il suo discorso principale. Sarà questo il fulcro della visita, un discorso durante il quale ci si attende che il presidente rinnovi le rassicurazioni che gli Usa stanno al fianco di Israele, mentre lo Stato ebraico si trova ad affrontare le minacce iraniane e la necessità di tutelarsi dalla guerra civile in corso nella vicina Siria.

Farà poi tappa alla Chiesa della natività. In Cisgiordania, Obama visiterà il quartier generale della Anp e incontrerà il presidente palestinese Mahmoud Abbas, al quale assicurerà che uno Stato indipendente di Palestina rimane una priorità della politica estera statunitense. Nonostante Obama non arrivi con alcun nuovo piano per dare una svolta ai colloqui di pace in stallo, ha in programma di chiarire che la sua amministrazione intende mantenere gli sforzi per rilanciare i negoziati.

In Giordania, ultima tappa del viaggio, Obama si fermerà per 24 ore e il focus sarà decisamente sulla guerra in Siria. Sono oltre 450mila i siriani fuggiti in Giordania, dove sono ospitati in campi rifugiati e assistiti da diverse organizzazioni umanitarie. Nei colloqui con re Abdullah di Giordania, Obama proverà a sostenere i tentativi di un’apertura liberale nel Paese per evitare anche che si sviluppino movimenti simili a quelli della Primavera araba che in altri Paesi della regione hanno fatto cadere diversi leader.

PRIGIONIERO X!

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Chi è? Cosa ha fatto? Quali sono le ipotesi sulla morte? 

Il caso del Prigioniero X che ha scosso i media israeliani e australiani nell’ultima settimana sembrerebbe avere uno dei suoi snodi proprio in Italia. Secondo gli ultimi sviluppi, Ben Zygier, questo il nome del trentaquattrenne israelo-australiano, membro del Mossad, avrebbe retto un doppio gioco fra i servizi segreti di Israele e Australia. L’uomo sarebbe implicato in varie operazioni in Europa, compresa l’Italia e secondo il Guardian, operava sotto la copertura di una compagnia europea che esporta componenti elettroniche in Iran.

Secondo il programma Foreign Correspondent della televisione autraliana ABC, le cui fonti non sono conosciute, Ben Zygier passava informazioni riservate riguardanti operazioni del Mossad all’agenzia di spionaggio nazionale australiana ASIO. Una di queste sarebbe un’operazione del Mossad, “di enorme rilevanza”, proprio in Italia.

L’agente segreto israeliano avrebbe infatti richiesto un visto di lavoro in l’Italia in uno dei suoi quattro viaggi in Australia, nel 2009, e possedeva diversi passaporti falsi per l’Europa. Il Sydney Morning Herald suggerisce che il Prigionero X stava per divulgare informazioni riguardo l’uso da parte del Mossad di passaporti falsi australiani alle autorità e ai media del Paese. Ma un ufficiale della sicurezza australiana ha dichiarato che “anche se forse era vicino a rivelare delle informazioni, di sicuro non ha fatto in tempo”.

Fino a mercoledì 13 febbraio la sua identità era sconosciuta. Nel 2010 venne rinchiuso nella cella d’isolamento dell’Ala 15 di Ayalon, carcere di massima sicurezza di Ramla, in Israele, dove sarebbe morto impiccato, 4 mesi più tardi.

Per anni la morte di Ben Zygier, questo sembrerebbe il suo vero nome, è passata nel silenzio. Il quotidiano Yediot Ahronot online era stato silenziato dopo aver dato la notizia per primo e da allora sulla stampa nazionale nulla sul detenuto X. Addirittura, secondo il Guardian, il governo di Benjamin Netanyahu avrebbe minacciato le testate israeliane con multe e incarcerazioni qualora avessero fatto parola dello strano caso.

Poi, mercoledì scorso, la ABC, Australian Broadcasting Corporation, ha rotto il silenzio facendo esplodere le polemiche in Israele riguardo il mistero che tuttora avvolge la sua morte e spingendo i media a fare pressioni su Netanyahu per rimuovere il divieto.

Le autorità israeliane hanno amesso di averlo detenuto ad Ayalon, proprio in quella cella che già aveva ospitato noti criminali nazionali quali Yigal Amir, assassino dell’allora Primo Ministro Yitzhak Rabin. Ma dicono che si tratta di suicidio. L’avvocato di Zygler e difensore dei diritti umani, Avigdor Feldman, dice però di averlo visto pochi giorni prima della sua morte e di non aver notato nessun segnale che preludesse ad un suicidio.

Il prigionero X era rinchiuso sotto falso nome tanto che le sue stesse guardie carcerarie non ne conoscevano l’identità e non gli erano concesse visite. Si pensa a un caso di spionaggio e alto tradimento. Degli ufficiali della sicurezza australiana peròsuggeriscono che l’uomo stesse per rivelare delle informazioni riservate del Mossad al governo di Sydney, fra cui l’uso fraudolento di passaporti australiani per compiere azioni di spionaggio.

Secondo quanto affermato da un giornalista australiano, Jason Koutsoukis di Fairfax, al Guardian, il Prigionero X poco prima di finire nella cella di Ayalon, rischiava l’incarcerazione anche in Australia. Sarebbe infatti stato uno di tre israelo-australiani a lavorare per il Mossad, fingendosi impiegati di una compagnia europea che vende oggetti di elettronica all’Iran. Il Ministro degli Esteri australiano, Bob Carr, ha però affermato che nel 2010 Israele aveva assicurato che Zygler era tenuto in buone condizioni.

Zygler aveva 34 anni, veniva da una ricca famiglia ebrea di Melbourne, era sposato con un’israeliana e aveva due figli. Secondo amici e familiari, era un uomo felice e non aveva ragioni per togliersi la vita. A sostenere l’ipotesi del suicidio c’è solo la prigionia, probabilmente molto lunga, a cui andava incontro. Come scrive il quotidiano israeliano Haaretz, però, le celle di Ayalon sono monitorate 24h/24, proprio per evitare suicidi ed infatti ce ne sono stati pochissimi in quelle celle. Il sistema di telecamere rileva addirittura il respiro e i movimenti dei detenuti e suona un allarme nel caso in cui non percepisse segnali di vita per più di 50 secondi. Difficile dunque immaginare che riuscisse ad impiccarsi senza essere soccorso in tempo.

Questo è il secondo caso in pochi anni in cui il servizio di intelligence israeliano si trova coinvolto in un empasse diplomatica e mediatica. Proprio nel 2010, infatti, Mahmoud Al-Mabhouh, responsabile degli approvigionameti di armi per Hamas, era stato ucciso in un hotel di Dubai, secondo molti per mano del Mossad e con l’utilizzo di passaporti falsi, fra cui alcuni proprio austrailani.

Il mistero sull’identità dunque è risolto, ma quello sulla sua morte rimane e attivisti e politici continuano a chiedere chiarimenti al governo israeliano, che domenica hadichiarato che indagherà sul caso mentre il Primo Ministro Netanyahu ha dato il suo pieno supporto al Mossad dicendo di “fidarsi ciecamente” del sistema di monitoraggio legale sotto cui opera.

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