Ladies and gentlemen… la nuova 10 euro!

10euro-tuttacronacaDal 23 settembre le 10 euro inizieranno a circolare con un aspetto diverso. La Banca centrale europea ha presentato infatti la nuova banconota che è più difficile da falsificare e più resistente nel tempo grazie ai progressi tecnologici compiuti nel settore, secondo quanto riporta una nota.  L’introduzione graduale della nuova banconota della serie ‘Europa’ con l’effigie della dea greca è iniziata e si svolgerà nel corso di diversi anni. “Dodici anni dopo l’emissione delle banconote e monete in euro è facile per noi darle per scontate e dimenticare quale progetto ambizioso, persino audace, sia stata l’introduzione dell’euro. La moneta unica ha aiutato a unire milioni di europei, in tutta la nostra diversità, e le banconote e monete sono un simbolo tangibile della nostra determinazione a sostenere l’Unione europea. Quando diciamo: ‘L’euro. La nostra moneta’ crediamo in quello che affermiamo” ha detto Yves Mersch, membro del Comitato esecutivo della BCE. La nuova banconta ha una veste grafica rinnovata rispetto a quella coniata nel 2002 e varie caratteristiche di sicurezza nuove e più avanzate. Oltre al ritratto di Europa presente nell’ologramma e nella filigrana, sulle banconote è apposto un numero verde smeraldo che quando viene mosso cambia colore passando al blu scuro. I tagli da 5 e 10 euro della serie “Europa” risultano più resistenti nel tempo grazie a un rivestimento protettivo. Ciò consentirà una minore frequenza di sostituzione e quindi una riduzione dei costi e dell’impatto ambientale.

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Tassi d’interesse? La Bce c’ha dato un taglio

taglio-tassi-interessi-tuttacronaca25 punti base ai tagli d’interesse.  A tanto ammonta la sforbiciata compiuta oggi, a sorpresa, da Mario Draghi, che ha portato così il costo del denaro allo 0,25%, al minimo storico. Lo stesso presidente Bce ha spiegato che si tratta di una decisione varata con una “maggioranza significativa”, sottolineando che tutti “erano d’accordo” sulla necessità di agire e che l’unica divergenza riguardava il “quando”. Alla base della decisione c’è l’andamento dell’inflazione, lontana dal target del 2% e ora sotto l’1%. Draghi ha spiegato che si sperimenterà “”un lungo periodo di bassa inflazione”. L’incubo in questo senso si chiama deflazione, cioè una flessione generale del livello dei prezzi che però la Bce “non vede affatto all’orizzonte”. La Banca Centrale Europea, per sostenere la ripresa dell’eurozona è pronta a utilizzare “tutti gli strumenti a sua disposizione” mentre Francoforte ha deciso di condurre “le operazioni di rifinanziamento a più lungo termine a tre mesi (Ltro) fino alla fine del secondo trimestre del 2015”.

Italia fuori dal tunnel della recessione a fine 2013?

fine-recessione-tuttacronacaFitch, agenzia internazionale di valutazione del credito e rating, ha fatto sapere tramite una nota che l’Italia ha fatto “progressi sostanziali” sul fronte del consolidamento fiscale, ma “ma crescita potenziale resta debole, rispetto ai Paesi con lo stesso rating e al resto della zona euro”. E ancora: “L’Italia ha fatto passi avanti fondamentali sul fronte del risanamento dei conti” e “la recessione, iniziata in Italia nel terzo trimestre 2011, probabilmente finirà nella seconda metà del 2013, dopo una contrazione complessiva di oltre il 4%”. L’agenzia ha quindi confermato il rating dell’Italia a BBB+, mentre l’outlook resta negativo. Un problema che non può essere sottovalutato, tuttavia, è la situazione politica: “Una nuova ondata di instabilità politica in Italia, risultante in una paralisi delle politiche economiche e di bilancio, potrebbe portare ad un taglio del rating sovrano”. Nel frattempo Joerg Asmussen, membro del board della Bce, in una cerimonia alla Bocconi ha sottolineato l’importanza del Belpaese nell’attuale situazione europea: “L’Italia è troppo grande per essere salvata dall’esterno: deve invertire da sola la marcia. Il suo destino segnerà anche il destino dell’area dell’euro. In questo senso il futuro dell’area non si deciderà a Parigi o a Berlino, né a Francoforte o a Bruxelles. Si deciderà a Roma”. Ha poi aggiunto che “La svolta dipende da voi, ma non sarete lasciati soli” sottolineando come l’Italia vanti un “vivace spirito imprenditoriale”, una “creatività apprezzata a livello mondiale, la forza della sua società civile” e “ora forse l’evoluzione di un nuovo sistema politico sono risorse importanti”. Ha inoltre spiegato che il nostro Paese si trova “dinanzi a sfide di lungo periodo e la soluzione risiede in interventi strutturali. Basti guardare all’andamento del tasso di crescita in termini reali: 5% negli anni Cinquanta, 4% negli anni Sessanta, 3% negli anni Settanta, 2% negli anni Ottanta, 1% negli anni Novanta e 0% negli anni Duemila”. Tuttavia, si è dichiarato fiducioso del fatto che l’Italia ce la farà.

L’accusa di Libero: l’Italia aiuta la Germania! Ed è polemica

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Le tasse degli italiani, calcolate in miliardi di euro, finirebbero nel fondo salva Stati, in questo modo, secondo la tesi di Gianluigi Paragone su Libero, l’Italia contribuisce a sostenere il valore dei titoli di Stato tedeschi,  i bund che sono l’unico impiego visibile del denaro accumulato nel fondo stesso.

Su Libero, Paragone scrive:

“Mentre si dibatte su come far ripartire minimamente l’economia reale, i governi italiani continuano a farsi prendere per i fondelli dai tedeschi. Nel caso specifico, la colossale presa per i fondelli si chiama fondo salva stati, l’Esm. È l’en – nesimo mostro europeo quotato 700 miliardi. Se ne parlò parecchio nelle settimane della crisi greca e in quella spagnola. La Germania è il principale azionista, l’Italia il terzo. Finora – tra il governo Monti e quello Letta – questa Italia che non riesce a pagare le sue imprese creditrici, che non riesce a mettere nella busta paga dei lavoratori una sommetta dignitosa, che si barcamena tra creatività tributarie, insomma questa Italia che ben conosciamo versato al fondo Esm la bellezza di 11,4 miliardi ogni anno prossimi a diventare 14,3 dal 2014. Per un totale di 125.

A cosa servono questi miliardi? Come vengono investiti? A un tubo! Poiché infatti la Germania sta bloccando ogni utilizzazione a favore dei Paesi del Sud Europa, tale capitale è per grossa parte bloccato. Quel po’ che si muove è per l’acquisto di bond tedeschi. In altre parole, quell’Italia con le pezze al culo sta finanziando i ricchi tedeschi comprando i loro titoli di Stato, in quanto sono tra i pochi con la tripla A!

Alla luce di queste verità che stanno venendo a galla – non fosse altro perché il bubbone sta scoppiando – il sottosegretario Fassina dichiara che non si è dimesso dal governo perché vuole evitare lo strapotere europeo! Bene, allora (lui e tutti quelli che si lamentano dello strapotere dei burocrati di Bruxelles) dovrebbe farsi dare indietro quei soldi bloccati (roba che con quelle cifre rimettevamo in sesto un credito vicino alle imprese e alle famiglie). E poi dovrebbe ordinare al governo di sforare il tetto del 3 per cento per consentire all’economia reale italiana di tornare a girare.

Invece nulla di tutto questo sta accadendo né accadrà. Anzi, il raggiungimento del fantomatico parametro è salutato con entusiasmo. Il sistema Italia sta franando e a Roma sono contenti di fare i camerieri della Troika. Così nessuno si domanda del perché Draghi scrive lettere per proteggere le banche italiane (non è che alla vigilia dell’ingresso nell’eurozona qualcuno chiese al sistema bancario di sottoscrivere montagne di derivati per avere i conti apparentemente in ordine?). O del perché Obama sia tanto contento delle politiche rigoriste dei governi Napolitano? Ho un maledettismo dubbio: non è che con le nostre tasse stiamo sistemando i casini degli altri?

Ogni giorno che passa la legge di stabilità porta a galla le sue crepe e soprattutto le sue ingiustizie.

Se è vero che Enrico Letta e Alfano non hanno bisogno di intercettare voti (il primo perché è un Gastone della politica, il secondo perché voti suoi non ne ha mai avuti come dimostrano le batoste siciliane e i sondaggi) tutti gli altri devono rendere conto ai propri elettorati. Chi promise di abbassare le tasse, chi di rilanciare il lavoro, chi questo e chi quell’altro. Anche ieri non sono mancati i commenti sul presunto assalto alla diligenza da parte dei partiti, un assalto che ammonterebbe a otto-dieci miliardi di euro. A cosa servirebbero questi soldi da reperire? A rendere un po’ più pesante la busta paga dei lavoratori, per esempio. A rendere meno ingannevole l’abolizio – ne dell’Imu trasformata in Trise- Tari-Tasi. A bloccare l’au – mento dei ticket sanità (il cui spettro è qualcosa di più del semplice sospetto). A garantire che i finanziamenti a favore della protezione del territorio contro possibili disastri naturali (già, ci sono anche quelli in Italia…) non si fermino ai miseri e inutili 30 milioni oggi a bilancio. Sono regalie?

Non credo proprio. Sono il minimo minimo minimo utile per far sì che la moneta ricominci a circolare e generi una ripresa dei consumi. Insomma non mi sembra che si tratti di concessioni elettorali; direi piuttosto che siamo in presenza di un sussulto politico.

La manovra sembra fatta guardando esclusivamente ai parametri di Bruxelles piuttosto che al bene dei cittadini italiani. Non credo che dalla dismissione del patrimonio immobiliare pubblico si ricaveranno quei sei miliardi di cui ha parlato ieri il Corriere della Sera con toni entusiasti. Perché mai dovrebbero sbloccarsi oggi più di ieri? Per farla breve non c’è alcun assalto alla diligenza: dalla legge di Stabilità i cittadini non avranno alcun beneficio.”

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Ma non è l’unico Libero a riportare la notizia. Infatti la si può leggere anche su La Repubblica in un articolo di Federico Fubini:

Più si avvicina l’unione bancaria, più viene allo scoperto la tensione nell’area euro. In Germania prevale il sospetto che l’Europa del Sud voglia usare il fondo salvataggi (Esm), nel quale il governo di Berlino è primo azionista, senza poi rimborsare.

Il timore ormai è così radicato che sfugge il lato opposto dell’equazione: per com’è stata strutturata la risposta all’eurocrisi, i contribuenti tedeschi oggi stanno ricevendo un sussidio silenzioso da parte di quelli italiani.

Né gli uni né gli altri lo hanno mai voluto, né probabilmente se ne sono resi conto. Eppure il trasferimento di risorse da Sud a Nord delle Alpi vale ormai diversi miliardi.

In Germania in realtà si cerca soprattutto di evitare l’opposto, gli aiuti all’Europa meridionale. La priorità tedesca oggi è rendere il fondo salvataggi europeo quasi inutilizzabile per l’unione bancaria. Di qui l’ultima proposta di Wolfgang Schaeuble, il ministro dell’Economia: prima che i fondi dell’Esm vengano spesi per sostenere una banca in difficoltà – chiede Schaeuble – vanno imposte perdite a tutti i creditori dell’istituto. Secondo Schaeuble ciò deve riguardare non solo gli obbligazionisti subordinati, quelli legalmente più esposti a un’insolvenza, ma anche chi ha comprato i bond più protetti.

La Germania fa poi un passo in più: chiede che queste perdite siano applicate fin da subito anche per istituti non in dissesto, ma che potrebbero esserlo in uno scenario (ipotetico) di crisi futura. È il modo tedesco di interpretare i cosiddetti “stress test”, che 130 banche europee stanno per affrontare: si simula una caduta del Pil e si misura l’effetto che potrebbe avere sui bilanci degli istituti.

Così diventerebbe quasi impossibile usare il fondo salvataggi nell’unione bancaria, anche
perché la fiducia nelle banche sarebbe scossa molto prima. È qui però che la corrente nei vasi comunicanti fra paesi inizia a invertirsi. Con l’Esm di fatto inservibile per le banche, l’Italia in recessione e indebitata inizia a sussidiare una Germania sana e in ripresa. Possibile?
L’Esm ha una forza di fuoco potenziale di 700 miliardi di euro, raccolti in gran parte emettendo bond sui mercati. La sua base però è il capitale versato direttamente dai governi dell’area euro. La settimana scorsa hanno tutti trasferito la quarta tranche, per un totale di 64 miliardi, e entro la prima metà del 2014 si arriverà a ottanta. Poiché la Germania è primo azionista con una quota del 27,14%, ha già pagato al fondo europeo 17,3 miliardi e alla fine dovrà versarne 21,7. L’Italia, che è terzo azionista con il 17,91% (secondo è la Francia), ha versato 11,4 miliardi e nel 2014 saranno 14,3.

Le risorse pagate dal governo di Roma, se solo fossero rimaste in Italia, probabilmente basterebbero a gestire i problemi delle banche. Invece sono immobilizzate nell’Esm a Lussemburgo. Ciò sarebbe utile nel caso in cui il fondo europeo potesse essere usato per le banche senza prima distruggere la fiducia degli investitori. Per ora però di quei soldi dell’Esm si fa un uso diverso: vengono investiti prevalentemente in titoli di Stato tedeschi. Ciò contribuisce, con i soldi dei contribuenti italiani, a ridurre i tassi sui Bund e su tutto il sistema finanziario in Germania, quindi ad allargare lo spread e lo svantaggio competitivo delle imprese in Italia.

L’Esm non comunica in dettaglio come gestisce il capitale affidatogli, ma i criteri sono chiari: non può comprare titoli con rating sotto la “doppia A” (dunque Italia e Spagna sono fuori) e compra “attività liquide di alta qualità”. Dunque certamente in buona parte Bund tedeschi.
È una scelta comprensibile, ma di fatto ciò significa che l’Europa del Sud sta sussidiando la Germania, senza poi poter attingere all’Esm per sostenere le proprie banche.

C’è poi un secondo, sostanziale trasferimento di risorse da Sud a Nord. Nel 2011 la Banca centrale europea acquistò circa 100 miliardi di euro in Btp in una fase in cui i rendimenti arrivarono anche a toccare l’8%. Fu un rischio e una scelta provvidenziale. Ma da allora il valore di quei titoli italiano è salito, in certi casi, anche di più del 20%. E il governo italiano ha onorato alla Bce cedole per oltre dieci miliardi in tutto. La Bce non aveva mai guadagnato tanto con un solo investimento e la Bundesbank, suo primo socio, ne beneficia per circa un terzo. Anche quei soldi sono andati dall’Italia al contribuente tedesco. Peccato che nessuno gliel’abbia mai spiegato.

La lettera segreta di Mario Draghi

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E’ la Repubblica in un articolo di Federico Fubini a parlare della lettera segreta scritta da Mario Draghi alla Commissione Ue circa un mese fa per dire no ad ogni giro di vite sui bond bancari e per dire che quanto chiede la Bundesbank, ovvero di mettere a punto nuove regole  sui bilanci è pericoloso.

Solo pochissimi dovevano saperlo, perché l’iniziativa del presidente della Banca centrale europea tocca il tema oggi più sensibile per l’area euro: come far fronte alle esigenze di capitale delle banche, che potrebbero rivelarsi molto forti, quando l’esame della nascente vigilanza europea le avrà messe a nudo.
Cosa riguardava nello specifico la lettera?
Il crescendo di tensioni fra autorità finanziarie è legato all’avvio dell’unione bancaria. Circa 150 banche europee stanno per passare al setaccio dei regolatori sotto l’ombrello della Bce, fra cui 13 italiane: da Unicredit, Intesa Sanpaolo e Mps, al Credito Valtellinese. Il processo partirà a inizio 2014 e dovrebbe durare un anno. Dopo il compito di vigilare su quegli istituti andrà alla Bce, che dunque prima vuole essere certa che i loro bilanci non nascondano brutte sorprese. Il rischio è tutto nel passaggio: se mal gestite, le conseguenze di questa verifica rischiano riportare in recessione intere economie o rendere insostenibile il debito dei Paesi più fragili. Tutto dipende da come si svolgerà l’analisi e da come le banche potranno rafforzare il capitale se – o quando – la Bce le obbligherà a farlo.
Il pensiero di Draghi nella lettera è che occorra in tutti i modi “evitare di imporre perdite a chi ha investito in obbligazioni delle banche, almeno per il momento, se ciò può destabilizzare il sistema finanziario in Europa”.
E il cuore della lettera di Draghi è proprio la critica alle posizioni della Germania. Ancora Fubini:
L’idea che gli istituti di credito si rafforzino semplicemente rinnegando parte dei loro debiti nasce dalla Germania. Sarebbe una cancellazione del valore di certi bond, che così di fatto andrebbero in insolvenza. La Commissione europea ha fatta propria questa idea in un documento di tre mesi fa, che stabilisce una regola: prima che una banca in difficoltà possa rafforzare il capitale tramite un aiuto di Stato pagato dai contribuenti, dev’esserci il «coinvolgimento » («bail-in») dei creditori privati; i più esposti fra questi, i cosiddetti creditori subordinati, devono rinunciare al rimborso dei bond nei quali hanno investito. E prima di loro lo stesso deve accadere anche per gli azionisti.
Nel 2014 la vigilanza Ue testerà le banche, sui bilanci e sulla capacità di resistere a un eventuale choc economico. Per questo la Bce, visti i bilanci, potrebbe chiedere aumenti di capitale alle banche da decine di miliardi di euro. Ma come? Di privati pronti a mettere soldi non ce ne sono. E allora, spiega Repubblica
Per questo, su spinta tedesca, si prospetta già una quadrupla linea di intervento, in base a una precisa gerarchia. In primo luogo vengono spazzati via i diritti degli azionisti e dei creditori subordinati, per aumentare il capitale in proporzione ai debiti. Quindi, se il default parziale non basta, diventa possibile per uno Stato mettere fondi pubblici nella banca. La terza linea di difesa sarebbe poi il fondo salvataggi europeo, l’Esm, ma ora Berlino chiede che anche i creditori privilegiati vengano colpiti prima che si possa attingere alle risorse comuni dell’area euro. Tutto dipenderà dai risultati dell’esame delle banche e da come saranno condotti. Ma un sistema del genere, se mal gestito, può generare un crollo di fiducia degli investitori nelle banche e un’impennata del debito per sostenerle con aiuti di Stato.
Draghi nella sua lettera  non è contrario a far pagare i creditori quando l’unione bancaria europea sarà a velocità di crociera. Ora però teme che imporre ora perdite sui bond, potenzialmente per decine di banche europee allo stesso tempo, può destabilizzare i mercati.
In Italia ci sono 2,7 miliardi di bond bancari subordinati in scadenza nel 2014 e 4,6 nel 2015. Gli investitori reagirebbero al timore di essere colpiti vendendo i bond, dunque aumentando i costi di finanziamento delle banche; ciò aggraverebbe la stretta al credito per le imprese. In più, gli obbligazionisti potrebbero trascinare le banche e la Bce in una serie infinita di ricorsi in tribunale.
A Bruxelles qualcuno osserva che, con la sua lettera, Draghi ha abbandonato la sua neutralità in difesa interessi italiani. Di certo il presidente della Bce non la vede così, ma conosceva questo rischio e anche per questo voleva mantenere il segreto. Il fatto che abbia agito lo stesso, dà la misura delle sue preoccupazioni.

 

Draghi da Francesco

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Il Papa ha ricevuto il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi. Il comunicato è arrivato attraverso una nota della Sala Stampa vaticana che ha fatto sapere che il presidente della Banca Centrale Europea e la sua famiglia sono a colloquio con il Pontefice.

Previsioni nere per il settore finanziario:19mila unità a rischio!

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Nel 2012 si sono persi 7mila unità nel settore finanziario in Italia, ma nei prossimi anni, per effetto delle misure di risanamento, se ne perderanno altri 19mila. questa è l’analisi spietata dei piani industriali dei principali istituti di credito e dei dati Bce secondo cui lo scorso anno i dipendenti sono scesi a 309mila.

E’ in arrivo una nuova crisi economica?

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Sembrava spazzata l’eurocrisi, ma c’è chi è pronto a giurare che invece siamo in una fase in cui si potrebbe ancora intensificare. Come è possibile? Analizzando i tassi d’interesse a livello globali ci si accorge che stanno lievitando e questo è l’effetto del ritiro, graduale, della liquidità della Fed. Quindi il costo del debito per molti paesi europei ancora in contrazione del Pil (come l’Italia) potrebbe risultare insostenibile. La Bce sta quindi pensando a “misure non convenzionali” da mettere in campo per evitare un nuovo crash della moneta unica che potrebbe risultare fatale per molti paesi dell’eurozona.

Mario Draghi avrebbe chiesto ai suoi collaboratori di fare una ricognizione a 360° per individuare quelle misure che, anche se non riuscissero a evitare una nuova crisi, quanto meno la potrebbero mitigare.

 

 

Arrestati alcuni italiani a Francoforte mentre manifestavano alla Bce!

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Violenza nella seconda giornata di “Blockupy” Francoforte. Verso la sede della Bce hanno marciato in 7mila oggi e tutto sembrava procedere tranquillamente. Le strade della capitale economica tedesca erano percorse dai manifestanti pacificamente, fino a quando un piccolo  gruppo di persone a volto coperto ha iniziato a lanciare pietre e fumogeni contro la polizia. La reazione delle forze della sicurezza è stata immediata: spray al peperoncino e lacrimogeni. Oggi l’ordine dato ai poliziotti era diverso da quello di ieri: impedire a ogni costo il passaggio dei dissidenti accanto alla Eurotower!

Alla fine ci sono stati diversi feriti e molti arresti. Tra i fermi anche decine d’italiani che erano arrivati a Francoforte da  Napoli, Padova, Venezia, Bologna e dalle Marche. Tra questi c’era anche il consigliere comunale di Venezia, Beppe Caccia.

Alle ore 20.00 solo due italiani sono stati rilasciati mentre gli altri si trovano ancora in stato di fermo. Intanto il corteo continua a fronteggiare la polizia e a ondate le forze dell’ordine irrompono tra i manifestanti e ne arrestano alcuni.

Le manifestazioni degli indignados oggi si sono svolte in oltre 80 città europee al grido di “I popoli uniti contro la Troika”, cioè Commissione Europea, Bce e Fondo monetario internazionale.  La protesta è sempre quella di attuare politiche tese a discriminare alcuni cittadini europei a favore di altri.

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A Francoforte va in scena la protesta di Blockupy

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“L’Umanità prima del Profitto”, è questo lo slogan dei manifestanti a Francoforte. Sono migliaia di militanti del movimento anticapitalista “Blockupy” che hanno bloccato l’accesso alla sede della Banca Centrale Europeaper protestare contro le misure di austerità imposte nella gestione della crisi del debito pubblico. Hanno marciato sotto la pioggia, per occupare le strade che conducono al distretto finanziario, fino a che la folla, che la polizia stima attorno alle 2500 persone, è poi stata fermata dalle transenne della polizia, schierata in assetto antisommossa e con, alle spalle, camion dotati di cannoni ad acqua ed elicotteri. La protesta è iniziata ieri sera e durerà tre giorni, durante i quali si contesteranno le politiche anti-crisi della Bce. A parte qualche tafferuglio, per ora si sta svolgendo in maniera “pacifica” e rispecchia lo scopo per il quale è nata. Martin Sommer, il portavoce, ha spiegato: “Il nostro obiettivo è semplice: bloccare le normali attività (della Bce, ndr)”. Ad esempio, ha aggiunto Sommer, impedendo agli impiegati delle strutture finanziarie di raggiungere il loro posto di lavoro, come sta accadendo oggi a Francoforte. Per domani, primo giugno, è previsto un corteo di protesta per il quale, come l’anno passato, è attesa la partecipazione di migliaia di persone da tutta Europa.

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Dura la ripresa… Draghi è scettico

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La Bce terrà sotto stretta osservazione gli sviluppi dell’economia dell’Eurozona e «siamo pronti ad agire». Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, rispondendo alla domanda se l’istituto abbia ulteriori strumenti o abbia invece esaurito il proprio arsenale. Il consiglio della Bce ha avuto una «lunga» discussione sui tassi d’interesse prima di decidere di lasciarli invariati. E la decisione è stata presa per «consenso», ha detto Draghi. «L’inflazione scesa ancora» e la previsione di ripresa nel secondo semestre «è soggetta a rischi al ribasso».

Piazza Affari gira in negativo dopo le parole del presidente della Bce, Mario Draghi, che vede una ripresa a rischio nel secondo semestre. Il listino milanese, che in mattinata guadagnava oltre un punto percentuale, è arrivato a perdere lo 0,33 per cento. Contrastati i bancari con Mps che perde il 2,6% mentre volano la Bpm e Mediobanca entrambe +3,6 per cento.
Frenano anche le Borse europee.

Draghi ha convinto Napolitano a non mollare!

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Pasquale Cascella, portavoce del Capo dello Stato, precisa su Twitter che ” è stato Napolitano a chiamare Draghi (e altri) per approfondire la valutazione sulla situazione determinatasi”. Ciò in risposta a un tweet in cui si parla della telefonata di Draghi, di cui ha scritto il Corriere, “per convincere Napolitano a non dimettersi”. Nel flusso ininterrotto di sollecitazioni a “non mollare”, quella del presidente della Bce sarebbe stata decisiva.

Cipro riaprono le banche… lesi i diritti di tutti i cittadini!

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Dopo quasi due settimane di chiusura, domani le banche di Cipro riaprono i battenti al pubblico nel tentativo di tornare lentamente alla normalità dopo un blocco cominciato lo scorso 16 marzo. Gli sportelli degli istituti di credito – secondo quanto annunciato in serata dalla Banca Centrale – torneranno ad essere operativi da mezzogiorno fino alle 18. I risparmiatori dovranno però fare i conti con rigide misure restrittive per il movimento dei propri soldi, prese apposta per evitare una fuga di capitali all’estero dopo il pesante prelievo forzoso (si parla del 40%) che verrà applicato su tutti i depositi oltre i 100.000 euro custoditi nella Bank of Cyprus, nella Laiki Bank e nella Hellenic Bank, rispettivamente il primo, il secondo e il terzo istituto di credito dell’isola. Il prelievo è stato imposto a Cipro dall’Eurogruppo nell’ambito dell’accordo raggiunto a Bruxelles nella notte tra sabato e domenica per il piano di salvataggio del sistema bancario cipriota. Le misure di controllo sui capitali nelle banche dureranno una settimana e includeranno anche limiti per l’uso delle carte di credito all’estero (5.000 euro al mese) e il trasferimento all’estero di contanti (3.000 euro), inoltre si potrà prelevare in contanti un massimo di 300 euro al giorno sia con carta di credito che con assegni. Chi deve recarsi all’estero non potrà portare con sè più di 1.000 euro in contanti e, in caso si abbiano titoli di Stato in scadenza, l’intestatario potrà prelevare solo il 10% dell’importo complessivo.

Perchè i cittadini di Cipro non si appellano alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo? Ledere il patrimonio di un cittadini con queste pesanti sanzioni significa mettere in ginocchio le prossime generazioni, significa umiliarlo e torturarlo psicologicamente, significa ledere i diritti fondamentali di ogni uomo. E’ una vergogna per il genere umano quello che è stato fatto ai ciprioti

Nella notte Anastasiades strappa l’accordo alla troika!

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Dopo le parole dure di ieri sera del Presidente cipriota Anastasiades che aveva senza timore accusato la troika di non voler trovare un accordo e aveva denunciato l’ostruzionismo dichiarando: “Volete costringermi alle dimissioni? Vi propongo una cosa e la rigettate, ve ne propongo un’altra e la rigettate, che volete che faccia? Se volete le mie dimissioni, ditelo”,  durante la notte l’Eurogruppo ha dato l’ok al piano di salvataggio di Cipro. Cosa prevede l’accordo?

La Laiki Bank sarà chiusa attraverso un processo controllato e i suoi asset finiranno in una ‘good bank’ e in una ‘bad bank’. Per i depositi sotto i 100mila euro scatterà la garanzia europea, quindi saranno salvi. Inoltre, non ci sarà alcuna tassa o prelievo sui depositi, ma un’altra forma di ‘bail-in’: si congelano cioé i depositi sopra i 100mila euro, che verranno poi convertiti probabilmente con obbligazioni dello Stato.

“L’accordo raggiunto mette fine alle incertezze su Cipro e sulla zona euro”, ha detto il presidente dell’eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, spiegando che “l’intesa evita la tassa e ristruttura profondamente il settore bancario di Cipro”. “Il programma contiene un approccio deciso per affrontare gli squilibri del settore finanziario. Ci sarà un’appropriata riduzione, con il settore bancario che raggiungerà la media europea nel 2018. Inoltre, Cipro s’impegna ad un programma di consolidamento dei conti, riforme e privatizzazioni”, ha detto Dijsselbloem. Le misure previste dall’accordo si limiteranno solo alle due banche maggiormente problematiche, cioé Laiki e Bank of Cyprus. La Laiki sarà risolta subito, in una bad bank e in una good bank, e quindi scomparirà. Gli asset buoni finiranno nella Bank of Cyprus, così come la liquidità d’emergenza della Bce (Ela), che deve essere restituita. Tutte le altre non saranno toccate. I depositi sotto i 100mila euro della Laiki saranno garantiti, quelli sopra i 100mila subiranno delle perdite che saranno decise durante il processo di liquidazione. Anche la Bank of Cyprus subirà delle perdite, ma non sarà l’Eurogruppo a stabilirlo, bensì lo farà nelle prossime settimane la troika, assieme alle autorità cipriote.

Il direttore del Fmi Christine Lagarde raccomanderà al Fmi di partecipare al piano di salvataggio di Cipro: lo ha detto Lagarde al termine dell’eurogruppo, spiegando come l’intesa raggiunta sia “buona”, perché “protegge i depositi sotto i 100mila euro, limita le misure alle due banche maggiormente problematiche e divide il peso tra Ue e Cipro in modo equo”.

L’accordo per il salvataggio di Cipro mette di buonumore le Borse europee e in rialzo appaiono anche i futures americani. In evidenza Vodafone (+2,3%) dopo le indiscrezioni su contatti per la cessione della sua quota nella joint venture con Verizon Communications per 135 miliardi di dollari. Bene Londra (+0,64%), Parigi (+1,4%), Francoforte (+1,07%) e Madrid (+1%). Milano (+0,6%) decelera ma si mantiene in linea con gli altri listini.

Ultimo tentativo per salvare Cipro… ma basterà?

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Il presidente cipriota Nikos Anastasiades si gioca l’ultima carta in una serie di incontri per salvare l’isola. A Bruxelles colloqui con il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, con il presidente della Commissione Jose Manuel Barroso – che hanno annullato la loro presenza al vertice Ue-Giappone di domani a Tokyo nella speranza di arrivare ad un’intesa – con il direttore dell’Fmi Christine Lagarde e con il governatore della Bce Mario Draghi, in pratica i massimi esponenti della troika, Ue, Bce e Fmi.

Si lavora su un piano di salvataggio che prevede fondamentalmente un prelievo forzoso del 20% sui depositi bancari di oltre 100mila euro custoditi nella Banca di Cipro e del 4% su quelli per lo stesso ammontare in altre banche. Le misure devono essere varate entro lunedì: termine oltre il quale la Bce non garantirà più liquidità al Paese.

La posta si alza e Cipro fa marcia indietro. Cade accordo con la Troika?

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L’annunciato accordo fra il governo di Cipro e la troika (Ue, Bce e Fmi) per il salvataggio dell’isola sarebbe a rischio. Lo ha riferito l’agenzia ufficiale cipriota Cna, come riportano le tv locali. Le difficoltà sarebbero cominciate a causa delle sempre più alte richieste avanzate dalla rappresentante del Fmi.

Mosca rifiuta il prestito a Cipro e la Germania esulta!

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Michalis Sarris, ministro delle finanze cipriota, ha lasciato oggi Mosca, dove ha negoziato per due giorni un aiuto russo senza che finora sia stato annunciato alcun accordo. Sarris ha chiesto una estensione di 5 anni di un prestito russo di 2,5 miliardi di euro, con una riduzione del tasso di interesse, e proposto investimenti nel settore bancario ed energetico in cambio di un sostegno finanziario per risolvere la crisi dell’isola.

Mosca non è interessata alle proposte di Cipro, ha detto il ministro delle finanze russo Anton Siluanov annunciando che il negoziato è finito. Una decisione temuta e che ora potrebbe spingere Cipro nel baratro della bancarotta.

La questione di Cipro non può essere risolta solo dai contribuenti dell’Eurozona, i creditori delle banche di Cipro devono condividere il peso del salvataggio. Lo ha detto il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, in un’intervista al quotidiano greco Ta Nea. Il ministro delle finanze tedesco ha aggiunto che l’eurozona è pronta ad aiutare Cipro, ma l’isola deve impegnarsi a risolvere il problema alla radice. Aiuti sì, ma con strangolamento dei cittadini. La Germania nella crisi finanziaria sta creando il suo “impero” sulla pelle di coloro che, oltre ad aver avuto politici corrotti e collusi che hanno sperperato il denaro pubblico, ora si trovano a dover fare i conti con l’egemonia dell’Eu sempre più targata dalla politica della Merkel a tutela dei tedeschi anche sui cadaveri dei greci, ciprioti, spagnoli e forse italiani!

La scure di Standard & Poor’s si abbatte su Cipro

rating cipro - tuttacronaca

S&P non poteva non far percepire la sua egemonia anche a Cipro mentre l’Eurogruppo ha annunciato che proseguirà l’analisi della situazione sull’Isola dopo le valutazioni della troika delle istituzioni finanziarie internazionali –Commissione europea, Bce ed Fmi. Il rating intanto è passato da “ccc+” a “ccc”, come riportato dall’agenzia Bloomberg. Da ricordare che oggi è stato annunciato, dal governatore della Banca centrale di Cipro, un processo risolutivo teso ad evitare la bancarotta e che saranno garantiti i depositi fino a 100 mila euro.

La Ue adesso attende risposte da Cipro, ma c’è la Russia!

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Bruxelles ha deciso di aspettare che Cipro presenti una proposta alternativa dopo la bocciatura di quella europea, mentre Parigi giudica “un errore” il piano di salvataggio presentato da Bruxelles. Da parte sua, Angela Merkel esorta l’Eurozona a trovare una soluzione alla crisi cipriota esprimendo rammarico per la decisione del Parlamento. Intanto, il ministro delle Finanze di Nicosia vola a Mosca per chiedere aiuto alla Russia.

“Ora sta a Cipro presentare un’alternativa rispettando i parametri sul finanziamento e sulla sostenibilità del debito decisi sabato scorso”, hanno detto alla Commissione europea, precisando che nel loro piano era stata preferita una soluzione che salvasse i depositi sotto i 100mila euro, soluzione che però “è stata rigettata dalle autorità cipriote”.Mentre forti critiche sono arrivate da Parigi al piano di salvataggio di Bruxelles, la cancelliera tedesca ha detto: “Cipro è un nostro partner nella zona euro e perciò è nostro dovere trovare una soluzione”.

Intanto, il ministro cipriota delle Finanze Michalis Sarris è arrivato questa mattina a Mosca: spera infatti di ottenere altri soldi in prestito per superare il rischio bancarotta e l’impasse con l’Europa. A Nicosia ci si augura che la Russia conceda al Paese un’estensione del credito da 2,5 miliardi di euro accordato nel 2011, finanziamento che i ciprioti dovranno finire di rimborsare entro il 2016. “Spero che l’accordo si raggiunga già oggi”, ha detto Sarris.

La prima conseguenza della decisione del Parlamento potrebbe essere il blocco dei finanziamenti da parte della Bce. Jeorg Asmussen, del direttorio dell’Eurotower, ha detto infatti che Francoforte che potrebbe interrompere i crediti alle banche di Cipro, se Nicosia non arriverà a un accordo sul pacchetto di aiuti.

Intanto, le banche cipriote prolungano ulteriormente la chiusura. Gli sportelli resteranno chiusi anche nella giornata di domani, come fanno sapere fonti istituzionali dell’Isola secondo quanto scrive Bloomberg.

Jessica al parlamento… famolo strano sto governo!

Gessica Rostellato -jessica-famolo strano-tuttacronaca-bindi

La neo deputata 5 Stelle Gessica Rostellato, che potremmo rinominare “Jessica al parlamento”, è da giorni sotto attacco mediatico e ha chiesto scusa su Facebook a tutte le persone che l’avevano criticata sul social network per aver rifiutato di stringere la mano a Rosy Bindi. «Chiedo scusa a tutti coloro che si sono sentiti offesi dalla mia dichiarazione. Io non intendevo essere maleducata. Purtroppo non riesco ad essere falsa e se una persona fa finta di avere piacere di conoscerti e ti fa sorrisi falsi, scusate ma non ce la faccio…. so che il mio ruolo mi chiederà di farlo, probabilmente mi dovrò abituare! Scusate ancora».

Ieri la neo-deputata Grillina aveva scritto su Fb: «Ieri sera un gruppo di noi si stava dirigendo verso l’uscita dell’aula, ci ferma la Bindi e ci dice: «Ma presentiamoci, così cominciamo a conoscerci!!!». Io ho tirato dritto e me ne sono andata ma ti pare che ti do la mano e ti dico pure «piacere»??? No guarda, forse non hai capito: NON È UN PIACERE!!!».

Il post stamani aveva 694 «mi piace», ma la maggioranza dei 1.727 commenti erano fortemente critici. Insomma “Jessica” dagli internauti era stata tacciata di arroganza e di maleducazione.

Ma la Jessica del parlamento non è la prima volta che incappa in un “incidente” mediatico. In un altro post risponde alle Iene “… Per quanto riguarda la BCE – qui si entra nel vivo delle stoccate dalla Rete – in quel momento mi sfuggiva il significato della sigla (penso possa capitare a chiunque…) infatti poi mi sono chiesta tutto il giorno come ho fatto a non riuscire a rispondere subito, ma ero di fretta, in ritardo per una riunione e avevo la testa da tutt’altra parte e in quel momento ho avuto un vuoto totale… Mi scuso con tutti quelli che non si sono sentiti rappresentati”. Più che altro con quelli che si sono sentiti rappresentati da qualcuno che ignora la Banca Centrale Europea… ma una Bce può sfuggire a tutti, tranquilla Jessica… lo famo strano sto governo?

“The Apocalypse” MPS: anche Draghi travolto nel vortice

La stampa tedesca non risparmia Mario Draghi. La Germania infatti da mesi è impegnata a un “atto di forza” con il presidente della Bce sulla questione della vigilanza bancaria. Figuriamoci se si perdevano l’occasione di demolire Draghi sulla questione MPS!

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Juncker: felice per la supervisione bancaria globale in Ue

Arriva nella notte la decisione di attivare un meccanismo di supervisione globale bancaria (Ssm) che sarà guidato dalla Bce. Il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker, annunciando la decisione all’Eurogruppo, si è detto felice poichè il Ssm  ”fornirà garanzie per le banche, i consumatori e anche gli stati”.

Sarà la panacea dei piccoli imprenditori o delle famiglie che richiedono un mutuo per la casa o è l’ennesimo gioco di grandi finanziatori per il controllo dei più importanti gruppi bancari europei?

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