A.A.A. cercasi giornalista… corretto!

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Un bando del Comune di Piacenza ha fatto scoppiare polemiche per un aggettivo, nello specifico “corretto”, che si legge al proprio interno.

l bando prevede, tra i compiti del giornalista che sarà selezionato tramite selezione pubblica:

“un’attività di ricerca sulla terminologia utilizzata dai media locali per illustrare e descrivere episodi che riguardano la sicurezza urbana: alimentato soprattutto dai media, il discorso pubblico sulla paura condiziona i comportamenti e distorce le percezioni. L’uso costante di titoli ad effetto, di immagini appiattite su stereotipi e pregiudizi, di scelte stilistiche che sembrano calcolate per provocare un disgusto ‘oggettivo’ nei lettori, dipingono un fatto come problema, piaga o minaccia dell’ordine sociale”.

Giudizi duramente cassati in consiglio comunale dal consigliere ed ex-parlamentare Tommaso Foti (Fratelli d’Italia) che in aula si è rivolto direttamente al sindaco Dosi:

“Le risse e le violenze sono suggestioni della stampa? Se volete dare questo incarico, almeno non fatelo con motivazioni offensive nei confronti dei cittadini. Non penso e non credo che la percezione di insicurezza sia data dall’alimentazione della rappresentazione dei fatti. Anzi, molto spesso è il contrario. Questo progetto è simile a un decalogo di Pol Pot che utile al premio Pulitzer”.

La finalità del progetto – sempre secondo il bando comunale – è “favorire una corretta informazione a livello locale, che eviti di stimolare sentimenti incontrollati di paura tali da sfociare in comportamenti intolleranti o discriminatori” e “veicolare dati e notizie corretti”.

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Nella ripresa non ci credono i giovani: boom di domande nel servizio civile

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Non ci credono i giovani nella ripresa? E’ possibile visto l’aumento esponenziale delle domande per il servizio civile. Cioè per fare un anno di esperienza avendo in tasca 450 euro al mese più vitto e alloggio. L’ultimo bando era stato emesso nel settembre 2011 e in quell’occasione arrivarono 75mila domande per 20mila posti disponibili. Oggi i posti sono calati a 15.466 e le domande sono state fino a oggi 80mila ma l’iscrizione è aperta sino al 4 novembre e ci potrebbero essere impennate negli ultimi giorni di apertura del bando.

«Da mesi ci chiamano mamme e ragazzi per avere informazioni, e sappiamo già che le domande di quest’anno proverranno in maniera uniforme da tutto il terriorio nazionale». Anche questo un segno della crisi economica e occupazionale. «Già -risponde Palazzini presidente di Arci Servizio Civile-: fino al 2010 le domande dei ragazzi venivano per lo più da Sicilia, Campania, Calabria. Ora arrivano in massa anche da Lombardia, Piemonte, Veneto».

Il nido-hotel e l’uovo-albergo sono l’ultima frontiera dell’ecosostenibilità

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Si parla di ecosostenibilità in ogni campo, soprattutto nel settore turistico ed è ecco quindi che arriva un hotel che si propone di diventare un “nido” e un uovo che si propone di essere albergo. Un originalissimo albergo diffuso,  completamente biodegradabile, che sarà costruito a partire 20 luglio nel Parco dei Paduli: 5500  ettari di ulivi secolari, pajare, masserie, dolmen menhir tra Lecce, Leuca, Otranto e Gallipoli.

2 progetti, 2 idee e un’unica grande visione di offrire ospitalità rispettando il territorio e valorizzandolo.

Attraverso un bando a cui hanno partecipato 38 progetti ne sono poi stati scelti due da realizzare con l’aiuto di alcuni volontari che dalla prossima settimana si metteranno a lavoro per portare a termine i due rifugi. Il primo classificato è “Lovo”, presentato da un gruppo di architetti under 29 attivi tra Parma e Brindisi. Lovo come suggerisce il nome, rimanda alla circolarità di un uovo: uno spazio luminoso, con tende fatte di rafia naturale, canapa e reti da raccolta delle olive intessute di nylon, una specie di membrane per proteggere dalle zanzare. Il tutto con effetto magico illuminato da lanterne a olio.

Il secondo progetto è “Nido dei Paduli” presentato da un gruppo di studenti dell’Università di Firenze. Anche in questo caso, il rifugio abbraccia l’albero, ma con una struttura più solida fatta di canne, rami potativi e paglia.

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Da nerd a latin lover… Gates offre un 1 mln per il profilattico 2.0

profilattici_bill_gates_vuole_innovare-55261955-3Da nerd a latin lover. Niente più solitarie ore di programmazione fino a notte fonda, niente più Microsoft, Windows e Office: ora Bill Gates pensa all’amore. E ai modi possibili, tutti da inventare, per farlo meglio. Magari rielaborando completamente il concetto di profilattico, attraverso un fondo che parte da 100mila dollari e può arrivare a un milione. Soldi da assegnare a chi riuscirà a progettare la “prossima generazione di preservativi”, come recita il bando della fondazione Bill & Melinda Gates dedicato all’iniziativa. Ma il tema della qualità del rapporto sessuale viaggia parallelo a quello della profilassi sanitaria. E l’idea dietro al progetto è proprio di aumentare l’attenzione sulla prevenzione dalle malattie, garantendo una presenza meno invasiva del preservativo.

Il dato essenziale alla base del progetto è che per gran parte degli uomini, il profilattico toglie parte del piacere dell’atto sessuale. E molti scelgono di rischiare dal punto di vista sanitario, non indossandolo, pur di non vivere un’esperienza in parte compromessa. Un preservativo “next generation” potrebbe essere focalizzato su questo aspetto, per garantirne l’uso, in nome della profilassi.

 Il progetto si amplia, a passa dalla fase “E se riuscissimo ad inventare un preservativo che faccia dimenticare i limiti degli anticoncezionali attuali?” al rilancio: “O ancora meglio, se riuscissimo a definire un’esperienza con il condom che risulti migliore di una senza?”. Ma come “far bene all’amore” nell’era digitale? Forse proprio coinvolgendo la tecnologia personale, il cui orizzonte prossimo è tutto nei sensori. Al progetto lavora anche l’Università di Washington, realizzando prototipi di profilattici basati sulle nanotecnologie. E ci sono i “reboot” dell’idea di preservativo della Origami Condoms. Intanto, la fondazione è aperta a ogni proposta, con alcuni limiti: per ricevere i fondi, le idee non devono comprendere prodotti già in commercio, o essere esclusivamente frutto di teorie e ricerche sociali.

Quindi largo all’immaginazione e alla tecnologia!

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