E’ morto il bambino infermiere… a 11 anni curava i suoi coetanei!

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La guerra spezza gli equilibri di una normale etica e uccide l’adolescenza. E’ nella brutalità quotidiana che viene dissolta l’innocenza dell’infanzia. Ahmed, 11enne siriano, aveva una storia molto particolare, strappato dai giochi e catapultato in un ospedale si prendeva cura dei suoi coetanei che arrivavano dilaniati dalle mine, dagli spari, feriti a morte da quell’ingiustizia dilagante. Il giornalista di Bild, Julian Reichelt, aveva incontrato Ahmed a febbraio nell’ospedale di Aleppo. Qui lo aveva visto mentre si preoccupava di mettere una benda sulla ferita di un bambino e cercava di disinfettare con lo iodio quella di un altro bimbo. Come si legge nell’articolo del giornalista tedesco “Ahmed si affrettava da bambino a bambino, ad uno gli accarezzava la fronte, ad un altro invece copriva la ferita alla testa. Guarda cosi ci fa Assad, mi urlava nella telecamera, mentre notavo come le sue dita fossero state oscurate dallo iodio che utilizzava per disinfettare le ferite”.

Forse non era il posto dove dovesse essere un bimbo di 11 anni, tra orrore e morte, tra amputazioni e grida lancinanti così trascorrevano le giornate del “piccolo infermiere”. Un medico aveva raccontato al giornalista di Bild che Ahmed era un ragazzo di strada, ed è stato portato a vivere all’interno dell’ospedale perchè non aveva altro luogo. “Gli abbiamo fatto vedere come mettere le bende, come pulire le ferire, quali medicamenti utilizzare, ed è diventato sempre più bravo con il passare del tempo”.

Poi alla fine di febbraio la guerra non ha risparmiato neppure Ahmed. Un auto che si ferma davanti all’ospedale Dar al-Shifa e alcuni uomini hanno portato dentro un giovane senza vita, mettendolo sul lettino. Quel corpo è Ahmed. Era sceso in strada poco prima ed era rimasto vittima di una granata, caduta a pochi passi da lui. Il giornalista lo scopre grazie a un amico fotografo che gli mostra uno scatto del ragazzo deceduto. Così dopo appena due giorni Julian Reichelt, si reca alla tomba di quel “piccolo eroe”, una pietra senza nome, accanto a dei pini, da cui vedere tutta Aleppo. Alcuni medici dicono che ora non vedrà più l’orrore, ma forse guardando quella città in cui è vissuto, in cui ha lottato contro la morte, vedrà ancora bombardamenti e distruzione…

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