“Italia e Spagna responsabili per aumento costi”: a rischio lavori al Canale di Panama

Panama_Canal_tuttacronacaUn contenzioso tra il consorzio Grupo Unidos para el Canal (Gupc) e l’autorità che gestisce il transito nel Canale di Panama ha messo a rischio i lavori per l’ampiamento dello stesso canale. Il consorzio, che si occupa dell’espanzione e nel quale figura anche l’italiana Salini Impregilo ha minacciato di interrompere i lavori per il raddoppio della capacità di transito, a seguito di un contenzioso con le autorità panamensi legato ad un aumento dei costi di 1,63 miliardi di dollari, sui 3,1 miliardi complessivi del contratto. Impregilo nel 2009, prima della fusione con Salini e in joint venture con altri gruppi internazionali, si era aggiudicata il contratto per la costruzione del terzo set di chiuse, promosso e finanziato integralmente dall’Autorità del Canale, l’Acp. Se Impregilo ha il 48% della commessa, la spagnola Sacyr ne ha il 49% e ora la controversia rischia di trasformarsi in uno scontro diplomatico. Il presidente di Panama, Ricardo Martinelli, ha fatto sapere che si recherà in Spagna e in Italia per chiedere ai governi dei due paesi di “assumersi la responsabilità morale di ciò che è accaduto” e per cercare un aiuto nella mediazione con le aziende che fanno parte del consorzio. Per quel che riguarda le autorità panamensi, l’amministratore dell’autorità che gestisce il transito nel canale ha assicurato di essere disposto a pagare l’importo aggiuntivo richiesto dal consorzio, qualora sia accettabile: “Se si scopre che gli importi richiesti sono accettabili, allora pagheremo, ma se la controversia si risolverà a nostro favore, speriamo che l’altra parte stia al gioco”. Nel frattempo, tuttavia, le compagnie di costruizioni hanno visto le loro quotazioni crollare in borsa. Come spiega Repubblica, il contratto prevede di risolvere la disputa o con un accordo tra le parti, o tramite un ricorso in appello o l’arbitrato internazionale. La spagnola Sacyr ha annunciato ieri che sospenderà i lavori “se l’autorità non paga, entro tre settimane, 1,6 miliardi dollari per coprire i ‘costi aggiuntivi'”. Una richiesta che le autorità panamensi hanno giudicato “irresponsabile”. Il consorzio ha vinto il progetto nel 2009 per costruire un terzo canale di passaggio che rientra nel grande progetto panamense per raddoppiare la capacità di transito all’interno del canale. Panama ha valutato nell’ordine di 5,2 miliardi di dollari la spesa complessiva per l’espansione di circa 80 chilometri che permette il passaggio di navi molto più grandi di quelle che ora possono navigare lungo il corso d’acqua. I lavori del Gupc sarebbero dovuti terminare il prossimo ottobre per festeggiare i cento anni del canale di Panama. L’espansione completa dovrebbe invece terminare entro il giugno 2015.

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Gli italiani lavorano 162 giorni per pagare le tasse: parola di Confesercenti

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Arriverà il 12 giugno il “Tax Freedom Day”, ossia il giorno in cui, terminato di pagare le tasse, s’inizia ufficialmente a guadagnare. Un netto peggioramento se si considera che nel 1990 scattava a maggio, come sottolinea la Confesercenti che spiega come sia “impressionante l’avanzata delle tasse locali, frutto del federalismo. Comparando il nostro peso fiscale con gli altri Paesi emerge l’insostenibilità di quello italiano”. Arrivati a questo punto, allora, “l’abbassamento della pressione fiscale è più che mai una priorità”. “Le risorse – ribadisce – vanno trovate tagliando la spesa pubblica. Gli sprechi, le spese inutili, i troppi livelli istituzionali producono uno sperpero enorme di denaro pubblico. Si può cominciare a risparmiare molto con il rigore ed una coraggiosa riforma. È strumentale ogni tentativo di prendere tempo: bisogna cominciare subito per favorire la ripresa”. E’ stato lo stesso Governo a riconoscere questa situazione, come sottolinea uno studio ancora di Confesercenti. Nel recente Documento di economia e finanza si legge infatti che “il nostro è il paese delle tasse, delle troppe tasse. Abbiamo appena segnato il record della pressione fiscale, con il 44% del 2012, e già siamo pronti a superarlo di slancio con l’ulteriore aumento atteso per il 2013 (44,4%). E il futuro, sempre stando alle valutazioni ufficiali, non promette nulla di buono: le previsioni ‘tendenziali’ (quelle che diventeranno realtà se non si farà nulla) ci dicono che la ‘maledizione’ del 44% ci accompagnerà (decimo più, decimo meno) almeno fino al 2017.” Indubbiamente le tasse sono una risorsa per lo Stato, che però dovrebbe contraccambiare con i servizi pubblici, quali legge e ordine pubblico, istruzione, salute e manutenzione delle infrastrutture. Tutti campi in cui in Italia si tende a ricorrere a nuovi tagli. Se ci deve essere quindi una corrispondenza fra tasse e servizi, non si riesce quindi a comprendere la realtà italiana: “al primo posto in Europa nel ‘total tax rate’ (somma delle imposte sul lavoro, sui redditi d’impresa e sui consumi), con un 68,3% che ci vede quasi doppiare i livelli di Spagna e Regno Unito e ci colloca bel oltre quello della Germania (46,8%); ai più alti livelli europei quanto a numero di ore necessarie per adempiere agli obblighi fiscali (269): 2,5 volte il Regno Unito, il doppio dei paesi nordici (Svezia, Olanda e Danimarca) e della Francia, un terzo in più rispetto al Germania; in coda, fra i paesi Ocse, nella graduatoria di efficienza della Pubblica Amministrazione, con un valore (0,4) pari a un quarto di quello misurato per la Germania e il Regno Unito”. Confesercenti sottolinea anche come nella “vorace crescita della tassazione, un ruolo nuovo e certamente non secondario è stato rivestito dalla finanza locale. All’ombra del federalismo, si sono registrate abnormi impennate del prelievo. Per fronteggiarle, il cittadino medio ha dovuto impegnare una quota crescente dei frutti del proprio lavoro. Se nel 1990 le imposte locali assorbivano l’equivalente di meno di 8 giorni di lavoro annuale, nel 2002 l’impegno risultava triplicato e nel 2013 finirà per toccare i 26 giorni: una crescita, insomma, di quasi il 250% in poco più di venti anni”.

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