Paura nei cieli: l’atterraggio talmente impossibile… che l’aereo riprende il volo!

atterraggio-impossibile-tuttacronacaIl Saski Baskonia, squadra di pallacanestro della città basca di Vitoria nota anche come Caja Laboral Vitoria o, più semplicemente, Caja Laboral dal nome della banca che lo sponsorizza, era di ritorno da Istanbul dopo la sconfitta contro il Fenerbahce quando ha vissuto momenti di panico. Il pilota dell’aereo della Turkish Airlines, a bordo del quale si trovavano i giocatori, ha infatti avuto non pochi problemi in fase di atterraggio a causa del forte vento, che l’ha poi costretto a rinunciare alla manovra. Il velivolo ha quindi ripreso il volo, ma le immagini di quei momenti non lasciano certo indifferenti. Tibor Pleiss, un componente della squadra basca, ha commentato: “Io non ero preoccupato ma è stato pazzesco, ho visto il video, mi sono sentito davvero male, con l’aereo che andava su e giù”. Nella giornata di venerdì, i venti hanno raggiunto anche i 120 Km/h.

Pubblicità

Ancora problemi di volo: l’aereo che prende fuoco ad Aspen

aereo-fiamme-aspen-tuttacronacaE’ la stampa locale che, citando lo sceriffo della contea di Pitkin, scrive di un aereo precipitato all’aeroporto di Aspen, località sciistica del Colorado. Si tratterebbe di un velivolo privato che, stando alle prime ricostruzioni, avrebbe preso fuoco mentre stava atterrando.Alcuni testimoni, tra i quali l’attore Kevin Nealon, hanno fatto sapere via Twitter che i soccorsi sono già sul posto e i pompieri stanno cercando di spegnere le fiamme. E’ il terzo incidente che coinvolge aerei in questi giorni negli Stati Uniti. Ieri un piccolo aereo da turismo si era visto costretto a un atterraggio d’emergenza lungo una superstrada che conduce a New York mentre oggi, sempre nella Grande Mela, l’aeroporto JFK è rimasto chiuso due ore dopo che un aereo Delta era uscito dalla pista finendo nella neve. 

Chiuso l’aeroporto JFK di New York: un aereo finisce fuoripista

jfk-aeroporto-aereo-fuoripista-tuttacronacaE’ scivolato fuori dalla pista e finito in mezzo alla neve un aereo Delta che stava raggiungendo l’area di parcheggio. L’aeroporto John Fitzgerald Kennedy di New York è stato quindi chiuso mentre le autorità stanno indagando sull’accaduto. L’incidente non ha causato nessun ferito. Nella giornata di ieri c’era stato un altro incidente a New York, che aveva coinvolto un piccolo aereo da turismo che sarebbe dovuto atterrare all’aeroporto di La Guardia ma è stato obbligato a un atterraggio d’emergenza lungo la superstrada.

L’atterraggio miracoloso… sulla superstrada!

Aereo-atterra-su-autostrada-tuttacronacaFuoriprogramma che ha dell’incredibile nella giornata di sabato quando, alle tre e venti ora locale, un piccolo aereo da turismo con a bordo due donne oltre al pilota è atterrato lungo la superstrada Major Deegan, che corre a nord di Manhattan, lungo il Bronx. E’ stato un “atterraggio davvero miracoloso”, hanno sostenuto i testimoni che hanno visto il Piper scendere e atterrare con qualche rimbalzo a New York.  Il volo era diretto all’aeroporto La Guardia e le tre persone a bordo sono uscite indienni dall’incidente, senza riportare neanche un graffio. L’incidente ha causato un incredibile ingorgo, che ha paralizzato il traffico per chilometri. Le autorità non sono ancora riuscite a chiarire se l’atterraggio sia stato causato da un guasto meccanico o se il pilota era rimasto a corto di carburante.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ok al cellulare acceso in aereo? E’ polemica!

telefono-aereo-tuttacronacaLa Commissione federale delle comunicazioni (FCC) si sta muovendo per consentire ai passeggeri di utilizzare i loro telefoni cellulari sugli aerei. Secondo il sito del Washington Post, l’agenzia proporrà di consentire le chiamate una volta che l’aereo raggiunge la quota di 10000 piedi. L’uso del telefono rimarrebbe così ancora sarebbe vietato durante il decollo e l’atterraggio. La commissione, che ritiene che tali regole “Vanno riviste, sono obsolete e restrittive”, affronterà la questione nella riunione di dicembre. Tutto bene quindi, anche a rischio di perdere l’ultimo avamposto del concetto di irraggiungibilità? Potremo restare connessi anche ad alta quota? In realtà il fronte dello scontento per una possibile apertura si allarga. Come spiega Repubblica, ad esempio, tra i sindacati degli assistenti di volo in Usa si rileva che le conversazioni a voce alta potrebbero diventare “motivo di diverbio tra i passeggeri, e quindi un rischio per la sicurezza del volo”. Dopo qualche invito ad abbassare il volume si rischierebbe infatti di passare a forme di contestazione più forti. Il problema potrebbe essere risolto con una divisione dello spazio in cabina, tra telefonanti e non telefonanti. Ma i problemi finirebbero probabilmente per concentrarsi in una sola zona del velivolo. Del resto, chiunque abbia preso un treno sa cosa significa desiderare di godersi il viaggio e incappare nel “vicino urlatore cellulare dipendente”. Ovviamente le compagnie telefoniche appoggiano l’idea, ma c’è da chiedersi a questo punto che senso avrebbe per le compagnie aeree fornire le cuffie per godere del sistema di intrattenimento di volo se poi si rischia che un’intera cabina sia costretta ad ascoltare i fatti altrui. Comunque sia, dopo che la FCC avrà deliberato l’apertura dei cellulari in volo, saranno le singole aziende a decidere che politica adottare al riguardo. Con l’augurio che trovino il modo di preservare il sistema nervoso, e le orecchie dei passeggeri.

L’aereo nel tifone! Video di un atterraggio spettacolare.

eva-air-tuttacronaca

Erano due i velivoli della Eva Air che hanno provato ad atterrare a Taiwan proprio mentre l’isola era duramente colpita dal tifone Usagi e se il primo aereo tocca tranquillamente terra, il pilota del secondo velivolo decide di non rischiare, inizia così una “manovra” in volo che gli permette dopo aver fatto un giro poco distante dalla pista di provare di nuovo l’atterraggio.

Attimi di paura in volo per Emis Killa: fiamme dal motore dell’aereo

emis-killa-newyork-tuttacronacaE’ previsto in autunno il lancio del nuovo album di Emis Killa e il rapper, per lavoro, ha trascorso alcuni giorni a New York con il suo discografico della Carosello, Dario Giovannini, e lo staff. Durante i suoi giorni nella Grande Mela, Emis aveva postato delle foto su Twitter, mostrando tanto la città quanto qualche sua trasgressione culinaria: “Comunque qui a NYC sto mangiando di quelle por***e… torno ciccione”. Tutto bene quindi, finchè non è arrivato il momento di far rientro in Italia: l’aereo su cui si trovava, infatti, ha avuto un’avaria al motore e il comandante è stato costretto a rientrare in aeroporto, dove i passeggeri sono stati ricondotti a terra sani e salvi. Ha cinguettato il rapper: “Dopo 4 ore di ritardo, l’aereo parte, piglia fuoco un motore, scendiamo, 2 ore per ritirare i bagagli, ci spediscono in un hotel e chissà…”.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Aereo s’inabissa sulla pista di Olbia, scalo chiuso fino alle 16.

aereo-sardegna-tuttacronaca

Ha riaperto da poche ore lo scalo di Olbia dopo che un aereo-taxi con due piloti a bordo proveniente dall’Austria, a causa di un’anomalia nell’impianto frenante, ha “bucato” la pista con il carrello dopo che le gomme erano scoppiate. Il velivolo ha così occupato per 3 ore l’unica “runway” dello scalo che si è trovato costretto a restare chiuso fino alle 16 quando con i mezzi speciali l’aeromobile è riuscito finalmente a esser trainato fino a una piazzola di sosta. Il bilancio dell’aeroporto sardo in una domenica di partenze e ancora di qualche arrivo  per l’esodo estivo è stato drammatico: 20 voli in ritardo, 2 cancellati e 7 dirottati su altri scali.

 

I marò non hanno risposto alle domande della polizia indiana?

marò-rifiutano-di-rispondere-a-domande-nia-tuttacronaca

In esclusiva sul quotidiano indiano Hindustan Times è uscita a notizia secondo cui Massimiliano Latorre e Salvatore Girone si sarebbero rifiutati di rispondere alle domande della polizia indiana (Nia) durante un incontro che si sarebbe tenuto nel mese scorso. La polizia aveva convocato i fucilieri per registrare le loro dichiarazioni, ma entrambi, su consiglio dei loro legali, si sarebbero rifiutati di rispondere.

”L’indagine ha stabilito – ha ancora detto la fonte – che quel 15 febbraio 2012 c‘è stato un tiro al bersaglio. Un pescatore è stato colpito alla testa, un altro al cuore. Noi – ha sottolineato – vogliamo sapere quello che ha spinto i marò a sparare ai due pescatori”. Il quotidiano aggiunge che ora la Nia vuole ascoltare gli altri quattro marò che si trovavano nel team della sicurezza a bordo della Enrica Lexie perché si tratta di testimoni centrali dell’incidente. ”Ma l’Italia non li ha per il momento mandati in India – ha concluso la fonte – nonostante una assicurazione fornita alla Corte Suprema di metterli a disposizione quando necessario. Abbiamo chiesto al ministero degli Esteri di sollevare la questione con l’Italia”.

La Bonino cosa risponderà? Piegheremo ancora la testa e consegneremo altri nostri militari? Magari anche un intero corpo di Marina? Perché passano i mesi e per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone cala il silenzio sulla stampa italiana?

 

Emergenza in cielo: aereo Delta partito da Milano atterra in Irlanda

delta-georgia-atlanta-milano-irlanda-atterraggio-emergenza-tuttacronacaUn atterraggio d’emergenza chiesto dopo che uno dei motori del Boeing 767, partito da Milano alle 13.13 e diretto ad Atlanta in Georgia, era andato in panne. . Durante il volo si era registrato il problema così il capitano ha chiesto e ottenuto un atterraggio di emergenza a Shannon in terra irlandese. Il Boeing prima di atterrare è stato costretto a scaricare il carburante in eccesso sull’Atlantico per problemi connessi alla sicurezza. Non ci sono feriti tra le 220 persone a bordo.

Incidente mortale con un parapendio

parapendio-incidente-tuttacronacaHa perso la vita un uomo, le cui generalità ancora non sono state rese note, che in fase di atterraggio si è schiantato contro un palo della luce morendo all’istante. Il parapendista si trovava a Siusi, in Alto Agide. L’elicottero dell’Aiut Alpin Dolomites ha subito trasportato sul luogo, località San Valentino, il medico d’urgenza, il cui intervento è stato inutile. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri.

Ecco le prove dell’innocenza dei marò?

maro-italiani-in-india-tuttacronaca

Mario Mauro, ministro della Difesa,  si auspica che i marò possano scontare la pena in Italia. Il ministo degli Esteri, Emma Bonino, appena qualche giorno fa, aveva affermato che si poteva arrivare a una   soluzione “rapida e giusta” alla vicenda che si protrae da un anno e mezzo. I marò sono in India e sottoposti a una corte indiana,  che in base al diritto internazionale non può essere il giudice naturale per un fatto avvenuto al di fuori delle acque territoriali indiane. Questi sono i fatti di un agghiacciante caso internazionale in cui l’Italia ha mostrato tutta la sua debolezza e inadeguatezza per difendere Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

 Ora altri documenti emergono e sembrano provare la piena innocenza dei marò. Innocenza che noi di Tuttacronaca abbiamo già ampiamente espresso anche in articoli precedenti. Oggi è il Tg Com a riportare una possibile dinamica dell’incidente che scagionerebbe completamente i due militari italiani:

Tra le 16 e le 16.30 – ora indiana – la Enrica Lexie è avvicinata da un’imbarcazione sospetta. Non ricevendo risposta a segnalazioni luminose e acustiche, il team dei fucilieri di marina a bordo spara dei colpi in acqua, mentre l’equipaggio viene fatto riparare nei locali blindati della cosiddetta “cittadella”. L’imbarcazione sospetta cambia rotta e si allontana. Nella circostanza il comandante Vitelli lancia l’allarme SSAS Alert, che avvisa in tempo reale, tra gli altri, anche la Guardia Costiera indiana.

Alle 19.16 il comandante Vitelli invia una mail riferendo l’accaduto allo MSCHOA del Corno d’Africa e all’UKMTO (UK Maritime Trade Operations). La Guardia Costiera indiana riceve copia della mail. Alle 23.20 il peschereccio St Anthony rientra nel porto di Neendankara. A bordo di sono due pescatori uccisi da colpi d’arma da fuoco. Il capitano e armatore Freddy Bosco dichiara alle televisioni che l’incidente di cui sono state vittime è avvenuto intorno alle 21.30. E conferma di aver allertato immediatamente, via radiotelefono la Guardia Costiera indiana.

Alle 21.36 la Guardia Costiera indiana si è messa per la prima volta in contatto con la Enrica Lexie, invitandola a rientrare a Kochi . Con tutta evidenza ha avuto notizia da pochi minuti dei due morti, e ha collegato il fatto con la notizia dell’incidente della Lexie.

Alle 22.20 la nave greca Olympic Flair comunica all’IMO (Organizzazione Marittima Internazionale) di aver subito un attacco da due imbarcazioni pirata, che desistono davanti all’allerta dell’equipaggio. Che non ha subito danni, specifica il messaggio. La Guardia Costiera indiana a questo punto ha sul tavolo tre fatti: un incidente avvenuto alle 16.30 – la Lexie – due pescatori uccisi alle 21.30, un altro incidente avvenuto prima delle 22.20. Ma ha anche a disposizione la Lexie che sta rientrando a Kochi, mentre la nave greca è ben lontana. E si getta sulla prima pista, nonostante una differenza di cinque ore tra i due primi incidenti, e la sovrapposizione degli ultimi due (Attacco alle 21.30 secondo Bosco, allarme Olympic Flair 50 minuti dopo).

Come mai la nave greca viene lasciata andare e ci si accanisce su quella italiana? Forse un errore in buona fede oppure una speculazione politica alla vigilia di una campagna elettorale? Serviva un capro espiatorio e si aveva solo l’imbarcazione italiana a cui attribuire l’incidente? La verità è difficile da definire e si spera che la giustizia possa davvero far chiarezza su questa vicenda che sta assumendo sempre più i contorni di un agghiacciante labirinto kafkiano.

Secondo il Tg Com poi:

Un’ipotesi che possiamo avanzare è che intorno alle 21.30, in condizioni di oscurità, il mercantile greco venga attaccato da un’imbarcazione pirata. Nei pressi, sfortunatamente, c’è il St Anthony. I greci scambiano le due imbarcazione come parti di un unico attacco pirata. Il St Anthony viene preso nel mezzo (ciò che spiegherebbe la singolar inclinazione dei colpi finiti sul peschereccio, conficcatisi con traiettoria non inclinata, come i colpi che si sparano da una grande petroliera verso un barchino, ma quasi orizzontali). Chi potrebbe aver sparato dall’Olympic Flair ? A fatica i greci hanno ammesso che a bordo c’era un team di una security ellenica, la Diaplous. Secondo fonti greche, un team senza armi. Improbabile, e se fossero stati armati, avrebbero avuto armi con calibro Nato.

Al di là di ogni valutazione c’è un dato di fatto che emerge e che difficilmente potrà essere modificato: 5 ore tra i due incidenti. Un lasso di tempo ampio in cui sembrerebbe naufragare la diplomazia italiana e la giustizia indiana. E la vita dei due militari italiani non è forse diventata una merce di scambio per gli interessi internazionali?  

La spiaggia dove gli aerei atterrano quasi in testa ai bagnanti

avion-San-MartínUna spiaggia dell’isola San Martìn, nei Caraibi, a 240 km da Puerto Rico, gode di due attrattive: da un alto, l’acqua cristallina del mare, dall’altro, i suoi aerei. Perchè là dove termina la sabbia, inizia la pista dell’Aeroporto Internazionale Princesa Juliana. Questo fa sì che gli aerei, sia al decollo che all’atterraggio, passino a soli 25 metri sopra la testa dei bagnanti. La vicinanza dell’aeroporto, il terzo più importante dei Caraibi, ha sicuramente i suoi rischi, soprattutto quando gli aerei si preparano al decollo: sulle recinzioni della pista si possono leggere molti cartelli che avvisa che, in caso qualcuno si avvicini troppo all’aereo, rischia di riportare gravi ferite ma anche andare incontro alla morte, visto che può essere risucchiato in una turbina o gettato violentemente a mare.

Tragico incidente: aereo si schianta durante il Vectren Dayton Air Show

incidente-aereo

Tragico incidente al Vectren Dayton Air Show in Ohio, dove due persone hanno trovato la morte nell’incidente che ha coinvolto un piccolo aereo che è precipitato durante lo spettacolo. Il velivolo è esploso dopo aver toccato terra per un errore nell’esecuzione di una difficile e pericolosa manovra. «All’improvviso ho sentito delle urla, ho guardato ed ho visto una palla di fuoco», ha detto un testimone.

I marò venduti per questioni economiche… lo dice Terzi!

Terzi-marò-emma-bonino-tuttacronaca

«I motivi economici hanno sicuramente prevalso sulla decisione di rimandare i due marò in India: c’è stato un ripensamento su quella che era stata la correttezza di una decisione di segno opposto molto attentamente valutata». Così l’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi che poi aggiunge:«è innegabile ci sia stata una sensibilità particolare sulla vicenda da parte di alti esponenti del governo che avevano una visione prettamente legata alla promozione economica delle nostre imprese in India. Una sensibilità che ha sicuramente influito su un’inversione a U compiuta dal governo italiano, che nessuno ha capito e che ha messo l’Italia in un enorme imbarazzo rispetto a tutta la comunità internazionale». Ma il rischio c’era? A detta dell’ex Ministro sembra proprio di no: «Non risultavano indicazioni concrete di possibili danni economici a seguito della decisione di trattenere i due marò»

Ma perché è mancata la coerenza di proseguire con la decisione dell’11 marzo, cioè di lasciare i marò in Italia e quali erano le considerazioni alla base di questa decisione?  Ci si era basati «sulla consapevolezza che Nuova Delhi non avrebbe accettato di portare la questione nell’alveo del diritto internazionale, percorrendo la strada dell’arbitrato. Per questo – afferma Terzi – avevamo ritenuto decaduto l’impegno dell’affidavit. C’è stato un completo ribaltamento di questa logica. Impensabile, se non fosse stata esercitata una forte pressione emotiva».

Ora la questione è nelle mani di Emma Bonino che si auspica «una soluzione che sia equa e accettabile».

Non c’è nulla di equo e accettabile per la vicenda che ha coinvolto i marò… Era equo e accettabile allora processare i quattro marine in Italia del caso Cernis, ma non è stato fatto, però ora si cerca una soluzione equa e accettabile facendo giudicare i nostri marò dall’India?

La vita di due persone, incidentalmente militari che ricevono ordini e che non possono sottrarsi a difendere una nave italiana, può essere subordinata a questioni economiche?

I marò italiani rischiano la pena morte! Complimenti…

marò italiani-tuttacronaca

Non rispettati quindi i patti presi con l’Italia. La suprema corte di New Delhi ha deciso di lasciare la decisione al governo indiano su come condurre le indagini sul caso di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.  Ora il governo li rimanda quindi alla polizia antiterrorismo Nia, che potrebbe anche decidere per la pena capitale, essendo il reato sotto la sua giurisdizione e non sotto quella della polizia criminale.

Si è anche deciso di istituire un Tribunale che si occupi esclusivamente del caso dei Marò e che quindi possa lavorare quotidianamente sul processo per accelerare i tempi del giudizio.

Era il caso di rimandare i marò in India? Qualcuno si può vergognare? Con il nuovo governo si auspica anche una rapida risoluzione del problema dei marò… si riuscirà a intervenire anche in ambito internazionale con efficacia ed efficenza ora che la situazione per i militari italiani sembra essersi ulteriormente aggravata?

Le scandalose parole di Monti sui marò.

marò-tuttacronaca

Mentre i marò sono costretti a passare da una polizia all’altra per sapere di chi è la competenza, che prima sembrava appartenere alla Nia, la polizia antiterrorismo e che invece è stata trasferita alla Cbi, cioè la polizia criminale indiana (per evitare la pena di morte), il nostro Premier ha commentato: “La parte indiana ha apprezzato come atto di coerenza da parte italiana il rientro dei due marò in India, dopo che il governo italiano aveva ottenuto certe rassicurazioni. La leggibilità del governo italiano viene apprezzata e aiuta nel seguito di questa vicenda.”

E’ notizia di poche ore fa che, il compromesso di trasferire il caso dalla Nia alla Cbi sia stato raggiunto dopo un intenso interessamento di Mario Monti che ha dialogato a lungo con il viceministro degli Esteri Staffan de Mistura per far pressioni sul premier indiano Manmohan Singh ed il capo della diplomazia Indiana, Salman Khurshid.

Insomma applaudiamo l’India perché ha trasferito la competenza a un organo che non può condannare i nostri marò alla pena di morte? Ma non c’era un accordo preventivo?  Di cosa è stata minacciata l’Italia per rimandare indietro i marò con tanta rapidità?

 

I marò per evitare l’embargo?

Maro-india-tuttacronaca

A dare quest’annuncio è stato lo stesso Mario Monti, riferendo al Senato sulla vicenda dei due marò: “Abbiamo avuto notizia dal sottosegretario agli Esteri, ora vice ministro, Staffan De Misturache in sede di vertice di Brics cominciava ad essere presa in considerazione, su richiesta indiana, l’ipotesi di misure congiunte nei confronti dell’Italia”.

In pochi hanno riflettuto sull’importanza di una tale affermazione: importanza dal valore storico ben più vasto rispetto alla contingenza attuale. in questi anni e che condizioneranno la nostra vita nei prossimi decenni.

Innanzitutto, va detto che probabilmente Monti, costretto dall’imbarazzante situazione in cui si era cacciato il suo governo di tecnici non sempre competenti, ha fatto un gesto quasi impensabile per un primo ministro che cerca di far chiarezza su un delicato affaire internazionale: ha detto la verità.

Lo  suggerisce una coincidenza sicuramente non casuale: la decisione di rispedire Girone e Latorre in India, infatti, è stata presa in fretta e furia tra il 19 e il 20 di marzo, appena in tempo per far sì che non scadesse la licenza dei due fucilieri, cosa che sarebbe avvenuta il giorno 22 successivo.

 E proprio quattro giorni dopo questa scadenza, tra il 26 e il 27, era in programma la quinta conferenza generale dei BRICS, che si è svolta a Durban, in Sud Africa: l’occasione ideale per l’India, che tra l’altro presiedeva il congresso, per sollecitare misure economiche contro l’Italia. Una vera ritorsione insomma, dalle conseguenze imprevedibili, ma sicuramente disastrose per la nostra economia.

Oggi arriva la conferma da parte del ministero dell’Interno indiano, R.K. Singh che non ci sarà nessuna pena di morte per i marò indiani. L’India potrà solo condannare all’ergastolo i nostri marinai? Nessun rischio di pena di morte per i due marò. Ogni assicurazione fornita dall’India all’Italia sul trattamento riservato ai fucilieri “sarà da noi onorata”, ha dichiarato il sottosegretario del ministero dell’Interno indiano, R.K. Singh. La precisazione riguarda un documento inviato al governo italiano che, per far rientrare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in India, voleva assicurazioni sul fatto che la pena di morte non verrà comminata.

I marò sotto accusa non solo dall’India ma anche da Repubblica?

crisi-italia-india-i-due-marò-repubblica-tuttacronaca

<<Riletto con calma, il rapporto dell’ammiraglio Alessandro Piroli sull’incidente della Enrica Lexie è un testo approfondito, dettagliato, ma soprattutto intelligente. Piroli (che non è la fonte che ha illustrato il testo a Repubblica) mette in fila i brandelli di informazione disponibile, ragiona sulla concatenazione degli eventi e difende fino al limite del ragionevole la tesi difensiva dei due marò. Ma non trascura di citare elementi che concorrono non tanto a individuare una possibile colpa di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.(il periodo resta fra l’altro grammaticalmente appeso). Sono invece elementi che, se considerati sin dall’11 maggio del 2012, potevano offrire al Ministro della Difesa, a quello degli Esteri e allo stesso presidente del Consiglio informazioni preziose su un fatto che l’Italia ha profondamente deformato…L’inchiesta difende quasi acriticamente il comportamento del Nucleo militare che interviene il 15 febbraio 2012 a protezione della Lexie. Ma, per esempio, individua una serie di pesanti anomalie nel comportamento del comandante della petroliera, anomalie che non solo evidenziano il mancato rispetto delle procedure previste in caso di sospetto attacco di pirati, ma possono aver contribuito a rendere più caotico l’intervento dei marò. È scritto nell’Inchiesta: “Il comandante di N. Lexie ha messo in atto solo una parte delle azioni di difesa passiva raccomandate per evitare l’attacco di pirati. Si è limitato ad incrementare la velocità (di un nodo) senza manovrare per modificare la cinematica di avvicinamento, azionando i fischi e le sirene solo nella fase terminale dell’azione”.>>

Così l’estratto dell’articolo tratto da Repubblica. Ma allora perché non è a processo il comandante?

<<Le procedure prevedono invece che la nave cambi velocemente e in maniera repentina rotta, e continui con variazioni di rotta per contrastare una eventuale rotta di attacco o comunque per segnalare il pericolo di una possibile collisione. L’inchiesta aggiunge che “tra la nave e il Nucleo sono probabilmente mancate più stringenti forme di coordinamento per la gestione unitaria dell’evento e l’individuazione delle migliori cinematiche/soluzioni da porre in essere”>>.

Ma quando non c’è il tempo e la possibilità tecnica di cambiar rotta è chiaro che bisogna comunque arginare un possibile attacco pirata… e in quel caso sparare era uno dei modi previsti dalle procedure. Ma ci può essere un motivo in più: la Lexie non si è spostata proprio per favorire, secondo le regole della navigazione, le manovre del natante che veniva da destra per metterlo in grado di superarlo o passargli davanti.

<<Altra critica: “Si sarebbe potuto anticipare l’uso delle sirene di bordo, nonché fare ricorso a getti d’acqua ad alta pressione. Inoltre sarebbe stato opportuno ricercare un contatto radio con l’imbarcazione sul canale VHF di emergenza (il canale 16, ndr) quantomeno per dirimere i dubbi sulla cinematica”, ovvero sulle rotte seguite dalle due unità. “In definitiva la nave con i suoi mezzi avrebbe potuto attuare migliori forme di coordinamento e supporto all’azione di contrasto della pirateria”>>.

L’inchiesta valuta poi il comportamento del peschereccio St. Anthony e qui Repubblica si permette di fare una sottile precisazione  su come il peschereccio sia  fra l’altro dedicato a Sant’Antonio, e quindi che i pescatori fossero cattolici. Quasi a voler intenerire gli animi degli italiani e coalizzarli contro Massimiliano e Salvatore che hanno sparato su poveri ed inermi pescatori per di più cattolici?

Tanto per fare un solo esempio, la crudele persecuzione degli Indios americani. In quel caso la patente di cattolico non ha impedito, come altre  volte nella storia, crudeltà e ingiustizie. Non c’è quindi nell’affermazione di Repubblica un rapporto di causa ed effetto di cattolico uguale mitezza, ma solo gratuità e superficialità di giudizio.

<<“Il natante proveniva da lato dritto della Lexie, pertanto aveva diritto di precedenza (…) È singolare, oltre che estremamente pericoloso, che pur avendo diritto di precedenza, una piccola imbarcazione facilmente manovrabile rimanga su rotta di collisione di una petroliera fino a una distanza inferiore ai 100 metri”. Il rapporto conclude sostenendo che “la manovra posta in essere dal natante che non ha alterato gli elementi del moto nonostante gli avvertimenti ottici e acustici nonché quelli a caldo (colpi di avvertimento) unitamente all’avvistamento di personale armato a bordo sono stati percepiti dal team come minaccia per la nave e il suo equipaggio”. Nel suo ragionamento, l’ammiraglio Piroli arriva ad ipotizzare che il St. Anthony possa essere stato utilizzato per operazioni sia di pesca che di pirateria.>>

Repubblica che fa? Commenta così: “possibile, anche se poco probabile, perché una volta arrivato in porto al comandante del St. Anthony viene permesso di vendere ben 1.300 chili di pesce prima che il peschereccio venga sequestrato”. Come si fa a rendere opinabile la tesi dell’ammiraglio senza alcun dato al di fuori del fatto che siano poi venduti 1300 kg di pesce? Se è lo stesso ammiraglio a dichiarare che l’attività è doppia era normale che arrivato in porto, l’imbarcazione avesse pesce a bordo. C’è piuttosto da riflettere sul cinismo dei “pescatori” che nonostante due morti a bordo, la prima cosa che fanno è cercare di portare a casa più soldi possibile. E questo sarebbe comportamento da buoni cattolici?

Vi è poi l’ultimo punto a conclusione dell’articolo che i novelli Sherlock Holmes vogliono additare contro i marò:

<<Un altro dubbio che per giorni ha intralciato la ricerca di una ricostruzione verosimile dell’incidente è stato quello alimentato ripetutamente da fonti italiane. I fucilieri dichiarano alla polizia indiana e agli investigatori di non riconoscere il St. Anthony come la barca contro cui hanno sparato. Ma nell’inchiesta sommaria c’è un capitolo rivelatore: “Comparazione natante sospetto/ motopesca St. Anthony”, in cui sono accluse una foto del St. Anthony fermo in porto dopo il sequestro della polizia indiana e una delle poche foto scattate da bordo alla fine dell’incidente mentre il peschereccio si allontana. Viste di poppa le due barche sembrano simili, e infatti la relazione non lo nasconde: “È possibile osservare una sostanziale coerenza fra le descrizioni del natante coinvolto nell’evento Lexie e il St. Anthony, ovvero tipologia dell’imbarcazione, dimensione e colorazione”. Ancora: “Il confronto fra le fotografie repertate durante l’evento del 15 febbraio con quelle scattate durante la ricognizione del 26 febbraio mette in evidenza una sostanziale compatibilità fra i mezzi raffigurati”>>

Ciò non prova assolutamente che l’imbarcazione fosse la stessa e nessun tribunale corretto potrebbe assumere una “sostanziale coerenza” come prova che la barca fosse la medesima,  anche perché la foto scattata a bordo ritrae un peschereccio che si allontana con una prospettiva del tutto diversa rispetto a quella poi ritratta nelle foto della polizia indiana.

<<Non è una prova di colpevolezza per nessuno, ma è una ennesima indicazione che nessuno nel governo ha mostrato di tenere nel giusto conto dal punto di vista politico. Il peschereccio era quello, il comportamento della Enrica Lexie non è stato adeguato a prevenire in maniera pacifica un possibile abbordaggio. Tutto congiurava e congiura perché l’India ritenga di essere nel giusto, e pretendesse con forza di giudicare i 2 fucilieri che l’Italia ritiene semplicemente innocenti>>. 

Così chiude Repubblica suffragando implicitamente le accuse dell’India contro i due marò quando anche lo stesso Presidente della Repubblica si è attivato per dirimere la contesa sul giudizio dei militari italiani. Se li avesse ritenuti colpevoli non si sarebbe di sicuro posto in primo piano, per cercare una soluzione che poi il governo non ha saputo gestire e soprattutto ha portato alle dimissioni del ministro Giulio Terzi. Ragionando proprio sull’inchiesta dei due Sherlock Holmes di Repubblica riteniamo di aver fornito qualche spunto maggiore di riflessione per una ricostruzione più completa della vicenda…

Processo marò si riparte da zero.. quanto dobbiamo sopportare?

marò-tuttacronaca

Il ministero dell’Interno indiano ha affidato oggi alla Agenzia nazionale di investigazione (Nia) lo svolgimento di nuove indagini riguardanti l’incidente del 15 febbraio 2012 al largo del Kerala in cui sono implicati i maro’, accusati della morte di due pescatori indiani. Lo riferiscono le tv a New Delhi. Il 18 gennaio scorso la Corte Suprema aveva sottratto la vicenda a giustizia e polizia del Kerala sostenendo che quello Stato non aveva giurisdizione.

Monti sui marò… Attacca Terzi a tutto campo! Rivoluzione in Parlamento

mario-monti-marò-

Il premier Mario Monti intervenendo alla Camera per riferire sulla vicenda dei marò ha respinto “con forza illazioni sulla possibilità di scambi o accordi riservati con l’India”. Al contrario, il caso “che coinvolge i nostri due fucilieri ha portato una grave crisi nei rapporti con Delhi”. E proprio perché vi era una crisi nei rapporti rimandiamo indietro i marò? Facciamo dietrofront ed esponiamo i nostri militari? A maggior ragione dovrebbero essere in Italia!

Monti “Sono rimasto stupefatto su cioè che ha fatto e non fatto con le sue dimissioni, le ha rese qui, senza dire nulla nè al Capo dello Stato nè a me. Cosa non ha fatto… non ha fatto nulla per esternare il suo dissenso, lui ha condiviso la decisione e nei prossimi tempi scopriremo altri risultati che sono alla base della sua decisione. Questo Governo che non vede l’ora di essere sollevato…”

Monti attaccato in aula!!!”

Si è canditato lei! Si solleva dal Parlamento…

Monti prova a seguitare il suo intervento ma non ha spazi, ogni parola viene ribattuta da dissensi.

Monti “Massimiliano mi ha detto rispettiamo il capo dello stato, lei e Di Paola, ma tutto sta cambiando” quindi il prossimo governo cosa farà per noi? Il Capo dello stato chi sarà?

RIPORTATE A CASA MIO MARITO!

maro-moglie-girone-tuttacronaca

Durante il dibattito in aula alla Camera sul caso marò, Giovanna Ardito, moglie di Salvatore Girone, che seguiva la seduta dalle tribune di Montecitorio, ha urlato cosi’tutta la sua rabbia. Oltre alla moglie di Girone, in tribuna era presente anche Franca Latorre, sorella di Massimiliano, l’altro fuciliere italiano.

Scoppia il governo tecnico sul caso Marò! E’ 8 settembre?

terzi-marò-tuttacronaca

Di Paola: “Sarebbe facile oggi lasciare la poltrona, ma non sarebbe giusto e non lo farò”. Le parole del ministro della Difesa vengono accolte dall’applauso corale dell’aula di Montecitorio. Terzi non applaude. “Non abbandonerò la nave in difficoltà – dice – con Massimiliano e Salvatore a bordo fino all’ultimo giorno di governo”.

Ignazio La Russa ha chiesto al presidente della Camera Laura Boldrini di fare da tramite affinché sia il presidente del Consiglio Mario Monti a proseguire l’informativa sul caso dei Marò. È necessario, ha detto, “che intervenga sin da ora il presidente del Consiglio a proseguire con noi questo dibattito”. Pronta la risposta della Boldrini: “Chiederò al presidente Monti di riportare suelle dimissioni del ministro Terzi il prima possibile”. Il presidente della Camera ha poi detto: “Il presidente Monti nel pomeriggio vuole verificare con il capo dello Stato, ci sono anche le consultazioni in corso, e si è detto disponibile a riferire in aula domani”.

“Pensavamo di aver visto di tutto in questa Aula ma ci sbagliavamo…ma questo non ci esime di ascoltare Di Paola” lo dice il deputato del Pd Lapo Pistelli in aula alla Camera. Aggiungendo che questo è l’8 settembre del governo tecnico.

Sul caso interviene anche il segretario del Pdl, Angelino Alfano: “Il ministro degli Esteri si è dimesso, quello della Difesa si è scusato. Speriamo che Monti sia assolutamente chiaro perché il fallimento della credibilità internazionale è sotto gli occhi di tutti. Apprezziamo il gesto coraggioso e di dignità del ministro degli Esteri”.

I marò non ce la fanno più… La Torre scrive a Mediaset!

latorre-massimiliano-marò-tuttacronaca

“Non ci serve ora di sapere di chi sia stata la colpa, nè che le forze politiche si rimbalzino la responsabilità. Quello che chiediamo ora non è divisione: unite le forze e risolvete questa tragedia”. Questo il messaggio che il marò Massimiliano Latorre, ha inviato all’Italia attraverso una email dall’India al giornalista Toni Capuozzo.

Che schifo! Non è un paese per vivere… New Delhi conferma nessun accordo!

india-marò-italia-tuttacronaca

E’ giallo sugli accordi intercorsi fra Italia e India per il ritorno dei due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Dopo le parole del sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura, secondo il quale ci sarebbe un accordo scritto con l’India per escludere la pena di morte per i due fucilieri, arriva ora la risposta del ministro degli Esteri indiano: “Non c’é stato alcun accordo. Abbiamo solo fornito dei dati”.  Secondo Khurshid, ministro degli esteri indiano, non è intercorso nessun tipo di accordo è solo stato riferito all’Italia che non è un reato, quello compiuto dai marò, che prevede, secondo la giurisprudenza indiana, la pena di morte. Tuttavia restano aperte tutte le strade compreso l’ergastolo. Quanto alle garanzie? Nessuna garanzia ribattono da New Delhi!

Intervengono quindi dalla Difesa ed è il Capo di Stato Maggiore Luigi Binelli Mantelli, il quale auspica che “si concluda quanto prima” e che i due militari italiani “siano al più presto riconsegnati alla giurisdizione italiana”. Di Latorre e Girone riconosce ancora una volta “il coraggio,la disciplina e il senso dello Stato”. E assicura le famiglie che “non saranno mai abbandonate, oggi così come dopo la conclusione di questa vicenda”.

MA POSSIAMO CONSIDERARCI UNO STATO? NON ABBIAMO RISPETTO DI NOI STESSI E LO CHIEDIAMO AGLI ALTRI? PERCHE’ NON INIZIAMO A RISPEDIRE IN  INDIA GLI IMMIGRATI CLANDESTINI? 

Ma quale accordo sui marò? Solo un tribunale che decide la competenza!

pirati-kerala-marò-india-italia

In un’intervista alla tv Ibn, il ministro Ashwani Kumar ha dunque smentito le parole del ministro degli Esteri Salman Khurshid, chiedendosi “come può il potere esecutivo dare garanzie sulla sentenza di un tribunale?”. Khurshid, ha aggiunto il ministro della Giustizia, “è anche un avvocato e sul perché abbia detto quelle cose, sta a lui rispondere”.

Quindi si torna all’inizio… nessuna certezza solo una mossa che potrebbe costare la vita a due militari… Nessuna responsabilità, nessun ministro che si dimette, la solita politica estera che l’Italia non ha mai saputo condurre in modo chiaro e dando notizie certe. Nella tragedia del Cermis abbiamo immediatamente riconsegnato i militari americani e le famiglie hanno ricevuto l’indennizzo da parte dello Stato Italiano che poi è stato solo risarcito al 75% dagli Usa. Ora che i nostri militari hanno sparato, su ordini, precisi, in acque internazionali, li mandiamo ad essere giudicati in India. In un paese incapace di fare giustizia sugli stupri di gruppo alle donne, noi affidiamo due militari in servizi che hanno fatto quanto richiesto… difendere la nave perché un’imbarcazione con “pescatori” che guarda caso si spingono oltre l’area di pesca perché disturbati dal passaggio di una nave ? Passano migliaia di navi, solo quella italiana li aveva infastiditi? O piuttosto i pescatori di tanto in tanto hanno un secondo mestiere? Sembra strano che pescatori si sporgano vicino a un’imbarcazione solo per avvisare che spaventano i pesci, le navi mercantili hanno una rotta ben precisa da rispettare, forse erano i pescatori ad essere fuori della loro area! Inoltre sapendo la paura che hanno i mercantili, e sapendo che a bordo ci sono militari pronti a sparare perchè i pescatori non hanno segnalato la loro volontà di voler soltanto   dare una segnalazione? Sarebbe bastato fare un cenno visibile per non trarre in inganno i nostri militari… ma tutto questo non è avvenuto! Troppe casualità… troppi equivoci… Ma l’Italia non è stata in grado di assicurare la sicurezza e la giustizia ai propri militari. Che Stato è quello che mette a rischio la vita di coloro che lo servono e lo difendono fino alla morte?

LA BARZELLETTA DEL MINISTRO INCAPACE NELLA TRAGEDIA DEI MARO’

salvatore-massimiliano-girone-latorre-marò-atterrati-india-tuttacronaca

Sarebbe lo spunto per un gag teatrale in un teatrino off, invece è la tragica storia di Salvatore e Massimiliano che sono dovuti tornare in India perchè l’Italia è stata incapace di fare una trattativa internazionale. Condannati ancor prima che da una sentenza, da un ministro degli esteri incapace a viaggiare sulla rotta Italia- India in continuazione. La grande vittoria urlata ai 4 venti da un esecutivo fantasma e dimissionario sarebbe che è stata evitata la pena di morte. E l’ergastolo? Lasciamo due militari marcire in carcere indiano a vita per aver eseguito un ordine?

Ora, fonti ufficiali, hanno reso noto l’atterraggio a New Delhi, dove Salvatore e Massimiliano ricominceranno a sperare… ma anche nei programmi di governo futuri non sembra interessare a nessuno la vita dei due militari. C’è la Germania a cui prostrarsi e le aziende a cui rispondere, c’è l’immigrazione da regolamentalizzare (indiani compresi che ci stanno giudicando per un reato commesso in acque internazionali) e poltrone da sistemare…

Intanto per martedì prossimo alla Camera, è prevista,  in un’ora ancora da definire (come se la questione fosse di secondo piano), l’informativa del governo sulla vicenda dei marò. A riferire dovrebbero essere il ministro degli Esteri e quello della Difesa. E’ quanto ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio.

Il volo infernale con atterraggio alle Azzorre! A bordo anche italiani.

lufthansa-azzorre-volo-tuttacronaca

Atterraggio di emergenza alle Azzorre, ieri pomeriggio, per un volo Lufthansa partito da Città del Messico e diretto a Francoforte. A bordo dell’aereo anche diversi italiani, come riferisce uno di loro che ha dato la notizia all’agenzia Ansa. I passeggeri, che fortunatamente non hanno subito conseguenze sono ancora bloccati alle Azzorre, come racconta la stessa fonte. “Partiti con 5 ore di ritardo per problemi tecnici a metà del volo si sono spente tutte le luci ed il comandante ha annunciato l’atterraggio di emergenza per fumo in cabina”, spiega.

“Abbiamo vissuto momenti di tensione quando, a metà del volo nel mezzo dell’Atlantico, si sono spente tutte le luci a bordo e dopo qualche istante il comandante dell’aereo – il Lufthansa LH499 – ci ha comunicato l’atterraggio di emergenza per problemi di fumo in cabina”, spiega un passeggero italiano raccontando l’accaduto.
Atterraggio avvenuto alla Azzore “dove siamo stati sistemati in alcuni hotel ma senza informazioni: siamo bloccati qui da ieri sera senza aver nessun tipo di indicazione su quando e con che volo potremo ripartire”, aggiunge sottolineando di non essere finora riuscito a mettersi in contatto con la compagnia tedesca ma di essere stato comunque contattato dal personale dell’Ambasciata italiana a Lisbona.

“Eravamo partiti da Città del Messico con quasi cinque ore di ritardo l’altro ieri notte”, continua il racconto spiegando che il ritardo era stato causato da problemi tecnici: “Prima -continua il testimone- ci avevano detto che c’era un problema ad un freno, poi un altro ad un portellone. E a causa di quest’ultimo che ha messo fuori uso una delle uscite di sicurezza, ci è stato comunicato che 8 file di sedili dovevano rimanere vuote, lasciando a terra 50 passeggeri”.

Dopo il decollo e a circa metà del viaggio che doveva portare i passeggeri a Francoforte, l’annuncio del fumo in cabina e la decisione di ‘scendere’ alle Azzorre dove il Boeing 747 è atterrato allo scalo di Lajes, nell’isola di Terceira.

Allarme al JFK: drone sfiora aereo Alitalia!

drone-alitalia-jfk-tuttacronaca

E’ ancora presto per capire di che tipo fosse il velivolo senza conducente avvistato dal pilota di un volo Alitalia ieri a pochi chilometri dall’aeroporto Jfk di New York. L’unica certezza è che stava volando a una distanza allarmante di 60 metri dall’aereo delle compagnia italiana, che in quel momento si preparava all’atterraggio. Lo ha comunicato l’Fbi in una nota mentre la Casa Bianca non ha rilasciato dichiarazioni sulla vicenda suggerendo di fare riferimento alla Federal Aviation Administration.

Stiamo chiedendo a tutte le persone che hanno informazioni sul velivolo o su chi lo pilotava di contattarci”, ha detto l’agente speciale dell’Fbi John Giacalone aggiungendo che “la nostra principale preoccupazione è la sicurezza dei passeggeri e del personale di volo”.

Newwhitebear's Blog

Poesie e racconti: i colori della fantasia

RunningWithEllen's Blog

Two sides of God (dog)

Que Onda?

Mexico and beyond

Just a Smidgen

..a lifestyle blog filled with recipes, photography, poems, and DIY

Silvanascricci

NON SONO ACIDA, SONO DIVERSAMENTE IRONICA. E SPARGO INSINCERE LACRIME SU TUTTO QUELLO CHE NON TORNA PIU'

Greenhorn Photos

A fantastic photo site

mysuccessisyoursuccess

Just another WordPress.com site

blueaction666

Niente che ti possa interessare.....

rfljenksy - Practicing Simplicity

Legendary Whining and Dining World Tour.

metropolisurbe

Just another WordPress.com site

Real Life Monsters

Serial killers and true crime

"ladivinafamiglia"

"Solo quando amiamo, siamo vivi"

Vagenda Vixen

*A day in the life of the Vixen, a blog about EVERYTHING & ANYTHING: Life advice, Sex, Motivation, Poetry, Inspiration, Love, Rants, Humour, Issues, Relationships & Communication*

lazylauramaisey

The Adventures of Danda and Yaya

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: