Quando la pasta è arte… pardon, scultura!

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Cosa si può realizzare con la pasta? Non solo le penne all’arrabbiata o gli spaghetti al ragù, ma anche vera e propria arte, anzi scultura. Per la Grande Giornata Mondiale della Pasta che si celebra ogni anno, fin dal 1995, il 26 ottobre, chef e scultori si sono impegnati in sculture estreme realizzate proprio grazie alle diverse forme della pasta… ed ecco quindi che nascono moto ed elicotteri, oltre naturalmente a sculture astratte.  Buon appetito artistico a tutti!

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Quando Halloween è d’autore!

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Quando Halloween è d’autore ovvero quando il costume viene copiato ai grandi classici della pittura. Dalla Gioconda di Leonardo Da Vinci, alla ragazza col turbante di  Jan Vermeer all’Uomo Mela di Magritte, fino alla ragazza afgana di Steve McCurry o al lanciatore di fiori di Banksy. Non solo horror, ma anche arte, una ricorrenza per giocare con se stessi e con i grandi miti artistici.

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Minorenni copritevi gli occhi: c’è un uomo nudo al museo!

turner-prize-tuttacronacaNudità celata agli occhi degli studenti. Anche se si tratta di una delle opere finaliste del Truner Prize. E’ quello che accade in Gran Bretagna dove l’opera di Damian Shrigley, dal titolo “Life Model”, obbliga le scolaresche che visitano Ebrington Barracks a Londonderry a utilizzare un’entrata diversa per non vedere la statua se gli insegnanti la ritengono inappropriati. “Life Model” è una delle opere che corre per il premio d’arte contemporanea riservato ad artisti britannici al di sotto dei 50 anni di età e rappresenta un uomo nudo che ogni tanto fa la pipì dentro un secchio.

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I disegni di Leonardo che tornano alla luce al Castello Sforzesco

castellosforzesco-leonardo-tuttacronacaAlla mano di Leonardo da Vinci si deve il pittura murale detta “Monocromo” della Sala delle Asse, del Castello Sforzesco di Milano, dove l’Opificio delle Pietre dure di Firenze è al lavoro per eseguire il restauro. E grazie a questo lavoro sono riapparsi frammenti di disegno del Leonardo: l’intonaco sul quale aveva lavorato, infatti, si trova sotto un certo numero di strati di pittura. Secondo gli esperti dell’Opificio, di questo intonaco sono recuperabili ampie aree mentre le analisi sulla volta, che hanno lo scopo di ricostruire l’impianto compositivo originale, stanno dando “risultati assai interessanti”. Quello che ci si augura è di riuscire a recuperare consistenti parti di decorazione originale. L’inizio dei lavori è stato preceduto da due anni di studio. Fino ad ora si sono utilizzati principalmente mezzi meccanici, come bisturi e martelline, per le prove di scopritura. In seguito si ricorrerà però all’utilizzo di altre metodologie, come ablatori a ultrasuoni, strumentazioni laser e prodotti chimici, a causa della particolare aderenza che caratterizza gli strati di pittura sovrapposti.

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Un vestito bianco… di latte! Il nuovo calendario delle pin-up

Calendario-modelle-latte-tuttacronacaL’idea è del fotografo polacco Jaroslav Wieczorkiewicz che si è ispirato ai procaci modelli di erotismo degli anni ’50 e, con le sue novelle pin-up, ha realizzato un calendario nel quale le giovani appaiono vestite interamente di latte. Pose, ambientazioni, trucco e pettinature. Il tutto è confezionato per regalare un tuffo nel passato, ma anche nella bianca bevanda. L’aspetto più incredibile è che per realizzare gli scatti non è stato utilizzato il computer: solo latte. Il fotografo, che vive a Londra, racconta: “Non è niente di magico, lavoriamo con delle fotocamere normalissime”. Il latte è stato lanciato su alcune parti del corpo delle modelle immortalando immediatamente l’effetto. Solo a questo punto è entrato in gioco Photoshop, che ha permesso di unire le varie parti e di creare così l’illusione che le ragazze abbiano dei vestiti “ricamati” con il liquido bianco.

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Il ragazzo che sfregia l’opera di Bansky

bansky-newyork-tuttacronacaSe a Roma i fondamentalisti cattolici imbrattano le opere d’arte che parlano di diritti degli omosessuali ed emancipazione femminile, a New York un ragazzo ha preso di mira le opere di Bansky, che in questo mese sta decorando gli spazi della Grande Mela con la sua serie di graffiti Better Out Than In (Meglio fuori che dentro). La mostra a cielo aperto sembra non riscuotere il successo sperato e non sono stati risparmiati gli atti vandalici. Alcuni scatti hanno infatti immortalato un giovane che si avvicina a una delle opere dell’artista simbolo della street-art e scrive con una bomboletta spray sulle figure con l’intento d coprire l’opera. Sono i passanti a notare il gesto, avventarsi su di lui per fermarlo e chiamare la polizia. Ma nonostante la solerzia dei cittadini, il ragazzo riesce a svincolarsi e darsi alla fuga: lo sfregiatore ha così riconquistato la sua libertà.

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“Sono stupito che Crozza smentisca se stesso”, così il giornalista del Mesaggero

 

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“Sono stupito che Maurizio Crozza smentisca se stesso e le cose che analogamente ha detto davanti a una platea di tre milioni e mezzo di persone come quella di Ballarò”. Così Alberto Guarnieri, giornalista de Il Messaggero che reagisce dopo la smentita del comico avvenuta a mezzo Facebook  nella quale Crozza, tra le altre cose, affermava: “Mi stupisco molto nel leggere un’intervista totalmente inventata e valuterò l’opportunità di adire le vie legali”. Sempre Guarnieri afferma  “Vorrei anche precisare che non si tratta di un’intervista, come ho scritto, ma di un colloquio”.

Sulla frase “che ha tanto colpito Crozza – dice Guarnieri -, ovvero Vedo che nel mirino finiscono solo artisti considerati di sinistra devo ammettere che non mi è stata riferita direttamente da lui, ma da una persona a lui molto vicina dopo un colloquio con Crozza stesso. E si poteva comunque evincere anche dalla battuta del comico durante Ballarò, quando rivolgendosi al conduttore Giovanni Floris dice Giova, la prossima volta tocca a te. Tutti gli altri virgolettati invece li ho registrati”.

E Guarnieri sottolinea anche: “Non ho fatto nessuno scoop dato che tutto quello che ho riportato era già stato detto da Crozza durante la copertina di Ballarò. Quasi le stesse identiche parole”.

Il nuovo contratto di Crozza a La7.

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Maurizio Crozza e La7 il matrimonio è fatto e lo ha annunciato Urbano Cairo in una conferenza stampa che si è tenuta a MIlano. Dopo le polemiche che hanno interrotto la trattativa con la Rai ora il comico ha rinnovato con l’emittente di Cairo un contratto di durata triennale «in esclusiva totale», fatti salvi però gli impegni che già il comico ha: quindi Crozza può continuare ad intervenire alla trasmissione“Ballarò” della Rai.

Il cachet del comico e imitatore per il nuovo contratto al momento non viene reso noto e, dopo le otto-nove puntate dello show, già previsto sulla rete di Cairo in autunno, Crozza inizierà un programma, sempre su La Sette, a partire dalla prossima primavera.

Beppe Caschetto, l’agente del comico-imitatore, ha riferito che «Crozza nell’ipotesi di un programma in Rai avrebbe percepito 110 mila euro a puntata: le cifre enormi che sono state dette non attengono alla realtà» e ha aggiunge che «per ogni intervento a Ballarò riceve un compenso modesto: 2.500 euro a puntata».

«C’è stata una trattativa con tutte le piattaforme generaliste italiane, l’offerta di Mediaset è stata importantissima – aggiunge Caschetto durante la conferenza stampa a Milano nella quale è stata annunciata la conferma di Crozza per La7 – ma Urbano Cairo è quello che lo ha voluto davvero, gli altri lo volevano ma…».

Arriva la smentita di Crozza all’articolo de Il Messaggero!

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Arriva la smentita di Maurizio Crozza all’articolo de Il Messaggero. Il comico su Facebook dichiara di non aver mai rilasciato alcuna intervista al quotidiano romano. Secondo il comico quindi le dichiarazioni riportate nell’articolo di  Alberto Guarnieri, non corrisponderebbero alle sue parole.

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Quelle polemiche di Crozza e gli artisti di sinistra

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Il contratto è saltato, ma le polemiche  sembrano appena sbocciate! Ora a parlare è il diretto interessato: Maurizio Crozza. Il comico ligure si è sfogato sulle pagine de Il Messaggero:

“Vedo che nel mirino finiscono solo artisti considerati di sinistra…”

Secondo il comico, dunque, gli attacchi di Renato Brunetta, erano rivolti a colpire gli artisti e gli intellettuali di sinistra… Può essere una giusta ricostruzione, ma chi altro avrebbe dovuto attaccare Brunetta visto che la cultura di destra, almeno televisiva, è così difficile da trovare?  Brunetta quindi deve aver preso di mira gli intellettuali di sinistra perché  ha trovato solo quelli, perché forse sono davvero gli unici che esistono in Italia… Ora, tornando a Crozza è corretto e ragionevole che tutti abbiano la giusta  ricompensa… A ciascuno secondo i suoi meriti… Ma é  principio base  anche quello che un’azienda non può stare in perdita perché altrimenti fallisce… E poi c’è un Italia in crisi… E senza voler fare i moralisti suona male, come dire…  sembra  brutto, che proprio i campioni, i cavalieri –  che nell’immaginario collettivo vanno ancora  lancia in resta a denunciare le ingiustizie  e a portare avanti i  diritti dei deboli – finiscano poi per avere retribuzioni così elevate, così da ricchi…  Ma seguitiamo a leggere Crozza su Il Messaggero…

“C’è l’intento di colpire artisti e intellettuali di sinistra, lui dice, il tutto senza tenere conto dei benefici, in termini di audience, che l’accordo avrebbe potuto portare alla televisione pubblica”.

E  a questo proposito, sempre sulle pagine del quotidiano romano, il comico ritorna sulla “parabola del maiale”

“Per l’azienda – spiega – potevo essere come il maiale per il macellaio: un investimento redditizio”.

E poiché l’intesa Rai-Crozza prevedeva, nei prossimi tre anni, 22 puntate in prima serata al costo ‘chiavi in mano’ di 450 mila euro ognuna, al comico genovese sarebbero andati complessivamente 5 milioni di euro. E,  a questo proposito lui prosegue:

“È giusto controllare i costi della Rai. Ma io controllerei anche i ricavi. Perché, se un salumiere spende dei soldi per comprarsi un maiale, poi se lo tiene perché si affeziona? No. Il maiale è un investimento. Sul maiale il macellaio ha un progetto: ci fa i salami. Li vende e ci guadagna. Io, forse forse, avrei potuto essere il maiale di Raiuno. Da me – aggiunge riferendosi alle varie possibilità di lavoro vagliate con viale Mazzini – potevano tirar fuori anche due coppe e un pregiato culatello”. Ma “forse sbaglio”, aggiunge ironico. “D’altra parte io non sono un Nobel mancato come Brunetta, sono solo un Raiuno mancato. E infatti, nel dubbio, ho preferito farmi da parte”.

Quello che dice Crozza è pienamente condivisibile, ma allora facciamoli questi conti e facciamoli bene e prima di stipulare i contratti, senza  limitarci a enunciarli. Se poi i conti sono già stati fatti, fateli conoscere a noi e al Prof. Brunetta… Perché ci sono modelli economici che consentono di valutare esattamente i costi e i benefici, ma non prendendo genericamente in esame solo  l’audience, che si sa, porta pubblicità, ma  comunque  è uno solo dei molti parametri che si possono prendere in considerazione.   Se poi il beneficio  per la Rai – e quindi per i cittadini –  è superiore al compenso di Crozza  può diventare giustissimo darglielo, rendendo  estremamente facile ricacciare indietro tutte le accuse di Brunetta.

Tutto il resto é chiacchiera ed anche, perdonateci, noia.

Aggiornamento 17 ottobre 2013 ore 14.18:

Maurizio Crozza con un messaggio postato su Facebook smentisce categoricamente l’articolo de Il Mesaggero.

Bansky, i graffiti e un camion di peluche al macello

bansky-tuttacronacaHa fatto la sua apparizione per la prima volta lo scorso giovedì pomeriggio nella zona di South Brooklyn, a New York, un camion che non passa certo inosservato: trasporta peluche che si affacciano per urlare il dolore degli animali condotti al macello. L’ideatore è l’artista di strada inglese Bansky, che in questo mese d’ottobre sta vivacizzando la già caotica città di New York. Era stato lo stesso artita ad annunciare, in un post datato 11 ottobre, l’arrivo di Sirens of the Lambs, “un camion di consegna dei mattatoi che girerà per la zona dove si confeziona la carne e poi per tutta la città per le prossime due settimane”.

In visita nella Grande Mela per tutto il mese, Bansky si è però lamentato del velocissimo sviluppo edile di New York che starebbe rovinando i suoi piani: realizzare un’opera al giorno fino alla fine del mese. “La maggior parte degli spazi vuoti che avevo pensato di usare per i miei graffiti sono stati occupati da costruzioni”, ha scritto in una mail al tabloid Village Voice. Ma perchè scegliere proprio questa metropoli? “L’ho scelta per il traffico e per la grande quantità di posti nascosti. Potrei essere in posti diversi, a Mosca o a Beijing, ma lì la pizza non è buona come qui”. La serie dei graffiti s’intitola Better Out Than In (Meglio fuori che dentro) e fa riferimento a una dichiarazione di Cézanne secondo il quale “Tutti i dipinti realizzati all’interno, in uno studio, non saranno mai belli come quelli realizzati all’esterno”. C’è solo da incrociare le dita e augurarsi che continui a trovare i luoghi adatti alle sue opere, che già fanno impazzire i newyorkesi.

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Sbirciando oltre lo schermo: sul set de Il Padrino

ilpadrino-set-tuttacronacaE’ il fotografo Steve Shapiro il privilegiato che ha avuto la fortuna d’introdursi sul set del film Il padrino di Francis Ford Coppola e immortalare alcuni momenti delle riprese, permettendoci così di sbirciare oltre quello che si vede al cinema. Shapiro ha colto l’opportunità per ritrarre tanto momenti che sono vere e proprie icone della cinematografia che squarci di “vita reale” del cast, come una sessione di trucco di Marlon Brando o lo stesso che ringrazia i presenti che lo applaudono al termine di una scena. Vi presentiamo 10 delle immagini che il fotografo ha raccolto nel volume edito da Taschen The Godfather Family Album, e pubblicate dall’HuffPost Arts.

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Jack, l’artista canino emergente: all’asta su eBay la sua prima opera!

arte-jack-scarpa-tuttacronacaIl concetto di arte è sicuramente molto personale. Talmente tanto che si può riconoscere il talento anche là dove nessun altro riesce a coglierlo. Come fa il padrone di Jack, un dalmata di due anni che vive in Virginia. Se il patentino di artista uno se lo assicura vendendo il primo pezzo… questo simpatico cagnolotto sicuramente se l’è meritato. Infatti su eBay è stata venduta una sua opera, a 150 dollari. Di tratta di una “Scarpa Cole Haan a coda di rondine mezzo masticata di artista canino emergente” (solo scarpa sinistra). L’offerta è arrivata da un collezionista, che a quanto pare, al padre dell’amico a due gambe di Jack, ha riconosciuto la genialità di Jack. Con l’opera, ha spiegato il venditore, sarà incluso anche un certificato di autenticità e la cessione dei diritti di immagine. Purtroppo al momento non è possibile ammirare un’intera collezione di opere di questo “artista canino emergente”: si trovano tutte nella sua abitazione, dov’è solito “lavorare” anche con cdispositivi elettronici, divani e fogli a brandelli!

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Il lago che trasforma gli animali in statue

animali-calcificati-tuttacronacaDà i brividi il paesaggio nel quale si è imbattuto il fotografo Nick Brandt in Tanzania, sulle rive del lago Natron: sparse sul terreno, c’erano carcasse di animali calcificate, come se fossero statue. Lui stesso ha spiegato, nel suo nuovo libro fotografico Across the Ravaged Land: “Non si conoscono le cause della morte (di questi animali), ma sembra che la sueprficie estremamente riflettente del lago li abbia confusi facendoli precipitare in acqua.” Nel lago, prosegue il fotografo, si trovano natron (carbonato idrato di sodio) e sale in alta densità. Questi due elementi provocano la calcificazione degli animali, che restano perfettamente conservati. Il lago Natron è altamente inospitale per la vita, ad eccezione che per un certo tipo di alghe e per la riproduzione del fenicottero nano. Riguardo le foto scattate nel 2010 e nel 2012, Brandt ha spiegato all’Huffington Post che “Non c’era modo per spostar loro un’ala o girare la testa per avere una fotografia migliore. Erano come sassi. Quindi quello che ho fatto è stato metterli tra i rami o le rocce.” Questo per approfondire il contrasto tra la vita e la morte: le “statue” in posizioni corrispondenti a quelle che assumevano in vita. Across the Ravaged Land è il terzo volume di una trilogia con cui Brandt ha voluto documentare la scomparsa della vita animale in Africa.

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Quando la facciata di un edificio… scivola giù!

casa-facciata-scivola-tuttacronacaUn muro dalla proprietà elastiche? La facciata di un palazzo che scivola dolcemente verso il basso incurvandosi e lasciando scoperto l’ultimo piano? Nessun “miracolo” di struttura. La parete curva, infatti, altro non è se non l’installazione di un designer inglese, Alex Chinneck. Il nome dell’opera è “From the Knees of my Nose to the Belly of my Toes” (“Dalle ginocchia del mio naso alla pancia dei piedi“), per creare la quale il consiglio comunale ha permesso al 28enne di utilizzare una proprietà vacante da 11 anni.L’installazione ha richiesto quasi un anno tra realizzazione e ricerca di imprese che donassero i materiali necessari. Si tratta però di un’opera “a tempo”: l’edificio, che si trova nella località balneare inglese di Margate, resterà così per 12 mesi. Dopo, la demolizione. Spiega il designer: ”Ho voluto utilizzare semplici piaceri dell’umorismo, illusione e teatro per creare un’opera d’arte che può essere compresa e apprezzata da qualsiasi spettatore“.

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Bonduelle sposa il patrimonio artistico: fondi per la Chiesa degli Artisti

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E’ stata presentata a fine maggio la nuova marca  “Gli Orti per l’Arte” che comprende Lattughino, Rucola, Songino, Iceberg, Cuor di Lattuga, Mista (un mix di Cicoria, Pan di Zucchero, Radicchio rosso tondo, Riccia e Scarola) e Misticanza (con Lattughino rosso e verde, Rucola, Spinacino e Lattuga Romana), con questa linea Bonduelle ha deciso di valorizzare il patrimonio artistico italiano. In particolare il progetto aiuterà a co-finanziare  il restauro della chiesa Santa Maria in Montesanto, una delle due chiese all’imboccatura di piazza del Popolo a Roma, la cosiddetta “Chiesa degli Artisti”.

Come riporta il Fatto Alimentare:

Verranno devoluti 300mila euro che serviranno al recupero degli affreschi e della pavimentazione della Sacrestia e della Cupola dell’importante Basilica del seicento. Alla base del progetto l’ambizioso obiettivo di creare una sinergia tra l’industria agroalimentare e i beni culturali del territorio italiano.

Quel “negozio” di Prada in mezzo al deserto che rischia di essere distrutto

prada-deserto-tuttacronacaNel desrto del Chihuahua, in Texas, dove i passanti sono asinelli e qualche sporadico automobilista, sorge una vetrina di Prada. Siamo sulla Route 90 a pochi chilometri dalla cittadina di Valentine ed è qui che sorge il negozio che espone borse e scarpe della nota marca. Inaugurato nel 2005, ora rischia però di chiudere a causa di una legge texana che risale al ’65 per la quale la piccola costruzione costituirebbe una “pubblicità illegale”. Come mai? Il “negozio” non è tale, semmai si tratta di un’installazione artistica chiamata “Prada Marfa” e ideata dai danesi Michael Elmgreen e Ingar Dragset. Costata 80mila dollari, l’opera, che non verrà riparata in caso di danni da agenti atmosferici, ha richiamato numerosi turisti nonostante lo “store” sia eternamente chiuso. In esposizione, borse e scarpe selezionate personalmente da Miuccia Prada dalla collezione autunno/inverno del 2005. A protezione dell’installazione, una serie di telecamere di sicurezza che hanno il compito di evitare eventuali furti e atti di vandalismo. Un simile episodio si era infatti verificato pochi giorni dopo la sua inaugurazione, quando il “negozio” è stato danneggiato e gli articoli presenti al suo interno sono stati trafugati. Ora però il Dipartimento dei Trasporti del Texas sta valutando la possibilità di radere al suolo l’installazione perché nessuno dei suoi autori ha mai chiesto l’autorizzazione per porre una pubblicità ai bordi della Route 90. Michael Elmgreen si è rifiutato poiché non la ritiene tale: “Costruire un negozio nel deserto – ha detto al New York Times – per noi rappresenta una critica all’industria del lusso”.

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Quando sul ponte… spunta un arcobaleno!

ponte-arcobaleno-tuttacronacaE’ arrivato un arcobaleno di colori sul ponte di Williamsburg, a New York, dove l’artista di strada di Minneapolis, Hottea, ha deciso di lasciare la sua firma mentre si trovava in visita alla Grande Mela. L’artista ha dato vita a un’installazione di fili colorati tra le recinzioni della passarella pedonale del ponte. L’opera è stata accolta con entusiasmo dai passanti, come solo un arcobaleno che spunta all’improvviso è in grado di fare.

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Gira nel museo con finta pistola e proiettili a forma di pene. Pestato

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Un uomo di 73 anni, Bengt Andersson, durante una mostra d’arte che si è svolta presso a galleria Rönnquist e Rönnquist di Malmö, in Svezia, girava per l’esposizione con una una finta pistola i cui proiettili sono a forma di pene. In quelle sale c’era anche il famoso vignettista Lars Vilks, colui che nel 2007 divenne una “star del fumetto” raffigurando  il profeta Maometto in maniera considerata offensiva dai musulmani. Le guardie del corpo che dovevano proteggere l’uomo hanno pensato a un attentato e si sono avventati contro Andersson. L’uomo è stato pestato e sono occorsi 5 ore  di ospedale per curare il 73enne dalle lesioni procurategli dalla lotta con la scorta di sicurezza di Lars Vilks. Andersson ha spiegato:

Non avevo idea che Vilks era lì. Come facevo a saperlo? Volevo solo mostrare la mia arte.

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La sua pistola doveva quindi essere solo un oggetto artistico e non un’arma. Un funzionario di polizia si è giustificato così:

Gli agenti, quando vedono un arma devono intervenire per proteggere Vilks che rischia la vita

Andersson ha presentato una denuncia per violenza eccessiva contro le guardie che lo hanno arrestato.

“Tramonto a Montmajour”: scoperto un nuovo quadro di Van Gogh

nuovo-vangogh-tuttacronacaS’intitola “Tramonto a MontMajour” un dipinto che non era mai stato attribuito, fino ad ora, al pittore olandese e che andrà aa addiungersi alla collezione del Museo Van Gogh di Amsterdam. Il “nuovo” dipinto del maestro olandese Vincent Van Gogh sarà esposto a partire dal 24 settembre.  E’ stato il dipinto “Arles, le rocce”, dipinto nel 1888 dal maestro utilizzando la stessa tela e lo stesso fondo, ad aver aiutato gli studiosi nell’attribuzione del “Tramonto. Così come “Raccolto a La Crau – Montmajour sullo sfondo”.

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Lo sventurato giornalista manda in frantumi un’opera d’arte

impronta-frantumi-tuttacronacaA Lugano, comune svizzero nel Canton Ticino, nel noto spazio espositivo Meno Uno sabato sera si è svolto un vernissage: a catturare gli sguardi, le 30 nuove opere della Collezione Giancarlo e Danna Olgiati. Tra le altre, “Impronta”, opera dello scultore Luciano Fabro datata 1962-1964. Proprio questa è stata urtata da un giornalista della radio svizzera che, in un fuoriprogramma che ha fatto calare il gelo nello spazio dell’esposizione, è caduta frantumandosi in mille pezzi non recuperabili. impronta-fabro-tuttacronacaI vetri del disco trasparente con al centro un’impronta erano il frutto del lavoro di Fabro, uno dei massimi esponenti dell’avanguardia italiana del XX secolo e in particolare dell’arte povera. L’artista concettuale e scultore e scomparso a Milano nel 2007: secondo la curatrice del Museo cantonale d’arte che gestisce gli spazi espositivi, il valore dell’opera andata in frantumi era inestimabile.

Il trasporto diventa opera d’arte a Stoccolma

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Il servizio è efficiente, 110 km percorsi nei weekend 24 ore su 24 e nei giorni feriali fino all’1 di notte, i vagoni immacolati e i treni puntuali. La metropolitana di Stoccolma ti fa pensare di essere su un pianeta alieno e non solo per pulizia ed efficenza ma per le opere d’arte che sin dagli anni ’50 hanno trovato collocazione nei tunnel della metro.

Le immagini riprodotte sono dalla stazione del Central Kungsträdgården. Sono opera di Ulrik Samuelson, che oggi ha 78 anni e ha ridisegnato la stazione nel 1977. Ulrik, che ha al suo attivo mostre a Parigi e a New York, è via via diventato un vero e proprio specialista: ha progettato gli addobbi di altre fermate della subway. Ma Central Kungsträdgården rimane una delle sue preferite. Ulrik ha creato una specie di paese delle meraviglie sotterraneo, un mix di colori, quasi psichedelico inframezzato qua e la da reminescenze classicheggianti, che altro non sono che i resti di un palazzo Seicentesco che un tempo dominava lo scenario soprastante l’attuale sottopasso. Dopo dieci anni, ha aggiunto al tutto statue e frammenti di un altro storico distretto della capitale svedese, che era stto demolito.  La filosofia, appunto, è stata quella di rendere vivibile anche questa parte di Stoccolma, “diventata uno spazio molto importante nella vita degli abitanti”, spiega Samuelson. “E’ il nostro foro romano, foro di Stoccolma”, spiega con orgoglio Johanna Malmivaara, una guida che porta gruppi di turisti nei sotterranei della subway.

Perché non aprire questi spazi all’arte, perché non far vivere quei muri grigi  donandogli il colore e le forme di un percorso sotterraneo che sia anche una gioia per gli occhi? Perché non iniziare a valorizzare l’arte in qualsiasi forma essa si voglia esprimere e non solo rilegandola in spazi a lei dedicati? Forse perché in Italia i muri verrebbero imbrattati con altre mille scritte, forse perché prima bisognerebbe pensare a un servizio efficiente non a delle stazioni fatiscenti piene di infiltrazioni, forse perché  prima bisognerebbe avere una linea metropolitana che non vada a singhiozzo e su cui poter fare affidamento non solo nelle ore di punta. Bisognerebbe pensare in grande, spendere le risorse e non fare spending review, bisognerebbe avere il coraggio di investire… sulle persone!

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I paesaggi da mordere: Foodscapes di Carl Warner

Carl-on-Lettuce-Seascape-tuttacronacaQualche volta s’ispira anche ai ritratti di Arcimboldi o alle nature morte dei fiamminghi, ma poi all’interno delle opere di Carl Warner, uno degli artisti mondiali più talentuosi del momento, si sentono anche gli echi delle tecniche della digital art che servono a creare effetti surreali.

E così le foglie di radicchio, la lattuga, i chicchi di creali servono per creare paesaggi emozionanti da attraversare con un treno al cioccolato o da osservare dalla muraglia cinese di ananas!

Ecco una galleria tutta da mordere:

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Il quadro che ipnotizza il web!

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E’ molto popolare in rete il quadro intitolato “Michael’s Gate” e molti credono che quel dipinto, visto da pochissimi dal vivo, sia ipnotico. Non a caso a realizzarlo è Hypnos, al secolo Gilberto Di Benedetto, artista romano che si definisce “l’ultimo vero pittore surrealista”. Chi fosse curioso di verificare se davvero “Michael’s Gate” è ipnotico può recarsi a Montecarlo per avere un’esperienza diretta con il dipinto. Da tempo numerosi esperti cercano di chiarire il concetto di quadro ipnotico e molti ritengono che non si tratti di una vera ipnosi.

 

La Tape Art: quando per fare arte… si usano i nastri!

tape-art-tuttacronacaBasta del nastro adesivo o quello delle vecchie cassette per creare delle opere d’arte, come si può vedere anche nel sito della Tape Art Society che riunisce in rete i migliori esempi di questa disciplina che s’immette nel filone della street art. Alcuni nomi di questi originali artisti? Erika Iris Simmons fa un tributo alla cultura pop e alle sue icone con uno dei suoi oggetti più rappresentativi: le musicassette e i VHS. Anna Dominguez, uno dei nomi più rappresentativi di questa corrente, spiega all’HuffingtonPost spagnolo: “Cercavo qualcosa diverso dal solito, oltre il linguaggio tipico della pittura o del disegno. La Tape Art offre tutte le possibilità di un’arte che praticamente nessuno fa più. Questo fa sì che il mio lavoro sia apprezzato come qualcosa di unico e originale”. Max Zorn utilizza invece il nastro adesivo marrone per creare opere che riescono a essere realiste come delle fotografie mentre la tedesca Monika Gryzmala utilizza il nastro per creare delle installazioni all’interno delle gallerie d’arte. Infine El Bocho, artista che lavora a Berlino, ha iniziato a lavorare per le strade a metà degli anni ’90 e i suoi progetti sono tra i più ambiziosi: è l’autore dell’opera di Tape Art più grande del mondo: ha utilizzato 15mila metri di nastro adesivo per coprire più di mille metri quadrati dello Stadtbad Wedding, nella capitale tedesca.

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Ma la Tape Art può essere rappresentata anche dal fotografo Wes Naman, che utilizza il nastro adesivo per “modificare” i suoi modelli:

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Mostra di Venezia al via… ma l’arte ha già invaso la città

breath-venezia-biennale-tuttacronacaInizia domani la 70 Mostra del Cinema di Venezia ma già stasera avrà luogo la pre-apertura con la proiezione, alle 20.30 all’Arena di Campo San Polo, del capolavoro di Francesco Rosi Le mani sulla città, film vincitore del Leone d’oro 50 anni fa. Ma se il Lido si riempirà di stelle del cinema da domani, i grandi nomi del panorama artistico hanno già cambiato l’aspetto di strade e spazi pubblici. E’ in scena infatti la Biennale di Venezia e, come ogni anno, non mancano le polemiche. Tra le performance che si sono viste, anche quella di una Milla Jovovich, rinchiusa in una cassa di plexiglas trasparente , che ha incarnato la perfetta shopping-addicted per l’opera di Tara Subkoff dal titolo Future/Perfect.

Ma in questa edizione, ad attrarre il maggior numero di visitatori è l’artista cinese Ai Weiwei: con le sue sculture ha ricostruito gli 81 giorni che passò rinchiuso in una prigione segreta gestita da unità paramilitari, evento che destò molto scalpore a livello internazionale. Da parte sua, l’inglese Marc Quinn ha scelto la piazza davanti a San Giorgio Maggiore per esporre la sua scultura alta 11 metri “Breathe”. L’opera ritrae una donna nuda e all’ottavo mese di gravidanza.

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Di salto in salto… il capodoglio dà spettacolo nel mare ligure

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Gli spettacolari salti del capodoglio sono stati immortalati a Capo Mele nel mare ligure dai documentaristi di Artescienza durante la campagna Prometeos – IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura), a bordo dell’unità di ricerca dell’associazione Menkab: il respiro del mare. Obiettivo del progetto è lo studio dei canyon e delle montagne sottomarine e il loro effetto sui grandi predatori come balene e delfini… ma oggi a dare spettacolo è stato il capodoglio!

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L’uomo sfrattato a causa di Bansky: ora l’artista gli paga affitto e bollette

bansky-tuttacronacaSe vivi all’interno di un serbatoio d’acqua sulle colline di Los Angeles e un artista sceglie proprio la tua “casa” per lasciare un segno del suo passaggio… rischi di ritrovarti senza un tetto sopra la testa. E’ quanto accaduto all’americano Tim Walker, che dimorava in un serbaoio posizionato proprio davanti all’Oceano Pacifico. Bansky, vedendo la struttura, vi ha posto la sua firma scrivendo ”Sembra quasi un elefante”. Era il febbraio 2011 e l’artista inglese, affascinato dalla struttura, ha voluto decorarla con una scritta. Solo che in breve il serbatoio è diventato un’opera d’arte e i proprietari hanno sfrattato Walker. Ma, rivela il quotidiano britannico The Indipendent, l’artista ha provveduto ad aiutarlo: gli ha infatti ragalato la somma per pagare l’affitto di un appartamento e un anno di bollette

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Nell’indifferenza totale chiude il museo di Antonello da Messina

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Nell’indifferenza totale chiude il museo dove è conservata una delle opere più celebri e ammirate del Rinascimento italiano:  il Ritratto dell’Ignoto Marinaio di Antonello da Messina. Il quadro, conservato al  Museo Mandralisca a Cefalù, è quasi l’apoteosi dell’uomo siciliano. Un’icona di cui non si conosce il committente e che ancora incanta per quel sorriso enigmatico che ne fa uno dei migliori esempi di ritrattistica del pittore siculo. La luce, il richiamo ai modelli fiamminghi, la forte carica psicologica rendono poi l’opera un unicum ( su cui a lungo si è dibattuto che ancora oggi andrebbe approfondito visto che i dubbi permangono e ancora non si è certi che si tratti di un marinaio, ma c’è chi propende per l’ipotesi che si tratti un nobiluomo) che verrà sottratto ai turisti e ai visitatori. E’ stato Vittorio Sgarbi dalle pagine del suo blog a lanciare l’allarme:

“Nell’ignoranza generale, che rappresenta la vera decadenza dell’Italia del nostro tempo, può capitare che un meraviglioso ciclo di affreschi di un grande maestro del ‘400, che prende il nome dal suo paese – maestro di Cercenasco – sia lasciato deperire con infiltrazioni d’acqua e vistosi sollevamenti dell’intonaco, mentre a poche decine di metri si progetta e realizza una rotatoria con una orripilante scultura alta 5 metri, e si affida a un artista alla moda, Paolo Grassino, il disegno dei tombini, delle fogne, con una spesa superiore a quella che occorrerebbe a conservare gli affreschi”.

Lo stesso critico d’arte in un’altra parte del suo articolo denuncia:

“Chiudere un Museo è sempre una sconfitta, ma tanto più lo è se dentro al Museo vi è una delle opere più celebri e ammirate del Rinascimento italiano”

E ancora:

“Quale autorità penserebbe, a Milano, di decidere o di consentire la chiusura del Museo Poldi Pezzoli? Ma in Sicilia questo può accadere, ed è il più evidente segno delle lacerazioni e delle ferite della mafia. A parole si combatte la mafia, intanto si chiude un Museo così straordinario nella bellissima e turistica Cefalù”.

Poi l’attacco di Sgarbi è diretto:

“Ma non si vergogna Crocetta? Ha speso energie per contrastare i radar nelle basi americane per demagogia e retorica ed è stato del tutto sconfitto. Ma non si è preoccupato di fare ciò che la sua coscienza doveva imporgli: fare qualunque cosa per impedire questa serrata che umilia la cultura nei luoghi simbolici, con tutto il parlare che si fa della formazione dei giovani. Ma non importa a nessuno: tutte parole vane. Nessuna idea, nessuna consapevolezza dei valori che s’invocano per puro vaniloquio. Il Museo è ricco di collezioni: oltre alla Pinacoteca, una sezione archeologica, una raccolta malacologica, una collezione di monete e un arredo di mobili e oggetti pregevoli. Il Museo è anche ricercato, nonostante la cattiva politica turistica. Ed è visitato da circa 20 mila persone l’anno. È importante osservare che, nel testamento, il fondatore, il barone Enrico Piraino, nel pieno fervore di ideali risorgimentali, espresse programmaticamente l’intendimento di legare alla città le sue raccolte allo scopo di favorire la formazione di una classe popolare cittadina colta ed evoluta (come nei decenni si è dimostrata la popolazione di Cefalù). Responsabile e cosciente. Era una dimostrazione, anche politica, della posizione del barone Piraino, rispetto alla tradizione aristocratica degli eruditi siciliani. E a tal punto credeva in questi principi, d’aver disposto, a fianco del museo, la creazione di un Liceo e di una scuola serale, mantenuti con i suoi propri beni. Il Museo era quindi, con la biblioteca, il deposito di un sapere, vario ed esemplare, nel quasi totale vuoto d’istituzioni scolastiche a Cefalù e nelle cittadine vicine (con 4 abitanti su 5 analfabeti). Il Liceo Mandralisca fu dunque una emanazione del Museo; e il nesso così forte che le materie d’insegnamento e il personale scolastico erano stati indicati nel testamento del fondatore con grande precisione. Nacque così la «Fondazione scolastica Mandralisca», che adottò i dipinti e gli oggetti della Pinacoteca comunale. Una storia esemplare, consacrata, nella letteratura, da Guido Piovene nel suo Viaggio in Italia, e da Vincenzo Consolo, con il libro Il sorriso dell’ignoto marinaio ispirato al dipinto di Antonello. Di quella civiltà e di quella cultura, nella coscienza degli attuali amministratori, non rimane più niente. Fumo e falsa lotta alla mafia”.

E proprio sul problema della lotta alla mafia il critico si sofferma:

“In Sicilia occorre inventare il contrasto con le mafie praticandone lo stesso modello d’ignoranza e d’insensibilità, come ha dimostrato, proprio a Cefalù, con inaccettabile retorica Manfredi Borsellino, senza rispettare neppure i nobili insegnamenti e riconoscimenti materni. Con il suo ministro Alfano, ha contrastato la mia presenza a Cefalù. Ne vediamo oggi i risultati e gli imperdonabili errori. Io avevo tentato di riaccendere l’attenzione, nell’indifferenza delle istituzioni, sul Museo Mandralisca, segnalando nel Museo un altro capolavoro: una Vanitas di Angelo Caroselli, originale ed eccentrico pittore caravaggesco. Tutto inutile e cieca indifferenza da parte della Regione. Il presidente Crocetta non sente la responsabilità del Museo Mandralisca, con la sua eredità culturale e morale, ma si sente minacciato dalle proteste dei rappresentati del Movimento Cinque Stelle. E l’uno e gli altri conoscono soltanto la retorica e non hanno nessun interesse e sensibilità per una così grave umiliazione per la città di Cefalù. Vivono, l’uno e gli altri, di retorica. Parlano per astrazioni, non hanno coscienza dei valori”.

E poi naturalmente lo sguardo si amplia a livello internazionale:

“Crocetta non si rende conto che, come lo stato di Pompei, la notizia della chiusura del Museo Mandralisca e della sottrazione di Antonello, indignerà il mondo, se questa notizia uscirà dai confini delle cronache locali e nazionali. Provvederò a trasmetterla oltre che all’Ansa, alla Reuters e alla Bbc. E se Crocetta non avrà capito, perso nei fumi dei suoi stereotipi, rischierà di cadere, non per i radar delle basi americane, non per le contestazioni del Muos, ma per non aver garantito la dignità e l’apertura del Museo Mandralisca. Suo primo e trascurato dovere”.

L’arte con le radici! Vanno in scena sculture con piante e siepi

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L’arte è in continuo divenire e perché quindi non usare piante e siepi per riproporre sculture? Dalle radici alle foglie tutto diventa forma artistica in questi animali immaginari, negli strumenti musicali, nelle scene di vita ritratti da ammirare al Mosaiculture Internationales Montreal, in Canada.

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L’arte della pizza: il ritratto al pomodoro e mozzarella

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Fare la pizza è un arte, ma perché non fare l’arte della pizza? Questo è quello che deve aver pensato Domenico Crolla, pizzaiolo/artista scozzese di Glasgow, ma con chiare origine italiane.

E così a suon di pennellate di pomodoro e mozzarella ha creato i ritratti di volti noti del cinema, dello sport e della cultura. Il primo divo a finire nel forno su Bruce Lee: un omaggio che l’uomo volle donare a sua figlia Shannon. Da lì poi l’idea è stata portata avanti e sono stati molti i vip a finire nel forno a legna della pizzeria di Crolla.

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La chiesa “convertita” in loft contemporaneo

chiesa-trasformata-tuttacronacaPrandere una chiesa e trasformarla in un loft contemporaneo con successo. A riuscire nell’impresa è stato lo studio Zecc Architects di Utrecht che ha convertito l’ex chiesa di Sain Jakobus mantenendo la navata centrale come punto focale e sviluppando il resto dellla struttura, aricolata su vari livelli, negli spazi laterali che ora ospitano piccoli studio o mini salotti dedicati alle più svariate attività. Un’ottima e coraggiosa scelta, quella degli architetti, che ha permesso di rileggere uno dei tanti spazi abbandonati della città che, come spesso accade in Olanda, riguarda anche luoghi di culto.

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Renzo Piano al lavoro a New York: il Whitney Museum of American Art

renzo-piano-nySta sorgendo nel West Village, l’estrema porzione occidentale del Greenwich, a Manhattan, il nuovo Whitney Museum of American Art, targato Renzo Piano. L’architetto genovese, assieme al direttore del museo, Adam D. Weinberg, ha accompagnato i rappresentati dei media in un tour della struttura che rappresenta un ampliamento del High Line Park e i cui lavori termineranno nel 2015. Con i suoi 9 piani di altezza, il costo della realizzazione, tra costruzione e allestimento, ammonterà a poco meno di 600 mln di euro, 760 mln di dollari, e si sono previsti ulteriori lavori per rendere impermeabili i basamenti. Opera di impermeabilizzazione che si è resa necessaria a seguito dell’uragano Sandy che, l’anno scorso, ha allagato la costruzione per oltre 9 metri. Come ha spiegato Weinberg: “E’ stata la cosa peggiore e allo stesso tempo migliore che ci sia potuta accadere perchè ora sappiamo per certo che l’arte qui potrà essere al sicuro”. Mentre dighe provvisorie di alluminio circonderanno la struttura durante tutto il periodo necessario alla costruzione, all’interno, i massimi  esperti mondiali di ingegneria idraulica aiuteranno infatti a creare un sistema di portiere e di vetrate stagne.

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La mostra del British vietata ai minori

Cortigiane della casa Tamaya-tuttacronaca

La mostra del British Museum è per molti ma non per tutti! Così scatta il divieto che recita: ‘Minori di 16 anni solo se accompagnati”,  per quella mostra che dovrebbe richiamare l’attenzione di curiosi attratti dall’arte erotica giapponese. In esposizione, da ottobre, ci saranno le stampe nipponiche degli Shunga, genere che ha raggiunto il suo apogeo tra il XVII e il XVIII secolo. Quel divieto come ha spiegato il portavoce dello storico museo di Londra, è necessario per i contenuti di quest’arte in cui il sesso viene mostrato esplicitamente. In particolare saranno contenute nella mostra le scene erotiche di Katsushika Hokusai e quelle di Utagawa Toyoharu sulle “Cortigiane della casa Tamaya”, datate tra il 1770 e il 1780. Come ha detto il direttore Neil MacGregor “Si tratta di una scuola di formazione per prostitute e l’opera riassume tutte le conoscenze che una donna si riteneva dovesse fare proprie per diventare una cortigiana di talento”.

I volti dei grandi che si fondono tra loro: Ieri e Oggi

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Potrebbero essere considerati “fratelli gemelli” per somiglianza fisica, caratteriale o di carriera, i personaggi che il graphic designer canadese Marc Ghali ha individuato e immortalato nella serie intitolata  “Ieri e oggi“. Figure di spicco di epoche distanti tra loro ma con dei tratti in comune che ha permesso all’artista con sede a Toronto di unirne i volti in un collage trasformandoli così in singolari ritratti della cultura pop. Nelle immagini unificate si ritrovano allora la silhouette della principessa Diana con Kate Middleton ma anche i sorrisi di Barack Obama e Malcolm X. “Volevo fare qualcosa di divertente e creativo,” Ghali ha dichiarato in una email a The Huffington Post statunitense. “Sono stato ispirato da una serie chiamata ‘Iconatomy‘, e volevo disegnare un parallelo tra le figure influenti del passato e del presente”.

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Metti di trascorrere un anno… dentro a un uovo!

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L’artista inglese Stephen Turner trascorrerà un anno dentro… un uovo! Stiamo parlando di Exbury Egg, una capsula in legno impermeabile dalla forma ovoidale, ad alta efficienza energetica e autosufficiente ancorata sulle sponde del Beaulieu River. Turner vivrà e lavorerà dentro a questa costruzione, che gli permetterà di vivere a stretto contatto con gli animali e le piante delle coste di Exbury, nel sud dell’Inghilterra. Lo scopo? Osservare l’ambiente locale e produrre opere d’arte. L’artista, sa sempre appassionato di ambiente e clima, avrà così l’opportunità di studiare la vita del torrente e i modi in cui gli esseri umani interagiscono con la natura. Spiega infatti: “Il cambiamento climatico sta già creando nuove linee di costa e nuovi habitat”. E aggiunge “Le implicazioni per la fauna e per la flora, nonchè per le persone, sono difficili. L’obiettivo sarà accrescere la consapevolezza del passato e del presente di una località molto speciale, vivendo in un rapporto etico con la natura e calpestando il meno possibile la terra ferma”. L’uovo, che per tutto il periodo oscillerà con la marea e sarà esposto a tutti i fenomeni atmosferici, è lungo circa sei metri per una larghezza di quasi tre ed è stato costruito in compensato e legno locale e riciclato grazie alla collaborazione di Turner con l’azienda di design inglese Spud, la Perring Architecture + Design, il costruttore di imbarcazioni Paul Baker e l’architetto navale Stephen Payne. In questa “casa galleggiante” dotata esclusivamente di un’amaca per dormire, un fornelletto e una stufa a paraffina, un bagno chimico, una doccia solare e una scrivania, per un anno Turner cercherà “di mappare creativamente l’interconnessione della vita. Dai più piccoli invertebrati ai grandi mammiferi e anche quella tra la fauna e la flora”.

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Un cappuccino ad arte o l’arte del cappuccino?

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Se c’è il cappuccino fatto a opera d’arte perché non ci può essere l’opera d’arte nel cappuccino? Ed ecco che la  giapponese 26enne Kazuki Yamamoto, dipendente di un bar ha creato la sua “arte soffice” in tazza. La schiuma si trasforma in scultura e così la colazione può essere allietata tanto da un simpatico micetto che si affaccia sorridente sul bordo, quando dal collo della giraffa che svetta fuori dalla tazza. Opere d’arte effimere… basta un sorso per farle scomparire!

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Quando internet uccide gli autori

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Scott Turow, avvocato e autore di bestseller come Presunto innocente e Errori reversibili, ex braccio destro del procuratore generale di Chicago e oggi presidente della Authors Guild of America, parla a scrittori, musicisti e cineasti riunitisi in occasione del World creators summit e lancia pesanti accuse ai provider internet. All’ordine del giorno c’è la preparazione dello scontro frontale con i pirati del web e i loro grandi protettori che si fanno ricchi in nome di una libertà di accesso ai contenuti che sta decretando la “lenta morte” degli autori di tutto il mondo. “Ho digitato il mio nome su Google e tra i primi dieci risultati ho trovato sei siti dove poter scaricare illegalmente i miei libri. La cosa pazzesca è che su quel suggerimento il motore di ricerca ci guadagna quando, se si trattasse di droga, per un’indicazione simile qualunque pusher di strada finirebbe diritto in galera”. Spiega Turow, consapevole che la battaglia non sarà facile. “La gente è convinta che società come Google, Apple o Amazon siano una cosa fantastica. E non si rende conto che sono solo colossi del capitalismo che fanno i loro interessi. Mica cercano di educare il mondo o renderlo migliore, pensano a guadagnare. Invece dovrebbe capire che se c’è una crisi degli autori, questa è provocata dal furto continuo del loro lavoro, come fa ad esempio Youtube. Gli autori sono vittime di enormi appetiti. Pensiamo all’influenza che ha Google, che conta su una liquidità di 29 miliardi di dollari. Ma anche le altre società. Ormai hanno infiltrato il sistema universitario, coinvolgendo nella loro visione del mercato una quantità incredibile di docenti che teorizzano la libertà di accedere gratuitamente a tutti i contenuti”. Il problema, come spiega in un’intervista all’HuffPost, è che questo atteggiamento, l’offrire l’opportunità di scaricare il materiale gratis, sta decretando la morte dell’arte: “Google potrà pure guadagnare così per qualche altro anno, ma quando non ci saranno più musiche, né libri, né film perché non ci saranno più autori pagati per realizzarli, finiranno anche loro”. Il problema è che i furti informatici tolgono poco alla volta la voglia di produrre opere: “Mio figlio non aveva alcun problema a scaricare film o libri, poi ha cominciato a creare videogames e ha capito che se glieli avessero rubati non sarebbe andato da nessuna parte. Io posso scrivere un libro, ma se non verrò retribuito anche attraverso la rete, non ne scriverò mai più un secondo”. A questo punto, la “lenta morte” degli autori è già decretata, se non ci sarà un cambio di direzione: “Si salvano i grandi. I piccoli e medi stanno morendo, privati dei loro diritti. Nessuno si rende conto che una classe indipendente di autori che vivono del proprio lavoro è fondamentale per la sopravvivenza della democrazia”. Qualcuno, allora, pensa già ad uno sciopero dei contenuti: una settimana senza musica, film o libri sulla rete: “E’ una grande idea. Un boicottaggio mondiale degli autori che faccia ragionare la gente e metta i pirati con le spalle al muro”.

“Mi piacciono i musicisti blues, jazz e country …

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… perché non fanno altro che continuare ad esplorare la propria musica. Ciò che conta è che musicisti, poeti e artisti in genere continuino a esplorare il proprio campo d’azione.”

-Jim Morrison- (da Versi Poetici e Dichiarazioni di Guerra)

Upfest: sulle orme di Bansky

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Nei giorni scorsi si è tenuta a Bristol, in Inghilterra, la sesta edizione dell’Upfest, il più grande festival europeo che riunisce street artist da tutto il mondo. La reunion degli “imbratta muri” nella città di Banksy è ormai una parte importante della vita cittadina: “Gli abitanti ci ospitano molto volentieri – spiega Stephen Hayles, uno degli organizzatori dell’Upfest – con tutta questa gente che entra nei negozi e spende…”. 342 street artist provenienti da tutto il mondo e oltre 20mila visitatori, tutti radunati in North street, cuore pulsante della manifestazione, per fare arte in piena libertà. Ma non è l’unica manifestazione cittadina, ad agosto, poco distante, si terrà il See No Evil, un evento simile e parimenti apprezzato dal pubblico. “Le istituzioni? Qui non creano troppi problemi quando le cose sono organizzate – spiega Stephen – il sindaco di Bristol, George Ferguson, ha fatto dipingere sui muri della Tobacco Factory, un palazzo che è di sua proprietà”. Anche gli italiani accorrono e come spiefa Frode, writer milanese in trasferta: “Venire qui per noi è come respirare aria pulita e basta guardarsi intorno per vedere che i muri non sono imbrattati, ma anzi sono più belli. Credo che la repressione che c’è in paesi come il nostro in realtà finisca per aumentare le tag”. Ovvero le “firme” che si diffondono di notte sui muri. Qui non corrono questo rischio: in giro solo i nomi più celebri della street art, con in vetta Bansky, di cui ancora si possono ammirare una decina di lavori. Ecco cos’è successo a l’ultimo Upfest!

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The Neighbors: il fotografo che spia i dirimpettai e li mette in mostra

vicini

Il fotografo Arne Svenson ha presentato la sua nuova mostra alla Saul Gallery di New York, dal titolo “The Neighbors”. Gli scatti, per i quali ha utilizzato un teleobiettivo ereditato da un amico,immortalano quello che Svenson ha osservato per mesi dalla finestra del suo studio di Tribeca: i suoi “vicini”. Occhi puntati dunque sugli inquilini di un condominio di lusso fatto interamente di vetro e acciaio, che svolgevano le loro normali attività quotidiane completamente ignari dell’occhio indiscreto. Ma il progetto, dove non appaio i volti delle persone immortalate, ha dato l’avvio ad un acceso dibattito, con alcuni dei soggetti che hanno minacciato una denuncia per violazione della privacy. E, in riferimento all’impostazione voyeuristica, i molti si sono domandati fino a dove ci si possa spingere in nome dell’arte, per non violare le libertà individuali. Svenson, una sua versione ce l’ha e l’ha spiegata in un comunicato stampa. Secondo il fotografo, si legge, per i suoi soggetti “non esiste privacy, perché sono attori inconsapevoli che recitano davanti a uno schermo di vetro, dove il sipario è sempre alzato”. Aggiungendo che l’identità dei soggetti non è importante, perché i protagonisti del progetto rappresentano tutto il genere umano

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Quei quadri “da vertigine” di Fabio Giampietro

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Due serie del 39enne Fabio Giampietro, artista milanese, “Vertigo” e “24h”, permettono di provare l’impressione di sentire il vento sulla faccia mentre si precipita in caduta libera. Si tratta di opere ad olio su tela. In queste opere l’artista immagina il suo studio ai piani più alti di edifici di grandi metropoli, a volte mettendo in campo la sua immaginazione, altre rappresentando edifici riconoscibili. Ma non si deve pensare ad un omaggio di tipo architettonico, quando a una sua esperienza meditativa: “Le opere nascono dalla riflessione su città ormai morte – spiega l’artista – dove la vita è rappresentata dalle sole automobili. L’aria è apocalittica. La città non è natura, è costruita dall’uomo, che cerca di rendere vivibile uno spazio che non lo è più”.

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In Germania si testano i droni anti-graffiti

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La lotta ai writers, in Germania, inizia nelle stazioni ferroviarie, che subiscono danneggiamenti per 7 milioni di euro l’anno. L’idea è di testare dei droni, muniti di telecamere ad infrarossi, che spiino gli “artisti della bomboletta” e registrino prove che inchiodino chi la notte imbratta i treni. La notizia è stata data da un portavoce delle Deutsche Bahn, che ha spiegato che i droni “intelligenti” saranno utilizzati esclusivamente nelle grandi stazioni, per poter raccogliere prove suffi cienti per citare in giudizio i grafittari. I droni saranno consentiti solo nelle aree di proprietà delle ferrovie tedesche, senza ledere il diritto alla privacy delle persone che transitano al di fuori della proprietà privata di “Deutsche Bahn”. Ma vediamo in giro per il mondo che accade…

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Attraverso gli occhi di una donna: la Città delle spose

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La giovane fotografa russa Alena Zhandarova si è sempre dedicata ai ritratti immersi in atmosfere surreali. Tra i suoi ultimi progetti c’è City of brides, una raccolta di donne che lavorano nella sua stessa città natale,  Ivanovo, soprannominata cittò delle spose per l’alto numero di donne che vi risiedono per lavorare nel settore tessile. La fotografa ha raccontato di aver coinvolto i soggetti delle fotografie grazie ai social network e di esserle andate a trovare a casa per la prima volta in occasione dello scatto. Ecco allora le immagini che raccontano sia l’intimità che si è venuta instaurando tra la fotografa ed il suo soggetto, sia la relazione che s’instaura nell’ambiente domestico dove la donna è immersa.

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La nuova moda del web: metti un bambino in tazza!

bebè-in-tazzaC’è una nuova moda, arrivata dal Regno Unito, che impazza in rete: la mugshot! Una collezione di foto segnaletiche? Niente a che vedere. Mug in inglese significa tazza ed è proprio qui che siedono i bebè ritratti. I piccoli dormono, fanno smorfie, giocano e ridono. Alcuni ci finiscono anche dentro! Il BabyCenter Community blog insegna come fare per immortalare il proprio bambino e sui social network britannici per famiglie tutti di divertono a postare il risultato.

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“Il più grande piacere della mia vita è l’arte. Tentare di dare forma alla realtà”

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-Jim Morrison- (da Versi poetici e dichiarazioni di guerra)

Un tuffo nelle piscine più strane del mondo!

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Settimana instabile per il meteo, soprattutto al nord, dove temporali e calo delle temperature torneranno a mordere le regioni dopo la pausa di questi due giorni. Il maltempo si sposterà poi al sud e non ci resta far altro che attendere giugno, quando finalmente ci potremo godere un po’ di bella stagione. E nel frattempo? Meglio non pensarci ed evadere in piscina… ma non in una qualsiasi, ne serve qualcuna di realmente originale. Eccone una serie… dove vale la pena fare “splash”!

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Fai delle tue mani… quello che vuoi! L’arte di Guido Daniele

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E’ unica nel suo genere e universalmente apprezzata l’arte di Guido Daniele, diventato inizialmente famoso dopo che, nel 1990, ha iniziato a dipingere corpi di modelle per foto, filmati pubblicitari, sfilate ed eventi ma che ha fatto il salto di qualità, riscuotendo l’interesse internazionale nel 2000, anno in cui comincia la sua ricerca sulle “Mani Animali”. L’artista incrocia la tacnica del body painting con quella delle ombre cinesi e trasformando le mani sue, e dei suoi soggetti, in tele in 3D. Qui dipinge ritratti delle specie animali più diverse, sfruttando anche le posizioni dei palmi e delle dita per rendere maggiormente realistici i quadri. La sua maestria, la precisione delle sue linee, l’attenzione a dettagli e sfumature, tutto collabora per far entrare Daniele nella sfera degli artisti da seguire.

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Quando per fare arte basta una mappa! I nuovi mondi di Shannon Rankin

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Ha vinto un importante premio del Centro di Arte contemporane del Maine e e viene esposto sia negli Stati Uniti che all’estero l’originale progetto di Shannon Rankin, l’artista che crea installazioni, sculture e collage servendosi di mappe, stradari e cartine. La sua idea, di notevole effetto, è quella di creare pattern costruiti come fossero sculture, ispirandosi alla biologia e alle forme geometriche presenti in natura. Il suo metodo prevede o di tagliare le mappe escludendone alcune parti o, al contrario, di tagliarne degli elementi con cui poi creare composizioni e sequenze ordinate. Ne risultano così nuove rappresentazioni di paesaggi e luoghi che non esistono nella realtà ma che riescono a creare una nuova geografia, che evoca paesaggi possibili, verosimili e infiniti. Tanti nuovi mondi, formati da luoghi che conosciamo e in cui possiamo vivere, ma ricomposti tra loro, in universi sempre nuovi e mai uguali tra loro. 

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