Il batterio “alieno” nascosto nel posto più inospitale della Terra!

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Batterio “alieno”, ma non viene dallo spazio, bensì vive in uno dei posti più inospitali della Terra: a Mono Lake, in California. Il batterio in questione è stato scoperto da un gruppo di  astrobiologi della Nasa coordinato da Felisa Wolfe-Simon, in collaborazione con altri centri di ricerca americani ed è stato poi coltivato in laboratorio dopo esser stato “pescato” nel fango del Mono Lake, cioè da quelle acque acide, con alti livelli di arsenico e ricchissime di sale. Giorno dopo giorno gli astrobiologi hanno aumentato la quantità di arsenico nel terreno di coltura dei batteri, fino a trasformarli microrganismi completamente dipendenti da quel veleno. Che i batteri siano riusciti a sopravvivere è stata una sorpresa per gli stessi ricercatori. I batteri mangia-arsenico sono oggi l’unica forma di vita finora nota nella quale una sostanza tossica come l’arsenico sostituisce completamente il fosfato, indispensabile alle funzioni vitali di tutte le forme di vita conosciute.

In realtà dopo questa scoperta sono arrivate anche le smentite. Due lavori indipendenti mostrano che anche il misterioso microrganismo, noto come GFAJ-1, ha in realtà bisogno per svilupparsi di piccole quantità di fosforo – una delle molecole chiave per la vita sulla terra a noi nota, con ossigeno, idrogeno, azoto, carbonio e zolfo – e che non è in grado di sostituirlo con l’arsenico.

Il Mono Lake a sua volta sembra un paesaggio “alieno”. La caratteristica del lago sono infatti le formazioni di tufo a spirale che spuntano dall’acqua. La loro forma ricorda le stalagmiti. Qui vi è anche una fauna molto ricca soprattutto per le specie di uccelli che ci vivono. Tutta la spiaggia poi è ricoperta da un sottile strato nero: mosche (più piccole di quelle che si trovano in Italia). Il luogo è sorprendente al tramonto, quando i colori del cielo si riflettono sull’acqua e colorano le formazioni di tufo.

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La ferrovia all’arsenico

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La tratta di raccordo ferroviario Arcisate-Stabio nata dall’accordo bilaterale Italia-Svizzera del 1999 ha incontrato notevoli problemi sul nostro territorio, mentre dal lato elvetico non si sono riscontrati problemi. Cosa sta bloccando i lavori e facendo lievitare i costi? Il problema è che le terre di risulta contengono arsenico ed idrocarburi e vanno quindi smaltite secondo la procedura riservata a sostanze pericolose o tossiche. Ma perchè non si è effettuato un carotaggio del terreno prima di iniziare i lavori ? Si è quindi creato intorno a questo problema un testa coda istituzionale e giuridico che rischia il rallentamento dei lavori, con un completamento che non si riesce più a prevedere quando potrà essere portato a termine e una spesa che al momento cresce di giorno in giorno senza tregua. Intanto si accumulano anche i faldoni prodotti dall’azienda che si doveva occupare di realizzare il raccordo di appena 3,6 km. Altro sperpero di denaro pubblico per un’opera incompiuta?

Pane e acqua all’arsenico!

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Arsenico nell’acqua e concentrazione quasi doppia nell’organismo dei cittadini di Viterbo e di 16 comuni del viterbese. Colpiti anche i bambini. L’arsenico è un elemento pericoloso perché essendo un elemento cancerogeno per cui già dal 2001 l’Oms ha posto limiti ben precisi.

Naturalmente l’arsenico è poi finito nella catena alimentare. Il primo prodotto in cui sono state rilevate concentrazioni superiori alla norma è stato il pane.

L’Istituto Superiore di Sanità però ha tranquillizzato la popolazione «Il sistema si è attivato, no agli allarmismi: ora ci sono i dati per intervenire in maniera adeguata ed equilibrata» In termini di valutazione del rischio comunque, si precisa dall’Istituto «bisogna sottolineare che l’esposizione non equivale automaticamente a rischio per la salute, poichè vi è ancora incertezza sull’esistenza o meno di effetti dell’arsenico inorganico ai livelli espositivi misurati nelle province del Lazio interessate dallo studio. Adesso, con questi risultati abbiamo un riferimento rispetto al quale possiamo valutare l’efficacia nel tempo degli interventi che sono stati già intrapresi e di quelli che seguiranno, volti a ridurre l’esposizione all’arsenico inorganico».

 

Arsenico nell’acqua: Balduzzi chiede misure urgenti

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