Terzo crollo a Pompei: allarme Unesco e rischio idrogeologico

pompei-crollo-tuttacronacaDopo i due crolli di ieri, oggi si è registrato un nuovo cedimento agli Scavi di Pompei. Si tratta di un muro di 2 metri in un’area non scavata di via Nola. Si tratta del costone di una bottega chiusa al pubblico nella regione V, insula 2, civico 19. Ancora una volta è chiamato in causa il maltempo ma nel frattempo il presidente della Commissione nazionale italiana per l’Unesco, Giovanni Puglisi, ha lanciato un forte allarme: “Purtroppo sono situazioni annunciate – dice – non c’è più tempo da perdere dal punto di vista burocratico occorre un piano di interventi straordinario, che metta in sicurezza l’intera area di Pompei dal punto di vista geologico e geo-idrico, perché se questi terreni non hanno un drenaggio forte delle acque piovane è chiaro che Pompei è destinata a crollare per intero”. Ancora, Puglisi afferma: “Mi auguro che il ministro Franceschini, che è autorevole componente del governo, riesca ad ottenere un intervento straordinario del genere. Non credo ci sia altro da dichiarare, dichiarare rammarico e amarezza non serve a nulla, sono cose che sappiamo, si potrebbe istituire la rubrica ‘Pompeì’ sui quotidiani e ogni giorno la riempiremmo con le ultime notizie”. Dal canto suo, la Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia, in una nota, comunica che, durante la notte, “si è verificato il cedimento di parte dell’alzato di un muro nella bottega della Regio V 2, 19 situata all’angolo dell’isolato lungo Via di Nola. Il muro, per la maggior parte costituito da restauri recenti e legato da una struttura moderna in ferro, si trova al limite dell’area non scavata e premeva su di esso una grande massa di terra, appesantita dalle recenti piogge”. “Il rischio idrogeologico connesso alle aree non ancora scavate poste a ridosso di parte delle strutture murarie antiche, in particolare lungo via dell’Abbondanza e via di Nola – prosegue la nota – è uno dei problemi più urgenti di Pompei, perchè l’acqua che appesantisce i terreni durante le grandi piogge non è stata fino ad oggi adeguatamente drenata e convogliata all’esterno dell’area archeologica. I lavori d’intervento per risolvere il dissesto idrogeologico, previsto dal Grande Progetto Pompei, già in fase di assegnazione, dovrebbero risolvere definitivamente la grave questione”. Secondo la Soprintendenza “la bottega non era da tempo accessibile al pubblico. Si è comunque provveduto precauzionalmente a chiudere la Via di Nola, in attesa di procedere immediatamente con interventi d’urgenza a lavori di ripristino della muratura”.

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Continua a crollare Pompei: e ora tocca a Franceschini

tempio-venere-pompei-tuttacronacaFranceschini è il neo ministro dei Beni Culturali e anche lui si trova subito a fare i conti con le molte urgenze di questo campo. Tra le quali Pompei. Tra la serata di ieri e questa mattina, infatti, si sono verificati altri due cedimenti nel sito archeologico in provincia di Napoli. Nel dettaglio, i cedimenti sono stati riscontrati al Tempio di Venere e su un muro di una tomba della necropoli di Porta Nocera. I crolli sono avvenuti forse a causa delle forti piogge delle ultime ore. La Sovrintendenza speciale di Pompei assicura: “Si è provveduto a chiudere tutti gli accessi alla necropoli che rimarrà chiusa al pubblico fino al completamento delle verifiche del caso e al ripristino del muretto”. E’ stato il custode di turno ad accorgersi del danno e a lanciare l’allarme. Sul posto sono giunti i tecnici della soprintendenza, coordinati dalla direttrice degli scavi Grete Stefani, per fare un punto sull’entità dei danni. Nel frattempo Franceschini ha convocato d’urgenza per martedì mattina una riunione operativa su Pompei, per avere un rapporto esatto sulle motivazioni dei crolli nel sito archeologico e più in generale negli ultimi mesi, nonché a verificare l’efficacia degli interventi di ordinaria manutenzione e a valutare lo stato del Grande Progetto Pompei.

La necropoli scoperta sotto gli Uffizi: viene alla luce il segreto nascosto

necropoli-uffizi-tuttacronacaStraordinaria scoperta mentre si scavava per il cantiere dei nuovi Uffizi, a Levante della famosa struttura fiorentina. Si tratta di una piccola porzione di un’area cimiteriale più vasta ma sufficiente a dare il quadro di una catastrofe che colpì la Firenze altomedievale. Si sono infatti trovati gli scheletri di sessanta persone vittime della peste o di un altro micidiale contagio, sepolte in una necropoli dell’alto Medioevo, tra il V e il VI secondo dopo Cristo.I cadaveri sono affiancati testa-piedi, sistemazione che indicherebbe fretta di sepoltura e necessità di ottimizzare lo spazio per seppellire molti cadaveri, probabilmente in concomitanza con l’insorgere di un’epidemia. Andrea Pessina, sovrintendente archeologico per la Toscana, ha spiegato: “Ora i resti, su cui non sono stati riscontrati traumi mortali da ferita, e che sono stati portati alla luce con un lavoro di cinque mesi, saranno sottoposti all’analisi del Dna e, per l’esatta datazione, all’esame del carbonio 14. Si potrà quindi accertare la causa della morte ovvero l’agente patogeno che la provocò e potremo ottenere anche molte altre informazioni sugli abitanti dell’epoca, alimentazione, patologie e stress da lavoro”. Tutta l’operazione è ripresa in 3D per un futuro utilizzo museale.

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Il terzo Bronzo di Riace ripescato?

terzo_bronzo-tuttacronacaIl popolo del web gioisce per la notizia che sta impazzando in rete: è stato trovato il terzo bronzo di Riace. La news circola con tanto di foto “a testimonianza” del fatto. Peccato solo che, come sottolinea NtaCalabria, l’immagine mostra il bronzo dell’Atleta della Croazia, in mostra a Firenze. Questa è la bufala che si legge in Internet:

“A qualche metro dalle coste di Riace, sarebbe stato ritrovato il terzo Bronzo di Riace. La località “Portu Fartucchiu” è stessa in cui furono ritrovati gli altri due Bronzi nell’agosto del 1972. La statua è stata riportata a galla dal mare dopo le violente mareggiate di questi giorni. A comunicarlo è stata la Soprintendenza Speciale per i Beni della Magna Grecia di Epizefiri(RC). La statua, piena d’incrostazioni, rappresenta un guerriero senza occhi. A ritrovarla sono stati quattro ragazzini che si trovavano nella zona per una battuta di pesca, ragazzini che vedranno riconoscere un cospicuo premio. Per anni si è pensato che il terzo Bronzo fosse stato ripescato e venduto illegalmente al Getty Museum, ma adesso possiamo smentire tutti. Secondo le istituzioni calabresi, la scoperta del Bronzo farà ripartire il turismo in Calabria e tutti potranno trarne dei benefici”.

Crollo alla tomba degli Orazi e Curiazi, l’archeologia perde i pezzi!

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Archeologia a pezzi e vicino a  Roma, alla tomba degli Orazi e Curiazi, sono caduti alcuni pezzi del muro del monumento. La parte interessata dai crolli è quella di via della Stella, proprio nel centro di Albano dove due grandi frammenti sono stati ritrovati in strada. Il crollo è avvenuto ieri sera intorno alle 18.30 e sono stati alcuni automobilisti che stavano percorrendo la strada ad allarmare la municipale e i vigili del fuoco di Marino. Immediato l’intervento, che ha previsto anche il transennamento della zona. Via della Stella è stata quindi chiusa in parte, con il traffico a senso unico alternato. Oltre ai tecnici comunali per un sopralluogo, sul posto sono arrivati il sindaco di Albano, Nicola Marini, e il suo collega di Ariccia, Emilio Cianfanelli, per rendersi conto di persona dello stato del monumento al confine tra i due comuni.

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Come rispettiamo i nostri patrimoni: Pompei2 e il centro commerciale

Pompei-tuttacronacaNon bastassero l’incuria e i crolli, ora arriva il centro commerciale di ottomila metri. S’infiamma il dibattito per la costruzione del complesso sul sito archeologico chiamato la nuova Pompei, dove nel 2007, prima dell’inizio dei lavori, vennero scoperti, dalla Sovrintendenza di Pompei, diversi resti archeologici quali magazzini, locali, vie e anfore. Si tratta di un’intera area spesso definita Pompei2, un quartiere “industriale” ai margini della cittadina vesuviana. All’epoca i lavori per costruire il centro commerciale proseguirono, con l’approvazione di diverse varianti urbanistiche. Ma nel frattempo gli avvicendamenti ai vertici delle due Sovrintendenze coinvolte nel caso, quella di Napoli e, appunto, quella di Pompei, favoriscono il clima di incertezza di chi deve vigilare mentre l’unica precauzione è la richiesta alle ditte che devono realizzare un enorme garage sotterraneo è eseguire i lavori alla presenza di tecnici e personale esperto d’arte. L’avvertenza sembra inutile, dal momento che, denuncia La città di Salerno, il garage in questione nasce vicino a un monumento funerario, mentre tra i pilastri si vedono importanti reperti archeologici abbandonati al loro destino. Non solo. Una delle società che gestisce l’operazione immobiliare, che ha avuto le autorizzazioni delle Sovrintendenza, è anche citata in una interdittiva antimafia da parte della prefettura di Napoli.

Lavori alla metropolitana… e si scoprono scheletri umani!

sacrificio-azteco-tuttacronacaSi stavano effettuando degli scavi per l’ampliamento della linea 12 della metropolitana di Città del Messico quand’è stato rinvenuto un sito azteco destinato a sacrifici umani. E’ questa la conclusione tratta dagli archeologi che da ben quattro anni studiano quegli scheletri, uno di una donna, due di uomini e l’ultimo di un cane. Gli esperti spiegano che si tratta di ”vittime di un sacrificio umano” che sarebba ”avvenuto tra il 1350 e il 1521″. A portare su questa strada gli studiosi dell’Istituto nazionale messicano di antropologia e storia sono stati i misteriosi fori ritrovati sulle ossa del cranio delle vittime.

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Silvio Berlusconi si appoggia a Marcello Fiori, quello che “si mangiò Pompei”

Cave Canem-tuttacronacaBerlusconi ha scelto il nuovo volto per rilanciare il centrodestra. Si tratta di Marcello Fiori, quello che si mangiò Pompei. Il deilfino incaricato di gestire il debutto dei circoli di Forza Italia ed ex vice di Bertolaso alla Protezione Civile, esibisce un’accusa della magistratura per “abuso d’ufficio continuato”. Sarà il il vero e proprio coordinatore dell’anima movimentista del partito, guiderà la macchina elettorale di Berlusconi, grazie a esperienza e titoli che Gian Antonio Stella, per il Corriere della Sera, si occupa di trovare nel suo curriculum. In qualità di commissario straordinario di Pompei, Fiori può vantare, oltre all’attenzione dei giudici, una serie di spese “stupefacenti” che ne descrivono il modus operandi, e una certa allegria finanziaria nel gestire le risorse affidategli. La serie di episodi emblematici che segnano la sua gestione a Pompei è ragguardevole. Basta non fidarsi delle pubblicazioni ufficiali, anche queste costosissime e inutili: come il libro ricordo extra-lusso a 220 euro a copia per celebrare il lavoro del commissario. 10.929 euro dei contribuenti per 50 copie omaggio dove c’è scritto che l’83% degli 89 milioni di euro spesi nella sua gestione (lo certificò il ministro Sandro Bondi in Parlamento) sono andati al sito. Falso, ha sentenziato l’Osservatorio Beni Culturali, “massimo il 20%”. In passato, il Commissario autorizzò l’acquisto presso la Mastroberardino di 1000 bottiglie di ottimo “Villa dei Misteri”: ogni bottiglia costava 55 euro. Con la stessa cifra avrebbe potuto assicurare al sito di Pompei tre archeologi per un anno. Alla cura del patrimonio italiano, tuttavia, è stata preferita la spesa di rappresentanza, anche se solo un terzo delle bottiglie sono state spedite ai consolati italiani nel mondo, il resto sè rimasto in qualche magazzino adibito a cantina il nuovo soprintendente. C’è poi il discorso sui cani randagi, che ancora scorrazzano per il sito archeologico:

tra il novembre 2009 e il luglio 2010 la bellezza di 102.963 euro per il progetto «(C)Ave Canem». I risultati sono sul sito ufficiale http://www.icanidipompei.com : «55 i cani censiti che sono stati iscritti all’anagrafe canina, curati e vaccinati durante i nove mesi di durata del Progetto. 26 di loro sono stati adottati e oggi vivono felici nelle loro nuove famiglie». Per capirci: 1.872 euro per animale censito. «Nome?» «Bau!». Milleottocentosettantadue euro a «bau». In larga maggioranza sborsati sotto la voce «accudimento e tutela dei cani».  (Gian Antonio Stella, Corriere della Sera)

Blitz Quotidiano ricorda poi alcune delle spese “stupefacenti”, su ragione e finalità delle quali ragguagliano Corte dei Conti e inchiesta della magistratura. Tra queste, “81.275 euro (9600 dei quali al ristorante «Il Principe») per organizzare una degna accoglienza in occasione della visita, annunciata e mai avvenuta, del presidente del Consiglio Berlusconi. 12.000 per la rimozione di 19 pali della luce. 1776 euro per le «divise degli autisti a disposizione del Commissario».  5.755.256 euro alla Wind per il «contratto quadro per la fornitura servizi Spc», cioè l’allaccio delle linee telefoniche. 3.164.282 euro alla stessa società per il progetto «Pompei viva»”:

sul sito, lo spot di un ragazzino che entra nella Villa dei Misteri, scatta una foto col telefonino alla «mulier» di un affresco e quella gentile signora latina si mette a dimenarsi e a cantare in inglese con tutti gli altri personaggi affrescati una cover di «I Will Survive» di Gloria Gaynor. Rock pompeiano. Gajardi ‘sti antichi romani! (Gian Antonio Stella, Corriere dBeni Culturaliella Sera)

Ma non si può scordare neanche la vicenda del restauro del Teatro Grande, che dimostra come spesso l’attrazione per le spese faraoniche non rovina solo i bilanci, ma procura danni alle istituzioni che si dovrebbero tutelare. Per duemila anni è rimasto intatto, tranne che per una struttura leggera semovibile studiata dal grande architetto Amedeo Maiuri: c’è uno spettacolo, si mettono le tavole, finito lo spettacolo si tolgono. Marcello Fiori  ha pensato bene di distribuire una colata di cemento armato.

Pompei vittima (anche) del maltempo

pompei-tuttacronacaArrivano da tutto il mondo per visitarla, a Londra fa incassi da capogiro e sul grande schermo registra il sold out. Si tratta della stessa Pompei archeologica che, inesorabilmente, continua a sgretolarsi, vittima dell’incuria e della rabbia della natura. Gli addetti alla vigilanza hanno ora segnalato un nuovo crollo in via Stabiana che ha interessato un muro della domus al civico 29 dell’Insula 9 della Regio VII.  Le cause sono da ricercarsi nella vegetazione, che s’insinua tra le insenature delle costruzioni antiche di duemila anni, e l’incuria. Fatali, inoltre, la pioggia e il forte vento. La zona è chiusa al pubblico ed è inserita nei lavori del “Grande Progetto Pompei” con un finanziamento di quattro milioni di euro.

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La scoperta inaspettata: l’Arena di Verona è più “vecchia” del Colosseo

arena-di-verona-tuttacronacaIeri, 27 novembre, il Soprintendente ai Beni Archeologici del Veneto Vincenzo Tinè ha effettuato un sopralluogo che ha avuto un esito inaspettato: l’analisi di reperti trovati in uno scavo, un sesterzio di bronzo dell’epoca di Claudio, che consente di datare la costruzione dell’anfiteatro attorno al 41-42 d.C., indicherebbe che, probabilmente, la sua costruzione sarebbe antecedente a quella del Colosseo. Finanziata dal Comune di Verona, la Soprintendenza ha effettuato un’indagine archeologica che rientra nelle operazioni preliminari per il rifacimento degli impianti tecnologici dell’anfiteatro negli arcovoli 58 e 60. Il vicesindaco della città veneta, Stefano Casali, ha spiegato che “Lo scavo ha messo in luce depositi stratificati ancora ben conservati e leggibili, in grado di illustrare una pluralità di vicende di grande interesse con reperti di straordinaria importanza per conoscere le fasi edilizie del monumento e datarne con precisione il periodo di costruzione. Di fatto siamo di fronte a ritrovamenti straordinari, che nessuno si aspettava”. Tinè ha quindi aggiunto: “L’analisi dei reperti ritrovati rappresenta un’opportunità unica per conoscere le fasi edilizie del monumento e le sue vicende con approccio scientifico: il rinvenimento di un sesterzio di bronzo dell’epoca dell’imperatore Claudio, consente di datare la costruzione dell’Arena intorno agli anni 41-42 d.C., confermandone l’antecedenza rispetto al Colosseo, costruito dalla dinastia dei Flavi”. Come spiega l’Ansa:

La campagna di scavi archeologici attualmente in corso ha aperto un doppio fronte di studi che riguardano da una parte, attraverso il palinsesto stratigrafico, la fruizione dell’Arena in età medioevale e risorgimentale, dall’altra il momento costruttivo dell’anfiteatro stesso. Tra i reperti rinvenuti, oltre alla moneta in bronzo, anche oggetti di uso quotidiano come il manico di un ventaglio, i resti di un pettine in osso, una piccola anfora usata per i rituali augurali in occasione dell’avvio di un cantiere, riconducibile alla prima metà del primo secolo d.C.

Città di 3500 anni fa riportata alla luce in provincia di Udine

archeologia-tuttacronaca-terzoA Terzo d’Aquileia, in provincia di Udine, in località Ca’ Baredi, è stato riportato alla luce un abitato protostorico, risalente a 3200-3500 anni fa circa, esteso oltre 10 ettari, con una serie di focolari per attività domestiche e artigianali ad opera della prima campagna di scavi nell’area organizzata dall’Università di Udine e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli-Venezia Giulia. L’insediamento ritrovato è lambito da un antico alveo del fiume Torre, forse già in parte prosciugato ai tempi in cui fiorì il villaggio, nella successiva età del bronzo media e tarda (XV – XII secolo a.C. circa). Come riporta il Messaggero:

Gli imponenti focolari, concentrati in zone determinate, indicano un assetto organizzato delle attività comunitarie e una specializzazione funzionale degli spazi. Riferibili a varie tipologie e tecniche costruttive, i focolari erano utilizzati in attività di preparazione e cottura del cibo, e per pratiche artigianali di lavorazione e trasformazione di materie prime a conduzione domestica, come l’industria delle pelli, dell’osso, del corno e forse del metallo. I sistemi di delimitazione delle aree di attività, con canalette e muretti, costituiscono ulteriori indizi di una pianificazione regolare dell’insediamento. L’abitato riportato alla luce dagli archeologi dell’Università di Udine era parte di un ampio ambito culturale comprendente una serie di insediamenti collocati a distanze regolari nell’area pericostiera del Friuli Venezia Giulia, dall’Aquileiese al Pordenonese. Questi villaggi erano dei nodi importanti di scambio, in particolare del metallo, tra le regioni alpine orientali e transalpine da una parte e l’Italia padano-veneta dall’altra, i cui centri erano compresi in uno dei più importanti ambiti culturali dell’età del bronzo italiana, quello delle Terramare. Fino a oggi, l’alta antichità della presenza umana nella zona in cui sarebbe sorta Aquileia era suggerita da manufatti di rame e bronzo di età protostorica, i più antichi dei quali risalgono all’età del rame (III millennio a.C. circa). Alcuni limitati saggi di scavo degli ultimi decenni del ’900 avevano inoltre segnalato la presenza di un insediamento corredato da strutture lignee, forse cinto da una palizzata, nell’ambiente umido intorno a quello che in età romana sarebbe stato il Canale Anfora, in un’area dove, sin dalla preistoria, convergevano percorsi utilizzati per lo scambio a lunga distanza e si smistavano materie prime e prodotti finiti.

Luigi Fozzati, Soprintendente per i Beni Archeologici del Fvg, ha sottolineato: “La campagna di scavo 2013 è il primo progetto di studio sulla preistoria e protostoria dell’area aquileiese, finalizzato alla ricostruzione della dinamica insediativa. In altre parole, Aquileia prima di Aquileia. L’altra Aquileia che sta emergendo sarà così oggetto di uno specifico programma di ricerca promosso dalla Soprintendenza e dall’Università di Udine”. Mentre la professoressa Borgna,docente di Archeologia egea del dipartimento di Storia e tutela dei beni culturali dell’Ateneo friulano e coordinatrice delle ricerche, spiega: “Questi primi scavi, condotti anche grazie all’accoglienza dell’amministrazione comunale di Terzo, hanno portato a una consistente raccolta di dati e a una lettura significativa del profilo del paesaggio antico della zona e hanno consentito la messa a punto della collaborazione tra Soprintendenza e Università”.

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I nuovi scavi a Cuma… Le testimonianze greche della vita quotidiana

cuma-scavi-tuttacronacaA Cuma, sito archeologico della provincia di Napoli, nei pressi dei territori di Bacoli e Pozzuoli e localizzato nell’area vulcanica dei Campi Flegrei, è stato portato alla luce un mondo che riposava sotto la terra da  più di 2700 anni. Più precisamente, gli scavi si stanno effettuando nella zona compresa tra il Foro e le mura settentrionali della città antica. A scoprire i resti di quella che fu la prima colonia greca d’Occidente, e che si trovavano sotto i resti romani noti a tutti gli appassionati di archeologia, il gruppo di archeologi dell’Università l’Orientale di Napoli. La scoperta comprende anche dei resti di una cucina. Come spiega Matteo d’Acunto, alla guida del gruppo: “Sotto una stratificazione di centinaia di anni di storia, in appena 3,50 metri di profondità, al di sotto delle case romane, si conservano intatte le abitazioni di quel gruppo di greci che, avventurandosi in Italia meridionale  alla metà  dell’VIII secolo a.C., ha segnato la storia dell’Occidente, tra l’altro trasmettendo ai Latini l’alfabeto che sarebbe divenuto di gran lunga il più adoperato di tutto il continente. Proprio in questi giorni stiamo scavando un’abitazione risalente alla seconda metà dell’VIII – VII sec. a.C, con ben conservati i focolari e i vasi domestici un tempo adoperati per cucinare, mangiare e bere”. Tra i focolari che sono stati restituiti alla superficie, il più antico presenta un piano refrattario realizzato con frammenti ceramici in stile geometrico. Lo si stima risalire agli ultimi 25 anni del VIII secolo a.C.  Agli scavi a Cuma partecipano oltre 100 studenti dell’ateneo napoletano e di altre università italiane e straniere. I giovani non solo prendono parte agli scavi, ma anche a laboratori di conservazione di beni culturali. Lo stesso d’Acunto ha spiegato: “Stiamo lavorando con il pieno coinvolgimento di una ventina di collaboratori, tra assegnisti, specialisti, laureati e laureandi – al monumentale progetto di pubblicazione scientifica del complesso, che, per primo nella storia della ricerca a Cuma, offrirà un panorama diacronico di tutta la sua vita”. C’è solo una piccola rettifica da fare alle parole, per il resto bellissime ed entusiasmanti di d’Acunto… I Greci arrivarono un po’ prima  della metà dell’8° secolo A.C. in Italia… Infatti Pitecusa, la nostra Ischia, considerata la 1° colonia,  si fa risalire al 770 circa  A. C…  Cuma viene un po’ dopo, attorno al 725… come del resto testimonia il focolare degli ultimi 25 anni dell’8° secolo.

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Quel principe di 2600 anni fa e il tesoro di Tarquinia

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I resti di un principe di 2600 anni fa ritrovati nella necropoli etrusca della Doganaccia a Tarquinia sono stati rinvenuti dagli archeologi  dell’Università di Torino e della Soprintendenza per i Beni archeologici dell’Etruria meridionale. Accanto alle ossa del principe, nella tomba del VI sec. a.C. sono stati rinvenuti anche alcuni oggetti in oro e un unguentario ancora appeso al chiodo. Quest’ultima scoperta, di una rarità sconvolgente per gli esperti, ha fatto battezzare il ritrovamento come “Tomba dell’Aryballos sospeso”. Davvero

“La camera della tomba a tumulo – dice Alessandro Mandolesi, docente di Etruscologia e antichità italiche all’università di Torino, che ha seguito in prima persona gli scavi – e’ intatta. Si tratta di una famiglia di rango, poiché si trova al fianco del tumulo principale. Quando abbiamo rimosso il lastrone che la copriva abbiamo trovato una deposizione, ma forse ce n’e’ una seconda: ci stiamo ancora lavorando”.

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All’interno, ceramiche etrusco-corinzie a impasto, oggetti di ornamento, fibule, suppellettili. “Ma la grande sorpresa e’ stata l’integrità del monumento”. Quella attuale e’ la sesta campagna di scavi condotta insieme alla Soprintendenza dal 2008. “In seguito – continua Mandolesi – saranno effettuati lavori di valorizzazione grazie al progetto ‘Via dei principi’, promosso dalla Regione Lazio”. La tomba potrebbe riservare altre sorprese. All’interno tutto lascia presupporre la presenza di altri resti umani. “Le deposizioni – spiega la soprintendente Russo – forse sono due, perché ci sono due banchine, una più larga l’altra più stretta. Probabilmente si tratta di una coppia, anche considerando gli oggetti: la punta di una lancia in ferro e’ maschile, le fibule, altri oggetti e un cofanetto sono invece femminili”. Il tumulo è adiacente a quello della regina, “quindi e’ chiara la volontà di far risaltare il legame, anche se questo è più tardo.

Soddisfatto anche il sindaco di Tarquinia, Mauro Mazzola. “Ancora una volta una grande scoperta a Tarquinia – commenta – nella via dei principi alla Doganaccia. Siamo orgogliosi, continueremo a sostenere i lavori: per noi questo ritrovamento e’ fonte di sviluppo turistico, culturale ed economico”.

Ribaltata la tesi su Stonehenge, non era per venerare il sole

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Il mistero su Stonehenge non è svelato ma un grande passo avanti è stato fatto negli ultimi tempi, da quando English Heritage, l’ente che tutela il patrimonio artistico e archeologico inglese, ha dato il via a nuovi scavi nella zona. Ora sembra chiaro che il sito preistorico sia stato costruito  2 o 3.00 anni prima di Cristo, ma nulla aveva a che vedere con la venerazione del sole da parte degli uomini del neolitico che lo realizzarono.  La tesi insomma è ribaltata, ma soprattutto ora si punta a capire perché Stonehenge è stato realizzato lungo una formazione di terreno risalente all’Era glaciale che si trovava allineata sull’asse del solstizio.

Secondo uno degli archeologi, Mike Parker Pearson:

”Questo e’ molto significativo e ci dice molto sul perché fosse stato scelto questo luogo e perché la gente preistorica fosse così interessata ai solstizi. Non era per pregare il sole, o per qualche tipo di calendario o osservazione astronomica, ma per l’importanza che questo luogo aveva per loro, come le sepolture rituali o per motivi che ancora non conosciamo”.

Rinvenuta antica tomba macedone: è di Alessandro Magno?

tomba-alessandro-magno-tuttacronaca“E’ prematuro e azzardato parlare del sepolcro del conquistatore macedone”, ha dichiarato Katerina Peristeri, ministro della Cultura e archeologa responsabile degli scavi che in Grecia hanno portato alla luce quella che potrebbe essere una tomba reale. Il ritrovamento è avvenuto nella regione greca della Macedonia, nei pressi di Anfipoli: si tratta di un complesso funerario risalente al IV secolo a.C., con una lunga facciata di marmo di circa 500 metri per tre di altezza. Alcune ipotesi vogliono che il tumulo, una sorta di collina artificiale, possa essere la tomba di Alessandro Magno ma è stata proprio la Peristeri a frenare gli entusiasmi.

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L’Egitto tutela i siti archeologici, arrivano i militari

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Sono in arrivo i blindati e militari in alcuni dei siti archeologici più importanti d’Egitto. Lo ha deciso il ministro delle Antichità Mohamed Ibrahim, disponendo l’utilizzo dei soldati per proteggere i  i templi di Luxor e Karnak, i musei di Nuba, ad Assuan e anche il Malawi National Museum, a Minya, saccheggiato e derubato da vandali. Si teme quindi che i sostenitori pro-morsi o altri gruppi terroristici possano invadere, distruggere e derubare i luoghi più amati dai turisti che ogni anno portano risorse economiche al Paese.

 

“Archeologia” a Manhattan: reperti del ‘700

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Chi ha detto che Manhattan è solo grattacieli? Ci si è sorprendentemente imbattuti in migliaia di reperti risalenti al XVIII sec, proprio la settimana scorsa nella parte meridionale di Manhattan, cuore della city finanziaria del vecchio porto, durante gli scavi per collegare la rete elettrica e rinnovare le tubature, risalenti al periodo della guerra civile. Qui sono iniziati a emergere oggetti di uso quotidiano – uno spazzolino da denti con le setole in pelle di animale, bottiglie di champagne, un mezzo penny in rame e un paio di scarpe per bambini – che possono sicuramente mettere un tassello nuovo alla storia dell’odierna megalopoli!

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In tempi di crisi… migliaia di euro per inaugurare la “pedonalizzazione”

1fori-imperiali-pedonaliE’ già scattata la pedonalizzazione e non poche sono le polemiche per il traffico che si congestionerà in altre aree arrecando problemi anche ai commercianti. Ma le discussioni riguardano anche la festa che si terrà questa sera per celebrare l’iniziativa del neo sindaco Marino. E se ieri l’Assessorato alla Cultura presieduto da Flavia Barca ha precisato “che i costi della manifestazione sono quasi interamente coperti da sponsor e sostenitori, oltre che da appalti per la comunicazione già fissati e stanziati dall’amministrazione precedente». «Gli unici costi aggiuntivi, legati esclusivamente alla manifestazione del 3 agosto derivano da servizi dell’amministrazione: Ama, Acea e Protezione Civile per 38.000 euro. Questa è la cifra che Roma Capitale spenderà per restituire all’umanità un patrimonio dal valore inestimabile”, Affaritaliani.it riporta una realtà diversa sulle spese per La notte dei Fori. Per celebrare la liberazione di una parta del Colosseo dalle auto, infatti, il conto è salato. Il programma per la serata è ricco, come si legge nel sito Fori Imperiali, ma viene da chiedersi se, dopo l’aumento anche delle tariffe dei parcheggi, la stangata fosse davvero necessaria. Affaritaliani.it ha presentato le voci di spesa:

10 mila euro è il compenso di chi camminerà su una corda durante i 10 minuti di silenzio che ricorderanno lo scomparso inventore dell’Estate romana, Renato Nicolini. Per rendere più suggestivo lo spettacolo è previsto ma non ancora definito il lancio di simboliche lanterne dei desideri.

20 mila euro, invece, è il cachet di e compagnie di teatro di strada che eseguiranno 2 mini spettacoli durante l’arco della serata.
9 mila euro è invece il prezzo per avere la certezza dell’apertura dei Mercati di Traiano, e dei Fori di Augusto e Cesare dalle 22 alla mezzanotte passata. Nel costo sono compresi i custodi e le guide.
4 mila euro andranno all’associazione La Bilancia che, all’interno del Foro di Cesare metterà in scena lo spettacolo “Shakespeare loves Rome”.
25 mila euro è invece il prezzo da pagare per permettere a sindaco e ospiti di salire sul palco insieme a ospiti e testimonial e per dare un posto visibile al concerto finale dell’Accademia di Santa Cecilia, ai quali vanno aggiunti 10 mila euro di mini palco per i saltimbanchi.
4 mila euro verrano pagati a chi è stato incaricato di spulciare nelle teche per selezionare e montare filmati e immagini che ritraggono Renato Nicolini.
12 mila euro è il costo da aggiungere alla precedente voce per l’impianto di proiezione delle immagini e del video, insieme alla pratiche burocratiche.
8 mila euro è il costo del lavoro dell’Ufficio Stampa del Campidoglio (a proposito ma non sono dipendenti?), ai quali vanno aggiunti security, hostess e steward per altri 8 mila euro più 5 mila per diritti Siae ed Enpals per gli artisti.
2 mila euro per l’assicurazione di tutti coloro che saranno impegnati nella notte.
25 mila euro ad Ama per l’installazione dei bagni chimici e la pulizia delle aree a notte fonda.
42 mila euro all’Acea per accendere e spegnere le luci dell’area, secondo il “sogno” del buio delle auto e della luce sulla pedonalizzazione.
10 mila euro per l’assistenza del 118.
2 mila euro di rimborsi ai volontari della Protezione civile.
24 mila euro è invece il costo della “macchina organizzativa” tra vigili urbani (10 mila euro), impiegati del Comune (6 mila euro) e il coordinamento della Protezione Civile.

Il grande grattacapo di Marino: la discarica!

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Marino sta puntando molta della sua politica sulla pedonalizzazione dei Fori e su una città ecosostenibile, ma resta il problema della discarica. Dopo Malagrotta, c’è il nulla… Era stata individuata la zona Selvotta, tra  Laurentino e Ardeatino, ma sono state immediate le proteste dei residenti. Marino cosa fa? Si è preso tempo e ha chiesto 72 ore. Ma intanto l’affaire Selvotta è già arrivato in Parlamento e si parla già di effettuare un’indagine conoscitiva  per via della “popolazione in allarme”. Ma le indagini conoscitive non erano già state effettuate dalla precedente amministrazione?

 ”Stiamo studiando e l’assessore all’Ambiente sta analizzando con cura la documentazione del commissario Sottile. – così il sindaco di Roma che poi ha aggiunto – È evidente che di tratta di una scelta che dal punto di vista tecnico-scientifico e dell’impatto sulla salute va valutata attentamente. Credo che nell’arco di 72 ore i tecnici di Regione e Comune avranno terminato le loro valutazioni e prenderemo serenamente tutti insieme una decisione”.

Ma gli abitanti sono subito partiti con blocchi e presidi e l’affaire Selvotta è già arrivato in Parlamento.

“L’ipotesi di realizzare una discarica, nel municipio Roma IX – osserva Giuseppe Marinello,  il presidente della commissione Ambiente del Senato – nelle aree comprese tra via Laurentina e via Ardeatina ed in particolare in località Selvotta e località Falcognana a seguito della chiusura di Malagrotta, crea una forte agitazione sociale nella popolazione”.

“Il rischio ambientale – prosegue il senatote del Pdl – è fortissimo è per questo che chiedo se siano state valutate, ed in base a quali criteri, possibili soluzioni alternative”.

“Gran parte del quadrante Laurentina-Ardeatina è stato sottoposto a vincolo paesaggistico con la dichiarazione di notevole interesse pubblico – spiega Marinello – l’eventuale scelta di dislocare un impianto per trattamento dei rifiuti e una discarica, potrebbe arrecare un danno enorme alla zona”. Per questo, conclude, “la commissione Ambiente del Senato avvierà al più presto un’indagine conoscitiva”.

Dal 3 agosto i Fori Imperiali diventano pedonali

Fori-imperiali-pedonali-tuttacronacaL’ora x scatterà il 3 agosto alle 5.30 del mattino: da quel momento entrerà in vigore la nuova viabilità e il divieto di transito alle auto private in via dei Fori Imperiali,  nel tratto che parte da largo Corrado Ricci e arriva fino sotto il Colosseo. Lì il transito sarà consentito solo per trasporto pubblico e  taxi. Il sindaco Marino, durante la presentazione della “Notte dei Fori”, l’evento che darà il via al nuovo piano di viabilità per il centro storico della Capitale, ha dichiarato: “Abbiamo provveduto a chiudere il sondaggio che abbiamo lanciato il 25 luglio. Il 75% si è detto favorevole alla pedonalizzazione. Sono numeri che non hanno bisogno di ulteriori commenti”. Ha poi continuato: “Il numero di persone di registrate al sondaggio è particolarmente alto. A rispondere in tutto sono state 24 mila persone e di queste la maggior parte è tra i 40 e i 49 anni. Più del 40% ha dichiarato di transitare abitualmente con il proprio mezzo sui Fori e oltre il 50% è consapevole delle conseguenze della pedonalizzazione”. Una sperimentazione senza ritorno, anche nel caso la pedonalizzazione dovesse andar male: “Assolutamente no, andremo avanti e nei tempi più brevi possibili arriveremo ad una pedonalizzazione completa”. E a chi critica risponde: “Dico semplicemente con simpatia che passeremo da 1.200 veicoli all’ora a 40. Per chi si occupa di matematica è una differenza significativa. A tutti coloro che hanno sollevato critiche dico: chiudete gli occhi e pensate ad una delle città estere, che avendo il monumento più famoso, lo trasforma in una rotonda per la viabilità del traffico. Noi invece vogliamo restituire il Colosseo non solo ai romani, ma a tutto il pianeta”. E chi lo desidera potrà anche acquistare un “ricordo” dell’evento: “E’ un francobollo postale – spiega il primo cittadino – e sarà possibile acquistarlo durante la Notte dei Fori. Lo abbiamo fatto in modo che ci sia questa possibilità commemorativa che è stata organizzata ovviamente da Poste Italiane”. Ma c’è anche chi non è d’accordo. Un piccolo gruppo di esponendi del Pdl del XV Municipio ha esposto uno striscione che recita: “2,5 milioni di euro ai Fori Imperiali, neanche un euro alla periferia. Vogliamo solo sapere dove sono stati presi i 2,5 milioni per pedonalizzare i Fori”.

Crollo a Pompei sulla strada del Teatro Piccolo.

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Un distacco dal muretto della via Stabiana, è avvenuto questa mattina, quando alcune pietre sono cadute all’interno dell’area archeologica degli Scavi di Pompei. Il luogo del crollo è la strada che dà accesso al teatro Piccolo. L’Odeion rimane comunque accessibile ai visitatori, secondo quanto ha comunicato la soprintendenza archeologica. La via Stabiana è compresa nei lavori di manutenzione e restauro del “Grande progetto Pompei” finanziato dall’Unione Europea. Si arriverà in tempo? Sarà cancellata Pompei dalla lista dell’Unesco? Tra annunci, promesse e rallentamenti continua la vergogna italiana dell’abbandono e del degrado nei luoghi archeologici e culturali che tutto il mondo ci invidia e che la politica negli ultimi anni non ha tutelato.

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Lavezzi dopo la presunta evasione fiscale arriva la ricettazione

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Ezequiel Lavezzi, ex calciatore del Napoli, aveva già i suoi problemi giudiziari. I suoi procuratori infatti erano stati accusati di presunta evasione fiscale internazionale, ora arriva l’altra accusa che lo indaga per ricettazione e il suo nome è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica del capoluogo campano.

I fatti contestati risalgono a un anno fa quando ci fu l’addio del Pocho alla squadra alla squadra partenopea che lo portò a trasferirsi in Francia. E proprio mentre si trovava in aeroporto quello che doveva essere un controllo di routine,  da parte degli uomini dell’Agenzia delle Dogane, si rivelò invece una incredibile scoperta. Dentro a uno degli imballaggi di Lavezzi fu ritrovato un reperto archeologico di inestimabile valore: il busto marmoreo riproducente la testa di un filosofo, risalente all’epoca romana. Un pezzo rarissimo risalente al primo secolo dopo Cristo. Con ogni probabilità il reperto proveniva dalla zona di Pompei.
Il giocatore si giustificò dicendo:  «Mi è stata regalata», e poi aggiunse:   «Vi ripeto, io non conosco la provenienza di quest’opera d’arte. Si tratta di un omaggio che mi ha fatto un napoletano che vive a Posillipo. Altro non sono in grado di dirvi».
Adesso le indagini sono in corso per capire se il giocatore possa aver avuto delle responsabilità e per accertare la posizione di colui che omaggiò Lavezzi con un’opera d’arte probabilmente saccheggiata da Pompei. Si immagina un traffico ben più vasto, date le condizioni in cui versa il sito archeologico, è facile che ci sia un trafugamento di opere provenienti proprio da quel patrimonio dell’Unesco che sta agonizzando. I governi si susseguono, ma resta un “malato senza cure”.

Benvenuti in Italia: i Bronzi di Riace adagiati supini, aspettano il Museo

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Ormai la cultura in Italia viene calpestata quotidianamente. Una risorsa che potrebbe far risollevare il Pil è schiacciata dai tagli e dai ritardi. Così i Bronzi di Riace si trovano ancora adagiati sul dorso in una sala di palazzo Campanella a Reggio Calabria. Sono lì dal 23 dicembre 2009 e dopo 1291 giorni non è stato fatto nulla per poter trovare una collocazione. Le previsioni sono che passeranno in questa posizione altri 8 mesi… una vergogna senza fine! Il Museo della Magna Grecia, dove sono stati esposti per ventotto anni nella pressoché totale indifferenza, è chiuso dalla vigilia di Natale di tre anni e mezzo fa causa restauri. Doveva riaprire un anno dopo, in tempo per le celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia. Ma come sempre i lavori si sono rivelati interminabili, fra problemi tecnici, pastoie burocratiche e la solita inevitabile carenza di soldi. Naturalmente un restauro che doveva costare circa 10 milioni ora ne costa 33.

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Così i Bronzi di Riace sono condannati a passare il loro 41esimo compleanno dal ritrovamento, avvenuto il 16 agosto 1972, sdraiati a terra, in una sala visitata solo da chi naturalmente conosce la triste storia di questo patrimonio culturale unico al mondo. Nessuna indicazione per i turisti, nessuno che si sia preso il disturbo di segnalare che i Bronzi sono visibili, gratis, presso la sala di palazzo Campanella. Dell’esistenza dei Bronzi di Riace non si trova traccia nemmeno nella home page del sito Internet del Consiglio regionale che pure li ospita. Bisogna cliccare sul link della «visita virtuale» al palazzo Campanella, quindi entrare nella pagina del «Salone Federica Monteleone», cui è stato dato il nome di una sfortunata studentessa sedicenne morta nel gennaio 2007 per un errore medico, per apprendere che «l’aula attualmente ospita il laboratorio di restauro dei Bronzi di Riace». Così quelle meraviglie giacciono lì nel dimenticatoio di un’Italia che ha perso completamente il senso della vita civile. Un’Italia imbarbarita dai soldi facili, che hanno deturpato il paesaggio, la nostra educazione, ma soprattutto hanno estirpato i valori nei quali credere… Questo è il vero oblio di una popolazione che ha anche smesso di credere nel futuro e arranca giorno dopo giorno attaccandosi all’ultimo annuncio di cambiamento che naturalmente non si verifica.

 

Recuperato ipogeo etrusco, il più importante degli ultimi 30 anni

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I reperti erano venuti alla luce 10 anni fa a Perugia, durante la costruzione di un’abitazione, ma l’impresa invece di denunciare alle autorità il ritrovamento di quei reperti di inestimabile valore cercò di mettere quelle rarità sul mercato clandestino. La scoperta fu fatta poi solo due anni fa mentre i carabinieri sorvegliavano un noto personaggio dell’ambiente, che cercava, soprattutto nella Capitale, di piazzare i pezzi e girava con una  piccola testa in travertino per mostrare la bellezza dei pezzi: «Una specie di provino – ha commentato il generale Mariano Mossa – bisognava capire da dove arrivavano i reperti».

Poi sono stati gli esperti dell’università di Tor Vergata a determinare la proveniente: una tomba etrusca sul territorio perugino. Nessuno poteva immaginare che ci si trovasse di fronte a ventitre urne in travertino bianco, tutte integre e bellissime, decorate con altorilievi raffiguranti battaglie, tauromachie o il mito di Ifigenia, in alcuni casi con preziose dorature: questo lo straordinario contenuto di una tomba etrusca di epoca ellenistica (dal III al I secolo a.C.). Il generale ha infatti affermato che inizialmente si era pensato a un’unica urna. Solo con il tempo si è arrivati poi a scoprire i cinque o sette sarcofagi già venduti e quelle 15 urne nascoste sotto terra dai proprietari della ditta in attesa di acquirenti.

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Il progetto di Marino: via dei Fori Imperiali pedonale dal 15 agosto

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L’aveva anticipato nel suo ultimo confronto diretto con Alemanno: Marino, nuovo sindaco di Roma, ha le idee chiare “Nei prossimi tre mesi renderò pedonale il più grande parco archeologico del mondo”. Ora dimostra di essersi già messo all’opera al riguardo e ha spiegato che uno dei primissimi provvedimenti che intende firmare è proprio quello per rendere pedonale via dei Fori Imperiali, in pieno centro di Roma: “Pedonalizzerò i Fori Imperiali e pensavo di farlo il 15 di agosto. Il giorno prima farò l’ultimo giro con la mia Panda su via dei Fori Imperiali, dopodiché ci tornerò in bicicletta”. Via dei Fori Imperiali è una zona dall’alto contenuto storico, ma che è anche un’importante snodo di traffico nel centro di Roma e che, se chiusa, può paralizzare l’intera zona. In caso di chiusura, quindi, servirà un’alternativa altrettanto rapida  per spostarsi da Piazza Venezia al Colosseo.

Problema dell’impatto ambientale vs problema del traffico dunque, perchè se storici e ambientalisti hanno le loro ragioni, ne hanno molte anche coloro che nella città devono muoversi e richiedono una viabilità semplice, non percorsi alternativi. Del resto stiamo parlando di una capitale dove, ovunque ci si muova, c’è qualche reperto da scoprire, come dimostrano anche i lavori per la nuova Metro. Ma via dei Fori Imperiali va oltre a questo: va deciso se chiuderla o no. E c’è disaccordo: la direttrice del Colosseo, Rossella Rea, chiede la chiusura perchè il traffico opera per annerire e sgretolare lo storico monumento. “Le automobili passano tra Colosseo e colle Oppio. Le trenta arcate su quel lato sono le più annerite, si vede a occhio nudo. Ma le nuove, ennesime analisi ci confermano che il travertino si sta gessificando”, ha spiegato al Corriere della Sera, proseguendo: “Le ultime analisi chimiche sono state condotte dalla Cistec per conto della Soprintendenza archeologica di Roma. Analizzata al microscopio ottico, la patina nera che abbiamo prelevato su un’intera arcata presenta stratificazioni successive con piombo e altri metalli derivanti dalle benzine non verdi dei motori a scoppio”. All’opposto, per Andrea Giardina, storico del mondo romano, chiede la situazione resti immutata: “Il problema di via dei Fori Imperiali non è soltanto molto ideologico, ma anche complicato e appassionante dal punto di vista culturale. La via è una creazione del fascismo, e il fascismo ha inventato un tipo antropologico dell’antico romano. Ossia lo stereotipo del romano marziale, disciplinato come un automa. E la spazialità che si è creata con l’apertura della via dell’Impero, che collega piazza Venezia col Colosseo, corrisponde proprio all’habitat di questo tipo umano”. E prosegue: “Mi spiego la via è concepita come una sorta di via dei trionfi, destinata a esibire la potenza militare romano fascista. Quella via ha inventato un’immagine di Roma che universalmente è considerata una spazialità antico-romana autentica. Per questo la prima domanda che mi pongo è: questa strada non è, a sua volta, un prodotto della storia? Non è essa stessa un monumento? Se si risponde affermativamente acquistano forza le opinioni contrarie alla sua distruzione” (in realtà il progetto di Marino prevede la chiusura al traffico, non la distruzione -ndr-). Ma è dal 2001 che l’agenzia della mobilità ha pronto un piano che permette la chiusura dei Fori. Era stato stilato perchè l’allora neo eletto Veltroni voleva sperimentare, nel periodo estivo, il divieto al traffico privato. L’attuale sindaco l’ha ora semplificato e vuole modificare la viabilità nelle strade intorno ai Fori Imperiali, allo scopo di evitare quei 2.135 veicoli (stando a Legambiente) che si riversano ogni ora sulla via e che, per l’81%, sarebbero di privati.

Il pendente che tutti vogliono: è d’oro, antico e… di forma fallica!

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Al museo di Lynn, nel comune di Hillington, pochi chilometri a est di Londra, sono rimasti stupiti dall’incredibile successo ottenuto da un piccolo monile che il museo ha aggiunto da circa un anno alla sua collezione. Ma di cosa si tratta? Il monile altro non è che un raro pendente d’oro di forma fallica risalente ad epoca romana, un oggetto di natura evidentemente propiziatoria. Il pezzo, ritrovato in perfette condizioni sul terreno di un contadino grazie a un metal detector, ha una grandezza di due centimetri e 2mila anni di storia. Visto l’apprezzamento dei visitatori, si è deciso di realizzarne delle repliche, in argento e in bronzo, che saranno messse in vendita nel negozio di souvenir del museo.

Piramide Maya distrutta… per sbaglio!

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“Non posso credere a quanto è stato fatto, è una dimostrazione di ignoranza e insensibilità”. A fare quest’affermazione Jaime Awe, responsabile dell’Istituto per l’archeologia del Belize, a seguito di quanto successo durante i lavori eseguiti da un’impresa che stava ripianando alcune strade. Scavatrici ed altri mezzi hanno infatti distrutto una piramide Maya, di circa 2.300 anni, che si trovava nel complesso Noh Mul, “collina grande”, noto come ex centro per le cerimonie e uno dei più importanti siti archeologici dello stato dell’America Centrale. In quest’area, nel corso degli anni, sono stati trovati oggetti funerari, sculture, ossa umane e gioielli, molti dei quali sono conservati al British Museum di Londra. “E’ impossibile”, ha aggiunto Awe, “che la squadra di operai non sapesse che si trattava di una piramide Maya di 2300 anni fa e non di una collina naturale”. La piramide d’età precolombiana ora è diventata pietrisco per il manto stradale e gli archeologi di tutto il mondo sono destinati ad indignarsi per l’accaduto ora che, della costruzione originaria, si è “salvata” solo una piccola parte, che aveva un’altrezza di 30 metri. Secondo le autorità i costruttori non avrebbero potuto confondere la piramide, che si distingue notevolmente dal resto del paesaggio, con pietra di origine naturale. La polizia ha annunciato di stare conducendo le indagini sull’accaduto. Non esclude un procedimento penale nei confronti del colpevoli.

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Riemergono 1200 anni di storia… dopo 13 anni di scavi rinasce Heracleion

Heracleion-tuttacronaca

Chi ha detto che i miti sono solo fantasie? Heracleion dopo 1200 anni riaffiora dal Mar Mediterraneo e dalla sabbia. Franck Goddio e il suo team di archeologi dello IEASM, European Institute for Underwater Acheology, la riportano in vita dopo 4 anni di ricerche e 13 anni di scavi. Ora finalmente il mistero è svelatoe i reperti che riemergono dalle acque ci raccontano di una città che è stata un importante porto commerciale, considerato un vero e proprio snodo per le merci,  e un centro religioso di primo piano. I ritrovamenti parlano di 64 relitti di navi, monete d’oro, pesi da Atene e stele giganti scritte in egiziano e greco antico. Scoperti anche manufatti religiosi , tra cui una scultura in pietra che probabilmente ornava il tempio centrale della città. Proprio perché rimasta sommersa per così tanti anni il grado di conservazione dei reperti è straordinario. Ma perché mai affondò? Probabilmente furono costruiti palazzi troppo pesanti per un terreno così poco solido, in gran parte argilloso. La massa di pietre provocò il collasso  della città.

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Un tuffo nelle antiche terme di Caracalla

ROME: OPENING OF THE SUBTERRANEAN AREA OF BATHS OF CARACALLA

APERTURA SOTTERRANEI TERME DI CARACALLA

Svelato un giallo di 3168 anni fa: Ramsete III fu sgozzato dal figlio!

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