Sgarbi ha ascoltato le telefonate Napolitano – Mancino!

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Vittorio Sgarbi afferma di aver ascoltato le telefonate tra Napolitano e Mancino, anche se non parla direttamente della presunta trattativa Stato- mafia, fa invece riferimento agli insulti che, secondo il critico d’arte, sarebbero piovuti addosso ad Antonio Ingroia. Sgarbi ha rilasciato un’intervista a Radio 24 nella trasmissione “La Zanzara” in cui ha affermato:

“Sono uno dei pochi che ha potuto ascoltare le telefonate tra Napolitano e Mancino. Mancino dice a Napolitano: ‘sai, vorrei che fosse Grasso ad occuparsi di me e non Ingroia’. A quel punto il Capo dello Stato risponde: ‘caro Nicola, Ingroia è una testa di ca**o, uno str***o’. Per questo non ha voluto che fossero rese note. Non c’entra niente con la trattativa”.

Come e quando le avrebbe sentite Sgarbi non lo dice. Sta di fatto che subito dopo aver spiattellato in radio il presunto contenuto il critico fa una mezza retromarcia:

“Il presidente della Repubblica  non può permettersi di essere come me, quelle telefonate non nascondono nulla ma non sono potabili dal punto di vista del galateo politico. E comunque Napolitano ha diritto alla riservatezza”.

Continua il calvario di Ingroia? Ora è indagato

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Antonio Ingroia dopo la sconfitta politica, dopo le dimissioni dalla magistratura, dopo l’impossibilità di fare l’avvocato nel processo Stato-mafia, ora si trova indagato dalla Procura di Caltanissetta  per il reato di violazione del segreto istruttorio. L’indagine è nata, nei mesi scorsi, dal legale Rosalba Di Gregorio, l’avvocato di Bernardo Provenzano dopo l’interrogatorio del boss da parte dell’ex pm.

Il Messaggero riporta:

Nell’esposto Di Gregorio faceva presente che l’articolo pubblicato sul «Fatto quotidiano» sull’interrogatorio di Provenzano, condotto da Ingroia, era stato pubblicato il 5 giugno e che solo dopo due giorni il contenuto del colloquio investigativo era stato trascritto. Una circostanza che faceva dedurre al legale che solo chi aveva fatto l’interrogatorio era in grado di dare la notizia. La tesi, secondo il difensore, sarebbe stata avvalorata dal fatto che nel pezzo erano riportate impressioni sullo stato di salute di Provenzano dei magistrati. L’esposto, presentato dall’avvocato, venne firmato dai figli del boss Angelo e Francesco Paolo. Nei giorni scorsi i magistrati di Caltanissetta hanno sentito sulla vicenda la giornalista Sandra Rizza, autrice dell’articolo.

 

Revoca alla delega di Antonio Ingroia, cause di forza maggiore

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E’ stata revocata la delega ad Antonio Ingroia  quale avvocato di parte civile al processo palermitano sulla trattativa Stato-mafia. al processo palermitano sulla trattativa Stato-mafia. Lo spiega Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili che sottolinea come la decisione sia stata presa per “cause di forza maggiore. L’ex procuratore Ingroia potrà esercitare la funzione di legale purtroppo solo fra un anno”.

“La posizione di isolamento dell’Associazione – continua la nota – ci ha obbligati a cercare un avvocato palermitano, ma l’ex procuratore Ingroia potrà esercitare la funzione di legale purtroppo solo fra un anno. Nel frattempo, quando l’avvocato Ammannato non potrà recarsi a Palermo, ci serviremo di un sostituto fiorentino”.

“Questa nota – conclude Maggiani Chelli – intende smorzare sterili polemiche”: la scelta di Ingroia “altra funzione non ha avuto se non quella di nominare un tecnico preparato nel processo. E comunque l’avvocato Danilo Ammannato aveva nominato l’avvocato Antonio Ingroia per le udienze successive al 10 ottobre”: quel giorno, infatti, “non potremo andare a Palermo perché a Firenze ci sarà presumibilmente la sentenza nei confronti di Francesco Tagliavia, mafioso palermitano che si è occupato della strage di Firenze.

Come mai deve attendere almeno un anno? Lo spiega Il Giornale citando la legge 247 del 2012, alias la nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense.

Come dice il quotidiano di Sallusti:

All’articolo 2 comma 3, recita: «Possono essere altresì iscritti: «a) coloro che hanno svolto le funzioni di magistrato ordinario, di magistrato militare, di magistrato amministrativo o contabile, o di avvocato dello Stato, e che abbiano cessato le dette funzioni senza essere incorsi nel provvedimento disciplinare della censura o in provvedimenti disciplinari più gravi». E fin qui nulla quaestio. Ma leggete come continua la legge: «L’iscritto, nei successivi due anni, non può esercitare la professione nei circondari nei quali ha svolto le proprie funzioni negli ultimi quattro anni precedenti alla cessazione». Che fuor di burocratese significa che l’avvocato Ingroia, anche dopo aver giurato, non può esercitare per due anni a Palermo, procura in cui ha lavorato per 20 anni e che ha lasciato meno di un anno fa.

L’Ordine degli avvocati fa guerra a Ingroia

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L’Ordine degli avvocati di Roma e di Palermo sono risoluti a fare guerra a Ingroia e così hanno aperto un procedimento disciplinare per esercizio abusivo della professione, a carico dell’ex pm Antonio Ingroia passato ora tra le fila degli avvocati. Cosa viene contestato all’ex pm? Il Giornale di Sicilia spiegherebbe che giovedì scorso Ingroia, senza prima prestare giuramento, avrebbe assunto la difesa dell’associazione dei familiari delle vittime della strage dei Georgofili, nel processo sulla trattativa Stato-mafia.

Ingroia si era iscritto all’Ordine della Capitale mercoledì e giovedì la sua istanza era stata accolta, ma l’atto non darebbe diritto all’esercizio immediato. «Nell’udienza di giovedì – ha replicato l’ex pm che ha annunciato che giurerà la prossima settimana- non ho preso la parola. È stato solo preannunciato che il 10 ottobre sarei stato sostituto processuale per l’associazione».

E continua il calvario dell’ex pm… Dalla politica, alla magistratura, all’Ordine degli avvocati!

“Sono stati loro a venire da me, non io da loro”, Riina su Stato-mafia

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Per la prima volta Totò Riina avrebbe fatto chiaro riferimento alla  trattativa Stato-mafia. La rivelazione è arrivata Qualche settimana fa, mentre stava per essere trasferito dalla sua cella alla saletta delle videoconferenze. durante il trasferimento avrebbe detto agli agenti  “Sono stati loro a venire da me, non io da loro”, questa frase sarebbe un riferimento al dialogo segreto che nel giugno del 1992 venne avviato da alcuni ufficiali del Ros con l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, in merito alla trattativa Stato-mafia. L’altra frase che è stata inserita  in una relazione di servizio stilata da alcuni agenti del Gom, il gruppo speciale della polizia penitenziaria che si occupa della gestione dei detenuti eccellenti sarebbe stata “Mi hanno fatto arrestare Provenzano e Ciancimino”, in questo modo Riina sembrerebbe confermare le parole di Massimo Ciancimino, che ha descritto gli incontri riservati del padre Vito con l’ex comandante del Ros Mario Mori. Questa mattina, la relazione è stata depositata al processo per la trattativa, che si svolge nell’aula bunker dell’Ucciardone di Palermo. Al momento i magistrati hanno deciso di non interrogare Riina, ma hanno preferito avere la conferma ascoltando gli agenti che hanno stilato la relazione, i quali hanno confermato il contenuto.

Ingroia svela la trattativa Stato-mafia.

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Una lunga confessione quella dell’ex pubblico ministero Antonio Ingroia a Der Spiegel sulla trattativa Stato-mafia. Secondo Ingroia gli accordi, intercorsi negli anni ’90, hanno cambiato il volto delle organizzazioni criminali che da organismi violenti sono poi stati trasformati in vere e proprie lobby affaristiche. E’ dispiaciuto Ingroia di non poter più essere il pm nel procedimento che vedrà sfilare sul banco degli imputati personaggi del calibro di Riina, Provenzano e Bagarella, ma anche politici come l’ex ministro degli Interni Nicola Mancino?

”Quando indagavano ho capito che la procura non potrà mai arrivare alla completa verità sui colloqui tra governo e mafia. Ci sono forze politiche che lo vogliono impedire. Anche per questo ho scelto di candidarmi per il Parlamento”, così afferma l’ex magistrato senza troppi giri di parole.

Poi continua accettuando l’attenzione sull’importanza storica di questo processo:

“Questo non si è mai verificato prima d’ora nella storia del nostro paese. Inoltre viene dibattuto in un’aula di un tribunale ciò che è sempre stato smentito o taciuto, la trattativa tra criminalità organizzata e stato”.

Ma si riuscirà a far emergere qualche nuova verità?

“Ovviamente ho grande fiducia nella pubblica accusa, un team di colleghi molto competenti. Ma senza l’appoggio dell’intero paese, senza un’opinione pubblica che desidera conoscere la verità, appoggiandoli, loro potranno fare poco”.

E poi continua:

“Ci sono movimenti, per insabbiare le cose. Io spero che il processo vengano condotto in modo ragionevole e con la necessaria attenzione. L’atmosfera è molto tesa, ma ciò non deve impedire che il procedimento si svolga in modo prudente”.

E sulle intercettazioni tra il Capo dello Stato Napolitano e Mancino, Ingroia rimarca di non esser stato contento della loro distruzione, ma di rispettare la decisione:

“Quei colloqui non avevano una rilevanza penale. Politicamente forse sì, ma come pubblico ministero questo non mi interessava”.

Ma cosa contenevano quelle intercettazioni? L’ex Pm di Palermo risponde con una risata e afferma di aver mentalmente cancellato il loro contenuto.

La rivelazione di Ingroia invece avviene sul suo mentore e maestro Paolo Borsellino:  

”Dai testimoni oculari si è scoperto che Borsellino ne fosse a conoscenza (della trattativa Stato-mafia, ndr). Il magistrato ucciso il 19 luglio del 1992 aveva saputo di contatti tra i carabinieri e il sindaco di Palermo Ciancimino, uomo di collegamento dei corleonesi. Questa circostanza è stata sempre negata, ma alcuni pentiti hanno affermato che la mafia ha deciso di uccidere Paolo Borsellino proprio perché rappresentava un ostacolo a questo accordo. Spero che questo diventi chiaro ad alcuni”.

Ma chi ebbe l’idea della trattativa? Secondo l’ex magistrato non ci sono dubbi: Bernardo Provenzano.

“L’ho interrogato alcuni mesi fa. Non sta bene, ma ha sempre capito ciò che gli veniva comunicato, ascoltando in modo attento e concentrato”.

Secondo Ingroia però ormai è troppo tardi perché si possa davvero svelare la verità sulla trattativa tra mafia e stato:

“Temo che ormai quel treno sia definitivamente partito”.

Ingroia lascia la magistratura e lancia le accuse al Csm

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Ingroia lascia e lancia le sue accuse contro il Consiglio superiore della magistratura: “Il provvedimento del Csm è stato politico, non c’è spazio per me e il mio modo di fare magistratura. Chi tocca certi fili muore. Non potevo aspettare le decisioni di merito della giustizia amministrativa che si sarebbe pronunciata a febbraio del 2014. Non potevo aspettare così tanto tempo. Lascio con un sentimento misto: amarezza perché abbandono la magistratura dopo 25 anni; entusiasmo per questa nuova avventura politica”. Ingroia aggiunge: “Firmerò le mie dimissioni il 18 ad Aosta dove restituirò le chiavi del mio ufficio al mio capo, Marilinda Mineccia”.

Poi rilancia a Grillo: “Chiedo al Movimento 5 Stelle di cessare di essere autoreferenziale perché è lo stesso errore che ha portato la sinistra alla sconfitta. Ci si impegni per evitare l’assalto alla Costituzione che si profila”.

Ora l’ex magistrato sarà solo il leader di Azione Civile e si occuperà esclusivamente di politica. Nel frattempo auspica che oltre a lui altri magistrati e alcuni dissidenti del Pd scendano in campo affianco a lui e alla nuova forza politica: “Ho invitato Zagrebelsky, Rodotà, Pace, Sottis, Cofferati, Civati, Barca e Puppato, sono stati inviti formali. Adesso saranno più stringenti e personali”.

Borsellino difende Messineo!

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La decisione della prima Commissione del Csm di aprire il procedimento per il trasferimento d’ufficio del Procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, ha cucito le bocche al palazzo di giustizia. Nessuna dichiarazione dal diretto interessato, ma tacciono anche gli altri magistrati. Questa mattina, alcune voci interne al palazzo, dicevano che girava un documento di solidarietà a Messineo e sul quale c’erano in calce le firme di tutti i sostituti. Si tema una spaccatura? L’unica certezza è che la tensione all’interno sia alta.

Ieri era stato Michele Vietti, il vicepresidente del Csm a smorzare i toni, oggi tocca a Leonardo Agueci, e lo fa con un’intervista all’Adnkronos:

Non è vero che il Procuratore capo di Palermo Francesco Messineo abbia impedito la cattura del boss latitante Matteo Messina Denaro – dice Agueci – c’è stato invece un problema di coordinamento delle indagini. Insomma un mancato coordinamento. Tutto qui. È una vicenda ingigantita”. ma poi si trova a dover rispondere sulle presunte “faide” interne della Procura di Palermo “…non è una polveriera. È un ufficio unito che continua a lavorare con grande impegno. Certo, non posso negare, e sarebbe ipocrita farlo, che ci sono state delle divergenze di idee. Ma non parlerei di veleni al Palazzo di giustizia di Palermo. Noi non siamo contro Messineo – afferma  Agueci – ci auguriamo che la vicenda si risolva al più presto. La situazione è molto delicata ma la fiducia nel Csm deve essere, mai come adesso, il più ampia possibile”.

Ma ecco che anche Salvatore Borsellino, che oggi era nell’aula  bunker di Rebibbia a seguire il “Borsellino quater”, collega la decisione del Csm al procedimento sulla trattativa Stato-mafia. E’ proprio Borsellino che ai microfoni di RaiNews24 denuncia: “Da quando il processo è iniziato gli attacchi si sono fatti sempre violenti. In Italia ci sono molte persone che hanno interesse che non venga fuori la verità su via D’Amelio e la trattativa. Io a Ingroia lo avevo detto. Lui mi disse che una volta lasciata l’inchiesta gli attacchi sarebbero diminuiti perché puntavano soprattutto contro di lui. Ma io lo avevo contraddetto. Vedrai che invece aumenteranno. E così è stato. Gli attacchi contro la Procura aumentano sempre nei momenti cruciali di questa inchiesta”.

E intanto proprio ieri il Procuratore generale della Corte di Cassazione ha convocato lo stesso Messineo ed il pm Nino Di Matteo per il prossimo 27 giugno. Al centro dell’audizione il provvedimento disciplinare nei del pm che rappresenta l’accusa nel processo per la trattativa tra Stato e mafia, per avere rilasciato un’intervista al quotidiano La Repubblica nella quale ammetteva l’esistenza delle telefonate tra l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino e il Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Di Matteo è accusato di avere “mancato ai doveri di diligenza e riserbo”.

Il Csm contro Messineo… faide all’interno della magistratura o reato?

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Al centro del provvedimento che potrebbe portare al trasferimento di Francesco Messineo c’è l’accusa, citata  dal pm Leonardo Agueci, per la mancata cattura di un boss ricercato senza tregua da anni. Il procuratore capo di Palermo  non avrebbe favorito la circolazione delle informazioni all’interno dell’ufficio e “conseguenza di questo difetto di coordinamento sarebbe stata la mancata cattura del latitante Matteo Messina Denaro”.

L’accusa che viene mossa nei confronti del procuratore di Palermo è anche quella di aver avuto rapporti privilegiati con Antonio Ingroia, già procuratore aggiunto nel capoluogo siciliano e leader di Azione Civile, che lo avrebbe condizionato nelle sue decisioni.

Una situazione che avrebbe determinato spaccature e incomprensioni nella Procura palermintana.

Tutti contro Ingroia?

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Tutti contro Ingroia? Quel che è certo che su Antonio Ingroia è arrivata un’ulteriore azione disciplinare. E’ stata avviata dal  procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani e riguarderebbe il fatto che l’ex procuratore aggiunto di Palermo, anche dopo il suo rientro in magistratura, ha continuato a fare politica, partecipando a eventi e manifestazioni  per portare avanti il movimento “Azione Civile”.  Ora l’istruttoria sarà aperta e alla fine si deciderà se archiviare o procedere nel formulare un’accusa davanti alla sezione disciplinare del Csm.

Ingroia ha commentato: “Non mi sorprende, si tratta delle conseguenze della segnalazione del procuratore di Aosta”

Ingroia si autoaccusa: prendo 5mila euro per non fare nulla

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Antonio Ingroia lo dice a chiare lettere “Prendo 5 mila euro al mese, li prendo da un mese e mezzo senza lavorare”. Si autoaccusa così, nei microfoni della Zanzara su Radio24, l’ex procuratore di Palermo, dopo aver rifiutato la ricollocazione ad Aosta “Aosta – spiega il magistrato – non è in linea con la mia esperienza professionale. Io ho fatto il pm in Sicilia e sempre di mafia mi sono occupato. Se il Csm avesse detto si a Crocetta che voleva nominarmi presidente della società di riscossione di tributi, avrei preso la metà dei soldi e avrei fatto risparmiare lo Stato”.

Insomma le vendette private pesano sul bilancio dello Stato! In tempo di crisi non sarebbe ora di finirla con le guerre intestine all’interno della magistratura?

Che ha fatto Ingroia per meritare questo?

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Non passa giorno che qualcuno non se la prenda con Ingroia: giornali, tv, social network, etc… Si censura il fatto che dal lavoro di magistrato possa passare ad altre attività. Invece, l’Italia, in questo senso, è piena di esempi illustri che non sono mai stati censurati. Di Pietro 20 anni fa è transitato dalla magistratura alla politica, tirandosi dietro una discreta pensione. Antonio Catricalà, prima Segretario generale della Presidenza del Consiglio e poi Sottosegretario, in realtà viene dall’avvocatura dello Stato, la moglie di Bruno Vespa, Augusta Iannini, che ha la qualifica di magistrato ha lavorato per anni presso amministrazioni e dal 6 giugno 2012 è membro dell’Autorità per la Privacy. Ma non sono casi isolati perchè quasi tutti i Capi di Gabinetto e i Capi Uffici Legislativi delle Amministrazioni Centrali provengono dalla magistratura ordinaria o amministrativa. E che non ci sia niente di male lo attesta il fatto che c’è stata di recente un’apposita legge a regolare flussi e riflussi presso la magistratura. Quanto poi all’ultima critica in merito al fatto che Ingroia proveniente dalla magistratura non potesse essere in grado di gestire la contabilità della regione Sicilia è solo il caso di far notare che Ingroia presso la regione avrebbe dovuto svolgere un compito manageriale che significa obiettivi, coordinamento, relazioni, etc… e non contabilità in senso stretto alla quale debbono provvedere impiegati e quadri. 

In realtà sembra veramente che ci sia in giro odor di vendetta perché Ingroia ha osato “alzare gli occhi troppo al cielo”.  Ma forse a Ingroia conviene andare ad Aosta… può darsi che la Sicilia sia terra pericolosa per lui! 

La “condanna” di Ingroia: Aosta!

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Trasferito alla procura di Aosta come sostituto, ecco la punizione di Antonio Ingroia che aveva tentato di ribellarsi ai poteri costituiti e aveva messo le mani nella trattativa Stato-Mafia. In quella vergognosa contrattazione tra criminalità e istituzioni che doveva per sempre rimanere un segreto di stato. Così come le conversazioni Mancino-Napolitano, non sarebbero dovute mai emergere. Così con 19 voti a favore e 7 astenuti il Csm in plenum “condanna” Ingroia alla procura di Aosta. Il magistrato aveva anche chiesto di essere ascoltato sulla questione del trasferimento, ma il Csm ha invece deciso di andare subito al voto.

Ora Ingroia pensa di lasciare la magistratura? “E’ una possibilità. C’è poco da commentare”. Ha detto il magistrato apparso deluso e amareggiato al TgCom e poi ha aggiunto: “Il Csm ha fatto valutazioni che mi lasciano abbastanza sconcertato. Prendo atto delle decisioni che non mi sembrano ispirate da disponibilità e attenzione nei confronti di un magistrato come me che per 25 anni ha dedicato la propria vita e la propria attività nella lotta alla mafia. Si è trascurato la possibilità di mettere a frutto la mia esperienza. Ne prendo atto e aspetto che mi venga notificato il provvedimento.”

Arriva il “NO” per Ingroia dal Csm

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L’ex pm di Palermo, Antonio Ingroia, non può andare a presiedere la società che riscuote le tasse in Sicilia. A negare l’autorizzazione, la Terza commissione del Consiglio superiore della magistratura. Il leader di Rivoluzione Civile era stato scelto dal governatore Rosario Crocetta per questo incarico, dopo il suo rifiuto al trasferimento alla procura di Aosta.

E’ stato unanime il “no” della terza Commissione del Csm all’autorizzazione per Antonio Ingroia ad andare a ricoprire l’incarico di presidente della “Riscossione Sicilia Spa”. Una decisione attesa, visto che in tutti i casi analoghi precedenti, l’ultimo dei quali risaliva all’inizio di quest’anno, il Csm ha finora vietato le autorizzazioni per incarichi amministrativi. Ora il plenum del Csm deciderà sul trasferimento di Ingroia al tribunale di Aosta.

Il Csm di solito autorizza un magistrato a lavorare in un altro ente quando l’incarico è occasione di un accrescimento professionale del magistrato e quando c’è anche un interesse dell’amministrazione della giustizia che – nel caso di semplice collocamento fuori ruolo, a differenza di quanto accade con l’aspettativa – continua a corrispondergli lo stipendio, oltre a garantirgli il mantenimento dell’originario rapporto di servizio, anche sotto il profilo della progressione della carriera.

Per questo Ingroia aveva sottolineato la “linea di continuità” del nuovo ruolo con la sua esperienza di magistrato a Palermo, ricordando che in passato “la riscossione delle imposte era in mano al sistema mafioso”, e evidenziando le “opacità e anomalie” emerse negli ultimi tempi e denunciate da Crocetta.

Anche Ingroia esulta per la condanna di Dell’Utri!

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Sul sito di rivoluzione civile si legge: “Condanna Dell’Utri conferma fondatezza accuse, ventennio berlusconiano è vulnus democrazia”

“La condanna di Marcello Dell’Utri a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa conferma la fondatezza delle accuse nei confronti del suo ruolo di mediatore tra la mafia e Silvio Berlusconi. Il ventennio berlusconiano rappresenta un vulnus della democrazia che è necessario superare riaffermando i principi costituzionali, a partire dal più importante: tutti i cittadini devono essere uguali di fronte alla legge. Giustizia è stata fatta, è tempo di dire basta alle impunità”.

Catene che si spezzano a favore della legalità e catene che si stringono intorno ai polsi di Dell’Utri. Sembra proprio che si sia iniziato a rompere un legame tra politica, corruzione, associazione mafiosa e impunità. Un vincolo al quale scappa e continua a scappare uno dei maggiori imputati del nostro paese, con trucchi e tranelli procedurali che ormai sono diventati così palesi da minare la sua immagine pubblica. Qualche generazione vedrà il protagonista crollare sotto la sentenza di un qualche giudizio? Solo il tempo ce lo potrà dire… noi continuiamo a sperare!

Ingroia riceve minacce di morte come a Falcone e Borsellino!

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Una lettera agghiacciante contenente minacce di morte vere e proprie è stata recapitata all’Espresso e alla sede del Pdci.
Si chiede il ritiro dalla politica di Antonio Ingroia, definito, nel testo della lettera, come un “comunista di m****”.
“Si tratta – commenta Orazio Licandro, coordinatore della segreteria del Pdci, candidato alla Camera con Rivoluzione Civile – di un atto di stampo mafioso-fascista, teso a colpire una figura limpida della lotta alla mafia, della legalità e della buona politica come Antonio Ingroia. Questo sistema dell’informazione sta contribuendo a creare un clima pericoloso intorno alla lista“.

Per Ingroia l’endorsement è nudo! Loredana Cannata in gabbia a Napoli

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L’attrice Loredana Cannata seminuda in gabbia a Napoli per un’iniziativa della lista Ingroia contro la vivisezione. La Cannata è stata “rinchiusa” nuda dentro una gabbia. Presenti il commissario regionale dei Verdi Ecologisti Francesco Emilio Borrelli, il segretario cittadino del Sole che Ride Vincenzo Peretti, il capogruppo al Comune di Napoli Carmine Attanasio ed il presidente dell’ associazione Italia Animalista in Movimento Piero Cipollaro.

Dialogo rotto tra Ingroia e Pd: “ci vediamo in parlamento”

Bersani non convince più e Antonio Ingroia lo liquida.

dialogo

Lo so. Ingroia presenta il suo libro e parla della collaborazione tra Stato e Mafia

Ingroia chiede che sia aperta una sessione sui depistaggi delle indagini sulla strage di Via d’Amelio. Cos’ha portato la convergenza degli interessi tra Stato e Mafia? Che un uomo come Borsellino fosse lasciato solo e avversato! Sono trascorsi vent’anni dalla stagione delle stragi, ma la ferita non potrà chiudersi finchè non ci saranno risposte.

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